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Full text of "Bullettino del vulcanismo italiano e di geodinamica generale"

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BULLETTINO 


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VULGANISMO  ITALIANO 


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BULLETTINO 


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VULCANISMO  ITALIANO 


BULLETTINO 


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VULCMISMO  ITALIMO 


P  E  I\J[  O  D  I  e  O 

GEOLOGICO  ED  ABCHEOLOGICO 

per  r  osservazione  e  ia  storia  dei  fenomeni  endogeni 

nei  suolo  d'Haln 

BIDÀTTO 

DAL  GAY.  PROF.  MICHELE  STEFANO  DE  ROSSI 


ANNO   I. 


ROMA 

TIPOORAVIA  DBLLA  PACX 

Piazza  della  Pace  N.  35 

1S7J 


161429 


PREFAZIONE  E  PROGRAMMA 


Coll'odierno  rapido  progredire  di  tutte  le  scieMe  naturali, 
anche  la  fisica  terrestre  fece  i  suoi  grandi  passi  in  cias:;no  dei 
molti  rami  nei  quali  è  suddivisa.  Fra  questi  però  quello  che  do- 
vrebbe chiamarsi  Scienza  delle  forze  endogene  della  terra  non 
procedette  di  pari  passo  cogli  altri,  quantunque  abbia  avuto,  mas- 
sime fra  i  geologi,  cultori  di  gran  fama.  Chiamasi  vulcanismo 
la  massima  parte  dei  fenomeni  procedenti  da  misteriose  forze 
interne  per  la  somiglianza  e  le  relazioni  che  essi  hanno  con  i 
fenomeni  eruttivi  o  concomitanti  le  eruzioni  vulcaniche.  Ma  non 
sono  punto  definiti  i  confini  del  campo  dei  vulcanismo,  né  molto 
meno  si  conoscono  le  leggi  di  questo  agente  tellurico.  Sopra 
tatto  poi  è  tuttora  osciu'a  e  controversa  la  causa  del  medesimo. 
Lamentando  così  lo  stato  direi  quasi  infantile  di  questa  parte 
della  fisica  del  globo,  non  intendo  disconoscere  i  progressi 
fatti  nello  spinoso  e  difficile  campo  dai  sommi  geologi  e  fisici 
che  Io  coltivarono.  Non  si  può  parlare  di  vulcanismo  in  Italia 
senza  ricordare  i  nomi  almeno  dei  viventi  Scacchi,  Guiscardi,  De 
Luca,  Palmieri,  Bertelli,  Denza,  Ponzi,  Secchi,  Serpieri,  Scara- 
belli,  Silvestri,  Stoppani,  Gorini  e  di  altri  che  ommetto  solo  per 
brevità.  Quanti  altri  illustri  nomi  dovremmo  poi  citare  se  vol- 
gessimo lo  sguardo  alla  scienza  ultramontana,  basta  appena  ri- 
cordarlo. Molti  di  costoro  descrissero  e  studiarono  i  fenomeni 
del  vulcanismo  geologicamente  nelle  regioni  degli  spenti  sistemi, 
e  fisicamente  o  chimicamente  nello  eruzioni  e  negli  altri  feno- 
meni contemporanei,  quando  la  loro  importanza  attrasse  lo  sguardo 
e  la  mente  degli  scienziati.  Malgrado  però  tanti  studi  e  tanti 
dati  acquisiti,  siamo  ben  lungi  dal  conoscere  menomamente  la 
quantità  e  qualità  delle  forze  che  agiscono  e  le  leggi  che  do- 


FÀSCICOLO   I. 


•  •  , 


2    •/•••-  PREÌP AZIONE 


•  • 


.  -itóùano  sui  fenomeni  d'origine  interna,  talché  si  può  dire  che 
-.la  scienza  delle  forze  endogene  della  terra  è  ancora  un  desiderio. 

Ma,  come  ho  accennato,  i  progressi  fatti  essendo  dovuti  più  o 
meno  a  studi  isolati  ed  occasionali,  ovvero  a  studi  circoscritti 
dentro  limiti  speciali,  non  sono  la  conseguenza  di  continuate 
osservazioni  giornaliere  sopra  ogni  genere  di  fenomeno  prove- 
niente dairintemo  della  crosta  del  globo.  Il  quale  quotidiano 
lavoro  è  a  mio  parere  appunto  uno  dei  mezzi  che  la  scienza 
richiede  per  lo  studio  delle  forze  endogene. 

Oltre  a  ciò  deesi  por  mente  che  l'odierna  attività  sotterranea 
del  globe  terraqueo,  non  si  manifesta  soltanto  nelle  eruzioni 
anche  minori  dei  vulcani  attivi  e  nei  terremoti,  sia  pur  leggeri, 
finora  poco  curati;  ma  eziandio  comparisce  largamente  sull'in- 
tiera superficie  terrestre  per  mezzo  dei  fenomeni  endogeni,  sia 
fissi,  circoscritti  e  continui  (come  p.  e.,  le  sorgenti  termali  e  mi- 
nerali) ,  sia  mobili ,  vasti  e  momentanei ,  (come  appunto  le 
eruzioni  ed  i  terremoti).  Il  complesso  adunque  di  questi  feno- 
meni unitamente  ai  loro  effetti  possiamo  dire  che  costituiscano 
la  manifestazione  d'una  grande  parte  delle  odierne  forze  tel- 
luriche. Quindi  anche  lo  studio  di  queste  forze  dovrà  estendersi 
al  minuto  esame  delle  manifestazioni  minori,  seguendone  le  pic- 
cole variazioni  e  ponendole  a  confronto  con  tutti  gli  altri  agenti 
tellurici,  dei  quali  la  meteorologia  ogni  giorno  più  va  investi- 
gando i  fenomeni  e  tenta  scoprire  le  leggi. 

E  prendendo  esempio  appunto  dalla  meteorologia,  noi  tro- 
viamo che  questo  studio  quantunque  coltivato  dai  fisici  dei  pas- 
sati secoli  non  divenne  scienza  finché  non  si  moltiplicarono, 
organizzarono  e  coordinarono  le  osservazioni;  così  la  scienza  delle 
forze  endogene  della  terra  non  ordirà  la  sua  prima  trama  finché 
con  un  simile  ordinamento  non  potrà  abbracciare  sopra  vasta 
scala  l'analisi  e  la  sìntesi  dei  fenomeni  atti  a  svelame  le  leggi. 


PBfiFAZIONS 


Niuna  regione  dell'Europa  è  ricca  di  fenomeni  endogeni, 
sìa  momentanei  sia  continui,  quanto  la  nostra  Italia ,  dove  oltre 
i  tre  sistemi  vulcanici  tuttora  attivi,  l'Etna,  il  Vesuvio  e  le  isole 
di  Lipari,  esistono  a  centinaia  e  centinaia  le  salse,  le  solfatare, 
le  mofete,  le  acque  tennali  e  minerali,  le  sorgenti  di  i)jtrolio, 
di  gas  ecc.  Oltre  a  ciò  tutti  sanno  quanto  la  nostra  penisola 
sia  frequentepaente  agitata  dai  terremoti  ed  in  alcuni  punti  dalle 
lente  oscillazioni  di  suolo  sensibili  in  riva  al  mare.  Fuori  del- 
l'Europa nell'Oriente  e  nell'America  i  fenomeni  endogeni  spie- 
gano anche  oggidì  tale  attività,  che  se  non  vi  si  opponessero 
le  condizioni  dei  luoghi  sarebbe  colà  aperto  il  vero  campo  di 
questi  studi.  Niuna  regione  per  ora  adunque  quanto  l'Italia,  che 
è  tutta  abitata  e  civile ,  trovasi  atta  ad  esser  soggetto  degli 
ordinati  studi,  che  la  scienza  oggi  richiede. 

La  necessità  in  fatti  delle  pazienti  e  giornaliere  osservazioni 
ha  già  suscitalo  in  Italia  fra  i  cultori  della  fisica  terrestre,  al- 
cuni studiosi,  che  iniziarono  in  qualche  ramo  speciale  studi  or- 
dinati e  quotidiani. 

Il  Palmieri  col  suo  osservatorio,  coi  delicati  istromenti  ve- 
suviani e  coir  assidua  osservazione  delle  fasi  di  quel  vul- 
cano, è  una  sorgeiìte  inesauribile  di  dati,  che  sarebbero  assai  più 
preziosi  se  potessero  essere  confrontati  con  altre  osservazioni. 

Il  Bertelli  in  Firenze  ed  il  Monte  in  Livorno  giornalmente 
osservano  i  loro  sismografi  e  registrano  i  terremoti  leggerissimi, 
che  passano  inavvertiti. 

Il  Denza  da  Moncalieri  sorveglia  assiduamente  i  fenomeni 
delle  Alpi  e  dalle  numerose  stazioni  meteorologiche  da  lui  fon- 
date raccoglie  minute  notizie  dei  piccoli  terremoti.  Anzi  egli 
ora  si  prepara  a  provvedere  tutte  le  dette,  stazioni  meteorolo- 
giche di  sensibili  sismometri  della  foggia  inventata  dal  Bertelli. 
Sismografi  più  o  meno  acconci  all'uopo  esistono  ormai  in  quaai 


PREFAZIONE 


tutti  gli  osservatori  italiani.  E  fra  i  loro  direttori  meritano  spe- 
ciale menzione  per  l'assiduità  agli  studi  sismici  i  eh.  prof.  Ser- 
pieri  di  Urbino,  il  P.  Don  Ignazio  Galli  di  Velletri,  il  Prof. 
G.  Bellucci  di  Perugia  ed  il  doti  Domenico  Conti  di  Cosenza. 
A  questi  aggiunge  l'opera  sua  utilissima  il  sig.  Lorenzini  far- 
macista di  Porretta.  Questi  è  diligente  osservatore  dei  terre- 
moti avvertiti  neirAppennino  bolognese,  e  non  manca  giammai 
in  quelle  occasioni  di  esaminare  il  livello  dell'acqua  nel  pozzo 
del  suo  laboratorio.  Esso  trova  alterato  questo  livello  ad  ogni 
scossa,  come  appunto  si  narra  dei  grandi  terremoti.  Ciò  vedendo 
io  consigliai  al  Lorenzini  di  intraprendere  osservazioni  giorna- 
liere indipendentemente  dai  terremoti,  per  vedere  se  solo  in 
coincidenza  con  questi  avvengano  variazioni  di  livello,  e  se  le 
variazioni  ordinarie  sieno  collegate  col  regime  generale  delle 
acque  sorgenti  in  ragione  delle  stagioni.  Consentì  volentieri  il 
Lorenzini,  e  vide  il  livello  del  pozzo  mutar  giornalmente  senza 
legame  veruno  col  regime  delle  sorgenti,  ma  solo  con  qualche 
relazione  verso  i  periodi  sismici.  Se  altri  osservatori  moltipli- 
cassero una  simile  ricerca  in  varie  parti  di  Italia,  massime  nei 
luoghi  soggetti  alle  manifestazioni  dell'  attività  intema,  sono 
certo  che  ne  risulterebbero  dati  importanti. 

Ma  questi  stessi  già  iniziati  studi  regolari  e  continui,  dei 
quali  ho  ragionato,  non  toccano  tutte  le  parti  del  soggetto.  Essi 
si  aggirano  quasi  soltanto  intorno  all'argomento  della  sismica 
terrestre.  Ho  notato  di  sopra  che  le  fasi  dei  vari  vulcani  e  sopra 
tutto  delle  solfatare,  mofete,  sorgenti  termali  e  minerali  for- 
mano un  vasto  campo  che  deve  essere  coltivato.  In  questo  ramo, 
tranne  le  osservazioni  del  Palmieri  al  Vesuvio  ed  alcune  po- 
che del  Silvestri  e  deL  Gemellare  sull'Etna,  nulla  si  è  fatto 
finora.  Certamente  la  massima  parte  delle  acque  minerali  furono 
analizzate  chimicamente  più  volte,  e  ne  furono  notate  le  qualità 


FBEFAZIONE 


medicinali.  Si  fecero  eziandio  su  di  esse  ricerche  geologiche  e 
mineralogiche.  Talora  fu  anche  notato  genericamente  avvenire 
delle  variazioni  sia  nella  copia  sia  nella  qualità  dei  prodotti. 
Ma  di  nessuno  dei  predetti  centri  di  attività  possediamo  una 
qualche  serie  di  osservazioni.  Dietro  il  mio  impulso  taluno  ha 
testé  incominciato  le  indagini;  e  fra  questi  voglio  citare  il  prof. 
Can.  Medichini  di  Viterbo  il  quale  imprese  a  seguire  le  fasi 
del  celebre  Bulicame  ivi,  esistente.  Le  cure  del  Medichini  fu- 
rono in  fatti  subito  coronate  da  felice  successo.  Imperocché  in 
pochi  mesi,  oltre  a  varie  osservazioni  sulla  temperatura  e  sulla 
quantità  dell'acqua,  e  sui  gas  che  essa  emette,  ha  potuto  re- 
gistrare e  vedere  ai  14  Luglio  1873  una  triplice  e  copiosa  eru- 
zione gassosa  di  non  lieve  importanza.  Una  eruzione  fangosa. é 
stata  pure  sorpresa  nella  salsa  di  Nirano  presso  Modena  dal 
sig.  dott.  F.  Coppi  che  colà  andò  per  secondare  i  miei  studi. 
Altri  altrove  od  hanno  già  intrapreso  o  si  accingono  a  comin- 
ciare-simili  investigazioni.  E  da  tale  moltiplicazione  di  osser- 
vatori cominciò  già  una  corrispondenza  attivissima  e  ricca  di 
nuovi  elementi  per  la  nascente  scienza. 

Non  tacerò  da  ultimo,  che  essendomi  io  dedicato  anche  a 
minute  ricerche  storiche  sui  fenomeni  avvenuti  massime  nella 
nostra  penisola,  eziandio  da  questo  campo  ho  raccolto  una  messe 
ricchissima  di  fatti,  i  quali  uniti  ai  contemporanei  non  poco  ac- 
cresceranno la  luce  desiderata.  Ma  tanto  per  raccogliere  ed  or- 
dinare il  già  fatto,  come  per  dare  impulso  e  pronta  pubblicità 
alle  ricerche  nuove,  è  necessaria  la  compilazione  di  un  Bullet- 
tino,  quale  appunto  io  intraprendo  e  che  chiamo  con  vocabolo 
forse  almeno  per  ora  non  del  tutto  esattamente  scientifico,  ma 
volgarmente  adottato,  del  Vulcanismo  italiano.  Eccone  la  di- 
visione  della  materia  e  l'ordine  degli  argomenti 


6  PREFAZIONE 


Divisione  della  materia 

Primieramente  avverto  che  al  titolo  predetto  aggiungo 
le  parole:  Periodico  geologico  ed  archeologico  per  la  osser- 
vazione e  la  storia  dei  fenomeni  endogeni  nel  suolo  d'Ita- 
lia. Questa  seconda  parte  del  titolo  contiene  le  due  grandi  di- 
visioni della  materia,  la  quale  dalle  cose  sopra  dette  è  chiaro 
riferirsi  a  due  campi  del  tutto  separati  e  distinti  :  lo  studio 
dei  fenomeni  contemporanei,  e  le  ricerche  isteriche  delle  fasi 
già  subite  dal  suolo  italiano.  Parrà  superfluo  V  aver  appel- 
lato il  periodico  geologico  ed  archeologico,  mentre  desso  sia 
nella  parte  contemporanea  sia  nella  parte  storica  avrà  mai  sem- 
pre in  mira  Tesarne  dei  fatti  geologici.  Quantunque  sia-  veris- 
simo che  tale  è  il  mio  scopo  principale,  pure  è  da  riflettere  che 
ho  per  soggetto  di  studio  un  suolo  tutto  archeologico  e  raonu- 
jnentale  ed  esamino  un'epoca  geologica  (Tepoca  del  vulcanismo) 
la  quale  ha  percorao  una  parte  dei  suoi  periodi  mentre  già  si 
stabiliva  in  Italia  la  dimora  dei  popoli.  Anzi  l'esperienza  m'in- 
segna e  lo  svolgimento  degli  studi  sempre  più  dimostrerà  che 
queste  parti  dei  periodi  vulcanici  non  furono  contemporanee  sol- 
tanto colle  primitive  dimore  dei  popoli  che  diciamo  preistori- 
che, ma  penetrarono  eziandio  nei  tempi  della  vera  storia.  Non 
occorre  ricordare  le  notissime  relazioni  del  Vesuvio  e  dei  vul- 
cani Flegrei  coi  tempi  della  stessa  era  nostra  volgare,  le  quali 
relazioni  pure  potranno  essere  meglio  studiate  e  precisate  nei 
loro  particolari.  I  fatti  del  79  di  Pompei  ed  altri  posteriori  ci 
mostrano  la  ninna  inverosimiglianza  anzi  la  probabilità  gran- 
dissima di  altri  fatti  simili  in  epoche  anteriori  ed  in  altri  punti 
della  nostra  penisola.  Q-li  studi  di  Petit-Badel  sulle  cause  fisiche 
(vulcaniche)  le  quali  disturbarono  le  dimore  deglf  Aborigeni  e 
che  tanto  influirono  sulle  loro  vicende  politiche,  dimostrano  c^me 
in  quei  tempi,  remoti  sì  ma  semistorici,  dovea  intrecciarsi  la  storia 
del  vulcanismo  con  quella  dell'uomo.  Da  ultimo  le  scoperte  no- 
tissime, alle  quali  ho  io  molto  contribuito,  di  stoviglie  e  di  bronzi 
sotto  gli  strati  vulcanici  del  sistema  laziale,  ossia  la  Pompei 
latina  da  me  illustrata,  mostrano  un  fatto  nel  quale  i  monumenti 


PREFAZIONE 


stessi  ed  i  manufatti  si  presentano  come  fossili  negli  strati 
del  vulcanismo.  Ecco  la  ragione  per  la  quale  il  BuUettino  vul- 
canico italiano  è  essenzialmente  archeologico;  i  fossili  del  no- 
stro terreno  vulcanico  sono  più  assai  che  non  si  crede  i  monu- 
menti e  gli  avanzi  della  storia  dei  popoli  italiani.  Quindi  come 
la  geologia  dei  terreni  sedimentari  è  una  geologia  necessaria- 
mente paleontologica  per  i  fossili  organici  che  essa  contiene, 
cosi  la  geologia  del  terreno  vulcanico  italiano  è  naturalmente 
archeologica  per  i  fossili  monumentali  che  conserva  fra  i  suoi 
depositi.  Senza  mutare  adunque  lo  scopo  delle  ricerche,  le  in- 
time relazioni  delle  due  materie  renderanno  questo  BuUettino 
non  meno  utile  agli  archeologi  che  ai  geologi.  Ciò  posto  ecco 
il  quadro  della  distribuzione  della  materia. 

Primo  Articolo.  Il  primo  articolo  sarà  destinato  a  svolgere 
la  sintesi  delle  osservazioni  in  corso;  ossia  rappresenterà  il  pro- 
gresso della  scienza.  Frequentemente  in  questi  articoli  darò  la 
descrizione  e  la  storia  fisica,  coi  relativi  cenni  archeologici,  dei 
luoghi  ove  esistono  le  tante  manifestazioni  di  forze  endogene. 

Bibliografia.  Farò  il  secondo  luogo  alla  bibliografia  rela- 
tiva alla  materia,  che  sarà  in  forma  di  semplicissimi  sunti  delle 
conclusioni  senza  critiche  né  elogi,  essendo  mio  scopo  unico  quello 
di  divulgare  i  fatti  osservati  e  gli  studi  sui  medesimi.  Non  man- 
cherò peraltro  di  corredare  queste  piccole  riviste  di  annotazioni, 
quante  volte  mi  venga  fatto  di  aver  materia  da  aggiungere  alla 
teittata  dai  singoli  autori.  Ed  in  questa  parte  del  buUettino  non 
farò  luogo  a  riviste  di  lavori  anteriori  al  1870,  considerandoli 
come  già  abbastanza  diffusi  e  giudicati  dal  mondo  scientifico. 
Dal  1870  in  poi  procurerò,  per  quanto  mi  sarà  possibile,  di  non 
ommettere  veruno  dei  lavori  publicati,  non  attenendomi  però  al- 
l'ordine  cronologico.  E  nello  scegliere  questa  data  del  1870 
non  ho  soltanto  avuto  in  mira  la  vicinanza  del  tempo,  ma  eziandio 
lo  scopo  di  parificare  il  periodo  delle  riviste  colla  età  dell'ot- 
timo BuUettino  del  R.  Comitato  Geologico  italiano.  Questo  Bui- 
lettino  è  benemerito  non  solo  verso  la  geologia  nostra  in  ge- 
nerale, ma  in  particolare  verso  lo  studio  del  vulcanismo,  essendo 
stato  esso  in  questo  triennio  l'unico  fonte  donde  potevamo  at- 


8  PREFAZIONE 


tìngere  notizie  di  studi  geologico-vulcanici,  che  non  fossero  se- 
polte e  disseminate  in  mezzo  ad  altre  materie  in  altri  periodici. 
Potrò  così  far  menzione  nella  bibliografia  di  quanto  v'ha  nel 
predetto  buUettino  di  relativo  al  mio  tema. 

Corrispondenza.  Verrà  in  terzo  luogo  sotto  forma  di  no- 
tizie la  pubblicazione  testuale  della  corrispondenza  per  la  pronta 
registrazione  e  descrizione  dei  fenomeni.  Questa  sarà  divisa  ge- 
neralmente in  due  sezioni.  La  prima  darà  le  notizie  descrittive 
di  fenomeni  recentemente  avvenuti.  La  seconda  darà  le  re- 
lative a  quelli  fra  i  fenomeni,  che  facendo  parte  dei  qtmdri  si- 
nottici meritano  speciale  descrizione.  Anche  alla  corrispondenza 
aggiungerò  note,  dove  l'opportunità  le  richieda. 

Quadri  sinottici  dei  fenomeni  endogeni  Un'altra  parte 
sarà  dedicata  agli  specchi  sinottici  in  ordine  cronologico  dei 
fenomeni  d'origine  sotterranea:  i  quali  specchi  conterranno  tutti 
i  dati  utili  ai  paragoni  scientifici,  come  per  es.  le  fasi  della 
luna,  le  pressioni  barometriche  ed  altri  che  l' esperienza  mo- 
strerìb  essere  opportuni.  Anche  questi  quadri  sinottici  verranno 
regolarmente  dati  dal  1870  in  poi  rimettendo  gli  anni  antece- 
denti a  far  parte  della  storia  del  vulcanismo.  Comincerò  dal  1873 
perchè  più  prqssimo  e  funestamente  interessante. 

Storia  del  vulcanismo  italiano.  Da  ultimo  farò  luogo  ad 
alcun  saggio  di  ricerche  storiche,  colla  pubblicazione  sia  di  fatti 
nuovamente  rinvenuti  nei  manoscritti  inediti,  sia  col  riprodurre 
cose  dimenticate  dai  dotti.  Oltre  a  ciò  tenterò  di  compilare  le 
tavole  sinottiche  dei  fenomeni  anteriori  al  1870,  per  quanto 
sarà  possibile,  sul  modello  adottato  per  le  osservazioni  con- 
temporanee. 

Questi  sono  i  precipui  capi  della  materia  da  trattare;  ma 
non  potrò  dar  saggio  di  tutti  in  ciascun  fascicolo.  La  misura 
del  volume  annuo,  benché  fin  da  oggi  maggiore  della  promessa 
nel  programma  di  associazione,  non  sarebbe  a  ciò  sufficiente. 
Mi  giova  però  sperare  che  l'assiduità  e  moltiplicazione  dei  cor- 
rispondenti ed  il  favore  degli  associati  faranno  che  il  BuUettino 
cresca  di  mole  proporzionatamente  all'abbondanza  ed  alla  va- 
stità della  materia. 


PERIODO  SISMICO  ITALIANO  DEL  1873 


OSSIA 


Quadro  statistico  topografico  giornaliero 
del  numero  e  delia  intensità  dei  terremoti  avvenuti  in  Italia 

nell'anno  meteorico  1873. 


Nulla  potrebbe  esser  più  opportuno  a  dar  saggio  della  uti- 
lità delle  pazienti  ricerche  e  della  importanza  del  numero  dei 
fatti  raccolti  dalla  assiduità  dei  diligenti  osservatori,  che  guar- 
dare di  volo  i  risultati  ottenuti  col  comporre  la  statistica  dei 
terremoti  che  percossero  l' Italia  nel  1873.  Questi  terremoti 
giungono  nella  mia  statistica  alla  cifra  di  725  distribuiti  va- 
riamente nelle  varie  regioni  della  penisola  ed  in  diversi  pe- 
riodi. Se  i  limiti  ristretti  d'un  articolo  da  BuUettino  il  consen- 
tissero volentieri  svolgerei  i  molti  insegnamenti  che  ci  vengono 
da  ima  serie  così  copiosa,  raccolta  in  un  solo  anno.  Toccando 
però  i  punti  principali  mostrerò  se  non  tutta  la  messe  rac- 
colta, almeno  la  ubertosità  del  campo  impreso  a  coltivare. 

E  primieramente  voglio  notare  che  è  già  un  passo  di  qual- 
che importanza  nelle  nostre  ricerche,  Tesser  riuscito  a  disporre 
in  una  tavola  grafica  secondo  l'odierno  metodo  degli  studi  sta- 
tistici i  terremoti  predetti.  Questo  fenomeno  più  degli  altri  era 
difficile  a  rappresentare  con  segni  convenzionali  a  cagione  che 
la  sua  specificazione  non  si  riassume  solo  nel  numero  e  nella 
intensità ,  nella  qualità  ed  ora  delle  scosse ,  i  quali  dati  non 
mostrerebbero  difficoltà  veruna;  ma  per  questi  fenomeni  som- 
mamente debbono  esser  eloquenti  i  vicendevoli  rapporti  loro 
topografici,  la  varietà  delle  regioni  percosse  dallo  stesso  terre- 


10  PERIODO   SISMICO   ITALIANO 

moto  e  finalmente  l'estinzione  dì  suolo  che  oscillò.  Anche  Torà 
precisa  del  fenomeno  dovrebbe  esser  soggetto  di  speciale  atten- 
zione. Tutti  questi  dati,  eccetto  quello  delle  ore,  ho  riuniti  nella 
tarola  per  ciascun  giorno  dell'anno.  Veggasi  la  dichiarazione 
speciale  del  quadro  grafico  a  pagina  24  per  apprendere  il  modo 
di  leggerne  le  indicazioni,  le  quali  sono  già  abbastanza  ovvie 
di  per  sé  a  chi  è  uso  alla  lettura  di  tavole  statistiche.  Per 
ciascun  giorno  procedendo  dal  basso  in  alto  nella  linea  dei  qua- 
dratini allineati  verticalmente  sulla  data,  sì  incontrano  prima 
coperti  di  nero  tanti  di  essi,  quante  sono  state  le  scosse  av- 
venute in  ciascun  giorno;  poscia  se  ne  conosce  la  intensità 
massima  cui  giunse  la  più  forte;  quindi  quale  è  quanto  ter- 
reno fu  percosso  in  longitudino  ed  in  latitudine  ;  finalmente 
la  curva  barometrica  dell'Osservatorio  del  Collegio  Romano 
come  punto  circa  medio  d'Italia  rappresenta  approssimativa- 
mente per  ciascun  giorno  lo  stato  ascendente  o  discendente  del» 
barometro,  che  tanto  importa  paragonare  coi  terremoti.  Fra  la 
linea  del  numero  e  quella  della  forza  ho  collocato  le  fasi  della 
luna  acciò  anche  questo  confronto  che  è  tanto  discusso  nelle 
ricerche  sui  terremoti  sia  agevolato  dallo  specchio. 

Ponendo  l' occhio  cumulativamente  a  tutte  le  linee  che 
dimostrano  nell'anno  intiero  il  numero,  l'intensità,  i  luoghi 
delle  scosse,  vedesi  che  i  suddetti  725  terremoti  agitarono  l'Ita- 
lia col  loro  massimo  dì  intensità,  di  numero  e  di  estenzione 
dalla  fine  di  Giugno  alla  metà  di  Ottobre.  In  questi  mesi  tre- 
marono regolarmente  e  contemporaneamente  due  regioni  lon- 
tanissime fra  loro  della  penisola  nell'alta  e  nella  media  Italia. 
Tali  regioni  furono  il  Veneto  e  la  valle  del  Liri  colla  valle 
Gemina.  Novantacinque  scosse  si  contarono  nel  Veneto  e  circa 
centotrenta  nel  bacino  del  Liri.  Dentro  questo  periodo  di  con- 
tinua oscillazione  i  massimi  avvennero  nel  fine  di  Giugno  a  Bel- 


PBEIODO  SISMICO   ITALIANO  11 

limo,  ai  12  Luglio  a  Sora  ed  Alvito  presso  il  Liri  nella  terra 
di  layoro  ed  il  17  Settembre  nel  Lucchese  e  nel  Genovesato  (1). 

Merita  speciale  attenzione  questo  fatto  singolare  di  vedere 
cioè  che  uno  dei  massimi  della  intensità  sismica  siasi  traspor- 
tato a  percuotere  una  terza  regione  fuori  delle  due  nelle  quali 
erasi  diremo  cotì  annidata  la  causa  del  terremoto. 

Nel  rimanente  dell'anno  meteorico  cioè  dal  Decembre  1872 
al  Novembre  1873  in  ogni  mese  vi  sono  stati  giorni  di  mas- 
simo numero  e  forza  di  terremoto  e  questi  giorni  sia  per  caso 
fortuito  sia  per  legge  di  periodicità  sono  stati  intomo  alla  metà 
del  mese,  ma  senza  costanza  di  luogo  speciale.  Quindi  nel  De- 
cembre 1872  il  terremoto  percosse  il  Monte  Cassino  col  suo 
massimo  ai  12.  Scomparso  o  almeno  diminuito  in  quel  punto 
lo  vediamo  nei  primi  di  Gennaio  agitare  la  riviera  ligure  e 
contemporaneamente  Tappennino  bolognese.  Ma  il  massimo 
del  Gennaio  non  percosse  né  Genova  né  Bologna.  Venne  bensì 
fra  noi  sai  monti  Albani  nella  notte  e  nella  mattina  del  giorno 
18  e  19.  Una  quasi  tregua  seguiva  le  scosse  del  19  avvenendone 
poche  e  leggere  in  vari  punti  durante  circa  venticinque  giorni. 
Ma  alla  metà  di  Febbraio  e  precisamente  ai  14, 15,  16  e  17 
ecco  un  gruppo  di  15  scosse  con  una  di  mediocre  intensità 
agitare  il  suolo  Toscano  di  Siena.  Dopo  ciò  seguì  calma  puossi 
dire  perfetta  nel  resto  del  Febbraio  e  nel  principio  di  Marzo. 
Ma  ai  12  di  questo  mese  più  di  mezza  Italia  dalle  Alpi  al 


(1)  Le  95  scosse  yenpte  sono  nel  quadro  grafico,  numero  dedotto  dalle 
notizie  da  me  raccolte.  Ma  nel  momento  di  porre  in  macchina  per  cor- 
tesia del  Cb.  P.  Bertelli  mi  giunge  una  nota  manoscritta  redatta  in  Bel- 
luno dal  Ch.  Sìg.  D.  A.  Fulcis  nella  quale  trovo  registrate  molte  altre 
scosse  a  me  prima  ignote,  le  quali  figureranno  al  loro  posto  nel  seguito 
dei  quadri  sinottici.  Per  la  valle  del  Liri  ho  avuta  una  bella  relazione 
manoscritta  del  Sig.  Potito  Santoro  di  Alvito  cbe  vedrà  la  luce  in  questo 
BuUettino.  Essa  registra  106  terremoti;  gli  altri  ho  assunto  da  altre  in- 
formazioni. 


12  PERIODO   SISMICO  ITALIANO 


Monte  Cassino  e  dal  Mediterraneo  air  Adriatico,  un  violento 
terremoto  sconvolse  e  danneggiò  nel  centro  del  suo  movimento 
che  fu  nelle  Marche  a  Fabriano.  L' Aprile  passò  quasi  tran- 
quillo con  rari  e  leggeri  scuotimenti,  il  massimo  dei  quali  toccò 
a  Cosenza  nel  giorno  19.  Quindi  seguiva  nuova  calma  non  per- 
fetta fino  ai  12  e  16  di  Maggio,  giorni  nei  quali  fu  agitata  la 
Basilicata  e  più  forti  scosse,  con  una  piccola  eruzione  nella  Salsa 
di  Nirano,  misero  non  poco  spavento  nelUEmilia  sopratutto  nel 
Modenese.  Dopo  ciò  fii  tanta  la  calma  che  sembrava  il  periodo 
sismico  voler  cessare;  sopraggiunse  però  la  notissima  e  dolorosa 
catastrofe  della  festa  di  San  Pietro  nel  Bellunese. 

Con  quella  scossa  tremenda  cominciò  un  periodo  di  massimo 
può  dirsi  continuo,  dentro  il  quale  la  più  terribile  giornata  fu 
certamente  la  prima,  quella  cioè  del  29  Giugno,  che  è  forse  an- 
che r  unica  in  quest'  anno  di  massimo  sismico  accaduto  fuori 
della  decade  media  del  mese.  Ma  il  periodo  prima  verificato 
riprende  subito  il  suo  posto,  perchè  ai  12  Luglio,  senza  abban- 
donare il  Bellunese  le  oscillazioni  sismiche  si  trasportano  nella 
terra  di  Lavoro  come  sopra  ho  accennato.  Osservo  però  che  in 
questo  tempo  di  massima  agitazione  sembrano  pure  ristringersi 
ad  avvicinarsi  i  periodi  di  massima  forza  ed  abbandonando  quasi 
il  periodo  mensile  prender  circa  il  decadico.  Dal  29  al  12  Lu- 
glio corse  poco  più  di  dieci  giorni;  altro  massimo  seguì  ai  20 
del  medesimo  mese.  Quindi  il  primo  e  poi  l'S  di  Agosto  furono 
giorni  Tuno  funesto  alla  terra  di  Lavoro  insieme  ed  al  Bellu- 
nese, l'altro  massimamente  agitato  nel  Bellunese.  Dopo  questi 
giorni  scema  generalmente  alquanto  il  numero  e  la  forza  dei 
terremoti,  ma  ai  20  riprende  vita  se  non  nella  frequenza  al- 
meno nella  intensità.  La  fine  dell'Agosto  ed  i  primi  di  Settembre 
passarono  piuttosto  tranquilli  o,  come  io  sospetto,  ci  mancarono 
le  notizie  del  luogo  (forse  anche  non  Italiano)  ma  prossimo 


PEBIODO   SISMICO   ITALIANO  13 

all'Italia)  dove  i  terremoti  si  fecero  sentire  coU'usata  energia 
decadica.  Intorno  poi  al  10  Settembre  ecco  ricomparii-e  l'atti- 
vità endogena  italiana.  Ai  7  Settembre  una  erazione  copiosa 
avyenne  a  Lipari  ed  agli  11  una  fortissima  scossa  minacciò 
seriamente  la  regione  di  Cosenza.  Ed  eccoci  giunti  all'ultimo 
grande  terremoto  dell'anno  a  quello  cioè  del  17  Settembre.  Que- 
sta giornata  fu  piena  di  scosse  leggere  nel  Piemonte  e  nel 
Ferrarese  preludendo  all'esteso  terremoto  che  ebbe  centro  più 
in  basso  nel  Lucchese  e  nel  Genoyesato.  Quanto  al  periodo 
questa  scossa  dista  10  giorni  dall'eruzione  di  Lipari  ed  è  nella 
decade  media  del  Settembre  riprendendo  così  il  posto  regolare 
del  massimo  mensile  verifi(iato  nell'  anno.  Alla  fine  del  Set- 
tembre ed  al  principio  dell'  Ottobre  il  suolo  disponevasi  alla 
calma  la  quale  però  fu  disturbata  appunto  verso  la  fine  della 
prima  decade,  dapprima  con  molte  leggerissime  scosse  a  Rocca 
di  Papa  e  poscia  ai  9  con  una  forte  scossa  a  Belluno.  Il  ri- 
manente dell'Ottobre  per  quanto  sappiamo  fu  piuttosto  tran- 
quillo in  Italia.  Non  così  però  in  Grecia  dove  possiamo  dire 
che  si  trasportò  la  attività  sismica  colà  spiegatasi  ai  25  col 
grande  terremoto  di  Zante.  Circa  10  giorni  dopo,  la  quasi  calma 
italiana  fu  rotta  da  una  scossa  molto  fbrte  avvenuta  a  Belluno 
nel  giorno  6  Novembre.  Quindi  ai  14, 15  e  16  frequenti  e  forti 
scosse  agitarono  i  colli  albani  presso  B,omà  e  sopra  tutti  il  cra- 
tere di  Velletri.  Così  il  massimo  sismico  italiano  del  Novembre 
si  è  trovato  nella  metà  del  mese  come  nella  maggior  parte  dei 
precedenti.  Ma  anche  il  periodo  decadico  mantiene  la  sua  pre- 
senza perchè  appunto  ai  26  si  manifestò  la  numerosa  serie  dei 
terremoti  nei  Pirenei,  dove  35  scosse  alcune  delle  quali  assai 
forti,  fecero  traballare  il  suolo  in  soli  tre  giorni. 

(Continua  a  pag.  25), 


14 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONE 


A.  POCrV  -  Rapports  entre  les  taches  solaires,  les  tremblements  de  terre 
aucD  Antilles  et  au  Mexique  et  les  eruptions  volcaniques  sur  tout  le 
globe.  Comptes  Rendus  de  l'Acc.  des  Sciences  T.  LXXVIII  p.  51 
(d.  1,5  Janrier  1874). 

L'autore  di  questo  lavoro  avea  già  ricercato  (Comptes  rendus 
t.  LXXYII  p.  1222  et  1343;  ann.  1873)  se  gli  uragani,  i  tempo- 
rali e  le  tempeste  di  vento  abbiano  una  periodicità ,  e  se  i  loro 
periodi  siano  in  relazione  coi  periodi  delle  macchie  solari.  In  se- 
guito di  siffatte  ricerche  esso  dice  di  esser  giunto  ai  risultati  se- 
guenti: 1.*  Che  i  fenomeni  dell'atmosfera  e  della  crosta  terrestre 
generalmente  si  aggruppano  in  periodi  decennali  ed  in  pari  tempo 
intorno  ai  massimi  e  ai  minimi  delle  macchie  solari  ;  2.®  che  di 
questi  fenomeni  gli  atmosferici  sogliono  esser  più  energici  intorno 
ai  massimi  delle  macchie,  ed  i  tellurici  sembrano  esserlo  intorno 
ai  minimi;  3.**  che  tutti  i  fenomeni  derivanti  direttamente  od  in- 
direttamente dal  calore  si  avvicinano  ai  minimi;  e  quelli  che  pro- 
vengono dal  freddo  si  collegano  ai  massimi;  é""  che  questa  influenza 
delle  macchie  solari  riducesi  infine  a  quistione  di  temperatura,  dalla 
quale  discende  per  via  di  evoluzioni  e  di  trasformazioni  equiva- 
lenti l'insieme  dei  fenomeni  terrestri;  5""  che  i  terremoti  alle  An- 
tille  ed  in  America  sembrano  essere  altrettanto  frequenti  e  forti 
nei  periodi  di  massimo  come  in  quei  di  minimo  delle  macchie  solari. 

L'A.  ricorda  dapprima,  che  il  Wolf  avea  accennata  la  coin- 
cidenza delle  aurore  boreali  e  dei  terremoti  frequenti  negli  anni 
ricchi  di  macchie  solari.  La  quale  coincidenza  fu  negata  poi  dal 
Kluge  dimostrando,  che  gli  anni  ricchi  di  macchie  solari  e  di  va- 
riazioni magnetiche  erano  poi  più  liberi  dalle  eruzioni  e  dai  ter- 
remoti. Questi  anzi  dice  d'avere  ravvisato  in  questi  fenomeni  un 
periodo  di  undici  anni  ed  %  simile  a  quello  osservato  nelle  mac- 
chie solari.  Le  conclusioni  del  Kluge  sembrarono  poi  ammesse 
anche  dal  Wolf.  Poscia  l'autore  osserva,  che  i  grandi  terremoti  non 
sono  né  locali  nò  indipendenti  l' uno  dall'  altro ,  ma  si  estendono 
come  gli  uragani  talvolta  a  grandi  distanze  dall'equatore  verso  i 
poli  0  da  un  emisfero  all'altro ,  generalmente  lungo  l'asse  delle 
regioni  vulcaniche.  Sono  dunque,  esso  dice,  vere  tempeste  sismiche. 


BIBLIOaBAFU  15 


11  quadro  sinottico  congiunto  all' articolo  comprende  786  eru 
zioni  vulcaniche  dal  1749  al  1861  poste  a  confronto  con  le  macchie 
solari;  e  vi  si  vede  come  la  massima  frequenza  delle  eruzioni  coin- 
cida colla  minima  delle  macchie.  Belativamente  ai  terremoti  a 
cagione  della  difficoltà  di  conoscere  il  numero  reale  delle  scosse 
nei  grandi  gruppi  della  medesime  e  della  poca  importanza  delle 
scosse  isolate,  TA.  ha  rappresentato  i  soli  gruppi  di  commozioni 
importanti  per  durata  o  per  intensità.  Il  risultato  è  che  di  38  tem- 
peste sismiche  alle  Antille,  17  si  avvicinano  al  massimo,  e  17  al 
minimo  delle  macchie,  e  4  rimangono  ad  uguale  distanza  dai  pre- 
detti due  estremi.  Nel  Messico  poi  di  32  tempeste  sismiche  16  vanno 
col  massimo  e  13  col  minimo  delle  macchie,  rimanendo  sole  3  fra 
i  due  estremi.  È  notabile  finalmente,  che  i  periodi  di  tempesta  man- 
canti nelle  Antille  compariscono  invece  nel  Messico.  L'autore  dopo 
aver  esaminato  particolareggiatamente  i  confronti  vari  del  suo 
quadro,  conclude  che  «  teoreticamente  si  può  pensare,  che  il  mas- 
»  Simo  dei  terremoti  e  di  eruzioni  dovrebbe  corrispondere  coi  mi- 
»  nimi  delle  macchie  solari ,  ma  secondo  i  numerosi  dati  ameri- 
»  cani  da  esso  analizzati,  le  convulsioni  sismiche  sembrano  accu- 
»  mularsi  approssimativamente  in  uguale  proporzione  sui  massimi 
>  e  sui  minimi  delle  macchie  del  sole  ». 

Aimotaslone  -  U  moltiplicarsi  degli  studi  e  sopratutto  dei 
dati  statistici  dimostreranno  al  tribunale  della  scienza  quanta  re- 
lazione veramente  esista  fra  i  vari  fenomeni  solari  o  terrestri,  che 
l'autore  qui  pone  a  confronto.  Anche  la  legge  del  periodo  circa 
decennale  nei  terremoti  vuol  essere  profondamente  analizzata  e  di- 
scussa. Perciò  appunto  credo  opportuno  qui  riportar  un  brano  di 
dissertazione  tuttora  inedita  da  me  letta  all'  Acc.  d' Archeologia 
neir  anno  1871.  In  quella  dissertazione  io  ragionava  delle  antiche 
eruzioni  vulcaniche,  le  quali  nel  Lazio  aveano  sepolto  i  manufatti 
dei  popoli  primitivi,  e  delle  tracce  rimaste  dell'  antica  attività  di 
quel  vulcano.  Il  brano  che  qui  riporto  contiene  fatti  ed  idee,  che 
meritano  di  esser  confrontati  con  lo  specchio  e  con  le  dottrine  messe 
in  luce  dal  Poéy. 

Dal  1700  in  poi  ho  trovato  memorie  di  ben  pih  che  500  ter- 
remoti ed  altri  fenomeni  avvenuti  nel  Lazio  vulcanico,  lo  che  quan- 
tunque certo  non  sia  tutto  l'avvenuto,  rappresenta  però  i  fatti  prin- 
cipali, de'  quali  rimasero  scritte  memorie I  predetti  terremoti 

compaiono  In  gruppi  dentro  certi  periodi  e  con  un  corso  ascendente 


16  6IBLI0GSAFIA 


e  decrescente  di  intensità.  Approssimativamente  in  ogni  decennio 
si  ha  un  corso  di  tre  o  quattro  anni  piii  soggetti  al  terremoto. 
Spesso  nel  periodo  medio  di  questo  ciclo  di  anni  trovo  il  maximum 

deirintensità,  talvolta  nel  primo Non  ò  poi  raro,  anzi  è  comune 

il  caso,  che  i  nostri  parosismi  laziali  coincidano  con  terremoti  o 
con  eruzioni  di  altri  vulcani  della  serie  medesima  italiana,  ovvero 
manchino  del  tutto  in  qualche  decennio.  In  questo  caso,  lungi  da 
noi  in  altre  regioni  vulcaniche  del  globo  sappiamo  talvolta  essersi 
manifestata  l'attività  mancata  fortunatamente  presso  di  noi. 

Nel  1867,  68,  69  e  70  ho  verificato  benché  non  molto  gagliar- 
damente uno  di  questi  massimi  decennali,  che  coincideva  con  ter- 
remoti a  Siena  ed  eruzione  del  Vesuvio.  Altro  massimo  di  scosse 
avvenne  a  distanza  poco  maggiore  del  decennio,  cioè  nel  1855  e  1856 
a  Frascati,  e  negli  altri  colli  Albani  nello  stesso  periodo  di  sco- 
timenti, che  agitavano  altri  punti  della  penisola,  e  perfino  avve- 
niva una  piccola  eruzione  nello  spento  sistema  vulcanico  Cimino. 
Nel  1848 ,  49 ,  50  il  cratere  Albano  tremò  molto  e  muggì  forte- 
mente, ed  il  cratere  di  vai  di  Cena  presso  Subiaco  si  sconvolse 
eruttando  copioso  gas.  Nel  1838, 39  il  lago  di  Nemi  àio  scosse  fre- 
quenti ai  colli  vicini,  mentre  eruttava  il  Vesuvio.  Nel  1827, 28,  29 
tremarono  i  monti  Albani  con  un  massimo  nel  1829  di  248  scosse 
nel  corso  di  tre  mesi  in  Albano  stesso.  Durante  questo  massimo 
laziale  eruttava  il  Vesuvio  e  tremava  la  terra  a  Genova,  e  quie- 
tavasi  il  Lazio  col  trasportarsi  la  forza  eruttiva  all'Etna  nel  1830. 
Oli  anni  del  decennio  antecedente  passarono  quieti  per  il  sistema 
latino,  ma  nel  1819  furono  fortemente  agitati  i  vulcani  Cimini;  ed 
in  pochi  giorni  parecchi  terremoti  cagionarono  grandi  frane  era- 
teriformi  nel  territorio  di  Viterbo.  Nel  1809, 10, 11  era  tormentato 
il  Lazio  dai  terremoti,  che  nel  1809  uniti  a  gettiti  di  vapori  si  fe- 
cero sentire  per  lungo  tempo  nel  cratere  di  Montecompatri  e  po- 
scia in  Boma  ed  Ariccia,  terminando  il  tutto  coireruzione  vesuviana 
del  1810.  Nei  monti  Albani  durante  il  primo  decennio  del  nostro 
secolo,  quantunque  avvenissero  alcuni  terremoti,  rimase  però  il  mas- 
simo all'epoca  che  abbiamo  citata  circa  del  1809.  Non  fu  così  però 
in  altri  punti  della  ponisela  ed  in  particolare  nella  Valle  del  Liri; 
dove  per  un  intiero  mese  e  pih  furono  tormentate  le  popolazioni 
dal  terremoto  nel  1805.  Altro  massimo  di  scosse  laziali  cadde  re- 
golarmente secondo  il  periodo  decennale  in  Ariccia  Tanno  1799. 
Ci  mancano  dipoi  finora  notizie  per  parecchi  anni  antecMenti.  Sap- 


BIBLIOOEAIPIA  17 


piamo  però  che  nel  1773  e  1774  non  solo  per  piti  settimane  con- 
tinue scosse  avvennero  a  Frascati  ed  alla  Ariccia,  ma  in  questo 
secondo  luogo  avvennero  esplosioni  di  gas  idrogeno  solforato  entro 
cavità  e  cunicoli  praticati  nell'interno  dello  spento  cratere  aricino. 
Nel  decennio  antecedente  e  precisamente  1762  trentaquattro  giorni 
durò  roscillazione  del  suolo  in  Ariccia  e  muggiva  il  cratere  cen- 
trale latino.  Ma  Io  sfogo  dell'attività  avvenne  in  Aquila. 

Otto  anni  prima  cioè  nel  1754  esplose  pure  T  idrogeno  solfo- 
rato nei  sotterranei  d'Aricela;  anzi  questo  si  manifestò  anche  in 
forma  di  piccola  eruzione  nottetempo  nel  mezzo  del  cratere,  for- 
mando una  colonna  alta  circa  palmi  trenta,  ossia  intorno  ad  otto 
metri.  Per  la  prima  metà  del  secolo  decimottavo  le  memorie  non 
sono  abbastanza  continue  per  fondarvi  sopra  un  esame  statistico, 
ed  anche  nello  specchio  del  Foéy  cessa  la  continuità  utile  al  pa- 
ragone. 

Nella  dissertazione  citata  io  non  pensava  alla  coincidenza  coi 
massimi  e  minimi  delle  macchie  solari,  ma  solo  m'avvidi  del  pe- 
riodo decennale.  Ora  però  parmi  interessante  il  notare,  che  gli  anni 
dei  massimi  italo-latini  da  me  desìgoati,  sono  precisamente  i  me- 
desimi trovati  massimi  nelle  Antille  e  nel  Messico  dal  sig.  Poéy 
e  che  sono  prossimi  ai  massimi  ed  ai  minimi  delle  macchie  solari. 
Ma  un  fatto  di  maggior  rilievo  risulta  dalla  collazione  della  sta- 
tistica italiana  colla  americana.  Il  Poéy  notava  le  scosse  del  Mes- 
sico supplire  alle  mancanze  delle  oscillazioni  nelle  Antille  in' al- 
cuni dei  periodi  di  massimo  e  di  minimo  di  macchie.  Malgrado 
questo  scambievole  supplemento  d'una  regione  verso  l'altra,  parec- 
chi massimi  e  parecchi  minimi  delle  macchie  solari  rimangono 
privi  nel  quadro  del  Foéy  della  corrispondente  tempesta  sismica 
negli  anni  prossimi  antecedenti  o  susseguenti.  Ma  quei  vuoti  ap- 
punto restano  colmati  dai  miei  periodi  sismici  italiani,  i  quali  ca- 
dono precisamente  presso  gli  anni  di  massimo  o  di  minimo  di  mac- 
chie solari,  cui  non  corrisposero  terremoti  nò  nelle  Antille  nò  nel 
Messico.  Ciò  apparisce  chiaramente  dal  seguente  riassunto  del  qua- 
dro del  Poéy  per  ciò  che  riguarda  i  confronti  delle  macchie  coi 
perìodi  sismici,  al  quale  ho  io  aggiunto  i  dati  italo-latini. 

Ma  non  ostante  tanto  bei  confronti  e  singolari  coincidenze, 
credo  che  dobbiamo  molto  guardarci  dal  formolare  le  teorie  che 
sembrano  discenderne.  Perchò  il  moltiplicarsi  delle  osservazioni  ci 
dimostra  ogni  giorno  pih,  quanto  poco  sappiamo  di  ciò  che  avviene 

FASCICOLO   I  2 


18 


BIBLIOGRAFIA 


nel  noBixo  pianeta,  di  modo  che  sempre  pih  sembra  verosimile  ciò 
che  il  grande  Humboldt  sospettò,  che  ogni  giorno  cioè  molti  terre- 
moti e  molte  eruzioni  forse  avvengono  nel  mondo,  delle  quali  la 
scienza  non  ha  notizia.  Ma  se  ciò  pur  fosse,  rimarrebbe  alle  scoperte 
leggi  alméno  un  valore  topografico  o  perimetrico  non  poco  inte- 
ressante. 


± 

+ 

Terremoti 

1 
1791 

T 

Ttrramoti 

1 

■■■Mai 

1832 

miwuu 

1750 

Antille 

1751 

•  •• 

id. 

1792 

1833 

— . 

1752 

1793 

1834 

.•* 

Messico 

1753 

1794 

'1835 

••• 

Messico 

1754 

■•  • 

Italia 

1795 

1836 

1755 

— 

1796 

1837 

+ 

Ant.  Mess. 

1756 

1797 

•  ■• 

Antille 

1838 

t  •  • 

Mesa.  It. 

1757 

•  i  • 

Antille 

1798 

— 

1839 

•.• 

Ant.  Mesa.  It. 

1758 

1799 

••  • 

Italia 

1840 

1759 

•  •  • 

Messico 

1800 

1841 

1760 

1801 

1842 

* 

Antille 

1761 

+ 

1802 

•  •  • 

Antille 

1843 

•  •  • 

Antille 

1762 

•  •• 

Italia' 

1803 

1844 

.i_ 

Antille 

1763 

1804 

+ 

1845 

... 

Messico 

1764 

1805 

••• 

Italia 

1846 

•  •  • 

Antille 

1766 

■  •• 

Antille 

1806 

•  •• 

Messico 

1847 

•  a. 

Messico 

1766 

— 

id. 

1807 

1848 

+ 

Ant.  It. 

1767 

•  •  • 

id. 

1808 

1849 

1 

... 

Ant.  It. 

1768 

1809 

••• 

Ant.  It. 

1850 

«  «  • 

Italia 

1769 

+ 

1810 

— 

Italia 

1851 

•  *  • 

Ant.  Meaa. 

1770 

•  •■ 

Antille 

1811 

•  •  • 

Ant.  Mes.  It. 

1852 

•  •  • 

Ant.  Mess. 

1771 

■  ■• 

id. 

1812 

••• 

Antille 

1853 

•  •  ■ 

Antille 

1772 

1813 

1854 

.  •  ■ 

Antil.  Mess. 

1773 

•  •  • 

Italia 

1814 

1855 

•  •• 

Antil.  Mess.  It. 

1774 

•  •  • 

id. 

1815 

1856 

»_ 

Italia 

1775 

— 

1816 

+ 

1857 

•  *• 

1776 

1817 

•  «  • 

Antille 

1858 

1777 

1818 

1859 

1778 

1819 

•  •  * 

Italia 

1860 

+ 

Messico 

1779 

+ 

1820 

1861 

l 

1780 

•  •• 

Antille 

1821 

1862 

*  •• 

Guatimala 

1781 

•  •• 

Antille 

1822 

1863 

•  •• 

Guatimala 

1782 

1823 

— 

1864 

1783 

1824 

••• 

Antille 

1865 

1784 

— . 

Antille 

1825 

••  • 

id. 

1866 

1785 

1826 

1867 

._ 

Antil.  It. 

1786 

1827 

1868 

*•# 

Ant.  Mess.  It. 

1787 

1828 

1869 

■  •• 

Italia 

1788 

1829 

+ 

Ant.  Mess.  It. 

1870 

.*  ■ 

Mess.  It. 

1789 

+ 

Antille 

1830 

i 

1790 

1 

1831 

1 

19 


CORBISPONDENZA 


PEB  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Gennajo  1874 

IfollBle  del  Vesuvio  deU^t  e  9  Gennaio  1994  (Nota  in- 
viata dal  eh.  Prof,  Luigi  Palmieri  ai  giornali  di  Napoli  in  data  del  2  Qen>) 
n  Vesayio,  che  da  molti  mesi  ha  presentato  il  fenomeno  di  un  fumo 
perenne,  che  ò  nscito  dal  fondo  del  gemino  cratere,  più  che  dalle  fu- 
marole apparse  snlle  pareti  e  sairorlo  del  medesimo,  da  ieri  accenna 
ad  un  certo  incremento  di  attività  sia  per  la  maggior  copia  di  fumo, 
sia  per  la  forza  con  la  quale  è  spinto!  Il  cratere  più  animato  ò  quello 
di  N.  0.,  doò  il  più  prossimo  all'Osseryatorio.  Il  fuoco  non  ancora  si 
appalesa  nell'interno  dei  crateri,  ma  i  globi  di  fumo, che  partono  dai 
due  nuoyi  spiragli,  indicano  la  materia  fusa  non  molto  profonda. 

11  Cleanalo  1894  (Notizie  ulteriori  ricevute  da  un  visitatore  del 
Vesuvio)  «  Son  pochi  giorni  il  fhmo  abbondante  e  con  forza  usciva  dal  cra- 
»  tere,  e  perciò  il  Palmieri  annunziò  minaccia  di  eruzione.  Ora  il  fumo 
>  nuovamente  tende  a  diminuire. 

99  Cannalo  1894  (I  giornali  di  Napoli  del  2Sl  pubblicano  la 
seguente  importante  lettera  del  chiarissimo  professor  Luigi  Palmieri).  Da 
molte  parti  di  Europa  mi  giungono  telegrammi  e  lettere,  con  le  quali 
si  chiedono  notizie  del  Vesuvio.  Credo  perciò  necessario  dire  per  mezzo 
della  stampa  periodica  in  quali  condizioni  si  trova  ora  il  nostro  Vulcano. 
Le  migliori  indicazioni  che  potrei  dare  son  quelle  del  sismografo: 
ma  siccome  questo  strumento  dal  dorso  del  Vesuvio  annunzia  anche  i 
terremoti  lontani,  e  questi  da  qualche  tempo  si  fanno  sentire  non  solo 
in  molte  parti  d'Italia,  ma  eziandio  nelle  isole  della  Gisela,  nei  Pire- 
nei ed  in  Germania;  cosi  le  indicazioni  sismografiche  in  questi  momenti 
possono  avere  un  doppio  significato.  Ma  dallo  studio  dei  crateri  si  vede 
come  il  pericolo  di  ripresa  gradatamente  procede  innanzi.  L'attività  del 
Vulcano  si  va  facendo  maggiore  nel  cratere  di  N.  0.,  imperdocchò  dal 
fondo  di  questo  escono  frequenti  globi  di  fumo  con  un  certo  sbuffo  si- 


20  CORRISPONDENZA 


bilante,  e  con  incomodo  odore  di  acidi  cloridrico  e  solforoso,  e  poco  lungi 
dal  medesimo,  in  snl  principio  della  grande  fenditura  del  1872,  appa- 
riscono sublimazioni  di  cloruri  alcalini.  Il  fuoco  intanto  non  ancora  si 
mostra  nel  fondo  del  cratere  più  attivo,  ove  ò  probabile  che  si  appalesi, 
se  non  giunga  un'eruzione  eccentrica,  prima  clie  le  resistenze  inteme 
del  detto  cratere  siano  superate. 

Notizie  spettanti  al  Decembre  1872 

(Complemento  descrittivo  dei  fenomeni  compresi  nel  quadro  sinottico 

dell'anno  meteorico  1873) 

Airirallainento  (Leggesi  nella  Gazzetta  di  Genova  del  20  Dee»  1872) 
Un  grave  disastro  contristava  negli  ultimi  giorni  della  scorsa  set- 
timana il  villaggio  di  Casale  su  quel  di  Montobbio.  Un  impiovviso  av- 
vallamento faceva  franare  un  tratto  di  terreno  per  la  lunghezza  di  oltre 
a  tre  chilometri,  tutto  coltivato  a  frutta  e  a  vigneti.  Alberi  di  alto 
fnsto  divelti  dalle  radici  e  capovolti ,  altri  spaccati  nel  mezzo ,  mura 
inabissate  nel  suolo  e  improvvisamente  scomparse,  casolari  distrutti 
senza  che  più  se  ne  rinvengano  le  traccie;  ecco  gli  effetti  del  tremendo 
fenomeno.  Le  cagioni  del  quale  sono  tuttavia  ignote;  vi  ha  chi  vuole 
attribuirlo  alle  soverchie  pioggie,  chi,  con  maggiore  probabilità,  ad  una 
scossa  di  teremoto. 

Periodo  «Umico  di  Porretla  dal  97  Dee.  1999  al  10 
Gen.  t^^9,(BulLtnet,del  Campidoglio Feb,  ÌSTÒLett.delsig,  D.Lorenzimj 
Le  scosse  non  furono  meno  di  22  ed  erano  dirette  da  SE  a  NO:  erano  di 
poca  entità  e  della  durata  di  pochi  secondi.  Talvolta  ad  una  ne  succe- 
cedeva  un'altra  ad  intervalli  di  poche  ore.  L'ultima  notte  che  il  ter- 
remoto si  fece  sentire  fu  un'oscillazione  leggiera,  che  ad  intervalli  più 
0  meno  lunghi  durò  dalle  2  alle  6  ani  La  colonna  barometrica  s'in- 
nalzò sensibilmente  dalla  prima  scossa,  che  fu  da  noi  avvertita,  e  si 
mantenne  a  quel  livello  con  pochissime  variazioni  per  tutto  il  tempo 
delle  scosse.  L'acqua  del  pozzo  della  farmacia  s'  abbassò  naturalmente 
assai  più  d'un  metro  e  rimase  cosi  stazionaria  per  1 15  giorni  del  feno- 
meno. Più  di  tutto  si  senti  a  Fracchia  e  dintorni,  come  Boschi  ecc.  e 
da  qui  in  modo  gradatamente  decrescente  si  avvertì  sino  a  Biola  e  din- 
tomi.  Cosicchò  ò  certo,  che  il  centro  di  questo  fenomeno  fu  1'  Appen- 
nino Bolognese.  Dall'  altra  parte  dell'  Appennino  seguiva  il  medesimo, 
tantocbò  a  Pistoja  sembra  che  fosso  avvertito  una  sola  volta. 


21 


QUADRI  SINOTTICI  E  CRONOLOGICI 

DEI  FENOMENI   ENDOGENI   ITALIANI 
COL    CONFRONTO    DI    ALCUNI    ALTRI    FENOMENI 


Lo  scopo  di  questi  quadri  ò  il  dare  ordinatamente  e  completamente 
il  catalogo  dei  fenomeni  osservati  in  Italia.  Di  questi  avverrà  talvolta,  che 
nella  corrispondenza  ne  sarà  stata  già  publicata  la  descrizione  particola- 
reggiata. In  questo  caso  nel  quadro  sinottico  sarà  citato  il  luogo  del  Bui- 
lettino,  ove  si  parlò  dififusameute  di  quel  fenomeno.  Ma  nel  quadro  tutti  i 
fenomeni  prendono  il  loro  posto  nell  ordine  cronologico,  e  per  mezzo  delle 
divisioni  in  colonna  se  ne  agevolano  i  confronti  con  altri  dati  meteorologici 
ed  astronomici.  È  però  necessario  anteporre  al  quadro  alcuni  schiarimenti 
Sulle  autorità  -  Avverto  che  nel  citare  la  fonte,  dalla  quale  attinsi  la 
^  notizia,  adopero  il  carattere  corsivo  per  indicare  i  giornali. 

Sul  luogo  -  Per  quanto  mi  sarà  possibile  procurerò  indicare  i  feno- 
meni anche  avvenuti  fuori  deiritalia,  i  quali  meritino  di  essere  confrontati 
con  i  nostri.  Ma  per  non  confonderli  con  gl'italiani,  tutto  ciò  che  si  rife- 
risce a  fatti  stranieri,  scriverò  in  corsivo. 

Sui  fenomeni.  -  Descrivendo  terremoti  ne  indicherò  la  forza.  Ma  acciò 
i  molti  epiteti  che  sogliono  esser  dati  a  quel  fenomeno  non  sieno  applicati 
dall'arbitrio  degli  osservatori,  senza  potervi  fondare  un  criterio  scientifico, 
ecco  i  termini  che  io  vado  ad  adoperare  corrispondenti  ad  un  grado  speciale 
della  intensità  sismica  rivelata  dagli  effetti  della  scossa. 

1  Scossa  leggerissima  =  Avvertita  soltanto  dai  sismografi  o  da  un  sismologo. 

2  "      debole  =  Avvertita  da  più  d'uno. 
'^       "      leggera           =  Avvertita  da  molti. 

4  •      sensibile         =  Scossa  seguita  da  tremolio  di  infissi  cristalli  e 

soprammobili. 

5  n      mediocre         =  Avvertita  generalmente  da  moltissimi. 

6  «      forte  =  Con  suono  di  campanelli,  oscillazioni  di  lampade, 

arresto  di  orologi. 

7  •      molto  forte    =  Con  caduta  di  calcinacci ,  suono  di  campane  da 

torre,  strepito. 

8  »       fortissima       =  Con  caduta  di  fumaiuoli  e  lesioni  nei  fabbricati. 

9  >*       rovinosa  =  Con  caduta  totale  o  parziale  di  qualche  edificio. 

10  n      disastrosa       =  Con  grandi  rovine  e  vittime. 

Sullf  pressioni  barometriche  -  Veggasi  nel  primo  articolo  l' impor- 
tanza e  Io  scopo  di  questo  confronto.  IÌ  quale  è  ricavato  dalle  tavole  del 
Bull.  Met.  Italiano  pubblicato  dal  Ministero  del  Commercio  ed  Agricoltura. 
La  massima,  media  e  minima  giornaliera,  è  calcolata  sopra  quella  fra  le 
tre  osservazioni  diurne,  che  rappresenta  la  minima  pressione  del  giorno  in 
ciascuno  osservatorio.  Ho  poi  tutte  le  osservazioni  di  tutti  i  luoghi  ridotte 
al  livello  del  mare,  onde  avere  un  termine  comparativo  comune.  Con  que- 
sto mezzo  si  può  paragonare  la  pressione  minima  avvenuta  nel  giorno  e 
nel  luogo  del  fenomeno  con  la  massima ,  media  e  minima  generale  della 
intiera  penisola  verificatasi  nel  giorno  medesimo. 

Allorché  non  si  conosce  la  pressione  del  luogo  del  fenomeno  vi  ap- 
plico la  conosciuta  del  più  prossimo  osservatorio  meteorologico. 


22 


QUADRO  SINOTTICO  dei  fìmoineni  endog^ 


jl 


1872 
Dee. 

1 
2 


5 


6 

7-8 


8 
9 
10 
11 

12 


18 

15 

16 
17 

» 
» 


18 

19 

19^ 

20 

21 

2ì 
|23I7Q 

25 


Ore 

par  lo 

più  In 

t  m.  di 

Roma 


Luogo 
ova  awònna 
II 


Roma 
2,30  a.iPi«a 

fVeraigUa 


notte 


Borgotaro 


Caesiao 
7,00  p.  U.  Cassino 
(Molo  OaeU 


Maniafl^ 


_     ^Casale 
mattino  Camerino 

(VanUo 
11,00  p.]&ÌTa 

—      'Maniago 


notte 


,00  a. 


S.  Bomano 


Pisa 


FENOMENI 


leggeri«ima  scoesat 
leggera  scossa 
idem 


dae  leggere  scosse 


=9B 


PRESSIONI  BAROMETRICHE 

RIDOTTE    A    0    BD    AL    UVBLLO    DEL    MARE 


8ad- 

Sala  U 
aul 
lana- 


OBNERALB  ITALIANA 


56,6 
51,7 


mediocre  scossa 
molto  forte  scossa 
mediocre 


firana 


sprofondamento 
leggera  scossa 
leggera  scossa 
mediocre  scossa 
gran  frana 


leggera  scossa 


57,8 


59,1 


51,1 


leggera  scossa 


54,9 
55,3 
54,2 

56^4 


53,6 
55^5 


60,6 
58,7 


Maaalina 

Madia 

Cosenia 

63,2 

Firenze 

54,5 

Gosenaa 

64,4 

Jesi 

52,5 

Cosensa 

60,4 

Vioeaia 

55,1 

Reggio  C. 
Cosensa 
Cosensa 
Cosenza 

59,3 
62,8 
67,1 
66,9 

BeneTonto 
Siena 
Firenze 
BenoTento 

51,6 
54,5 
61,1 
60,7 

Siracnsa 
Cosenza 
Reggio  C. 
Reggio  C. 

66,9 
64X) 
627r 
59,8 

AosU 
Benerento 
Firenze 
Roma 

60,0 
56,9 
55,0 
51,8 

Cosenza 

58,1 

Perugia 

52,2 

AosU 

65,4 

Lifomo 

59,0 

Cesale 

58,8 

Roma 

52,5 

Aosta 

58,4 

Cosenza 

53  0 

Cosensa 
Cosensa 

58,9 
59,6 

MaaUTa 
Alessandria 

56,1 
56,4 

AosU 
essale 

56,4 

55  8 

Firenze 
Jesi 

52,2 
52,9 

Reggio  C. 
Roma 

60,0 
65,1 

Torino 
Alessandria 

56,4 
62,0 

Ooeenza 

66,4 

Palermo 

63,4 

Ancona 

68,4 

Guastalla 

64,5 

Cosenza 

Mfì 

Reggio  C. 

63,3 

Catanzaro 

62,9 

Jesi 

60,0 

BielU 


LÌTono 


Biella 
Biella 
BieUa 
S.  S.  Mickit 


Biella 

Biella 
Biella 
Biella 

Biella 


Palermo 

Palermo 
Siraensa 

BiescU 

Biella 


BeneTonto 
Benereato 

Biella 
Biella 

T7rbÌB9 

Camerino 
Camerino 

Genera 


HrBf  1.».  significa  luce  aurorale ,  AB*  Aurora  boreale.  —  Le  ore  sono  le  daU  dagli  osservatori  e  giorst 


23 


ani  col  cxinfironto  di  alcuni  altri  fenomeni 


EIOHEHI 


JLkao 
Ttnao 

l 


m«éofì 


Voi 


f*ijtfSao 


r- 


La. 


r%;; 


OSSERVAZIONI 


nrec 


SK-50 


Dar. 


20' 


rz.s 


Idem 
è  SMondo  il  t.  m.  di  Boma 


NOTE  DEaCRITTITE  DEI  FENOMENI 


ED  AVVERTENZE 


Per  Pisa  li  è  data  la  presnono  deirOas.  di  LiYorno. 


Per  Bòrgotaro  e  contorni  oyo  arrenne  la  seona  ri  è  data  la 
premono  deirOse.  di  Modena  dai  due  giorni  prima  e  dopo  la 
notte.  La  prima  scoesa  ta  ondulatoria,  la  seconda  snasoltoria 

Come  sopra  al  giorno  7. 


Per  Cassino  si  dà  la  pressione  di  Benevento.  A  monte  Casrino 
danneggiò  Tarco  maggiore  della  Chiesa.  A  Cassino  fii  in- 
tesa solo  nella  parte  al  di  qoà  del  finme  Bapido  e  non  fd 
avvertita  al  di  là. 

Nella  eoUina  Abaredo  cominciano  le  frane  che  ri  fanno  poi 
grandissime.    ' 


Per  Casale  Montobbio  ri  da  la  presrione  di  Genova.  Y.  notirie 
particolareggiate  a  pag.  20. 

Fu  sossaltoria.  La  presrione  ò  di  Biella. 
Fa  snssnltoria. 

Dal  Monte  Abaredo  frana  una  sona  di  160  m.  per  nn  Sii.  in 
eontinnasione  dei  movimenti  cominciati  il  18  Press,  di  Udine 

Presrione  di  Livorno 

Idem 


AUTORITÀ 


Bull.  Met.  div. 


PrwiiHcia 


Ball.  Met. 


id. 
id. 
id. 
id. 
Armonia 


Boll.  Mot. 

BaU.  Mot 
P.  Mira 

ffiorn,  di  OdinJi 

BaU.  Met. 
id. 

id. 

Armonia 

M&nU  Bota 
P.  Densa 
QiùT.  di  Udine 

Boll.  Met. 

id. 
Armonia 

Ball.  Met. 

Boll.  Met. 

id. 
Protineia 

Boll.  Met. 
(Coniinua) 


24 


DICHIARAZIONE  DELLA  TAVOLA  GRAFICA 

DEI  TERREMOTI  DELL'  ANNO  METEORICO  1873 


Numero  delle  scosse  -  Per  ogni  scossa  conosciuta  in  Italia  in  ciascun 
giorno  ò  tinto  un  quadratino;  cosi  il  numero  dei  quadratini  coperti  rap- 
presenta la  somma  delle  scosse  verificate  in  Italia  in  ciascun  giorno.  I  ter- 
remoti notturni  ad  ora  incerta  ,   attribuisco  al  giorno  che  segue  la  notte. 

Intensità  delle  scosse  -  La  scala  convenzionale,  di  cui  si  è  parlato  a 
pag.  21,  essendo  composta  di  10  gradi  di  intensità,  corrisponde  nella  tavola 
grafica  a  IO  quadratmi.  Sono  coperti  di  tinta  tanti  quadratini,  quanti  sono 
i  gradi  che  spettano  alla  scossa  più  forte  avvenuta  in  Italia  in  ciascun  giorno. 

Terremoti  secondo  le  latitudini  e  le  longitudin  .  -  Ciascun  quadratino 
corrisponde  a  10  minuti  di  grado  in  latitudine  od  in  longitudine,  presa  da> 
meridiano  di  Roma.  Ometto  le  frazioni  inferiori  ai  IO'  e  pel  difetto  di  spa- 
zio, e  per  la  poca  loro  importanza  nello  scopo  della  tavola  grafica.  Nella 
quale  i  quadrati  tinti  esprimono  soltanto  approssimativamente  l'estenzione 
di  ogni  terremoto  nella  latitudine  e  nella  longitudine.  Per  mezzo  dell'in- 
dice seguente  si  può  anche  riconoscere  la  massima  parte  dei  punti  indicati. 


Perarolo 
Sempione 


Udi] 


Lat. 

46,22 
46,22 
Cavàsso  '  46, 1  i 
Domodossola  46,06 
Trento  46,04 
Belluno  46,07 
Tambre  d'Al- 
)ago  46,07 
ine  46,03 
Lugano  46,00 
Vittorio  45,57 
Sarmede  45,57 
Riva  Valdobbia  45,49 
Vai-allo  45,46 
Aosta  45,44 
Bergamo  45,41 
Treviso  45,40 
Piccolo  S.  Ber- 
nardo 45^38 
Cogne  45,36 
Vicenza  45,32 
Ivrea  45,28 
Milano  45,28 
Verona  45,26 
Venezia  45,25 
Padova  45,24 
Vercelli  45,19 
Chialamberto  45, 1 9 
Lanzo  45,16 
Mantova  45,09 
Susa  45,07 
Torino  45,04 
Rovigo  45,04 
Monte  Calvo  45,03 
Piacenza  45,01 
Moncalieri  44,59 


Long. 

' 

Lat. 

0,07o 

Alessandria 

44,54 

4,26o 

Oneglia 

44,53 

0,19e 

Ferrara 

44,40 

4.12o 

Parma 

44,48 

l,22o 

Bobbio 

44,46 

0,14o 

Barga 

44,45 

Rocchetta     L 

i- 

0,OJe 

gure 

44,43 

0,45e 

Reggio 

44,42 

3,29o 

Dova 

44,40 

0,09o 

Modena 

44,39 

0,00- 

Castel  delfino 

44,35 

4.33o 

Busella 

44,34 

4,I4o 

Bologna 

44,30 

5,10o 

Montobbio 

44,80 

2,53o 

Borgotaro 

•  44,28 

0,1 2o 

Voltri 

44,27 

Genova 

44,25 

5,37o 

[mola 

44,22 

5,06o 

Mondovl 

44,22 

0,55o 

Chiavari 

44,19 

4,37o 

Vivi  zzano 

44,13 

3,I8o 

Forlì 

44,13 

I,20o 

Porretta        ' 

44,09 

0,08o 

Casti  glion   Pe 

- 

0,36o 

poli 

44,08 

4,30o 

Sarzana 

44,07 

5,16o 

Rìmini 

44,04 

5,00o 

Massa 

44,02 

l,42o 

Viareggio 

43,52 

5,24o 

S.  Romano 

43,51 

4,47o 

Lucca 

43,51 

0,34o 

Ventimi  glia 

43,48 

4,]4o 

Firenze 

43,46 

2,47o 

Urbino 

43,43 

4,48o  1 

Grassina 

43,42 

Long, 

3,51o 
4,28o 
0,52o 
2,08o 
2,06o 
5,08o 

3,28o 
l,olo 
3,25o 
l,34o 
5,26o 
3,33o 
l,00o 
3,26o 
2,43o 
3,45o 
3,34o 
0,46o 
4,41o 
3,08o 
2,19o 
0,27o 
l,3Io 

J,20o 
2,31o 
0,07o 
2,20o 
2,14o 
l,44o 
l,58o 
4,51o 
l,15o 
0,09e 
l,13o 


Ltt 


Pisa 

Montopoli 

Ancona 

Fabrianu 

Perugia 

Camerino 

Trevi 

Campello 

Porto  ferrajo 

Narni 

Viterbo 

Aquila 

Campagnano 

Tivoli 

Torremileto 

Subiaco 

Roma 

Frascati 


43,42  2,04o 


Long. 


43,40 
43,38 
43,20 
43,08 
43,06 
42,52 
42  48 
42,49 
42,31 
42,24 
42,21 
42,11 
41,58 
41,56 
41,56 
41,54 
41,48 


Rocca  di  Papa  41,46 


Sora 

Velletri 

Alvdto 

Settefrati 

Arpino 

Atina 


41,44 
41,41 
41,41 
41,41 
41,40 
41,38 


Monte  Cassino  41,30 

Vesuvio  40,52 

Altamura  40,49 

Potenza  40,38 

Maricco  Nuovo  40,22 

Piaggine  40,19 

Castrovillari     39,47 

Cosenza  39,18 

Palermo  38,07 

N.B.  Le  lai.  e  long,  non  conosciute 
per  meuo  degli  oas.  met.  sono  prese 
incirca  sulla  carta  geografica. 


I,44o 
1,09e 
0,29b 
0,06o 
0,25e 
0,1  9e 
0,1  9e 

2,llo 
0,03e 
0,22o 
0,55e 
0,04o 
0,20e 
3,11e 
0,37e 

0,13e 
0,13e 
1,08k 
0,18e 
1,16e 
1,25e 
1,08e 
1,22e 
1,21e 
l,4lE 
4,03e 
3,17e 
3,14e 
2,56e 
3,42e 
3,49e 
0,53e 


^5 


PERIODO  SISMICO  ITALIANO  DEL  1873 

ossu 

Quadro  statistico  topografico  giornaliero 
del  numero  e  della  intensità  ^eì  terremoti  avvenuti  in  Italia 

nell'anno  meteorico  1873. 


(OonHnuojnone  F.  pc^.  9-13,  e  tavola  grafica) 

Il  perìodo  docadico  che  si  manifesta  più  chiaro  durante  i  mesi 
della  massima  agitazione  sismica  sembra  meritare  considerazione 
speciale.  Esso  apparisce  alquanto  anche  nei  mesi  tranquilli 
antecedenti  al  Luglio.  Il  30  Decembre  1872  col  10  e  19  Gen- 
naio 1873;  quindi  il  30  Gennaio  agitato  dopo  molti  giorni  di 
quiete  perfetta;  parimenti  il  23  Febraio  dopo  lunga  tregua  se- 
guente il  massimo  sismico  del  mese  avvenuto  ai  17,  ne  sono 
trama  abbastanza  evidente.  Nel  Marzo  poi  dopo  le  scosse  del  10, 
11  e  12  ricominciano  le  oscillazioni  appunto  ai  22;  Nell'Aprile 
corsero  11  giorni  fra  i  due  terremoti  di  maggior  forza  che  av- 
vennero neirs  e  nel  19.  E  jBinalmente  nel  Maggio  e  nel  Giu- 
gno quantunque  non  apparisca  chiaro  il  periodo  decadico,  nel 
coiìso  delle  prime  decadi,  si  manifesta  poi  evidente  nell'ultima 
del  Giugno,  perchè  la  più  forte  scossa  antecedente  alla  celeber- 
rima del  29,  avvenne  appunto  a  Casteldelfino  ai  19  del  mede- 
simo mese.  Dunque  sembra  chiaro  che  nelle  scosse  del  suolo 
italiano  e  dei  paesi  limitrofi,  abbia  dominato  in  questo  anno  il  pe- 
riodo decadico  con  un  massimo  fra  le  decadi  stesse  nella  media 
di  ciascun  mese.  Parrebbe  quindi  che  il  focolare  del  parosismo 
intorno  ad  ogni  dieci  giorni  abbia  acquistata  la  sua  massima 
forza  attiva  per  reagire  contro  la  resistenza  del  suolo.  Ma  qui 
taluno  potrebbe  pensare  questi  periodi  esser  soltanto  apparenti 
e  fortuiti,  perchè  sono  basati  sopra  una  serie  di  terremoti  i 

FASCICOLO  li   ■  III  3 


26  PEBIODO   SISMICO   ITALIANO 

qnali  per  esser  considerati  tutti  insieme  suppongono  dimostrata 
la  connessione  intima  e  la  dipendenza  di  tutti  da  una  causa 
unica,  qualunque  sia  stata  la  regione  scossa  e  per  qualsivoglia 
estensione;  lo  che  appunto  è*  per  la  scienza  un  quesito. 

Dell'unità  di  causa  e  perciò*  della  connessione  esistente  fra 
i  Tari  fenomeni  endogeni,  ho  io  stesso  più  volte  ragionato.  Anche 
il  periodo  che  oggi  ci  si  manifesta  nella  statistica  annuale  della 
sismica  italiana,  potrebbe  esser  considerato  come  un  argomento 
di  più.  Ma  senza  valutarlo  subito  come  tale,  volgiamo  l'occhio 
agli  altri  dati  che  ce  ne  fornisce  il  quadro  grafico  e  la  stati- 
stica dei  terremoti.  Nulla  è  più  direttamente  opportuno  a  stu- 
diare le  relazioni  dei  terremoti  vari  fra  loro,  quanto  l'esame 
delle  loro  coincidenze  ed  alternative  di  tempo  e  di  luogo. 

Cionsiderando  dapprima  i  gruppi  delle  scosse  sarà  difficile  il 
persuadersi  che  non  vi  sia  stata  relazione  di  causa  fra  il  pe- 
rìodo sismico  bellunese  e  quello  della  valle  del  Lirì,  mentre 
contemporanea  fu  la  loro  vita.  Oltre  a  ciò  si  noti  come  durante 
quel  perìodo  il  sismografo  vesuviano  sorvegliato  dal  Palmierì 
agitavasi  continuamente  ed  il  centro  del  sistema  vulcanico  la- 
ziale spento  subiva  fì^uentissime  piccole  scosse  da  me  regi- 
strate esattamente.  Che  se  osserviamo  più  da  vicino  questo 
perìodo  àsmico  coU'aiuto  del  quadro  nella  sua  parte  topografica» 
immantinente  noi  vedremo  che  quantunque  questi  quattro  punti, 
Belluno,  Sera,  Vesuvio,  Rocca  di  Papa  sieno  stati  scossi  nel 
medesimo  corso  di  tempo,  pure  nei  parziali  gruppi  sismici  si 
sostituiscono  a  vicenda;  ossia  sos^ioma  il  terremoto  di  prefe- 
renza in  uno  dei  quattro  punti  senza  però  seompaurire  del  tutto 
degli  altari  tre.  E  qui  menta  speciale  considerazione  il  fatto 
spessissimo  avveratosi*  che  cioò  nel  giorno  e  nei  giorni  nei 
quali  divenivano  frequenti  e  forti  le  scosse  in  un  luogo,  le  al- 
tre tre  regioni  le  subivano  in  minor  numei»  e  leggere.  Intorno 


PEBIODO  SISMICO  ITALUHO  27 

a  questo  punto  è  poi  eloquentissirno  il  fatto  già  sopra  notato 
del  massimo  avvenuto  ai  17  Settembre;  il  quale  quantunque 
evidentemente  legato  nella  scala  del  periodo  coi  terremoti  di 
Belluno  e  di  Sora,  pure  elesse  a  centro  del  parosismo  una  re- 
gione lontana,  cioè  la  Liguria  é  la  Toscana,  scuoteiiclo  solo 
leggermente  le  contrade  allora  abituali.  È  dunque  evidente  che 
l'imperversare  del  fenomeno  in  un  punto  rendevano  più  miti 
gli  effètti  neiraltró.  Lo  che  non  sarebbe  parmi  avvenuto  se  più 
cause  fra  loro  indipendenti  avessero  agito  nelle  regioni  diverse. 

Prendendo  poi  ad  esame  la  estensione  e  la  distribuzione 
topografica  delle  scosse  nel  medesimo  giorno,  ne  resta  pari- 
menti chiarita  la  unità  della  causa  agente  nell'intiera  penisola. 
È  un  fetto  generalmente  verificato  tranne  rarissime  eccezioni 
che  nei  giorni  nei  quali  avvennero  terremoti,  questi  non  si  fe- 
cero sentire  in  un  solo  luogo,  ma  in  molti  punti  sotto  diverse 
latitudini  e  longitudini.  Facendo  il  computo  esatto  di  questo 
dato  nel  mio  quadro  grafico  topografico,  veggo  che  dei  224  giorni 
per  i  quali  ho  avuto  notizia  di  terremoto,  in  soli  40  esso  agitò 
una  sola  contrada.  Che  se  aggiungiamo  a  queste  cifre  la  con- 
siderazione che  moltissime  notizie  debbono  necessariamente  es- 
sermi mancate,  troveremo  dover  anche  diminuire  la  somma  dei 
giorni  privi  di  scosse;  e  molto  più  l'altra  somma  dei  terremoti 
in  un  solo  punto  localizzati.  Anche  questo  dato  adunque  addita 
esistere  relazione  fra  le  scosse  avvertite  in  contrade  diverse. 

Ma  per  completare  questa  ricerca  intomo  alla  connessione 
fra  i  terremoti  dei  vari  luoghi,  conviene  esaminare  anche  l'ele- 
mento  delle  ore.  Vedere  cioè  quante  scosse  furono  sentite  con- 
temporaneamente in  punti  diversi  e  lontani.  Nell'immenso  nu- 
mero di  terremoti  dell'  anno  1873,  di  soli  24  sappiamo  essere 
stati  avvertiti  nelF  ora  medesima  in  due  o  tre  punti  lontani 
Tuno  dall'altro.  Questo  numero  è  certamente  così  basso  per  di- 


28  PSBIODO  SISMICO  ITALIANO 

fetto  di  notizie  precise  e  di  ridazioni  delle  ore  ad  un  tempo 
unico.  In  molte  scosse  distanti  fra  loro  per  spazio  non  maggiore 
di  10  0  20  minuti,  probabilmente  la  differenza  non  è  reale. 
Oltre  a  ciò  di  molte  altre  non  si  potè  sapere  Fora  neanche 
approssimativa,  e  perciò  poterono  coincidere  con  altre  d'altrove. 
Ma  malgrado  queste  riflessioni  sulla  probabile  inesattezza  della 
cifra  suddetta^  essa  non  è  senza  valore  nel  caso  nostro.  Im- 
perocché non  può  essere  avvenuto  fortuitamente  che  mentre  già 
nel  medesimo  giorno  o  gruppo  di  giorni,  si  verificava  uno  spes- 
seggiare del  terremoto  in  due  o  tre  regioni  diverse,  taluna 
scossa  poi  abbia  coinciso  esattamente  eziandio  nell'ora. 

La  rarità  della  esatta  coincidenza  dell'ora  nelle  scosse  di 
diversi  luoghi  considerata  insieme  coli' altro  dato  che  sembra 
contraddittorio,  cioè  della  verificata  abbondante  contemporaneità 
dei  gruppi  dello  scosse  nel  corso  delle  24  o  48  ore  o  j)iù  giorni, 
mi  genera  invece  un  altro  sospetto.  Forse  solo  per  difetto  di  os- 
servazione e  per  leggerezza  di  scuotimenti,  non  si  avvertono  da 
pertutto  i  moti  sismici  i  quali  in  realtà  urtano  l'intiera  regione 
compresa  fra  i  punti  estremi  scossi  apparentemente  in  ore  di- 
verse del  medesimo  giorno.  La  diversità  delle  ore  dipenderebbe 
soltanto  dalla  varia  intensità  delle  singole  scosse  nei  singoli 
luoghi,  ciascuno  dei  quali  sentirebbe  più  l'uno  che  l'altro  dei 
moti  del  medesimo  giorno.  Farmi  cioè  che  la  causa  produttrice 
del  terremoto  agisca  mai  sempre  sopra  una  vastissima  esten- 
sione, e  si  renda  soltanto  più  o  meno  sensibile  alla  superficie 
in  ragione  composta  della  forza  colla  quale  agisce  e  della  di- 
sposizione del  suolo  nelle  singole  regioni  a  risentirne  l'effetto 
sismico.  Quindi  secondo  questo  modo  di  vedere,  ciascuna  scossa 
dovrebbe  agire  non  solo  sopra  tutta  l'estensione  del  suolo  com- 
presa fra  i  punti  estremi  nei  quali  fu  avvertita,  ma  anche  assai 
al  di  la  di  questo  perimetro.  Né  questa  nuova  teoria  io  propongo 


PEBIODO   SISMICO   ITALIANO  20 


come  semplice  congettura  fondata  sulle  cose  sopra  ragionate  ; 
essa  discende  eziandio  da  altri  indizi  dei  quali  raccomando  Te- 
sarne più  ampio  e  la  verifica  esatta^  alle  future  osservazioni 
dei  cultori  di  questi  studi.  Primieramente  osservo  che  non  solo 
in  quest'anno  ma  in  quasi  tutti  i  grandi  terremoti  dei  tempi  pas- 
sati;  al  di  là  dei  confini  della  vasta  regione  scossa  unitamente 
senza  interruzione ,  si  'citano  mai  sempre  alcuni  luoghi  più  o 
meno  lontani  od  anche  lontanissimi  i  quali  furono  isolatamente 
e  contemporaneamente  agitati.  Luminoso  esempio  ne  avemmo 
in  Italia  in  quest'anno  nel  terremoto  del  19  Gennaio,  del  12 
Marzo,  del  29  Giugno  e  del  17  Settembre.  Nei  quali  terremoti 
fa  massime  la  città  di  Cosenza  che  mostrò  la  sensibilità  del 
suolo  isolata  e  simultanea  con  i  grandi  terremoti  delle  parti 
superiori  dell'Italia.. Questo  fenomeno  in  sostanza  si  risolve  nel 
conosciutissimo  del  terremoto  detto  a  ponti,  il  quale  può  ap- 
punto nella  presente  teoria  trovare  anche  una  chiara  spie- 
gazione. Ognuno  intende  che  il  terremoto  a  pofiti,  il  fatto  ora 
acennato  come  verificato  nei  grandi  terremoti,  e  la  coincidenza 
delle  24:  piccole  scosse  italiane  del  1873  fra  lontane  contrade, 
sono  tre  fatti  analoghi  che  esiggono  anche  una  analogia  nella 
causa  loro  comune.  Dunque  se  tanto  i  grandi  quanto  i  piccoli 
terremoti  urtano  talvolta  sensibilmente  regioni  lontane  Tuna 
dairaltra,  sembrami  probabile  che  un  moto  più  o  meno  micro- 
sismico debba  avvenire  nella  zona  di  suolo  intermedia  fra  i 
punti  estremi  dello  scuotimento.  Vista  resistenza  e  l'analogia 
dei  suddetti  fenomeni  tanto  nelle  grandi  come  nelle  piccole 
oscillazioni  del  suolo,  diviene  assai  verosimile  il  pensare  che 
anche  i  terremoti  dei  quali  non  sappiamo  aver  scosso  più  che 
una  limitata  regione  possono  aver  percosso  leggermente  regioni 
estesissime.  Di  ciò  appunto  io  veggo  un  luminoso  indizio  dei 
molti  casi  nei  quali  contemporaneamente  ad  un  terremoto  pie- 


30  PEAIODO   SISMICO   ITALIA50 

colo  0  grande  aYY.enato  in  an  Inogo^  si  yerìficano  frane,  ayyal- 
lamenti  e  rovine  in  regioni  lontane  senza  punto  avvertire  scuo- 
timento sismico  veruno.  Ciò  avvenne  molte  volta  in  Italia  nel 
1873.  Queste  frane  sogliono  essere  attribuite  alle  pioggie  ed 
alla  disposizione  particolare  del  terreno ,  nò  io  voglio  negare 
che  runa  e  l'altra  causa  preparino  il  fenomeno  la  cui  cagione 
meccanica  immediata  credo  spessissimo  essere  le  leggere  e  quasi 
insensibili  ondulazioni  sismiche,  eco  dei  lontani  scuotimenti  coi 
quali  quelle  frane  coincidono  nel  tempo.  Vorrei  poter  svolgere 
gli  esempi  di  questo  fatto,  ma  i  limiti  dell'articolo  mi  impe- 
discono di  enumerarli.  I  quadri  sinottici  li  verranno  esponendo 
ed  i  primi  si  veggono  nelle  frane  Liguri  e  Venete  indicate 
negli  specchi  compresi  in  questi  primi  fascicoli.  Bimetto  pure 
il  lettore  ad  un  più  ampio  trattato  di  questa  materia  che  ve- 
drà la  luce  negli  atti  della  P.  Acc.  dei  N.  Lincei. 

(jli  esposti  argomenti  mi  sembrano  indicare  abbastanza  che 
ogni  terremoto  scuotendo  sensibilmente  od  insensìbilmente  re- 
gioni estesissime  della  nostra  penisola,  debba  anche  la  sua 
orìgine  ad  una  sola  causa.  E  qui  sorge  spontanea  un  altra 
quistione.  L'universalità  d'una  causa  unica  fa  tosto  pensare  al 
Vulcanismo;  ma  è  da  notare  che  di  tutti  i  luoghi  maggiormente 
visitati  in  quest'  anno  dal  terremoto,  una  sola  volta  abbiamo 
veduto  scosso  un  centro  vulcanico,  cioè  i  monti  Albani,  ed  in 
questa  regione  essersi  verificato  il  minimo  fra  tutti  i  massimi 
sismici  dell'anno.  Dunque  parrebbe  che  non  il  vulcanismo  ma 
altra  fosse  la  causa  del  fenomeno.  Eppure  gli  accurati  studi 
statistici  indicano  il  contrario  e  designano  i  vulcani  tanto  at- 
tivi quanto  spenti  dell'Italia  in  stretto  legame  colle  tempeste 
sismiche  avvenute.  Oltreché  tanto  l'Etna  quanto  il  Vesuvio  sono 
stati  tutto  l'anno  in  continua  abbondante  emissione  di  vapore, 
anche  nelle  Isole  di  Lipari  si  è  avuta  una  forte  eruzione  agli  11 


PERIODO   SISMICO   ITALIANO  31 


di  Settembre,  il  sismografo  Vesuviano  unico  collocato  sopra  un 
vulcano  attivo  si  è  sempre  mostrato  agitato  d' accordo  con  i 
movimenti  sismici  di  tutta  l'Italia.  Sulla  cima  poi  del  Vulcano 
spento  Laziale  come  sopra  si  è  detto,  ho  io  fatto  le  osservazioni 
nella  estate  decorsa.  Ivi  parrecchie  delle  scosse  bellunesi  e  del 
Liri  furono  avvertite  generalmente  anche  dagli  abitanti.  Oltre 
a  ciò  il  mio  sismografo  agitavasi  nei  giorni  e  nelle  ore  medesime 
nelle  quaU  avvenivano  i  terremoti  nelle  altre  regioni  dell'Ita- 
lia. Dunque  i  vulcani  spenti  ed  attivi  sentivano  un  eco  delle 
scosse  anche  lontane,  mostrandoci  così  una  intima  relazione  fra 
il  suolo  vulcanico  ed  il  montuoso  appennino  ed  alpino. 

Quindi  è  da  ripetere  con  sempre  maggiore  evidenza  ciò 
che  altre  volte  ho  detto,  che  cioè  considerati  complessivamente 
i  fenomeni  e  classificati  neir  ordine  topografico  e  cronologico 
non  possiamo  non  riconoscere  come  tutt'uno  il  vulcanismo  ita- 
liano e  quel  che  è  più  come  collegato  e  conseguente  in  scala 
dimmuita  coi  fenomeni  del  sollevamento  appennino.  Essere 
insomma  le  presenti  eruzioni  vulcaniche  ed  i  terremoti  Todiema 
fase  e  complemento  dei  fenomeni  spettanti  airemersione  e  for- 
mazione della  penisola  italiana,  e  perciò  vere  manifestazioni 
delFattuali  forze  telluriche  nella  nostra  regione. 

E  qui  sono  dolente  di  interrompere  T  esposizione  di  altri 
dati  e  di  altre  coincidenze  che  risultano  dallo  specchio  grafico. 
Ma  poiché  mi  sarebbero  necessari  anche  altri  fatti  che  non 
compaiono  sufficientemente  nello  specchio  suddetto  e  che  figu- 
rano soltanto  nei  quadri  sinottici,  rimetto  la  trattazione  di  altri 
punti  ad  uno  dei  fascicoli  avvenire,  dopo  che  avrà  progredito 
la  pubblicazione  dei  quadri  predetti.  Così  lo  studio  delle  rela- 
zioni fra  la  pressione  barometrica  ed  i  terremoti  e  l'analisi  delle 
osservazioni  del  livello  del  pozzo  del  Lorenzini  a  Torretta  ed 
altri  argomenti  saranno  materia  ricca  e  nuova  per  articoli  futuri. 


12 


I 


ui2 


1872 
Deo. 

26 
«7 


S8 

99 
30LN 

» 
31 


1873 
Gen. 

1-10 
1-10 

M8 

1 

> 

2 

2-9 


pPQ 

> 
5-7 


6 


Ora 

per  lo 

pMIn 

t.  m.  di 

Roma 


mattino 
notte 


tr»  notte 
e  giorno 
2,00  a. 


S,45a. 

«,30  p. 
7,10  p. 


Luogo 

ove  avvenne 

il  fenomeno 


Pi» 


Porretta 


Porretta 


Oastiglion  de' 

PepoU 
8,   TinemMO 
(Otéotitnala) 
BaTari 


Porretta 
Cerasola 
Montone 
YentimigllA 


Bnialla 
Sin* 

Fontanabnona 
SotpfUo 

(Francia) 
Castigllon  de* 

Popoli 
Milano 
Mondo?! 


GenoTft 


Goienift 


Vienna 
Biriera  lignre 
MondoTÌ 


QUADRO  SINOTTICO  dei  fenomeni  endogi 


FENOMENI 
endogeni 


scoaie  indeterminate 


leggera  aeoasa 


leggera  aooaaa 


dne 

fortittimo  ttrrtmolo 

fortiesima  boom» 

fòrte  8008» 
armllamento  di  snolo 


frane 
filmo 

osoillaiioni 
fnmt 

sette  800880,  dne  forti 

leggera  scossa 
dne  scosse 


PRESSIONI  BAROMETRICHE 

RIDOTTE    ▲    0    ED    AL    UVELLO    DEL    MARJ 


Spe- 
ciale 
eul 
feno- 
meno 


61,4 
66,1 

64,4 


aBNERALE  ITALIANA 


Cosenza 
Gosenxa 


67,9 


67,5 


69,5 


leggera  scossa 


leggerissimft  scossa 

UrrtmoUt 
leggere  scosse 
leggere  scosse 


70,4 

70,3 
67,5 


71,9 


72,3 


Cosensa 
Cosensa 

Coseni» 


Cosenia 
Cosenza 

Aosta 

Casale 
Ancona 


67,7 
71,3 


Coseni»         68,0 


70,3 
74,2 


74,0 


Alessandria   63,5 
BenoTento     66,0 


Siena 


65,0 


74,7 


71,6 


70.4 


74,8 


73,2 


Casale. 


73,8 


Venezia         66,0 
Moncalieri     70,0 


Firenze 


70,4 


Modena         71,1 


Yolpeglino    68,0 


Genom         68,0 


BenoTOnto      69,4 


Benevento      70,4 


MondoYÌ        71,4 


Palemo 
Catanzaro 

Pniermo 

S.S.Mieàiif 
S.8.  Mi£h»l« 

S.S.  Micliek 


8.B.  Michela 


8.8.  ]Gck«l» 


as.  m:o]»}« 


Beggio  C 


BeggioG. 


Reggio  G. 


N.B«  La.  significa  Ince  avorale ,  AB*  Aurora  boreale.  —  Le  ore  sono  le  date  dagli  osservatori  e  gioraa) 


h 


(C^HtiniMMione   V.  pag,  29-48) 

\  col  confronto  di  alcuni  altri  fenomeni 


33 


II0IE») 


Km 

k  >syKn 

'Teltatri 


TMtri 


/5«acn 
^  FìRue 


OSSERVAZIONI 


Mi 

TERKEMOTI 


Hm. 


■•«■»■• I 


••«•«••■ 


Dur. 


NOTE  DESCRITTIVE  DEI  FENOMENI 


ED  AVVERTENZE 


Pareoeliia  scosse  non  ben  determinate  dopo  il  24 
Pressione  di  Livorno  che  si  da  per  i  terremoti  di  Pisa  t5-31 

PerPOrretta  e  Pisa  si  da  la  pressione  di  LÌTOmo.  Vedi  no- 
tiòe  particolareggiate  a  pag  20 


Come  sopra  per  Porretta  e  Pisa 


Idem 


Qnatterdioi  oase  sommerse  in  nn  lago  eansato  dalla  pioggia 
Per  BaTari  si  da  la  pressione  di  GfenoTa 

fi  la  più  forte  scossa  del  gmppo  di  questi  giorni.  Praariona 
di  Livorno. 


Questo  luogo  trovasi  nella  stessa  regione  presso  la  riviera 

ligure 
Furono  ondulatorie  —  Pressione  di  Livorno 


La  seoasa  fu  ondulatoria 


Furono  quattro  violenti  scosse 

A  Hondovl  la  pressione  barometrica  del  5  Ai  70,6  (media) 
del  6  A  71,4  (media)  del  7  fb  72,8  (media) 


AUTORITÀ 


B,M,  Maneaiiéri 
Bull.  Met. 

Lorenzlni 


Loreniini 

Bull.  Hat. 
Armimia 
Giornali 
OoMz.  di  ffétuna 

Lorenxini 
Giomaii 


OauM.  di  0«MOf  di 
Silvestri 
OaMM»  di  Genova 


Àmumia 

Otter.  Càttolieo 
Armonia 
Bull.  Met. 

Idem 

OoMB.  di  Geno9a 

Conti 

Armonia 
Armonia 

Bull.  Met. 


PHtt  k  secondo  il  t.  m.  di  Boma 


(Ooniinua) 


34 


STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALIANO 


Terra  eotte  prlmltlira  rlmrenùf a  entro  la  maM»  del 
peperino  vuleanieo  nel  eoUl  tineulanl 

La  scoperta  notissima  e  mille  volte  ripetuta  di  vasi  sepolti  nella 
cenere  vnlcanica  laziale  sotto  ano  strato  di  peperino  litoide  è  stata  sog- 
getto di  molte  discussioni  geologico-archeologiche.  Taluno  ha  dubitato 
che  quelle  stoviglie  non  siano  state  sepolte  due  volte  da  eruzioni  vulcani- 
che; cioè  prima  dalla  cenere  e  poscia  dal  peperino,  ma  che  sieno  state 
invece  artificialmente  inserite  per  vie  sotterranee  sotto  lo  strato  lapideo. 
Cotesto  dubbio  fu  già  dissipato  non  solo  da  me,  ma  eziandio  dal  Ponzi 
dal  Pigorìni  e  dal  Ceselli.  Ciò  non  ostante  un  argomento  nuovo  e  chiaro 
non  sarà  inutile  in  una  quistione  di  si  alto  rilievo.  Già  fin  dal  1870 
facendosi  un  allargamento  alla  via  provinciale  sul  monte  Cucco  presso 
Castel  Gandolfo,  io  rinvenni  fra  i  rottami  del  taglio  indicato  un  fram- 
mento di  vaso  etrusco  cui  aderiva  un  pezzo  della  roccia  tufacea,  in  modo 
da  rendere  evidente  che  quel  vaso  era  stato  sepolto  ed  impastato  in  quel 
tufà  semisolido.  Ma  nell'anno  scorso  un  più  evidente  trovamento  fu  fatto 
nella  vigna  Blasi  posta  in  contrada  detta  SqimrciareUi.  Ivi  cavandosi  il 
peperino  da  una  vasta  corrente,  apparve  un  blocco  che  si  vide  conte- 
nere un  frammento  di  coperchio  di  vaso  della  specie  medesima  primi- 
tiva, nerastra  e  rozza  che  sogliamo  trovare  entro  la  cenere  e  nelle 
condizioni  suddette.  Tale  giacitura  del  manufatto  ceramico  ò  prova  ma- 
nifesta della  contemporaneità  di  esso  con  la  formazione  del  peperino 
che  lo  conteneva.  Questo  fatto  era  il  solo  che  mancava  alla  serie  degli 
argomenti  geologici  per  i  quali  era  già  evidente  il  seppellimento  vul- 
canico del  vasellame  detto  laziale,  e  perciò  l'averlo  finalmente  verificato, 
meritava  speciale  ricordo.  Siffatto  trovamento  corrisponde  coU'altra  sco- 
perta da  me  divulgata  di  un  asse  librale  romano  rinvenuto  a  San  Gren- 
naro  presso  Yelletri  nella  massa  del  peperino.  Ma  quel  peperino  pro- 
veniva da  una  bocca  eruttiva  diversa  da  quella  d' onde  provenne  la 
corrente  di  vigna  Blasi.  Dunque  se  dai  criterii  archeologici  si  stabilirà 
definitivamente  che  la  moneta  e  la  stoviglia  sono*  contemporanee,  ne  con- 
seguirà esser  pure  contemporanea  V  attività  dei  due  crateri.  Se  poi  le 
stoviglie  saranno  riconosciute  anteriori  alla  moneta,  due  diverse  eruzioni 
vulcaniche  prenderanno  data  dai  fossili  monumentali  contenuti  negli  strati. 


35 


CORRISPONDENZA 


PEE  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notiae  spettanti  ai  Novembre  e  Decembre  1 873  e  Gennaio  1 874 

Terremoto  nella  Valle  di  Sasa  del  19  G^ennaio  1994 

(Lettera  del  eh.  P.  Francesco  Denza  23  Gennaio  1874)  Una  iinova  e  leg 
giera  scossa  di  terremoto  fa  sentita  il  19  nella  valle  di  Susa.  Non  ho 
aytito  finora  notizie  che  di  Avigliana,  della  Sacra  di  S.  Michele  e  di  Susa; 
ma  la  posizione  di  queste  stazioni  poste  quasi  ai  due  estremi  e  nel  centro 
della  valle ,  fa  argomentare  che  la  scossa  si  sia  estesa  da  un  capo  all'al- 
tro della  medesima. 

Per  Avigliana,  il  chiarissimo  Prof.  Giovanni  Luvini  mi  scrive  in 
data  di  ieri  di  aver  ricevuto  di  colà  il  seguente  annunzio  dal  Cav.  Tetti. 
«  Stamattina  (19)  alle  ore  sei  e  quattro  minuti  circa  si  ebbe  la  vìsita 
di  una  leggiera  scossa  di  terremoto  in  senso  sussultorìo,  susseguita  da 
gagliardo  vento,  ma  di  breve  durata. 

Alla  Sacra  S.  Michele  (alta  960  metri  sul  livello  del  mare)  ,  la 
scossa  fu  sentita  alle  6  ore  5  min.  ani;  fu  ondulatoria,  e  diretta  dal 
NE  al  SO,  e  durò  da  tre  a  quattro  secondi. 

Da  Susa  il  Sìg.  Ettore  Chiapussì,  direttore  di  quella  stazione  me- 
teorologica alpina  mi  riferisce: 

»  Stamattina  (19)  alle  ore  6  e  min.  7  avvertii  una  leggiera  scossa 
»  di  terremoto  in  senso  ondulatorio ,  di  cui  non  potei  notare  la  dire- 
»  zione.  Essa  fu  preceduta  da  forte  rombo  sotterraneo  di  circa  5  se- 
>  condi  di  durata.  Nessun  danno. 

>  Il  barometro  alle  9  di  ieri  sera  (18)  segnava  a  0^  mm.  715.  3, 
»  ed  il  termometro  esterno  gradi  5.  7  sopra  lo  zero  ;  il  vento  soffiava 
»  forte  dal  NO.  Stamane  (19)  alle  7  e  un  quarto  il  barometro  indi- 
»  cava  mm.  718.  3,  il  termometro  esterno  gradi  5.  2. 

»  n  terremoto  si  estese  anche  nel  Canavesano ,  dove   fu  avvertito 
»  presso  a  poco  all*ora  medesima ,  in  diversi  luoghi,  come  a  Castella- 
»  monte.  Ponte  Canavese  ed  Ivrea.  Anche  qui  fu  ondulatorio. 
»  La  minima  della  notte  è  stata  gradi  3.  8  sopra  lo  zero,  ^ 


36  CORRISPONDENZA 


L*ora  di  Sasa  è  da  riguardarsi  più  prossima  al  vero;  e  il  diverso 
modo  con  cni  fu  sentita  la  scossa  nelle  due  località  non  dee  far  punto 
maraviglia,  essendo  frequenti  i  casi  di  movimenti  sismici  nel  duplice 
senso  sussultorìo  ed  ondulatorio. 

In  questo  nostro  Osservatorio  Tago  magnetico  persistette  perturbato 
tutta  la  giornata  di  ieri.  L'altro  ieri  (18)  esso  era  agitato  anche  in 
senso  verticale,  e  pure  concitati  si  mostrarono  in  questo  stesso  giorno 
gli  apparati  sismici  del  P.  Bertelli  a  Firenze,  secondo  un  telegramma 
ricevuto  da  questi  stamane. 

Due  altre  leggiere  scosse  sismiche  indicate  dal  nostro  sismometro 
nei  giorni  testò  decorsi.  Una  intomo  alle  8  e  mezzo  antim.  dell' 11,  di- 
retta dal  Nord  al  Sud  ;  L'  altra  mezz'  ora  dopo  la  mezzanotte  del  16, 
da  E.  S.  E.  ad  0.  N.  0.  Ambedue  ondulatorie.  E  nel  14  i  sismometrì 
di  Firenze  diedero  altresì  indizi  di  concitazioni  del  suolo. 

Anche  a  Yelletri  continuano  frequenti  le  scosse  della  terra,  secon- 
dochè  mi  scrive  il  Prof.  D.  Ignazio  Galli,  direttore  di  quell'Osserva- 
torio meteorologico. 

Una  fortissima  perturbazione  magnetica  avvenne  in  questo  Osser- 
vatorio la  sera  del  15.  Essa  fu  foriera  del  cangiamento  di  tempo  dei 
giorni  appresso,  che  ha  durato  pochissimo,  e  che  derivò  da  una  burrasca 
incominciata  nel  15-16  al  Nord-Ovest  d'  Europa ,  il  cui  passaggio  fa 
annunziato  da  una  splendida  aurora  polare  vista  nella  Scozia  la  sera 
del  16. 

Terremoti  dal  4  al  6  Cremi,  di  Bairenna,  €jOgn»j  Mlen- 
eallerl,  Rocca  di  Papa  (Lett.  P.  Dbmza  9  Genn.  e  notizie  della  Birez  ) 
La  scossa  di  terremoto  avvenuta  a  Ravenna  la  sera  del  5  corrente , 
che  ci  annunziò  il  telegrafo,  fu  risentita  anche  presso  le  Alpi,  a  Cogne 
(valle  d'Aosta),  secondo  che  risulta  dalla  comunicazione  fattami  dall' Ab. 
Carrel ,  direttore  di  quella  stazione ,  la  quale  riferisco  qui  per  intero , 
trattandosi  di  una  importante  coincidenza. 

«  La  notte  del  5  al  6  Grennaio,  a  10  ore  50  m.  di  sera  ho  sentito 
»  qui  a  Cogne  una  scossa  di  terremoto  ondulatorio,  che  durò  circa  15 
»  0  20  secondi.  Le  ondulazioni,  piuttosto  deboli,  erano  dirette  da  levante 
»  a  ponente.  Nel  tempo  stesso  un  rumore ,  simile  a  quello  di  un  car- 
»  retto  carico  di  spranghe  di  ferro  urtantisi  fra  loro  sembrò  pure  spa- 
»  risse  dal  lato  di  ponente, 

»  n  freddo  comincia  a  farsi  sentire  da  qualche  giorno.  Stamane  il 
»  termometro  indicava  \4?y^  sotto  lo  zero,  ed  al  momento  in  cui  scrivo 
»  (10  ore  di  sera)  segna  ll^Y^  di  freddo  » 


COBBlSPONDfiNZA  37     ' 


Nel  giorno  anzidetto,  cioè  dal  mezzodì  del  5  al  mezzodì  del  6  cor- 
rente, in  questo  nostro  osservatorio,  attendevamo  alle  osservazioni  della 
declinazione  magnetica,  che  sogliamo  faro  ogni  15  giorni  circa  per  24  ore 
di  seguito  ad  intervalli  di  15  minuti.  Ora,  presso  all'ora  in  cui  avvenne 
il  terremoto  a  Cogne  ed  a  Bavenna,  cioò  dalle  9, 45  m.  pom.  a  mezza- 
notte, nna  forte  ed  improvvisa  perturbazione  venne  notata  nell'ago  ma- 
gnetico, e  la  massima  deviazione  si  avverò  appunto  all'ora  della  scossa 
doè  tra  10  ore  45  m.  ed  11  ore,  e  fu  di  13  gradi  verso  l'Est.  —  De- 
boli oscillazioni  in  senso  verticale  si  notarono  pure  nel  declinometro 
nello  stesso  periodo  di  tempo  ad  un'ora  dopo  il  mezzodì  il  5,  e  la  mat- 
tina del  6  alle  6  e  un  quarto  e  alle  8  e  mezzo.  Queste  ultime  coinci- 
dono con  quelle  osservate  a  Firenze. 

Un'altra  debole  scossa  ondulatoria,  diretta  da  NO  a  SE,  fu  osser- 
vata qui  a  Moncalieri  nel  pomeriggio  del  4  verso  le  ore  3.  Essa  cor- 
risponde ad  agitazioni  sismiche  avvertite  presso  a  poco  alla  stess'ora 
a  Firenze. 

Questi  fatti  addimostrano  che  il  periodo  di  concitazione  del  suolo 
italiano,  incominciato  nei  due  mesi  passati,  continua  ancora. 

!Voto  -  Il  terremoto  della  sera  del  5  avvenuto  a  Bavenna  fu  anche 
segnato  dal  sismografo  in  Bocca  di  Papa.  Dovette  però  esser  scossa  leg- 
gerissima perchè  gli  abitanti  non  l'avvertirono;  e  fu  localizzata  in  que- 
sto centro  del  vulcano  laziale,  perchè  non  fu  avvertita  dal  sismografo 
del  Galli  a  Yelletri,  dove  ora  sono  frequentissimi  i  piccoli  scuotimenti 
sismici. 

Periodo  «fffinleo  di  ¥o1lotrl  dnl  Novembre  1998  al 
Creaoalo  1994  (Lett.  diverse  del  Prof.  D.  I.  Galli  DireU.  deWOss.  Met, 
MunicipcUe).  Nella  notte  tra  il  9  e  il  10  del  corrente  Novembre  fu  qui 
intesa  una  scossa  molto  sensibile  di  terremoto.  Non  sono  però  riuscito  a 
conoscere,  neppure  approssimativamente,  l'ora  in  cui  avvenne ,  ma  mi 
sembra  probabile,  che  si  verificasse  dopo  mezzanotte.  Il  signor  Ingegnere 
P.  Di  Tueci  mi  assicura,  che  tre  o  quattro  giorni  prima  egli  ne  intese 
un'altra  leggerissima  verso  le  11  ant.  Ciò  avvenne  assai  probabilmente 
il  giorno  5  del  mese.  In  questo  giorno  il  barometro,  sul  mezzodì  era 
giunto  a  m.  723,0  e  quindi  risaliva. 

Nella  notte  dal  15  al  16  altre  scosse  di  terremoto.  Due  sono  eerte 
una  intomo  alle  11,  50  pom.  l'altra  alle  2,  35  ant.  Questa  seconda  mi 
ha  destato  di  soprassalto,  ed  ho  inteso  i  quadri  della  camera  battere 
celeremente  contro  le  pareti  per  due  o  tre  secondi.  Altrove  i  campanelli 
hanno  suonato.  Ho  potuto  assicurarmi,  che  ambedue  le  scosse  sono  inco- 


88  CORRISP0in)BKZÀ 


minciate  con  un  forte  colpo  sussnl torio ,  e  poi  subito  hanno  preso  il 
movimento  ondulatorio,  che,  almeno  per  la  seconda,  sembrava  diretto 
approssimativamente  secondo  il  meridiano.  Mi  dicono  ancora  che  la  prima 
scossa  sia  stata  più  violenta  e  più  lunga  della  seconda. 

Devo  aggiungere  che  tra  le  4  e  le  5  antim.  furono  poi  intese  al- 
tre due  piccole  scosse  ondulatorie,  secondo  che  m'assicura  il  sigpaor  in- 
gegnere Di-Tucci,  il  quale  le  avverti  egli  medesimo,  mentre  ancora  era 
in  letto. 

Nella  sera  del  medesimo  giorno  poi  verso  le  6 ,  50  avemmo  un'al- 
tra piccola  scossa.  La  direzione  non  si  potò  cogliere  con  certezza  ;  ma 
trovavasi  probabilmente  sulla  linea  SOO-NEE.  Anche  le  due  prime  scosse 
della  notte  precedente,  non  pochi  le  intesero  presso  a  poco  nello  stesso 
verso,  cioè  in  direzione  più  o  meno  perpendicolare  al  meridiano.  Credo 
che  r  orientazione  della  casa,  1*  obliquità  della  base  e  i  legami  che  la 
uniscono  colle  vicine  possano  modificare  assai  sensibilmente  la  direzione 
del  moto  ricevuto  dal  suolo. 

Altro  due  scosse  di  terremoto  avvennero  qui  ai  21.  La  prima  leg- 
gerissima ed  ondulatoria  Tavvertii  assai  bene  io  stesso,  e  forse  io  solo, 
alle  7,  13  pom.  il  movimento  era  diretto  precisamente  da  Ovest  ad  Est. 
La  Seconda  s'intese,  come  ho  potuto  raccogliere  da  più  persone,  intorno 
alla  mezza  notte.  Fu  abbastanza  forte  e  ondulatoria  anch'essa,  almeno 
dopo  qualche  istante  da  che  era  incominciata. 

La  sera  del  23  alle  7,  19  altra  scossa  ondulatoria,  che  durò  per  5 
0  6  secondi  e  fu  molto  sensibile:  ò  la  decima  delle  avvertite  in  questo 
mese,  senza  contarne  qualcun' altra  che  per  Torà  e  l'intensità  può' essere 
certamente  passata  inosservata.  Incominciò  con  uno  sforzo  orizzontale , 
che  mi  produsse  l' effetto  come  di  due  grandi  corpi  aderenti  staccati 
r  uno  dall'  altro  violentemente  da  una  forza  imponentissima  oltre  ogni 
immaginazione ,  ma  operante  quasi  con  calma  e  con  certa  disinvoltura. 
Lo  sforzo  e  le  prime  oscillazioni  mi  sembrarono  diretti  da  Sud-Ovest  a 
Nord-Est,  e  le  ultimo  oscillazioni  quasi  coincidenti  col  meridiano.  Altri 
invece  credono  aver  sentito  la  scossa  da  Ovest  ad  Est. 

Fino  al  mattino  del  23  il  barometro  avea  fatto  una  grandissima 
discesa  (715  mm.  pryna  delle  6  ani),  e  poi  andava  risalendo  con  poca 
celerità:  all'ora  della  scossa  era  giunto  a  circa  721mm.  Un'altra  ^leggera 
scossa  alle  9,. 21  ant.  di  oggi  stesso.  É  stata  anch'essa  ondulatoria,  ma 
non  ho  potuto  conoscere  la  direzion3.  É  l'undecima  almeno. 

Nella  mattina  del  1  Decembre  abbiamo  avuto  altre  tre  scosse.  Le 
due  prime  tra  le  5  e  le  5,  15  antim.  sono  state  intese,  specialmente  la 


CORBISPONDENZÀ  3d 


seconda,  da  diverse  persone.  La  terza  tra  le  9,  15  e  le  10  antim.  non 
s'è  avvertita,  ch'io  sappia,  da  alcuno;  ma  ne  ho  trovata  traccia  indn- 
bia  nella  sabbia  del  sismografo  a  pendolo,  che  giusta  i  suoi  gentili  sug- 
genmenti  ho  già  disposto  da  due  giorni  e  così  ben  difeso  dairurto 
de*  venti,  che  ieri  a  sera  non  risenti  punto  la  furia  turbinosa  con  cui 
soffiava  un  terribile  Nord-Ovest.  I  pendoli  sono  due:  uno  lungo  ceni  51,5, 
Taltro  metri  1,55.  Secondo  ch'Ella  già  mi  predisse,  solo  il  più  corto  ò 
stato  sensibile  alle  predette  scosse,  nessuna  delle  quali  si  può  dire  forte. 

La  direzione  di  una  delle  due  prime  scosse,  la  seconda  delle  quali 
fu  certamente  ondulatoria,  andava  da  Sud-Sud-Est  a  Nord-Nord-Ovest, 
ma,  oltre  alla  traccia  rettilinea,  ho  trovato  nella  sabbia  due  o  tre  piccole 
fossette  intomo  alla  punta  del  pendolo,  come  se» questa  v'avesse  ballato 
sopra  per  movimento  sussultorio  ;  e  probabilmente  ciò  è  da  riferirsi  al 
primo  di  cotesti  fenomeni  sismici.  La  direzione  poi  della  terza  scossa, 
anch'essa  orizzontale,  era  precisamente  perpendicolare  all'altra,  cioè  da 
Sud-Ovest-Ovest  a  Nord-Est-Est,  lo  che  m'avea  anche  Ella  prevenuto 
d'aver  sovente  osservato  nella  decorsa  estate  in  Bocca  di  Papa. 

Leggerissime  scosse,  o  piuttosto  tremori  sismici,  potei  avvertire  il 
2  Decembre  alle  8.  14  e  alle  11,  51  antim.  Alle  8,  14  intesi  una  pic- 
cola mossa  ne'  mobili,  ed  osservato  subito  il  sismografo,  trovai  il  pen- 
dolo appena  oscillante  (l'oscillazione  non  sorpassava  il  mezzo  millime- 
tro), e  la  stessa  cosa  potei  vedere  poi  alle  11,51. 

La  sera  del  5  intomo  alle  5,  45  una  persona  degnissima  di  fede 
intese  una  piccola  scossa,  in  condizioni  non  soggette  a  cause  artificiali. 
Nella  sabbia  del  sismografo  io  trovai  segni  molto  dubbi ,  ma  dopo  la 
narrazione  suindicata  non  mi  pare  poterne  dubitare. 

Alle  5  circa  antim.  del  giorno  6  una  leggera  scossa  orizontale  verso 
Ovest,  produsse  nel  sismografo  solo  una  traccia  a  raggio,  della  punta 
del  pendolo  verso  la  periferia  dello  straterello  di  sabbia.  Suppongo 
che  una  sola  oscillazione  orizzontale  completa  del  suolo  (andata  e  ri- 
tomo), quand'essa  non  è  molto  considerevole,  non  debba  avere  forza 
né  tempo  di  vincere  l' inerzia  del  pendolo ,  e  la  traccia  si  formi  per 
solo  spostamento  del  pianò  orizontale  e  del  punto  di  sospensione.  Ho 
fatto  più  volte  l'esperimento ,  e  mi  risponde  benissimo.  Tale  sarebbe 
stato  perciò  io  credo  il  caso  della  scossa  di  cui  ragiono.  La  sua  dire- 
zione della  scossa  (prima  semi-oscillazione)  sarebbe  stata  nel  verso  op- 
posto della  traccia  a  raggio.  La  suddetta  scossa  ò  stata  avvertita  anche 
da  qualche  persona. 

Fra  le  11  ant.  e  le  12  del  medesimo  giorno  altra  piccola  scossa 


40  ooRftifiPONDmrzÀ 


orìzontale  Yeno  Nord-OTest  Tnuscia  a  raggio  Terso  Svd-Est  nella  sab- 
bia del  sismografo. 

Fra  le  6,  15  e  le  6,  49  pom.  ancora  del  giorno  stesso  altre  due 
scosse  orizontali  ed  ortogonali:  nna  Terso  Nord,  Taltra  Terso  Otosì  In- 
tesi qualche  moTimento  nei  mobilL 

Il  giorno  7  all'I,  55  ant.  Tuttì  scossa  snssnltoria  aTTertìta  da  me 
e  da  qualche  altro.  Ossenrai  subito  il  sismografo ,  ma  tì  troTai  segni 
assai  dubbi  ^  cioè  un  solo  allaigamento  del  foro  formato  dalla  punta 
del  pendolo. 

Verso  le  8,  45  pom.  poi  fu  aTTertìta  una  leggera  scossa  ondula- 
toria da  N-0-0  a  S-E-E.  La  traccia  si  fece  a  diametro. 

Nel  seguente  giorno  8  tra  le  12  e  le  2  pom.  fuTTÌ  scossa  orìzon- 
tale Terso  SkO-0.  Poscia  tra  le  7  e  le  8  pom.  aTvertimmo  un'altra  scossa 
orìzontale  Terso  Otosì  In  questa  scossa  ambedue  i  pendoli  hanno  la- 
sciata una  traccia,  a  raggio  come  sopra  ho  spiegato,  ed  ò  stata  la  prìma 
Tolta  che  il  pendolo  più  lungo  abbia  dato  un  segno.  Tracce  perfetta- 
mente concordanti.  Questa  scossa  ò  stata  intesa  da  più  persone. 

Quindi  tra  le  8  e  le  8,  40  pom.  scossa  ondulatoria  da  N-0  a  SE, 
la  quale  nei  sismografi  produsse  una  traccia  a  diametro. 

Ai  9  Decembre  tra  le  9  e  le  9,  45  ant  aTTenne  una  scossa,  che 
non  saprei  determinare.  Ho  troTato  sulla  sabbia  tre  leggere  ed  abba- 
stanza lunghe  spaccature  in  diTorsi  sensi.  Forse  può  essere  stato  un 
semplice  tremito,  e  la  punta  del  pendolo  cogli  urti  aTrebbe  prodotto 
le  crepature  sulla  sabbia. 

Fra  le  3,  40  pom.  e  le  5, 15  scossa  ondulatoria  da  S-0-0  a  N-E-E. 

Alle  5,28  pom.  leggerissima  scossa  ondulatoria  nella  stessa  di- 
rezione. 

Nel  giorno  10  fra  le  9  e  le  11  antìm.  leggera  scossa  ondulatoria; 
della  quale  dimenticai  di  notare  subito  nel  registro  la  direzione. 

Nel  giorno  10  modificai  un  poco  il  sismografo.  InTece  della  sab- 
bia, che  mi  sembra  troppo  disgregata  e  troppo  pesante  sicché,  nelle  pic- 
cole scosse  la  traccia  si  ricolma  in  buona  parte  e  lascia  un  poco  dubbia 
r  impronta  della  punta  del  pendolo ,  incominciai  a  far  uso  d*un*altra 
sostanza  e  precisamente  della  farina  di  riso,  leggerissima  e  nello  stesso 
tempo  cosi  arrendoTole,  che  ponendola  entro  una  scatoletta  e  toglien- 
done la  colmatura  con  una  riga,  dà  una  saperficie  assai  ben  leTigata 
e  simigliante  a  quella  d'un  marmo  bianco. 

Dopo  il  giorno  10  non  tì  sono  state  Tere  scosse,  ma  sono  aTTenuti 
iuToce  frequentissimi  tremori  intesi  non  pure  da  me,  ma  anche  da  ai- 


GOBBISPONDENZA  41 


tre  persone.  I  pendoli,  massime  il  più  lango,  oscillano  quasi  sempre. 
Ho  provato  a  produrre  artificialmente  urti  nella  casa,  e  non  hanno  mai 
cagionato  oscillazioni  simili:  solo  imprimono  vibrazioni  nel  filo  metallico. 
Le  oscillazioni  sono  piccolissime. 

Oltre  a  ciò  da  circa  due  giorni  la  punta  dei  pendoli  s*ò  spostata 
verde  Nord  di  circa  un  millimetro:  e  questo  fatto  ò  analogo  a  quello 
osservato  da  lei  a  Bocca  di  Papa  e  dal  eh.  P.  Bertelli  a  Firenze. 

Al  mattino  del  25  alle  2,  50  ant.  scossa  ondulatoria.  Qualche  per- 
sona Tavverti.  Al  sismografo  produsse  una  traccia  da  Ovest  ad  Est. 

Nella  notte  poi  tra  il  25  e  il  26  altra  piccola  scossa  ondulatoria 
da  S-0  a  N-E,  indicata  dal  sismografo.  Verso  le  11,  30  pom.  del  me- 
desimo giorno  forte  scossa  parimente  ondulatoria  da  Sud  a  Nord.  Il 
sismografo  presentò  al  mattino  anche  una  traccia  da  Ovest  ad  Est;  cioò 
due  traccio  ortogonali,  com*ò  avvenuto  altre  volte. 

Alle  6,  30  antim.  del  29  si  senti  una  scossa  ondulatoria  da  Sud 
a  Nord.  Io  l'ho  avvertita  al  suono  di  due  boccette  di  vetro  vicine. 

Aggiungo  i  dati  baromotrici  di  questi  ultimi  giorni.  Alle  6  ani 
del  25  732mm.  36  (circa  4  millim.  sopra  la  media  annua,  ma  il  baro- 
metro calava  fin  dal  giorno  22  quando  alle  9  ant.  segnava  735mm.00). 
Poi  salì  sempre  fino  alle  9  ant.  del  26  e  raggiunse  i  738mm.  30.  Da 
allora  è  calato  quasi  sempre  e  alle  6  ant.  di  oggi  era  disceso  a  717mm.70, 
il  qual  valore  non  deve  esser  molto  superiore  al  minimo  di  tutta  la  di- 
scesa, poichò  poscia  è  sempre  salito.  Le  fo  osservare,  che  al  tempo  della 
scossa  più  forte  avvenuta  verso  la  mezzanotte  del  26  la  Luna  trovavasi 
quasi  sul  meridiano. 

Ai  29  di  decembre  fra  le  7,  30  e  le  8  pom.  leggera  scossa  ondu- 
latoria. Il  sismografo  non  Tha  indicata,  o  almeno  io  non  vi  badai:  ma 
diverse  persone  l'intesero  e  convengono  presso  a  poco  nell' assegnare 
l'ora  predetta. 

Ai  30  alle  6,35  pom.  leggerissima  scossa  ondulatoria  da  Ovest  ad 
Est,  che  intesi.  Osservati  subito  i  pendoli,  li  trovai  oscillanti  nella  stessa 
direzione.  Tre  minuti  dopo  altra  scossa  leggerissima  parimenti  da  me 
avvertita.  L'oscillazione  de'  pendoli  cambiò  piano  istantaneamente,  e  si 
compieva  da  Sud  a  Nord  normalmente  al  piano  di  prima  :  bellissima 
conferma  del  fenomeno  già  osservato  dalla  S.  V.  Le  oscillazioni  erano 
piccolissime,  ma  abbastanza  sensibili,  specialmente  nel  pendolo  più  lungo. 

Ai  3  Gennaio  del  1874  verso  le  2 ,  10  ant.  scossa  piuttosto  forte 
ondulatoria  da  S*  0  a  N-E.  Traccia  al  solo  sismografo  dal  pendolo  più 
lungo. 

FASCICOLO  II.   E   III.  4 


42  OOBBIBPONDSNZA 


Questa  maggiore  sensibilità  del  pendolo  più  lungo  mi  sembra  do- 
Tersi  attriboire  al  cambiamento  della  polvere  su  coi  lavora,  cioè  alla 
minore  resistenza  della  farina  di  riso,  la  quale  si  può  anche  innalzare 
con  maggiore  sicurezza,  facendo  che  la  punta  de'  pendoli  vi  si  immerga 
sfiorandone  appena  la  superficie. 

Se  non  m'inganno,  lo  spostamento  della  yerticale  è  un  fatto.  Adesso 
ritornerebbe  nella  direzione  di  prima.  Disporrò  un  pendolo  apposito. 

Ai  13  Gennaio  alle  9 ,  6  pom.  leggera  scossa  ondulatoria  da  S-0 
a  N-E  che  intesi  benissimo ,  e  i  pendoli  oscillarono  assai  debolmente 
nella  stessa  direzione. 

Tra  le  10,  30  e  le  10,  45  altra  identica  leggera  scossa.  H  barometro 
alle  6  ant.  toccava  un  minimo  di  soli  729mm.  20. 

Nella  notte  dal  15  al  16  fuvvi  piccola  scossa  da  S-0  a  N-E.  Trac- 
cia brevissima  al  sismografo.  Qualche  persona  l'ha  intesa,  ma  non  ha 
saputo  dirmi  l'ora,  che  forse  dovrebbe  essere  poco  lontana  dalla  mez- 
zanotte, n  barometro  calava  lento  dal  giorno  precedente,  quando  alle 
9  ani  avea  raggiunto  un  massimo  di  737mm.  34. 

A  di  17  corrente  fra  l'una  pom.  e  le  9  leggera  scossa  ondulatoria 
da  S-0  a  N-E.  Traccia  al  sismografo.  H  barometro  alle  9  pom.  era 
sceso  fino  a  725mm.  38. 

Nella  notte  dal  17  al  18  leggera  scossa  da  S-0  a  N-E.  Traccia 
al  sismografo.  Il  barometro  alle  6  pom.  ha  toccato  i  721mm.  10  e  poi  ha 
cominciato  a  risalire. 

É  forse  da  osservarsi,  che  tutte  le  scosse  accadute  finora  entro  il 
corrente  mese  sono  state  tutte  ondulatorie  ed  hanno  avuto  una  direzione 
costante.  Cosi  pure  mi  sembra  strano,  che  le  scosse  di  qui  non  coincidano 
con  alcuno  d'altri  luoghi,  che  ho  visto  pubblicate  sopra  alcuni  giornali. 

IVota  -  Intorno  alla  causa  del  dominare  nelle  scosse  ondulatorie 
di  Yelletri  direzioni  quasi  costanti,  veggasi  la  pag.  56,  dove  ho  avuto 
occasione  di  dime  alcune  parole.  Intorno  alle  rare  coincidenze  aggiungo 
qualche  notizia. 

ScoMe  a^-rertfto  In  altri  Ino^hl  In  eoineldenxa  di 
i^orno  ed  ora  colle  Vellterne*  -  1.^  Nei  monti  Albani^  i  quali 
fanno  parte  del  medesimo  sistema  vulcanico  Laziale  -  16  Novembre 
alle  ore  2,35  ant.  a  Bocca  di  Papa  ondulazione  da  NO  e  SE  notata  dal 
sismografo  situato  nella  mia  casa  di  villeggiatura  ed  avvertita  assai 
fortemente  dagli  abitanti.  La  medesima  scossa  fu  assai  sensibile  a  Ca- 
stel Gandolfo  sul  cratere  del  lago  Albano.  In  Bocca  di  Papa  si  av- 
vertirono in  coincidenza  con  Velletri  anche  le  scosse  delle  6  ant.  e 


COBBISPONDENZÀ  43 


delle  6,  50  pom.  Qaesta  nltima  fn  assai  sensibile  al  monte  Gayo,  cioè 
sulla  cima  del  cratere  centrale  del  sistema  laziale.  -  6  Decembre.  Presso 
alle  11  ant.  in  Frascati  da  taluno  fu  avvertita  nna  scossa  principal- 
mente snssnltória  con  rombo  come  conseguente  un  gran  colpo.  -  2S  De- 
cembre. U  eh.  D.  G.  Lavaoqi  scrive  da  Mondragone  presso  Frascati: 
«  Abbiamo  avvertito  abbastanza  sensibilmente  la  scossa  del  25  poco 
»  prima  delle  3  ani  La  sua  direzione  fu  dal  SE  al  NO  o  viceversa,  per- 
»  chò  un  piccolo  orologio  a  pendolo,  che  oscillava  in  quel  piano,  fu  fer- 
»  mato  all'istante.  Fu  ondulatoria  e  durò  2^^  ovvero  3."^ 

2.^  Nella  Vaile  del  Liri  che  trovasi  incirca  nel  medesimo  paral- 
lelo con  Yelletrì.  -  13  Gennaio.  Mi  scrive  il  sig.  Tronconi  di  Sora,  che 
in  Atina  fu  avvertita  una  sensibile  scossa  alle  9  della  sera. 

d.''  In  altri  punti  d*  Italia  -  10  Novembre  1873  a  Moncalieri , 
scrìve  il  Denza,  nella  notte  e  nella  mattina  avvennero  scosse,  sentite 
pure  a  Yelletrì  con  maggior  veemenza  -  1  Decembre  pure  a  Moncalieri 
terremoto  intomo  alle  9  ant  -  25  Decembre.  Alle  2,58  scossa  ondula- 
loria  sensibile  a  Belluno  e  contomi.  All'ora  stessa  fu  avvertita  anche 
a  Perugia. 

SeoMe  airvertlte  In  eolneldenxa  eolle  Vellterne  sol- 
tanto nel  giorno,  ma  In  ora  diverse.  1.®  Nei  monti  Alba/ni 
e  coniomi  -  24  Novembre.  Alle  10  pom.  debole  scossa  da  SO  a  NE 
avvertita  da  perecchi  in  Boma.  -  2  Decembre.  Alle  ore  0,30  ant.  e  10  pom. 
parimenti  m  Roma  furono  notate  due  leggerissime  scosse  di  suolo  -  12  e 
13  Decembre.  Alle  3  ant  del  12  e  fra  l'I  e  42  pom.  del  13  sensibili 
scosse  furono  avvertite  in  Bocca  di  Papa,  le  quali  cadono  nel  periodo 
dei  tremiti  continui  dal  10  al  17  indicati  dal  Galli  in  Yelletri. 

2.^  Nella  Valle  del  Liri  -  10  Novembre.  Alle  9  pom.  leggera  ma 
prolungata  scossa  a  Sora  -  10  al  18  Novembre.  Mi  scrive  il  sig.  Tron- 
coni «  la  posso  assicurare,  che  la  terra  di  tanto  in  tanto  vacilla,  perchò 
>  in  questi  giorni  si  sono  avvertite  diverse  scosse  ma  lievi.  » 

3.^  In  altri  punti  délV  Italia  e  nei  Pirenei  -  24  Novembre.  A  Ba- 
gneres,  dove  in  questi  giorni  avvennero  35  scosse  di  terremoto,  alle  5,50 
del  mattino  si  è  sentito  un  remore  sotterraneo  intensissimo  e  prolungato 
senza  scosse  nò  vibrazioni.  -  2  Decembre.  A  Tolmezzo  alle  5,45  ani  ed 
a  Belluno  alle  5,36  terremoto  ondulatorio  di  21'  da  SE  a  NO.  A  Mon- 
calieri il  P.  Denza  ne  notò  una  alle  8,30  ant.  la  quale  ora  è  tanto  vi- 
cina alle  8,14  di  Yelletri,  che  basta  supporre  una  leggera  inesattezza 
degli  orologi,  per  vedere  che  probabilmente  la  scossa  di  Moncalieri  è  la 
medesima  di  Yelletri  -  9  Decembre.  Alle  9,15  pom.  scossa  a  Tolmezzo  • 


44  C0RRI8P0NDBNZA 


10  Decembre.  Naova  scossa  a  Moncalierì  alle  10  pom.  'Ile  13  De- 
cembre.  Leggerissima  scossa  a  Moncalierì  - 13  e  15  Decemhre,  Forti 
scosse  a  Magnano  presso  Caserta,  dove  da  oltre  nn  mese  il  snolo  trema 
di  frequente.  Di  questi  terremoti  darò  poi  conto  particolareggiato.  Tanto 
le  scosse  di  Magnano  come  le  saddette  di  Moncalierì  cadono  nel  perìodo 
di  tremito  frequento  Veliterno  dal  10  al  17  del  mese  -  25  Decembre. 
A  Belluno  e  contomi  fortissima  scossa  alle  6,  25  ant  con  nuorì  danni 
nei  fabbricati.  Si  temette  un  nuoro  disastro,  che  fortunatamente  non  ay- 
venne,  in  causa  della  brevissima  durata  dello  scuotimento.  -  17  Can- 
naio 1874.  Alle  0,30  ant.  scossa  ondulatoria  a  Moncalierì. 

Note  -  Moltissime  altre  scosse  sono  avvenute  tanto  nei  monti  al- 
bani, come  nel  rimanente  dell'Italia  in  giorni  intermedi  e  diversi  da  quelli, 
nei  quali  avvennero  scosse  a  Velletri.  Questi  terremoti,  quantunque  ap- 
partenenti al  medesimo  perìodo  e  non  essendo  avvenuti  in  stretta  coinci- 
denza, saranno  enumerati  in  altro  fascicolo  di  questo  periodico.  L'esatto 
ordine  cronologico  ed  orarìo  di  tutti  complessivamente  i  terremoti  Xtà- 
liani  vedrassi  regolarmente  negli  specchi  dei  fenomeni,  dopo  che  il  tempo 
abbia  permesso  completarne  il  più  possibile  i  cataloghi  e  le  notizie. 

Notizie  spettanti  al  Gennaio  1873 

(Complemento  descrittivo  dei  fenomeni  compresi  nel  quadro  sinottico) 

Oflclllastonl  del  «nolo  nel  GenoireiMito  dal  1  al  IO  Creno. 

(Qaezdia  di  Genova  11  Qenn.  1873)  É  difficile  farsi  un  idea  dei  fe- 
nomeni che  si  verificano  sulle  montagne  della  Fontana-buona  e  delPalto 
Bisagno.  Abbissamenti  e  sollevamenti  di  suolo ,  montagne  che  si  sfal- 
dano e  spaccano,  colli  che  si  avvallano  lasciando  scoperto  lo  scheletro 
delle  rupi,  casolarì  e  campicelli  trascinati,  travolti,  affondati,  molti  dei 
quali  ridotti  a  mucchi  di  macerie.  Le  poiassime  rovine  sono  al  monte 
Bargalino,  a  Dova  Servana,  ed  a  Dova  Sottana. 

Fumo  all'Etna  nel  Gennaio  1998.  (Lettera  del  eh.  prof.  Orazio 
Silvestri)  «  Nessun  terremoto  sensibile  si  ò  avuto  nel  Gennaio  suU'Etna: 
»  solo  da  qualche  tempo  il  grande  cratere  centrale  manda  del  fumo  in 
»  abbondanza  non  ordinaria,  il  che  accenna  ad  uno  stato  di  eccitazione. 
»  Fenomeni  eruttivi  però  non  avvennero  dal  Settembre  1869  in  poi  ». 

Wemltf,  rombi,  nebbia  nel  lano  Albano  prima  del 
terremoto  del  19  Crenn*  (Noti2ie  attinte  sul  luogo).  Da  parecchi 
giorni  prima  del  gfrande  terremoto  del  19  sentivansi  ripetutamente  pi<?- 


CORRISPONDENZA  45 


cole  8C<vsse  dalle  persone  sensibili.  Il  18  poi  molte  volte  nel  giorno  senti- 
Tasi  sotto  le  acqne  del  lago  un  capo  rombo  simile  al  romore  della  ferrovia. 

La  sera  del  18  si  notò  una  nebbia  foltissima  e  bassa  salle  acque 
del  lago  nel  profondo  a  contatto  delle  medesime. 

Il  rombo  fa  sentito  da  taluno  anche  nella  campagna  al  di  fuori 
del  cratere  ora  lago. 

Solfatura  dlTiiroll  nel  terremoto  del  IO  Oennalo  1898. 
(Lettera  del  Canonico  Coccànari  e  notizie  attinte  sul  luogo).  Nella  mat- 
tina del  19  Gennaio  all'ora  del  terremoto  il  lago  delle  acque  albule 
0  solfatara,  ed  il  corso  deirAniene  e  del  Tevere  erano  coperti  di  nebbia 
bassa.  La  solfatara  accrebbe  sensibilmente  il  getto  dei  gas. 

L'  atmosfera  era  tranquilla  ed  il  vento  notato  dalla  banderuola 
era  EENE.  Cantarono  alcuni  galli  e  la  temperatura  dell'aria  non  era 
fredda. 

Soirotam  delle  Frattoeelile  preMio  Roma  nel  terre- 
moto del  !•  Gennaio  1898.  (Notizie  attinu  sul  luogo).  Alle  ore 
6,30  ant  avvenne  una  scossa  fortissima  sussultoria,  i  cui  effetti  furono 
uno  svolgimento  straordinario  della  mofeta,  che  divenne  insopportabile, 
ed  un  qualche  aumento  della  temperatura  delVacqua^  In  una  capanna 
semidiruta  furono  lanciati  fuori  di  terra  a  qualche  piccola  distanza  due 
grossi  pali,  che  vi  stavano  conficcati  per  l'armatura  della  detta  capanna. 
I  pali  del  telegrafo  furono  in  parte  divelti,  essendone  stata  lanciata  in- 
tomo la  terra  che  li  stringeva  da  presso.  Un  forte  rombo  sotterraneo 
accompagnò  questa  scossa,  che  sembrò  ai  pochi  abitanti  assai  lunga. 

Pleeola  erosione  nel  Ve»uirlo  del  86  Gennaio  1898. 
(Dai  giornali  di  Napoli  del  26).  Ieri  (25)  poco  dopo  il  mezzogiorno ,  il 
Vesuvio  volle  darci  lo  spettacolo  di  una  piccola  eruzione.  Già  dalla  mat- 
tina mandava  f^ori  una  forte  colonna  di  fumo.  All'ora  indicata  non 
mancarono  i  boati,  abbastanza  forti  da  far  tremare  i  vetri  delle  case  più 
alte  di  Castellammare ,  né  mancarono  le  fiamme  e  le  pietre  infocate 
slanciate  dal  cratere  ad  una  certa  altezza.  Tutto  ieri  e  stamane  il  vul- 
cano fumava  più  del  solito. 

Altri  eonatl  erottivi  del  Vesuvio  del  Gennaio  1898. 
(Mi  scrive  il  eh.  prof.  Luigi  Palmieri  in  data  4  Febraio  1873J  «  Il  Yesu- 

>  vio  sebbene  possa  dirsi  in  riposo,  pure  da  qualche  tempo  accenna 

« 

>  lentamente  al  periodo  di  ripresa.  Le  fumarole  crescono  di  numero,  eie- 
»  vano  la  loro  temperatura  e  gli  acidi  divengono  più  abbondanti.  Il 
»  sismografo  a  lunghi  intervalli  patisce  lievi  perturbazioni.  Qualche 

>  scossa  leggera  si  ò  notata  nei  giorni  14  e  16  Gennaio  >. 


46 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONE 


BERTEIiU  (Prof.  Tlmotoo  B.)  Appunti  starici  intomo  alle  rieer^ 
che  sui  piccoli  e  spontanei  moti  dei  pendoli  fatte  dal  secolo  XVU 
in  poi.  y.  Bullettino  di  Bibliografia  e  di  Storia  delle  Scienze  Mate* 
matiche  e  Fisiche  di  B.  Boncompagni  -  Tomo  VI  -  Gennaio  1873  - 
Roma  Tip.  delle  Scienze  Mat  e  Fisiche  -  1873.  Via  Lata  N.  211À. 
e  l'Estratto  ivi  stampato. 

Sunto  deirautore  in  relazione  ai  moti  mioroeismioi 

In  occasione  dei  famosi  terremoti  delle  Bpmagne  del  1870,  ed 
in  appresso  avendo  io  assai  di  frequente  notato  in  parecchie  mi- 
gliaia di  osservazioni  certi  piccoli  moti  spontanei  del  pendolo  sismo- 
metrico,  senza  che  né  qui  né  altrove  si  avessero  punto  scosse  sen- 
sibili di  terremoto,  cercai  di  rintracciare  ed  esporre  in  alcuni 
Appunti  Storici  quanto  a  mia  notizia  (1)  si  era  sperimentato  e 
scritto  su  tale  argomento,  aggiungendo  infine  quanto  a  me  stesso 
Tesperienza  aveva  dimostrato.  —  Quindi  la  parte  storica  di  questo 
scritto  riguarda  principalmente  le  spootanee  oscillazioni  minime 
e  deviazioni  dalla  verticale  dei  pendoli  lunghi,  le  quali  si  osser- 
vano dopo  che  si  sono  messi  in  quiete:  accidentalmente  poi  ho 
toccato  ancora  di  qualche  documento  storico  relativo  alla  famosa 
esperienza  di  Foucault.  E  poiché  lo  studio  dei  piccoli  moti  pen- 
dolari, che  ho  detto,  attesa  la  loro  frequenza  e  la  facilità  di  po- 
terli studiare,  sembra  giovare  non  poco  alla  sismologia  moderna, 
per  la  quale,  come  è  avvenuto  di  altre  scienze  sperimentali,  pare 
che  il  microscopio  voglia  aprire  un  nuovo  e  vasto  campo  airinda- 


(1)  Il  chiarissimo  sig.  D.  Gùnther  espose  alla  Società  Fisico-Medica 
di  Erlangen  in  Baviera  nel  26  Maggio  1873  alcuni  altri  punti  storici  im- 
portanti sul  medesimo  argomento,  ed  ora,  a  mia  richiesta  e  di  S.  E.  il 
Principe  B.  Boncompagni ,  egli  sta  completando  queste  ricerche  con  uno 
scritto,  che  verrà  pubblicato  nel  Bullettino  suddetto  (nota  1.). 


BIBLIOOBAFU  47 


gine  e  airindazione,  così  nel  desiderio  pure  di  cooperare  a  tatt'aomo, 
come  mi  propongo  di  fare,  all'eccellente  divisamente  del  chiaris- 
Simo  sig.  Prof.  Car.  M.  S.  De  Bossi  nella  pubblicazione  di  questo 
Ballettino,  espongo  intanto  come  un  riassunto  di  quel  mio  lavoro 
in  relazione  allo  studio  dei  moli  microsismici. 

Dopo  che  nel  1643  furono  pubblicate  dall'  Abate  Gassend  le 
prime  esperienze  di  questo  genere,  fatte  da  Alessandro  di  Calignon 
Peirins  del  Delfinato ,  col  fine  di  dimostrare  la  rotazione  diurna 
della  terra,  razione  lunisolare,  delle  maree  ecc.,  assai  fu  detto  e 
sperimentato  nel  secolo  XYII  dal  Gassend  istesso,  dal  Morin,  dal 
Padre  Mersénne,  da  Mons.  Caramnel  di  Lobkowitz,  da  Daniele 
Lipstorpio  di  Lubecca,  dai  Padri  Biccioli  e  Grimaldi  e  da  Benato 
Cartesio ,  come  ho  esposto  ne^li  Appunti  Storici  sopraccennati. 
Ma  sia  per  non  trovare  essi  nei  moti  osservati  l'accordo  supposto 
sincrono  e  proporzionale  coi  fenomeni  sopra  indicati,  sia  per  man- 
canza di  istrumenti  di  sufficiente  ingrandimento  nell'osservare,  si 
conchiuse  o  che  simili  moti  non  esistessero  affatto,  o  che  fossero 
prodotti  da  cause  puramente  accidentali  e  locali,  o  che  dipendes- 
sero da  illusione  ottica.  Oltre  a  ciò  le  deduzioni  tratte  dalle  prove 
allora  eseguite  avevano  un  difetto  comune  (ciò  che  pure  intervenne 
nella  maggior  parte  delle  esperienze  che  si  fecero  appresso)  cioè 
che  il  punto  di  sospensione  dei  pendoli  era  applicato  ai  muri,  agli 
impiantiti ,  ai  volti  dei  fabbricati ,  nella  parte  dei  medesimi  che 
sorgeva  notevolmente  sopra  terra  (1).  Ora  le  oscillazioni  locali , 


(1)  Qaesto  difetto  troyasi  pure  in  molti  Bismometri  anche  a'  nostri 
giorni,  e  per  questo,  come  pure  per  la  diversa  lunghezza  dei  pendoli  usati, 
e  per  altre  circostanze,  le  indicazioni  di  tali  istrumenti  non  sono  compa- 
rabili, almeno  nei  diversi  luoghi,  nò  quindi  abbastanza  atti  ad  alcune  scien- 
tifiche deduzioni.  Per  riguardo  alla  sospensione  dei  pendoli  alle  parti  delle 
fabbriche  sopra  terra,  e  a  diverse  altezze  in  esse,  basta  riflettere  (ciò  che 
il  fatto  dimostra  ad  evidenza)  alla  grande  differenza  d*ampiezza  delle  scosse 
dei  terremoti  nell'indicazione  grafica  avuta  in  uno  stesso  luogo  a  pianter- 
reno ed  ai  piani  superiori,  la  quale  amplificazione  succede  anche  ne*  pen- 
doli corti ,  per  ragione  della  coincidenza  e  rinsacco  d' onda  tra  le  vibra- 
zioni terrestri  e  quelle  dei  pendoli  stessi  e  dei  muri.  Ora  l'indicata  enorme 
differenza  di  moto  angolare,  se  il  moto  venisse  unicamente  dal  suolo,  con- 
durrebbe a  supporre ,  che  il  centro  di  tal  rotazione  fosse  a  pochi  metri 
sotto  il  medesimo,  cosa  per  ogni  riguardo  inammissibile,  considerando  an- 
che solo  l'ampiezza  delle  regioni  che  contemporaneamente  ne  sono  scosse. 


48  BIBLTOOBÀFIA 


razione  del  Tento»  il  moto  di  dilatazione  termica  dei  muri»  ed  altre 
cause  di  errore  possono  note7olmente  influire  nel  produrre  o  mo- 
dificare i  moti  osservati.  Infine  le  esperienze  non  furono  abbastanza 
numerose  e  prolungate ,  né  gli  sperimentatori  scevri  da  preoccu- 
pazioni riguardo  alla  presenza  o  assenza  dei  moti  òtessi»  come  con- 
ferma 0  negazione  di  alcune  speciali  relazioni  con  altri  fenomeni, 
ai  quali  si  credeva  potessero  unicamente  attribuirsi  codesti  effetti. 
Nel  secolo  XVIII  si  ripigliarono  ancora  con  calore  tali  studi, 
specialmente  per  Tiniziativa  che  ne  prese  innanzi  all'accademia  di 
Parigi  il  De  Màiran  nel  1742.  Foco  appresso  infatti  il  sig.  Nicola 
Lecat  sperimentò  nella  Cattedrale  di  Bouen  con  un  pèndolo  di  127 
piedi,  ma  non  trovò  (osservando  per  un  anno  intero  a  mezzodì  e 
a  sera)  alcuna  regolare  escursione,  rispetto  alle  idee  accennate  del 
moto  del  sole  ecc.  —  Il  difetto  solito  delle  influenze  locali  del  fab- 
bricato non  si  era  evitato  in  questa  esperienza,  ciò  che  credette 
aver  messo  in  chiaro  il  Barone  De  Orante  nel  1743,  notando  le 
disparità  nelle  indicazioni  di  pendoli  di  diverse  lunghezze  posti 
in  uno  stesso  ambiente,  il  che  per  altro  non  sarebbe  una  dimo- 
strazione assoluta,  potendo  influire  in  tale  diversità  anche  solo 
1&  diversa  lunghezza  dei  pendoli  stessi  da  lui  usati  (1).  Comunque 
sia,  egli  fu  il  primo  che  nel  1753  cercasse  di  escludere  questa  causa 
di  errore,  collo  sperimentare  in  una  grotta  silicea  nel  Castello  di 
S.  Pietro  di  Yauvrai  presso  Louviers  in  Normandia,  con  un  pen- 
dolo di  11  piedi  di  lunghezza;  e  ciò  fu  nei  mesi  di  Novembre  e 
Dicembre.  Benché  troppo  poche  fossero  le  osservazioni  da  lui  fatte, 
pure  vide  un  continuo  movimento  elittico  nel  pendolo,  e,  nel  tempo 
che  osservò,  gli  parve  che  Tasse  maggiore  dell'olisse  fosse  sem- 
pre nel  piano  Est-Ovest,  come  nel  primo  pendolo  da  lui  usato 
nel  1743  a  Parigi 


(I)  A  quanto  mi  consta  dall'esperienza  (ciò  che  sembra  pure  eonfer-^ 
mato  da  alcuni  fatti  osservati  dal  Sig.  d'Abbadie  in  Francia,  e  dal  Prof.  Can. 
Pamisetti  di  Alessandria  in  Piemonte),  i  moti  microsismici  dei  pendoli  pare 
risultino  dal  rapidissimo  succedersi  di  piccolissime  vibrazioni  del  suolo  a 
corti  intervalli.  I  pendoli  lunghi  ritengono  naturalmenle  per  un  tempo  assai 
maggiore  che  non  i  corti  il  moto  ricevuto,  ed  in  essi  ò  più  facile  ottenere, 
per  effetto  d'inerzia,  che  il  moto  non  sia  sincrono  con  quello  della  terra, 
ciò  che  impedirebbe  l'averne  indicazione. 


BIBLIOGBÀFIi  49 


Quanto  a  quest'altima  circostanza  della  direzione  fissa,  posso 
dire,  che  in  questi  anni  che  ho  speripentato,  dopo  migliaia  d'os- 
servazioni fino  al  giorno  d*oggi,  ho  trovato  non  solo  che  tale  co- 
stanza di  direzione  non  esiste,  ma  che  anzi  questa  cangia  assai 
rapidamente  e  spesso  da  un  momento  ad  un  altro  nel  suo  azimut; 
e  questo  fenomeno  fu  ancora  rilevato  dal  Sig.  d*Abbadie,  con  istru- 
menti  di  osservazione  assai  delicati.  Oltre  a  ciò  questo  fatto  sa- 
rebbe pure  in  accordo  colle  teorie  vulcano -sismiche  del  chiaris- 
simo Prof.  De  Bossi. 

Se  non  che  contro  Tesperienza  del  De  Grante  e  degli  altri,  i 
quali  avevano  innanzi  di  lui  riscontrati  i  piccoli  movimenti  dei 
pendoli  in  quiete,  sorse  a  Parigi  il  Sig.  Bouger  nel  1756,  e  per 
mez£o  di  un  telescopio  diretto  ad  una  mira  lontana,  per  la  quale 
non  trovò  variazione,  credette  aver  dimostrata  la  stabilità  perfetta 
della  crosta  terrestre  e  '  del  filo  a  piombo.  Ma  l'Abb.  Giuseppe 
Toaldo  Professore  a  Padova  nel  1780  combatto  queste  conclusioni, 
mostrando  che  la  simultaneità  del  moto  del  cannocchiale  e  della 
mira  non  permetteva  di  riconoscere  il  moto  terrestre,  quando  pure 
realmente  vi  fosse.  Inoltre  con  diverse  ingegnose  ragioni  egli  cercò 
di  dimostrare,  che  di  fatto  questo  moto  debba  esistere  nella  crosta 
terrestre  per  le  tante  forze  motrici  tuttora  attive  che  in  essa  ri- 
siedono, benché  osservi  che:  «  non  è  tanto  facile  farvi  sopra  espe- 
rienze sicure,  dovendosi  sospendere  un  pendolo  lunghissimo  in 
luogo  fermissimo ,  chiuso  e  ben  difeso  da  ogni  vento  e  da  ogni 
altra  agitazione  (1). 

Venendo  poi  a  tempi  più  vicini,  esposi  come  nel  1836  il  Sig. 
Guyot  fece  a  Parigi  diverse  esperienze  con  vari  pendoli,  ed  in  fine 
nel  Panteon  con  un  pendolo  di  57  metri,  e  credette  aver  dimo- 
strata la  deviazione  del  filo  a  piombo  dalla  verticale  per  mezzo 
dello  spostamento  (osservato  per  riflessione  in  una  superficie  di 
mercurio)  dell*  immagine  di  due  perlette  poste  a  diversa  altezza 
sulla  linea  dell*  appiombo.  Ma  in  questa  esperienza  non  si  tenne 
conto  al  solito  dei  moti  del  fabbricato,  ed  inoltre,  secondo  il  Sig. 
d'Abbadie  ed  il  Sig.  Porro,  pare  che  intervenissero  pure  altre  cause 
d'illusione,  da  prima  non  avvertite. 


(1)  Della  vera  influenza  degli  astri  ecc.  Saggio  Meteorologico  eco,  di 
Giuseppe  Toaldo  -  Padova  1780,  pag.  26. 


50  BIBLIOOBAFIA. 


In  seguito  (dal  1837  al  1852)  il  Sig.  d*Abbadie  studiò  le  de- 
viazioni dalla  verticale  per  mezzo  delle  bolle  di  delicati  livelli  con- 
venientemente collocati,  ed  osservò  pure  per  mezzo  di  essi  diversi 
piccoli  terremoti,  molti  dei  quali  non  avvertiti  da  persona.  Ap- 
presso, a  fine  di  togliere  i  dubbi  che  ancora  aveva  intorno  ai  livelli, 
fece  uso  della  riflessione  di  un  bagno  di  mercurio  posto  in  un  cavo 
profondo,  osservando  in  esso  l'immagine  prima  della  sferetta  di 
un  pendolo ,  poi,  invece  di  questo ,  di  alcuni  fili  micrometrici ,  e 
per  mezzo  di  un  cannocchiale  verticale  rivide  assai  volte  le  devia- 
zioni dell'appiombo  e  molti  piccoli  terremoti  (1). 

Il  Sig.  Montigny  di  Namur  nel  1852,  il  Sig.  Puiseux  nel  1856 
ed  Artur  nel  1856  e  1857  esposero  le  loro  teorie  suirinfluenza  lu- 
nisolare in  questi  piccoli  moti:  però  si  accorda  assai  pih  coi  fatti 
quella  che  il  Sig.  Andrea  Foey  espose  all'Accademia  di  Parigi 
nella  sessione  del  15  Ottobre,  sebbene  essa  sia  insufficiente  a  spie- 
gare i  veri  terremoti,  ed  alcuni  moti  microsismici  di  orìgine  vul- 
canica. Quantunque  egli  desse  troppo  peso  all'azione  baro-sismica 
delle  forti  variazioni  di  pressione  atmosferica,  pure  dopo  assai  nu- 
merose osservazioni  fatte  da  me  in  questi  tre  anni  posso  accertare, 
che  niun  forte  abbassamento  barometrico  è  avvenuto  senza  essere 
immediatamente  preceduto,  accompagnato  o  seguito  da  notevoli 
moti  microsismici:  ma  però  oltre  questi  ve  ne  sono  altri  irregolari, 
e  spesso  assai  considerevoli  ed  istantanei,  che  avvengono  anche 
sotto  alte  pressioni.  Per  distinguerli  chiamai  i  primi  baro-sismici 
ed  i  secondi  vulcano-sismici. 

Il  Sig.  Canonico  Prof.  Parnisetti ,  Bettore  del  Seminario  di 
Alessandria  in  Piemonte  fece  pure  ntoltissime  ed  assai  pregevoli 
esperienze  nelF  inverno  del  1855-1856  sui  piccoli  moti  spontanei 
dei  pendoli,  senza  conoscere  le  esperienze  che  si  erano  fatte  prima. 
Egli  arrivò  a  queste  conclusioni:  1"*  il  pendolo,  in  apparenza  fermo. 


(I)  Mi  ò  stato  fayorito  recentemente  dal  Sig.  d'Abbadie  un  Estratto 
dì  un  bellissimo  suo  vicolo  inserito  nei  Comptes^Rendus  du  Congrès  de 
BordeauoD  della  Associazione  Francese  per  1*  avanzamento  delle  Scienze 
(Seduta  dell*  11  Sett.  1872).  Da  questo  scritto  mi  pare  risulti  chiaramente 
dimostrata  la  realtà  dei  moti  microsismici,  e  la  deviazione  varia  e  irre- 
golare della  deviazione  del  filo  a  piombo  dalla  verticale,  confermata  pure 
da  molte  osservazioni  astronomiche.  Trovo  inoltre  nel  medesimo  molti  fatti 
e  particolarità,  che  combinano  perfettamente  colle  mie  osservazioni. 


BIBLIOGRAFIA  51 


descrive  delle  piccolissime  olissi  coll'asse  maggiore  diretto  costan- 
temente nel  piano  Est- Ovest;  2^  le  escursioni  sono  proporzionali 
alle  lunghezze  dei  pendoli  ;  3.^  Le  oscillazioni  sono  indipendenti 
dallo  stato  del  cielo  e  dal  calore  del  sole.  Riguardo  a  queste  con- 
clusioni, stando  ai  fatti  da  me  osservati,  avrei  solo  a  notare,  ol- 
tre quello  che  ho  detto  innanzi,  rispetto  al  variare  di  direzione 
ed  ai  moti  vulcano*sismici,  che  la  curva  raramente  è  elittica  o 
circolare,  ma  per  lo  più  irregolare  e  quasi  stellare,  ciò  che  pure 
interyiene  nei  veri  terremoti,  come  fu  anche  riconosciuto  dal  d' Ab- 
badia e  da  altri:  pih  di  rado  ancora  si  osserva  una  traccia  lineare. 
Quanto  poi  alla  costanza  delle  direzioni  Est-Ovest,  oltrecchè  ò  im- 
possibile che  si  conservi,  anche  solo  per  effetto  della  rotazione 
diurna  terrestre  (come  nel  pendolo  di  Foucault),  mi  consta  con 
ogni^certezza,  che  il  cambiamento  di  direzione  avviene  talora  in 
un  tempo  assai  più  breve,  ed  altre  volte  assai  più  lungo  di  quello 
che  comporti  la  legge  stessa  di  Foucault.  Del  resto  lo  stesso  Prof. 
Parnisetti,  osservò  col  suo  pendolo  sismico  modificato,  le  deviazioni 
dalla  verticale  nel  piano  N-S,  neireclissi  parziale  di  sole  del  18  Lu- 
glio 1860,  quando  il  Barometro  era  assai  basso  ed  uoa  burrasca 
atmosferica  traversava  il  nostro  continente,  oltrecchò  nel  giorno 
precedente  erano  seguiti  terremoti  a  Mondovl  ed  a  Cuneo  (Y.  Bul- 
lett  Meteor.  di  Moncalieri  del  P.  Denza  Voi.  V,  N.  8  pag.  89). 

Quindi  ritengo  che  pih  direttamente  si  debba  rintracciare  la 
causa  sia  dei  moti  microsismici,  sia  delle  deviazioni  dalla  verticale 
neirazione  o  simultaaea  o  separata  del  vulcanismo,  e  della  pres- 
sione atmosferica.  Che  però  in  questo  genere  di  delicatissime  espe- 
rienze si  richiedono  speciali  cautele  nella  costruzione,  collocazione 
ed  uso  degli  [strumenti  a  ciò  destinati,  che  io  chiamo  Tramometri^ 
e  che  ora  si  stanno  costruendo  con  quelle  modificazioni  e  perfezio- 
namenti, che  l'esperienza  ha  suggerito. 

Prof.  Timoteo  Bertelli  6. 


(Prof.  P.  Pietro)  -  Sperienze  comparatile  9u%  sismometH 
fatte  nell'Osservatorio  di  Livorno,  Opuscolo  di  pag.  22  in  16.  Livorno 
Tip.  Meucci  30  Ottobre  1873. 

Epilogando  alquanto  le  parole  dell'autore  medesimo,  ecco  la 
proposizione  dell*  opuscolo.  «  Del  fenomeno  importantissimo  ed 
>  oscurissimo  nella  sua  causa ,  osservato  nei  lunghi  pendoli  dei 


52 


BIBLIOOFAFU 


»  sismometrì,  i  quali  raramente  si  trovano  in  riposo,  si  danno  spie^ 
»  gazioni  varie ,  forse  perchè  non  si  paragonarono  fra  loro  sismo- 
»  metri  molto  diversi  «  ed  i  dati  di  questi  con  i  valóri  dell'anemo- 

>  metro.  A  spiegare  quei  movimenti,  dice  l'A.  io  ricorro  ai  tremiti 

>  della  terra  prodotti  dal  moto  di  corpi  pesanti,  alle  agitazioni  o 
»  correnti  d'aria,  che  urtando  contro  i  corpi,  producono  o  da  questi 

>  fanno  trasmettere  oscillazioni.  Poca  o  nessuna  importanza  vede 
»  TA.  nelle  fasi  del  barometro  e  neppur  crede  ai  supposti  cambia- 
»  menti  di  forma  nella  superficie  terrestre,  quando  avvengono  oscil- 
»  lazioni  ordinarie  microscopiche,  non  cosi  nelle  straordinarie.  (1)  » 

Prima  di  provare  il  suo  assunto  l'Autore  descrive  i  suoi  ap- 
parati e  le  precauzioni  adoperate  per  allontanare  la  causa  d'errore. 
Il  filo  del  suo  pendolo  principale  ha  12  m.  29  di  lunghezza,  il  peso 
del  disco  14  Kilog.  e  mezzo.  Descrive  la  località  e  le  condizioni  del 
fabbricato,  che  dice  poco  lasciare  a  desiderare  per  i  suoi  esperimenti. 

Bidotte  le  osservazioni  a  valori  medii  decadici,  cccono  il  rìsul* 
tato  ottenuto  in  sei  decadi.  Sono  esclusi  nel  sismometro  i  valori 
superiori  a  due  divisioni  di  scala,  perchè  rappresentano  secondo  l'A. 
agitazione  anormale,  e  sono  centesimi  di  divisione  della  scala.  Per 
l'anemometro  i  valori  sono  metri  di  velocità  per  ogni  minuto  primo. 


totromenti 

AfOtto  1878 

Stttombra  1878 

Sismometro 

Anemometro 

Barometro 

0,36—0,46—0,38 

88—102—100 

759,46—60,79-69,83 

0,48-0,53-0,39 

185-206-154 

58,63—60,42-62,08 

Da  questi  valori  si  scorge,  che  il  sismometro  cresce  o  cala 
coU'anemometro.  Non  pretende  l'A.  che  siavi  una  corrispondenza 
assoluta,  ma  soltanto  tale  da  indicare  una  dipendenza,  spiccata  fra 
i  due  apparecchi.  Paragonando  poi  i  valori  del  sismografo  col  ba- 
rometro siamo  lontani,  dice  l' A.,  dalle  analogie;  anzi  pare  che  il 
barometro,  segua  il  sismometro,  mentre  dovrebbe  essere  l'inverso. 

Ai  dati  suddetti  aggiunge  la  considerazione,  che  sembra  dif- 
ficile intendere,  come  variazioni  barometriche  di  pochi  millimetri 


(1)  Questi  dati  TA.  ha  pubblicato  anche  nel  Bull.  Met.  del  Campido» 
glio  della  eh.  me.  di  Cat.  Scarpellini.  Maggia  1873. 


BIBLIOGBÀFU  53 


t  j 


debbano  produrre  fenomeDÌ  così  giganteschi,  méntre  tali  non  av* 
rengono  per  le  ake  e  basse  maree. 

Viene  poi  all'  ^Itro  fenomeno  dello  spostamento  del  pendolo 
fuori  della  verticale,  il  quale  dimostrerebbe  un  cambiamento  di 
forma  nella  terra.  Questo  fenomeno  dice  d'averlo  anch'esso  osser- 
vato ,  ma  sombragli  poterlo  anche  questo  attribuire  a  correnti 
aeree.  Considera  dapprima,  che  qualora  esistessero  cambiamenti  sia 
pur  minimi  della  terra,  avrebbero  dovuto  per  i  primi  avvedersene 
gli  astronomi,  i  cui  istromenti  troverebbonsi  spostati  relativamente 
agli  astri  per  ogni  minimo  moto  della  crosta  terrestre. 

Descrive  infine  alcuni  dei  numerosi  esperimenti  da  esso  fatti 
per  esaminare  tanto  la  quistione  delle  oscillazioni  microscopiche 
del  pendolo,  quanto  le  deviazioni  del  medesimo  dalla  verticale. 
Questi  esperimenti  si  fondano  principalmente  sulla  varia  sensibi- 
lità e  mobilità  dei  pendoli  di  diverse  lunghezze  e  di  diverso  peso. 
I  pendoli  pììi  corti  e  più  leggeri  sono  i  pih  mobili,  e  con  vari  espe- 
rimenti  l'autore  dimostra  l'esistenza  di  correnti  aeree  nell'interno 
dei  tubi  contenenti  i  pendoli.  Inoltre  fa  anche  notare  il  vario  ef- 
fetto di  queste  correnti  a  seconda  delle  varie  proporzioni  dei  corpi 
sospesi.  I  medésimi  esperimenti  mostrano  1'  esisteiiza  di  continue 
pulsazioni,  mediante  le  quali  l'aria  è  alternativamente  aspirata  ed 
espirata  dai  tubi. 

Annotoclone.  -  Fedele  al  proposito  di  non  arrogarmi  la  re- 
sponsabilità di  un  giudìzio  nella  rivista  bibliografica,  la  quale  deve 
raccogliere  semplicemente  i  fatti  e  gli  studi ,  non  intendo  colle 
parole,  che  aggiungo,  dar  V  ardua  sentenza  fra  l'opinione  del  Ber- 
telli, e  degli  altri  da  esso  citati,  e  quella  del  Monte.  Credo  però 
mio  dovere  di  accennare  alcuni  fatti  da  me  osservati,  i  quali  for- 
niscono dati  importanti  e  punti  da  esaminare  della  oscura  ed  in- 
teressaìitissima  questione. 

Nella  decorsa  estate  ed  in  specie  nei  mesi  di  Agosto,  Settem- 
bre ed  Ottobre  trovandomi  in  Bocca  di  Papa,  cioè  presso  alla  cima 
del  versante  esteriore  del  cratere  centrale  del  sistema  vulcanico 
laziale  a  715  metri  sopra  il  livello  del  mare,  ho  occupato  molto 
tempo  nella  osservazione  di  parecchi  pendoli  da  me  collocati  in 
varie  maniere  per  lo  studio  dei  terremoti.  L'altezza  della  stazione, 
la  natura  craterica  del  luogo ,  l' assoluta  mancanza  dell'  urto  dei 
carri,  i  quali  non  giungono  a  quella  altura,  e  finalmente  la  soli* 
dita  della  posizione  dei  pendoli  collocati  e  custoditi  nei  muri  in- 


54  BIBLIOGBÀFU 


terni  a  poca  altezza  dal  vivo  masso  di  lava  basaltina,  formano  un 
insieme  dì  condizioni  assai  favorevoli,  e  che  danno  importanza  alle 
mie  osservazioni,  quantunque  vi  mancasse  l' uso  del  microscopio. 
A  cagion  della  mancanza  del  microscopio  non  posso  ragionare  che 
di  menomissimi  moti,  assai  bene  apprezzati  però  daH'occhio  eser- 
citato e  dai  relativi  traguardi.  L'esperienza  mi  ha  dato,  che  Tagi- 
tazione  nei  pendoli,  la  quale  era  appunto  maggiore  nei  più  piccoli, 
compariva  a  periodi  di  uno  o  pih  giorni  consecutivi  e  senza  ve- 
runa relazione  colla  forza  del  vento.  Intorno  a  questo  punto  ho 
fatto  mille  esperimenti  per  assicurarmi,  che  le  agitazioni  da  me 
notate  fossero  veramente  sismiche  e  non  altro.  Vero  ò  che  trat- 
tandosi  di  moti  sia  pur  minimi,  ma  visti  ad  occhio  nudo,*dovreb- 
bero  essere  esclusi  dal  paragone  coi  moti  microscopici;  come  ap- 
punto il  eh.  Prof.  Monte  esclude  dal  suo  calcolo  i  moti  microscopici 
maggiori  di  due  divisioni  della  scala.  Ma  è  pur  vero,  che  l'osser- 
vata indipendenza  dagli  urti  del  vento  e  la  facilità  misteriosa  delle 
agitazioni  spontanee  dimostra  in  quel  luogo  aver  allora  esistito  una 
particolare  mobilità  della  superficie  quantunque  solida  del  suolo. 
A  questa  estrema  mobilità  avrà  forse  concorso  la  natura  craterica 
dell'alto  monte  ^d  il  tempo  di  agitazione  sismica  straordinaria,  in 
che  io  faceva  le  osservazioni.  Quindi  per  questo  lato  non  si  può 
molto  confrontare  il  fatto  di  Bocca  di  Papa  colle  esperienze  mi- 
croscopiche del  Monte.  Ma  esaminando  l'altro  fenomeno  dello  spo- 
stamento del  punto  di  piombo,  l'insieme  dei  dati  acquista  una 
importanza  non  dispregevole  certamente.  Anche  questo  fenomeno 
per  le  ragioni  addotte  dal  sullodato  Prof.  Monte ,  sarebbe  da  ri- 
petere dall'  aria,  piuttosto  che  da  moti  della  superficie  del  suolo. 
Le  mutazioni  dalla  verticale  nei  miei  pendoli,  avvennero  sempre 
nella  medesima  direzione  SO,  NE  e  non  furono  giammai  istanta- 
nei, ma  continui,  percorrendo  in  tempi,  ossia  periodi  diversissimi, 
diversi  tratti  nella  linea  suddetta.  Queste  escursioni  ebbero  il  loro 
massimo  nel  giorno  28  Agosto  ed  in  genere  avvenivano  nei  periodi, 
nei  quali  anche  le  oscillazioni  ed  i  terremoti  sensibili  erano  più 
frequenti.  Cessarono  quasi  del  tutto  verso  il  13  Ottobre,  quando 
pure  di  tanto  diminuirono  le  scosse  in  tutta  l'Italia,  che  (1)  molti 


(I)  Veggasi  lo  specchio  generale  dell'anno  meteorico  1873  annesso  al 
fascicolo  di  Gennajo. 


BIBLIOGRAFIA  55 


giorni  furono  del  tutto  esenti  dal  terremoto,  e  nessun  giorno  ebbe 
più  d'una  scossa.  Inoltre  io  volli  costruire  una  curva  sopra  l'escur- 
zìone  di  ciascun  giorno;  e  ne  risultò  una  linea  ondulata  similis- 
sima  alla  barometrica  dal  12  Agosto  fino  al  25  Settembre.  Dopo 
questo  giorno  divennero  minimi  i  moti  della  verticale  del  pendolo, 
quantunque  la  curva  barometrica  divenisse  assai  variabile  ed  i 
venti  fossero  spesso  gagliardissimi.  Ciò  avveniva  specialmente  nel- 
r  Ottobre,  come  appunto  è  solito  deirautunno.  L' esser  lo  sposta- 
mento del  piombo  andato  d'accordo  col  barometro,  finché  quello 
spostamento  avvenne  sensibilmente,  e  l'aver  abbandonato  quest'ac- 
cordo, quando  appunto  cessavano  le  mutazioni  del  pendolo,  ma  di- 
veniva invece  più  energica  l'azione  barometrica  e  quella  dei  venti; 
dimostra,  a  mio  credere,  che  i  moti  del  pendolo  erano  indipendenti 
dalla  causa  barometrica,  ma  non  esenti  dalla  sua  influenza,  come 
condiziono  favorevole  alla  determinazione  di  quei  moti  provenienti 
da  altra  causa.  Né  questa  causa  potè  esser  mai  il  vento  o  la  tem- 
peratura, perchè  appunto  cessò  il  fenomeno,  quando  il  vento  e  la 
temperatura  colle  loro  rapide  e  molte  variazioni  avrebbero  dovuto 
agire  potentemente.  Laonde  io  non  posso  distogliermi  dal  sospettare, 
che  era  la  crosta  terrestre  in  continuo  e  lento  movimento  sotto 
l'azione  del  periodo  sismico ,  influenzato  però  dalla  pressione  ba- 
rometrica. E  mi  si  accresce  il  sospetto  predetto  dall'aver  osservato 
costantemente  l'escursione  avvenire  tra  SO  e  NE.  Questa  direzione 
è  la  normale  dell'asse  della  frattura  vulcanica,  che  passa  per  Bocca 
di  Papa  dirigendosi  al  lago  Albano  e  verso  il  mare.  A  seconda  de- 
gli studi  da  me  pubblicati  (1),  i  labri  delle  fratture  sotto  l'azione 
dei  terremoti  si  alzano  e  si  abbassano  producendo  la  normalità  di 
due  onde  successive,  che  spesso  si  verificano  negli  scuotimenti  sis- 
mici. Le  due  onde  normali  fra  loro  sono  mai  sempre  l'una  paral- 
lela all'asse  della  frattura,  l'altra  incrocia  la  prima*  ad  angolo  retto. 
E  ciò  è  ben  naturale  essendo  queste  le  due  direzioni  sole,  secondo 
le  quali  è  più  pronto  a  muoversi  il  suolo  presso  una  frattura.  Ciò 
che  avviene  istantaneamente  nel  terremoto  può  avvenire  lentamente 
durante  il  periodo  sismico,  come  avviene  anche  sui  crateri  vulca- 
nici nel  prepararsi  le  eruzioni.  Quindi  se  gli  spostamenti  della  ver- 
ticale nel  pendolo  vengono  da  questa  lenta  oscillazione  sismica. 


(1)  Le  fratture  rulcaniche  laziali  ed  il  terremoto  del  19  Gennajo  1873. 


56  BIBLIOOBÀFIÀ 


ne  deve  appunto  seguire,  che  gli  spostamenti  della  yerticale  deb- 
bono scorrere  o  in  una  linea  normale  alla  linea  della  frattura  che 
muove  i  suoi  labri,  ovvero  in  una  parallela  dell'andamento  dei  labri 
medesimi.  Fih  facilmente  però  si  verificherà  il  primo  degli  indicati 
movimenti.  Questo  appunto  essendo  il  movimento  avvenuto  a  Bocca 
di  Papa  nel  pendolo,  mi  è  forza  concludere  per  ora,  finché  non  se  ne 
trovi  altra  spiegazione,  che  esso  derivò  da  lenta  oscillazione  sismica. 

Alle  mie  osservazioni  corrispondono  esattamente  altre  più  re- 
centi fatte  dal  eh.  Prof.  D.  Ignazio  Galli  a  Yelletri.  Questa  città  è 
collocata  sulla  cima  d*  uno  dei  crateri  secondari  dello  spento  si- 
stema vulcanico  Laziale  alValtezza  di  380  m.  sul  livello  del  mare. 
Dal  Novembre  1873  cotesta  città  ha  cominciato  ad  essere  visitata 
da  frequenti  piccole  scosse  di  terremoto  e  contemporaneamente 
dopo  alquanti  giorni  il  suUodato  diligente  osservatore  e  direttore 
deirOsservatorio  Municipale,  avvertì  uno  spostamento  nei  pendoli 
sismografici,  e  questo  vide  avvenire  nella  direzione  Nord-Sud. 
Infatti  nella  carta  delle  fratture  laziali  da  me  tracciata  e  pubbli- 
cata (1),  prima  che  questi  fenomeni  incominciassero  ad  esser  da 
noi  avvertiti;  si  vede  come  nel  cratere  velìterno  convergano  due 
fratture  l'una  diretta  da  Nord  a  Sud,  l'altra  da  NO  a  SE.  Essen- 
dovi questo  incrociamento  di  linee,  che  fanno  capo  ad  un  cratere, 
è  ben  naturale  che  le  direzioni  pih  communi  delle  oscillazioni,  se- 
condo la  teoria  da  me  stabilita,  dovranno  ivi  esser  parallele  e  nor- 
mali ai  due  assi  predetti  di  N,  S.  e  di  NO,  SE.  Queste  direzioni 
appunto  sono  le  abituali  per  i  terremoti  veliterni  ed  in  una  di 
esse  ci  si  presenta  la  escursione  periodica  dei  pendoli. 

Dallo  insieme  di  questi  fatti  adunque  io  concludo,  che  sui  cra- 
teri vulcanici  o  presso  le  loro  fratture,  durante  i  periodi  sismici, 
avvengono  oscillazioni  del  pendolo  e  mutazioni  dalla  verticale  indi- 
canti movimenti  della  crosta  terrestre,  non  essendo  estranea  a  questi 
movimenti  la  pressione  barometrica.  Questa  conclusione  però  non 
distrugge  gli  argomenti  e  le  difScoltà  esposte  dal  Monte,  perchè  il 
caso  da  me  verificato  ha  due  condizioni  speciali  e  non  generali;  cioè 
la  presenza  del  periodo  sismico  e  la  natura  craterica  o  fratturale 
della  regione.  È  però  innegabilmente  un  dato,  che  favorisce  alquanto 
almeno  indirettamente  la  teoria  dei  movimenti  barosismici. 


(1)  V.  Opuscolo  citato  pag.  16  e  tavola  topografica  ia  fiae. 


SULLO  STATO  SFEROIDALE  DELL'  ACQUA 

NELLE  LAVE  INCANDESCENTI 
NOTA  DEL  PROF.  ARTURO  ISSEL 


Nel  riferire  i  fatti  che  dimostrano  la  parte  grandissima 
dovuta  al  vapor  d'acqua  nelle  eruzioni  Vulcaniche,  e  nell'ac- 
cennare  all'abbondante  sviluppo  di  vapori  acquei,  che  presen- 
tano le  lave  di  fresco  emesse,  Poulett  Scrope  esprime  l'opi- 
nione che  le  lave  medesime,  comunque  incandescenti,  possano 
accludere  acqua  in  quello  stato  particolare,  che  il  Boutigny 
ha  distinto  coll'aggettivo  di  sferoidale  (1). 

Stoppani,  associandosi*  alle  idee  di  Scrope,  ravvisa  inoltre 
nell'acqua  allo  stato  sferoidale,  contenuta  nelle  lave ,  la  vera 
cagione  dei  fenomeni  eruttivi  presentati  dalle  lave  stesse  po- 
steriormente alla  loro  emissione  (2). 

A  me  non  pare  che  questi  fenomeni,  e  particolarmente 
le  grandiose  conflagrazioni  presentate  dai  vulcanetti  avventizii, 
denominati  dal  Palmieri  fumaruole  eruttive^  debbano  ripetere 
la  loro  origine  dalla  causa  anzidetta,  e  spero  in  altra  circo- 
stanza di  giustificare  la  mia  opinione. 

Ora,  non  col  proposito  di  confutare  l'ipotesi  surriferita, 
ma  per  mostrare  piuttosto  quanto  sia  oscuro  e  complicato  il 
problema  toccato  per  incidenza  dai  due  egregi  autori,  mi  pro- 
pongo di  esporre  alcune  nuove  considerazioni  in  ordine  allo 
stato  sferoidale  dell'acqua  nelle  lave. 


/ 


(1)  Poulett  Scrope  -  Les  Volcans  -  Trad.  7.  Pieraggi  (Paris,  1864) 
pag.  40. 

(2)  Stoppani  -  Note  ad  nn  corso  di  Geologia  (Milano,  1870),  pag.  98. 

FASCICOLO   IV  B   V.  5 


58  StTLLO   STATO  SFEROIDALE   DELL^ACQUA 


Giova  in  prima  rammentare  un  esperimento  di  fisica,  troppo 
poco  noto,  dal  quale  emergono  importanti  conseguenze  pel 
caso  nostro.  Questo  fu  eseguito  dal  conte  Mocenigo  di  Vicenza, 
mediante  un  apparecchio  semplicissimo ,  il  quale  risulta  essen- 
zialmente di  un  recipiente  discoidale  d'ottone  sottile,  che  ha 
neir  interno  la  forma  e  la  capacità  di  uno  scudo  da  cinque 
lire  (1).  Il  recipiente  è  in  libera  comunicazione  coir  estemo 
per  mezzo  di  un  tubetto  metallico  inserito  alla  sua  periferia, 
e  mediante  un'  altro  tubo  più  lungo ,  munito  di  cannella,  può 
comunicare  con  un  vaso  pieno  d'acqua  situato  superiormente. 
Se  con  una  lampada  opportunamente  disposta  si  faccia  for- 
temente riscaldare  il  disco ,  ed  aprendo  quindi  la  cannella , 
vi  si  lasci  penetrare  una  piccola  quantità  d'acqua,  si  osserva 
che  questa,  vaporizzandosi  istantaneamente,  si  sviluppa  con 
violenza  dal  tubetto  periferico  sotto  forma  di  vapore.  Il  Mo- 
cenigo crede  che  ciò  avvenga  perchè  le  pareti  così  prossime 
del  recipiente  tolgono  alle  goccio  d'acqua  la  loro  sfericità  e 
ne  sono  bagnate,  ad  onta  della  resistenza  opposta  dall'  aureola 
di  vapore  che  circonda  il  liquido. 

Io  stesso  eseguii  V  esperimento  in  un  apparecchio  simile 
a  quello  del  fisico  vicentino  ed  ottenni  analoghi  risultati;  se- 
nonchè  mi  parve  che  portando  il  disco  metallico  all'incande- 
scenza non  riuscisse  più  così  evidente  l' immediata  vaporizza- 
zione del  liquido. 

Or  bene,  essendo  quasi  tutte  le  lave  bollose  e  cellulose, 
ne  segue  che  in  ogni  loro  singola  cavità,  purché  sufficien- 
temente augusta,  si  ripete  la  condizione  essenziale  dell'appa- 


(1)  Principio  nuovo  di  trasformazione  istantanea  dell'acqua  in  va- 
pore. -  Dello  strofinio  dei  metalli  sopra  il  vetro  e  sue  applicazioni  - 
Memorie  due  del  conte  Giovanni  Mocenigo.  Vicenza  1863. 


NELLE   LAVE   INCANDESCENTI  69 


rato  sopradescritto.  Ma  da  ciò  non  si  deve  inferirò,  io  credo, 
(prendendo  alla  lettera  le  conclusioni  del  Mocenigo)  che  Tacqua 
non  possa  in  alcun  modo  passare  allo  stato  sferoidale  neUe  lave, 
sibbene  che  il  fenomeno,  pur  producendosi,  non  comincia  a  ma- 
nifestarsi a  142  gradi,  come  quando  si  osserva  nelle  coull/.ioni 
ordinarie. 

Comunque  sia,  ecco  un  fatto  rilevantissimo  di  cui  si  deve 
tener  conto,  quando  si  considera  l'azione  che  l'acqua  allo  stato 
sferoidale  può  esercitare  sui  fenomeni  eruttivi  delle  lave.  Si 
Fedra  ora  dai  risultati  da  me  conseguiti  in  alcune  recenti  espe- 
rienze, che  un'altra  causa,  non  ben  nota  ancora,  interviene  a 
modificare  profondamente  le  condizioni  del  fenomeno  medesimo, 
quando  si  effettua  alla  superficie  delle  lave. 

Avendo  fatto  arroventare  dapprima  un  esemplare  di  lava  (1) 
del  Vesuvio  al  fuoco  di  un  fornello  ordinario ,  e  collocato  il 
pezzo  in  guisa  che  presentasse  una  superficie  orizzontale,  vi 
versai  sopra,  mediante  una  pipetta  di  vetro,  poche  goccio  d'acqua; 
e  vidi  che  il  liquido  si  vaporizzava  immediatamente  ;  mentre 
ad  uguale  temperatura,  il  medesimo,  proiettato  sopra  una  lastra 
metallica,  passava  allo  stato  sferoidale. 

Eseguii  poscia  l'esperimento  sopra  alcuni  frammenti  di 
lava  di  varia  provenienza ,  sulla  trachite ,  sulla  fonolite ,  sul 
basalto,  e  perfino  sull'ossidiana,  e  sempre  n'ebbi  il  medesimo 
risaltato.  Né  altrimenti  m'accadde  sottoponendo  alla  prova  la- 
stre di  lava  segate,  di  mezzo  centimetro  e  più  di  spessezza, 


(1)  Questo  ò  un  disco  di  tefrina  di  centimetri  10  di  diametro, 
dell'altezza  di  un  centimetro,  modellato  con  uno  stampo  di  metallo  quando 
la  roccia  era  ancora  pastosa.  Esso  porta  Timpronta  di  una  testa  in  ri- 
lievo circondata  da  una  iscrizione ,  nella  quale  è  ben  visibile  la  data 
del  1834. 


60  StTLLO  STATO  SPBBOIDALE   DELL*ACaUA 


alcune  levigate,  altre  no.  E  nemmeno  potei  osservare  traccia 
di  stato  sferoidale  nell'acqua  proiettata  sulle  suddette  roccia 
riscaldate  al  rosso  scuro,  mediante  una  lampada  di  Berzelius, 
0  per  mezzo  di  una  lampada  a  olio  arvivata  da  un  cannello 
a  mantice. 

In  ogni  caso  lo  goccioline  d'acqua  sparivano  appena  giunte 
in  contatto  della  roccia,  come  se  ne  fossero  state  assorbite. 

Non  contento  di  questi  grossolani  tentativi,  ottenni  dal 
sig.  FinoUo,  professore  di  chimica  nella  R.  Università  di  Ge- 
nova, di  eseguire,  nel  laboratorio  posto  sotto  la  sua  direzione, 
più  concludenti  esperienze.  Gentilmente  coadiuvato  dal  dott.  A. 
Denegri,  assistente  nel  medesimo  laboratorio,  introdussi  i  noti 
saggi  di  roccia  in  un  buon  fornello  a  muffola  caricato  a  coke, 
suscettibile  di  somministrare  una  temperatura  elevatissima,  tale 
da  liquefare  l'argento  e  l'oro. 

Portati  i  suddetti  saggi  al  calor  rosso  scuro,  le  goccioline 
proiettate  su  ciascuno  di  essi  si  comportavano  come  nei  casi 
precedenti;  ma  ad  una  temperatura  di  poco  superiore  il  liquido 
si  vaporizzava  più  lentamente  ed  accennava  ad  assumere  lo 
stato  sferoidale.  Al  rosso  vivo  poi  il  fenòmeno  si  manifestò  in 
modo  evidente,  mantenendosi  l'acqua  in  sferette  trepidanti  per 
parecchi  secondi.  La  prova  fu  ripetuta  con  risultati  consimili, 
se  non  identici,  sopra  lave  del  Vesuvio  di  più  varietà,  sulla 
lava  di  Santorino  (dell'ultima  eruzione),  sulla  trachite  dell'AI- 
vergna,  e  sulla  ossidiana  nera  di  Lipari  e  dell'Etna  (1). 

Per  recare  un  dato  approssimativo  circa  il  grado  di  tem- 


(1)  L*arenarìa,  la  quarzite  ed  aUre  roccie  ben  diverse  dalle  lave 
si  comportano  pur  simUmente  rispetto  alla  temperatura  alla  quale  con- 
yien  portarle  acciocché  l'acqua  si  mantenga  su  di  esse  allo  stato  sfe 
roidale. 


NELLE   LAVE   INCANDESCENTI  61 


pelatura  al  quale  comincia  a  prodursi  la  calefazione  sulle  lave, 
dirò  che  la  fusione  dello  zinco,  la  quale  richiede  412  gradi,  si 
osserva  facilmente  alla  superfìcie  della  roccia  arroventata,  men- 
tre Taoqua  non  può  ancora  mantenervisi  allo  stato  liquido, 

Qual'è  il  vero  significato  di  questi  fatti?  Come  si  spiega 
la  diversità  di  condizioni  che  si  verifica  nel  passaggio  dell'acqua 
allo  stato  sferoidale  sulle  roccie  laviche  e  sui.  metalli? 

Mentre  non  mi  sento  in  grado  di  dare  una  adeguata  rispo^ 
sta  a  tali  domande,  parmi  di  poter  asserire  che  la  struttura 
superficiale  della  roccia  o  del  metallo,  non  influisca  sensibil- 
mente sul  fenomeno.  Sarei  piuttosto  inclinato  a  ritenerlo  con- 
nesso colla  conducibilità  dei  corpi  e  colle  proprietà  che  possie- 
dono alcune  sostanze  porose  di  assorbire  il  vapor  d'acqua  ad 
alta  temperatura  (1). 

Ho  stimato  utile  di  far  conoscere  agli  studiosi  di  endo- 
grafia  i  frutti  immaturi  conseguiti  dalle  mio  scarse  ed  imper- 
perfette  ricerche ,  acciocché  altri  sia  invogliato  a  proseguirle, 
ad  estenderle  e  a  trarne  le  conseguenze  che  possono  derivarne 
per  la  teoria. 

Pur  conoscendo  che  questo  nuovo  campo  d'investigazione 
potrebbe  dare  ricca  messe  di  scoperte  alla  scienza,  non  appena 
giunto  al  limitare  di  esso,  io  debbo  ritrarmene,  perchè  affatto 
privo  della  suppellettile  scientìfica  e  dei  mezzi  d'indagine,  che 
sono  la  prima  condizione  di  riuscita  in  ogni  studio  sperimentale. 

Prof.  Abtitbo  Issbl 


(1)  Altri  punti ,  che  mi  sembrano  meritevoli  di  essere  additati 
àUa  attenzione  dei  fisici  e  dei  naturalisti,  sono  Inazione  effettuata  dalla 
pressione  sui  liquidi  allo  stato  sferoidale,  nonché  Tinflaenza  che  sostanze 
minerali  dìsciolte  nei  medesimi  liquidi,  possono  esercitare  sul  fenomeno 
della  calefazione. 


62 


STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALIANO 


La  antica  basilica  di  S.  Petronilla  presso  Roma  testé  discoperta 

crollata  per  terremoto 

Ogni  di  più  si  accrescono  i  vincoli  di  tutte  le  scienze  fra  loro  e 
grandissimi  oramai  fra  gli  altri  divennero  i  lami  che  ricavano  la  archeo- 
logia e  la  storia  dalla  geologia. 

Ma  in  questo  medesimo  campo  ninno  pensò  fin  ora  che  la  sismica 
avrebbe  fornito  il  suo  tributo  ai  dati  archeologici.  Già  da  qualche 
tempo  ho  io  intrapreso  in  Roma  lo  studio 'delle  rovine  dei  monumenti 
romani  per  riconoscervi  i  danni  che  la  storia  ci  insegna  avervi  cagio- 
nato i  celeberrimi  terremoti  del  secolo  quinto  e  del  sesto  dell'era  vol- 
gare e  molti  posteriori.  Le  oscillazioni  del  snolo  e  le  tempeste  meteo- 
riche del  secolo  quinto  e  del  sesto  in  Roma  furono  cosi  straordinarie 
e  violente  che  suscitarono  nel  popolo  l'impressione  fantastica  di  un  quasi 
prodigio  connesso  coi  destini  fatali  della  etema  città.  Imperocchò  allora 
appunto  dicevasi  di  questa  non  dover  perire  per  mano  d'uomo,  ma  solo 
poter  soccombere  alla  forza  degli  irati  elementi.  Del  predetto  studio  sulle 
antiche  rovine ,  che  mi  diviene  fecondissimo  di  dati  fisici  ed  archeo- 
logici ,  ragionerò  a  suo  tempo  e  luogo.  Intanto  non  voglio  ommettere 
di  far  conoscere  la  parte  sismi  co- archeologica  della  suburbana  odierna 
scoperta  della  basilica  di  Petronilla,  Nereo  ed  Achilleo  nel  cimitero  e 
fondo  di  Domitilla  presso  la  vìa  Ardeatina.  Quel  fondo  è  oggi  il  teni- 
mento  di  Tor  Marancia  a  due  miglia  dalla  città  ;  testò  acquistato  da 
S.  E.  B.  Mgr.  Sav.  De  Merode  per  interesse  ed  amore  dei  sacri  monu- 
menti, di  che  tutti  i  cultori  delle  storiche  scienze  gli  professano  rico- 
noscenza. 

La  basilica  fu  costruita  verso  la  fine  del  quarto  secolo  al  piano 
delle  tombe  dei  santi,  cioè  al  livello  del  secondo  piano  del  sotterraneo 
cimitero,  del  quale  furono  perciò  demolite  alcune  gallerie.  L'edificio  fu 
cosi  alla  profondità  di  dodici  metri  costruito  sotterra.  Dalle  notizie  isto- 
riche  di  questo  monumento  apprendiamo,  che  fu  rinnovato  o  molto  ristau- 
rato  dal  pontefice  Giovanni  I  nel  secolo  sesto  fra  gli  anni  523  e  526. 
Dell'ultimo  periodo  e  della  rovina  di  questo  edificio  non  abbiamo  no- 
tizie positive.  Yeggasi  il  Bull,  di  archeologia  cristiana  del  mio  fratello 
Gio.  Battista  a.  1874  fase.  I. 


STORIA   DEL   VaLCANISHO   ITALIANO  63 

L*odiemo  scavo  restituisce  il  monumento  dirato  nella  parte  che  emer- 
geva sopra  terra  ed  atterrato  in  tutta  Tintema  ossatura,  cioè  nelle  colonne, 
negli  archi,  nelle  volte.  Apparve  però  conservato  ìb  tutta  la  pai*te  addos- 
sata alla  viva  roccia  ossia  nei  muri  formanti  Tahside  ed  il  perimetro  del 
tempio.  Era  ripieno  del  proprio  detrito  ed  affatto  privo  d'ogni  decorazione 
essendo  mancante  perfino  del  pavimento.  Qui  giova  notare,  che  il  la- 
stricato del  suolo  è  d'ordinario  la  sola  parte  degli  antichi  monumenti 
che  si  trova  meno  guasta  dalle  rovine  e  dalla  mano  rapace  dei  cerca- 
tori di  antichità.  Parrebbe  adunque  quivi  la  devastazione  essere  stata 
più  completa  che  negli  altri  monumenti.  Ma  mentre  mancano  il  lastri- 
cato e  le  decorazioni  dell'aula,  vi  si  trovano  invece  tutti  i  marmi  fa- 
centi parte  della  ossatura  dell'  edificio  cioè  le  colonne,  i  capitelli  e  le 
basi;  le  prime  rovesciate  e  queste  ultime  infisse  a  loro  posti.  Il  modo 
della  giacitura  e  della  conservazione  di  questi  marmi  sul  luogo  ci  dà 
la  certezza  che  i  moderni  devastatori  non  depredarono  il  monumento. 
Perchè  analizzato  ogni  minuto  particolare  si  è  potuto  toccare  con  mano, 
che  tatto  era  al  luogo  ove  si  posò  crollando.  Si  è  veduto  inoltre  che 
l'edificio  intiero  rovinò  in  un  sol  colpo  e  non  lentamente  o  gradata- 
mente per  parti.  Né  finalmente  un  qualsivoglia  minimo  letto  di  mace- 
rie e  terre  si  trovò  sotto  le  rovesciate  colonne;  lo  che  è  prova  insieme 
che  minò  mentre  era  l'edificio  tuttora  coperto  e  che  i  moderni  escava- 
tori  non  aveano  punto  spostato  o  rimescolato  quelle  rovine.  E  ciò  ap- 
parisce evidente  anche  dall'aver  trovato  perfino  le  pareti  interne  delle 
frattare  delle  colonne  intatte  e  lucenti  senza  che  la  terra  avesse  potuto 
penetrarvi  tramezzo.  Tanto  erano  rimasti  immoti  i  cumuli  di  macerie 
che  le  custodivano.  Esaminando  poi  la  giacitura  delle  colonne  rovesciate 
si  veggono  tutte  cadute  in  linee  perfettamente  parallele  dirette  incirca  da 
SO  a  NE.  Oltre  a  ciò  tutte  hanno  scorso  ugualmente  sulla  base  prima  di 
precipitare.  E  finalmente  le  lesioni  nelle  pareti  dell'edificio  dimostrano 
che  esso  fa  forzato  ad  aprirsi  fra  SO  e  NE. 

Cotesta  forma  di  lesioni  sembrami  strana  e  fuori  di  luogo  in  una 
fabrica  sotterranea.  La  quale  essendo  circondata  dalla  roccia  e  dalla 
terra,  se  avesse  sofferto  per  il  peso  della  copertura  ovvero  per  la  sover- 
chia spinta  delle  terre  medesime,  dovrebbe  mostrare  nei  muri  di  cinta 
qualche  rigonfiamento  ovvero  lesioni  orizzontali  di  che  non  v'ha  traccia 
veruna.  Gli  spostamenti  dei  muri  in  un  edificio  sotterraneo  possono 
avvenire  soltanto  verso  l'interno  non  già  verso  l'esterno,  e  le  fenditure 
verticali  per  movimento  delle  pareti  verso  l'esterno  sono  proprie  degli 
edifici  elevati  all'aria  libera.  Se  la  nostra  basilica  fu  forzata  ad  aprirsi 


64  STOBIA   DEL   VULCANISMO   ITALIANO 


come  un  edificio  eretto  sopra  terra ,  necessariamente  dovette  con  esso 
aprirsi  il  suolo  circostante,  e  ciò  non  potè  avvenire  se  non  per  terre- 
moto. Il  quale  nella  sua  prima  fase  violenta  e  snssnltoria  fece  saltare 
le  colonne  e  scorrere  sulle  basi,  rovesciandole  poscia  ed  aprendo  Tedi- 
ficio  col  successivo  e  conseguente  moto  ondulatorio  di  SO-NE. 

Ho  avuto  la  fortuna  di  sottomettere  queste  miu  osservazioni  all'il- 
lustre Prof.  Stopparli  ed  ai  noti  relatori  del  terremoto  Veneto  del  1873, 
i  dotti  P.  G.  Pirona  e  P.  T.  Taramelli.  Costoro  videro  lo  scavo  e  con- 
cordemente vi  riconobbero  le  tracce  del  fenomeno  poco  prima  riscontrate 
similmente  da  loro  stessi  nelle  tristi  rovine  del  Bellunese. 

Siffatta  conclusione  già  abbastanza  manifesta  dalla  analizzata  di- 
sposizione delle  rovine,  viene  anche  confermata  dalla  qualità  della  orien- 
tazione delle  medesime  e  dalla  analisi  degli  antichi  ristaurì. 

L' esperienza  mi  ha  dimostrato,  che  le  due  direzioni  dominanti  nei 
terremoti  romani  sono  mai  sempre  le  due  normali  fra  loro  di  NO-SE  e  di 
SO-NE.  La  parallela  cio(^  e  la  normale  della  grande  frattura  vulcanica 
deir  Italia  media  e  meridionale  e  che  è  insieme  V  asse  in  Boma  delle 
vallato  del  Tevere  e  dell'Aimone.  Coincide  adunque  questa  linea  fisica 
dei  terremoti  romani  colla  linea  secondo  la  quale  rovinò  la  basilica  di 
S.  Petronilla.  Cresce  poi  V  argomento  dedotto  da  tale  coincidenza,  os- 
servando che  1  ristauri  anteriori  air  ultima  rovina  furono  fatti  negli 
anni  523-52($,  dopo  cioè  i  grandi  terremoti  del  secolo  quinto  e  degli 
inizli  del  sesto  e  precisamente  per  danni  avvenuti  al  tempio  nella  linea 
di  SO-NE,  cioè  identici  a  quelli  che  di  poi  cagionarono  la  completa 
distruzione.  L'abside  era  stata  in  parte  ricostruita  per  una  fenditura 
avvenuta  nel  mezzo,  corrispondendo  ai  danni  e  ristauri  che  veggonsi 
nell'ingresso,  cui  fu  ristretta  la  luce  col  sostegno  di  due  nuovi  pilastri. 

Da  ultimo,  come  sopra  ho  appena  accennato,  merita  considerazione 
il  fatto  che  ninno  strato  di  terra  né  di  macerie  si  frapponeva  fra  il 
piano  della  chiesa  e  le  colonne  cadute.  Ciò  dimostra  a  mio  credere  che 
l'edificio  crollò  tutto  in  un  colpo  quando  era  tuttora  coperto  e  non 
in  stato  rovinoso  e  cadente.  Imperocché  esso  trovandosi  collocato  sot- 
terra se  fosse  stato  scoperto  anche  per  poco,  inevitabilmente  le  terre, 
le  rovine  e  le  acque  avrebbero  incominciato  l'opera  loro  stratificando 
il  detrito. 

Venendo  ora  all'applicazione  storica  del  fatto  analizzato,  osservo 
che  la  distribuzione  geometrica  delle  rovine  dimostra  non  essere  state 
queste  toccate  dai  devastatori,  i  quali  non  penetrarono  a  tanta  profondità. 
Non  furono  essi  adunque  che  tolsero  il  pavimento  come  non  toccarono 


STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALL4N0  65 


le  colonne.  Cadde  per  consegaeiiza  la  basilica  dopo  che  era  stata  tatta 
spogliata  dei  suoi  marmi  asportabili. 

Al  punto  di  vista  fisico  poi  questa  scoperf^a  è  feconda  di  parecchi 
insegnamenti,  perchò  ci  dà  a  divedere  daireffet1;o  la  forza  del  terremoto 
che  cagionò  quella  rovina.  Inoltre  ci  dimostra  una  volta  di  più  la  co- 
stanza della  direzione  SO-NE  delle  onde  sismiche  romane,  confermando 
la  legge  da  me  stabiliijji  della  oscillazione  costsinte  dei  labri  delle  frat- 
ture terrestri.  E  qui  dovrei  finalmente  intrapre}adere  una  nuova  analisi 
per  determinare  quale  dei  terremoti  storicamenifce  conosciuti  potè  essere 
causa  della  caduta  del  sotterraneo  edificio.  Ma  questo  esame  sembrami 
inseparabile  dalla  discussione  dello  stesso  quesito  per  gli  altri  monu- 
menti romani;  e  perciò  stimo  opportuno  non  risolverlo  in  proposito  d*un 
caso  isolato.  Noterò  soltanto  ciò  che  si  raccoglie  da  quanto  ho  ragionato 
in  questo  articolo.  I  terremoti  del  secolo  quinto  danneggiarono  ma  non 
rovinarono  l'edificio,  che  fu  rìstaurato  intorno  il  526.  Era  esso  certa- 
mente in  piedi  allorché  fu  regolarmente  spogliato  anche  del  suo  lastrico; 
cioè  non  prima  del  secolo  in  circa  nono,  avendo  continuato  le  visite  e 
il  culto  del  monumento  almeno  sino  al  secolo  ottavo.  Dunque  fra  i  ter- 
remoti posteriori  a  quella  data  cercheremo  quello  che  rovinò  la  sotter- 
ranea basilica  testò  discoperta  presso  TArdeatina.  Fra  questi  terremoti, 
se  dovessi  pur  indicarne' uno  che  con  qualche  fondamento  si  possa  conget- 
tarare  esser  stato  la  causa  di  quella  rovina,  additerei  Y  avvenuto  alla 
fine  del  secolo  nono  all'anno  cioè  897.  Questo  terremoto  danneggiò  molto 
la  città  di  Eoma;  ma  il  luogo  e  Tedificio  che  sopra  ogni  altro  pati,  fu 
la  basilica  Lateranense.  Fu  dunque  in  quel  punto  spiegata  la  massima 
forza  del  fenomeno.  Considerando  la  relazione  topogndca  della  basilica 
Lateranense  verso  la  frattura  vulcanica  e  V  asse  della  Valle  del  Tevere 
e  dell'Aimone  come  sopra  ho  fatto  per  il  tempio  di  Petronilla,  veggo 
che  esso  si  trova  sull'opposta  sponda  o  labro  della  frattura  e  valle  in 
modo  che  tirarido  una  linea  fra  il  Laterano  e  Ter  Marancia,  questa 
linea  incrocia  ad  angolo  retto  l'asse  della  valle.  Corrispinde  cioè  esat- 
tamente verso  la  frattura  al  medesimo  punto,  essondo  perfino  i  due  edifici 
similmente  orientati  ossia  paralleli  fra  loro.  Sq  dunque  il  terremoto  del- 
r897  mostrò  la  sua  massima  forza  nella  sponda  destra  a  S.  Giovanni 
dovea  necessariamente  corrispondergli  nella  sponda  sinistra  la  regione 
di  Tor  Marancia  ossia  il  luogo  dove  era  la  basilica  di  Petronilla.  Non 
pretendo  che  questa  mia  induzione  valga  .più  che  una  probabile  con- 
gettura finché  non  appaia  nel  quadro  degli  studi  sulla  storia  dei  terre- 
moti romani  e  sulle  condizioni  fisiche  dei  vari  punti  della  metropoli. 


66 


COMISPONDENZA 

PEB  LE  N0TIZII5  E  DESCEIZIONI  DEI  FENOMENI 


Notizie  spottanti  ai  principio  del  1874 

OMirrvRiBlonl  eie  Uro-«lmilehe  neff;!!  uffici  lelcfcra- 
flel*  Mi  gode  V  animo  dil  pnblicare  una  lettera  scrìttami  da  Urbino 
dalIlUastre  Prof.  A.  Sbrpi  ebi,  ai  17  Aprile  perchò  dimostra  Tinteresse 
e  la  collaborazione  che  in  Jtalia  ora  si  diffonde  rapidamente  a  prò  della 
scienza,  cai  e  Toperosità  di  tanti  illustri  cultori  e  questo  mio  buUettino 
diedero  impulso  novello. 

«  Ho  il  piacere  di  annunciarle  che  la  Direzione  Generale  dei  Tele- 
grafi, rappresentata  diil  Sig.  Comm.  D*Amico,  ha  adottato  il  sistema  di 
osservazioni,  che  io  propocieva  (1)  da  farsi  negli  Uffici  telegrafici  alFoc- 
casione  di  terremoti ,  per  veder  di  scoprire  e  determinare  la  perturba- 
zione elettrica  che  al  ierromoto  va  innanzi.  Nella  Circolare,  che  sarà  ora 
inviata  agli  Uffici  d<illa  detta  Direzione ,  è  prescritto,  che  1*  impiegato 
che  sente  il  terremoto,  subito  lo  annunci  a  qualche  stazione  più  lontana 
di  40  chilometri,  soHpendendo  qualùnque  altra  operazione:  e  noi  tempo 
di  aspetto  dovranno  gli  impiegati  osservare  e  registrare  con  diligenza 
tutte  le  variazioni  presentate  dagli  aghi  galvanometri.  Atteso  il  lento 
andare  del  terremoto,  che  fa  soli  40  o  50  chilometri  nel  minuto  primo, 
ognun  vede  quanto  hello  osservazioni  possono  aspettarsi.  Su  questo  pro- 
posito ragionerò  nel  fase,  di  Aprile  della  Bivìsta  del  C.  Yimercati  di 
Firenze.  » 

IVotlsIe  false  e  rettlflrate  del  Venuwlo.  (Dai  giornali^  M. 
E,  de  Babrau  e  Prof.  L.  Palmibri^.  Il  Times  publicava  nel  Marzo  che 
il  cratere  del  1812  era  in  soqquadro  eruttivo  e  che  1*  Osservatorio  del 
Palmieri  ne  avea  subito  gravi  danni.  Questa  notizia  è  stata  riprodotta 
anche  da  parecchi  giornali  scientifici  fra  i  quali  La  nature.  Ma  in 
questo  medesimo  periodico  veniva  presto  rettificata  da  una  lettera  del 
Sig.  E.  de  Barrau  che  negando  il  fatto  narrato  dal  Times  riferiva  la 


(1)  11  Oh.  P.  S«rpieri  ha  pabblicMtf  parecchi»  namorie  ni  Tenwnoto  del  12  Mano  1873. 
La  principale  fra  queste  stampata  per  cnza  del  Ministero  di  Agricoltura  nel  Supplemento  alla 
HeteOTologia  Italiana  col  titolo  Rapporto  'éUlU  osservaMioni  fatte  nel  terremoto  del  12  Mano 
1878,  contiene  la  proposta  ed  i  precetti  per  iHndi  da  farsi  negli  uffici  telegrafici  in  caso  di 
terremoto.  Di  questo  ottimo  IsToro  del  Serpie^  darò  ampia  relnsione  nella  Bibliografia  del 
BnUettino  appena  lo  spasio  me  lo  consentirà. 


CORRISPONDENZA  *  67 


relazione  publicata  dal  Palmieri  sai  fatti  recenti  del  Vesuvio  in  data 
del  18  Marzo  1874  (1).  Non  posso  meglio  porre  in  chiaro  i  fatti  che  ri- 
producendo le  parole  deUMUnstre  sentinella  del  teatro  dei  fenomeni. 

«  Dopo  il  memorabile  e  Inttnoso  incendio  del  26  Aprile  del  1872, 
sulla  dma  del  Vesuvio  restò  nn  ampio  e  profondo  cratere,  diviso  in 
due  compartimenti  da  una  specie  di  muro  ciclopico  di  grossi  pezzi  di 
lava  compatta  alternati  con  sottili  letti  di  scorie.  Il  diametro  medio  di 
questo  gemino  cratere  era  di  circa  300  metri  e  la  profondità  di  250,  e 
però  aveva  una  capacità  di  circa  17  milioni  di  metri  cubici.  La  parte 
superiore  delle  pareti  era  composta  di  materia  frammentaria  rigettata 
dall'attività  eruttiva,  e  le  parti  inferiori  erano  compatte.  Dall'orlo  per- 
do del  cratere  spesso  si  staccavano  scorie  e  lapilli,  i  quali  finora  non 
aveano  sensibilmente  scemata  la  profondità  di  quelle  ampie  voragini. 
Ora ,  in  pochi  giorni  il  muro  ciclopico  è  sparito,  ed  il  cratere ,  senza  ' 
fenomeni  eruttivi,  ò  quasi  ripieno.  É  stato  scoscendimento  delle  pareti 
franate  entro  il  cratere,  o  sollevamento  del  fondo  di  questo?  Il  fumo 
e  la  stagione  non  hanno  permesso  di  vedere  bene  tutto  ciò  che  conve- 
niva esaminare  per  risolvere  la  quistione.  Se  si  dovesse  accettare  una 
elevazione  del  fondo  del  cratere,  si  troverebbe  un  indizio  di  conato  erut- 
tivo, in  quello  che  una  semplice  frana  non  avrebbe  un  significato  sicuro. 

Terremoto  di  Sora,  Boeea  Seeea  e  Alvito  del  tt  e  9 
Febbrajo  (Leti,  del  Prof.  Nicolugci,  del  Prof.  Santoro  e  del  8ig,  E. 
Tbonconi).  Sabato  7  Febbrajo  alle  ore  8  10  pom.  fu  intesa  in  Sora  e 
vicinanza  una  forte  scossa  ondulatoria  e  sussultoria  da  SO  a  NE.  Le 
campane  dell'orologio  pubblico  che  sono  sospese  ad  un  arco  di  ferro  suo- 
narono: gli  abitanti  impauriti  uscirono  dalle  loro  case.  Già  nei  giorni 
precedenti  si  erano  avvertite  in  Sora  varie  scosse  leggere.  Specialmente 
ad  Al  Vito  alle  4  ant.  del  giorno  6  nonchò  ad  Isola  del  Lìri  ed  a  Boc- 
casecca  alle  2,  30  ant.  fu  sensibile  ondulatoria  in  direzione  SO-NE. 

.XotiN  Le  scosse  suddette  della  valle  del  Liri  furono  assai  proba- 
bilmente un  eco  dei  conati  che  preparavano  la  eruzione,  che  appunto 
il  giorno  7  alle  8  della  sera  scoppiava  nel  vulcano  Bay  dell'Isola  Vezo 
con  una  violenta  scossa.  I  terremoti  e  l'eruzione  durarono  in  questo 
luogo  fino  al  14  del  mese,  nel  qual  giorno  una  grande  scossa  dicesi  si 
prolungasse  fino  a  tre  minuti  primi.  Ma  non  solo  le  scosse  del  Liri  ac* 
eompagnarono  in  Italia  i  parosismi  di  quel  vulcano.  Veggasi  appresso 
nelle  notizie  compendiate  come  in  Koma  stessa  il  giorno  6  fu  leggera 


(1)  N.  43  28  lUno  fiag.  971.  .  N.  47  25  ÀpriU  pag.  330. 


68      •  cJbbispondbnza 


scossa  ed  in  genere  quasi  in  tnttì  i  punti  d'Italia  dove  sono  osservatori 
di  fenomeni  sismici ,  fra  il  6  ed  il  14  del  mese  furono  notati  scuoti- 
menti. Ed  è  notabile  insieme  che  il  giorno  8  unitamente  a  qualche  scossa 
un  terribile  uragano  con  grandi  scariche  elettriche  si  scaricò  sui  monti 
Laziali,  e  che  il  giorno  10  segnalato  dai  giornali  come  terribile  por  i 
terremoti  ed  eruzioni  nella  Carolina  del  Nord,  fu  anche  giorno  di  ter- 
remoti e  bufere  straordinarie  nell'alta  Italia  verso  il  Veneto  e  nel  Nord 
dell'Europa  a  Stettino.  Gli  studi  ed  il  progresso  della  scienza  ci  rive- 
leranno molta  connessione  fra  le  tempeste  telluriche  e  le  meteorologi- 
che massime  straordinarie  ed  impreviste. 

Notizie  compendiate  di  terremoti  disposte  in  gruppi  topografici 
Dal  Decembre  1873  ai  Marzo  1874 

ATYerteiBxii.  Nel  fascicolo  di  Marzo  dopo  la  descrizione  del  pe- 
riodo  sismico  di  Yelletri  aggiungeva  le  notizie  di  altri  terremoti  italiani 
coincidenti  coi  veliterni  e  prometteva  che  nel  presento  fascicolo  avrei 
descritto  tutti  gli  altri  avvenuti  nella  penisola  dal  Novembre  1873  in 
poi.  Ma  la  moltiplicità  dei  fatti  e  la  necessaria  brevità  del  periodico, 
mi  impediscono  il  molto  estendermi.  Perciò  rimetto  al  quadro  sinottico 
del  1873  le  notizie  spettanti  al  Novembre  di  quelV  anno.  Pejr  i  fatti 
poi  del  corrente  anno  meteorico  stimo  opportuno  intraprendere  una  serie 
di  semplici  indicazioni  ordinate  in  gruppi  topografici  rimettendo  tutti 
i  particolari  ai  quadri  sinottici  cronologici ,  ovvero  alle  notìzie  estese 
della  corrispondenza  per  i  fatti,  la  cui  descrizione  non  debba  essere  tanto 
lungamente  ritardata.  Cosi  mentre  la  necessità  mi  obbliga  di  sopprìmere 
la  pronta  divulgazione  di  molte  particolarità,  l'indice  completo  dei  fe- 
nomeni per  ordine  topografico  sarà  un  compenso  non  privo  d'importanza 
speciale  per  gli  studiosi.  Quindi  non  recherà  meraviglia  il  vedere  in 
quest'indice  fatta  menzione  anche  dei  terremoti,  dei  quali  ho  dato  de- 
scrìzione  nei  passati  fascicoli  e  nel  presente  medesimo. 

Veneto  {Notieie  dei  Oiomali  e  del  Ch.  Siff.  D.  A.  Pulcis  da 
Belluno)  -  Decembre  1873  -  2.  Tolmezzo  0,30  a.  e  10,00  p.  leggerissima 
scossa  -  7.  Belluno  8,30  p.  sensibile  con  rombo  -  9.  Id.  2,15  p.  sensi- 
bile, a  Tolmezzo  alle  9,15  p.  leggera-  19  Id.  10,37  a.  due  scosse  pre- 
cedute da  rombo  ed  una  a  Sarmede  8,30  p.  leggera,  e  nell'Alpago  fre- 
quenti scosse  intomo  a  questi  giorni  -  20.  Sarmede  3,15  e  10,31  a. 
sensibilissime  e  prolungate  (sentita  alle  3,15  anche  a  Roma),  A  Pai a- 
nigo  5,45  a.  10,30  a.  -  24.  Belluno  11  p.  leggera  -  125.  Belluno  2,58  a. 


COBBISl»ONDeNZÀ  6d 


sensibile  (sentita  anche  a  Yelletriy  Frascati,  Peragia)  poscia  alle  6,25 
fortissima  -  27.  Tolmezzo  6.  a.  -  31.  Belluno  5,10  p.  leggera  -  Gen- 
najo  1874  -  1.  Tolmezzo  10,25  e  10,55  p.  Contemporaneamente,  scrì?o 
il  Denza,  vi  furono  a  Moncalieri  deboli  oscillazioni  verticali  nel  decli- 
nometro  -  4.  Belluno.  Si  assicura  da  taluno  esservi  stato  terremoto  forse 
in  coincidenza  con  l'avvenuto  a  Moncalieri  -  8.  Id.  11,15  p.  alquanto 
forte  e  seguita  più  tardi  da  altre  tre  assai  leggere  -  12.  Id.  8,35  a. 
leggerissima  -  24.  Id.  0,10  a.  sensibile  -  Febbrajo  -  11.  Belluno  5,37  p. 
leggerissima  con  rombo  -  12.  Id.  10,15  a.  -  Marzo  -  15.  Belluno  10,00  p. 
leggera  -  16.  Id.  leggere  scosse  più  volte  -  17.  Id.  11,38  due  leggere  - 
19.  Id.  1,30  leggera  -  26.  Jd.  7,00  e  8,59  a.  leggere. 

liomlMirdla  Decembre  1873,  Gennc^o  1874  e  Febbraio  -  Ninna 
notizia  -  Marzo  -  Nella  seconda  metà  del  mese  parecchie  frane  inco- 
minciano ad  avvenire  nella  regione  delle  Alpi  fra  Brescia,  Lugano  ed 
il  lago  Maggiore.  Nella  notte  del  31,  per  quanto  è  finora  a  mia  noti- 
zia, la  frana  di  S.  Martino  presso  Lugano  coincideva  almeno  approssi- 
mativamente con  una  leggera  scossa  di  terremoto  verificatasi  in  Boma. 

Piemonte  (Lettere  del  eh.  P.  Denza>.  -  Decembre  1873  -  1. 
Moncalieri  9.  ant.  leggerissima  -  2.  Id.  8,30  a.  leggerissima  -  3.  Id. 
8,30  p.  e  mezzanotte,  leggera  -  10.  Id.  10  p.  leggerissima  -  11  e  13 
Id.  ore  incerte  -  28.  Id.  5  p.  leggerissima.  (Questa  scossa  dovette  coin- 
cidere con  una  avvenuta  in  Atene  alle  4,36*  8'*  del  t.  m.  locale  secondo 
le  osservazioni  del  eh;  P.  Schmidt.)  -  Qennajo  -  4.  Moncalieri  3  p.  legge- 
rissima -  5.  Cogne  10,50  p.  mediocre  -  11.  Id.  8,30  a.  leggerissima- 
17.  Id.  0,30  a.  leggera  •  18.  Id.  3  p.  oscillazioni  nel  declinometro  giu- 
dicate meccaniche  dal  Denza,  e  perciò  sismiche  -  Valle  di  Susa,  6,04  a. 
Questa  scossa  fu  descritta  dal  P.  Denza  in  questo  buUettino  nel  fasci- 
colo di  Marzo  -  25.  Id.  Debole  scossa  tra  le  8  e  le  9  p.  É  da  osservare 
che  questa  scossa  fu  notata  nel  buUettino  del  Ministero  della  marina 
erroneamente  sotto  la  data  del  26.  -  29.  Mondovi  4,20  a.  leggera.  - 
Febbraio  -  2.  Ivrea  3,5'  ant.  leggera,  e  verso  TI  pom.  a  Moncalieri 
leggera  -  4.  Moncalieri  9,00  a.  deboli  oscillazioni  meccaniche  e  verti- 
cali nel  declinometro  -  8.  td.  si  ripete  il  medesimo  fenomeno  -  10.  Id. 
Tra  le  9  a.  e  il  mezzodì  sensibile  scossa  -  13.  Id.  Poco  prima  delle  6  p. 
leggera  ondulazione  -  14.  Id.  Verso  le  9  a.  leggera  ondulazione.  Fra 
il  15  e  il  20  Febb.  il  Denza  dice  d'  aver  più  volte  osservato  oscilla- 
ùoni  meccaniche  verticali  nel  declinometro  -  24.  Id.  6.  p.  Si  rinnovano 
le  oscillazioni  nel  declinometro  -  25.  Id.  6  p.  oscillazioni  nel  declino- 
metro  -  27.  Id.  Da  1  ora  p.  sino  oltre  la  mezzanotte  il  Denza  osservò 


70  COBBISPONDBKZÀ 


forti  oscillazioni  verticali  al  declinometro ,  ed  a  mezzanotte  leggera 
scossa.  -  Marzo  -  11.  Moncalieri  tra  le  11  e  le  12  p.  leggera  -  12.  Id. 
Tra  le  5  e  le  6  p.  leggei-a. 

GenoYcsato  e  riviera  Ijl^iire.  (Bai  giornali  e  leit.  Prof, 
Issel)  -  Decembre  1873  -  14.  A  Yillarosa  di  Castelnnovo  nella  notte 
grande  frana  -  22.  Frana  nel  Tunnel  ferroyiario  sotto  monte  Giovi  du- 
rante la  notte.  (Nella  notte  medesima  air  1,30  a.  terremoto  piuttosto 
forte  nelle  Marche).  -  Qennajo  1874  -  5.  Sul  tronco  ferroviario  da  Ya- 
razze  a  Savona  frana  alle  2,30  p.  (forse  in  coincidenza  col  terremoto 
di  Roma  delle  2,15)  -  Febbraio  -  Ninna  notizia  -  Marzo  -  14.  Arma 
di  Taggia  e  S.  Remo,  7,55  ed  8  p.  forti  scosse,  le  quali  dai  giornali 
sono  state  erroneamente  applicate  a  Foggia  ed  alla  data  deiril  Marzo. 

Emilia  e  Roniai;aa  (Giornali  a  D.  Losenzini)  Decembre  1873 
-  Ninna  notizia  -  Qtnnajo  1874  -  5.  Ravenna  10,50  p.  leggera  -  11.  Por- 
retta  11  a.  piccola  scossa  -  Tra  il  25  e  il  26,  Bologna  ad  ora  incerta 
fra  la  sera  del  25  e  le  9  ant  del  26  leggera  scossa  -  Febbraio  -  Ninna 
notizia  -  Marzo  -  25,  Torretta,  2,20  p.  piccola  scossa  non  certissima. 

Toscttua  -  Decembre  1873  -  Ninna  notìzia  -  Qennajo  1874  - 
Ninna  notizia  -  Febbroso  -  17  Firenze,  straordinaria  agitazione  micro- 
sismica verificata  dal  Bertelli,  massime  nelle  ore  pomeridiane. 

IMarclie  ed  Umbria  (Leti,  del  Prof.  Bellucci  da  Perugia , 
Conte  Saladini  da  Ascoli,  Sig.  Adriani  da  Fermo,  Marcii,  Eboli  da 
Namù)  Decembre '^  4:,  Perugia  11,22  p.  scossa.  Lieve  scossa  in  quattro 
vibrazioni  orizzontali,  né  ho  ricevuto  notizia.  -  21.  Ascoli  e  Fermo  4,30  e 
4,35  p.  sensibile  -  22.  Id.  1,30  a.  -  25.  Ascoli  6  a.  circa  -  25.  Peru- 
gia 3,58  leggera  scossa.  Dubito  che  sia  errata  l'ora  e  che  la  vera  sia 
stata  le  2,58  che  fu  Torà  nella  quale  avvenne  il  terremoto  a  Belluno 
ed  a  Yelletri  e  Frascati.  Quello  poi  avvenuto  intorno  alle  6  a.  in  Ascoli 
coincise  col  fortissimo  di  Belluno  delle  6,25.  Si  noti  il  fatto  importante 
nello  studio  della  sismica,  che  cioè  la  scossa  leggera  dalle  2,58  fu  av- 
vertita a  Perugia  e  perfino  a  Yelletri  e  la  fortissima  delle  6,25  non 
oltrepassò  Tappennino,  essendo  Ascoli  il  punto  più  meridionale  da  Bel- 
luno, dal  quale  ce  ne  venne  notizia  -  Gennajo  1874  -  Ninna  notizia  - 
Febbraio  -  3.  Potenza  Picena,  7  a.  forte  scossa  -  13.  Temi  e  Nami,  2  p. 
sensibile  -  24.  Marche  ed  Umbria,  circa  le  8  ant.  sensibile  scossa,  sulla 
quale  scriverò  un  articolo  -  25.  Ascoli,  1,55  a.  e  più  tardi,  due  scosse. 

Prowinele  Bomane  e  Terra  di  I^avoro.  (Dai  giormUi  e 
leU.  dei  Sigg.  Santoro  da  Alvito,  Tronconi  da  Sora,  Prof  Galli  da 
Vdletri,  P.  Mira  da  Monte  Cassino,  Dott.  Nicolucci  da  Isola,  P. 


COBBISPONDENZA  7)1 


Layaggi  da  Frascati,  Prof.  Medichini  da  ViterbOy  C,  Coccanari  dei 
Tivoli,  e  notizie  delia  Direeione.)  -  Decembre  18713  -  1.  Velletri,  lì 
0  5,15  a.  due  scosse:  9,15  a.  leggerissima  -  2.  Id.  1*^,14  a.  e  11,51  a., 
leggerissime:  Roma,  0,30  a.  e  10  p.  leggerissime  -  5.  Id.  5,45  p.  leg- 
gerissima -  6.  Id.  5  a.  leggera:  tra  le  11  a.  e  le  12  leg^^era:  tra  le  6,15i 
e  le  6,49  p.  dne  scosse:  Frascati,  11  a.  scossa  con  rombo  dopo  tin  grani 
colpo  -  7.  Id.  1,55  a,  leggera:  8,45  p.  leggera  -  8.  Id.  tra  le  12  ei 
le  2  p.  leggerissima:  tra  le  7  e  le  8  p.  leggera:  tra  le  8  e  le  8,40  p. 
leggera  -  9.  Id.  tra  le  9  e  9,45  a.  tremito:  tra  le  3,40  e  le  5,15  p. 
leggerissima:  5,28  p.  leggerissima  -  10.  Id.  tra  le  9  e  le  11  a.  leggera 
-  12.  Rocca  di  Papa,  3  a.  -  13.  Id.  1,42  p.  -  20.  Roma,  prime  ore 
del  mattino  leggera  (forse  alle  3,15,  in  coincidenza  colla  scossa  di  Sar- 
mede  nel  Veneto).  Alle  12,30  del  medesimo  giorno  ho  osservato  un  pic- 
colo spostamento  nel  pendolo  sismografico  verso  SO.  -  25.  Velletri,  2,50  a. 
leggera  scossa.  La  medesima  a  Frascati  fa  avvertita  poco  prima  delle  3; 
Tona  e  Taltra  dunque  coincidettero  con  quella  di  Bellano  delle  2,58  - 
26.  Alvito,  10  p.  leggerissima:  Velletri,  circa  le  11,30  p.  e  prima  nella 
notte  fra  il  25  e  il  26,  leggere  scosse  -  29.  Velletri,  7,30  p.  leggera.  - 
30.  Id.  6,35  p.  leggerissima.   -   Gennajo  1874  -  3.  Velletri,  2,10  a. 
piuttosto  forte  -  5.  Roma,  2,15  p.  leggera  e  forse  anche  alle  6,30  p. 
leggerissimi  tremiti.  Rocca  di  Papa,  nella  notte  dal  5  al  6  -  13.  Ate- 
na, 9  p.  sensibile:  Velletri,  9,6  p.  e  10,30  p.  leggere  -  15.  Alvito,  11  p. 
leggerissima  -  16.  Velletri,  nella  notte,  leggera  -  17.  Id.  fra  TI  p.  e 
le  9  p.  leggera  -  18.  Id.  nella  notte,  leggera  -  20.  Td.  notte,  assai  sen- 
sibile -  25.  Frascati,  1,15  a.  leggera  -  27.  Roma,  11  a.  leggerissima: 
Bocca  di  Papa,  ad  ora  incerta  prima  delle  8  a.  leggerissima  -  28.  Vel- 
letri, nella  notte  e  alle  6  a.  piccole  scosse  -  31.  Roma,  7  a.  tremito  - 
Febbraio  -  2.  Roma  e  Rocca  di  Papa,  5,15  o  5,30  a.  leggera.  In  que- 
sto medesimo  giorno  circa  le  7  vi  fu  forte  scossa  in  Potenza  Picena  - 
6.  Sora  ed  Isola  di  Sora,  2,12  a.  sensibile:  Alvito,  4  a.  leggerissima: 
Roma  8  a.  leggerissima  -  7.  Valle  del  Liri  e  Rocca  Secca,  3,30  p.  vio- 
lenta scossa  -  9.  Rocca  di  Papa,  5  a,  leggera:  Roma,  fra  le  12  e  TI  p. 
leggerissima:  Frascati,  3,30  p.  e  9,30  p.  leggerissima  -  11.  Rocca  di 
Papa,  5  a.  leggera  -  17.  Roma,  6  p.  taluno  crede  avere  avvertito  scossa 
di  terremoto,  e  si  nota  perchè  coincide  con  straordinarissima  agitazione 
microsismica  verificata  dal  P.  Bertelli  in  Firenze  -  20.  Roma,  11  a. 
leggerissima  -  23.  Roma,  3.  p.  leggerissima:  9,18  p.  leggerissima;  coin- 
cide circa  in  quest'ora  una  frana  presso  Sorrento  -  24.  Roma  e  Provin- 
cie limitrofe,  8  a.  sensibile  scossa,  intomo  alla  quale  si  ragionerà  in 


72  CORRISPONDÈNZA 


apposito  articolo  nel  seguente  fascicolo  -  25.  Roma,  dopo  TI  a.  leggera 
scossa  (in  coincidenza  con  qaella  di  Ascoli).,  Nel  corso  del  giorno  il 
sismometro  ò  si'ato  agitato;  ed  ò  da  osservare  che  altrettanto  notava  il 
Denza  nel  decLuaometro  alle  6  p.  per  oscillazioni  meccaniche,  ed  alle  7,05  p. 
avveniva  in  Zurigo  una  scossa  di  terremoto  abbastanza  forte  -  26.  Roma 
nelle  ore  pom.  leggerissima  -  Mareo  -  3.  Velletri,  6  a.  leggerissima: 
10,30  p.  leggera  -  4.  Id.  nella  notte,  leggerissima  -  5.  Roma,  6,15  a. 
leggerìs.  '  7.  Roma  e  Viterbo,  7  a.  leggerissima  -  9.  Roma  I  a.  sen- 
sibile. Avvengono  nel  corso  del  giorno  parecchie  minimo  mutazioni  nella 
verticale  del  pendolo  sismograflco.  In  Frascati  avvenne  un  rialzamento 
della  polvere  intomo  alla  punta  del  pendolo  sismografico  del  Lavaggi 

-  10.  Roma,  il  sismografo  è  spessissimo  agitato  e  nella  sera  vi  si  os- 
serva mutazione  nella  posizione  della  verticale  del  pendolo:  tra  le  6,30 
e  le  9  a.  leggerissima  -  11  a  13.  Roma,  Frascati,  Velletri,  molta  agi- 
tazione nei  pendoli  sismografie!  -  15.  Roma  2  a.  leggerissima  scossa  - 
16.  Roma,  nella  notte  o  mattino,  leggera  scossa  in  coincidenza  forse 
con  le  Bellunesi  -  17.  Frascati ,  10,25  p.  leggera  -  20  e  21,  Roma , 
Velletri,  agitazioni  nei  sismografi  e  taluno  avverte  qualche  leggero  tre- 
mito -  25.  Velletri,  piccole  oscillazioni  -  29.  Id.  agitazioni  spesse  del 
pendolo  sismografico.  In  Ariccia  taluno  avverte  alle  6  p.  qualche  tre- 
mito -  31.  Roma,  nella  notte  ed  alle  9,30  a.  leggere  scosse  e  muta- 
menti di  posizione  del  pendolo  (In  Lugano  una  grande  frana  nella  notte 
interrompe  la  via  in  vicinanza  di  S.  Martino,  alla  cava  Girla:  ed  in  ge- 
nere nei  decorsi  giorni  molte  frane  avvengono  in  questa  regione. 

Abbpuxzl  (Da  hit  Prof.  Casati^-  Decembre  1873^Genn(j^o  1874 

-  Ninna  notizia  Febbrajo  -  24.  Aquila,  7,42  a.  forte  scossa,  di  cui  ragionerò. 

Canipai;na  Fcllee,  Pungile  e  prowincte  lliultrore.  (Dai 
giornalij  P.  Mira,  P.  E.  Mandarini  -  Decembre  1873  -  13  e  15.  In 
Mignano  e  S.  Pietro  iu  fine  presso  Caserta,  erroneamente  detto  dai 
giornali  Mugnano  presso  Napoli,  forti  scosse,  le  quali  furono  il  mas- 
simo di  un  periodo  sismico  durato  più  di  un  mese.  Mi  mancano  rag- 
guagli particolareggiati  -  Gennc^o  1874  -  7.  Campobasso;  prima  di 
questo  giorno  e  forse  anche  in  questo,  forti  scosse.  Mi  mancano  det- 
tagli -  23  Casamicciola,  7,45  p.  leggera  -  Febbrajo  23.  Sorrento,  fra  le 
8  e  le  9  p.  frana  del  Seraio,  coincidente  forse  colla  scossa  di  Roma 
delle  9,18  p.  -  24.  Vesuvio,  8  a.  leggera  non  avvertita  a  Napoli. 

Calabria  e  SlcUla.  (Dai  giornali)  -  Decembre,  Gennaio,  Feb- 
braio. -  Ninna  notizia.  -  Marea  Alcune  frane  distrussero  i  lavori  ferro- 
viari del  tronco  Leouforte-Villarosa.  -  23.  Torre  Mileto  2  a.  leggera. 


1é 


ODIERNI  FENOMENI  ERUTTIVI  DELL'ETNA 

NELL'INTERNO  DEL  CRATEEE  CENTBAIiE 


Relazione  del  Prof.  Orazio  Silvestri  (I) 

Non  vi  è  alcuno  che  dimori  in  Sicilia  e  che  abbia  facil- 
mente visibile  nel  suo  orizzonte  l'Etna,  che  non  siasi  accorto 
ÌG  questi  ultimi  mesi,  e  specialmente  dal  Maggio  in  poi,  che 
il  gigantesco  .vulcano  è  in  una  fase  insolita  di  attività  dopo 
5  anni  di  riposo,  da  che  fece  nel  Settembre  del  1869  la  eru- 
zione di  breve  durata  che  riversò  dal  cratere  centrale  un  ru- 
scello di  lava  nella  valle  del  Bove.  -  Già  alcune  voci  si  sono 
sparse  di  squarciamento  avvenuto  nel  Monte,  di  crateri  nuovi, 
di  fiamme  e  di  fuoco  che  si  sono  visti  di  notte,  di  rombo  sen- 
tite in  molti  punti  del  suo  perimetro  e  la  fantasia  di  taluno 
ha  anche  fatto  parlare  di  una  eruzione  dalla  parte  di  Brente  - 
Per  rendermi  conto  della  straordinaria  emissione  di  fumo  che 
notasi,  cotinua  o  intermittente  dal  cratere  centrale,  con  lo  scopo 
di  tener  dietro  ai  fenomeni  del  nostro  vulcano  e  por  soddisfare 
la  curiosità  di  molti,  desiderosi  di  conoscerne  lo  stato  attuale, . 
mi  sono  recato  sulla  cima  del  medesimo  per  far  delle  osserva- 
zioni *  atte  a  chiarire  quanto  si  è  detto  di  vago  ed  ecco  ciò  che 
ho  potuto  notare. 

La  sera  2  del  coiTonte  mese  io  mi  trovava  alla  base,  del 


(1)  Nel  fascicolo  deir Aprile  e  Maggio  promisi  che  in  questo  avrei 
dedicato  l'articolo  di  fondo  ad  una  analisi  del  terremoto  del  24  Febrajo 
che  scosse  leggermente  mezza  Italia.  Ma  nel  momento  quasi  di  porre 
in  macchina  mi  giunge  questa  interessante  relazione  la  quale  e  per 
l'attualità  deU*argomento  e  per  la  riconoscenza  dovuta  al  suo  illustre 
e  cortese  autore  mi  obbliga  a  rimandare  il  promesso  articolo  ad  altro 
fascicolo. 

FASCICOLO   VI.  6 


74  ODIERNI  FENOMENI  ERUTTIVI  DELL* ETNA 


cono  tenninale;  già  prima  di  arrivare  a  questo  punto  aveva 
potuto  sentire  delle  rombe  che  traevano  origine  sotterranea  e 
e  subito  dopo  il  tramonto  del  sole  mi  accorsi,  che  in  concx)- 
mitanza  di  queste  si  scorgevano  dei  riflessi  di  viva  luce  nelle 
colonne  di  fumo  che  via  via  si  emettevano  dal  oratore.  Avvi- 
cinato vie  più  fin  dove  incomincia  la  erta  salita  del  cono,  io 
rimasi  in  contemplazione  di  questo  stupendo  fenomeno  capace 
di  incutere  timore  a  chi  non  è  abituato  alle  manifestazioni  vul- 
caniche e  potei  notare  che  le  rombe  sotterranee,  simili  a  sca- 
riche di  lontana  artiglieria,  si  succedevano  a  intervalli  di  2  a 
3  minuti  e  poco  prima  di  queste  comparivano  le  vampe  di  luce. 

Direttomi  alle  due  dopo  la  mezzanotte  del  giorno  succes- 
sivo 3  verso  la  cima  del  cratere,  i  fenomeni  accennati  mi  si 
fecero  di  più  in  più  sensibili  con  qualche  tremito  del  suolo, 
finché  giunto  sull'orlo  meridionale  e  apertasi  la  vista  dell'in- 
terno del  cratere  potei  subito  osservare  i  fenomeni  eruttivi  che 
si  compiono  neirinterno  di  questo. 

Da  una  grande  voragine  situata  sul  lato  occidentale  del 
cratere  vedovasi  scaturire,  a  intervalli  di  2  a  5  minuti  primi, 
dei  lampi  di  luce  indicanti  una  massa  lavica  in  movimento  e 
in  fatto  dopo  di  essi  si  udivano  delle  denotazioni  che  incomin- 
ciavano con  l'essere  cupe  e  profonde  e  andavano  rapidamente 
crescendo  di  intensità  finché  compariva  lo  sviluppo  di  turbini 
di  vapori  acidissimi  che  attraversavano  la  lava  fluida  con  ten- 
sione sufficiente  per  determinare  delle  esplosioni  di  materia 
infuocata  in  forma  di  scorie,  di  bombe  e  di  arena  minuta;  di 
questo  materiale  quello  più  grossolano  ricadeva  nel  cratere, 
mentre  quello  più  sottile  ne  oltrepassava  il  margine  superiore 
e  veniva  trasportato  al  di  fuori  seguendo  la  direzione  del  vento 
dominante. 

Con  un  orologio  alla  mano  determinando  il  tempo  che 


ODIERNI    FENOMENI   ERUTTIVI    DELL'eTNA  75 


passava  tra  le  emissioni  di  luce  e  la  intensità  più  forte  delle 
detonazioni  di  ciascuna  esplosione^  notai  l'intervallo  di  quasi  2 
minuti  secondi  e  ciò  por  la  velocità,  di  trasmissione  del  suono 
farebbe  ritenere  che  la  materia  fusa  sarebbe  ad  una  profon- 
dità di  circa  600  metri. 

Nel  momento  di  ciascuna  esplosione  accadeva  un  turba- 
mento nella  pressione  atmosferica  ed  il  mio  aneroide  indicava 
delle  oscillazioni  istantanee  di  quasi  un  millimetro:  mentre  i 
vapori  che  scaturiscono  dal  sistema  dei  Fumaioli  che  circon- 
dano Torlo  superiore  e  vedonsi  distribuiti  nelle  pareti  inteme 
del  cratere,  in  molti  punti  cessavano  per  pochi  momenti  la  loro 
attività  per  poi  riprenderla,  mostrando  in  certo  modo  la  cor- 
rispondenza del  meccanismo  di  queste  manifestazioni  seconda- 
rie del  cono  eruttivo  estemo,  con  il  lavorio  interno  della  voragine. 

Per  la  importanza  che  manifesta  in  un'apparecchio  erat- 
tivo  la  presenza  e  natura  chimica  dei  fumaioli  ne  ho  studiato 
in  complesso  la  loro  distribuzione  e  i  loro  caratteri:  ho  veduto 
esservene  una  grande  quantità  ;  molti  fanno  corona  nelT  orlo 
superiore  del  cratere  che  mostrasi  da  per  tutto  caldo  e  fumante 
per  essi;  molti  altri  scaturiscono  sparsi  qua  e  là  nelle  pareti 
0  nel  fondo  del  medesimo.  Tanto  quelli  superiori  che  questi 
ultimi,  esplorati  scendendo  fino  alla  profondità  possibilmente 
accessibile  del  cratere ,  ho  trovato  essere  compresi  in  quella 
fase  di  attività  che  forma  la  4*  categoria,  cioè  dei  fiimqjoli 
acquosi  neutri,  i  quali  non  danno  nessun  fastidio  alla  respi- 
razione perchè  tramandano  del  solo  vapore  di  acqua.  La  tem- 
peratura loro  varia  dai  70  ai  90  gradi  a  mezzo  metro  fli  pro- 
fondità dalla  superficie  del  suolo  il  quale  è  tutto  formato  di 
lava  bianco-giallastra  e  decomposta  nell' intemo  del  cratere; 
di  arena  e  di  scorie  nere  nella  parte  esterna  di  questo.  Avendo 
visitato  tutti  i  punti  del  perimetro  superiore  del  cratere  non 


76  ODIERNI    FENOMENI    ERUTTIVI    DELL'eTNA 


ho  potuto  trovare  fumajoli  che  fossero  di  altra  specie  o  di  ordine 
più  elevato,  anzi  ho  dovuto  notare  essere  estinti  quelli  mol- 
tissimi acidi  0  alcalini  che  prima  rendevano  a  poca  profondità 
infuocato  il  terreno  fino  a  500  e  600  gradi  di  temperatura, 
dopo  i  penultimi  sfoghi  vulcanici  accompagnati  dai  piccoli  span- 
dimenti  di  lava  del  novembre  1868  e  settembre  1869. 

Ho  dovuto  anche  notare  che  dal  lato  di  ponente  il  mar- 
gine superiore  del  cratere  ha  subito  una  frana  per  cui  un  punto 
culminante  superiore  ha  crollato,  presentando  ora  il  carattere 
opposto  di  un  contomo  sinuoso  il  quale  si  è  veduto  comparire 
anche  osservando  da  qualche  distanza  (come  per  es.  da  Catania) 
la  cima  occidentale  del  bicorne  che  dal  lato  nord-est  mostra 
una  smangiatura  giudicata  da  qualcuno  come  formazione  di  un 
nuovo  cratere. 

Tutto  il  suolo  arenoso  superiore  ed  esterno  del  grande 
conO;  e  specialmente  in  vicinanza  della  corona  continua  dei 
fumajoli  acquosi,  si  vede  rivestito  da  efflorescenze  di  una  so- 
stanza bianco-giallastra  di  sapore  acido  salato  e  stittico  la  quale 
è  fonnata  prevalentemente  da  cloruri  e  solfati  di  sodio,  di  al- 
luminio, di  calcio  e  di  ferro.  Questa  sostanza  complessa  non 
è  propria  dei  fumajoli  suddetti  che  non  hanno  la  temperatura 
capace  di  volatilizzarla:  ma  proviene  dall' esserne  intrisa  tutta 
Tarena  e  per  eftetto  delia  umidità  da  cui  questa  è  attraversata 
e  della  evaporazione  superficiale,  sollecitata  dal  calore  dei 
fumajuoli,  viene  portata  airesterno. 

Una  grande  massa  di  tale  sostanza  vedesi  sul  lato  orien- 
tale del  cratere  presso  una  spaccatura  che  costituisce  una  linea 
più  attiva  di  fumajoli  e  può  scorgersi  benissimo  con  l'aspetto 
di  una  estesa  macchia  giallastra  da  un  osservatore  che  guardi  il 
lato  orientale  della  cima  dell'Etna  da  mezzogiorno  o  da  levante. 

I  fenomeni  eruttivi  di  cui  è  parola  sono  rappresentati  più 


ODIEENI  TENOMENI    ERUTTIVI    IXELL'eTNA  77 


particolarmente  da  continue  esplosioni  di  turbini  di  vapori  e 
di  materie  infuocate  le  quali  dopo  perduta  la  forza  di  espul- 
sione ricadono  nel  cratere  e  tappezzano  vagamente,  durante 
la  oscurità  della  notte,  di  strisce  di  fuoco  le  pareti  di  questo. 
Lo  stato  di  attività  si  presenta  solo  nella  voragine  descritta, 
orientata  a  occidente  e  nessun  cono  di  eruzione  avventizio  è 
sorto  in  alcun  punto. 

La  tensione  dei  gassi  e  vapori  quantunque  capace  di  at- 
traversare la  lava  incandescente  nell'interno  della  voragine  e 
portarne  dei  brani  all'esterno,  tuttavia  non  è  ancora  al  grado 
di  sospingere  al  di  fuori  delle  grandi  masse  di  materia  fluente. 
Ma  tutto  accenna  ad  un  interno  attivissimo  lavorio  del  vulcano 
e  giudicando  con  la  esperienza  del  passato  dobbiamo  prono- 
sticare una  non  lontana  grande  eruzione,  giacché  l'Etna  si  può 
dire  essere  ora  nella  stessa  condizione  nella  quale  si  trovò  a 
intermittenza  del  1863  fino  al  febbraio  1865  quando  squarciò 
il  suo  fianco  Nord-Est  alla  base  del  Monte  Frumento  e  die 
laogo  alla  celebre  imponente  confiagrazione  con  la  quale  la 
forza  vulcanica  di  questo  [centro  eruttivo  ebbe  ampio  sfogo, 
eruttando  un  continuo  fiume  di  lava  ed  un  procelloso  turbinio 
di  gassi  e  vapori  per  6  mesi  di  seguito. 

L'Etna  presentemente  per  i  fenomeni  che  si  succedono  nel 
suo  elevato  cratere,  dei  quali  anche  la  più  accurata  e  fedele 
descrizione  non  può  ritrarne  che  una  pallida  immagine ,  è  in 
un  periodo  interessante  per  chi  ha  curiosità  di  assistervi  da 
vicino  e  senza  pericolo,  malgrado  il  detto  di  Claudiano: 

JEtneos  apices  solo  cognoscere  visu 
Non  adito  tentare  licet..^... 
Ringrazio  i  Prof.  Cav.  Silva,  Bertone,  Biggi  e  i  Maggiori 
Pescetti  e  Charboneau  che  vollero  essere  miei  compagai  in 
questa  escursione.  Prof.  0.  Silvestri 


78  ODIERNI    FENOMENI    ERUTTIVI    DELL'eTNA 


NOTA  con  altre  notizie.  —  Essendo  scopo  di  questo  Ballet- 
tino il  raccogliere  quanto  più  è  possibile  i  dati  utili  allo  studio 
dei  fenomeni,  sarà  opportuno  raggiungere  alla  interessantis- 
sima relazione  del  Silvestri  i  fatti  seguenti.  L'Etna  è  in  attività 
dal  Maggio  e  parmi  che  in  Luglio  sieno  stati  più  intensi  i 
conati  eruttivi.  Sembra  adunque  che  maggior  forza  siasi  con- 
centrata nel  sistema  vulcanico  siculo.  Perciò  è  notabile  che 
appunto  nel  Luglio  quasi  scomparvero  i  terremoti  nelF  Italia 
ed  i  rarissimi  che  avvennero  urtarono,  eccetto  un  solo,  Malta 
e  r  Italia  media  o  Meridionale. 

Nel  Luglio  vi  furono  in  tutto  quattro  terremoti  tra  sen- 
sibili e  leggerissimi.  Invece  nel  Maggio  e  nel  Giugno  assai 
frequenti  furono  i  moti  sismici  in  tutta  Italia,  ma  sempre  pre- 
dominando il  numero  degli  avvenuti  neiritalia  centrale  e  me- 
ridionale. Venticinque  ne  avvennero  nel  Maggio  e  trentaquattro 
nel  Giugno  dei  quali,  solo  nove  nel  Maggio  e  sedici  nel  Giugno 
furono  avvertiti  nella  parte  della  penisola  che  è  al  Nord  di 
Roma. 

Inoltre  fra  le  notizie  della  corrispondenza  ho  riferito  un 
fatto  che  forse  accenna  ad  uno  svolgimento  particolare  di  gas 
interni  nella  Sicilia  già  attivato  fin  dall'  Aprile.  *  Finalmente 
merita  di  esser  pur  ricordata  la  esplosione  avvenuta  nella  cava 
di  zolfo  presso  San  Martino  (Palermo)  ai  quattro  di  Luglio, 
la  quale  quantunque  cagionata  da  una  imprudente  lavorazione, 
può  sempre  collegarsi  alla  attività  straordinaria  vulcanica  della 
regione  nel  tempo  medesimo.  Ecco  il  fatto  narrato  dai  giornali. 

«  Poco  lungi  da  San  Martino  (Palermo)  vi  ha  una  minierd 
di  zolfo,  proprietà  Trabia,  ove  da  qualche  anno  si  estrae  zolfo 
liquido  dai  quattro  ai  cinquecento  quintali  al  giorno  prove- 
nierite  da  un'altra  miniera  che  arde  nella  parte  superiore  di 
quel  tendono. 


ODIERNI    FKNOMENI   ERUTTIVI    DELL'eTNA  79 


Or  avvenne  che,  nel  riaprire  uno  dei  buchi  airorlo  si  trovò 
Io  zolfo,  onde,  dopo  vani  tentativi,  si  pensò  allargarne  lo  sbocco 
a  mozzo  di  mine.  E  infatti  nel  4  di  Luglio  si  die  fuoco  alla 
prima  mina  e  si  ottenne  lo  scopo. 

Però  fu  così  violenta  la  pressione  del  gas  sprigionatosi 
nell'interno  della  cava,  che  degli  undici  operai  che  vi  si  tro- 
vavano, nqve  vennero  sbalestrati  fuori  della  cava,  e  taluni 
vennero  slanciati  ad  una  altezza  di  50  metri. 

Cinque  di  questi  disgraziati  restarono  cadaveri  informi, 
quattro  sono  malvivi  e  due  rimasero  schiacciati  chiusi  nella 
cava,  ove  pel  denso  fumo  è  impossibile  avvicinarsi.  » 


BIBLIOGRAFIA 


SERPIGM  (P.  AleMAndro  Direttore  dell' OsserTatorto 
Meteorolo^leo  d!  orbino)  Nota  sullo  studio  della  perturba- 
jtione  elettrica  foriera  del  terremoto,  V.  Rivista  Scientifica  Industriale 
di  Firenze  Anno  18Jl4  fascicolo  di  Maggio. 

Noi  fascicolo  di  Maggio  di  cotesto  bnUettino  pnblicai  nna  lettera 
del  Serpieri  Mila  quale  annunciandomi  i  concerti  presi  coUa  Direzione 
dei  telegrafi,  esso  alludeva  alla  presente  nota. 

In  questa  partendo  dal  fatto  osservato  dal  bravo  telegrafista  sig. 
Luigi  Deangelis  nel  terremoto  del  12  Marzo  1873,  cioè  lo  scroscio  par- 
ticolare della  macchina  congiunto  al  distnrbo  dell'ago  galvanometrico^ 
^tecedentemente  alla  scossa,  ed  osservando  che  la  velocità  del  terre- 
moto ondeggia  fra  i  40  ed  1  70  Eil.  a  minuto,  dimostra  V  esistenza  di 
correnti  elettriche  precedenti  il  terremoto  e  la  possibilità  per  chi  primo 
avverte  il  movimento  sismico  di  annunziarlo  telegraficamente  ad  una 
lontana  stazione.  La  quale  cosi  prevenuta  potrà  sorvegliare  in  tempo 
utile  i  suoi  strumenti. 


80  BlBUOeRAFU 


L*  A.  adduce  parecchi  fatti  e  studi  per  dimostrare  Yieppiù  la  esi- 
stenza delle  predette  correnti.  Sopratatto  meritamente  ricorda  con  <more 
gli  stadi  del  Prof.  Domenico  Bagona  di  Modena,  il  quale  avea  già  no- 
tate queste  singolari  perturbazioni  élettrìclie  nel  terremoto.  Questi  me- 
diante un  galTanometro  sensibilissimo  il  cui  filo  scende  da  una  parte 


^  *  nel  suolo  e  dall'  altr^con  una  spranga  di  ferro  che  si  eleva  verticale 

sul  tetto,  in  occasione  di  terremoti  ha  osservato  che  essi  sono  accom- 
pagnati da  poderose  correnti  elettriche  dirette  dalla  terra  ali*  atmosfera. 
Anche  io  nella  mia  poca  esperienza  trovo  verissima  questa  idea  di  un 
efflusso  di  elettrico  dalla  terra  nel  terremoto,  perchè  conosco  molti  fatti 
che  la  dimostrano. 

A  spi^^are  queste  emissioni  di  elettrico  T  A.  sospetta  che  possano 
concorrervi  le  grandi  fughe  di  vapore  acqueo  che  debbono  aver  luogo 
al  disotto  delleLcrosta  terrestre,  rinnovandosi  ivi  secondo  esso  il  feno- 
meno delle  macchine  di  Armstnmg.  Intorno  al  qual  modo  di  vedere 
ragiona  con  parecchi  argomenti. 

Infine  avverte  che  questi  studi  dovranno  illuminare  V  etema  qui- 
stione  del  presentimento  del  terremoto  attribuita  agli  animali;  i  quali 
in  sostanza  non  dovrebbero  altro  sentir  che  l'influenza  della  precedente 
corrente  elettrica. 

Dopo  ciò  conchiude  il  Serpierì  facendo  appello  a  tutti  perchè  gli 
communichino  fatti  e  studi  raccogliendo  i  quali  spera  illaminare  la 
presente  quistione. 

FRANCO  (Dlc|^  coadiutore  all*OiMer¥atorlo  TeMnrlano) 

L'acido  carbonico  del  Vesuvio  Y.  Appendice  agli  atti  del  Reale  isti- 
tuto d'incoraggiamento  in  Napoli  1872  ed  Annales  de  Chimie  et  de 
Fhisique  T.  XXX  p.  S7-114. 

Sunto  del  prof.  Giuseppe  BeOucci 

Con  questo  titolo  il  Sig.  Diego  Franco,  aggiunto  all'Osservatorio 
vesuviano ,  pubblicò  recentemente  una  lung^  ed  interessantissima  me- 
moria dalla  quale  è  stato  tratto  il  riassunto  seguente.  Essendo  impos- 
.  sibilo  però  riferire  i  molti  risultamenti  analitici,  tutti  importantissimi, 
i  quali  sono  di  corredo  alla  memoria  stessa,  il  lettore  dovrà  attingere 
direttamente  da  essa  quei  particolari,  cbe  qui  non  poterono  esporsi. 

L*A.  si  è  occupato  da  lungo  tempo  dell' emanazioni  valcaniche  e 
più  specialmente  dello  sviluppo  dell'anidride  carbonica  o  delle  mofete. 


BIBLIOORAFtA  81 


Trorandosi  in  una  regione ,  ricchissima  di  esalazioni  naturali  di  ani- 
dride carbonica,  qual'ò  la  regione  vesuviana,  VA.  ha  potato  raccogliere 
ana  messe  abbondante  di  fatti ,  i  quali  condurranno  ad  interessanti 
conclusioni ,  e  gioveranno  a  chiarire  molti  punti  ancora  incerti  de'  fe- 
nomeni endogeni  terrestri  in  particolare ,  e  della  fisica  del  globo  in 
generale. 

Nelle  ricerche  istituite  sullo  sviluppo  delFanidride  carbonica  TA. 
ha  procurato  osservare  le  variazioni  qualitative  e  quantitative,  che  pò- 
terano  esser  determinate  nella  composizione  delle  sostanze  gassose  esa- 
late, dalle  variazioni  degli  agenti  atmosferici,  e  specialmente  dai  venti, 
dalle  pioggie  e  dalle  fluttuazioni  della  pressione  e  temperatura  dell'at- 
mosfera. L'A.  ha  riconosciuto  pure  che  le  esalazioni  del  gas  suddetto, 
m  quanto  alla  loro  origine  si  rassomi^ian  tutte  e  non  differiscono  tra 
loro,  che  per  le  condizioni  diverse  dei  luoghi  in  cui  si  manifestano.  Così 
Tanidride  carbonica  del  pozzo  artesiano  del  palazzo  reale  e  delle  altre 
argenti  naturali,  ha  l' acqua  per  veicolo  e  compare  disciolta  in  essa , 
mentre  quella  della  grotta  del  cane  e  delle  stufe  di  S.  Germano,  tut- 
toché trascinata  dall'acqua,  sviluppasi  allo  stato  gassosa,  in  conseguenza 
deir  elevata  temperatura  dovuta  all'  azione  vulcanica.  Quasi  tutte  le 
fnmaiuole  de'  Campi  flegrei,  che  danno  continuamente  vapore  acquoso, 
ombrano  all'  A.  tante  sorgenti  termali  naturali ,  sviluppanti  anidride 
carbonica  sola  o  congiunta  ad  acido  solfoidrico. 

La  memoria  è  divisa  in  tre  parti;  nella  prima  l'A.  tratta  dell'ani- 
dride carbonica  constatata  al  centro  del  Vesuvio  e  nelle  bocche  centrali 
di  eruzione;  numerosi  risultati  analitici  fanno  conoscere  come,  sia  dalle 
parti  centrali  del  Vesuvio,  sia  dalle  fumaiuolo  eruttive  prossime  al  cen- 
tn),  si  esala  di  continuo  un  miscuglio  gassoso  contenente  oltre  all'azoto 
^  all'  ossigeno ,  dell'  anidride  carbonica  generalmente  sola ,  ed  in  ta- 
luni casi  accompagnata  dall'anidride  solforosa  e  dall'acido  cloroidrico, 
«ebbene  questi  due  gas  si  oifrano  sempre  in  tenui  proporzioni.  La  lunga 
we  di  osservazioni  fatte  dall'A.  dall'Agosto  1867  all'Aprile  1871,  com- 
prende due  periodi  di  calma  e  due  periodi  di  eruzione  nel  focolaio  vul- 
canico vesuviano;  la  presenza  costante  dell'  anidride  carbonica  ne'  gas 

PASCICOLO   VII.  7 


82  BIBLlOaBÀFIA 


esalati  dalle  parti  centrali  del  YesnTÌo  deve  fare  abbandonare  Tantica 
credenza,  per  cui  si  ritiene  che  le  mofete  o  T anidride  carbonica  non 
si  mostrassero  che  Inngi  dal  centro  dell'attività  vulcanica,  dopo  le  grandi 
eruzioni,  e  che  l'esalazione  di  codesto  gas  non  rappresentasse  che  l'ul- 
timo sforzo  della  fase  eruttiva.  L'A.  non  ha  mai  rinvenuto,  almeno  fino 
ad  ora,  la  presenza  dell'anidride  carbonica  nelle  bocche  eruttive  eccen- 
iriche^  ossia  alla  base  del  Vesuvio.  Dopo  la  loro  estinzione  queste  bocche 
eruttive  addivengono  secche. 

Nella  seconda  parte  della  memoria  l'A.  riferisce  le  ricerche  dell'ani- 
dride carbonica  fatte  nelle  fumaiuole  esistenti  sulle  lave  della  grande 
eruzione  del  15  Novembre  1868.  Dapertutto  trovò  anidride  carbonica, 
in  taluni  casi  accompagnata  da  acido  solfoidrico. 

Nella  terza  parte  della  memoria  l'A.  ha  raccolto  i  risultati  delle 
ricerche  dell'anidride  carbonica,  fatte  sulla  corrente  di  lava  dell'eruzione 
del  1871,  ed  anche  in  questo  caso  trovò  dapertutto,  dove  sviluppavasi 
vapore  acquoso,  dell'anidride  carbonica.  Discutendo  i  risultati  delle  fatte 
osservazioni*  l'A.  crede  di  poter  ammettere,  che  tutte  le  lave  trasportino 
anidride  carbonica,  ma  in  piccola  quantità  e  tale  che  presto  scompare; 
quest'anidride  carbonica  però  non  deve  confondersi  con  quella,  che  le 
lave  possono  trovare  per  cagioni  differenti  nel  terreno  sottostante  allor- 
ché scolano  in  basso,  la  quale  è  più  abbondante ,  e  V  esalazione  ne  è 
più  durevole.  AH'  anidride  carbonica  del  suolo  l'A,  riferirebbe  la  for- 
mazione delle  mofete,  e  per  suo  mezzo  darebbe  ragione  dell'antica  cre- 
denza, che  riguarda  lo  sviluppo  dell'anidride  carbonica,  siccome  l'ultìmo 
sforzo  delia  fase  eruttiva. 

Perugia  Giugno  1874 

Gius.  Bellucci 


8à 


CORRISPONDENZA 


PEB  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Marzo,  Aprile  e  Maggio  1874 

Notizie  rettlfleate  del  terremoto  di  San  Remo  ed  Ar- 
ma di  Tarsio  del  14  Marao  1894  (Q-iornali,  LetL  A,  Issel  e 
Prof.  P.  Raubàldi).  Molti  errori  sono  stati  pubblicati  dai  giornali  in- 
torno alla  data  ed  al  luogo  di  questo  terremoto.  L*  hanno  detto  avve- 
nuto a  Foggia,  in  Arena  di  Taggia  e  nella  sera  del  15  Marzo.  I  gior- 
nali esattamente  informati  dissero:  «  Sabato  sera  (14)  alle  7,55  in  Arma 
di  Taggia  ed  in  S.  Refilo  si  senti  una  scossa  ondulatoria  durata  5''. 
Alle  8  altra  scossa  sussultoria  durò  4''.  Per  effetto  della  prima  scossa 
caddero  da  un'impalcatura  n^W Hotel  Béllevue  circa  50  bottiglie,  ed  in  una 
farmacia  i  vasi  furono  scossi  con  tanta  violenza,  che  sembrò  strano  non 
andassero  rotti.  »  Aggiunge  poi  il  Prof.  D.  Pasquale  Rambaldi  da  San 
Berne,  i  seguenti  particolari:  «  Circa  le  ore  8  e  un  quarto  (tempo  medio 

>  di  Roma)  sentii  un  cupo  rumore,  che  durò  presso  a  poco  due  secondi 
»  e  sul  finire  di  esso  quattro  o  cinque  sussulti.  Fino  a  questo  punto  non 
)» sospettai  neppure  di  terremoto;  me  lo  hanno  fatto  avvertire  le  sue- 
»C8ssive  ondulazioni,  che  cominciarono  dopo  alcuni  istanti  e  durarono 
*  poco  più  di  due  secondi.  Giudicai  la  direzione  da  NO  a  NE  e  la  scossa 

>  fu  leggerissima.  Due  persone  che  avea  in  camera  non  Thanno  avver- 
»tita;  come  pure  non  fu  avvertita  da  parecchie  persone  della  città.  Non 
>8i  ebbero  scosse  successive.  La  pressione  barometrica  era  molto  forte 

>  sino  dal  giorno  13,  crebbe  il  14;  alle  3  pom.  segnava  9  millim.  so- 
»pra  la  normale,  poi  lentamente  decrebbe  il  giorno  15,  però  sempre 
»  sopra  la  normale.  Il  vento  fu  di  Ovest  debole  tutto  il  giorno,  passò 

>  a  NO  nella  notte  sino  al  mattino  del  15,  e  alquanto  forte,  tornò  0 

>  debole  nel  resto  della  giornata.  La  temperatura  del  giorno  non  pre- 

>  sento  notevole  variazione  in  confronto  dei  giorni  precedenti  e  succes- 
»8ivi,  soltanto  il  minimo  della  notte  del  14  al  15  segnò  1^,  5  cent. 
»in  meno  della  notte  antecedente  e  successiva.  L'umidità  relativa  (mi- 

>  surata  col  psicrometro  a  ventilatore,  modello  Cantoni)  era  alle  9  ant.  8^6, 
»  alle  3  pom.  51,  alle  9  p.  55,  ed  il  tempo  sempi^  asciutto  dal  giorno  11 


84  CORRISPONDENZA 


>  sino  al  16,  ed  il  cielo  sereno  o  quasi  sereno.  Soltanto  nelle  ore  me- 
»  ridiane  del  13  ai  ebbe  vento  forte  di  Est.  » 

Pozzo  pcrleoloso  per  enmnazlone  di  carbonio  a  Mea- 
zomorreale  In  Sicilia,  scoperto  nell'Aprile.  Leggiamo  nel- 

V Amico  del  Popolo  di  Palermo  il  seguente  deplorabile  avvenimento; 

A  Mezzomorreale,  nel  fondo  santa  Margherita,  proprietà  del  signor 
Francesco  Salerno,  bavvi  un  pozzo  dell'altezza  di  circa  7  metri,  da  cui 
tempo  fa  estraovasi  V  acqua  a  mezzo  d*  una  pompa  per  la  irrigazione 
delle  terre,  e  che  da  un  anno  tenevasi  chiuso  con  uno  sportello. 

Come  fu  e  come  non  fu,  cadde  quest'oggi  in  detto  pozzo  un  paio 
di  stivali,  e  il  proprietario  degli  stessi  fu  sollecito  a  scendervi;  ma  pas- 
sato del  tempo  e  non  vedendosi  risalire,  dubitandosi  d'un  sinistro  vi 
discese  un  altro,  e  poi  altri  tre  individui  uno  appresso  all'altro,  e  nes- 
suno dei  cinque  si  vide  più,  e  non  sentivasi  alcun  lamento. 

Una  gran  folla  si  raccolse  subito  sul  luogo,  e  si  cercò  ogni  mezzo 
di  dare  aiuto  alle  persone  ch'erano  nel  pozzo:  frattanto,  avvertitane  la 
Questura,  vi  mandò  in  fretta  i  pompieri,  i  quali  si  accertarono  che  una 
grande  quantità  di  carbonio  era  condensata  in  quel  pozzo,  onde  le  per- 
sone che  v'erano  discese,  dovevano  essere  state  colte  d'asfissia. 

Discesovi  frattanto  un  pompiere  con  lo  apparecchio  respiratorio, 
poterono  farsi  risalire  con  l'aiuto  di  funi  e  di  scale  quattro  dei  cinque 
individui,  tre  ancor  vivi,  uno  già  cadavei*e.  Non  è  stato  possibile  sino 
all'una  antimeridiana  ritrovare  il  quinto  individuo,  ch'ò  colui  il  quale 
vi  discese  il  primo,  un  certo  Anello. 

Credesi  che  si  trovi  cadavere  al  fondo  dell'acqua,  onde  continue- 
ranno le  ricerche. 

Mota.  Questa  manifestazione  fatale  di  gas  acido  carbonico  nel  pozzo 
di  Mezzomorreale,  sarà  stata  una  fortuita  scoperta  d' un  fatto  perma- 
nente, 0  sarà  stato  un  fenomeno  temporaneo  e  straordinario  ?  Ed  in 
questo  secondo  caso,  sarà  esso  avvenuto  in  coincidenza  e  relazione  col 
seguente  che  descrìvo  ?  Le  indagini  ed  osservazioni  raccolte  in  questo 
Bullettino  risponderanno  col  tempo  a  siffatti  quesiti. 

Attività  straordinaria  delle  niofete  nella  solfatara 
delle  Acque  Albnle  presso  Tivoli,  verlflcata  a  di  SS 
Aprile.  (Visita  fatta  sul  luogo  coi  Chiari  Professori  A.  Stoppani, 
G.  P[boni,  T.  Taeamelli.)  Oltre  l'attività  straordinaria  sensibile  all'o- 
dorato e  visibile  nello  sprigionarsi  dei  gas  dal  lago  delle  Isole  na- 
tanti, fu  notato  che  lanciando  i  sassi  come  si  suole  nelle^  acque,  ma- 
nifestavasi  una  lunga  e  forte  eruzione  di  gas,  la  quale  gonfiava  la  su- 


CORRISPONDENZA  85 


perfide  dell'acqua.  Visitossi  poi  una  piccola  caverna  presso  la  vìa  Ti* 
bortina  distante  circa  dae  chilometri  dalla  solfatara  e  poche  centinaia 
di  metri  dal  canale  emissario  del  lago  sulfureo.  Entro  questa  grotta 
scorre  una  parte  dell'acqua  sulfurea  che  si  perde  sotterra,  e  vi  è  una 
piccola  mofeta  d'acido  carbonico  poco  conosciuta  per  la  sua  poca  entità, 
non  essendo  d'ordinario  pericolosa  per  gli  uomini  nò  per  gli  animali.  In 
quel  giorno  la  trovammo  tanto  innalzata  ed  abbondante  che  vi  si  entrò 
quasi  con  tutta  la  persona  inavvertitamente  e  con  grave  disturbo  per  chi 
di  noi  vi  si  trovò  immerso  per  primo.  La  detta  mofeta  non  svolgevasi  dalle 
acque  scorrenti,  ma  direttamente  da  crepacci  del  suolo,  unitamente  ad 
una  temperatura  sensibilmente  elevata.  Tornati  nelle  ore  pomeridiane  a 
visitare  la  grotta,  vedemmo  diminuito  di  50  e.  lo  strato  del  gas  mefi- 
tico. Questa  attività  straordinaria  delle  mofete  nelle  acque  Albule  in 
questi  giorni  non  è.  senza  importanza;  ed  io  credo  aver  relazione  con  i 
molti  piccoli  terremoti  che  dal  23  al  30  Aprile  quasi  ogni  giorno  fu- 
rono notati  più  che  nel  resto  d' Italia,  nel  distretto  vulcanico  laziale, 
cioè  in  Boma,  Frascati  e  Bocca  di  Papa,  come  può  vedersi  appresso 
nelle  notizie  sismiche  compendiate  di  Aprile  e  Maggio. 

Mortalità  snbttfinea  di  topi  anreniita  In  Follonica 
Il  •  Aprile.  (Balla  Gazzetta  d'Italia,  e  ricerche  della  Direzione) 
Leggesi  nel  suddetto  giornale:  «  Un  fenomeno  veramente  strano  si  è  os- 
servato in  Follonica  la  mattina  del  6  corrente.  Sul  far  del  giorno  si 
videro  morti  per  le  strade  una  quantità  di  piccoli  topi  in  più  punti  del 
villaggio  ed  in  campagna  alla  distanza  di  alcuni  chilometri.  Si  tratta 
di  centinaia,  da  dare  l'apparenza  di  una  vera  pioggia  di  topi.  Nessuno 
comprende  come  ciò  sia  avvenuto  e  per  quali  cagioni.  Nella  notte  di 
domenica  veniente  il  lunedi  vi  fu  nell'  atmosfera  molta  elettricità  con 
forti  detonazioni,  per  cui  v'ha  chi  crede  attribuire  il  fenomeno  accen- 
nato alla  elettricità,  ma  la  spiegazione  non  persuade.  Non  può  neppure 
attribuirsi  ad  un  avvelenamento,  attesa  la  estensione  e  le  varie  distanze 
della  strage  topina.  Neppure  può  credersi  una  epidemia,  perchè  sarebbe 
avvenuta  la  morte  in  una  successione  di  giorni.  E  allora  che  pensare? 
Tal  fenomeno  può  essere  meritevole  d'una  spiegazione?  Deve  attendersi, 
forse  dai  dotti  naturalisti?  Si  è  creduto  rimettere  a  Y.  S.  l'appunto  di 
nn  fatto  vero,  senza  esagerazione,  onde  ne  faccia  quel  conto  che  crede, 
e  se  crede  poi  fame  menzione,  può  il  cronista  esporlo  con  quel  brio  che 
lo  distingue.  » 

Letta  la  notizia  ora  riferita,  mi  procurai  dirette  informazioni,  ri- 
volgendomi alla  cortesia  dei  signori  Ing.  Vivarelli  e  Corsi  Direttori  dei 


86  CORRISPONDENZA 


KB.  Stabilimenti  a  ferro.  Costoro  mi  vollero  gentilmente  sai  luogo  del 
fenomeno,  dove  potei  anche  fruire  delle  osservazioni  fatte  in  proposito 
dal  Gh.  Dottor  Giuseppe  Bennardini  medico-chirurgo  nei  RR.  Stabili- 
monti  a  f^rro  e  dal  Dottor  Lepri  di  Massa. 

Furono  i  soli  topi  che  si  rinvennero  morti  e  fra  questi  soltanto  la 
specie  dei  piccoli  topi  comuni  (mits  sylvaticus).  I  loro  cadaveri  non  mo- 
strarono traccia  veruna  di  avvelenamento  né  altra  alterazione  morbosa, 
né  inoltre  ò  vero  ciò  che  taluno  disse  essere  stati  trovati  affetti  da  mor- 
boso rigonfiamento.  Essi  erano  morti  coU'apparenza  di  piena  sanità. 
Furono  rinvenuti  a  gruppi  come  di  famiglie  o  piccole  tribù  in  luoghi 
assai  distanti  l'uno  dall'altro,  ed  alcuni  dei  gruppi  in  prossimità  di  fo- 
gne donde  pareva  fossero  fuggiti.  Sembrando  dai  dati  di  dover  escludere 
la  causa  epidemica  o  comunque  morbosa  per  questa  mortalità,  Tevidente 
fuga  degli  animali  da  sotterra  fa  subito  pensare  ad  una  potente  ema- 
nazione di  gas  mefìtico  e  forse  di  acido  carbonico,  che  li  abbia  investiti 
sotterra,  d'onde  fuggendo  non  si  sieno  salvati  col  venire  alla  superficie 
del  suolo  perché  forse  anche  qui  furono  raggiunti  dallo  strato  della  mo- 
feta.  La  comparsa  di  una  mofeta  nella  regione  di  Follonica  non  sarebbe 
tanto  fuori  di  luogo  propizio  a  ciò,  come  potrebbe  parere  a  prima  vista. 
Imperocché  in  questa  regione  precisamente  fanno  pape  alcune  delle  valli 
(che  il  più  delle  volte  sono  fratture  del  suolo),  le  quali  in  alto  fra  i 
monti  sono  traforate  dai  veri  vulcani  sempre  attivi,  che  sono  i  Lagoni 
e  Soffioni  boraciferi.  Oltre  a  ciò  il  Corsi  mi  faceva  notare,  che  i  traver* 
tini  anche  di  recente  formazione  di  quella  regione,  manifestano  assai 
chiaramente  la  presenza  dello  zolfo  nella  composizione  della  loro  roccia, 
lo  che  ò  chiaro  indizio  o  di  emanazioni  sulfuree  dal  suolo  o  della  pre- 
senza di  questo  minerale  nelle  acque.  Quindi  quantunque  una  improvvisa 
manifestazione  dei  gas  interni  possa  comparire  dovunque  per  cause  a 
noi  tuttora  ignote,  molto  più  potrà  avvenire  questo  fenomeno  dove  il 
suolo  essendo  screpolato  possiede  meati,  che  sono  già  percorsi  dai  gas 
endogeni.  Né  sarebbe  forse  fuor  di  luogo  il  considerare  non  fortuita  la 
coincidenza  in  giorni  vicini  fra  di  loro  di  tante  verifiche  di  manifesta- 
zioni di  gas  acido  carbonico,  avendone  sopra  riferito  due  altre  comparse 
avvenute  in  Sicilia  e  presso  Roma.  Ma  a  tutto  ciò  non  voglio  dare  altra 
importanza  che  quella  di  cui  é  meritevole  una  congettura  sopra  fatti 
finora  poco  conosciuti.  I  quali  però  non  dovendo  esser  nuovi,  meritano 
di  esser  ricordati,  acciò  gli  studiosi  e  gli  osservatori  tutti  siano  eccitati 
a  raccoglierli. 

Ma  ad  ammettere  la  spiegazione  da  me  progettata  della  mortalità 


COBBISPONBENZA  87 


dei  topi  in  Follonica  per  una  mofeta,  yeggo  io  stesso  una  grave  diffi- 
coltà. Se  Varia  mefitica  uccideva  gli  animali  dell'altezza  del  topo,  per- 
chè qnesti  soli  si  trovarono  uccisi  e  non  gli  altri  più  piccoli?  Se  pure 
Tolessimo  supporre  nei  rettili  una  maggiore  capacità  di  resistere  all'ai 
sfissia,  come  potremo  credere  noi  che  i  topi  sieno  i  più  delicati  e  soli 
incapaci  di  tollerare  Tarla  mefitica? 

Terpemoto  In  Val  di  Sasa  e  Valsesla  al'O  Aprile  e 
f  Ma^^o.  (Lett,  del  Ch.  P.  Dei^zà.)  «  Una  scossa  di  terremoto  leg- 
gera ma  estesa,  nella  notte  deirs  al  9  Aprile  fu  sentita  nella  Valle  di 
Susa  ad  Àvigliana,  nel  Ganavese,  ad  Ivrea,  Strambino,  e  in  fondo  alla 
Valsesia  a  Biva  Yaldobbia,  dove  andò  congiunta  a  rombo  sotterraneo. 
Ad  Àvigliana  e  presso  Strambino  fu  sussultoria,  ad  Ivrea  e  a  Biva 
Yaldobbia  fu  ondulatoria,  e  ad  Iviea  la  direzione  fu  stimata  da  E  ad  0. 

Tanto  ad  Àvigliana,  quanto  ad  Ivrea,  Torà  venne  fissata  a  2.^  15* 
tempo  medio  di  Boma.  A  Riva  Yaldobbia  la  scossa  fu  avvertita  verso 
nn  ora  e  Y^  dopo  mezzanotte,  tempo  vero  locale,  che  corrisponderebbe 
a  2.^  05*  t  m.  di  Boma;ed  essendo  approssimativa,  forse  accadde  anche 
colà  alla  stessa  ora  di  Ivrea  ed  Àvigliana. 

Altra  scossa  di  terremoto  avvenne  in  Yallesesia  nella  notte  del  2 
Maggio.  Dalle  notìzie  finora  pervenute  a  questo  Osservatorio  si  rileva, 
che  il  tratto  di  suolo  commosso  si  protende  dallo  imbocco  della  valle 
tra  Bomagnano  e  Serravallesesia  sino  al  fondo  della  medesima.  Ciò  io 
inferisco  dalle  relazioni  trasmessemi  da  SerravalleSesia,  Yarallo  e  Biva 
Valdobbia.  Il  movimento  si  estese  eziandio  al  Sud-Ovest  ed  al  Nord- 
Est  dei  monti  che  circondano  la  valle  suddetta,  secondochò  risulta  dalle 
lettere  ricevute  dai  signori  Direttori  delie  stazioni  pluviometriche  di 
Crabbia  sul  lago  d*Orta  e  di  Coggiola  nella  valle  Sessera  (Biellese), 
non  che  dalFAvv.  Alessi  di  Crevacuore;  ma  in  queste  regioni  fu  meno 
intenso,  che  lungo  la  valle  Sesia.  L*onda  sismica  pare  assai  circoscritta 
e  dal  complesso  delle  indicazioni  pare  potersi  inferire  che  essa  siasi  di- 
retta dal  Kord-Est  al  Sud  Ovest,  acquistando,  come  per  ordinario,  mag- 
gior energia  per  dae  volte  ed  a  breve  intervallo.  La  prima  agitazione 
del  suolo  fu  assai  più  forte  della  seconda,  e  durò  da  3  a  4  secondi. 

Il  movimento  apparve  sussul torio  a  Coggiola,  Yarallo,  Crabbia; 
sussultorìo  insieme  ed  ondulatorio  a  Serra  valle  e  Biva,  ondulatorio  a 
Crevacuore;  ovvero,  come  più  accuratamente  descrive  il  sig.  Ab.  Mon- 
gini,  direttore  della  stazione  pluviometrica  di  Biva  e  delPOsservatorio 
del  Colle  di  Yaldobbia,  esso  fu  dapprima  sussultorio  e  poi  ondulatorio: 
donde  forse  nacque  il  diverso  apprezzamento  degli  osservatori. 


88  CORRISPONDENZA 


Il  fenomeno  fa  preceduto  da  rombo  sotterraneo;  e  Torà  in  cui  av- 
Tenne  la  prima  scossa  fn  fissata  tra  le  ore  11  min.  2  e  le  ore  11  min.  5, 
tempo  medio  di  Roma. 

A  Orabhia  il  terremoto  si  ripetè  ad  intervalli  la  sera  seguente  del  3, 
presso  a  poco  nella  stessa  ora,  ma  con  molto  minore  energia.  E  a  Mon- 
calieri  il  giorno  4,  intomo  a  mezzodì,  il  sismometro  indice  una  nuova 
leggerissima  scossa  ondulatoria  da  NNE  a  SSO;  in  quella  che  il  decli  • 
nometro  oscillava  verticalmente,  ciò  che  pure  aveva  avuto  luogo  la 
sera  del  2. 

L*  abbassamento  della  colonna  barometrica  non  fece  difetto  manco 
questa  volta.  Esso  nei  giorni  1  e  2  era  generale  su  tutta  1'  Europa 
orientale,  centrale  e  meridionale.  Il  centro  della  depressione  trovossi  il 
primo  di  in  Alemagna,  nel  secondo  sulla  Russia.  La  stagione  fu  triste 
in  molte  delle  nostre  contrade,  e  nel  3  nevicò  a  Riva-Yaldobbia. 

Notizie  ricevute  or  ora  dairAb.  Carrel,  direttore  deirOsservatorio 
meteorologico  di  Gogne  (Valle  d'Aosta)  mi  fanno  conoscere  che  il  ter> 
remoto  fu  sentito  anche  in  quella  Valle,  ma  più  tardi,  cioè  alle  11,20, 
pom.  Durò  almeno  20  secondi  senza  rombo.  » 

Notlsie  rettMettte  Intorno  ad  nna  nuova  frotta  ter- 
male scoperta  PreMio  Montecatini.  (CHomali,  Ch,  Prof.  Carlo 
Desideri,  BicercJie  delia  Direeione,)  Sotto  la  data  deiril  Aprile  leg- 
gevasi  nei  giornali  essere  stata  scoperta  fortuitamente  a  Montecatini  in 
Val  di  Nievole  sul  poggio  Maone  una  grotta  facsimile  di  quella  di 
Monsummano,  la  cui  temperatura  già  elevata  faceva  sospettare  che  in 
parti  profonde  da  esplorarsi  sarebbesi  rinvenuto  un  vero  sudatorio. 

Il  Ch.  Prof.  Carlo  Desideri  di  Poscia,  che  si  recò  tosto  a  visitarla, 
mi  favorì  cortesemente  una  accurata  relazione  dei  fatti,  mentre  anche 
pubblicava  nel  giornale  La  Vàldinievole  di  Peseta  a  di  18  Aprile  la 
descrizione  della  scoperta  con  le  sue  assennate  osservazioni  e  deduzioni. 
Sono  dolente  che  lo  spazio  non  mi  consente  di  riprodurre  Tartioolo  del 
Desideri,  la  cui  sentenza  si  riassume  in  queste  parole  della  sua  lettera: 
«  n  positivo  si  è  che  la  grotta  non  è  un  sudatorio:  due  buoni  termo- 
metri con  tutte  le  cautele  esposti  nella  grande  sala  pel  corso  di  circa 
tre  quarti  d'ora  segnarono  12  R.  o  15  C.  vale  a  dire  pochissimo  più 
della  temperatura  estema.  Inoltre  la  nuova  grotta  non  ha  lago  alcuno, 
si  addentra  poco  nelle  viscere  del  monte,  le  acque  piovane  vi  penetrano 
dall'esterno  e  la  rendono  in  certe  epoche  dell'anno  un  torrente  sotter- 
raneo forse  confluente  di  un  fìumicello,  il  quale  scorre  giù  alle  falde 
del  poggio,  cui  la  grotta  appartiene.  »  Dopo  tutto  ciò  ho  io  stesso  visi- 


CORRISPONDENZA  89 


tata  la  grotta  circa  un  mese  dopo,  cioè  alla  prima  metà  di  Maggio  e 
dopo  che  vi  erano  state  praticate  molte  aperture  fra  le  stalattili  per  ri- 
cercarne ogni  andito.  La  grotta  appare  sempre  più  meravigliosa  e  grande 
per  le  stalattiticlie  formazioni,  ma  sempre  più  se  ne  conferma  il  giudizio 
datone  dal  eh.  Prof.  G.  Desideri. 

Pleeolo  periodo  sTsmfeo  in  Calabria  net  prlneipio 
d'Aprile  f  894  (Leti,  del  Ch.  dotU  Domenico  Conti  deìV  Osservatorio 
Mei.  di  Cosenea  e  giornali).  «  Il  terremoto  dopo  molti  mesi  s'è  fatto 
sentire  in  queste  nostre  vulcaniche  terre.  La  prima  scossa  s'intese  forte 
alle  4,40  p.  del  2  Aprile.  Il  barometro  era  oscillante  da  tre  giorni  fra 
qualche  decimo  di  mm.  Al  tempo  della  scossa  calò  di  un  mm.  ed  a 
questo  proposito  debbo  dirle,  che  prima  d' avvenire  una  scossa  trovo 
costantemente  una  differenza  in  più  nel  barometro,  che  ho  situato  in  un 
piano  superiore  della  casa  verso  Taltro  che  ho  in  piano  più  basso,  de- 
ducendo  come  è  naturale  la  differenza  dell'altezza  fra  i  due  piani  ed 
avendo  ben  comparati  e  regolati  i  due  istromenti.  Starò  a  ristudiare 
questo  fenomeno,  che  intanto  ho  creduto  opportuno  segnalarle.  11  giorno  4 
Aprile  fu  poi  giornata  di  continue  oscillazioni  sismiche.  Tutti  general- 
mente ne  avvertirono  cinque.  La  prima  fu  preceduta  da  forte  rombo  e 
seguita  nel  contempo  di  due  scosse  ondulatorie  della  durata  di  5"  alle 
11  ani  Altre  ondulazioni  avvennero  alle  11,20  11,30  ed  11,47  ant. 
jyì  queste  la  più  forte  fu  quella  delle  11,30  e  non  durarono  più  di  2" 
ciascuna.  L'ultima  scossa  poi  fu  avvertita  alle  6,10  pom.  Il  barometro 
che  era  stato  stazionario  durante  il  giorno  3  nel  seguente  4  disceso 
di  4  decimi. 

Dopo  il  terremoto  abbiamo  avuto  forti  burrasche,  che  hanno  dato 
piogge  di  Sabbia  rossa  nei  giorni  8  ed  11;  e  vi  fu  una  straordinaria 
pressione  barometrica,  perchè  discese  a  22  e  4  prima  della  osservazione 
delle  9  ant.  del  giorno  14.  Da  qui  la  pioggia  con  sabbia  rossa  che  ò 
caduta  in  Palermo  e  nella  provincia  di  Catania  di  cui  parlano  i  giornali  ». 

Dai  giornali  pure  si  apprende,  che  il  giorno  13  la  Calabria  ed  in 
ispeeie  la  città  di  Catanzaro  furono  nella  mattina  visitate  da  due  crolli 
alquanto  sensibili  di  terremoto  V  uno  a  breve  distanza  dall'  altro.  In 
tutta  la  Calabria  non  produssero  danno  di  sorta  e  la  scossa  fu  sentita 
alquanto  leggermente  nei  paesi  posti  a  S  ed  a  SE,  più  violenta  d'assai 
in  quelli  situati  a  N  ed  a  NO.  Taluno  avverte  che  la  prima  scossa  fu 
ondulatoria  e  sensibile  nei  paesi  a  S  e  SE,  che  la  seconda  fu  sussul- 
toria  e  sentita  violentemente  nei  paesi  di  N  e  NO. 

Mota  La  prima  di  queste  scosse  di  Calabria  cioè  quella  del  2 


90  C0RBI8P0SDXH2A 

Aprile  a  Cosenza  fn  sentita  contemporaneamente  ben  Inngi  di  lÀ  cioè  a 
Yelletri  sni  monti  laziali  Spessissimo  aTTiene  che  a  Cosenza  si  Terìfichi 
reco  delle  scosse  direrse,  che  urtano  ora  Tnna  ora  Taltra  parte  dell*Italia. 
Quella  regione  adnnqne  oltre  all'essere  eminentemente  sismica,  come  ci 
attesta  la  dolorosa  storia  dei  suoi  terremoti ,  è  anche  un  ponto  ove  si 
risente  facilmente  qualunque  scuotimento  parziale  della  penisola.  Quivi 
perdei  quasi  a  preferenza  di  og^  altro  luogo  d'Italia  dovrebbero  farsi  pro- 
l'ondi  studi  ed  esatte  e  regolari  osserrazioni  sismiche.  Nò  soltanto  dovreb- 
bero a  Cosenza  esser  collocati  buoni  apparati  sismografici,  ma  doTrebbesi 
Ivi  montare  una  vera  stazione  od  osservatorio  sismico  facendovi  conti- 
nue ed  orarie  osservazioni  col  microscopio  sui  pendoli.  Togliamo  spe- 
rare  che  il   Ministero  d'Agricoltura  che  è  tanto  lodevolmente  attivo 
iiell'aiutare  e  fondare  osservatori  meteorologici  per  TutUe  scientifico  ed 
industriale  che  ne  deriva,  vorrà  anche  quanto  prima  volgere  le  sue  cure 
all'aiutare  e  favorire  gli  studi  sismici  nelle  stazioni  dove  massima  sa- 
rebbe la  loro  importanza  per  la  scienza  e  conseguentemente  per  bene 
delle  popolazioni.  Sia  lode  intanto  alle  private  cure  del  Ch:  Dottor  Do- 
menico Conti  Direttore  dell'  Oss.  Met  di  Cosenza ,  mercè  la  cni  atti- 
vità e  studio  la  scienza  non  è  al  tutto  privata  della  registrazione  al- 
meno del   fenomeni  più  sensibili  ed  apprezzabili  senza  1*  aiuto  degli 

istrumenti. 

RICMMparMi  per  tcrreaiMto  d'VMa  0»ri;cMte  «e^ai- 
|Nir0»  priMi»  per  !•  «le— o  nel  Bellnnese.  La  Provincia  di 
JJelluno  dopo  aver  annunciata  una  leggera  scossa  di  terremoto  che  av- 
veniva in  quella  città  alle  4  pom.  del  giorno  19  Aprile  preceduta  da 
rombo  alquanto  forte,  aggiunge  in  altro  numero.  ^  La  sorgente  di  acqua 
che  per  effetto  del  terremoto  dei  29  Giugno  1873  cessava  d'uscire  dalla 
località  detta  Laip  del  Bosco  di  Caiada,  ricomparve  dopo  9  mesi  e  20 
giorni  e  precisamente  alle  ore  7  pom.  del  19,  dopo  che  in  quella  altura 
si  fece  sentire  una  breve  scossa  di  terremoto. 

Noliade  compendiate  di  terremoti  disposte  in  gruppi  topografici 

deir Aprile  e  Maggio  1874. 

Veneto  ("Dai  giornali^  e  leti.  Fulcis  e  Deuza^  1874  Aprile  - 
9.  Belluno,  9,58  pom.  sensibile  scossa  con  rombo  -  10.  Belluno,  9,05  a. 
leggera  scossa  -  19.  Belluno,  4  p.  leggera  scossa  con  rombo  -  Bicom- 
parìsce  la  sorgente  Laip  -  Maggio  -  10.  Belluno,  4,35  p.  sussultoria. 


i 


COBBlSPONDENZA  91 


liombardia  (Dai  giornali)  Aprile  1874  -  Layeno  sul  lago  Mag- 
giore, sprofondamento  della  spiaggia  detta  passeggio  Gianicolo  -  Blevio 
sul  lago  di  Como,  simile  sprofondamento  della  Villa  fiodina  -  Maggio  - 
Ninna  notizia. 

Pleinonle  (Da  leU:  Denza^  1874  Aprile  -  8.  Riva  Valdobbia, 
dopo  il  mezzodì  piccola  scossa  -  9.  Ivrea,  Avigliana,  Strambino,  Riva 
Valdobbia,  2,15  a.  scossa  ondulatoria  da  0  ad  E  -  Maggio  -  2.  Val- 
lesesia,  Crabbia,  Goggiola,  Grevacnore,  Cogne,  Moncalieri,  Valle  d'Ao- 
sta, 11,02  p.  sensibile  scossa  NE-SO  -  3.  Crabbia,  circa  le  11  p.  leg- 
gera scossa  -  4.  Moncalieri ,  fra  le  9  a.  ed  il  mezzodì ,  leggerissima 
NNE-SSO  (coincide  forse  con  quella  di  Roma).  -  22.  Moncalieri,  a  mez- 
zanotte debole  scossa: 

Genovesato  e  Riviera  Eilipure  -  Aprile  e  Maggio  •  Ninna 
notizia. 

Emilia  e  Boniasna  (Dai  giornali)  1874  Aprile  - 18  Parma 
1 1,31  a.  leggera  scossa  seguita  da  tre  ondulatorie  da  E  ad  0  -  29  Bo- 
logna, piccola  scossa  -  Maggio  21,  Bologna,  2,27  pom.  pare  vi  sia  stata 
leggerissima  scossa. 

TMcana  (Dai  giornali)  1874  Aprile  -  6.  Follonica,  mortalità 
di  topi  -  Maggio  -  Ninna  notizia. 

Marohe  ed  Caabrla  (Da  lett.  De  Bosis  e  giornali)  1874  Aprile  - 
Ninna  notizia  -  Maggio  -  20.  Ancona,  8,30  p.  istantaneo  urto  di  ter- 
remoto -  25.  Ancona,  2,28  a.  leggerissima  scossa  OSO-ENE. 

Fr«YÌncte  Romane  e  Terra  di  Eiavoro  (Da  leti.  Galli 
da  Velletri;  Lavaggi  da  Frascati,  e  notizie  della  Direzione)  1874  Aprile 
2.  Velletri,  1  p.  piccola  scossa  sussùltoria.  (Coincide  forse  con  quella 
di  Cosenza  delFora  0,40  p.)  -  Roma  3  p.  piccolo  terremoto  (?)  -  11. 
Rocca  di  Papa,  nella  sera  con  grande  rumore  rotolò  un  masso  dal  monte 
Calvello.  •  19-20.  Roma,  nella  notte  leggerissima  scossa  -  23.  Roma  e 
Bocca  di  Papa,  1  a.  leggera  scossa  NO-SE.  -  24.  Roma  e  Frascati,  3  a. 
leggerissima  scossa  SO  NE.  -  25.  Roma,  9,35  p.  leggerissima  scossa  - 
28.  Roma,  8,10  a.  leggerissima  scossa  SO-NE.  -  29.  Roma  intorno  alle 
7  a.  leggerissima  SO-NE.  -  30.  Roma,  8  a.  e  12,  15  p.  leggerissime 
scosse  SO-NE  -  Maggio  -  3.  Roma,  10  a.  leggerissima  SO-NE  -  4. 
Roma,  12,30  p.  leggerissima  SO-NE.  (Coincide  forse  con  scossa  a  Mon- 
calieri) -  11  a  12,  Velletri,  nella  notte,  leggera  scossa  N-S  -  13.  Ro- 
ma, 7  a.  circa,  leggerissima.  Nel  corso  del  giorno  il  sismografo  ò  fre- 
quentemente agitato.  •  18.  Roma,  Frascati,  Rocca  di  Papa,  3,15  a.  sen- 
sibile scossa  NO-SE.  -  19.  Roma ,  8,30  p.  leggerissima  SO-NE.  -  22 


92  COBBISPONDmZA 


a  23.  Frascati,  prima  dell'I  p.  del  giorno  23,  leggeiissima  scossa  SSO  - 
27-28.  Bocca  di  Papa,  nella  noite,  leggerissima  scossa  NNO-SSE. 

AbbrasBl  1&/4:  Aprile  e  Maggio  -  Ninna  notìzia. 

C«mpac:iia  W^M»^  j  Ponile  e  Prwirlnele  limitrofe  (Da 

ìeiL  Dehza)  1874  Aprile  -  3.  VesQYio  11,7  ani  scossa  -  28.  Vesu- 
vio 3,5  ani.  scossa  -  Maggio  -  3.  YesuTÌo  6,11  pom.  e  9,14  pom.  scossa  - 
9.  Yesnyio,  10,30  pom.  scossa  -  10.  Yesnyio,  1,15  ant  scossa. 

Calabria  e  Mellia  (Da  lett.  Conti  e  giornali)  1874  Aprile  - 
2.  Cosenza,  0,40  p.  monmQnto  sismico  (Coincide  forse  con  terremoto 
di  Yelletrì).  -  4.  Cosenza,  11,20,  11,80,  11,47  a.  6,10  p.  scosse  con 
rombo  da  N  a  S  -  3.  Catanzaro,  nella  mattina,  terremoto.  -  Maggio  - 
Ninna  notizia. 

Notizie  straniere 

Apparve  già  abbastanza  dalle  notizie  compendiate  edite  nel  pas- 
sato fascicolo,  che  la  prima  metà  di  Marzo  di  quest'anno  fa  assai  tur- 
bolenta in  Italia  per  terremoti  e  fenomeni  nel  Yesnvio.  Qoindi  non 
sarà  fuor  di  luogo  il  riferire  qui  due  notizie  americane  corrispondenti 
in  quei  giorni. 

A  di  6  Marzo  a  Guayra  (Yenezuela)  fu  sentita  una  fortissima 
scossa  di  terremoto  la  più  forte  che  i^i  sia  avvenuta  dopo  il  1812. 
Tutti  abbandonarono  le  loro  case  ed  i  danni  materiali  furono  ingenti; 
moltissime  persone  rimasero  ferite  nelle  case  e  nelle  vie. 

A  di  16  Marzo  dal  monte  Bald  (Carolina  del  Nord),  ove  a  memo- 
ria d'uomo  non  fu  mai  indizio  di  vulcano,  scoppiò  una  subitanea  eru- 
zione. Bocche  e  piante  vennero  lanciate  ad  una  grande  distanza  ;  nu- 
merosi casolari  diroccati  e  sveltì  dalle  fondamenta;  fuga  generale  delle 
popolazioni  circostanti.  Il  rombo  continuo  sembrava  minacciare  mag- 
giori disastri  intorno  ai  quali  mancano  finora  ulteriori  notìzia. 


98 

DELL'  IMPORTANZA  DEL  BULLETTINO 

DEL  VULCANISMO  ITALIANO 

BISPETTO  ALLl  PALEOETNOLOaiA 


Non  avendo  potuto  intervenire  all'ottava  sessione  del  con- 
gresso di  antichità  preistoriche  che  in  questo  mese  d'  Agosto 
si  aduna  in  Stockholma,  ho  stimato  far  cosa  grata  ai  miei  col- 
leghi cultori  della  paleoetnologia  dedicando  loro  il  presente 
fascicolo  del  mio  Bullettino^  il  cui  scopo  è  in  gran  parte  dirètto 
a  fornire  alimento  alla  scienza  appunto  delle  predette  antichità. 
Cosi  indirizzando  agli  adunati  archeologi  il  quaderno  di  Agosto 
presento  anche  al  congresso  il  mio  obolo,  facendogli  conoscere 
questa  periodica  publicazione  e  la  quasi  associazione  scientifica 
da  me  organizzata  in  servigio  e  ad  incremento  insieme  delle 
due  scienze  diverse  ma  collegate  fra  loro ,  la  fisica  terrestre 
cioè  e  la  Paleoetnologia. 

Il  BuUettino  del  Vulcanismo  italiano  da  me  intrapreso  in 
quest'anno,  l'ho  chiamato  periodico  geologico  ed  archeologico. 
Esso  mira  a  raccogliere  tutti  i  fatti  d'ordine  fisico-monumentale 
e  puramente  fisico,  i  quali  possono  illuminare  lo  studio  delle, 
forze  endogene  nel  suolo  d'Italia,  tanto  nella  attività  loro  odierna 
quanto  nella  esercitata  per  lo  passato  e  sopratutto  nei  tempi 
detti  preistorici.  Lo  che  si  risolve  per  questa  seconda  parte 
nello  studio  delle  antichità  preistoriche  in  relazione  col  più 
grande  agente  tellurico  loro  contemporaneo  in  Italia,  il  vul- 
canismo. 

Ho  detto  nella  prefazione  a  questo  volume  che  in  Italia  come 
a  Santorino  non  è  raro  che  i  monumenti  primitivi  si  presentino 
come  fossili  negli  strati  del  vulcanismo,  e  che  il  nostro  terreno 

FASCICOLO  vm.  7 


94  IL  BTJlLETTINO   DEL   VULCANISMO    ITALIANO 


vulcanico  sì  intrdccìa  assai  più  che  non  si  crede  con  i  mo  au- 
menti e  con  gli  avanzi  della  storia  dei  popoli  italianL  Quindi 
le  nostre  ricerche  sul  vulcanismo  sono  anche  essenzialmente 
archeologiche;  e  come  la  geologia  dei  terreni  sedimentari  è 
una  geologia  necessariamente  paleontologica  per  i  fossili  orga- 
nici che  essa  contiene^  cosi  la  geologia  del  terreno  vulcanico 
italiano  è  naturalmente  archeologica  per  i  fossili  monumentali 
che  conserva  fra  i  suoi  depositi. 

Ma  qui  taluno  potrebbe  richiedere  quali  sono  i  fatti  che 
dimostrano  la  attività  del  vulcanismo  italiano  durante  i  periodi 
preistorici. 

Basterebbe  il  considerare  Todiema  e  la  storica  attività  di 
alcuni  vulcani  italiani  per  accingerci  ragionevolmente  alla  ri- 
cerca delle  relazioni  fra  il  vulcanismo  e  le  età  dette  preisto- 
riche. Oltre  a  ciò  le  notissime  tombe,  abitazioni  e  stoviglie 
dissotterate  da  sotto  gli  strati  vulcanici  dello  spento  vulcano 
latino  ;  monumenti  la  cui  arcaica  età  quantunque  non  preisto- 
rica non  è  però  tuttora  ben  definita,  sarebbero  un  fatto  già  suf- 
ficiente a  dimostrare  la  esistenza  di  quelle  intime  relazioni. 

Ma  altri  fatti  finora  non  abbastanza  analizzati  per  mancanza 
appunto  di  accurati  studi  che  ne  forniscano  gli  elementi  ci  si  pre- 
sentano nel  campo  della  paleoetnologia  vulcanica.  Nelle  regioni 
occupate  dai  nostri  spenti  vulcuni  dell'Italia  centrale,  non  appa- 
iono tracce  di  stazioni  deirepoca  archeolitica.  Questo  fatto  addi- 
tato già  da  me  per  i  vulcani  latini  (1)  e  poscia  dal  Gualterio  per 
i  vulcani  cimini,  (2)  sembrami  che  si  confermi  generalmente  per 
questi  luoghi  e  per  le  altre  simili  regioni  della  penisola.  Intanto 
i  geologici  depositi  quaternari  dei  nostri  fiumi  contemporanei 


(1)  AnnaU  dell'  Istituto  di  Corr.  Arch.  1867. 

(2)  Atti  della  società  Italiana  di  scienze  naturali  Voi.  XI  f.  Ili  1868. 


BISPBTTO   ALLA   PALEOETNOLOGICA  95 


airantropix5o  periodo  archeolitico,  sono  evidentemente  in  parte 
composti  di  rocce  vulcaniche,  in  parte  alternati  con  strati  vul- 
canici direttamente  provenienti  dalle  eruzioni.  Dunque  i  nostri 
vulcani  ardevano  durante  T  epoca  archeolitica  e  la  topografia 
delle  dimore  umane  fu  allora  subordinata  all'attività,  del  vul- 
canismo. 

I  monumenti  poi  e  le  tracce  delle  stazioni  neolitiche  sem- 
brano dilatarsi  con  maggiore  libertà  anche  nelle  regioni  vul- 
caniche. Ma  nò  mancano  i  luoghi  dove  anche  questo  secondo 
periodo  dell'industria  litica  sembra  far  difetto,  né  mancano 
pure  stazioni  neolitiche  nel  Lazio,  ed  armi  di  quel  tempo  sui 
cimini  rinvenute  sepolte  da  nuove  eruzioni  dei  prossimi  cra- 
teri. Inoltre  tutti  sanno  che  neir  epoca  neolitica  era  mutato 
il  regime  dei  fiumi ,  i  quali  più  non  depositavano  le  grandi 
stratificazioni  proprie  deirantecedente  quaternario.  Le  materie 
adunque  delle  eruzioni  neolitiche,  se  ve  ne  furono,  dovrebbero  o 
mancare  del  tutto  o  per  lo  meno  figurare  limitatamente  nelle 
deposizioni  nostre  fluviali.  E  ciò  appunto  ho  io  osservato  : 
Tassenza  cioò  di  certi  materiali  vulcanici  nei  depositi  quater- 
nari; e  questi  materiali  sono  appunto  quelli  che  io  credo  pro- 
venire da  eruzioni  post-quaternarie.  Dunque  anche  per  il  pe- 
riodo neolitico  intravvediamo  importanti  relazioni  colla  vita 
vulcanica  della  penisola. 

E  se  consideriamo  i  tempi  susseguenti,  ci  imbattiamo  in 
identici  fatti  dai  quali  possiamo  trarre  simili  ragionamenti. 
Durano  perfino  nell'  epoca  etrusca  completamente  deserte  ed 
abbandonate  moltissime  regioni  delle  quali  la  storia  non  ci 
ricorda  che  fossero  ardenti ,  ma  che  facilmente  possiamo  ri- 
conoscerle tali  in  quel  tempo  da  ciò  che  tuttora  ne  rimane 
di  manifestazioni  endogene  sul  medesimo  luogo.  Anche  lo  stu- 
dio topografico  dei  recinti  di  mura  a  grandi  poligoni  appel- 


96  IL   BULLETTINO   DEL    VULCANISMO   ITALIANO 


late  opera  ciclopea  diviene  eloquente  sotto  il  rispetto  vulca- 
nico, perchè  esse  scompaiono  dove  meno  dovrebbero  se  la 
opportunità  topografica  e  la  orografia  avessero  sole  influito  nella 
loro  distribuzione. 

Se  poi  volgiamo  l' occhio  eziandio  all'  esame  delle  scoperte 
paleoetnologiche  in  rapporto  alle  formazioni  di  origine  sem- 
pre endogena,  ma  non  strettamente  eruttiva,  cioè  in  ordine 
alle  concrezioni  idrotermali  ed  idrominerali;  ovvero  impren- 
diamo ad  indagare  nelle  oscillazioni  lente  della  penisola  e 
delle  sue  isole  le  varie  topografie  primitive,  ci  si  parrà  din- 
nanzi un  campo  vastissimo  di  ricerche  che  attivato  meto- 
dicamente e  complessivamente  darà  risultati  del  tutto  inattesi 
alla  scienza  paleoetnologica. 

Che  se  a  queste  considerazioni  puramente  geologico  mo- 
numentali  poniamo  a  riscontro  qualche  storica  indagine  sulle 
memorie  primitive  dei  popoli,  sulle  semifavolose  origini  delle 
loro  dimore  e  perfino  sulla  etimologia  delle  appellazioni  to- 
pografiche, vieppiù  ci  persuaderemo  che  i  vulcani  dell'Italia 
massime  centrale  erano  in  attività  piena  durante  il  quaterna- 
rio e  Tarcheolitico  ed  in  gradata  d^rescenza  nei  periodi  suc- 
cessivi. .   . 

Un  primo  esame  delle  primitive  memorie  in  relazione  al 
vulcanismo  proporzionatamente  alle  cognizioni  del  suo  tempo, 
fu  fatto  già  dal  Petit  Radei  nel  principio  del  nostro  secolo. 
Senza  discutere  i  singoli  punti  da  esso  trattati,  la  sua  con- 
clusione generale  è  chiara  ed  ottimamente  provata.  Esso  de- 
duce da  mille  indizi  tratti  dalle  primitive  tradizioni  che  i 
vulcani  dell'Italia  centrale  ebbero  gran  parte  nei  mali  che 
perseguitarono  gli  Aborigeni.  (1) 


(1)  Mem.  de  rAcc.  des  Inscr.  Nouv.  ser.  T.  V.  p.  143  Paris  1821. 


BISPBTTO   ALLA    PALEOETNOLOGICA  97 


E  finalmente  ad  intravedere  quale  potè  essere  lo  stato  dei 
nostri  vulcani  durante  le  epoche  di  cui  ragioniamo  giova  il 
ricercare,  ciò  che  ninno  forse  fece  finora  sistematicamente, 
qual  era  questo  stato  durante  Tepoca  etrusca  e  l'epoca  prima 
romana.  Non  posso  qui  riferire  le  pazienti  indagini  da  me 
fatte  su  questo  punto  le  quali  spero  presto  poter  divulgare 
estesamente.  Posso  però  accertare  che  il  metodo  da  me  tenuto 
nell'analisi  predetta  conduce  con  tutta  certezza  alla  vera  sco- 
perta di  memorie  scritte  finora  direi  quasi  sconosciuta  e  ne- 
glette perchè  non  intese  nel  loro  recondito  linguaggio.  Queste 
scritte  memorie  interpretate  al  lume  della  critica  filologica  ed 
archeologica,  computate  numericamente  nel  tempo  e  nello  spa- 
zio, ossia  ordinate  cronologicamente  e  poscia  topograficamente, 
ci  pongono  sotto  gli  occhi  alcuni  veri  periodi  eruttivi  per  parecchi 
crateri  dei  vulcani  laziali  e  cimini  fino  circa  al  secolo  sesto  di 
Roma.  Ed  oltre  a  ciò  ci  danno  ben  altra  idea  di  quella  che 
0^  noi  ci  facciamo,  di  tutte  le  minori  manifestazioni  della 
attìrità  ignea  del  suolo  sparse  come  oggidì  fra  i  monti  nelle 
regioni  popolate  ed  abitate. 

Avendo  sotto  gli  occhi  la  trama  di  una  tela  cosi  preziosa 
ed  i  contomi  d'un  quadro  che  promette  di  divenire  cosi  com- 
pleto ed  ordinato,  era  da  tentare  uno  sforzo  e  cercare  un  mezzo 
per  raccogliere  gli  elementi  per  la  vasta  analisi.  Perciò  io  pen- 
sai che  r  ordinato  studio  delle  odierne  manifestazioni  vulca- 
niche ed  il  tentativo  di  scoprirne  le  recondite  sue  leggi  dovesse 
giovando  al  presente  riflettere  luce  sui  tempi  lontani.  Oltre 
a  ciò  mi  sembrò  che  T  organizzare  una  rete  di  corrispon- 
denti osservatori  dei  fenomeni  ed  indagatori  delle  scoperte  for- 
tuitamente fatte  negli  scavi,  fosse  il' mezzo  più  opportuno  per 
raccogliere  il  maggior  numero  dati  e  per  ovviare  in  qualche 
modo  alla  immensa  perdita  dei  fatti  che  rimangono  sconosciuti. 


98  IL   BULLETTINO  DEL   VITLCANISMO   ITÀLUNO 


E  finalmente  perchè  la  messe  raccolta  fosse  prontamente  pu- 
blicata  affine  dì  sottoporla  air  esame  dei  dotti  ,e  farla  servire  di 
eccitamento  ai  nuovi  cercatori,  ho  intrapreso  il  presente  Bal- 
lettino. Il  quale,  come  dissi  nel  programma,  atteso  il  suo  scopo 
fisico  e  storico  deve  riuscire  utile  del  pari  agli  archeologi  ed 
ai  geologi. 


INTORNO  AL  SEPPELLIMENTO  VULCANICO 

DELLE  NECROPOLI  ED  ABITAZIONI  ALBANE 


Studi  del  Ch.  Prof.  Wirchof  e  risposta  ai  medesimi. 

Il  Ch.  Prof  Wirchof  nel  1871  visitò  i  monti  Albani  per  ivi  stu- 
diare la  antica  qaistione  del  seppellimento  vulcanico  delle  note  stoviglie 
arcaiche  laziali.  Quindi  diede  relazione  air  accademia  di  Berlino  della 
sua  escursione.  Ma  in  questa  deplora  il  non  avermi  trovato  per  ricevere 
le  indicazioni  opportune  al  suo  scopo.  Laonde  il  suo  esame  riuscì  in- 
completo e  per  conseguenza  assai  imperfette  ed  incerte  le  ne  seguirono 
le  conclusioni.  Perciò  a  dileguare  ogni  dubbio  e  porre  in  chiaro  i  punti 
rimasti  oscuri  al  dottissimo  professore,  io  stimo  necessario  tradurre  let- 
teralmente quella  parte  della  di  lui  relazione  che  si  riferisce  ai  fatti  da 
chiarire  per  quindi  illuminarli  e  togliere  di  mezzo  al  retto  cammino  della 
scienza  gli  ostacoli  imposti  dal  ritornare  senza  T  occasione  di  nuove 
scoperte  sopra  vecchie  e  finite  quistioni. 

«  Le  numerose  ed  importanti  scoperte  archeologiche,  dice  il  Wir- 
chof, sul  declivio  dei  monti  Albani,  sembrano  dimostrare  con  sempre 
maggior  sicurezza,  che  l'uomo  ivi  ha  abitato  in  un  tempo  in  cui  i  vul- 
cani dell*  Italia  centrale  erano  ancora  in  attività.  Ma  tutto  ciò  non  è 
ancora  sufficiente  per  determinare  quest'epoca  con  precisione.  Come  è 
noto,  noi  non  abbiamo  una  chiara  ed  esplicita  notizia  storica,  che  ci 
ricordi  una  vera  eruzione  di  lava  sui  monti  Albani.  In  Livio  sono  rìcor- 


SEPPELLIMENTO   VULt^ÀNICO    DELLE   NECROPOLI   ALBÀNE  99 


date  solo  occasionalmente  le  scosse  di  terremoto  e  le  eruzioni  di  cenere. 
Ma  che  la  lava  propriamente  detta  abbia  emttato,  sa  ciò  ninn  antico 
scrittore  ci  offre  nna  memoria.  In  seguito  di  questa  circostanza  si  è 
suscitata  nna  grande  divergenza  fra  i  Romani  studiosi.  Da  un  lato  il 
benemerito  indagatore  dell'antica  posizione  di  Alba  Lnnga  il  Sig.  Mi- 
chele Stefano  de  Bossi  ha  affermato  la  contomporaneità  dell'Albana  ne- 
cropoli seppellita  da  nna  corrento  di  lava  e  le  antichità  di  Marzabotto; 
ed  al  tompo  del  seppellimento  ha  assegnato  i  primi  secoli  di  Roma. 
Dall'altra  parto  il  non  meno  attontd  direttore  delle  romane  escayazioni 
il  Sig.  Sosa  difende  Topinione  che  gli  anzidetti  sepolcri  furono  fatti  po- 
sterìormento  scavando  la  lava  stossa  già  da  lungo  indurata:  e  Tillustre 
geologo  dei  torritori  romani  il  Senatore  Ponzi  eziandio  in  una  seduta 
deiristituto  Archeologico  ha  cercato  di  provare,  che  nei  tempi  storici 
potò  accadere  soltanto  un'  eruzione  di  cenere,  cioè  quella  del  monte  Pila, 
ma  che  queste  non  ha  porteto  fuori  correnti  di  lava.  > 

«  Stando  cosi  le  cose  io  desiderava  di  visitare  alcune  di  queste 
località,  sulle  quali  si  avvolge  la  questione.  In  conseguenza  delle  cose 
scoperte  sembra  non  doversi  dubitare  che  popolo,  il  quale  ha  fabbricato 
(questi  sepolcri  vi  abbia  vìssuto  in  un  tempo  storico.  » 

V  É  principalmente  da  osservarsi  un  luogo  fra  Marino  e  Castel 
Gandolfo  nel  versante  occidentele  dei  monti  Albani.  Ivi,  secondo  la  con- 
corde opinione  dei  precitati,  è  andata  l'ultima  grande  corrente  di  pepe- 
rino. La  quale  dal  versante  settentrionale  del  lago  Albano  nelle  vici- 
nanze di  Marino  si  spinge  verso  la  campagna  romana.  Si  dice  peperino 
una  pietra  bigia  e  colorita  a  vedersi  che  ha  dei  granelli  bianchi  e  neri, 
e  perciò  somigliante  al  pepe.  Ai  lati  di  questo  fiume  di  peperino  si  tro- 
varono alcune  tombe  che  stettero  una  volte  sotto  il  peperino.  Già  fin 
dal  1817  Visconti  in  una  simile  situazione  in  un  luogo  vicino  a  Monte 
Cncco,  cioè  a  Monte  Crescenzio,  avea  trovato  altre  urne  sepolcrali,  le 
qnali  appunto  hanno  per  noi  un  grande  interesse  perchè  ci  offrono  molte 
analogie  con  altre  scavate  in  Germania.  Più  tardi  il  Sig.  de  Bossi  ne  ha 
scoperte  varie  nelle  vicinanze  di  Marino.  Io  ne  vidi  dei  belli  esemplari 
nel  Museo  Gregoriano  del  Vaticano.  Queste  urne  appartengono  sicura- 
mente ad  un  tempo  non  molto  antico;  contenevano  del  ferro,  benché  non 
molte;  e  si  deve  ammettere  che  i  popoli  cui  appartennero  non  erano 
affatto  preistorici,  quantunque  la  suppellettile  di  argilla  scavata  nel 
luogo  suddetto,  in  parte  sia  molto  rozza.  Io  stesso  trovai  ancora  un  fram- 
mento erto  18  millimetri^  nero,  bruciato,  sparso  di  rozzi  granelli  e  crì- 
s^.  Ora  il  quesito  principale  si  è,  se  il  fiume  di  peperino  abbia  sot- 


100      SEPPELLIMENTO  VULCANICO  DELLE  NECROPOLI  ALBINE 


terrato  i  sepolcri,  andandogli  per  cod  dire  incontro,  oppure  se  i  sepolcri 
sieno  stati  intemati  e  scavati  nel  peperino  dopo  solidificato.  Appunto 
per  questo  Inogo  il  Sig.  Rosa,  il  quale  si  ò  molto  occupato  dello  studio 
di  questa  ultima  corrente  di  lava,  difende  decisamente  un'opinione,  che 
presceglie  Tultimo  caso.» 

«  Io  fui  sul  posto  coi  Sigg.  Desor  e  Tommasi-Grudeli  in  compagnia 
del  Sig/  Rosa.  La  fiumana  di  peperino  è  posta  come  una  solida  volta 
sul  molle  terreno  e  lascia  facilmente  penetrarvi  dentro  potendovisi  vera- 
mente collocare  sepolcri  nel  suo  interno.  Bastava  qui  saper  fare  qualche 
corridojo  e  qnalche  colonnina  come  è  stato  fatto  nelle  catacombe.  Ma 
abbiamo  osservato  non  esservi  qui  traccia  alcuna  di  siffatta  escavazione. 
Quindi  non  potemmo  decisamente  risolvere  la  quistìone,  sebbene  ci  per- 
suademmo della  possibilità  della  spiegazione  data  dal  Sig.'  Rosa.  Que- 
st*  ultimo  crede  inoltre  di  poter  portare  per  prova  un  passo  dell'  Ora- 
zione di  Cicerone  «  prò  Milane  »  Gap.  31,  che  cioè  in  questo  luogo  si 
trovavano  cogniti  sepolcri  degli  Albani.  Cicerone  rinfaccia,  Clodio, 
perchè  egli  nel  suo  forsennato  furore  non  avesse  risparmiato  i  santuari 
degli  Albani:  egli  fa  espressamente  menzione  dei  sepolcri  (tumuli)  e  dei 
sacri  boschi  degH  Albani  stessi,  e  secondo  Rosn  non  v'  è  altro  luogo 
dove  si  trovino  dei  sepolcri.  » 

«  Con  dispiacere  non  potei  trovare  in  casa  in  Rocca  di  Papa  il 
Sig.*"  de  Rossi  e  quindi  dovetti  privarmi  delle  sue  spiegazioni  in  sostegno 
della  sua  opinione.  Quanto  alle  ricerche  preistoriche  secondo  il  mio  avviso 
questa  circostanza  non  ha  più  ulteriore  importanza.  Al  contrario  sem- 
brano importantissime  le  scoperte  d'Albano  per  poter  giudicare  del  pas- 
saggio dai  tempi  primitivi  a  quelli  della  storia.  » 

Qui  segue  l'autore  a  narrare  altre  verìfiche  importanti  da  esso  fatte 
e  specialmente  d'aver  rinvenuto  frammenti  di  grossolane  stoviglie  per- 
fino sulla  cima  del  Monte-Cavo  presso  il  tempio  di  Griove  laziale,  intomo 
al  qual  punto  caderà  il  discorso  nel  seguente  articolo  sopra  le  recenti 
scoperte  da  me  fatte  sui  monti  Albani. 

Aggiunge  poscia  il  medesimo  A.  importanti  confronti  fra  le  sco- 
perte laziali  e  le  germaniche  che  volentieri  riferirei  se  non  dovessi  affret- 
tarmi nel  breve  spazio  di  queste  pagine  di  chiarii-e  la  quistione  princi- 
pale che  è  soggetto  di  questo  articolo. 

Prima  di  tutto  è  da  chiarire  l'equivoco  fra  la  lava  ed  il  peperino  che 
complica  nella  quistìone  attuale  l'opinione  del  Prof.  Ponzi,  la  quale  non 
riguarda  il  fatto  del  seppellimento  vulcanico,  ma  soltanto  la  data  cro- 
nologica del  medesimo. 


SEPPELLIMENTO  VULCANICO  DELLE  NECROPOLI  ALBANE   *   101 


Il  Prof.  Ponzi  verificò  con  me  e  col  Pigorini  fin  dal  1866  la  céi>' 
tozza  del  seppellimento  vulcanico,  delle  stoviglie  laziali.  Sostenne  poscia^' 
contro  di  me  nelle  sedate  delF  Istituto  predetto  che  questo  seppellimento 
non  potea  aver  avuto  luogo  in  tempi  posteriori  alla  fondazione  di  Roma, 
perchè  la  sola  eruzione  che  esso  credeva  poter  essere  avvenuta  nei  primi 
tempi  della  Boma  reale  la  supponeva  piccola  eruzione  senza  lave  e  non 
capace  di  produrre  neanche  le  correnti  di  fango  (peperino)  che  seppelli- 
rono la  necropoli  laziale.  Anche  su  questo  punto  però  ora  il  Ponzi 
conviene  meco,  come  lo  dimostrano  i  recenti  suoi  scritti. 

In  quanto  poi  al  fatto  della  escavazione  di  cunicoli   per  far  ca- 
mere sepolcrali  sotto  il  peperino,  già  ahhastanza  si  avvide  il  Wirchof 
che  quantunque  possibile  non  se  ne  vede  però  vestigio  di  sorta.  E  qui 
è  da  osservare  che  tal  vestigio  (qualora  avesse  esistito  1*  escavazione) 
non  potea  non  rimanere.  Primieramente  la  friabilità  anzi  per  lo  più  la 
completa  incoerenza  della  cenere  sottostante  al  peperino  non  avrebbe 
permesso  che  sì  facesse  scavo  senza  sostegni  murati  od  a  maceria.  In 
secondo  luogo  non  avendo  lo  stato  friabile  in  media  altro  spessore  che 
che  un  ottanta  centimetri  non  era  possibile  scavare  cunicoli  senza  in- 
cavare il  sottostante  tufo  e  peperino  più  solido,  sul  quale  rimaste  sa- 
rebbero indelebili  le  tracce  del  traforo. 

Ma  finalmente  ciò  che  completa  la  dimostrazione  si  è  che  laziali 
stoviglie  sepolte  dal  peperino  non  si  trovano  soltanto  in  prossimità  del 
luogo  indicato  dal  Wirchof  sul  monte  Crescenzio,  dove  un  taglio  forse 
antico  presenta  una  sezione  degli  strati  che  potea  dare  accesso  in  piano 
a  sotterrenei.  Lungi  da  quel  luogo  sopra  una  estensione  di  molti  chi- 
lomelari  quadrati,  e  forse  tanti  quanti  ne  conta  il  banco  superficiale  del 
peperino,  le  stoviglie  laziali  si  rinvengono  rimovendo  Fintiero  manto  di 
peperino  che  si  trova  intatto  e  non  perforato  da  pozzi  di  sorta  veruna. 
Basta  su  ciò  confrontare  le  mie  publicazioni  con  una  carta  topografica 
qualunque  della  campagna  romana.  Bimosso  il  peperino  devesi  oltrepas- 
sare il  sottostante  letto  di  cenere  fino  al  contatto  con  lo  strato  inferiore 
per  rinvenire  i  fittili  e  la  supellettile  arcaica  latina.  La  cenere  poi  suol 
trovarsi  intatta  e  non  punto  rimaneggiata,  come  pure  dovrebbe  essere 
se  vi  si  dovesse  riconoscere  T  escavazione  ed  il  riempimento  dei  cuni- 
coli. A  tutti  questi  argomenti  pone  il  suggello  la  scoperta  che  notificai 
nel  Bullettìno  di  Pebrajo,  il  rinvenimento  cioè  dei  frammenti  fittili  entro 
la  massa  stessa  del  peperino.  Ck)n  siffatti  schiarimenti  spero  di  aver  ri- 
parato al  dispiacente  caso  che  mi  privò  del  piacere  d*  un  abboccamento 
col  Wirchoff  sul  campo  medesimo  delle  scoperte. 


m  4 


*• 


•  ^» 


m 


STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALIANO 


Recenti  scoperte  paleoetnologiche  nei  monti  Albani 

Nel  fascicolo  del  Febrajo  feci  conoscere  la  scoperta  di  frammenti 
di  vasi  rozzi  della  famiglia  detta  laziale  entro  la  massa  stessa  del  pepe- 
rino. Di  altre  scoperte  da  me  recentemente  fatte  nel  vulcanico  distretto 
albano  non  ho  finora  pablicamente  ragionato,  perchè  esigono  tutte  alte- 
rìori  indagini  per  poter  figurare  nella  pienezza  della  loro  luce  (1). 
Tardando  però  la  desiderata  opportunità  per  le  ulteriori  ricerche  non 
voglio  lasciar  trascorrere  troppo  tempo  senza  far  conoscere  ohe  lungi 
dal  diminuire  nelle  albane  regioni  le  scoperte,  esse  invece  ingrandi- 
scono assai  sensibilmente.  Tralascio  di  parlare  delle  nuove  comparse  di 
vasi  laziali  ed  etruschi  sotto  il  peperino,  avvenute  nella  Vigna  Meluzzi 
a  Monte  Crescenzio  presso  Castel  Gandolfo,  perchè  non  avendo  presen- 
tato singolarità  importanti,  basta  1*  accennare  alla  continuazione  dei 
trovamenti.  Molte  altre  scoperte  di  questo  vasellame  debbono  essere  state 
fatte  in  altri  punti  del  vasto  territorio  coperto  dal  peperino,  ed  esser 
rimaste  prive  di  accurata  indagine  scientifica,  perchè  nel  commercio 
degli  antiquarii  comparvero  in  buon  numero  stoviglie  albane  assai  no- 
tabili per  forme  nuove  e  singolarissime. 

Parecchie  stazioni  neolitiche  si  vengono  disegnando  nei  contorni 
di  Roma  mercè  la  statistica  delle  armi  e  dei  nuclei  silicei.  Sopratutte 
però  meritano  ricordo  quelle  le  quali  si  manifestano  sui  vulcanici  monti 
Albani.  Fra  queste  importantissima  si  viene  mostrando  la  dimora  forse 
neolitica  nel  centrale  cratere  detto  dei  prati  di  Annibale  presso  il  monte 
laziale  o  monte  Cavo.  Ivi  oltre  a  molti  rifiuti  di  lavorazione  si  rinven- 
nero bellissime  frecce  e  coltelli  silicei  ed  una  elegantissima  ascia  in 
giadeite.  Non  può  ancora  esser  definito  esattamente  il  luogo  preciso 
della  stazione  dove  non  dispererei  di  trovare  anche  le  tracce  dell*  abi- 
tazione sopra  palafitte,  essendo  stato  lacustre  il  bacino  e  trovandosi  le 
armi  sempre  all'  ingiro  sui  versanti  dei  colli  presso  le  sponde  dairan- 
tico  lago.  La  scoperta  di  questa  dimora  neolitica  in  quel  luogo  ridon- 
dante di  antichissime  memorie,  ha  poi  una  speciale  importanza  negli 
studi  comparativi  coiretà  del  secondo  perìodo  delFattìvItà  del  vulcano. 
Il  quale  dovea  qui  esser  spento  mentre  si  abitava  nell*  intemo  del  suo 
principale  cratere.  Quindi  se  le  armi  silicee  quivi  rinvenute  spettano 
veramente  ed  unicamente  al  periodo  neolitico  anteriore  ad  ogni  intro- 
duzione del  bronzo,  dovremo  modificare  la  sentenza  finora  tenuta  della 
contemporaneità  del  perìodo  neolitico  con  la  seconda  fase  del  vulcani- 
smo laziale,  e  rìtener  questa  o  spenta  anteriormente,  o  ridotta  a  sem- 
plice fumaiola  non  inconciliabile  colla  prossima  dimora  dell'  uomo  ;  e 
ciò  si  intenda  però  per  il  centrale  e  grande  cratere.  Il  definire  e  chiarire 
meglio  questo  punto  fisico  paleoetnologico  sarà  argomento  delle  acca- 
rate  indagini  future. 


(l)  Di  »IciiM  di  quMto  MOiMiie  troTM«Be  an  o«nna BeU^ÀanuMrio  8ei«nliflco  del  197S. 


BKCENTI   SCOPBBTE   ALBÀKE  103 

Un  altro  trovamento  non  meno  importante  al  ponto  di  vista  geo- 
logico storico  e  paleoetnologico,  mi  è  avvenito  di  fare  nel  medesimo 
luogo.  In  ana  parte  non  molto  bassa  del  piano  del  bacino,  ma  neppure 
assai  prossima  alle  sponde  del  medesimo,  mi  sono  imbattuto  in  un 
sepolcro  primitivo.  L' epoca  di  questa  tomba  è  incerta;  ma  certamente 
non  6  lontana  dal  tempo  delle  note  stoviglie  albane  scavate  sotto  i  pepe- 
rini. Parvemi  una  fossa  quadrata  d'  un  metro  cubo  incirca;  vi  trovai 
nel  centro  una  grossa  pietra  ossia  ciottolone  di  lava,  attorno  al  quale 
forano  collocati  alcuni  vasi  di  pasta  e  fattura  etrusca,  ma  semplice  e 
primitiva  senza  figure  e  con  ornati  a  giraffito  ed  a  fasde  dipinte,  della 
famiglia  etrusca  insomma  che  sola  finora  ò  apparsa  fra  i  vasi  indigeni 
laziali  sotto  il  peperino  di  Castel  Gandolfo.  I  due  più  grandi  fra  questi 
vasi  contenevano  Tuno  le  ceneri  del  defunto,  Taltro  molte  ossa  di  ani- 
mali domestici  abbrustolite.  Altri  indizi  di  tombe  primitive  ho  trovato 
in  quei  dintorni  e  perfino  frammenti  di  veri  vasi  laziali  ed  una  rozzis- 
Bima  stela  in  pietra  locale. 

Questi  sepolcri  certamente  quasi  storici,  quantunque  anche  assai 
arcaici,  e  come  ho  detto,  facilmente  contemporanei  del  vasellame  laziale, 
non  poteano  esser  ivi  escavati  se  non  era  almeno  in  grandissima  parte 
prosciugato  il  lago.  Dunque  nella  data  ora  incerta,  ed  in  avvenire  forse 
certa,  di  questi  monumenti  si  avrà,  un  dato  che  rifletterà  luce  sui  fatti 
geologici  del  luogo.  In  ogni  modo  la  presenza  dei  vasi  etruschi  sul 
monte  Albano  e  di  una  necropoli  arcaica  successiva  alle  tracce  di  abi- 
tanone  forse  tutta  neolitica  nel  luogo  medesimo,  forma  Talba  di  lusin- 
ghiere scoperte.  Già  in  questo  genere  altre  belle  speranze  mi  destarono, 
le  scoperte  di  frammenti  di  vasi  primitivi  sul  culmine  stesso  del  monte 
Caro,  ove  fu  il  tempio  di  Giove;  rinvenimento  che  dopo  di  me  fecero 
anche  dotti  ultramontani  in  sulla  fine  deiranno  1871  (1).  Ivi  io  avea 
rinvenuto  fra  i  rottami  e  gli  avanzi  dell'antico  tempio,  oltre  alle  tracce 
di  antichissima  stipe  votiva,  fra  i  molti  frammenti  di  stoviglie  arcai- 
che, un  frammento  di  vaso  indubitatamente  antichissimo  in  asfalto. 
La  novità  della  materia  adoprata  per  questo  recipiente  estranea  anche 
del  tntto  alla  regione  prossima  può  esser  soggetto  di  studio  nuovo  e 
di  importanti  conseguenze. 

Un  altro  sepolcro  singolare  ed  isolato  per  quanto  pare  ho  veduto  sco- 
prire sotto  i  miei  occhi  e  che  disgraziatamente  fu  rinvenuto  troppo  pò- 
vero di  tesoro  monumentale.  Nel  versante  esteriore  del  predetto  cratere 
verso  il  Nord  Ovest  praticandosi  un  taglio  per  una  nuova  via,  venne  allo 
scoperto  un  pozzo  profondo  circa  tre  o  quattro  metri  del  diametro  di  un 
metro.  Era  esso  tutto  ripieno  di  sassi  e  carboni  e  di  scaglie  di  pietre  cal- 
care calcinata  dal  fuoco.  Y'  ora  anche  qualche  ciottolo  di  pietra  focaja  e 
qualche  frammento  di  lastra  di  terrà  cotta  che  io  giudicherei  d'origine 
etnisca  e  simile  ad  altra  che  ne  rinvenni  nel  sepolcro  sopra  descritto 
dei  prati  d'Annibale.  Riconobbi  qualche  traccia  delle  ceneri  del  defunto 
nella  terra  grassa  e  fra  i  carboni  semidecomposti  dall'umidità  del  luogo. 


(1)  I  Cb.  ProfeMori  Wicliof  e  Desor,  il  primo  dei  qaali  ne  ragionò  poi  all'Accademia 
di  Berlino,  come  si  è  detto  nell'articolo  precedente. 


104  RECENTI  8C0PBBTE   ALBANE 

Quantunque  povera  questa  tomba  evidentemente  apparteneva  al  mede- 
simo genere  incontrato  siill*alto  del  monte  e  dimostra  vieppiù  Testen- 
zione  dell'abitato  in  questa  contrada. 

In  somma  tutto  concorre  a  farci  toccare  con  mano  Tantichità  delle 
abitazioni  latine  nel  centro  stesso  della  regione  vulcanica  e  gli  indizi 
di  somma  antichità,  del  centro  religioso  nel  tempio  di  Giove,  perfino  in 
tempi  dei  quali  non  sappiaiho  se  fosse  del  tutto  estinta  Fattività  vul- 
canica del  cratere  centrale. 


BIBLIOGRAFIA 

IVARDOm  (JLIMIWE)  E  M.  S.  DE  R09S1  Di  alcuyii  oggetti  di  epoca 
arcaica  rinvenuti  nelV  interno  di  Ro^na.  Memorie  iaseriti*  nel  gior- 
nale Il  Buonarroti  Serie  II.  Voi.  IX.  Marzo  1874. 

I  manufatti  primitivi  intomo  ai  quali  si  ragiona  nelle  due  me- 
morie uscirono  dalie  escavazioni  fatte  in  Roma  principalmente  sul  Esqui- 
lino  per  la  costruzione  dei  nuovi  quartieri  della  città.  Biferisce  il  Nardoni 
che  fin  dall'ottobre  1872  potò  verificare  la  scoperta  di  oggetti  rozzi 
negli  indicati  movimenti  di  terra.  Intraprese  poscia  le  indagini  anche 
da  me  s' accrebbe  di  molto  la  raccolta  degli  oggetti  e  dei  dati.  Questi 
manufatti  ritrovavansi  in  gruppi  ed  erano  vasi  rozzi,  freccio  silicee,  og- 
getti mal  lavorati  in  osso,  il  tutto  diligentemente  descritto  dal  Nardoni. 

II  mio  ragionamento  sopra  queste  scoperte  è  poi  diviso  in  tre  parti. 
Primissima  indagine  fu  il  porre  in  chiaro  i  fatti  della  scoperta  pre- 
detta raccogliendo  ed  ordinando  le  notizie  sulla  giacitura  degli  oggetti; 
ed  in  questo  esame  giunsi  a  dimostrare  essere  stati  rinvenuti  parecchi 
fondi  di  capanne  od  abituri  rustici  e  primitivi.  In  secondo  luogo  ho  in- 
traproso  un  esteso  confronto  di  questa  serie  romana  di  manufatti  ar- 
caici con  le  serie  diverse  di  simil  genere  altrove  rinvenute  neir  Italia. 

E  rilevate  cosi  le  molte  analogie  e  differenze  dei  nuovi  trovamenti 
con  i  già  conosciuti,  dimostro  la  molta  somiglianza  con  qualche  indizio 
di  posteriorità  verso  le  scoperte  fatte  nelF  Etruria  Circumpadana  nei 
sepolcreti  di  Yillanova.  Inoltre  noto  la  molta  analogia  con  gli  oggetti 
che  soglionsi  rinvenire  sepolti  dalle  eruzioni  del  peperino. 

Dedico  quindi  V  ultima  parte  del  ragionamento  ad  un  qualche  ten- 
tativo di  storica  indagine  per  assegnare  a  questi  nuovi  arcaici  monu- 
menti di  Boma  il  posto  cronologico^  che  possa  loro  convenire. 

E  su  questo  argomento  concludo  non  poter  essere  i  predetti  oggetti 
molto  anteriori  o  posteriori  al  perfodo  etrusco  della  Boma  Beale,  cioè 
intomo  air  epoca  di  Servio  Tullio.  Pongo  termine  al  ragionamento  os- 
servando, come  da  parecchi  anni  ad  ogni  nuova  scoperta  si  accrescano 
e  si  consolidino  le  relazioni  fra  i  tempi  più  o  meno  storici  ed  1  pa- 
leoetnologici; e  come  ogni  di  più  si  leghino  ai  tempi  arcaici  della  nostra 
storia  i  fìttili  laziali,  che  prima  furono  dai  dotti  chiamati  preistorici, 
ed  ai  quali  oggi  aggiangiamo  la  suppellettile  primitiva  romana. 


105 


NOTIZIE  SOLLA  ERUZIONE  DELL'  ETNA 

DEL  89  AGOSTO  1874 

COMMUNICATB 

DAL  PROF.  ORAZIO  SILVESTRI 


In  una  breye  relazione  da  me  pubblicata  ai  primi  di  Luglio 
del  corrente  anno  (1)  sopra  i  fenomeni  eruttivi  che  l'Etna  ha 
presentato  dal  Maggio  ultimo  scorso  in  poi  neir  intemo  del  suo 
grande  cratere  centrale  ;  relazione  che  per  un  presagio  ivi  es- 
presso attirò  l'attenzione  generale ^  tanto  da  fare  il  giro  dei 
principali  giornali  italiani  e  stranieri;  io  concludeva  pronosti- 
cando un  prossimo  squarciamento  di  un  fianco  del  Mongibello 
ed  una  immediatamente  successiva  grande  eruzione. 

n  presagio  in  meno  di  due  mesi  ha  avuto  il  suo  compi- 
mento; ma  fortunatamente  in  condizioni  tali^  come  vengo  a 
fare  conoscere,  da  non  produrre  danni  materiali,  se  si  eccet- 
tuano le  conseguenze  dello  spavento  e  terrore  che  sogliono 
incutere  i  fenomeni  più  formidabili  del  maestoso  e  gigantesòo 
vulcano. 

Dopo  un  seguito  non  interrotto  di  fenomeni  eruttivi  nelF  in- 
temo del  cratere  centrale,  il  quale  ha  ricevuto,  in  conseguenza 
dì  questi,  notevoli  modificazioni,  alle  ore  4  di  mattina  del 
giorno  sabato  29  Agosto  p.  p.  le  numerose  popolazioni  etnicole 
sparse  nei  paesi  e  nelle  campagne  situate  intomo  alla  base  o 


(1)  Vedi  :N.  56  della  Gazzetta  del  Circolo  dei  Cittadini,  Catania 
12  Luglio  1874.  V.  Bttllettìno  del  Vulcanismo  Italiano,  Fascicolo  6,  7. 
Boma,  Luglio  e  Agosto  1874.  V.  BuUettino  del  R.  Comitato  Geologico 
d' Italia,  Fascicolo  6,  7,  Boma,  Luglio  e  Agosto  1874. 

FASCICOLO  IX.  8 


106  NOTIZIE  SULLA  ERUZIONE  DELL^ETNA 

nelle  pendici  del  monte ,  su  tutta  la  di  lui  plaga  settentrio- 
nale, da  Giarre  a  Riposto,  Mascali,  Annunziata,  Piediinonte, 
Calatabiano,  Linguaglossa,  Castiglione,  Francavilla,  Mojo,  Mal- 
vagna,  Randazzo,  Maletto,  Brente  e  più  sopra  nei  villaggi,  fin 
dove  giunge  la  zona  coltivata,  in  un  vasto  semicerchio  di  circa 
ottanta  chilometri,  furono  svogliate  da  rombo  sotterranee  che 
precedettero  due  scosse  di  suolo  minaccianti  la  rovina  delle 
loro  abitazioni.  Ognuno  che  atterrito  cercò  di  uscire  ben  presto 
all'aperta  campagna,  potè  osservare  in  vicinanza  della  vetta  del 
monte  una  formidabile  colonna  di  nero  fumo  e  di  infuocata 
materia  che  con  grande  impeto  veniva  sospinta  in  alto  e  rica- 
deva disseminata  dal  vento  fino  a  grande  distanza,  ove  giun- 
geva la  parte  più  leggera  sotto  forma  di  piccole  scorie  e  di 
arena.  Poco  dopo  per  chi  guardava  nella  direzione  di  Nord  a 
Sud  sembrò  questa  colonna  come  ingigantita  alla  base,  mentre 
per  chi  si  trovava  in  una  linea  visuale  verso  occidente  o  verso 
levante  comparvero  invece,  come  disposte  in  un  piano  inclinato 
e  diretto  a  Nord,  numerose  colonne,  simili  alla  prima,  di  denso 
fumo  e  materia  incandescente,  che  neir  oscurità  della  notte 
davano  lo  spettacolo  come  dello  scoppio  di  una  gigantesca 
macchina  di  fuochi  d'artifizio  con  una  scappata  permanente  di 
razzi  colossali.  Questo  fenomeno  comparso  cosi  istantaneamente, 
accompagnato  da  quei  muggiti  che  sogliono  manifestaci  allo 
scaturire  della  lava  dal  suolo,  durò  con  molta  intensità  per 
7  ore  del  giorno  29,  dalle  4  ani  alle  11  ant.;  nel  rimanente 
della  giornata  come  nella  notte  del  29  si  mostrò  meno  attivo 
e  nel  giorno  di  domenica  30  era  già  molto  illanguidito,  finchà 
la  notte  immediatamente  successiva  non  si  udì  più  alcuno  stre- 
pito ed  altro  non  si  vide  che  la  emissione  di  molto  vapore  ove 
prima  scaturivano  le  colonne  di  fuoco,  e  solo  vapore  analo- 
gamente usciva  dal  grande  cratere  centrale. 


COMÙUNICATB  DAL  PfiOP.  ORAZIO  SILVESTRI  107 

I  primordi  del  grande  parossismo  eruttivo  avevano  messo 
la  costernazione  negli  animi  perchò  non  vi  era  più  dubbio  di 
una  grande  esplosione  dell'  Etna^  e  di  lunga  durata^  come  suole 
fare  quando  giunge  a  squarciare- i  suoi  fianchi;  ed  una  grande 
e  lunga  eruzione  taterale  per  quanto  si  compia  in  punti  ele- 
vati è  raro  il  caso  che  non  produca  danni  rilevantissimi,  bru- 
ciando boschi  e  campagne  e  distruggendo  tutto  quanto  si  pre- 
senta alla  superfìcie  che  viene  occupata  dalla  fluente  lava.  — 
(xià  la  notizia  per  mezzo  di  telegrammi  spediti  da  Brente , 
fiandazzo,  Linguaglossa,  Piedimonte,  Catania,  erasi  divulgata 
estesamente  e  deploravasi  la  recente  conflagrazione  dell'  Etna 
come  causa  di  pubblica  sventura  per  una  parte  della  Sicilia; 
quando  la  eruzione  dopo  7  ore  entrò,  come  ho  detto,  in  una 
&S6  inaspettata  di  decrescimento  e  cosi  rapido  che  in  poco  più 
di  due  giorni  altro  non  rimase  di  essa  che  qualche  manife- 
stazione secondaria.  Ma  agli  animi  già  intimoriti  non  mancò 
colla  cessazione  del  fuoco  altra  causa  di  timore,  e  questa  che 
Ila  tenuto  e  tiene  già  da  15  giorni  in  qualche  inquietudine  è 
la  frequenza  dei  terremoti  che  dalle  11  e  Va  della  domenica 
30  Agosto,  contemporaneamente  alla  quasi  scomparsa  dei  feno- 
meni eruttivi,  agitano  il  suolo  delle  suddette  contrade,  le  quali 
nei  primi  otto  giorni  da  che  ebbe  incominciamento  la  eruzione 
potevano  dirsi  soggette  ad  una  continua  oscillazione  di  suolo. 

Chi  vìsita  ora  i  paesi  situati  nella  regione  settentrionale 
dell'Etna  ne  riceve  una  impressione  la  più  desolante:  tutti  gli 
abitanti  indistintamente,  poveri  e  ricchi,  hanno  rinunziato  di 
stare  nelle  proprie  abitazioni  e  le  strade  e  le  piazze  e  i  campi 
limitrofi  sono  ingombri  di  letti,  di  baracche,  di  capanne  for- 
mate in  mille  guise  ove  sono  ricoverate  intere  famiglie,  e  di 
altari  che  suppliscono  alle  chiese  chiuse  al  culto.  Questa  emi- 
grazione forzata  degli  abitanti  dalle  loro  case  non  ha  forse 


108  NOTIZIE  STTLLA  EBlTZtbNE  DBLL'BTKA 


adesso  più  ragione  dì  essere,  in  quanto  che  le  scosse  del  suolo 
si  sono  &tte  poco  sensibili  e  rare  e  in  realtà  anche  quando 
questo  era  agitato  più  fortemente  nei  primi  giorni,  le  scosse 
essendo  state  semplicemente  ondulatorie  e  mai  sussultorie, 
tranne  di  alcune  spaccature  in  qualche  vecchio  muro,  del  resto 
nessun  danno  di  rovine  si  è  dovuto  deplorare.  Ma  Tesperienza 
che  è  maestra  alle  genti,  ha  abituato  gli  etnicoli  a  temere  di 
tanto  in  tanto  T  ignivomo  monte  che  d'altronde  col  suo  suolo 
ferace  essendo  causa  delle  loro  ricchezze  non  lo  abbandonano, 
ma  si  rassegnano  piuttosto  con  una  certa  talquale  indifferenza 
al  tributo  dei  sacrifizii  che  egli  talvolta  richiede.  Questa  facile 
abnegazione  ha  in  se  qualche  cosa  su  cui  si  ferma  il  pensiero 
e  forse  nasce  da  un  sentimento  il  quale  trae  la  sua  orìgine 
dalla  tradizione  e  dal  mito  che  ha  lasciato  le  sue  traccio  an- 
che a  queste  lontane  generazioni.  Non  potrò  dimenticanni  dì 
aver  visto  in  un  ricetto  di  comune  entrata  in  una  delle  dette 
baracche  improvvisate  per  dare  ricovero  a  numerosa  gente,  una 
specie  di  arazzo  fatto  in  tale  occasione  e  sospeso  ad  una  pa- 
rete, a  guisa  di  sacra  immagine,  con  TEtna  fiammeggiante 
incrociata  da  due  grandi  chiavi  sormontate  ambedue  da  una 
mitra. 

Ciò  premesso  vengo  ad  esporre  un  sunto  delle  osservazioni 
da  me  fatte  nel  teatro  della  eruzione,  il  quale  offre  i  dettagli 
precisi  dell'avvenimento  vulcanico  di  cui  ci  ha  reso  ora  testi- 
moni il  Mongibello. 

Nel  suddetto  giorno  29  agosto  alle  4  antim.  quando  furono 
sentiti  i  due  forti  terremoti,  a  partire  dalla  elevata  base  del 
grande  cratere  centrale  dal  lato  del  Nord  ove  una  cresta  che 
lo  cìnge  e  ne  limita  una  concavità  (designata  col  nome  di  cra- 
tere elitticó)  presenta  una  notevole  depressione,  e  giù  scen- 
dendo per  un  tratto  di  cinque  chilometri  quasi  fino  a  livello 


COHMTJNtCATE  DAL  PROF.  OBAZIO  SILVESTRI  109 


della  coffl  detta  Timpa  rossa  e  del  Monte  nero,  si  squarciò 
il  suolo  per  urto  violento  che  a  giudicare  dagli  effetti  deve 
essere  stato  di  una  forza  iinpellente  straordinaria;  squarcian- 
dosi produsse  una  lunga  fenditura  longitudinale  il  cui  asse  è 
orientato  a  Nord  S"  Est.  H  centro  d' impulsione  fu  sul  fianco 
settentrionale  a  2450  metri  sul  livello  del  mare  e  precisamente 
fra  i  due  monti  di  lava  detti  i  Fratelli  Pii  o  altrimenti  i 
Due  Pizzi  e  un  antico  cratere  conosciuto  col  nome  di  Monte 
Grigio.  In  questo  punto  ove  gli  effetti  dinamici  del  terreno 
furono  maggiori^  la  fenditura  presenta  una  lunghezza  dai  50 
ai  60  metri  e  continua  in  basso  riducendosi  gradatamente  a  30, 
20,  15,  10,  5  e  3  metri  finché  termina  esternamente  dopo  un 
katto  di  quasi  3  chilometri  :  mentre  dal  suddetto  punto  in  su 
Terso  la  base  elevata  del  cratere  centrale,  ove  il  terreno  ha 
presentato  maggiore  resistenza,  n'ò  dimostrato  il  seguito  da 
fumaioli  di  vapore  che  scaturiscono  nella  medesima  direzione. 
E  che  a  questa  altura  di  2450  metri  sia  stato  il  massimo  della 
spinta  lo  dimostra  la  formazione  di  un  nuovo  monte  o  cratere 
il  cui  orlo  superiore  a  contomo  ellittico  è  con  il  grande  asse 
orientato  nella  direzione  Nord  8*"  Est  della  fenditura,  gira  circa 
300  metri,  ha  un  diametro  medio  di  100  e  un'  altezza  di  50 
dalla  sua  base  la  quale  con  una  inclinazióne  media  di  30  dei 
suoi  fian'chi  presenta  una  base  di  860  metri  di  circonferenza 
ed  occupa  perciò  una  superficie  di  metri  quadr.  117734.  Questo 
cratere,  che  comparisce  ora  come  un  nuovo  monte  è  formato 
da  un  ammasso  di  frantumi  di  lave  dioritiche  e  labradofiriche 
preistoriche  di  colore  grigio,  divelto  dallo  viscere  del  suolo 
dalla  forza  della  irrompente  fiuida  lava  moderna  che  in  parte 
gli  ha  impastati  :  è  singolare  il  vedere  tutto  all'  intorno  del 
detto  cratere  per  un'area  di  mezzo  chilometro  di  raggio  dis- 
seminati blocchi,  bombo  e  frantumi  più  o  meno  voluminosi  di 


110  NOTIZIE  SULLA  ERUZIONE  BBLL'eTNA 


queste  lave  preistoriche  grigio-chiare  che  fanno  contrasto  con 
la  lava  attuale  nerissima,  di  cui  si  vedono  in  parte  foderati 
in  modo  che  si  hanno  cosi  materialmente  vicine  due  epoche 
lontanissime  nella  storia  dell'Etna^  rappresentate  da  lave  della 
cui  eruzione  nessun  uomo  fu  testimone,  associate  al  prodotto 
lavico  di  una  eruzione  odierna.  L'interno  del  cratere  mostra 
la  solita  forma  ad  imbuto^  ma  la  sua  profoi^dità  non  ha  limiti 
visibili  attraverso  ad  una  gola  anfrattuosa  e  cavernosa  forma- 
tasi per  squarciamento  e  nelle  cui  pareti  notansi  (fin  dove  pe- 
netra luce)  strati  sporgenti  di  lave  sovrapposte  di  varie  epoche. 

La  struttura  di  questo  cratere^  che  conserva  il  principio 
della  sua  formazione,  è  di  grande  interesse  per  la  scienza. 

Movendoci  da  questo  punto  culminante  e  seguendo  in  basso 
la  fenditura  su  cui  è  impiantato,  abbiamo  un  primo  tratto  di 
essa  che  passa  attraverso  una  corrente  di  lava  di  data  incerta, 
ma  del  secolo  passato,  per  la  lunghezza  di  circa  mezzo  chi- 
lometro. Quivi  presso  la  base  del  cratere  presenta  una  lar- 
ghezza massima  di  50-60  metri  ove  si  vedono  succedere  una 
dopo  Taltra  a  guisa  di  bottoniera  10  bocche  eruttive  profon- 
damente aperte,  delle  quali  quelle  più  prossime  al  cratere  sono 
ampie  voragini  di  25  a  30  metri  di  diametro,  le  altre  presen- 
tano un  diametro  medio  di  10  metri.  Da  queste  prime  10  aper-^ 
ture,  che  costituiscono  un  primo  gruppo  di  bocche,  coAtinuando 
a  seguire  la  fenditura  che  va  mano  mano  restringendosi,  ne 
succedono  dopo  un  breve  intervallo,  prodotto  da  una  inegua- 
glianza di  suolo,  altre  4  una  presso  l'altra  con  una  distanza 
media  fra  loro  di  2-3  metri,  indi  si  frappongono  10  metri  di 
spazio  e  se  ne  presentano  altre  4  in  prossimità  reciproca,  come 
le  prime,  e  queste  8  formano  un  secondo  gmppo  distinto.  Altro 
intervallo  succede  di  circa  50  metri  di  fenditura  senza  bocche, 
dopo  di  che  altre  4  bocche  prossime  tra  loro  compariscono, 


COHMUIVIGATE   DAL  PROF.  ORAZIO  SILVESTRI  111 


tre  sulla  fenditura  principale  che  attraversando  in  questo  punto 
il  fianco  di  uno  dei  monti  detti  Fratelli  Pii  o  i  due  Pizzi 
che  sono  di  lava  massiccia  ^  lo  ha  spaccato  in  varie  direzioni 
e  vi  ha  determinato  anche  una  bocca  eruttiva  un  poco  laterale 
alla  fenditura  suddetta.  —  Queste  4  ultime  bocche  formano  un 
terzo  gruppo. 

n  diametro  di  tutte  le  bocche  del  2""  e  S"*  gruppo  varia  di 
1  a  3  metri. 

Seguendo  fino  a  qm,  cioè  per  mezzo  chilometro  dal  cratere, 
la  spaccatura  noi  troviamo  dunque  22  bocohe  eruttive^  disposte 
lungo  una  linea  in  3  gruppi  i  quali  si  trovano  in  un  suolo 
alquanto  pianeggiante^  la  cui  elevazione  media  sul  mare  è  di 
2440  metri  e  la  cui  superficie  ora  vedesi  ricoperta  di  frantumi 
di  lave  antiche,  di  ceneri  e  di  scorie  della  nuova  lava. 

Da  questo  suolo  pianeggiante,  che  comparisce  a  guisa  di 
altipiano,  procedendo  verso  Nord,  s' incontra  un  pendio  di  13 
a  14  gradi  di  inclinazione  formato  dalla  grande  corrente  di 
massiccia  lava  del  1614  che  malgrado  presenti  innumerevoli 
spaccature  e  in  alcuni  punti  sia  tutta  sconvolta  dai  terremoti 
sofferti  ecc.  pure  ha  dato  continuazione  alla  fenditura  princi- 
pale :  vi  questa  continuazione  per  un  tratto  di  circa  600  metri 
non  si  presentano  aperture  di  sfogo  vulcanico  più  attivo,  ma 
a  2170  metri  di  elevazione  toma  a  presentare  un  quarto  gruppo 
di  5  bocche  di  2  a  3  metri  di  diametro  con  profondità  inac- 
cessibile le  quali  hanno  già  mandato  fuori  un  torrente  di  lava 
che  è  sceso  per  150  metri  circa  con  una  larghezza  media  di 
60  metri  e  2  di  spessore.  Tale  torrente  di  lava  seguendo  la 
inclinazione  del  suolo  è  andato  a  incontrare  una  diramazione 
prominente  di  lava  del  1809  e  lì  si  è  fermato  allargandosi 
alla  base  ma  senza  oltrepassarlo  ;  mentre  però  lo  attraversa  la 
fenditura  che  al  di  là  continua  in  basso  nella  sudetta  grande 


112  NOTIZIE  SULLA  EBUZIOKE  DBLL*ETNA 


corrente  del  1614  per  un  altro  mezzo  chilometrò  in  cui  mostra 
un  5**  gruppo  di  3  bocche  a  2150  metri  di  altitudine,  gruppo 
il  più  attivo  per  avere  traboccato  un  altro  torrente  di  lava  di 
circa  400  metri  di  lunghezza,  80  di  larghezza  media  e  2  di 
spessore,  ed  ha  formato  due  brevi  diramazioni  che  hanno  de- 
viato verso  ponente.  —  Finalmente  l'estrema  porzione  della 
fenditura  in,  un  tratto  di  circa  50  metri  presenta  un  6**  ed  ul- 
timo gruppo  di  5  bocche  eruttive  molto  vicine  tra  loro  di  1 
a  4  metri  di  diametro  le  quali  hanno  eruttato  abbondante 
quantità  di  cenere  e  qualche  brano  di  scoria.  —  Questo  6^  grup- 
po di  bocche  segna  il  limite  inferiore  della  fenditura  visibile 
alla  superficie  del  suolo,  limite  che  trovasi  a  2030  metri  sul 
livello  del  mare,  distante  di  12  chilometri  in  linea  retta  dal 
paese  di  Mojo,  di  9  chilometri  a  levante  di  Bandazzo,  di  13 
chilometri  a  ponente  del  paese  di  Castiglione,  di  12  chilometri 
e  mezzo  a  ponente  di  Linguaglossa. 
Riassumendo  questi  dati  abbiamo: 

1.^  Lo  squarciamento  più  notevole  del  suolo  dal  nuovo 
cratere  al  limite  inferiore  è  rappresentato  da  una  spaccatu- 
ra principale  leggermente  tortuosa  la  cui  parte  più  impor- 
tante percorre  la  lunghezza  di  3  chilometri  con  una  lar- 
ghezza variabile  dai  60  metri  ai  3  metri,  è  orientata  a  N.  S."" 
Ed  estesa  superiormente  va  a  congiungersi  col  cratere  centrale 
dell'  Etna  a  guisa  di  raggio  che  prolungato  inferiormente  fino 
all'estrema  periferia  della  montagna,  va  ad  incontrare  l'antico 
cratere  di  Mojo. 

Oltre  questa  fenditura  principale  sono  infinite  le  spacca- 
ture del  suolo  che  si  vedono  collaterali  e  irradianti  dai  centri 
di  forte  azione  dinamica. 

2."  Su  questa  fenditura  l'apparecchio  eruttivo  principale 
è  rappresentato  dal  nuovo  monte  sorto  in  poche  ore  che  ha 


GOMUUNICATE  DAL  PROF.  ORAZIO  SILVESTRI  113 


costituito  il  cratere  formato  da  an  ammasso  regolare  di  blocchi 
e  frantumi  di  lave  antiche  labradofiriche,  divelto  nello  scoppio 
dalle  YÌscere  del  suolo  e  in  parte  cementate  dalla  nuora  lava. 
—  E  più  dai  6  gruppi  di  bocche  eruttìye  in  numero  comples- 
sivo di  35  9  che  seguitando  T  eruzione  avrebbero  con  certezza 
costituito  un  sistema  di  monti  elevati  foggiati  a  cratere. 

S.""  La  lava,  oltre  quella  che  forma  il  cratere  e  quella 
disseminata  su  vasta  zona  in  forma  di  cenere,  arena  e  scorie, 
costituisce  due  torrenti  che  hanno  avuto  uno  150  metri,  Taltro 
400  metri  di  corso. 

Secondo  le  misure  sopra  stabilite  per  questi  torrenti  e  per 
il  cratere  si  è  dedotto  la  seguente  quantità  di  lava  eruttata  (1). 

Per  il  r  torrente  metri  cubi 18000 

Per  il  2*^  torrente  »  64000 

Per  il  cratere  *  1,269000 

Totale  di  massa  venuta  all'  estemo  m.  e.       1,351000 

Tatta  questa  massa  ha  occupato  una  superficie  di  suolo  per  il 

r  torrente  di  lava  metri  quadrati 32000 

2."     >  »  >  » 90000 

Cratere  »  > 117734 

In  Totale  metri  quadrati . 239734 

cioè  quasi  ventiquattro  ettari  ;  senza  però  produrre  alcun  danno 
essendo  quivi  il  suolo  totalmente  formato  da  nude  roccie. 

La  lava  però  se  avesse  potuto  proseguire  il  suo  cammino 
non  avrebbe  tardato  a  ra^iungere  un  bosco  detto  della  Fa-- 


(1)  Devo  queste  valutazioni  alPegregio  Ingegnere  Francesco  Cibele, 
il  qnale  mi  ba  gentilmente  tenuta  utile  compagnia  nel  campo  delle 
osservazioni. 


114  NOTIZIS  SULLA  BBUZIONE  DELL^ETNA 


ghita  che  ò  tra  il  territorio  di  Bandazzo  e  quello  di  Lingua- 
glossa. 

4."*  Le  lare  antiche  diyeite  dagli  strati  profondi  del  suolo, 
sono  delle  solide  dioriti  di  colore  scuro  o  dei  labradofirì  angi- 
tici  grìgio  chiarì  dì  struttura  compatta^  che  formano  parte  della 
ossatura  dell'Etna  e  compariscono  negli  strati  denudati  o  neUe 
diche  della  valle  del  Bove. 

La  lava  recente  invece  ò  più  o  meno  scoriacea,  prevalen- 
temente augitica,  di  colore  nero  come  tutte  le  lave  moderne 
e  spesso  si  mostra  dotata  di  uno  splendore  metallico  :  è  ma- 
gnetica e  devia  l'ago  calamitato.  Ha  un  peso  specìfico  di  2^  3636 
a  25"  di  temp.  0. 

Essa  per  quanto  abbia  avuto  un  corso  di  brevissima  du- 
rata tuttavia  presenta  tuttora  un  calore  superficiale  di  70  gradì; 
a  mezzo  metro  di  profondità  è  di  90  gradi  e  cresce  nei  punti 
ove  ha  determinato  quei  fenomeni  secondari  conosciuti  col  nome 
di  Fumaioli  ove,  insieme  ad  emanazioni  gassose  particolari, 
vedonsi  le  più  belle  incrostazioni  di  sostanze  sublimate,  le 
quali  io  ho  raccolto  insieme  alle  lave  testò  eruttate  per  for- 
marne interessante  argomento  di  studio  chimico-geologico,  che 
sarà  pubblicato  con  un  rapporto  più  esteso  negli  atti  della 
Accademia  Gioenia  di  Scienza  Naturali  in  Catania. 

Le  manifestazioni  esterne  della  eruzione  alla  data  in  cui 
scrivo  possono  dirsi  terminate,  giacché  la  gola  del  nuovo  cra- 
tere e  le  35  bocche  eruttive  della  fenditura,  mentre  sono  tut- 
tora aperte,  non  tramandano  altro  che  degli  sparsi  vapori  in 
quantità  ora  crescente,  ora  decrescente  analogamente  a  quello 
che  fa  il  grande  cratere  centrale,  che  ha  pure  terminato  quel 
periodo  di  attività  intema  il  quale  ha  durato  dal  Maggio  fino 
agli  ultimi  di  Agosto,  finché  scoppiò  la  eruzione. 

L' istantaneo  parossismo  dell'  Etna  che  in  sì  breve  tempo. 


COMMUNICATE  DAL  PROF.  ORAZIO  SILVESTRI  115 


in  meno  di  un  giorno,  ha  costituito  V  impianto  di  una  formi- 
dabile eruzione  ci  ha  fornito  un  fatto  singolare  nella  storia 
speciale  del  nostro  vulcano:  era  noto  che  dal  sommo  cratere 
per  la  sua  elevazione  di  3314  metri  sul  mare  non  poteva  dare 
che  eruzioni  di  breve  durata»  ma  era  noto  del  pari  che  ginn* 
gendo  la  forza  vulcanica  a  un  grado  di  intensità  tale  da  pro- 
durre uno  squarciamento  laterale,  le  eruzioni  che  ne  succedono 
riescono  imponenti  e  di  lunga  durata  come  lo  furono  quelle 
precedenti  di  questo  secolo  e  dei  secoli  passati,  come  lo  sono 
quelle  che  l'Etna  suol  fare  ad  intervalli  di  10  a  12  anni.  In 
qual  modo  possiamo  spiegare  la  cessazione  del  recente  feno- 
meno ?  Se  una  opinione  si  deve  manifestare  su  tale  proposito, 
che  stia  anche  in  relazione  con  i  terremoti  che  misero  in  agi- 
tatone permanente  il  suolo,  quando  più  non  si  notava  Tat- 
tìTÌtà  eruttiva,  si  dovrebbe  credere  che  Turto  veemente  sofferto 
dal  fianco  N.  N.  £.  della  montagna  abbia  determinato  un'adito 
così  esteso  e  profondo  alla  lava  irrompente  dall'asse  eruttivo 
del  Mongibello  da  trovare  più  facile  via  di  iniettarsi  negli 
antri  e  meati  sotterranei  anziché  di  venire  sospinta  airestemo 
per  un  tempo  lungo.  Tale  idea  mentre  sarebbe  confermata  dal 
vedere  tutto  Tapparecchio  eruttivo  con  le  35  boccha  rimaste 
inattive,  ma  aperte  e  fumanti,  e  dall'udire  presso  di  esse  un 
cupo  fragore  come  di  massa  sottostante  e  fluente,  darebbe 
un'altro  appoggio  alla  teoria  che  &rebbe  ammetlere  come  causa 
dei  terremoti  il  compimento  di  eruzioni  sotterranee  (1)  se  così 
si  potrebbe  chiamare  il  movimento  di  materia  fluida  e  gassosa 
nelle  viscere  del  suolo.  Tale  congettura  sarebbe  in  coincidenza 


(1)  Questa  teoria  è  sostenuta  anche  dal  dotto  Sig.  Rudolf  Falb  di 
Vienna,  che  dietro  il  mio  preavviso  di  Luglio  venne  a  stare  presso 
r  Etna  in  attesa  della  nuova  eruzione. 


116  NOTIZIE  SULLA  SBUZIOKB  DBLL*ETIIA 


perfetta  con  il  fenomeno  delle  scosse  dì  terra  che  si  sono 
eifettuate  appena  mancato  lo  sfogo  estemo  della  eruzione  ; 
come  d'altronde  quasi  in  ogni  eruzione  suole  avvenire  quando 
la  lava  cessa  di  uscire  dai  crateri  Basta  ricordare  i  terremoti 
che  agitarono  il  lato  orientale  dell'  Etna,  appena  che  finirono 
le  manifestazioni  esterne  della  eruzione  del  1865  e  special- 
mente quello  terribile  nelle  vicinanze  di  Giarre,  che  distrasse 
il  villaggio  detto  Fondo  Macchia.  I  terremoti  attuali  sono  an- 
dati gradatamente  decrescendo  di  numero  e  di  intensità  in  ra- 
gione diretta  della  intensità  poco  a  poco  decrescente  che  si 
osserva  nel  movimento  di  lava  di  una .  eruzione  ed  è  da  rite- 
nersi che  fra  breve  cesseranno  del  tutto. 

L'apparecchio  eruttivo  tuttora  caldo  e  fumante  e  disposto 
per  un  prolungato  trabocco  di  lava  ò  da  credersi  che  resterà 
inattivo  e  che  non  sia  più  da  aspettarsi  per  ora,  come  immi- 
nente^ grande  eruzione,  giacché  sembra  strano  lo  ammettere 
che  r  intensità  della  forza  vulcanica  giunta  al  grado  di  costi- 
tituirsi  questo  preparativo  imponente  abbia  voluto  interrom- 
pere  il  suo  sfogo  dopo  poche  ore  per  riprenderlo  dopo;  mentre 
invece  ò  più  verosimile  il  ritenere  quello  che  ho  già  detto, 
che  cioè  nel  dislocamento  e  squarciamento  degli  strati  conso- 
lidati del  monte  la  massa  lavica  abbia  trovato  ove  più  tran- 
quillamente penetrare  nelle  viscere  del  suolo,  deviando  dal- 
l'asse eruttivo,  e  quindi  togliendo  la  causa  meccanica  ai  gassi 
e  ai  vapori  di  mantenersi  o  di  acquistare  quello  stato  dina- 
mico da  determinare  le  esplosioni  capaci  di  sospingerla  al  di 
fuori  con  i  fenomeni  eruttivi  ordinari.  È  però  molto  probabile 
che  una  futura  eruzione  dell'Etna^  quando  sarà,  si  compia  sul 
lato  già  aperto  della  montagna  ove  certamente  la  lava  tro- 
verà meno  difficoltà  per  venire  all' estemo. 

L' Etna  con  questa  ultima  eruzione  che  dopo  un  apparato 


COMHrNICATS  DAt  PBOF.  ORAZIO  BILYSSTBT  117 


imponente  ò  rimasta  abortita  sul  bel  princidio  del  parossismo, 
ha  arricchito  di  una  pagina  importante  la  storia  dei  vulcani 
ed  è  interessante  per  la  scienza  vulcanologica  la  comparsa  di 
questo  apparecchio  eruttivo  destinato  ad  una  grande  funzione, 
'  e  rimasto  inattivo ,  potendosi  osservare  non  trasformato  dal 
giornaliero  eruttare  di  materia  ^  ma  rimasto  allo  scoperto  in 
tatto  le  sue  singole  parti,  e  quasi  una  testimonianza  materiale 
della  natura  attuale  sorpresa  e  disturbata  in  una  delle  sue 
grandi  operazioni.  Chiunque  infatti  voglia  formarsi  una  idea 
chiara  del  modo  come  incomincia  e  per  mezzo  di  quale  mec- 
canismo si  compia  una  esplosione  vulcanica  in  un  grande 
vulcano,  fuori  del  cratere  centrale,'  potrà  d'ora  innanzi  visi- 
tare ed  osservale  attentamente  i  luoghi  interessati  dalla  eru- 
zione dell'Agosto  1874. 

D  movimento  descritto  dell'Etna  non  è  isolato  nel  vulca- 
mm  italiano. 

La  prossima  isola  di  Vulcano,  quasi  dopo  un  secolo  di  as- 
sopimento, ha  presentato  9  mesi  prima  dei  fenomeni  eruttivi 
dell'Etna  (dal  20  settembre  al  20  ottobre  1873)  da  una  nuova 
profonda  voragine  apertasi  nel  suo  vasto  cratere,  una  eruzione 
di  cenere  e  di  infuocata  materia  insieme  a  fiamme,  rombo  e 
terremoti.  Questi  fenomeni  che  sono  andati  in  seguito  grada- 
tamente decrescendo  hanno  durato  per  tutto  il  mese  di  Lu- 
glio 1874  più  debolmente  e  tuttora  mostrano  le  loro  traccio. 
Lo  Stromboli  pure  nel  giugno  ultimo  fece  una  eruzione 
insolita,  scuotendosi  e  lanciando  pietre  fino  all'abitato  sotto- 
stante, con  attività  maggiore  in  confronto  alle  continue  pic- 
cole incessanti  esplosioni  di  ogni  2  a  3  minuti  che  lo  carat- 
terizzano. 

Sembra  che  anche  il  Vesuvio  non  sia  stato  del  tutto  indif- 
ferente, ed  io  stesso  ho  veduto  sì  dal  cratere  di  questo,  come 


118  FBMOMENI  CONCOMITANTI  L^BRUZIONJB  DBLL^BTNA 


da  quello  dì  Stromboli  svilupparsi  una  notevole  quantità^  non 
ordinaria,  di  densi  vapori^  sul  finire  di  agosto  contemporanea- 
mente allo  scoppio  dell'Etna. 
Catania  12  settembre  1874. 


Pbof.  Obazio  Silvbstbi 

4elU  B.  UnireniU  di  Catoaia 


FENOMENI  CONCOMITANTI  L' ERUZIONE  DELL'  ETNA 

NEL  SUOLO  D'ITALIA 

Nota  del  Professore  M..  S.  de  Ii.osal 


Come  all'altra  importante  relazione  dell'illustre  Prof.  Silve- 
stri sui  fenomeni  dell'Etna  pubblicata  in  questo  buUettìno  (1), 
potei  porre  a  riscontro  alcuni  fatti  e  corrispondenze  risultanti 
dair  esame  statisi^  dei  terremoti  avvenuti  in  Italia  nel  pe- 
riodo medesimo  in  che  V  Etna  eruttava^  così  a  questa  seconda 
stimo  opportuno  aggiungere  i  dati  relativi  al  tempo  successivo 
ossia  alla  continuazione  dei  fenomeni  medesimi. 

Similmente  a  ciò  che  indicai  nella  predetta  nota^  anche  in 
questo  successivo  perìodo  si  è  verificato  il  caso  del  vedere  agi- 
tarsi saltuariamente  il  suolo  italiano  prima  che  V  attività  en- 
dogena si  concentrasse  maggiormente  nell'Etna.  E  del  pari 
abbiam  visto  i  fenomeni  sismici  scomparire  quasi  del  tutto  dalle 
varie  regioni  italiane  soggette  alle  scosse,  mentre  si  appros- 
simava e  poscia  scoppiava  la  grande  eruzione  Etnea  ai  29  e  dO 
Agosto.  Gessata  la  quale  od  almeno  assai  diminuita  e  rimasti 
i, segni  dell'endogeno  lavorio  nei  terremoti  di  Randazzo,  con- 


ci) V.  Fascicolo  VI  e  VII,  1874,  pag.  73. 


NBL  SUOLO  D*ITALIA  119 


tmuò  la  calma  relativa  nel  rimanente  suolo  italiano ,  finchò 
aquìetatisi  anche  i  terremoti  presso  l' Etna,  ricomparvero  senza 
interruzione  le  oscillazioni  sismiche  nel  continente.  Dalle  sta- 
tistiche e  descrizioni  dei  fenomeni  che  io  vengo  pubblicando 
in  questo  buUettino  appariranno  gli  accennati  fatti  in  tutta  la 
loro  precisione  e  si  vedrà  nell'Agosto  quasi  ogni  giorno  esser 
avvenuti  uno  o  più  piccoli  terremoti  saltuariamente  in  regioni 
diverse  delF  Apannino  o  degli  spenti  vulcani,  si  vedrà  poscia 
quasi  priva  del  tutto  d' un  tal  fenomeno  la  fine  d'Agosto  e  la 
prima  decade  di  Settembre,  e  si  vedranno  nuovamente  abbon- 
dare i  terremoti  nella  penisola  durante  la  feconda  metà  di 
questo  mese. 

Un  altro  fatto  merita  pure  di  esser  ricordato  in  questo 
luogo.  Durante  la  estate  di  quest'  anno  ho  io  occupato  il  tempo 
della  mia  villeggiatura  ad  osservare  i  moti  spontanei  e  mi- 
croscopici di  parecchi  pendoli  ben  custoditi  ed  appesi  sotterra 
in  Rocca  di  Papa,  cioè  sulla  vetta  del  versante  esteriore  del 
cratere  centrale  dello  spento  vulcano  laziale.  Di  cotesti  moti 
microscopici  e  dei  ^pro  periodi  simili  agli  osservati  e  studiati 
dal  Bertelli  in  Firenze,  ragionerò  a  suo  tempo  e  luogo,  ^in- 
tanto però  debbo  qui  riferire  che  mentre  V  esperienza  mi  ha 
mostrato  questi  moti  manifestarsi  nel  principio  della  depres- 
sione in  ciascuna  tempesta  barometrica,  straordinariamente  agi- 
taronsi  i  miei  pendoli  durante  un'  alta  pressione  atmosferica 
appunto  ai  29  e  30  Agosto  ;  in  coincidenza  cioè  col  parosismo 
eruttivo  del  Mongibello. 

Dai  quali  fatti  sempre  più  si  rende  manifesto  ciò  che  ho 
io  sostenuto  nei  passati  miei  scritti,  esser  cioè  V  apparato  vul- 
canico italiano  tutto  un  solo  e  diramato  non  pure  nelle  fratture 
vulcaniche  propriamente  dette,  ma  eziandio  in  tutte  le  fratture 
inteme  delle  catene  montuose;  far  parte  di  questo  apparato  e 


120  riNOMEKI  CONGOICITANTI  L*KBUZIQNE  DELL*BTKA 

manifestare  la  loro  solidarietà  eoi  vero  Tulcanismo  in  tutte  le 
le  sorgenti  termalii  nuneraii,  e  mofete  che  sono  fra  loro  dis- 
seminate e  nei  terremoti.  I  quali  terremoti  dovunque  avren- 
gano  sono  evidentemente  fra  loro  connessi  come  se  fossero 
getti  di  fluidi  elastici  provenienti  da  un  focolare  commune. 
Il  considerare  i  moti  sismici  come  conseguenze  di  inteme  eru- 
zioni^ le  quali  si  sfogano  ed  espandono  nelle  cavità  sotterranee 
delle  fratture  della  crosta  terrestre,  è  Y  ipotesi  più  ragionevole 
e  consentanea  ai  fatti  che  V  esperienza  ci  pone  sott'  occhio. 
Ed  è  l'ipotesi  infatti  che  io  sostenni  nelle  mie  memorie  sui 
perìodi  sismici  italiani  nel  principio  dello  scorso  anno  (1). 
Veggo  con  piacere  che  questo  è  anche  il  concetto  cui  allude 
il  Silvestri  nella  sua  relazione  e  che  è  pure  il  favorito  dal- 
l'illustre geologo  Falb.  Quindi  l'odierna  eruzione  dell'Etna 
mostrando  quasi  sensibilmente  lo  scorrere  delle  materie  endo- 
gene entro  una  lunga  fenditura ,  mentre  tacciono  ovvero  si 
agitano  le  fratture  continentali  italiane  in  ragione  inversa 
della  attività  operante  entro  quella  screpolatura  del  vulcano 
siculo^  svela  sempre  più  l'unità' dell' appqjrato  vulcanico  ap- 
penfiinico  ed  alpino  nel  quale  per  mezzo  del  fatto  accennato 
vediamo  quasi  sensibilmente  agire  e  sfogarsi  le  forze  endogene 

operanti  sotto  il  suolo  italiano. 

M.  S.  Ds  Bossi 


(1)  y.  Le  fratture  Tulcaniche  lasciali  dei  te^emoti  del  Gennaio  1873. 
Atti  della  P.  Accad.  dei  Nuoyi  Lincei ,  Tomo  XXYI  Sessione  II 
19  Gen.  —  Sulla  continuazione  del  Periodico  sismico  Tulcanico-apen- 
nino,  Sessione  lY  30  Marzo  1873. 


121 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI 


PBOmi*  -  Tremiti  del  st*olo  a  Nizza.  V.  -Journal  du  Ci^l  n.  190  e  191 
del  1874  pag.  2^. 

La  brevità  dell'  articolo  consiglia  riportarlo  per  intiero  tradotto 
ia  italiano. 

I  tremiti  del  suolo  a  Nizza  studiati  con  accuratezza  dal  signor 
Prost,  sono  rimarchevolissimi,  e  giungono  a  communicarsi  perfino 
ai  cristalli  dei  lampadari  che  fanno  oscillare;  ed  il  numero  dei 
giorni  in  cui  non  si  fanno  sentire  è  relativamente  piccolo. 

Difatti  si  ha  che  nel  1873  vi  furono  tremiti  fortissimi  in  61 
giorni  dell'anno  e  si  ebbe  calma  completa  in  89  su  325  giorni 
d*  osservazioni;  di  modo  che  il  suolo  tremò  236  giorni,  Nel  2  luglio 
8i  ebbe  calma  mentre  un  terremoto  avea  luogo  a  Udine.  Il  27 
Agosto  vi  furono  debolissimi  tremiti  durante  un  terremoto  in  In*^ 
ghilterra  e  in  Piccardia.  li  8  Marzo  i  tremiti  furono  forti,  durante 
un  terremoto  in  Italia. 

Nel  1872  il  tremito  fece  oscillare  i  cristalli  dei  lampadari  in 
20  giorni  differenti  e  non  si  ebbe  calma  completa  che  in  46  sopra 
253  giorni  d' osservazioni. 

iViito.  È  da  avvertire  che  deve  esser  corso  un  errore  nel  de- 
Bipare  1*8  Marzo  1873  come  giorno  di  terremoto  in  Italia.  L'Au- 
tore deve  aver  inteso  alludere  piuttosto  al  generale  e  disastroso 
terremoto  che  avvenne  in  quel  giorno  a  San  Salvador  in  America. 
In  Italia  4'  8  Marzo,  per  quanto  sappiamo,  non  vi  fu  che  un  agi- 
tazione straordinaria  nel  Sismografo  Vesuviano,  additata  dal  Pal- 
mieri come  segno  precursore  del  grande  terremoto  che  poi  ebbe 
ceotro  nelle  Marche  ed  Umbria  la  sera  del  12  Marzo. 

Intorno  poi  alla  verità  dell'  esistenza  dei  piccoli  tremiti  la 
massima  parte  dei  quali  passano  inosservati,  moltissime  prove  se 
ne  vengono  ora  raccogliendo.  I  cristalli  in  lastra  ne  sono  fra  gli 
altri  ottimi  indicatori.  La  sera  del  12  Marzo  in  tutta  Italia  il 
terremoto  giunse  improvviso;  solo  in  Gampello  nell'  Umbria  si  eb- 
bero continui  tremiti  e  terremoti  nel  corso  del  giorno;  ed  in  Anagni 
alle  8  pom.  cioè  un  ora  prima,  della  generale  scossa  fu  sentita  da 
molti  una  prima  leggera  oscillazione  del  suolo.  In  Boma  però  dove, 
come  nel  rimanente  dell'  Italia,  ninno  avverti  scossa  veruna  prima 

FASCICOLO  IX.  9 


122  *    BIBLIOGRAFIA 


delle  9  pom.,  in  una  casa  io  Piazza  di  Venezia  fa  osservato  che 
un  cristallo  applicato  ad  un  finestrino  d' un  tramezzo  interno  d*ana 
camera,  appunto  dalle  8  fino  all'ora  della  forte  scossa  tremò  e 
suonò  coniinuamente  in  modo  da  ingerire  il  sospetto  del  terremoto 
in  chi  si  trovava  in  quella  stanza,  prima  che  si  facesse  sentire  da 
tutti.  M.  S.  DB  Bossi 

BERTELU  (Prof.  Timoteo  Barnabita).  -  Osservazioni  tramome- 
triehe  e  sismiche.  -  Lettere  ali*  Armonia ,  10  Decembre  1873  e  10  Gen- 
naio 1874. 

Dopo  le  pubblicazioni  fatte  dal  Bertelli  intorno  ai  moti  spon- 
tanei dei  pendoli  che  esso  attribuisce  a  cause  sismiche,  e  le  osser- 
vazioni contrarie  del  Monte,  di  che  resi  conto  nel  fascicolo  II  e 
III  1874  di  questo  BuUettino,  il  Bertelli  pubblicò  le  due  citate 
citate  lettere.  In  queste,  descrivendo  i  movimenti  osservati  nei  suoi 
istrumenti  nei  mesi  di  Settembre,  Ottobre,  Novembre  e  Decem- 
bre  1873  ed  i  loro  periodi,  adduce  nuovi  argomenti  ed  esperienze 
da  esso  fatte  per  assicurarsi  della  indipendenza  dei  suddetti  moti 
da  cause  meccaniche  locali  e  momentanee,  rimanendo  cosi,  secondo 
esso,  convalidata  la  dipendenza  di  quei  movimenti  da  causa  sismica, 

MOKTE  (Prof.  Pìstro  Diret.  dell'Ossery.  mot.  di  Livorno).  -  Espe- 
iHenze  sui  sismometri,  -  V.  Gazzetta  di  Livorno  20  Gennaio  1874. 

L'autore  comincia  dal  lamentare  che  coloro  i  quali  studiarono 
i  moti  miscroscopici  dei  pendoli  abbiano  sperimentato  sopra  un 
solo  pendolo  e  non  con  osservazioni  simultanee  sopra  parecchi. 
Descrive  poscia  i  molteplici  accoppiamenti  di  pendoli  dà  esso  spe- 
rimentati con  varietà  ed  identità  di  pesi,  lunghezze,  ed  ambienti. 
Quindi  descrivendo  i  risultati  ottenuti  nelle  osservazioni  simultanee, 
ùiostra  che  sono  questi  diversi  in  pendoli  simili,  e  sono  senza  rap- 
porti verso  le  varietà  di  massa  e  lunghezza  nei  dissimili.  Perciò 
conclude  che  solo  ammettendo  correnti  aeree  nelle  custodie  dei  pen- 
doli si  possano  spiegare  naturalmente  le  irregolarità  di  quei  moti. 
Biferisce  inoltre  d'aver  tentato  di  sperimentare  Tinfiuenza  dei  suoni 
su  questi  moti,  ma  di  non  averne  ritratto  dati  di  qualche  valore, 
ed  aggiunge  pure  d'aver  ottenuto  artificialmente  quei  moti  col- 
Talterare  per  mezzo  del  fuoco  la  temperatura  dell'aria  interna  dei 
tubi,  la  quale  esperienza  però  confessa  essere  stata  alquanto  vio- 
lenta per  annettervi  una  importanza  fondamentale. 


BIBLIOaBAPtA  123 


BERTElilil -(Prof.  Timoteo  Ba.vìì&hit&).  -  Risposta  ad  alcune  obie- 
zioni del  Prof.  Pietro  Monte  intomo  ai  moti  microsismici  dei  pendoli,  - 
V.  Armonia  di  Firenze  30  Gennaio  1874. 

In  questo  articolo  il  Bertelli  oppone  al  Monte  che  esso  nei 
suoi  esperimenti  avendo  appeso  i  pendoli  alle  mura  del  fubricato, 
non  li  ha  resi  indipendenti  dalle  vibrazioni  locali  del  medesimo. 
Né  dipoi  esser  cosa  facile  Tottenere  perfetta  identità  di  peso  e  di  con- 
dizioni in  parecchi  pendoli  simili  da  osservarsi  microscopicamente. 
E  finalmente  avendo  mostrato  Tesperienza  che  le  impulsioni  sono 
spessissimo  angolari  fra  loro,  facilmente  nei  pendoli  corti  hanno 
luogo  dei  rinsacchi  o  collisioni  secondo  Che  queste  sono  in  essi 
sincrone  o  dissincrone  con  quelle  che  vengono  succedendosi  nel 
punto  di  sospensione.  Infine  descrive  nuove  esperienze  da  esso  fatte 
le  quali  dimostrano  la  ninna  infiuenza  dei  moti  anche  violenti  ar- 
tificiali e  casuali  esteriori,  e  perfino  delle  tempeste  aeree  e  dei 
temporali,  sopra  i  movimenti  spontanei  che  si  verificano  nei  pen- 
doli  durante  la  perfetta  tranquillità  degli  agenti  meccanici  indicati. 
Intorno  alla  presente  questione  Taiitore  riassume  e  riferisce  anche 
ì  dati  concordi  ai  suoi ,  ottenuti  in  Francia  dal  sig.  d' Abbadie 
membro  delllstituto,  il  quale  studiò  questi  moti  microscopici  del 
suolo  fin  dal  1836  e  ne  continua  tuttora  l'osservazione. 

UOUTE  (Prof.  Pietro  Dirett.  dell'Oss.  Mei.  di  Livorno).  -  Articolo 
sotto  il  titolo  Osservatorio  di  Livorno  con  la  data  8  Febraio  1874.  -  V. 
Gazjsetta  Livornese  11  Febraio  1874. 

In  questo  nuovo  articolo  il  Monte  sostiene  V  insufScienza  della 
risposta  del  Bertelli  alle  sue  obiezioni  le  quali  dichiara  provenire 
da  esperienze  nuove,  mentre  il  Bertelli  non  fa  che  ripetere  antiche 
esperienze  le  quali  poi  concludono  in  favore  della  causa  aerea  non 
della  sismica.  Quindi  per  chiarire  la  quistione  formola  tre  sen- 
tenze che  riassumono  il  suo  concetto.  «  l""  Il  vento  scuotendo  i 
«  fabrìcati  li  fa  oscillare  insieme  col  suolo  (elastico)  sul  quale 
«  sorgono  e  fa  oscillare  i  pendoli;  2°  Le  correnti  generate  special- 
«  mente  per  squilibrio  di  temperatura  nei  tubi  fanno  oscillare  i 
«  pendoli.  3^  I  tremiti  del  suolo  (elastico)  fanno  oscillare  i  pen- 
<  doli.  >  Queste  proposizioni  sono  dimostrate  secondo  il  Monte  dalle 
stesse  esperienze  del  Bertelli  come  si  è  detto.  Imperocché  ammet- 
tendo il  Bertelli  anche  due  soli  gradi  di  variazione  di  tempera-r 
tura  nel  suo  apparecchio,  ammette  una  càusa  di  vibrazione  senza 


124  BIBLIOGRAFIA 


nulla  opporrò  che  dimostri  la  inefficacia  di  questa  variazione  ter- 
mica. In  secondo  luogo  afferma  che  il  fatto  addotto  dal  Bertelli 
nel  quale  vede  i  sismometri  tranquilli  durante  le  bufere  e  le  tem- 
peste, non  può  distruggere  la  forza  dei  valori  medi  che  sono  il 
risultato  di  continue  osservazioni  comparativo.  In  terzo  luogo  af- 
ferma pure  che  il  fatto  inverso  di  vedere  il  sismometro  agitato 
quando  tacciono  i  venti  non  conclude  contro  la  sua  teoria,  la  quale 
fa  dipendere  il  fenomeno  da  correnti  aeree  stabilite  nell'interno 
dei  tubi  che  custodiscono  i  pendoli.  L' esistenza  delie  quali  cor- 
renti sembragli  dimostrata  dalla  osservazione  simultanea  di  piii 
pendoli  situati  entro  lo  stesso  ambiente.  Di  questi  pendoli  taluni 
sono  agitati  e  taluni  tranquilli  nel  medesimo  tempo;  dunque  non 
sono  mossi  da  uno  scuotimento  commune  del  fulcro ,  ma  da  im- 
pulsi isolati  dell'aria  sulle  masse  sospese.  Un  altro  argomento  io 
proprio  favore  fornitogli  dal  Bertelli  sta  nell' ammettere  che  pel 
calore  vibrano  i  fabricati  ;  poiché  se  vibrano  gli  edifici  sotto  ra- 
zione calorifica  vibrerà  insieme  anche  il  suolo.  E  qui  l'autore  s'ad- 
dentra in  particolari  che  sarebbe  lungo  il  riferire. 

Finalmente  toglie  ad  esame  Tal  tra  quistione  dello  spostamento 
cioè  della  verticale.  Ma  intomo  a  questo  punto  Tautore  piti  accu- 
ratamente espone  i  suoi  studi  in  altro  lavoro  che  passo  a  riepi- 
logare. 

MOIVTE  (Prof.  Pietro  Dirett.  dell'Oas.  di  Livorno).  -  Sperieme  sui 

Sismometri.  -  Opuscolo  di  pag.  12  in  16^  con  la  data  6  Aprile  1874. 

« 

L'Autore  descrive  il  modo  col  quale  ha  collocato  piti  pendoli 
indipendenti  dalle  mura  del  fabricato  e  come  l'esperienza  delle 
osservazioni  gli  dimostri  che  anche  questi  come  i  dipendenti  dal 
fabricato  vanno  d'accordo  coU'anemometro  nella  forza  e  quantità 
dei  movimenti. 

Scende  poscia  alla  quistione  dello  spostamento  delia-verticale 
il  quale  spostamento  dice  essere  stato  precocemente  ammesso  e 
creduto  per  difetto  di  osservazioni  simultanee.  Due  maniere  di 
variazioni  osserviamo  nella  verticale,  dice  l'A.,  momentanee  cioè  e 
permanenti.  Le  momentanee  si  spiegano  benissimo  con  l' ipotesi 
di  correnti  ascendenti  o  discendenti  nel  tubo.  Qualora  il  pendolo 
si  collochi  neir  acqua  il  rigurgio  di  quella  produce  il  medesimo 
effetto.  Ma  piti  importanti  dice  il  Monte  sono  le  deviazioni  per- 
manenti. Per  istudiar  le  quali  esso  collocò  due  sfere  sospese  nel- 


BIBLIOGRAFIA  125 


r  acqua  e  le  osservò  con  microscopi  fissati  a  bracci  di  ferro  mu- 
rati in  direzioni  opposte  ad  angolo  retto.  Con  questo  apparecchio 
TA.  ha  osservato  che  la  curva  degli  spostamenti  ò  in  ragione  dei 
minimi  movimenti  dei  microscopi  medesimi  risultandone  due  curve 
opposte  per  le  due  diverse  posizioni  che  hanno  i  bracci  sostenenti 
i  microscopi.  Conclude  il  Monte  coir  invitare  i  fisici  a  ripetere  le 
sue  esperienze  per  convincersi  della  immutabilità  della  verticale 
e  della  causa  unicamente  aerea  delle  oscillazioni  dei  pendoli. 

iVota  (M.  S.  de  Bossi).  La  gravità  della  quistione  insorta  fra 
il  Monte  ed  il  Bertelli  mi  consigliò  di  accettare  l'invito  col  quale 
conclude  il  Monte  l'ultimo  suo  scritto.  Ma  prima  di  accingermi 
a  ripetere  le  esperienze  volli  esaminare  sopra  luogo  gli  esperimenti 
d*  ambedue  i  contendenti.  Becatomi  perciò  nel  Maggio  decorso  a 
Firenze  ed  a  Livorno  visitai  alternativamente  piìi  volte  i  due  osser- 
vatori. Per  essere  breve  premetto  che  in  ambedue  i  luoghi  che  che 
ne  dica  l'uno  contro  l'altro,  i  pendoli  mi  sembrarono  ben  situati  ed 
abbastanza  custoditi  dalle  influenze  esteriori,  nonché  veramente 
indipendenti  dalle  mura  del  fabricato  quelli  che  cosi  si  vollero 
collocare.  In  Livorno  ebbi  la  buona  sòrte  di  imbattermi  tanto  col 
tempo  quasi  calmo  come  col  vento  furiosissimo  e  viddi  in  ambe- 
due i  casi  molta  agitazione  dei  pendoli.  La  quale  nel  secondo  caso 
non  potrà  certo  dubitarsi  che  fosse  in  ragione  della  furia  del  vento. 
Anche  le  oscillazioni  però  viste  col  tempo  calmo  mi  parvero  assai 
regolari  ed  ampie.  Intanto  a  Firenze  nei  medesimi  giorni  le  oscil- 
lazioni essendo  minime  mi  sembraroi\p  d' una  forma  assolutamente 
diversa  delle  sperimentate  a  Livorno.  Non  solo  l' ampiezza  assai 
minore,  ma  la  vibrazione  e  direi  quasi  lo  sforzo  visìbile  del. pen- 
dolo per  vincere  la  propria  inerzia,  e  la  somma  diversità  d'ampiezza 
nelle  escurzioni  successive,  mi  sembravano  additare  un  fenomeno 
che  si  compieva  sotto  condizioni  diverse  a  Livorno  che  a  Firenze. 
In  questo  secondo  luogo  feci  mille  prove  per  produrre  meccanica- 
mente urti  violenti,  massime  cóll'agitare  l'aria.  Ma  da  queste  prove 
non  ottenni  agitazione  apprezzabile  nei  pendoli  sismografici  ben 
custoditi.  Quindi  io  sospettai  che  le  condizioni  di  luogo,  in  espe- 
rimento si  delicato  potessero  tanto  influire  da  mutarne  la  natura 
nella  massima  parte  dei  casi.  Infatti  considerando  che  i  movimenti 
microsismici  qualora  esistano  non  dovrebbero  esser  dissimili  dai 
veri  terremoti  altro  che  nella  intensità  della  manifestazione,  ne 
segue  che  come  quelli  debbano  subire  Tinfluenza  delle  condizioni 


126  BIBLIOOEAFU 


dei  luoghi.  E  perciò  come  esistono  contrade  nelle  quali  i  veri  ter* 
remoti  sono  un  fenomeno  poco  meno  che  quotidiano  mentre  e  raris- 
simo nella  massima  parte  del  globo,  così  i  terremoti  microscopici 
possono  esiier  avvertiti  frequentemente  in  alcuni  luoghi  mentre 
altri  ne  sieno  quasi  completamente  esenti.  Considerando  inoltre 
che  i  veri  terremoti  sono  d'ordinario  pih  sensibili  nei  monti  dove 
cioè  le  fratture  del  suolo  essendo  maggiormente  dislocate  costi- 
tuiscono un  intreccio  di  leve  disposte  a  rendere  sensibili  gli  urti 
endogeni,  ne  discenderà  che  le  regioni  piane  massime  presso  il  mare 
dove  quei  dislocamenti  non  avvennero,  se  pure  esistono  fratture  del 
suolo,  mancano  certo  le  leve  che  manifestino  quei  moti  menomis- 
simi.  Nulla  osta  perciò  a  supporre  che  Firenze  come  Ahhadie  sui 
Pirenei  sieno  luoghi  disposti  a  risentire  del  fenomeno  microsismico 
mentre  Livorno  potrebbe  esser  disposto  diversamente.  Ma,  come 
abbiamo  visto,  a  Livorno  i  moti  microscopici  del  pendolo  non  solo 
si  verificano,  ma  sono  anche  pih  ampli  che  a  Firenze  ed  il  Monte 
li  crede  coUogati  col  vento  e  cogli  urti  meccanici  sul  suolo.  Anche 
questo  fatto  parmi  che  trovi  una  spiegazione  nelle  differenze  dei 
luoghi.  Si  noti  d'apprima  che  in  riva  al  mare  è  massima  la  den- 
sità dell'aria  e  perciò  la  sua  capacità  di  penetrare  dovunque,  deve 
esser  maggiore  che  in  collina.  Il  collegio  della  Quercia  in  Firenze 
quantunque  poco  elevato  ha  però  83  metri  di  minor  pressione  verso 
Livorno.  Oltre  a  ciò  il  niun  ostacolo  che  i  venti  anche  leggeri  in- 
contrano sul  mare  e  sulle  vaste  pianure  littorali,  da  al  vento  anche 
debole  una  forza  di  massa  la  quale  deve  accrescerne  moltissimo 
la  facoltà  di  penetrare  per  i  pih  tenui  meati  nei  luoghi  anche 
chiusi.  Quindi  veramente  V  aria  a  Livorno  può  agire  sui  pendoli 
assai  più  di  una  causa  microsismica  tellurica.  Da  ultimo  le  vi- 
brazioni esteriori  e  meccaniche  del  suolo  sono  addotte  dal  Monte 
come  causa  del  moto  del  pendolo,  mentre  il  Bertelli  afferma  che 
il  passaggio  perfino  delle  artiglierie  prèsso  il  sismometro  non  Io 
scuote  menomamente.  La  contradizione  non  può  esser  più  completa 
fra  i  due  coscenziosi  osservatori.  Ed  invero  ho  visto  io  medesi- 
mo  in  Livorno  accrescersi  le  oscillazioni  del  pendolo  all'avvicinarsi 
delle  carrozze  verso  l'edificio  ove]ò  Tosservatorio,  prima  anche  che  se 
ne  udisse  il  remore.  Ed  io  stesso  ho  visto  il  contrario  nel  tromometro 
del  Bertelli  che  è  sulla  collina  di  Fiesole.  L'inesplicabile  contradi- 
zione  scomparisce  coll'esame  geologico  della  contrada.  La  collina  di 
Fiesole  è  composta  di  strati  rialzati  e  rotti  e  perciò  di  porzioni  sepa- 


BIBLIOGRAFIA  127 


rate  l'ima  dall'altra  di  modo  che  anche  in  vicinanza  vi  possono  essere 
discontinuità  di  superficie.  In  Livorno  il  piano  sul  quale  h  fabri- 
cata  la  città  ò  un  letto  quasi  orizzontale  di  travertino  recentissimo 
detto  Banchina  depositato  dal  mare.  Questo  strato  di  non  molto 
spessore  sta  come  un  piano  armonico  disteso  nella  pianura,  cosic- 
ché un  tremito  communicato  in  un  punto  deve  scorrerlo  tutto 
estinguendosi  gradatamente  come  le  onde  prodotte  dal  sasso  che 
cade  nell'acqua  e  come  le  vibrazioni  sonore  nei  citati  piani  armo- 
nici. Dunque  veramente  le  condizioni  diverse  geologiche  ed  oro- 
grafiche in  parte  ho  verificato,  in  parte  ho  ragionevolmente  sospet- 
tato modificare  il  fenomeno  delle  azioni  microsismiche  le  quali  per 
molti  dati  si  resero  manifeste  cogli  esperimenti  del  Bertelli. 

In  conseguenza  poi  degli  esposti  ragionamenti  onde  uscire  da 
ogni  dubbio  era  d'uopo  tentare  l'esperimento  in  condizioni  ecce- 
zionalmente favorevoli.  Perciò  prima  d'ogni  altra  cosa  era  da  scé- 
gliere un  luogo  dove  nulli  fossero  assolutamente  gli  urti  mecca- 
nici esteriori.  Oltre  a  ciò  l'altitudine  del  luogo  da  scegliere  dovea 
presentare  una  bassa  pressione  barometrica  per  ovviare  alla  sup- 
posta influenza  della  densità  dell'  aria.  In  terzo  luogo  bisognava 
sperimentare  al  coperto  da  ogni  urto  di  vento  anche  contro  le  cu- 
stodie stesse  dei  pendoli,  e  finalmente  sperimentare  i  pendoli  ap- 
pesi direttamente  alle  rocce  vive  dei  monti  non  a  fulcri  comunque 
ben  fondati.  Queste  condizioni  io^redo  aver  trovato  entro  profondi 
sotterranei  sulla  cima  del  cratere  laziale  in  Rocca  di  Papa  a  700 
metri  sopra  il  livello  del  mare  ed  in  luogo  inaccessibile  ai  carri. 
In  ho  sperimentato  come  richiede  il  Monte  sopfa  molti  pendoli 
Bimultaneamente»  anzi  ho  moltiplicato  l'esperienza  perfino  in  pih 
sotterranei  escavasti  in  rocce  di  diversa  natura.  Ho  dedicato  a  que- 
sto studio  la  decorsa  estate  e  continuo  tuttora  l'osservazione  dei 
fatti.  Dei  quali  ora  qui  è  impossibile  render  conto  particolareg- 
giato dovendo  esser  questo  solo  un  importante  argomento  di  trat- 
tazione speciale.  Dirò'  però  soltanto  a  conclusione  di  questa  discus- 
sione che  non  solo  a  mio  giudizio,  ma  eziandio  a  giudizio  di  molti 
ìllnstrì  scienziati  i  quali  mi  han  fatto  l' onore  di  visitare  il  mio 
osservatorio  sismico  sotterraneo,  è  impossibile  dubitare  che  i  moti 
microscopici  dei  pendoli  vengano  ivi  da  impulsioni  trasmesse  di- 
rettamente dalle  rocce  del  suolo.  Saranno  poi  queste  impulsioni 
sismiche  o  termiche?  I  fatti  che  esporrò  spero  che  faranno  la  luce 
anche  su  questo  punto ,  lùa  confesso  che  quanto  viddi  finora  mi 
fa  concludere  in  favore  delle  impulsioni  sismiche.      M.  S.  de  Bossi 


128 


CORRISPONDENZA 

PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Giugno,  Luglio  ed  Ottobre  1 874 

Pleoolo  periodo  stsitileo  nel  slsteina  valeanleo  la* 
Klale  nel  CMof^no  e  liUfflIo  1894  {Notizie  di  M.  S,  De  Rossi, 
P.  Lavaoot,  Prof,  Galli).  Dalle  notizie  compendiate  dei  terremoti,  e 
segnatamente  dal  grappo  delle  medesime  intitolato  JP^omncie  Bom€iney 
apparisce  lo  spesseggiare  dei  piccoli  moti  sismici  alternativamente  e 
talvolta  cumulativamente  in  Roma,  Frascati,  Rocca  di  Papa  e  Velletrì, 
i  quali  luoghi  sono  i  soli  dove  esistano  apparati  sismografici  ed  osser- 
vatori intenti  alla  sismologia.  Non  dubito  che  se  altrove  nel  medesimo 
circondario,  massime  in  sui  crateri  isolati,  si  facessero  osservazioni, 
avremmo  saputo  altre  notizie,  sia  coincidenti,  sia  diverse  da  quelle  che 
abbiamo  potuto  raccogliere.  L*  esperienza  ha  dimostrato  in  questo  pe- 
riodo, come  in  genere  suole  avvenire  in  tutti  i  periodi  sismici,  che  ra- 
ramente la  medesima  scossa  ò  contemporaneamente  avvertita  in  più 
luoghi.  Invece  però  ò  frequentissimo  il  caso,  che  nel  medesimo  giorno, 
0,  per  meglio  dire,  a  pie-cola  distanza  di  tempo,  più  scosse  sono  avver- 
tite in  ore  diverse  e  in  diversi  luoghi,  situati  però  nella  medesima  re- 
gione vulcanica.  Non  meritano  perciò  maggiori  particolari  degli  indicati, 
nel  citato  seguente  paragrafo,  le  scosse  del  4,  5,  7,  10, 11,  12,  IB,  15 
Giugno.  Ai  17  poi  di  Giugno  stesso  in  Rocca  di  Papa  circa  le  11  ani 
furono  avvertite  più  volte  parecchie  leggerissime  scosse,  o  piuttosto  mi- 
nutissimi tremiti  del  suolo.  Poco  prima  del  mezzodì  fu  osservata  da  più 
d'uno  una  straordinaria  agitazione  nei  gatti,  come  se  si  avvicinasse  un 
uragano.  Alle  12,35  pom.  un  distinto  ed  istantaneo  tremito,  che  scosse 
i  muri  dei  fabbricati,  fu  quasi  generalmente  avvertito.  Questo  moto  non 
fu  punto  ondulatorio  e  neppure  potrebbe  dirsi  sussultorio;  ma  fu  una 
vera  istantanea  vibrazione  indetormirtabile  coi  sensi.  Il  sismografo  oscillò 
da  SO  a  NE,  cioè  nella  direzione  normale  all'asse  della  frattura  prin- 
cipale del  luogo.  Alle  5,30  pom.  una  nuova  scossa  assai  leggera,  ma 
spiccatamento  ondulatoria  da  SO  a  NE,  fu  avvertita  da  parecchi  e  re- 
gistrata in  ugual  direzione  dal  sismografo.  Il  quale  però,  oltre  all'in- 
dicata ondulazione,  mostrò  uno  spostamento  della  verticale  del  pendolo 


CORRISPONDENZA  1 29 


per  lo  spazio  di  circa  4^^  decimi  di  millimetro.  Questo  spostamento 
della  verticale  nelle  ore  pomeridiane  fa  verificato  anche  in  Boma. 

Kel  seguente  giorno,  18  Giugno,  continnaya  in  Boma  lo  sposta- 
mento del  pendolo;  ed  alle  11  pom.  oscillava  sensibilmente.  A  Frascati 
prima  del  mezzodì  nel  corso  della  mattina,  il  sismografo  indicava  essere 
avvenuta  una  leggerissima  scossa  snssultoria.  Ai  19  in  Boma  durava 
lo  spostamento;  ed  alle  8  ant.  indicava  una  piccola  oscillazione  di  suolo. 
In  questo  medesimo  giorno  avveniva  una  scossa  nelle  ore  pomeridiane 
a  Belluno.  Altre  scosse  avvennero  ai  20,  21,  22  e  26  Griugno;  ù  27  la 
seconda  scossa  di  questo  giorno  verificata  in  Boma,  coincideva  nell*ora 
con  altra  leggera  scossa,  che  urtava  la  città  di  Empoli  nella  Toscana. 
Nella  notte  dal  28  al  29  Giugno  un*altra  scossa,  segpiata  contempora- 
neamente m  direzione  NO-SE  in  Bòma  ed  in  Bocca  di  Papa,  era  anche 
accompagnata  in  questo  secondo  luogo  da  uno  spostamento  assai  sen- 
sibile della  verticale  verso  NO.  In  questo  medesimo  giorno  mi  fa  sapere 
il  eh.  Prof.  Bicci  da  Spoleto,  che  alle  ore  7,80  pom.  avveniva  colà  una 
sensibile  scossa  sussultorìa.  Il  predetto  spostamento  della  verticale  man- 
teneTasi  tuttora  al  1*  di  Luglio  non  disturbato  dalle  scosse  del  80  Giu- 
gno e  del  1*"  Luglio  medesimo.  Ai  7  di  Luglio,  nel  griorno  medesimo 
cioè,  nel  quale  a  Yalparaiso  una  forte  scossa  fece  temere  una  nuova 
catastrofe,  simile  a  quella  avvenuta  nella  stessa  data  dell'anno  prece- 
dante,  scrive  il  eh.  Prof.  Galli  da  Velletri,  che  alle  ore  0,80  ant.  una 
scossa  piuttosto  forte  fu  avvertita  da  più  persone,  e  che  il  pendolo 
tracciò  nella  polvere  una  linea  lunga  circa  8  millim.  diretta  da  ONO 
a  ESE,  linea  quasi  normale  airandamento  di  una  delle  due  fratture  che 
convergono  nel  cratere  di  Yelletri.  Agli  11  Luglio  una  fortissima  scossa 
veniva  annunziata  da  San  Pietro  in  Fine  presso  Mignano  nella  Terra 
di  Lavoro;  e  nel  medesimo  giorno  avvertivasi  una  scossa  a  Frascati  e 
parimenti  in  Boma  una  grande  frana  avveniva  nelle  cave  di  pozzolana 
fuori  della  porta  Maggiore.  Non  si  può  assolutamente  affermare  cho 
queste  frane  sieno  mai  sempre  conseguenza  di  piccoli  terremoti,  i  quali 
determinino  Tultima  mina  delle  parti  già  fatiscenti  o  distaccate  delle 
rocce  per  altre  cause.  Come  altrove  però  ho  detto,  merita  studio  e  nota 
la  coincidenza  loro  nei  giorni  e  molto  più  nelle  ore  in  cui  avvengono 
lontani  o  prossimi  scuotimenti  di  suolo. 

Ai  16  di  Luglio  il  sismografo  di  Frascati  indicò  una  tenuissima 
scossa  nella  mattina,  antecedentemente  al  mezzodì,  nella  direzione  N-S. 
Questa  direzione  non  è  la  dominante  nei  terremoti  di  Frascati,  i  quali 
d'ordinario  avvengono  tra  NO  e  SE,  cioè  parallelamente  e  normalmente 


130  CORRISPONDENZA 


airasse  della  principale  frattura  vnlcanica  laziale.  £  però  da  avTertire 
che  in  quel  medesimo  giorno  alle  7  ant.  avvenÌTa  a  Palermo  un  terre- 
moto nella  direzione  appanto  di  N-8,  e  merita  pure  osservazione  che  i 
conati  ernttiTi  dell*  Etna  contemporanei,  e  poscia  la  grande  eruzione 
deir Agosto  ayyennero,  appunto  in  una  frattura  del  Mongibello  dal  N 
al  S.  Questo  fatto  conferma,  ciò  che  altra  volta  ho  io  accennato,  avve 
nire  cioè  d*  ordinario  i  terremoti  per  legge  meccanica  in  direzione  pa- 
rallela 0  normale  all'asse  della  frattura  più  prossima  al  luogo  di  os- 
servazione; e  che  le  eccezioni  a  questa  regola  si  verificano  soltanto  nei 
piccoli  terremoti,  i  quali  sono  eco  di  lontane  vibrazioni,  subordinate  alla 
medesima  legge,  provenendo  però  da  fratture  orientate  diversamente. 

Da  ultimo  il  29  e  30  Luglio  furono  giorni,  nei  quali  in  Bocca  di 
Papa  si  verificò  una  somma  agitazione  microscopica  nei  pendoli,  insieme 
ad  una  depressione  barometrica:  e  la  sera  del  29  alle  ore  9,30  pom., 
stando  all'osservazione  microscopica  suddetta  entro  un  sotterraneo,  av- 
vertii assai  sensibilmente  due  rombi,  i  quali  non  furono  seguiti  da  scossa 
sensibile,  ma  spiccatamente  visibile  nel  pendolo,  che  si  osservava  col 
microscopio.  Nella  medesima  notte  poi  una  vera  scossa  lasdò  traccia 
nella  sabbia  del  sismografo. 

Kel  successivo  mese  di  Agosto  continuarono  alquanto  più  raramente 
gli  scotimenti  in  questa  regione;  e  dopo  la  metà  del  mese  quasi  del 
tutto  scomparivano,  perchè,  come  ho  detto  di  sopra  in  aggiunta  alla 
interessante  relazione  del  Silvestri,  Tattività  endogena  andavasi  conoen- 
trando  nell'Etna.  Ma  questo  mese  entrando  nel  periodo,  del  quale  non 
sono  ancora  tutte  raccolte  od  ordinate  le  notizie,  non  essendo  neanche 
compreso  fra  le  notizie  compendiate  dei  terremoti,  e  dovendo  sopra  tutto 
esser  diligentemente  confrontato  colla  cronaca  minuta  dei  fenomeni  del- 
l'Etna, non  può  far  parte  di  questa  relazione.  M.  S.  ds  Bossi 

Notizie  compendiate  di  terremoti  disposte  in  gruppi  topografici 

di  Giugno  e  Luglio  1874, 

Veneto.  (Da  UH.  Fulgis  e  BbbtellO  CHi^gno,  11.  Sospirolo,  8,30 
pom.  scossa  con  forte  rombo  -  id.  9  pom.  sensibile  scossa.  -  19,  Bel- 
luno, 4,8  pom.  breve  e  leggera  scossa  ondulatoria  con  forte  rombo.  - 
20,  Tolmezzo,  5,85  ani  leggera  scossa  sussultorìa.  —  Luglio^  12,  Pa- 
dova tra  la  mezzanotte  e  le  2  ant.  qualche  leggera  scossa. 

IiO*»l»ardla«  Giugno  e  Luglio.  Niuna  notiì^ia. 


à 


CORRISPONDENZA  131 


Piemonte  (Bull,  mei,  e  Utt,  Denza).  Giugno.  2.  Ivrea,  5,12  e 
5^3  pom.  scossa  ondulatoria  leggerissima.  -  14,  Moncalieri,  fra  le  2  e 
le  3  pom.  leggerissima  scossa  ondulatoria  ENE-OSO.  «  24,  Moncalieri, 
8  pom.  debole  scossa  -NO-SE.  -  Sósa,  nella  notte  debole  scossa  ondn- 
latoria  NNE-SSO;  Moncalieri,  sera,  debole  scossa.  -  27,  Snsa,  nella  sera, 
leggerissima  scossa  ondulatoria  ESE-ONO.  —  Lttglto,  3.  Moncalieri, 
tra  le  d  e  le  12  pom.  debole  scossa  ondulatoria  NE-SO.  -  12,  Monca- 
lieri, 9  pom.  debole  scossa  ondulatoria  SO-NE.  -  13,  Valle  di  Lanzo, 
1,45  pom.  forte  scossa  sussultoria-ondulatoria  E-0  con  rombo.  -  28,  Idre, 
4,30  ani  forte  scossa  sussultoria;  Collie,  4,22  ant.  scossa  ondulatoria. 
OenoTesato  e  Riviera  lil^nre  (Da  giornali  e  leti.  Bah- 
baldi).  Giugno^  7.  Taggia,  0,30  ant.  scossa  (Questa  scossa  fu  annun- 
ziata dai  giornali;  ma  il  Bambaldi  non  potrà  trovarne  conferma  scien- 
tifica). —  Luglio.  Ninna  notizia. 

Emilia  e  Ramaf^na  (Da  giornali).  Giugno^  1,  Bayenna,  3,30 
ani  due  o  tre  leggere  scosse.  -^  Luglio.  Ninna  notizia. 

Toaeana  (Ba  BuU,  Mei.).  Giugno^  27.  Empoli,  9,30  ant.  leg- 
gera scossa  (sembra  che  coincida  con  quella  di  Boma  delle  9,45  ani)  — 
iMgÌM^  8.  Alvemia  11,40  ani  e  0,27  pom,  deboli  scosse. 

■arelie  ed  fJmlirla  (Ba  Notizie  Guaddoni  e  A.  Saladini  dalle 
Marche  e  Prof.  Ricci  da  Spoleto).  Giugno^  10.  Serra  di  Conti,  1,15  ant. 
leggera  scossa,  ma  sensibile.  - 11,  Serra  di  Conti,  nelle  ore  pomeridiane 
sensibile  scossa.  -  20,  Ascoli,  circa  le  10,30  ant.  scossa  leggera.  29, 
Spoleto,  7,30  pom.  sensibile  scossa  sussultoria.  —  Luglio.  Ninna  notizia. 
PiN»Tlnele  Romane  e  Terra  di  LaToro  (Ba  lett  Lavaggi 
da  Frascati^  Galli  da  Velletri,  Quandkl  da  Monte  Cassino,  e  notizie 
della  Direzione).  Giugno,  4.  Frascati,  nella  notte  o  mattina  antecedente 
alle  7,30  ant.  le^erissima  scossa  SSO-NNE.  -  4-5,^  Roma,  nella  notte 
ieggerìssima  scossa.  -  7,  Boma,  7  pom.  leggera  scossa.  -  10-11,  Bocca 
di  Papa  e  Yelletri,  nella  notte  leggere  scosse  ma  sensibili.  -  11,  Boma, 
5,30  pom.  leggerissima  scossa.  - 11-12,  Bocca  di  Papa  e  Yelletri,  nella 
notte  scossa  sussultoria  leggerissima.  -  13,  Boma,  11  ani  tremito.  - 
15,  Frascati,  prima  delle  8,30  ant.  leggerissima  scossa.  -  17,  Bocca  di 
Papa,  11  ani,  12,35  pom.  e  5,30  pom.  leggere  scosse  (V.  notizie  estese); 
Soma,  nelle  ore  pomeridiane,  leggerissima  scossa.  -  19,  Boma,  prima 
delle  8  ant.  leggerissima  scossa.  -  21,  Bocca  di  Papa  e  Frascati,  nella 
notte  leggerissima  scossa  sussultoria.  -  22,  Frascati,  traccia  nel  sismo- 
grafo, guardato  al  meriggio.  -  26,  Boma,  $  pom.  leggerissima  scossa 
SO-NE.  -  27,  Boma,  7,45  ani  e  9,45  ani  leggerissime  scosse  SO-NE 


132  C0BBI8P0NDBNZÀ 


(questa  seconda  sembra  coincidere  con  la  scossa  di  Empoli  delle  9,30 
ant  ).  -  29,  Boma,  traccia  molto  marcata  nel  sismografo  in  direzione 
NO-SE,  guardato  alle  7  ant.;  Bocca  di  Papa,  nella  notte  leggera  scossa.  - 
30,  Frascati,  leggerissima  scossa  80-NE.  -  Dal  30  Giugno  al  1^  Lu- 
glio, Bocca  di  Papa,  nella  notte  leggerissima  scossa  —  Luglio^  7.  Yel- 
letri,  0,30  ant.  sensibile  scossa  NOO-SEE.  -  11,  San  Pietro  in  Fine, 
circa  le  3  pom.  fortissima  scossa.  -  16,  Frascati,  traccia  N-S  nel  si- 
smografo osservato  al  mezzodì  (coincide  forse  con  la  scossa  avvenuta  a 
Palermo  alle  7  ant).  -  29,  Bocca  di  Papa,  9.30  pom.  due  rombi  se- 
guiti da  oscillazione  microsismica.  Nella  mattina  seguente  (30)  fa  tro- 
vata una  traccia  nel  sismografo. 

AlilimsBl.  Giugno  e  Luglio.  Ninna  notizia. 

Campagna  Felice,  Paglie  e  ProYinele  limitrofe  (Bui- 
ìett  meteor.).  Giugno^  1,  Vesuvio,  11,30  pom.  scossa.  —  Luglio.  Ninna 
notizia. 

CalAlirla,  Sicilia  e  Malta  (Ba  Bull  met.  e  da  lett.  Paktucci 
da  Malia).  Giugno.  Ninna  notizia.  —  Luglio^  16.  Palermo,  7  ant 
lieve  scossa  N-S  (forse  coincide  colla  traccia  rinvenuta  nel  sismografo 
alle  12  meridiane  in  Frascati).  -  19  Malta,  nella  giornata  parecchie 
scosse,  la  più  forte  alle  11  ant.  sussultoria-ondulatorla  NO-SE.  -  20, 
Malta,  sul  far  del  giorno  parecchie  scosse. 

Prime  notizie  sul  terremoto  del  7  Ottobre  1874 

Bologna  {Notizie  deW Osservatorio),  7  Ottobre  1874.  Alle  ore 
4  48*  28**  pom.  di  tempo  medio  di  Boma,  il  sismografo  dell'Osservatorio 
Astronomico  e  Meteorologico  della  £.^  Università  ha  segnato  una  for- 
tissima scossa  di  terremoto  ondulatoria  e  sussnltoria,  della  durata  di 
circa  12  secondi. 

(Notizie. comimunieate  dot  Gabinetto  IVomosismometrieo  di  Bologna 
del  Sig.  Conte  A.  Malvasia;,  7  Ottobre  1874.  Oggi  alle  ore  4  48'  28** 
tempo  medio  di  Boma,  in  Bologna  sono  avvenute  due  assai  sensibili 
scosse  di  terremoto,  l'una  appresso  alFaltra  coll*intervallo  di  forse  2  se- 
condi, e  quest*ultìma  scossa  ò  sembrata  maggiore  della  prima. 

Neirisosismometro  dopo  la  seconda  scossa  si  è  rilevato  uno  sposta- 
mento negli  aghi,  come  appresso:  a  J^ord  di  millimetri  1,8,  a  Nord-Ovest 
di  6,8,  a  Ovest  dì  8,8,  a  Sud-Ovest  di  5,9,  a  Sud  di  1,6,  a  Sud-Est 
di  6,0,  a  Est  di  8,7,  a  Nord-est  di  6,6.  L*orto8Ìamometro  ha  pure  se- 
gnato un  moto  sussultorìo  di  millim.  2.  Quindi  la  scossa  è  avvenuta 


OOBBISPONDENZA  133 


celia  direzione  di  Est-Ovest.  Il  barometro  segnava  millim.  755,2;  il  ter- 
mometro unito  al  barometro  gradi  -^  19^,8,  Taltro  degli  istrnmenti  si- 
smici -*-  19^,2  centigradi.  Una  conferma  della  direzione  della  scossa  si 
è  avuta  ancora  dal  sismocopio  Malvasia,  ed  anche  dall*  avvisatore  a 
mercurio. 

Gli  orologi  al  piano  superiore  col  pendolo  nella  direzione  di  Nord- 
Sud  si  sono  fermati  ;  le  imposte  delle  finestre  si  sono  sbattute ,  le 
lampade  sospese  nella  volta  della  camera  per  oltre  mezz'ora  hanno 
ondeggiato,  i  fili  telegrafici  estemi  appoggiati  ai  muri  della  casa  essi 
pure  ondeggiavano  visibilmente.  Pochi  istanti  prima  della  scossa  il  pen- 
dolo deirisosismometro  era  fortemente  agitato  con  vortici,  prevalendo  la 
direzione  di  Nord  a  Sud-Ovest  percorrendo  39  linee  della  scaU,  50  delle 
quali  corrispondono  a  due  millimetri.  Precedentemente  nei  giorni  3,  4 
e  5  del  mese  si  ebbero  moti  assai  rimarchevoli  in  questo  pendolo , 
talché  si  dubitava  di  qualche  fenomeno  speciale.  Presentemente,  ore  6,8 
pouL  le  forti  oscillazioni  sono  cessate,  quindi  giova  ritenere  che  il  fe- 
nomeno non  si  rinnovi. 

Firenze  {Da  Lett  P.  T.  Bebtelli).  Oggi  7  Ottobre  alle  4,45 
pom.  (t.  m.  di  Firenze;  4  40*  IT'  t.  m.  di  Roma  (1)  leggera  scossa  on- 
dulatoria e  sussultorìa  qui  (Firenze)  avvertita.  Il  movimento  principale 
è  stato  NNO-SSE;  risultante  dì  parecchie  lente  vibrazioni  e  della  durata 
di  4*'  in  5*\  Il  moto  verticale  è  stato  l'^'^fi  prima  di  abbassamento  poi 
di  rialzo..... 

Alle  6,26  pom.  si  è  poi  avvertita  un'altra  scossa  ondulatoria  de- 
bolissima e  sussultorìa  distinta,  il  moto  sussultorio  d'alto  in  basso  era 
di  1™*,3,  e  Tondulatorio  di  0"",6  JJS.  Quest'  ultimo  è  sembrato  come 
risultante  da  tre  vibrazioni  vicine,  ma  distìnte  della  durata  complessiva 
di  7  ad  8  secondi. 

Tanto  nella  scossa  delle  4,45  come  in  quella  delle  6,36,  il  moto 
del  pendolo  era  evidentemente  un  moto  composto  e  risultante  da  diverse 
impulsioni  angolari. 

Oscillazioni,  verticali  distinte  alle  5,38  pom.  6,85  p.  7,44  p.  9,87  p. 
in  quest'ultima  oscillazione  verticale  il  pendolo  era  orizzontalmente  im- 
mobile in  tutte  le  direzioni. 

Marradl  (Dai  giornali).  Le  scosse  di  terremoto,  che  si  notarono 
in  Firenze,  furono  molto  più  forti  e  più  ripetute  a  Marradi  e  dintorni. 


(!)  La  differenza  tn  il  meridiano  di  Roma  e  di  Firenze ^  secondo  la  Talntazione  fai- 
Uae  dal  Donati  è  di  4'  49**  Orest.  Le  altre  Talntasioni  differiaoono  da  questa  di  pochi  secondi. 


134:  OORRISFONDSKZA 


Alle  ore  4,53  si  ebbe  colà  la  prima  che  fa  fortissima,  con  moto  ondu- 
latorio e  sussnltorìo,  tanto  che  mise  in  molta  apprensione  gli  abitanti 
di  quel  paese.  I  danni  si  ristrìnsero  alla  caduta  di  qualche  tegolo  o  di 
qualche  cammino. 

Alle  ore  6  e  alle  7,10  di  sera  si  tornarono  a  sentire  delle  scosse 
che  furono  fortunatamente  assai  più  leggiere;  alle  ore  3,10  e  alle  ore  4,10 
ant  per  altro,  dtie  scosse  piuttosto  forti  ma  in  senso  ondulatorio  sol- 
tanto, spayentarono  siffattamente  gli  abitanti  da  spingerli  in  parte  a  cer- 
care scampo  alla  campagna.  Bovino  qualche  comignolo,  e  alla  chiesa 
di  Yaldinera  rovinò  la  vòlta  soprastante  V  aitar  maggiore  e  quella  di 
un  altro  altare,  tanto  che  Tuno  e  T  altro  per  la  caduta  del  materiale 
furono  ridotti  in  frantumi.  Nella  casa  coloniea  di  Yaldinera  rovinò  af- 
fatto il  secondo  piano,  e  i  muri  furono  tanto  sconquassati  da  rendala 
inabitabile.  L'ingegnere  municipale  Munghini  si  recò  subito  a  Yaldinera, 
e  visitò  anche  molte  altre  case  per  accertarsi  se  presentavano  pericoli. 

Anche  a  Palazzuolo  i  terremoti  si  fecero  molto  sentire;  caddero  molli 
comignoli,  e  si  ebbero  forti  crepature  nei  muri  di  parecchie  case.  A  Cre- 
spino pure  ed  in  altri  casolari  del  Mandamento  di  Marradi  per  la  stessa 
causa  varii  fabbricati  soffrirono  non  pochi  danni. 

Modena  {Prof.  Bagonà)  Il  7  Ottobre  a  4  52°"  p.  m.  avven- 
nero tre  scosse  vicinissime  di  terremoto  ondulatorio,  della  durata  com- 
plessiva di  sette  secondi.  Il  sismografo  ne  indicò  la  direzione  da  NE  a  SO. 
Imola  {Sig.  Conte  Francesco  Toscani).  In  questo  momento,  4,53 
precise  (i  m.  di  Boma)  sentiamo  due  scosse  di  terremoto  alla  distanza 
di  un  40**  runa  dall'altra.  La  prima  ò  stata  poco  sensibile,  ma  la  se- 
conda è  stata  maggiore  e  più  lunga  e  credo  abbia  durato  dai  12**  ai 
15**.  Stando  seduto  a  pianterreno,  mi  è  sembrato  che  rondulaziune  fosse 
da  ponente  a  levante;  però,  osservando  un  lume  sospeso,  esso  ondulava 
in  senso  inverso. 

McMlna  (Bua.  della  Marina^  8  Ottobre).  Nelle  ultime  24  oro 
piogge  e  forti  scariche  elettriche  in  tutta  Tltalia  meridionale.  Fortis- 
sima tempesta  a  Messina  e  verso  le  5  pom.  di  ieri  scossa  di  terremoto 
a  Messina. 

Porli  e  Meldola  (Bai  ffiomali).  Alle  ore  4,45  si  senti  una 
una  scossa  di  terremoto  abbastanza  sensibile,  fu  ondulatoria  e  durò  9** 
circa.  Alla  vicina  Meldola  il  terremoto  fu  sentito  con  maggiore  violenza, 
ma  però  sembra  che  il  luogo  da  cui  è  partito  sia  Bologna. 

IVola  (M.  S.  DE  Bossi).  Dando  un*occhiata  a  queste  prime  notizie 
ne  apparisce  tosto  Timportanza  dei  dati  che  siamo  per  acquistare  dai 


COBRISPOKDBKZA  133 


medesimi  e  molto  più  dal  diligente  esame  delle  altre  notizie  che  è  d'uopo 
raccogliere  e  procararci,  nel  che  raccomando  a  tutti  i  cultori  di  sismo- 
logia di  spiegare  attività  ed  accuratezza,  imitando  l'esempio  datoci  dal 
Serpierì  nel  terremoto  del  12  Marzo  1873.  Le  notizie  finora  pervenute, 
esaminate  al  punto  di  vista  topografico,  già  ci  fanno  vedere  che  questo 
terremoto  ebbe  almeno  due  centri  di  partenza  diversi  e  contemporanei, 
l'uno  nella  media  Italia  fra  Firenze  e  Bologna,  e  l'altro  nella  meridio- 
nale in  Sicilia,  perchè  la  porzione  intermedia  della  penisola  fra  questi 
due  punti  non  si  scosse  menomamente  per  quanto  finora  sappiamo.  Alle 
4,20,  cioò  poco  prima  della  scossa,  io  faceva  le  osservazioni  microsismiche 
in  Bocca  di  Papa,  e  niuna  straordinaria  agitazione  trovai  nei  pendoli 
che  pronunziasse  una  prossima  oscillazione  sismica,  lo  che  però  non 
avvenne  a  Bologna  al  Malvasia  nella  regione  cioè  del  terremoto.  Oltre 
a  dò  ninno  avverti  quella  scossa,  nò  i  sismografi  a  sabbia  mostrarono 
traccia  veruna.  Del  pari  a  Yelletri  e  Frascati,  dove  il  Galli  ed  il  La- 
vaggi attendono  alle  osservazioni  sismiche,  nulla  fu  notato  da  poter 
riferire  a  quell'ora  come  poscia  apparirà.  Dunque  similmente  a  ciò  che 
il  Serpieri  trovò  nel  12  Marzo,  troveremo  forse  anche  questa  volta,  cioè 
Tm  terremoto  che  irrompe  contemporanemente  in  due  punti.  La  regione 
intermedia  però  che  rimase  tranquilla  nello  scuotimento  delle  4,45  del 
^ono  7  non  era  estranea  alla  tempesta  sismica  di  quei  giorni.  La 
scossa  del  7  alle  4,53'  fu  seguita  in  Marradi  da  parecchie  altre  scosse 
fino  alle  prime  ore  del  mattino  del  giorno  8,  e  queste  furono  avvertite 
anche  a  Yelletri  presso  Boma.  Specialmente  fu  sentita  quella  delle  4,10 
ani  e  perciò  dovette  esser  questa  che  lasciò  la  traccia  trovata  dal  Galli 
nel  sismografo  alle  6  ant.  non  altra  delle  ore  pomeridiane  del  giorno  7 
che  mnno  avverti.  Ma  intorno  alle  oscillazioni  osservate  in  questi  giorni 
a  Yelletri  amo  riferire  ciò  che  me  ne  scrìve  il  Galli  medesimo.  «  Yel- 
«  letii  12  Ottobre  1874.  —  Da  parecchi  giorni  non  posso  osservare  molto 
«  frequentemente  i  pendoli  sismografici.  Ogni  giorno  però  fo  almeno 
«  un'osservazione  alle  6  del  mattino.  Orbene  a  quell'ora  nei  giorni  6, 
«  7  e  8  del  corrente  Ottobre  trovai  sempre  una  distintissima  traccia 
«lunga  un  millimetro  circa  e  diretta  costantements  nel  verso  del  me- 
«  rìdiano.  Da  principio  dubitai  se  quelle  tracce  dovessero  attribuirsi  a 
«  vere  scosse  o  piuttosto  a  sole  oscillazioni  sismiche ,  perchè  in  quei 
«giorni  osservai  qualche  volta  i  pendoli  e  U  trovai  più  o  meno  oscil* 
«lanti  nello  stesso  senso:  ma  l'aver  poi  saputo  che  alcune  persone 
<  s'accorsero  veramente  di  più  d'una  scossa,  m'ha  determinato  a  ritener 
«  quelle  tracce  per  effetto  di  veri  terremoti.  Anche  adesso  (7^30"  pom.) 


136  C0BBIBP0NDBN2À 


«  ì  pendoli  oscillano  da  Nord  a  Sud  e  troTO  una  traccia  che  è  eyiden- 
«  temente  più  estesa  verso  il  Sad.> 

Da  queste  notizie  chiaro  apparisce  che  il  cratere  di  Yelletri  era 
compromesso  ed  agitato  nel  periodo  sismico  che  ebbe  il  sao  massimo 
nel  pomerìggio  del  7  Ottobre  quantunque  la  scossa  maggiore  non  Tur- 
tasse  poi  sensibilmente.  Ed  è  curioso  il  notare  che  nella  vicina  Bocca 
di  Papa  dove  io  mi  trovava  nulla  si  risentiva  di  ciò  che  a  Yelletri 
avveniva  in  quei  di.  La  ragione  di  ciò  sta  forse  in  alcune  disposizioni 
del  suolo  la  cui  influenza  sembra  essersi  questa  volta  manifestata  con 
molta  probabilità  come  poscia  riferirò. 

Ponendo  mente  poi  alle  ore,  che  fortunatamente  sono  esattissime 
in  più  punti,  intravediamo  già  insegnamenti  della  più  alta  importanza 
e  concordi  alle  teorìe  da  me  e  dal  Serpierì  formulate.  Ecco  il  quadro 
delle  ore  che  conosciamo. 

FiBENZE,  4,40*  ir*  Osservatorio  alla  Querce  -  P.  Bertelli. 

Forlì  e  Mbldola,  4,45'  —   Giornali 

Bologna,  4,48' 28"  Osservatorio  deW  Università  e  Gain' 

netto  sismico  Malvasia. 

Modena,  4,52'  —    Osservatorio  Astronomico  -  P.  Bagona. 

Imola,  4,53'  —   Conte  Toscani  con  affermazione  di  pre- 

cisione. 

Mabbadi,  4,58'  —   GHomali. 

Messina,  5,00*  —   Oiomàli. 

Facendo  l'esame  critico  di  queste  ore  e  riconoscendo  esatte  quelle 
le  quali  provengono  da  Osservatorii  e  da  fonte  di  garantita  precisione, 
restaino  da  non  curare  e  da  rìtenere  per  approssimative  le  date  dai  gior- 
nali. Ma  fra  queste  deve  essere  alquanto  discussa  l'ora  data  da  Marradi 
delle  4,53  senza  indicazione  di  qualità  di  tempo,  perchè  questo  luogo, 
per  quanto  finora  sappiamo,  fu  quello  che  sperimentò  la  massima  in- 
tensità del  fenomeno.  Marradi  ò  vicinissimo  a  Firenze,  donde  sappiamo 
l'ora  precisa  della  scossa  alle  4,40':  quindi  in  verun  modo  possiamo 
ammettere  che  in  tanta  vicinanza  possa  il  terremoto  colpire  con  13' 
minuti  di  differenza.  D'altronde  non  esistendo  a  Marradi  nò  ferrovia,  né 
ufficio  telegrafico,  né  osservatorio,  ne  discende  con  somma  probaqilità 
che  il  tempo  sia  ivi  regolato  daljia  meridiana.  Supposto  ciò  e  ridotto  il 
tempo  vero  al  medio  di  Berna  per  quel  giorno  toma  appunto  con  mi- 
rabile esattezza  l' ora  prossima  alla  conosciuta  per  Firenze ,  cioè  circa 


C0BBSP0NDEN2A  137 


le  4,41\  La  qaale  ora  supposta  una  piccola  inesattezza  della  valntazione 
potrebbe  anche  nella  verità  essere  stata  di  qualche  momento  più  bassa 
dì  quella  di  Firenze.  Cosi,  dove  V  intensità  del  fenomeno  fa  massima, 
anche  l'ora  più  ,bassa  yi  fa  riconoscere  nn  centro  dell'  urto  endogeno. 
Ciò  si  conferma  dall'esame  delle  altre  ore  per  gli  altri  luoghi.  Perchè 
osservando  la  somma  differenza  che  corre  fra  l'ora  di  Bologna  e  quella 
di  Modena  e  di  Imola,  resta  esclusa  l'idea  proposta  da  taluno  di  rico- 
noscere il  centro  in  Bologna.  Quattro  minuti  da  Bologna  a  Modena  e 
cinque  da  Bologna  ad  Imola  sono  tempo  troppo  sproporzionato  a  qua- 
lunque delle  velocità  conosciute  del  terremoto  per  la  distanza  che  passa 
fra  quei  luoghi.  Ma  anche  fatto  centro  di  vibrazione  in  Marradi  presso 
Firenze  pare  troppa  la  differenza  che  corre  fra  le  ore  in  che  giunsero 
le  onde  sismiche  a  Bologna,  verso  le  ore  verificate  a  Modena  e  ad  Imola. 
Ma  questa  differenza  scomparirà  se  seguiremo  il  terremoto  nel  suo  viag- 
gio fra  le  sinuosità  delle  fratture  inteme  disegnate  esternamente  dalle 
valli  dei  fiumi.  Per  mezzo  di  que  sto  esame  non  ci  sarà  difficile  trovare 
una  concordia  fra  la  velocità  delle  onde  sismiche  e  le  distanze  da  esse 
percorse,  riconoscendole  tutte  partite  come  fiumi  da  una  sorgente  co- 
mune sotto  Marradi.  Dunque  anche  in  questo  terremoto  si  verificherebbe 
dò  che  io  ed  il  Serpieri  dimostrammo  l'anno  passato;  che  cioò  i  ter- 
remoti si  espandono  e  si  communicano  per  le  fratture,  come  se  la  causa 
di  essi  fosse  un  fiuido  che  scorresse  in  quelli  come  in  un  apparato  di 
circolazione  preparato  allo  sfogo  di  una  eruzione  endogena. 

Merita  pure  osservazione  e  ricerche  dirette  e  speciali  lo  studio 
delle  direzioni  sperimentate  nelle  onde  sismiche  di  questo  terremoto.  Mi 
sembra  vedere  che  la  massima  sensibilità  del  fenomeno  siasi  sperimen- 
iata  dove  le  valli  erano  dirette  dal  Nord  al  Sud,  ovvero  dall'  Est  al- 
l'Ovest ed  esser  queste  le  direzioni  dominanti  delle  scosse  più  intense. 
Anche  sopra  ho  avuto  occasione  di  osservare  esser  queste  direzioni  le 
prevalenti  nei  moti  sismici  del  periodo  che  trascorriamo  ed  esser  queste 
direzioni  le  normali  e  le  parallele  alle  fratture  nelle  quali  oggi  vediamo 
stabilita  l'attività  eruttiva  dell'Etna.  Non  vi  sarà  anche  in  questo  fatto 
un  nuovo  elemento  di  studio  e  che  ci  si  cominci  per  mezzo  di  queste 
direzioni  a  rivelare  un  andamento  speciale  odierno  di  correnti  endogene 
sotto  la  crosta  solida,  di  modo  che  dove  le  fratture  sono  orientate  pa- 
rallelamente 0  normalmente  alla  direzione  di  queste  supposte  correnti, 
sia  più  facile  risentirne  il  passaggio  ossia  il  terremoto,  e  dove  le  frat- 
ture essendo  diversamente  orientate  coi  loro  assi,  non  presentando  facile 
adito  alle  masse  irrompenti  in  quel  senso,  sono  più  rari  e  meno  oner- 


13S  CORRISPONDENZA 


gici  gli  effetti  trasmessi  alla  superficie.  Questa  sarebbe  la  ragione  cai 
alludeva  di  sopra,  per  la  quale  a  Rocca  di  Papa  non  si  sentiva  forse 
ciò  che  ayyertiyasì  a  Yelletrì.  La  frattura  principale  di  quel  paese  è 
volta  a  NO  mentre  a  Yelletrì  ne  corre  una  secondo  il  meridiano.  Per 
questa  istessa  ragione  la  città  di  Firenze  quantunque  prossima  al  centro 
del  terremoto  ne  avrebbe  risentito  l'urto  meno  di  Bologna.  La  valle  del 
Reno  a  Bologna  cosre  dal  N  al  S  non  cosi  quella  dell'Amo  a  Firenze. 
Quivi  però  contro  1'  usato  il  terremoto  del  7  colpi  con  una  direzione 
prossima  al  NS  cioò  NNO^SSE  e  poscia  nella  seguente  scossa  delle  6,38 
che  fu  più  leggera  potò  esser  più  sensibile  la  primitiva  semplicità  del- 
l'impulso che  fu  spiccatamente  il  NS.  Lo  stesso  veggo  nelle  direzioni 
sperimentate  negli  altri  luoghi  di  cui  finora  le  conosciamo.  In  somma  i 
cultori  di  questi  studi,  esaminino  e  sopra  tutto  raccolgano  notizie  per 
fornire  elementi  sui  quali  svolgere  le  indagini  e  basare  l'edificio  delia 
scienza. 


AVVISATORE  SISMICO 

DEL  CONTE  ANTONIO  MALVASIA  DI  BOLOGNA 


A  fine  di  promuovere  ed  agevolare  gli  studi  sismici,  riproduco  qui, 
col  consenso  dell'autore,  una  minuta  descrizione  di  un  Avvisatore  Sis- 
mico assai  semplice,  e  di  poco  costo,  ideato  dal  signor  Conte  Antonio 
Malvasia  di  Bologna,  che  leggesi  nella  Bivista  Scientifica  di  Firenze. 

Sopra  una  base  A  B  dì  legno  sostenuta  da  tre  viti  di  livello  ò 
situata  una  calotta  sferica  G  parimenti  di  legno  dell'altezza  di  66"", 
e  del  diametro  alla  base  di  un  decimetro,  sulla  cui  superficie  sono  pra- 
ticate otto  scanalature,  corrispondenti  (quando  l'istrumento  ò  orientato) 
agli  otto  punti  principali  della  rosa  dei  venti.  Intorno  alla  calotta  gira 
una  corona  circolare  K  di  legno  a  piano  inclinato,  con  una  pendenza 
di  19"™,  e  con  un  foro  J  nella  parte  meno  elevata,  ed  ò  circondata  da 
un  anello  circolare  H  pure  di  legno  del  diametro  di  19^^-  che  segui 
nell'orlo  superiore  l'inclinazione  della  corona.  Il  vertice  della  calotta  ter- 
mina con  una  punta  metallica  alta  circa  3™°,  su  cui  si  pone  una  palla 
di  ottone  0  del  peso  di  22  gn'ammi ,  munita  di  un  foreUino  di  circa 
mezzo  millimetro,  il  quale  serve  a  rendere  il  suo  equilibrio  sulla  punta 
meno  instabile.  Su  questa  palla  O  viene  a  poggiare  un  peso  conico  P 
di  ottone  di  150  grammi,  terminato  al  disotto  da  una  vite  7,  la  cui 


ATTIBAIOM   BiamCO   DSL   CONTB  ANTONIO   UALTISU 


139 


testa  i  concava  e  dì  raggio  minore  di  quello  della  palla  0,  affiuehò 
qsteta  aia  tenuta  in  equilibro  sulla  punta  della  calotta  soltanto  dal- 
l'urlo della  7ita  V,  e  sia  più  facile  il  suo  moTimento  e  più  sensibile 
id  ogni  benché  piccolo  moto  che  venga  a  ricevere  la  macchina,  il  peso 
P  è  sostenuto  da  una  seconda  vite  F,  che  serve  a  registrate  l' appa- 
rBcchio,  eome  ei  dirà,  e  da  una  piccola  catena  E  di  filo  di  ottone  della 
i  di  l'^fi,  composta  di  81  anelli,  ciascuno  della  forma  di  un  8, 


D 

E 

in  tatto  del  peso  di  30  grammi,  e  di  un  metro  di  longezza.  Qnesta  ca- 
ttoella  è  sospesa  ad  nn  braccio  a  corsoio  D  di  metallo,  il  quale  i  so- 
steonto  da  nna  colonnetta  G  di  ottona  impiantata  snlìa  base  A  B.  La 
at«nslla,  compreso  il  poso  conico,  e  la  colonnetta  sono  ambedue  di 
ottone  e  di  eguale  altezza,  onde  vi  possa  essere  compensazione  nelle 
dilatazioni  termiche  delle  due  parti  della  macchina,  e  non  venga  a  di- 
DuiniTe  la  sensibilità  della  medesima.  Per  disporre  questo  Avvisatore 
pu  l'osservanone,  dopo  averlo  orientato,  si  incomincia  dal  livellarne  la 


140  AVVISATORE   8ISVIC0   DSL   CONTE   ANTONIO   MALVASIA 

base  A  JBy  e  dall*  allnngare  o  accorciare  il  braccio  2),  affinchè  il  prò- 
langamento  deirjasse  della  catenella  e  del  peso  conico  coincida  con  la 
punta  metallica,  che  ò  snlla  calotta.  Indi  su  questa  si  pone  la  pallina 
Oy  e  su  di  essa  si  appoggia  la  vite  V  del  peso  P,  secondo  che  mostra 
la  figura.  Ferchò  l'apparecchio  sia  sensibile  ad  ogni  piccolo  movimento 
è  necessario  che  la  vite  concava  V  non  prema  troppo  sulla  pallina  0: 
per  ottener  ciò  si  gira  la  vite  F  in  modo  che  il  peso  P  poggi  tanto 
solo  sulla  pallina,  quanto  è  d*uopo,  perchè  la  medesima  stia  equilibrata 
sulla  punta  della  calotta.  Sotto  il  foro  I  poi  si  dispone  un  tubo  Ter- 
ticale,  che  non  è  rappresentato  nella  figura,  e  l'apertura  inferiore  del 
tubo  è  chiusa  dal  grilletto  di  un*arma  da  fuoco:  allora  Tistrumento  è 
pronto  a  dare  avviso  di  ogni  leggero  movimento  sismico  del  terreno. 
Poiché  in  tal  caso  la  pallina  0  sfuggendo  dalla  concavità  della  vite  V 
per  una  delle  scanalature,  della  calotta,  cade  sulla  corona  circolare  a 
piano  inclinato,  quindi  passando  pel  foro  J,  e  pel  tubo  va  ad  urtare 
contro  il  grilletto  dell'arma  da  fuoco,  la  quale  col  suo  scoppio  avverte 
anche  a  distanza  del  moto  sismico  avvenuto.  Finalmente  per  conoscer 
la  direzione  del  primo  impulso  orizzontale  del  movimento,  la  vite  V  è 
forata  centralmente  secondo  l'asse  in  modo  da  lasciare  scorrere  un  ago 
di  ferro  a,  e  impedir  la  caduta  di  questo  per  mezzo  di  una  strozzatara 
intema,  la  quale  trattiene  la  capocchia  dell'  ago.^  Finché  la  pallina  è 
sulla  punta  della  calotta,  l'ago  è  trattenuto  nell'  interno  della  vite  F 
dalla  pallina;  ma  al  cader  di  questa  l'ago  scorre  pel  foro  della  vite  7, 
ed  essendo  di  una  lunghezza  maggiore  del  diametro  della  pallina,  re- 
sta fermo  in  quella  scanalatura  della  calotta,  per  cui  è  partita  la  palla. 
Ora  tanto  questa^  quanto  1'  ago  si  portano  verso  il  punto  opposto  a 
quello,  da  cui  viene  il  primo  movimento:  a  cagion  d'esempio  se  la  pri- 
mitiva oscillazione  sismica  viene  dal  Nord,  le  pallina  e  l'ago  si  portano 
nella  scanalatura  che  è  situata  verso  il  Sud.  Terminiamo  con  una  ul- 
tima osservazione  rig^iardo  alla  corona  circolare,  su  cui  scorre  la  pallina 
nella  caduta.  Perchè  questa  non  s'arresti  nella  sua  corsa,  oltre  la  pen- 
denza a  piano  inclinato  della  corona,  è  la  medesima  ancora  leggermente 
concava  con  deboli  rigonfiamenti  fra  Tuna  e  l'altra  scanalatura  (!)• 
La  grande  sensibilità  di  questo  Avvisatore,  la  sua  semplicità  e  si- 
curezza nel  dare  indizio  anche  delle  piccolissime  scosse,  lo  raccomandiamo 
grandemente  nelle  osservazioni  sismichej  e  non  possiamo  a  meno  d'in- 
culcarne r  uso  ora  specialmente  che  per  vantaggio  della  scienza  toma 
assai  utile  il  moltiplicare  le  osservazioni  sismiche. 

(1)  Lft  cadnU  dell»  pallina  è  anche  ntilinata  dal  signor  Ck>nte  Malraeia  a  fermar»  il 
moto  di  un  orologio,  per  arer  così  ristante  nel  qnale  è  accaduta  la  scossa. 


^ 


ADTOSISMOGRAFO  ORARIO  ED  ECONOMICO 

inventato  e  descritto  dal  Prof.  Michele  Stefano  de  Rossi 


Mentre  la  meteorologia  deve  in  molta  parte  i  vari  recenti 
progressi  agli  istrumenti  grafici,  che  registrano  continuamente 
?iacicoLO  xi-xii.  8 


142  ACTOSTSMOORAPO  obario  kd  ecokomico 

tutti  i  suoi  fenomeni,  la  scienza  sismica  può  al  contrario  in 
iholta  parte  attribuire  la  sua  prolungata  infanzia  al  difetto  di 
un  abbastanza  agevole  delicato  ed  insieme  economico  indica- 
tore grafico  del  terremoto.  Questo  fenomeno  che  è  fortunata- 
mente rarissimo  in  grande  intensità  ed  in  estese  contrade,  è 
invece  frequentissimo,  e  più  anche  che  non  si  crede  dagli  stessi 
sismologi,  in  piccole  proporzioni  ed  in  limitatissime  regioni.  Di 
qui  il  bisogno  di  istromenti  delicati  per  conoscere  le  scosse 
innocue  poco  o  nulla  avvertite,  ed  oltre  a  ciò  la  necessità  an- 
che di  apparecchi  semplici  ed  economici,  i  quali  possano  in 
grande  numero  esser  collocati  e  &cilmente  maneggiati  in  mol- 
tissimi luoghi,  onde  afferrare  gli  scuotimenti  che  avvengono  in 
limitate  regioni.  Lo  sfuggire  che  ora  &nno  la  massima  parte 
di  questi  piccoli  fenomeni  sismici  alla  osservazione  dei  fisici, 
priva  la  scienza  di  innumerevoli  dati  preziosissimi  per  lo  stu- 
dio delle  leggi  sismiche. 

Lamentando  però  questo  difetto  di  istromenti,  non  intendo 
di  disconoscere  il  merito  dei  dotti,  che  fino  ad  ora  e  massime 
recentemente  hanno  fornito  agli  osservatorii  le  molte  varietà 
di  sismografi  che  possediamo,  fra  i  quali  non  posso  passare 
sotto  silenzio  i  pregi  del  celeberrimo  vesuviano  del  Palmieri, 
e  di  quelli  del  Cavalieri,  del  Bertelli,  ed  il  recentissimo  del 
Malvasia.  Ma  tutti  questi  che  finora  ornarono  soltanto  alcuni 
osservatorii  meteorologici  non  raggiungono  lo  scopo  che  io  ricerco 
della  facile  diffusione,  perchè  se  sono  delicati  e  sensibili  sono 
anche  costosi,  e  difficili  a  maneggiare,  sicché  solo  pochi  osser- 
vatorii potranno  provvedersene:  se  poi  sono.troppo  semplici 
mancano  della  sensibilità  necessaria  per  avvertire  le  minime 
scosse,  delle  quali  ho  ragionato,  o  per  lo  meno  sono  atti  ad 
indicare  una  sola  scossa,  dopo  la  quale  debbono  esser  rimon- 
tati per  poterne  registrare  una  seconda,  una  terza  etc.,  lo  che 


AUTOSISKOGBAFO  OBÀBIO  ED   ECOMOHICO  143 


nella  pratica  riesce  o  fastidioso  air  osservatore  o  dannoso  alla 
serie  delle  registrazioni^  le  quali  restano  troppo  facilmente  in- 
terrotte. La  difficoltà  generale  e  per  conseguenza  1'  ostacolo 
alla  semplicità  dell'apparecchio  sismografico  richiesto  dal  biso- 
gno consiste  in  ciò  che  la  graficità  meccanica  non  si  ottiene 
senza  attriti,  e  gli  attriti  distruggono  la  sensibilità  dell'istro- 
mento. 

Vincere  queste  difficoltà  economicamente  e  semplicemente 
fu  lo  scopo  del  mio  studio.  Perciò  mi  prefissi  di  ottenere  che 
r  apparecchio  potesse  esser  costruito  dair  osservatore  stesso 
senza  bisogno  di  attendere  dai  mecccanici  un  costoso  lavoro. 
Bisognava  dunque  trovar  gli  elementi  per  comporlo  fra  gli 
oggetti  d'uso  domestico,  che  non  mancano  in  verun  paese  civile. 
Questa  commodità  ha  una  grandissima  importanza  scientifica; 
perehò  dimostrando  l'esperienza  che  il  terremoto  con  sistema 
capriccioso  va  saltando  d'una  in  altra  regione;  e  dove  compa- 
risce, il  più  delle  volte  soggiorna  per  un  periodo  più  o  meno 
lungo,  è  bene  ehe  la  scienza  possegga  un  metodo  per  le  os- 
servazioni esatto  insieme  e  da  potersi  improvvisare  da  chic- 
chera, che  sappia  e  voglia  alquanto  prestarsi  a  prò  degli  studi. 
Si  tratta  insomma  di  imitare  per  amore  della  scienza  ciò  che  la 
paura  ragionevolmente  ha  insegnato  agli  abitanti  dei  paesi  assai 
soggetti  alle  catastrofi  sismiche.  À  Cosenza  di  Calabria,  per 
esempio,  per  antica  costumanza  e  tradizione  .le  monache  hanno 
un  piccolo  apparecchio  consistente  in  una  palla  collocata  in 
bilico,  la  quale  si  sposta  ad  ogni  leggera  scossa.  Quindi  allor- 
ché si  dubita  che  qualche  scossa  leggera  sia  stata  il  principio 
d'un  nuovo  periodo  sismico,  si  suole  interrogarne  le  monache, 
le  quali  sanno  dire  se  la  palla  coi  suoi  spostamenti  accenni 
l'approssimarsi  del  pericolo.  Ognuno  intende  quanto  profitte- 
rebbe la  scienza  sismica,  se  ciò  che  si  fa  per  timore  dei  danni 


f 


t 


144  AUTOStSMOGRAFO  OBABIO  ED  SGOKOMlGO 


si  facesse  con  miglior  metodo  ed  intelligenza  per  far  progre* 
dire  la  scienza. 

Senza  più  dilungarmi  in  premesse  e  tacendo  per  brevità 
tutte  le  considerazioni,  che  mi  hanno  indotto  a  prescegliere  il 
metodo  che  propongo,  vengo  alla  descrizione  deirappareechio 
assicurando,  che  la  sola  esperienza  mi  è  stata  maestra  e  che 
il  mio  autosismografo  semplicissimo,  è  il  risultato  di  mille 
prove,  nelle  quali  ho  speso  già  parecchi  anni. 

§.  I.  Detenzione  deil'  istremento 

Yeggasi  la  figura  che  rappresenta  in  pianta  ed  in  prospetto 
r  istromento,  le  cui  proporzioni,  sono  arbitrarie  secondo  T  op- 
portunità del  luogo,  nel  quale  può  esser  collocato.  È  necessario 
porlo  in  massimo  contatto  col  suolo  ed  in  luogo  solido.  Perciò 
nulla  meglio  di  un  pianterreno  od  almeno  una  nicchia  nel  muro, 
come  può  esser  un  vano  chiuso  di  porta  neirintemo  d'una  casa. 
E'  da  evitare  precettivamente  la  coUocaieione  sopra  un  solajo.  Le 
lettere  nella  figura  sono  ripetute  ai  medesimi  luoghi  nella  pianta 
e  nel  prospetto.  Nulla  è  sensibile  quanto  il  pendolo.  Dunque  si 
disponga  un  peso  P  pendente  da  un  filo  metallico  assai  fino 
ed  appena  capace  di  sostenerlo  (1).  Quattro  fili  di  seta  a,  e,  n,  m, 
raccomandati  al  peso  da  un  capo  ed  a  quattro  sostegni  N,  S,  E,  0 
dall'altro  (2),  portano  nel  loro  mezzo  quattro  aghi  dei  soliti 
da  cucire  a\  c\  n\  m\  I  quattro  fili  debbono  essere  diretti  come 
la  rosa  dai  venti  a  Nord,  Sud,  Est,  Ovest.  Egli  è  chiaro,  che 
ad  ogni  minima  oscillazione  del  pendolo  uno  o  due  di  questi 


(1)  É  baono  il  fll  decitone  che  trovasi  presso  i  gallonar!  in  rocchetii. 

(2)  Possono  servire  quattro  candelieri,  quattro  campane  di  cristallo, 
0  quattro  bottiglie. 


AUTOSISMO0RAFO   ORARIO   ED   ECONOMICO  145 

aghi  debbono  prendere  an  moto  verticale  dì  discesa  mentre  i 
dae  loro  opposti  prenderanno  quello  di  salita.  Si  converte  in- 
somma negli  aghi  l'oscillazione  orizzontale  del  pendolo  in  moto 
verticale.  Ne  ciò  solo,  ma  si  avrà  questo  moto  anche  molti- 
plicato proporzionatamente  alla  lunghezza  ed  alla  tenzione  dei 
fili  di  seta^come  Tesperienza  fàcilmente  può  dimostrare.  Ciò 
posto  si  collochi  una  bilancia  di  commercio  X,  ovvero  una 
delle  usate  per  pesare  le  lettere,  con  uno  dei  piatti  B  sotto 
a  due  degli  aghi  c\  a';  e  poiché  il  diametro  del  detto  piatto 
difficilmente  sarà  abbastanza  lungo,  potrà  esser  allungato  in 
latta  con  due  piattelli  W,  B"  sostenuti  da  una  traversa  come 
indica  la  figura. 

Uno  dei  bracci  della  bilancia  X  deve  essere  prolungato 
coiraggiungervi  una  asticella  L  lunga  e  leggera  quanto  è  pos- 
sibile facendo  pendere  dall'estremità  della  medesima  un  ago  M. 
Neir  altro  piatto  T  della  bilancia  si  'Collocano  i  pesi  che  la 
rimettano  in  equilibrio,  come  se  si  trattasse  di  pesare  l'asta 
ad  il  rimanente  di  che  si  è  caricata  l'opposta  porzione  B  della 
bilancia.  Cosi  equilibrata  e  collocata  la  bilancia  in  quasi  con- 
tatto degli  aghi  a\c\  ne  seguirà»  che  al  menomo  discendere 
anche  di  uno  solo  di  questi,  posandosi  sul  piattello  B  B^  B" 
sarà  turbato  l'equilibrio  e  si  abbasserà  lo  stesso  piatto  B.  Co- 
testo moto  apparirà  moltiplicato  suirestremità  dell'asticella  L 
portante  l'ago  M. 

La  figura  esprìme  meglio  delle  parole  come  ponendo  a 
contatto  dell'  ago  M  un  orologio  del  modello  detto  a  lume  da 
notte,  la  cui  mostra  è  un  globo  girante  orizzontalmente,  e  te- 
nendo il  globo  predetto  coperto  di  negrofurao ,  ad  ogni  mi- 
nima discesa  dell'  asta  L,  l'ago  M  debba  tracciare  una  linea 
verticale,  che  apparirà  bianca  per  essere  un  solco  sul  negro- 
fumo.  È  chiaro  che-  questa  traccia  si  farà  nel  punto  del  globo 


146  (  AUT0SI6MOaBA.FO  ORARIO   ED   ECONOMICO 


chQ  si  troverà  sotto  Tago  nel  momento  deiroscillazione.  Quindi 
si  potrà  poi  leggere  in  quale  ora  avvenne  il  movimento.  An- 
che la  varia  lunghezza  della  linea  indicherà  di  quanto  discese 

é 

l'asticella  L^  ossia  quale  impulso  ebbe  dal  pendolo  per  mezzo 
degli  aghi  a'  e'  sospesi  dai  fili  di  seta.  Ohe  è  quanto  dire  re* 
stare  cosi  registrata  la  quantità  della  oscillazione  del  pendolo. 
Non  solo  l'orologio  della  citata  forma  potrà  servire  all'  uopo, 
ma  qualunque  si  voglia,  come  apparisce  dagli  avvertimenti, 
che  nel  seguente  paragrafo  aggiungo^  relativi  alle  singole  parti 
dell'  istromento. 

§.  11.  Awortimonti  sulle  modificazioni 
alle  quali  si  presta  l' istromento.  e  sue  preporzioni. 

Proporzioni.  —  L'ampiezza  della  nicchia  di  cui  si  dispone 
determinerà  le  proporzioni.  Intorno  alle  quali  accenno  soltanto 
che  debbono  esser  tali  da  comportare  un  pendolo  lungo  non 
meno  di  80  e.  e  forse  non  più  di  1,  20  essendo  eoa  giusta- 
mente sensibili  per  i  piccoli  terremoti. 

Peso,  Fili  ed  Aghi.  —  La  gravità  del  peso  non  può  asse- 
gnarsi, perchè  dipende  dalla  sensibilità  della  bilancia,  che  si 
adopera.  Avendo  mostrato  l'esperienza,  che  i  pendoli  leggeri 
sono  i  più  pronti  a  sentire  le  piccole  scosse,  ò  da  cercare  il 
peso  minimo  atto  a  funzionare.  Perciò  nel  comporre  Tistromento 
si  deve  procedere  con  quest'ordine.  Si  sceglie  la  bilancia  e  se 
ne  esplora  la  sensibilità.  Così  si  conosce  la  gravità  minima^  che 
debbano  avere  gli  aghi  a!  c\  per  esser  capaci  di  turbarne  l'equi- 
librio nell'atto  di  posarsi  sul  piattello  R.  Trovato  questo  si  mon- 
tano gli  aghi  (aventi  la  gravità  stabilita)  sui  fili  di  seta  raccom- 
mandandoli  al  pendolo  ed  ai  sostegni  N,  S,  E,  0,  come  si  è  detto. 
Dopo  ciò  si  varia  il  peso  P,  finché  si  vegga  che  esso  non  è  sensi- 


. 


AUTOSISMOGRAFO  OEÀBIO  sb   ECONOMICO  147 

burnente  trattenuto  nelle  oscillazioni  dai  fili  con  gli  aghi.  Allor- 
ché dò  si  è  ottenuto^  ò  trovato  il  peso  del  pendolo  necessario  e 
proporzionato  per  la  bilancia  prescelta,  non  rimane  che  mettere 
insieme  il  tutto,  come  sopra  si  è  descritto.  È  da  avvertire  però, 
che  molto  influisce  a  diminuire  la  sensibilità  del  pendolo  la  lun- 
ghezza ed  il  tiro  esagerato  dei  fili,  lo  che  però  giova  immen- 
samente invece  a  moltiplicare  il  moto  verticale  degli  aghi.  E 
per  contrario  la  poca  lunghezza  dei  fili  ed  il  collocarli  lenti, 
sicché  Tago  penda  sul  vertice  del  loro  angolo  quasi  acuto, 
mentre  giova  a  lasciare  assai  libero  e  sensibile  il  pendolo, 
toglie  il  vantaggio  della  moltiplicazione  del  moto  verticale 
degli  aghi  diminuendone  la  prontezza  di  posarsi  sul  piattello  B 
in  caso  di  oscillazione  minima  del  pendolo.  Il  giusto  mezzo 
fra  questi  danni  e  vantaggi  deve  essere  indicato  dalF  espe- 
rienza nel  luogo  destinato  a  collocarsi  V  istromento. 

Orientazione  dei  fili.  —  Il  numero  di  quattro  fili  corrispon- 
denti ai  quattro  punti  cardinali  è  sufficiente  perché,  in  qua- 
lunque verso  il  pendolo  oscilli,  uno  degli  aghi  almeno  si  posi 
sulla  bilancia.  Volendo  però  una  maggiore  precisione  si  pos- 
sono collocare  otto  fili  in  vece  di  quattro,  come  avendo  spazio 
e  commodità  si  possono  collocare  altrettante  bilance,  quanti 
fili  ed  aghi,  onde  esser  più  sicuri  nel  conoscere  la  direzione  del 
movimento  primitivo  del  pendolo.    ' 

Orologio.  —  Nella  descrizione  ho  additato  V  orologio  a 
lume  da  notte  come  il  più  atto  allo  scopo;  perché  mercé 
la  sua  forma  ed  il  girare  del  globo  in  luogo  della  sfera  é  na- 
turalmente  digesto,  senza  bisogno  di  veruna  modificazione, 
alla  esigenza  dell' istromento.  Ma  ognuno  intende  che  qualun* 
que  orologio  può  esservi  facilmente  adottato.  Per  esempio  se 
ad  un  orologio  a  molla»  sia  da  tasca,  sia  da  tavolino  si  fa  to- 
gliere la  sfera  dei  quarti  ed  alla  sfera  delle  ore  si  fa  portare 


148  AtrTOSlSMOaBAFO  OBÀEIO  BD  SCONOtflGO 

una  mostra  ossia  un  quadrante  affumicato,  e  poi  si  colloca  leg- 
germente inclinato  sotto  Tago  M,  verranno  i  solchi  sol  qua- 
drante come  sul  globo.  Si  potrebbe  anche  collocare  sotto  Tago  H 
dopo  averla  affumicata,  una  campana  di  lume  da  studio  posata 
sopra  una  ruota  orizzontale  mossa  dal  peso  di  un  orologio.  E  fi- 
nalmente sostituendo  all'ago  M  un  pennello  oliato  potrà  scenden- 
do coirasta  L,  posarsi  sopra  un  semplice  disco  di  carta  che  sia 
stato  unito  alla  sfera  delle  ore  in  un  orologio  qualunque.  Infine 
per  ciò  che  riguarda  l'applicazione  dell'  orologio  mille  sono  i 
ripieghi  dei  quali  nell'atto  prattico  si  può  trarre  profitto. 

Fermaglio  Z.  —  Per  comodità  si  può  collocare  sotto  il  pen- 
dolo una  machinetta  di  lume  a  petrolio  e  profittare  dell'ascen- 
dere della  calzettina  per  produrre  un  attrito  sotto  il  pendolo 
onde  tenerlo  fermo  quando  si  opera  la  collocazione  dei  fili. 

Vetro  affumicato  Y.  —  Volendo  meglio  conoscere  quale  è 
stata  originariamente  la  oscillazione  presa  dal  pendolo,  si  paò 
collocare  sotto  gli  aghi  n\  nC  opposti  a  quelli  che  posano  sulla 
bilancia  e'  n'  un  vetro  affumicato  ed  inclinato,  come  mostra  la 
figura.  In  aiso  d'oscillazione  l'ago  m' od  n'  lascieranno  imme- 
diatamente il  loro  segno  sul  vetro,  il  qual  segno  non  sarà  punto 
alterato  dagli  altri  movimenti  del  meccanismo  e  rappresenterà 
il  massimo  della  oscillazione  vera  senza  molta  moltiplicazione. 
Da  ultimo  questo  istromento  come  ognuno  vede  è  pieghevole 
a  molte  modificazioni,  che  l'esperienza  sola  può  additare.  Perdo 
raccomandando  ai  cultori  di  sismologia  di  montaroe  in  pareo- 
chi  luoghi,  ricordo  loro  che  facile  est  inventis  addere  e  per- 
ciò mi  auguro  che  questa  nuova  idea  possa  esser  di  molto 
perfezionata  dall'esperienza  e  dall'  ingegno  dei  dotti  (1). 

(1)  Per  qualunque  difficoltà  che  potesse  essere  incontrata  nel  com^ 
porre  qnest*  istromento,  forse  anche  per  difetto  della  mia  descrizione, 
io  sarò  pronto  a  dare  schiarimenti  in  proposito  a  chiunque  ne  chieda. 


BIBLIOGMFIA 


BBHTELU  (Prvr.  TIMOTiW  S.  B  )  Tìemosùmontetro.  -  V. 
Atti  delU  P.  Accademia  dei  Nuovi  Lineai  Anno  XXVII  Sessione  III  22  Pe- 
braio  1874.  (M.  S.  de  RobsiJ  < 


Avendo  nel  primo  articolo  citato  qaesto  iatramento  fra  i  preg«To- 
liBsimi  dì  tiiiOTa  inT«iiztoiie;  ed  avendo  anche  altre  volte  in  qaesto  anno 
parltto  dei  moti  microaismici  che  con  questo  osserva  il  Bertelli,  credo 
^'  cosa  grata  lù  miei  lettori  pnhlicando  se  non  la  descrizione  dell'  1- 
>tromento  che  lo  spazio  non  comporta,  almeno  la  fi^ara  di  esso.  Qnesto 
iatroroento  ha  nno  scopo  assu  dìviirso  dal  proposto  da  me;  perciò  non 
^Te  eesTglì  punto  posto  a  confronto.  Esso  non  è  destinato  a  registrare 
WDianqne  le  scosse  di  terremoto,  ma  serve  ai  slsmolo^  per  stndinre 
i^ll'ainto  del  microscopio  i  moti  minimi  del  snolo,  argomento  nnovo 
^  controverso.  Oltre  a  ciù  serve  con  altre  parti  di  cui  non  possiamo  ri- 

FISCICOLO   Xl-XIL  S* 


150  BIBLIOGRAFIA 


portai'o  la  figura,  nò  dai'e  descrizione,  allo  stadio  particolareggiato  dei 
veri  terremoti.  È  insomma  un  istromento  da  osseryatorio. 

Esso  consta  di  tre  parti  principali  e  sono:  1^  L* Avvisatore  sismo- 
scopico.  Che  ò  un  apparecchio  a  superficie  di  mercurio  la  quale  incre- 
spandosi nello  scuotimento,  può  chiudere  un  circuito  elettrico  ed  av?ertirc 
che  una  scossa  pose  in  moto  V  istromento.  2*  L*  Isosismameiro  che  è 
rappresentato  dalla  figura  e  che  rivela  i  moti  orizzontali  grandi  e  pic- 
coli. Esso  consta  di  un  pendolo  P  avente  nn  appendice  m  la  quale 
riflette  la  propria  immagine  in  un  prisma  che  rovesciandola  la  rende 
visibile  nel  microscopio  G ,  M ,  0  munito  di  scala  micrometrica  in  \^ 
di  min.  neir  oculare.  Cosi  si  osservano  i  moti  microsismici  del  pendolo  P. 
Lo  studio  poi  dei  terremoti  sensibili  si  fa  osservando  quali  sono  stati 
i  moti  presi  dal  pendolo,  restando  essi  notati  negli  spostamenti  delle 
asticelle  montate  sul  grande  supporto  in  numero  di  otto,  secondo  la 
rosa  dei  venti  come  si  vede  nella  figura  nel  punto  v,  a,  v':  3^  Da 
ultimo  V  Ortosismometro  serve  ad  indicare  le  oscillazioni  verticali  dal 
pendolo  P;  e  ciò  si  ottiene,  tacendo  i  particolari,  col  aver  convertito  il 
filo  del  pendolo  per  nn  tratto  in  molla  spirale.  Leggendo  la  memoria 
originale  ognuno  potrà  persuadersi  come  tutto  sia  preveduto  nel  con* 
gegj3o  di  questo  istromento,  che  sarebbe  desiderabile  vederlo  colloca- 
to in  molti  osservatori  meteorologici. 

iIAnk!%'ONI  (Prof.  CAMIIXO)  -  Il  terremoto  del  Circondario 
Sorano  nel  Luglio  1873  -  Relazione  della  Commissione  scientifica  inviata 
sul  luogo  dall^ Autorità  provinciale  composta  dei  eh.  Prof.  Luigi  Ferrerò, 
Nicola  Tetracciano,  Camillo  Marinoni  relatore.  (M.  S.  de  Rossi) 

Nel  presente  fascicolo  di  questo  Bullettino  due  articoli  ci  portano 
col. pensiero  sulla  regione  del  bacino  del  Lirì.  Il  terremoto  del  6  De- 
cembro  testò  avvenuto  mi  ha  porto  Toccasione  opportuna  che  attendeva 
per  dare  alla  stampa  la  interessante  relazione  communicatami  dal  Pro- 
fessore Potito  Santoro  sul  simile  terremoto  del  Luglio  1873.  Ma  già  di 
questo  terremoto  ci  avea  dato  notizia  scientifica  la  commissione  inviata 
sul  luogo  e  per  essa  il  suo  relatore  Prof.  C.  Marinoni.  Anche  di  que- 
sto lavoro  malgrado  Tangnsto  spazio  voglio  dar  notizia  ai  miei  lettori. 

Esso  contiene  una  accurata  analisi  dei  fatti  i  quali  per  la  parte 
dinamica  del  terremoto  più  o  meno  sono  i  medesimi  riferiti  dal  Santoro. 
Vi  ò  aggiunta  una  carta  geologica  e  topografica  della  contrada  assai 
utile  all'esame  dei  dati.  In  fine  riassume  in  10  proposizioni  gli  ele- 
menti raccolti  dai  quali  deduce  che  il  terremoto  di  Sora  cagionato  pro- 
babilmente da  esplosioni  aeriformi  sotterranee  e  di  nB,tJir&  perimetrico^ 
provenne  dalia  ragione  vulcanica  Latina  piuttosto  che  dalla  Flegrea. 


151 


CORRISPONDENZA 

PEE  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONE  DEI  FENOMENI 


IHotlsIe  4f^  studi  rol  Biillennie  di  l^Kerlio.  (Lettere  1873 
r  1874  del  Prof.  Canonico  Simone  Medichini).  —  6.  Aprile  1873.  - 
Souo  slato  tre  volte  al  Bulicame.  11  primo  giorno  (30  Marzo)  mi 
parve  la  temperatura  delle  acque  essere  a  58^  C;  il  secondo  giorno 
1'  Aprile)  rho  trovata  di  GO^"  C;  il  terzo  di  6V  C.  È  temperatura 
molto  più  bassa  della  data  in  un  opuscolo  stampato  nel  18S4,  in  cui  sì 
asserisce  di  M"*  R.  67^  5  C.  Sarà  forse  vero  ciò  che  ho  sentito  ed  ho 
lettO)  che  cioè  la  temperatura  delie  acque  del  Bulicame  cangia  di  calore? 

Se  il  livello  cangi  è  difficile  verificare,  perchè  apparentemente  può 
rangiare  per  impedimenti  posti  all'uscita  delle  acque  dalla  cosi  detta 
caldara,  o  muro  che  ciiconda  il  cratere.  La  prima  volta  che  andai,, 
trovai  che  le  acque  occupavano  anche  un  piccolo  tratto  a  cui  natural- 
Hieote  non  eran  potute  giungere,  senza  che  o  il  livello  delle  acque  avesse 
^Qsibilmente  cangiato  per  un  momento,  o  il  suolo  momentaneafnente 
si  fosse  abbassato  di  qualche  centimetro.  Nella  seconda  gita  osservai 
che  quelle  acque  arano  asciugate,  cioè  evaporate  o  assorbite  dal  suolo. 
Essendo  accadute  nella  notte  antecedenle  il  30  Marzo  due  scosse  di  ter- 
remoto avvertite  a  Roma,  si  poteva  dubitare  di  un  abbassamento  momen- 
taneo di  suolo:  ma  né  v'è  sufficiente  fondamento  a  crederlo  né  il  segno 
che  ho  stabilito  per  vedere  se  il  livello  muti,  me  ne  ha  dato  indizio. 

Anche  la  quantità  de'  gas  che  si  sviluppano  è  difficile  assai  ad 
eslimare,  se  sia  soggetta  a  cambiamenti.  La  detta  quantità  è  grandis- 
sima. La  massima  parte  esce  colla  polla  di  acqua  :  ivi  però  mi  si  dice, 
àt  l'apparente  bollore  ora  è  più  forte,  ora  meno,  il  che  si  deve  al 
variare  della  forza  con  cui  escono  i  gas.  Entro  la  caldara  sono  inoltre 
molti  spiragli,  e  nella  parte  occupata  dalle  acque,  e  fuori,  dai  quali 
m\\o  altro  gas  esce  con  impeto.  Un  vaso  della  capacità  di  più  di  un 
litro,  pieno  di  acqua  e  messo  capovolto  sopra  uno  di  questi  spiragli 
(di  media  forza)  mi  si  riempì  di  gas  in  5' o  6  secondi.  Chi  potrebbe 
dunque  stimare  quanto  se  ne  sviluppa  nella  sorgente  che  dà  fuori  forse 
no  mezzo  metro  cubo  di  acqua  solforosa  in  un  secondo?  Starò  attento 
al  variare  degli  spiragli  e  alla  forza  con  cui  il  gas  fa  sobbollire  Tacqua. 

^  16  Luglio.  -  La  temperatura  fu  trovata  di  gradi  63  centigr. 
Nella  mattina  del  14  Luglio  «  un  ortolano  che  lavorava  ivi  vicino 
«  ha  narralo,  che  circa  le  4  nnt.  si  era  veduto  con  grande  me- 


152  CORRISPONDENZA 


»  rayiglia  levarsi  dalla  caldaia  o  cratere  per  tre  volle  con  intervallo 
>  di  S  0  6  minuti  primi,  una  colonna  di  denso  fumo,  che  in  alto  for- 
»  mava  poi  una  nube  trasportata  dal  vento  di  Levante  verso  Ponente. 

»  Mentre  poi  il  mio  fratello  Alessandro  slava  facendo  con  altri  le 
»  stie  osservazioni,  ed  erano  le  6  ant.  in  circa,  si  manifestarono  e  se- 
»  guitarono  nella  massa  delle  acque  e  sopia  il  cratere  due  abbondanti 
»  nuove  sorgenti  di  gas.  Anch'io  vidi  la  sera  medesima  che  U  gas  evi- 
»  dentemente  era  maggiore  dell'ordinario.  » 

-—  30  Novembre  1873.  -  Ho  visitato  il  Bulicame  nel  giorno  12 
del  corr.  mese.  Erano  le  4  pom.  allorquando  salii  il  colle  del  piccolo 
vulcano  spento;  il  cielo  (  ra  sereno,  da  NNE  spirava  un  leggero  ven- 
ticello e  la  temperatura  dell'aria  segnava  10^,6  C.  Dal  cratere  innal- 
zavansi  di  contiuiio  cumuli  di  fumo  bianco  cenerognolo,  il  quale,  seb- 
bene nella  qualità  non  presentasse  alcun  che  di  straordinario,  pur  nella 
quantità  sembravami  maggiore  del  solito.  -  Per  chi  lo  ignorasse,  debbo 
avvertire,  che  la  sorgente  acquea  venne  provvidamente  circondata  al- 
rintorno  da  un  muro  deiraltezza  di  circa  un  metro,  perforato  in  basso 
da  alcune  aperture  che  permettono  Tuscita  dell'acqua  per  diverse  bande. 
Nell'estate,  poiché  questa  viene  condotta  ad  irrigare  gii  orti  ed  a  ma- 
cerare le  canapi,  si  ha  molta  cura^di  facilitarle  il  corso;  ed  i  rigagnoli 
che  a  guisa  di  raggi  si  dipartono  dal  Bulicame,  si  tengono  netti  il  me- 
glio possibile.  Onde  l'acqua  che  sorge  se  ne  va  tosto  per  le  aperte  sue 
vie  e  cosi  permette  che  l'esploratore  possa  avanzarsi  tanto  da  potere 
coiraiuto  di  una  semplice  canna  immergere  il  termometro  dove  »i  deTe, 
per  misurarne  la  temperatura.  Non  è  cosi  però  allorché,  non  servendo 
più.  alle  bisogne  nell'avanzar  dell'autunno,  nessuno  si  prende  più  cura 
dei  rigagnoli,  ondeché  l' acqua  ristagna  e  forma  un  laghetto  sopra  le 
sue  sorgenti  limitate  dalla  suddetta  cinta  di  muro.  È  in  questo  stalo 
che  trovai  il  Bulicame  il  giorno  12,  onde  non  mi  venne  dato  immergere 
il  termometro  che  ad  un  6  metri  lungi  dalla  sorgente  principale.  Questo 
mr  segnava  68®  C,  grado  che  quantunque  si  voglia  accrescere  per  com- 
pensare il  calorico  già  perduto,  pure  mi  parve  alquanto  inferiore  a 
quello  riscontrato  altre  volte  qualche  mese  prima.  In  quanto  ai  gas, 
non  voglio  dir  delle  nuove  piccole  sorgenti  sparse  qua  e  là  or  sulle 
sponde  limacciose,  or  sulla  superficie  del  laghetto,  i  quali  gas  presenta- 
vano i  fenomeni  della  ebollizione;  noto  solo  che,  póstomi  in  un  canto  dove 
non  era  che  terra  asciutta,  udii  sotto  i  piedi  un  forte  e  continuato 
soffio  come  di  mantice.  Scavatavi  della  terra  e  formatovi  come  un  pic- 
colo bacino  lo  riempii  d' acqua,  e  questa  spinta  in  allo  ne  riusciva  a 


CORRISPONDENZA  158 


zampilli  come  da  ?ÌYa  sorgente.  Era  il  gas  che,  apertasi  la  yia  lungi 
dal  cratere,  usciva  con  violenza  e  cacciava  Tacqua  che  gli  contendeva 
3  passo.  -  A  quanto  sembra  dunque  in  quel  giorno  si  aveva  inferiore 
temperatura  dell'acqua,  e  maggiore  sprigionamento  di  gas. 

In  altra  visita  fatta  il  S8  corr.  ho  rinvenuto  la  temperatura  del- 
Tacqaa  presso  a  poco  nel  grado  accennato  di  sopra.  I  gas  non  presen- 
tavano alcun  che  di  straordinario. 

—  li  Decembre  1873.  -  Sono  stato  al  Bulicame  il  96  Nqyembre 
ed  oggi.  Fatte  diverse  prove,  anche  prendendo  Tacqua  con  un  vaso  a 
circa  due  metri  dalla  sorgente  principale,  mi  pare  che  la  temperatura 
non  si  sia  più  mossa  dai  68^,5  circa.  La  caldara  adesso  è  tutta  co- 
perta dalle  acque,  perchè  tartarizzatesi  le  bocchette,  T  acqua  non  ha 
più  esito  sufficiente.  Lo  sviluppo  dei  gas  è  copioso  al  solito,  ma  pare 
di  più  perchè  da  per  tutto  è  acqua.  La  temperatura  esterna  par  che 
poco  influisca.  Il  13  Nov.  era  10^3;  il  26  W,  C;  oggi  T  C.  Certo 
è  però  che  in  generale  dalFestate  ad  oggi  la  temperatura  che  era  63® 
[se  ricordo)  adesso  si  può  ritenere  di  circa  89^  o  al  più  60^  C.  L'alga 
credo  che  ora  vada  in  fiore;  è  copiosissima  e  rende  nel  sito  dove  os- 
semmmo  la  temperatura  di  circa  60°  (anico  luogo  quasi  accessibile 
per  mezzo  di  bravi  salti)  e  presenta  dei  filamenti  o  fasci  di  filamenti. 
I  filamenti  sono  dove  quasi  bianchi  e  dove  gialli-verdognoli.  Sarà  forse 
Tepoca  migliore  per  le  osservazioni.  -  Quella  che  ho  nella  boccetta  non 
mi  sembra  alterata;  la  presi  il  86  Novembre. 

—  6  Gennaio  187i.  -  Il  88  Decembre  1873  Tacqua  nella  caldara 
del  Bulicame  era  diminuita  e,  nella  terra  rimasta  al  secco,  ebbi  a  no- 
tare, in  ispecie  verso  Sud,  molte  aperture  più  o  meno  grandi,  d'onde 
era  ascito  dd  gas,  e  d*  onde  ancora  debolmente  ne  usciva  alquanto. 
Ciò  addimostra  che  pochi  giorni  prima,  e  facilmente  quando  si  aveva 
grande  quantità  d'acqua,  si  ebbe  grande  eruzione  del  gas.  Il  i  Gen- 
naio 1874  ritornai,  e  vidi  che  Tacqua  era  alquanto  aumentata  di  nuovo 
ed  il  laghetto  si  era  esteso  verso  il  Nord.  Le  aperture  restate  al  secco 
non  emettevano  più  gas,  invece  comparvero  alcune  nuove  sorgenti  di 
questo  colà  dove  si  era  avanzata  Tacqua. 

Da  ciò  sembrami  potersi  rilevare  che  (non  essendovi  cambiamenti 
artificiali)  il  terréno  ivi  ha  oscillato  e  variato  di  livello.  -  La  tempe- 
ratura dell'acqua  nella  sorgente  principale  mi  parve  innalzata  alquanto 
il  giorno  8  Gennaio. 

—  4  Marzo  1874.  -  Il  87  Gennaio  1874,  e  il  3  Marzo  scanda- 
gliai anche  la  temperatura  di  certe  sorgenti  di  gas,  fuor  dell'  acqua 


J  54  C0llKISl>0N*DEK5iA 


calda  58°,  e  con  acqua  stantia.  Queste  sorgenti  variabilissinie,  e  anche 
alcuna  Tolta  intermittenti  a  breyi  intervalli  avevano  la  temperatura  il 
27  Gen.  dove  di  16°  C.  e  dove  di  85°  a  mezzo  metro  dall'acqua  calda; 
il  3  Marzo  dove  di  12°  C.  e  dove  di  20°.  Le  accennai  inoltre  un'altra 
\olta  che  mi  pareva  che  qualche  volta  cresceva  Tacqua.  Ho  osservato 
più  volte  che  j'acqua  occupa  molto  maggiore  area:  sospetto  perciò  o 
un  aumento,  non  so  se  periodico,  di  acqua,  o  un  abbassamento  di 
suolo.  Ciò  però  non  si  può  facilmente  verificare,  perchè  basta  un  pic- 
colo intoppo  neiruscita  dell'acqua  per  farne  variare  il  livello.  Seguiterò 
nondimeno  ad  osservare. 

—  9  Novembre  1874.  -  Le  mie  osservazioni  sul  Bulicame,  soq 
poche  e  non  coordinate  in  modo  che  se  ne  possa  finora  cavare  un 
costrutto.  Nondimeno  le  trascrivo  le  osservazioni  fatte  dopo  il  i 
Marzo,  in  cui  le  trasmisi  le  antecedenti.  Bisogna  però  avvertire  che 
la  caldara  del  Bulicame,  ossia  il  tratto  di  terreno  chiuso  da  mu- 
ricciuolo,  entro  cui  avviene  il  sorgere  dell'acqua  calda  e  delle  diverse 
polle  di  gas,  ora  sia  più  inondato,  ora  meno  a  seconda  degli  ostacoli 
che  si  trovano  alle  bocchette  d^uscita.  Ebbene  ho  qualche  ragione  da 
sospettare  che  innalzandosi  ivi  il  livello  dell'acqua  il  gas  non  si  svi- 
luppi più  quasiv  tutto  in  due  o  tre  punti,  ma  oltre  a  questi,  in  moltis- 
sima altri  punti  secondari  coperti  dall'acqua  o  no:  il  che  può  dar  sem- 
bianza fallace  di  maggiore  sviluppo  di  gas,  che  realmente  non  vi  sarebbe. 
Questo  però  è  un  semplice  dubbio  da  chiarire  colle  osservazioni  :  ad 
ogni  modo  non  si  può  negare  che  lo  sviluppo  dei  gas  non  cambi  e 
nella  quantità  e  nella  qualità.  -Un'altra  cosa  è  da  osservare,  cioè  che 
mi  pare  che  dóve  è  maggiore  sviluppo  di  gas,  ivi  diminuisca  la  tem- 
peratura dell'acqua,  o  per  cagione  del  movimento,  o  perchè  il  gas  è 
di  minor  temperatura,  o  piuttosto  freddo.  Dico  freddo,  perchè  dove  è 
sviluppo  di  gas  e  l'acqua  è  stantia,  questa  è  al  disotto  della  tempe- 
ratura dell'aria  qualche  volta  di  diversi  gradi.  Sono  stato  anche  al  Ca- 
gnaccio, luogo  a  circa  i  miglia  a  NO  di  Viterbo,  ed  è  luogo  di  svi- 
luppo immenso  di  gas,  specialmente  in  una  superficie  del  diametro  dì 
un  centinaio  di  metri:  ma  converrebbe  farvi  delle  osservazioni  frequenti, 
il  che  non  m' è  possibile.  Ho  veduto  però  che  di  recente  vi  è  stato 
sviluppo  di  gas  in  luoghi  e  punti  fuor  dell'acqua,  ove  ora  non  v'è. 

—  11  Decembre  1874.  In  questo  giorno  si  è  avnto  grande  svi- 
luppo di  gas  con  molto  puzzo  di  idrogeno  solforato.  L' acqua  alle 
uscite  segnava  57,**  il  che  faceva  arguire  che  alla  sorgente  segnasse 
circa  58." 


CORRISPONDENZiV      *  155 


—  Nel  29  NoYembrc  (1874)  segnava  purimenti  la  stessa  tem- 
peratura, ma  con  sviluppo  di  gas  minore  dell' 11  Decerobre. 

—  ni.  Decembre  poi  la  temperatura  dell'acqua  ài  abbassò  di 
dw  gradi.  Il  gas  era  pur  molto,  ma  non  quanto  il  giorno  11  Decem- 
bre in  cui  si  ebbe  il  massimo. 

Riassumo  in  uno  specchio  le  osservazioni  al  Bulicame,  e  alle  due 
sorgenti  in  contrada  le  Bussete,  o  il  Bagno  della  Regina,  distanti  dal 
Bulicame,  una  circa  un  chilometro,  cioè  quella  meno  calda  e  più  bassa 
di  sorgente,  sita  in  luogo  dove  è  poco  travertino,  Taltra  circa  un  chi- 
lometro e  mezzo,  dove  sono  mine  di  antichi  bagni  e  molto  travertino, 
e  dove  è  anche  una  sorgentina  forse  magnesìaca  della  temperatura  di 
circa  iV  C.  chiusa  entro  antica  camera.  Noti  che  quando  le  bocchette 
della  caldara  sono  aperte  e  bassa  è  Tacqna  e  quasi  tutta  ristretta  al- 
l'apertura del  pozzo  0  cratere,  si  può  mettere  il  termometro  quasi  alla 
sorgente  principale  dell'acqua  e  gas,  come  accade  nelFestate.  quando 
r  acqua  non  può  uscire  che  da  una  bocchetta  immergo  il  termometro 
air  uscita  principale,  ossia  nella  corrente,  o  sugli  orli  della  vasca  :  e 
mi  pare  di  dover  tenere  per  cèrto,  che  tra  sorgente  principale  e  la 
corrente  uscente  v'  è  la  differenza  di  circa  1^  C.  soltanto.  Il  puzzo  è 
del  gas  solfoidrico. 

Specchio  delle  osservazioni  fatte  al  Bulicame 


Otti 

Tempera 

Tamparat. 

Tamp.  dalla 

Tamparatura 

(Mll 

tura 

dalia 

corrairta 

lungi  7  matri 

Quantità  dai  gai 

RMnru. 

estorna 

sorf .  princ. 

airuscita 

dalla  aorg.  principala 

1873 

* 

No7.    13 

10,3  C. 

60,0  C. 

— 

do,d  C» 

Ordinaria 

28 

14,0 

59,5 

— 

58,0 

Idem 

Dee.     4 

7,0 

58,5 

-— 

— i 

Molfo 

28 

10,0 

58,0 

— . 

-^ 

— 

1874 

Gena.   4 

4.0 

60,0 

59,0  C. 

58,0 

Poco 

Febr.    2 

10,0 

59,0 

57,0 

56,5 

— 

22 

8,0 

60,0 

59,0 

58,0 

— « 

27 

10,0 

— 

— 

58,5 

Molto 

Marzo  3 

6,0 

56,0 

54,5 

• 

54,9 
Orlo  Est    Orlo  Sud 

Più  assai 
Gas         Puzzo 

5 

7,0 

57,5 

56,0 

56,0           — 

Molto       Poco 

22 

15,0 

57,5 

57,0 

.  55,0         55,0 

Più         Idem 

29 

16,0 

— 

58,0 

58,0         57,0 

Idem        Idem 

\ 


156  CORBtSPONDBNZA 


Aprile  17  14,5  —  56,5  56,9  56,5  MoltU.  Idem 

24  16,0  —  56,0  —  54,0  Più  Idem 

Mag.     2  15,0  — .  ^,5  57,5          —  Poco  Idem 

20  16,5  —  59,0  58,8  57,0  Mass.  Idem 

Giug.  18  16,5  61,8  60,8  —           —  Poco  Idem 

Lug.      6  21,0  62,0  61,0  61,0  61,0  Pochis.  Idem 

22  16,0  62,0  61,0  —           —  —           — 

Sett.      6  —  62,0  61,0  —           —  ^           — 

18  —  61,2  60,2  —           —  Molto  Molto 

Ottob.  9  —  ^57,4  58,5          —  Idem  Nulla 

31  —  —  66,8  56,8  57,3  Moltis.  Poco 

Noy.      3  —  -.56,8  56,8  56,8  Più  Idem 

8  13,5  —  56»5  57,0  53,6  Poco    Qu.  auUa 

29  --  —  —  ff7,0  57,0  Mediocre      — 

Dee.       1  —  —  ^  55,0  55,0  Molto         — 

11  —  58,0  (?)  —  57,0  57,0  Mass.  Molto 

Osservazioni  alia  Bussate 

Bori,  I.  a  Kil.  I  ia  Vitsrbo     Sorg.  2.  a  »!.  I  \\t 

22  Mano  1874  57,0  C.  63,0  C. 

24  Aprile  53,5  63,0 

8  Nov.  52,0  62,0 

Onnl  e  rettlflclie  Intorno  ol  lerreniotl  del  94  Feb- 
liraio  nelle  Morelle,  9  Oitolire  In  Toorunn  e  RomoKno,  e 
e  Deeembre  nello  Terrò  di  liOToro  (M.  S.  ds  Bossi).  Nella 
corrispondenza  ho  taciuto  le  notizie  dettagliate  del  terremoto  del  Si 
Febbraio ,  perchè  era  mia  intenzione  analizzarlo  in  uno  speciale 
articolo  che  più  Tolte  ho  promesso.  Di  questo  terremoto  che  ebbe 
centro  nelle  Marche  sulle  montagne  e  valli  presso  Camerino ,  i  più 
interessanti  ragguagli  mi  furono  forniti  dai  eh.  Professori  Casali  da 
Camerino,  Casati  da  Aquila,  Bellucci  da  Perugia  e  da  altri.  Ma  il  suc- 
cedersi dei  fenomeni  non  dà  tempo  quasi  ad  analizzarli  separatamente; 
e  da  per  se  medesimi,  essi  si  rischiarano  Ticendevolmenle  col  mol- 
tiplicarsi. Quindi  è  che  col  sopraggiungere  dell'altro  grande  terremoto 
del  7  Ottobre  che  ebbe  centro  a  Marradi  in  Toscana,  e  testé  delV  ultimo 
disastroso  del  6  Decembre  nella  valle  del  I^iri,  spontaneamente  mi  si  ap- 
presta materia  importantissima  ad  una  analisi  complessiva  di  tutti  i  tre 
maggiori  terremoti  dell'anno.  Perciò  divenendo  quest'analisi  un  lavoro 
voluminoso,  debbo  escluderlo  dal  Bullettino  e  rinviarlo  agli  Atti  della 
P.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei.  Riservo  però  al  Bullettino  un  resoconto  bi- 


éORfilSPONDENàlA  157 


blìografico  del  medesimo,  nel  quale  indicherò  brevemente  i  risultali  e 
le  conclusioni.  Non  debbo  però  omettere  nel  Buliettino  alcune  rettiiiche 
e  notizie  intorno  ai  predetti  terremoti. 

Della  scossa  di  Toscana  diedi  le  prime  notizie  nel  passato  fascicolo. 
Innumerevoli  altre  dovrei  ora  aggiungerne,  procuratemi  dalla  cortesia 
del  eh.  P.  Bertelli,  del  Senatore  Scarabelli,  del  Prof.  Tozzoli  e  di  altri, 
e  sopra  tutto  potrei  produrre  una  estesa  nota  ragionativa  del  eh.  P.  Ber- 
telli. Di  tutto  ciò  basti  qui  la  menzione,  rimandandone  la  publicazione 
alla  promessa  memoria.  Rettifico  però  un  errore  sfuggitomi  nella  re- 
dazione delle  prime  notizie,  allorché  per  ridurre  Torà  del  t.  m.  di  Fi- 
renze a  quello  di  Roma,  sottrassi  quattro  minuti  invece  di  aggiungerli, 
come  dovea  fare  stando  a  Firennze  di  4'  49''  all'Ovest  non  all'  Est  di 
Roma.  Fortunatamente  quest'errore  non  colpiva  la  sostanza  del  ragio- 
namento, perchè  avendo  additato  il  centro  del  terremoto  in  Marradì, 
malgrado  l'errore  incorso,  rimaneva  a  questo  luogo  l'ora  più  bassa  fra 
tutte  le  altre  conosciute. 

Quanto  al  terremoto  del  6  Decembre  dovrei  qui  darne  la  prima 
notizia  ai  lettori  del  Buliettino.  Jda  anche  di  questo  troppo  v'è  da  ri- 
ferire per  poter  neppure  tentare  una  scelta  di  notizie.  Nella  relazione 
che  diressi  ai  giornali  il  giorno  seguente  la  scossa,  additai  il  centro 
di  essa  nella  Terra  di  Lavoro,  ed  infatti  dai  dati  fornitimi  dal  eh.  Prof. 
P.  Santoro  di  Alvito,  dal  Sig.  D.  G.  Quandel  du  Monte  Cassino  e  dagli 
ufEci  telegrafici,  ritrovo  che  presso  Àlvito  si  ebbero  i  maggiori  danni 
alle  f  ,iS  t.  m.  di  Roma  e  che  la  scossa  si  propagò  verso  il  Nord  e  Sud 
della  penisola,  giungendo  alle  4,S0  t.  m.  di  R.  a  Roma  ed  a  Napoli.  Per- 
correva adunque  l'onda  sismica  verso  Nord  colla  velocità  di  circa  30  kil. 
al  minuto  primo,  e  verso  Sud  alquanto  più  lentamente.  Importante  os- 
servazione ci  additava  poi  il  Palmieri,  annunciandoci  che  il  sismografo 
vesuviano  avea  presagito  questa  scossa  perchè  erasi  agitato  nei  giorni 
precedenti  e  nello  stesso  ài  6  Decembre;  ma  che  era  poi  rimasto  tran- 
quillo neU'ora  della  scossa,  mentre  invece  avvertivala  il  sismografo  col- 
locato all'Università  di  Napoli.  A  questa  del  Palmieri  corriponde  esat- 
tamente la  inviatami  dal  mio  piccolo  osservatorio  sismico  sotterraneo 
nello  spento  vulcano  laziale  in  Rocca  di  Papa.  Ivi  nel  giorno  5  fu 
straordinarissima  agitazione  microscopica  la  quale  al  mezzoiih  produsse 
oscillazioni  tali  nel  pendolo  lungo  3"^  30  e  che  si  avvicinarono  ad  un 
mill.  Nel  giorno  poi  della  scossa  le  suddette  oscillazioni  si  calmarono 
quasi  del  tutto.  Luminoso  esempio  è  questo  della  solidarietà  dei  vul- 
cani coi  terremoti  che  avvengono  lungi  dai  medesimi. 

FASCICOLO   XI. -XII.  9 


158  C0RllISP0Kt>EK2:A 


Descrizione  del  terremoto  avvenuto  in  Alvito 

e  nei  Comuni  limitrofi  nel  1873 

Relazione  del  Sig.  Prof.  Fotito  Santoro. 

n  terremoto  del  1873,  che  funestò  Alvito  e  sue  adiacenze,  per  le 
sue  spaventeYoli  scosse  e  per  la  sua  darata  ed  effetti,  forma  nn'epoca 
che  fia  ai  posteri  ricordata. 

Dal  di  12  Luglio  al  24  Agosto  1878  si  sono  in  Alvito  contate  106 
scosse  di  terremoto;  delle  quali  7  forti,  16  sensibili,  63  leggere,  20  leg- 
gerissime. Tutte  queste  scosse,  e  parecchie  altre  ancora  forse  inavvertite, 
hanno  prodotto  lesioni  longitudinali  quasi  in  tutti  i  fabbricati,  e  in- 
grandite notevolmente  le  giÀ  esistenti.  La  direzione  di  queste  scosse  si 
può  giudicare  di  essere  stata  sempre  da  ponente  a  levante;  giacché  il 
loro  fragore  si  è  costantemente  avvertito  e  distinto  di  procedere  e  cor 
rere  da  questi  punti  :  oltre  di  che  le  case  più  danneggiate  -  per  una 
nota  legge  di  meccanica  -  sono  state  quelle  poste  appunto  agli  estremi 
di  tal  direzione;  infine  le  vetuste  impalcature  delle  case  poste  nella  di- 
rezione levante-ponente  han  sofferto  in  preferenza.  Queste  ragioni  e  os- 
servazioni fan  senza  dubbio  ritenere,  che  la  direzione  delle  scosse  sia 
stata  appunto  da  ponente  a  levante.  Durante  tali  scuotimenti  si  è  av- 
vertito un  gran  numero  di  rombi,  i  quali  sono  stati  più  sensibili  nelle 
notti  del  12  al  13,  23  al  24,  e  80  al  81  Luglio.  Questi  rombi,  per  quanto 
è  potuto  avvertirsi,  anzi  che  precedere  han  seguito  alle  forti  scosse.  Solo 
negli  ultimi  quattro  giorni  le  scosse  di  terremoto,  benché  leggerissime, 
sono  state  precedute  da  rombi  con  forte  detonazione  sotterranea.  È  mala- 
gevole giudicare  della  direzione  di  tai  rombi,  i  quali  si  sono  quasi  sempre 
avvertiti  come  fragori  di  sotterranee  detonazioni,  che  dalle  viscere  della 
terra  son  giunti  in  un  baleno,  quasi  in  linea  retta,  fin  sotto  i  nostri 
piedi  senza  piegare  mai,  per  quanto  é  sembrato,  a  nessun  lato. 

I  paesi  nei  quali  le  scosse  di  terremoto  si  sono  estese,  sono  Atìna, 
Ficinisco,  Settefrati,  S.  Donato  e  Alvito,  che  formano  un  semicerchio 
chiuso  a  levante  da  una  diramazione  degli  appennini.  Gasalatico,  Cafial' 
Vieri,  S.  Padre,  Fontechiari,  Posta  e  Yicalvi,  che  giacciono  neiraltro  se- 
micerchio a  ponente,  le  hanno  più  lievemente  risentite.  Anche  in  Sora, 
Arpino,  Isola,  Arce  e  S.  Gio.  Incarico,  che  giacciono  verso  l'ovest,  lungo 
la  Valle  del  Liri,  si  sono  avvertite  forti  scosse;  come  pure  nei  Comuni 
della  Valle  di  Boveto,  che  da  Sora  conduce  ad  Avezzano. 

Prima  di  manifestarsi  il  periodo  sismico  nella  contrada  di  Alvito^ 


60B&ISP0NDSNZA  159 


non  si  avTerti  nessan  fenomeno  precursore,  avendo  la  prima  scossa,  avve- 
nata  alle  ore  7  ant.  del  giorno  12  Lnglio ,  sorpresi  tntti  pienamente 
all'impensata.  In  proseguo  però  quasi  tutte  le  scosse  più  sensibili  furono 
per  qualche  istante  precedute  dagli  urli  dei  cani,  dai  miagoli  dei  gatti, 
dai  nitriti  dei  cayalli  che  scalpitavano,  dalle  grida  del  genere  galli- 
naceo. Fra  gli  uomini  si  sono  osservati  i  sordo-muti  che,  qualche  mo- 
mento prima,  si  son  messi  a  urlare  e  turarsi  per  spavento  le  orecchie. 
Le  donne  incinte  anche  presentivano  il  terremoto,  avvertendo  nell'utero 
nn  rivolgimento  quasi  convulsivo  del  portato;  nulla  però  di  sinistro  è 
loro  mai  sopraggiunto.  Nelle  valli  le  scosse  erano  di  molto  precedute 
da  vaghe,  cupe  e  interrotte  detonazioni  a  guisa  di  rombi  :  in  Alvito  si 
accedeva  ad  udirle,  specialmente  di  notte,  ad  una  valle  verso  ponente; 
e  quando  non  vi  si  avvertiva  alcuna  detonazione,  era  segno  che  il  resto 
della  notte,  e  anche  il  di  seguente,  sarebbero  corsi  tranquilli;  il  che  si 
Terificò  costantemente.  In  fine  nei  giorni  in  cui  le  scosse  furono  più 
frequenti,  da  molti  erasi  acquistata  la  facoltà  di  pronunziarle  o  presen- 
tirle, avvertendo,  oltre  ad  un  istantaneo  mutamento  di  ambiente,  un  certo 
fluido  elettrico  communicarsi  per  i  piedi  e  invadere  sino  al  basso  ventre. 
Yl  è  stato  pure  chi  perdeva  per  pochi  istanti  l'udito.  Appena  però  se- 
gvita  la  scossa,  da  coloro  che  avevanla  presagita,  si  provava  una  stra^ 
ordinaria  lassezza,  specialmente  nelle  giunture,  neir  istessa  guisa  che 
aniene  a  colui  che  ha  ricevuto  una  scossa  elettrica  della  pila  di  Volta. 
Ai  fenomeni  precursori  sono  da  aggiungere  quelli  che  hanno  tenuto 
dietro  alle  scosse  di  terremoto.  Dopo  la  prima  scossa  del  12  Luglio,  le 
acque  del  Fibreno,  distanti  pochi  chilometri  da  Alvito,  si  videro  nel 
lasso  di  pochi  secondi  intorbidare,  e  secondo  una  relazione  da  Sora,  pu- 
blicata  nel  N.^  221  deir  Opinione,  in  diversi  punti  innalzando  spaven- 
tosamente Talveo,  strariparono  e  allagarono  i  circostanti  terreni.  Un  pozzo 
si  trovò  disseccato  e  a  capo  di  circa  un'ora  si  vide  riempirsi  come  per 
incanto.  Un  podagroso,  sgomentato  dalla  prima  scossa,  saltò  di  letto, 
messosi  a  fuggire  non  ha  più  avvertiti  i  dolori  podagrici  da  cui  era 
afflitto.  Alcune  donne,  ed  anche  uomini,  che  prima  pativano  del  mal 
dei  nervi  e  che  spesso  eran  prese  da  convulsioni,  migliorarono  notevol- 
mente. Gli  apopletici  per  converso  niun  vantaggio  risentirono  dai  detti 
fenomeni  tellurici  :  però  uno  di  essi,  cui  è  in  tutto  paralizzato  un  brac- 
cio, appena  avvenuta  la  prima  scossa,  fu  preso  da  tal  panico  che  subito 
die'  di  piglio  ad  un  suo  bambino,  che  baloccavasi  sul  letto,  e  se  lo 
strinse  al  seno  col  braccio  appunto  paralizzato;  ma  indi  ricadde  nella 
primitiva  inerzia.  Un  breve  vento  è  quasi  sempre  succeduto  alle  scosse 


160  COR&ISPOKDSXZA 


di  terremoto;  e  nelle  ore  pomeridiane  dei  giorni  12,  18,  25  e  30  Luglio 
al  vento  si  aggiunse  acqua,  grandine  e  forti  scariche  elettriche.  Vi  è 
stata  sempre  una  notevole  depressione  barometrica ,  che  in  alcuni  siti 
pervenne  a  segnare  sin  sotto  tempesta.  Nel  luogo  detto  Gaidarelle  fra 
le  montagne  di  Alvito  e  S.  Donato  sonvi  delle  voragini  anguste  e  pro- 
fondissime, d*  onde,  secondo  si  ò  da  taluni  riferito,  si  vide  nei  tremiti 
più  sensibili  del  suolo  una  eruzione  quasi  violenta  di  grosso  polverio. 
Finalmente  fra  1  fenomeni  che  han  destata  Tattenzione  di  molti,  ò  da 
annoverarsi  il  seguente  :  nelle  notti  del  19  e  20  Luglio  si  son  viste 
lunghe  strisce  di  luce  fosforescente  balenare  e  serpeggiare  sulle  creste 
delle  montagne  di  Casalatico  e  S.  Donato  ;  e  nella  notte  del  20  si  è 
anche  osservato  un  aerolito  solcare  il  cielo,  sostare  un  istante  a  breye 
distanza  dalla  terra,  e  poi  sparire  nella  direzione  di  S.  Donato  che  è  a 
levante  di  Alvito. 

La  natura  geologica  della  contrada  di  Alvito,  che  sembra  di  essere 
stata  il  centro  del  movimento,  giusta  una  corrispondenza  del  chiarissimo 
Prof.  Giustianiano  Nicolucci,  publicata  nel  giornale  VOsserveUore  Bo- 
mano  ò  appeumina  e  subappennina;  e  benché  non  abbia  tracce  di  vul- 
cani atmosferici,  pure  al  disotto  dei  terreni  subappennini  sonvi  depositi 
di  vulcani  sottomarini  sparsi  in  quasi  tutta  la  regione.  -  Il  territorio 
di  forma  quasi  circolare,  del  diametro  di  circa  20  chilometri,  ai  cai 
estremi  sono  Alvito  e  Atina,  ò  un'ampia  valle  circondata,  come  innanzi 
si  ò  detto,  dalle  diramazioni  degli  Appennini  e  solcata  da  moltissimi 
torrenti,  che  scaricano  le  loro  piene  lungo  il  corso  della  Melfi  e  del 
Fibreno,  che  scaturiscono  Tuno  sulla  montagna  Canneto,  e  1*  altro  dal 
lago  di  Posta.  Nella  regione  montuosa  abbondano  miniere  di  limonite 
(ferro  ossidato  idrato)  che  T  Ingegnere  Gaetano  Tenore  in  un  Breve 
Ragguaglio  di  peregrinazioni  geognostiche  su  le  montagne  di  Alvito^ 
publicato  nei  fascicoli  GXIII  e  GXIY  degli  annali  civili  del  regno  delle 
Due  Sicilie,  ha  distinte  nelle  varietà  di  ematite  bruna  manganesifera 
0  limonite  di  montagna,  di  limonite  stratificata  in  roccia^  di  Umonite 
stratificata  ooUtica  e  di  limonite  pisi  forme  o  ferro  di  alluvione.  Siffatte 
varietà  di  limonite  si  sono  qui  notate  non  pure  per  rilevare  la  natura 
geologica  di  queste  contrade,  ma  ancora  per  gli  immensi  vantaggi  che 
potrebbero  arrecare  all'industria  siderotecnica,  per  cui  dal  cessato  go- 
verno si  fondò  in  Atina  uno  stabilimento  metallurgico.  Secondo  il  men- 
tovato Signor  Tenore,  si  rinvengono  ancora  in  questa  contrada  dei  ciottoli 
di  dolomite  cristallina,  un'arenaria  compatta  gicUliccia,  e  una  marna 
calcarea  che  somiglia  molto  a  quella  calcarea  idraulica,  infine  i  fossili 


COBBISPONDSNZA  161 


pertinenti  ai  generi  nerineo^  ippurite  e  sferuUte  della  classe  dei  pesd. 
n  chiarissimo  0.  6.  Costa  ha  descrìtto  nella  sna  Paleontologia  del  Re- 
gno di  Napoli,  pnblicata  nel  1848>  alcnni  fossili  rinvenuti  appanto  in 
queste  contrade.  -  Inoltre  yeggonsi  in  qneste  contrade  diverse  sorgenti 
di  acque  minerali,  solfuree  e  ferrate.  In  diversi  punti  del  territorio  di 
Alvito  hanvi  molti  avvallamenti  di  forma  circolare,  simili  ad  un  imbuto 
e  dell'aspetto  di  un  cratere,  profondissimi  e  di  un  diametro  non  breve, 
fra  cui  si  distinguono  "Fossa  Matura,  Fossa  Lisa  e  Fossa  Livora;  e 
nelle  adiacenze  di  tali  avvallamenti  veggonsi  quasi  per  contrapposto  dei 
monticelli  di  forma  conica  e  a  dossi  rotondati,  che  costano  dì  conglo- 
merazioni calcaree  e  argillose,  e  confprendono  estesi  giacimenti  di  mine- 
rali ferriferi^ Finalmente,  frale  osservazioni  geologiche,  non  voglio  omet- 
tere di  notare  come,  son  pochi  anni,  nel  luogo  detto  Pozzo  del  Cacio  videsi 
una  annosa  pianta  di  noce  sparire  in  breve  tempo  fra  le  screpolature  del 
terreno  e  sorgere  invece  un  breve  laghetto.  -  Quali  sieno  le  relazioni  che 
qneste  notizie  potranno  avere  con  le  forze  del  vulcanismo,  che  per  oltre 
nn  mese  si  sono  spaventosamente  manifestate  in  queste  contrade,  lascio 
interamente  a  coloro  che  s(m  versati  in  queste  discipline. 

Di  nessun  altro  terremoto,  che  ha  si  lungamente  funestato  queste 
ixintrade  si  ha  memoria,  tranne  di  quello  detto  di  S.  Anna,  avvenuto 
nel  1805,  che  cominciato  il  di  26  Luglio  durò  circa  un  mese.  Narra  il 
Cay.  Francesco  Del  Giudico  in  un  Ragguaglio  dei  principali  fenomeni 
naturali  avvenuti  nel  reame  delle  Due  Sicilie. (Annali  civili  1858)  che 
il  centro  di  questo  terremoto  fu  Prosinone  e  che  si  estese  con  grande 
impeto  per  una  superficie  di  600  miglia  quadrate  :  le  città  sconvolte 
farono  61  e  i  morti  circa  6000  sopra  40,000  abitanti.  Evvi  ancora  tra- 
diidone  che  la  città  di  S.  Urbano  sita  nel  luogo  detto  Collelacivita  fosse 
Terso  il  X  secolo  distrutta  e  adeguata  al  suolo  parte  dai  barbari  e  parte 
dal  terremoto,  e  che  i  superstiti  si  edificassero  un  ricovero  sul  dorso  del 
Ticmo  monte  Olivete,  ove- oggi  giace  Alvito.  La  cronaca  Atinese  fa  men- 
zione di  questa  catastrofe.  Negli  altri  anni  si  è  di  rado  avvertita  qualche 
leggerissima  ondulazione  di  suolo.  -  L'urto  però  che  questa  volta  han 
ricevuto  tutti  i  fabbricati  ò  stato  fortissimo.  Molti,  ad  evitare  maggiori 
pericoli,  si  son  dovuti  puntellare,  e  qualcuno  anche  diroccare;  tutte  le 
chiese  sono  state  chiuse  e  i  sacri  riti  si  son  celebrati  all'aperto;  il  Gin* 
nasio  municipale  di  Alvito,  il  Seminario  di  Sora  e  il  Collegio  Tulliano 
di  Arpino  si  sono  eziandio  chiusi;  infine  tutti  gli  abitanti  sono  stati  più 
giorni  attendati  fuori  l'abitato,  attoniti  e  perplessi  di  rivedere  i  propri 
focolari.  Nessun  disastro  di  persona  si  ha  a  deplorare;  però  rinterra- 


162  CORfiIBPOin)ENZA 


zione  d*ogni  pnblico  commercio  o  negozio,  e  sopratatto  la  necessità  di 
risarcir  tosto  i  danni  sofferti,  faranno  per  molto  tempo  nsentìr  gli  effetti 
di  tanta  pnblica  sdagnra. 

Dorante  Tepoca  del  terremoto,  che  innanzi  si  6  descritto,  l'illastre 
Prof.  Palmieri  spediya  quotidianamente  con  telegramma  le  indicazioni 
del  sismografo  yesnviano.  Una  profonda  ricoposcenza  quindi  e  una  yera 
gratitudine  si  deve  a  si  esimio  cultore  deU»  scienze  fisiche,  giacché  nella 
costernazione  e  nello  spavento  in  cui  tutti  yersavano,  solo  si  lìponsTa 
fiducia  dei  suoi  oracoli  che  sempre  han  risposto  al  yero.  -  La  stessa  rico- 
noscenza e  gratitudine  si  deye  alle  autorità  della  Provincia  e  del  Circon- 
dario, che  si  recarono  personalmente  nei  Comuni  colpiti  dalla  sventura, 
ove  con  i  sussidi  ottenuti  dal  governo,  dalla  Provincia  e  dalla  carità 
privata,  a  favore  sopratutto  dei  più  bisognosi,  hanno  alleviato  gli  in- 
calcolabili danni  patiti. 

Alvito  28  Agogto  1873. 

POTITO  SaNTOBO 

Notizie  compendiate  di  terremoti  disposte  in  gruppi  topografici 
di  Agosto,  Settembre,  Ottobre  e  Novembre  1874 

Veneto  -  Agosto^  Settembre^  Ottóbre  e  Novembre.  -  Ninna  notizia. 

liombardla  -  Agosto^  Settembre,  Ottóbre  e  Novembre  -  Ninna 
notizia. 

Pleiiionte.  (Da  corrispond.  Bsrtelu,  p.  Denza  e  GHomall) 
Agosto j  9.  Collie,  9,18  a.  due  sensibili  scosse  sussultorie,  2  p.  altra 
sussultoria.  -  Settembre,  20-21  Stelvio,  notte,  leggera  scossa.  -  Ottóbre, 
7,  Moncalieri,  dalle  3  alle  9  magnetometro  agitato  verticalmente.  - 
16,  Moncalieri,  circa  le  6  p.  leggerissima  scossa.  -  18,  Moncalieri, 
6  ant.  oscillazione  verticale  nel  declinometro.  -  20,  Moncalieri,  9  a.  e 
3  p.  oscillazioni  verticali  al  declinometro.  -  20-21,  Stelvio,  debole  scossa.  - 
29,  Sacra  s.  Michele  e  Casteldelfino,  4,30  a.  scossa  sensibile;  Crìssolo, 
4,15  a.  circa  scossa  in  tre  movimenti;  Pinerolo  e  Saluzzo,  4,20  a.  sen- 
sibile scossa:  la  stessa  scossa  fu  avvertita  nelle  due  valli  del  Po  e  della 
Yaraita;  si  estese  anche  nella  valle  del  Pollice  e  della  Dora  Riparia.  - 
Novembre,  ninna  notizia. 

d^efioTesAto  e  Riviera  Ii1|:ure.  (Da  corrispond,  Bebtelli.) 
Agosto,  18  Bagnone,  3  a.  scossa  sensibile  ondulatoria  preceduta  da 
rombo.  -  Settembre,  Ottobre  e  Novembre,  ninna  notizia. 

Bmllln  e  Ronum^nn.  (Da  corrisp,  Bertelli  da  lett  Tozzoli 


CORRISPONDENZA  163 


enoHne  della  Bireeione).  Agosto,  10,  Bologaa,  6  p.  leggerissima  scossa.  - 
II,  Bologna,  1,48  p.  leggerissima  scossa.  -  15,  Bologna,  nei  pomerig- 
^0,  scossa  leggerissima,  istantanea,  forse  snssnltoria;  1,37  p.  •  8,41  p. 
grandissima  agitazione  isosismometrica,  col  massimo  alle  7,57  p,;  9,40*43'' 
al  Trebbo  forte  romba,  che  ripetè  dopo  2'  con  più  forza  e  d  arata  mag- 
giore. -  18,  Bologna  6,48  p.  circa,  leggerissima  scossa;  9,15  p.  altra 
legfgerissima.  -  19,  Bologna,  5,29  p.  e  6,12  p.  leggerissime  scosse  forse 
sassnltorie.  -  20,  Bologna,  7  a.  leggerissima  scossa  ondulatoria. ,-  Set- 
tembre^ 10,  Bologna,  6,15  a.  leggerissima  scossa.  -  21,  Bologna,  10,50'  a. 
leggerissima  scossa.  -  24,  Bologna,  6  a.  e  8,8Ò  p.  scosse  leggere.  -  30, 
Bologna,  1,37  p.  leggera  scossa.  -  Ottobre  7,  fra  le  4,45  e  le  5  p. 
(lasciando  ai  quadri  sinottici  la  indicazione  più  precisa,  delle  ore  per 
i  singoli  luoghi)  forte  scossa  a  Fusignano  presso  Palazzolo;  a  Gaggio 
del  Piano  fortissima  e  forte  a  Castel  del  Rio,  fortissima  a  Valmaggiore, 
leggera  a  Cesena;  Beggio  d'Emilia  e  paesi  vicini,  debole;  Villetta,  for- 
tissima; Tossignano,  fortissima;  Campiglio  e  Tignola,  debole;  Porretta, 
leggera;  Lugo,  sussultoria;  Bologna,  due  scosse;  Bertinoro,  leggera; 
faenza  scossa;  Imola  due  scosse;  Modena,  tre  scosse;  Portico,  leggera; 
Tossignano,  6,6'  p.  maggifre  dell'antecedente,  e  6,28  p.  due  scosse 
aacbe  più  forti;  Imola,  6,44  p.  scossa;  Portico  6,44  circa  p.  mediocre 
scossa;  Tossignano  8,49  p.  scossa  e  9,19',  9,32'  e  9,34'  altre  scosse, 
poco  dopo  altra;  Tossignano  11,45  p.  scossa;  Imola  12  p.  circa,  piccola 
seossa.  -  8,  Tossignano,  0,30  a.  forte  scossa,  0,45'  a.  leggera,  3,50  a. 
sQoesa,  3,69  a.  fortìssimay  4,14  scossa,  oltre  Tossignano,  anche  Portico, 
Imola  e  Forlì;  4,29,  4,42  e  5,10  a.  altre  scosse  a  Tossignano;  Tossi- 
guano,  5,24  a.  7,18  a.  e  12,10  p.  scosse;  17  al  18,  Loiano,  notte,  debole 
scossa;  18,  Val  Maggiore,  scossa.  -  Imola,  all'Aye  Maria  del  giorno,  non 
lieve  scossa.  -  Tossigniano,  4,30  a.  scossa.  -  18  al  19  Palazzolo,  notte, 
forte  scossa.  -  21  al  22,  Tossignano,  scossa.  -  26,  Ferrara,  2,58  a.  forte 
scossa.  -  Novembre^  5,  Tossignano,  4  a.  scossa.  -  10,  Tossignano,  7  a. 
scossa.  -  14,  Tossignano,  1,50  a.  circa,  forte  scossa,  2  a.  circa,  altra 
leggera.  -  18,  Ascoli,  5'  a.  forte  scossa  con  rombo. 

TofMona.  {Da  corrisp.  Bertelli  è  GHomaìi).  Agosto  e  Settem- 
Ire^  ninna  notizia.  -  Ottobre^  7,  tra  le  4,35  e  le  5  p,  (lasciando  ai  quadri 
ànottìci  la  indicazione  più  precisa  delle  ore  per  i  singoli  luoghi)  for- 
^ima  scossa  a  Firenzuola,  Yicchio  e  San  Sepolcro  in  Muggello;  forte 
aHonta  in  Muggello,  alla  suddetta  ora,  alle  6  p.  altra  molto  forte; 
^n  le  4,45  e  le  5  p.  Prato  e  paesi  ricini  verso  Pistoia,  Ferruccio  ed 
altri  paesi  tra  Prato  e  Pistoia,  leggera  scossa;  Marradi,  rovinosa  scossa; 


164  GOBBISPONDENZA 


Modìgliana,  molto  forte;  Empoli,  leggera;  Forlì,  leggera;  Scarperìa,  tre 
scosse;  Bignano,  leggera;  Firenze,  leggera;  Alvemia,  leggera;  Firenze, 
5,38'  p.  oscillazione  distinta  nel  tromometro  Bertelli;  Bontà,  6  p.  circa, 
fortissima  scossa;  Marradi,  6  p.  circa,  rovinosa  scossa.  -  Firenze,  6,40  p. 
sassnltoria  e  ondulatoria  N-S;  Marradi,  7  circa  p.  scossa;  Modigliana, 

7.  circa  p.  leggera  preceduta  da  rombo;  Bontà,  nella  notte  tra  il  7  e 
r  8  e  nel  giorno  8  parecchie  leggere  scosse.  -  8,  Marradi,  3,10,  circa  a. 
e  4,10  a,  scosse;  Scarperia,  sul  far  del  giorno,  forte  scossa.  -  18,  Mug- 
gello,  tra  le  4  e  le  5  a.  forte  scossa;  Bontà,  4,40  a.  scossa  piuttosto  forte.  - 
18  al  19,  Marradi,  notte,  forte  scossa.  *  NavembrCy  14,  Bontà,  2  a.  forte 
scossa;  6,30  a.  più  leggera. 

Marelie  ed  Umbria.  (Da  hftt  Gasali,  Gahpbllo  Dx  Bosis  e 
noHgie  della  Dir,).  Agosto^  ninna  notizia.  -  Settembre^  11,  Ferentilloe 
Abbazia  di  s.  Pietro,  9  a.  mediocre  scossa;  Macereto,  9  circa  a.  forte 
scossa;.  Visse,  9,04  a.  mediocre  scossa;  Camerino,  9,20*  a.  debole  scossa; 
Mucda  ed  altri  paesi  tra  Camerino  e  Yisso,  mediocre  scossa.  -  24,  Trevi, 
9,30  p.  circa  tre  sensibili  scosse;  Temi,  9,30  p.  circa,  tre  leggere  scosse.  • 
25,  Yisso  e  Macereto,  4,15  circa  a.  leggera  scossa  con  rombo  -  27,  Terni, 
6  a.  forte  scossa;  6,30  e  7  a.  altre  scosse  qiinorì;  Norcia,  4.  p.  fortis* 
sima  romba.  -  Ottobre^  7,  Pergola,  'Cagli,  bra  le  4,45  e  le  5  p.  senza 
indicazione  precisa,  debole  scossa.  -  Novembrey  18,  Gampello,  0,20  a. 
leggera  scossa  ma  lunga.  -  26,  Ancona,  8,40  p.  molti  essicurano  arer 
avvertito  una  scossa  sensibile,  il  sismografo  non  Tha  segnata. 

Provlnele  Romaue  e  Terra  di  liavoro.  {Da  leti,  (talli, 
Layagqi  e  notizie  détta  Direzione),  Agosto^  2,  Palazzolo  (Albano),  2  a. 
leggera  scossa  ondulatoria.  -  4,  Frascati,  traccia  nel  sismografo  osser- 
vato al  mezzodì.  -  5,  Frascati,  altra  traccia  nel  sismografo  osserrato 
al  mezzodì.  -  7,  Bocca  di  Papa,  nel  pomeri^o  leggerissima  scossa.  - 

8,  Bocca  di  Papa,  12,15  p.  grande  detonazione  sentita  da  sotterra.  • 
14-15,  Monte  Cavo,  notte,  leggera  scossa.  *  18,  Frascati,  traccia  al 
sismografo  osservato  al  mezzodì.  -  26,  Telletri,  5,56  p.  mediocre  scossa 
con  rombo.  -  Settembre^  2,  Bocca  di  Papa,  5  a,  leggera  scossa  (coin- 
cide colla  scossa  avvenuta  a  Biposto  suir  Etna).  -  8,  Bocca  di  Papa, 
e  Monte  Cavo,  dairi  alle  2  a.  leggerissima  scossa.  -  11,  Bocca  di 
Papa,  9  a.  grande  oscillazione  del  pendolo  sismografico  (coincide  esat- 
tamente colla  scossa  di  Ferentillo,  Yisso  ed  altri  luoghi  vicini).  - 15, 
Frascati,  traccia  al  ^  sismografo  osservato  al  mezzodì.  -  25 ,  Bocca  di 
Papa,  Il  a.  leggerissima  scossa  e  piccola  traccia  al  sismografo  osser- 
vato alle  2,15  p.  -  Ottobre^  2,  Bocca  di  Papa,  8  p.  tremito;  Canterano, 


C0&RISP0KBIIN2Ì   '  165 


2  p.  circa  leggera  scossa.  -  4,  Bocca  di  Papa,  9,15  a.  visibile  e  forte 
dgcillazione  al  sismometro,  e  piccola  traccia  al  sismografo  a  sabbia.  - 
6,  Yelletri,  traccia  nel  sismografo  osservato  alla  6  a.;  fra  le  3  e  le 
4  p.  scossa-  -  8,  Velletri,  verso  le  5  a.  due  scosse  -  circa  T  8  o  il  9, 
Monte-Cassino,  leggere  scosse.  -  9,  Frascati,  traccia  al  sismografo  osser- 
vato al  mezzodì.  -  12,  Boma,  leggerissima  scossa.  -  IS,  Yelletrì,  traccia 
al  sismografo  osservato  alle  7,30  p.  -  14  al  15,  mezzanotte  circa,  Fra- 
scati, leggera  scossa.  -  18,  Bocca  di  Papa,  circa  le  6,45  p.  leggerissima 
scossa.  -  20,  Yelletrì,  sera,  traccia  nel  sismografo.  -  23,  Bocca  di  Papa 
tra  le  9  e  le  10  a.  leggerissima  scossa.  -  Yelletrì,  tra  le  5,30  e  le  6,30  p. 
molte  leggere  oscillazioni  -  25,  Bocca  Massima,  2  circa  a.  forte  scossa 
sussnltorìa.  -  26,  Bocca  di  Papa,  traccia  nel  sismografo  osservato  alla 
mattina.  -  Novembre^  13,  Yelletri,  6  a.  traccia  al  sismografo  osservato 
alle  6  a.  ed  altra  traccia  osservata  alle  2,  45  p.  -  14,  Y^etri,  8,50  a. 
leggera  scossa;  tra  le  11,15  e  le  11,30  a.  due  o  tre  scosse  sassnltorie.  - 
Ifi,  Velletri,  tra  le  5,  40  p.  e  le  6,30  p.  sensibili  tremiti.  -  20,  Yel- 
l«tri,  1,46  p.  leggera  scossa. 

Abbrnsxl.  Agosto^  Settembre^  Ottóbre  e  Novembre^  ninna  notizia. 

CampaKna  Fellee.  Paglie  e  ProTlncle  limitrofe.  (Da 
tmisp,  Bertelli,  da  Utt.  Iìuandel,  Decina  e  notigk  della  Direzione). 
Agosto,  13,  Marsico  Nuovo,  1  a.  mediocre  scossa;  2  a.  altra  leggera.  • 
Settmbrey  10,  Potenza  7,30  circa  p.  due  scosse,  la  prima  debole,  la 
seconda  sensibile;  Marsico  Nuovo],  8  p.  forte  scossa,  poco  dopo  altra 
molto  forte.  -  Ottobrej  4-8  Yesuvio,  sismografo  leggermente  inquieto.  - 
9;  Vesuvio,  11,30  a.  scossa.  -  10,  Yesuvio,  6,50  a.  leggera  scossa  sus^ 
snltorìa.  -  22,  Yesuvio,  3  p.  e  9,80  p,  scossa  sussultoria.  -  23,  Yesu- 
vio, 0,15  a.  e  3.  a.  scosse,  2,10  p.  scossa  sussultoria.  -  fine  d'Ottobre, 
San  Pietroinfine,  due  leggere  scosse.  -  Novembrey  8,  San  Pietroinfine, 
r«rso  le  9  a.  leggera  scossa;  Cassino,  Monte-Cassino  e  paesi  circostanti, 
rerso  le  6,30  p.  mediocre  scossa,  che  replicò  5'  dopo,  molto  leggermente; 
Honte-Cassino,  11  circa  p.  leggera  scossa.  -  9,  Monte  Cassino,  4,35  e 
^15  a.  forte  scossa.  -  20,  San  Pietroinfine,  12,30  circa  p.  forte  scossa, 
e  dopo  5'  altra  leggera.  -  21,  San  Pietroinfine,  7,30  circa  a.  mediocre 
scossa.  -  25,  San  Pietroinfine  ultimo  giorno  in  questo  mese  in  cui  si 
sono  sentite  delle  scosse. 

Calabria,  ISIellla  e  Malta.  (  Da  lett.  Silvestri,  Conti,  da 
^uiUtt  metearol.  e  giornali).  Agosto,  27,  Cosenza,  2,35  p.  leggeris- 
sima scossa.  -  29,  da  Giarre  a  Biposto ,  Mascali ,  Annunziata ,  Piedi- 
iQonie,  Calatabiano,  Linguaglossa,  Castiglione,  Francavilla,  Molo,  Mal- 


166  C0BfttSP0KDSK2À 


V9gna,  Bandazzo,  Maletto,  Bronte  ed  altri  villaggi,  per  un  vasto  semi- 
cerchio  di  circa  80  chilometri,  4  ant.  rombo  sotterranee  precedenti  due 
scosse  molto  forti  con  squarciamento  del  suolo,  che  produsse  una  lunga 
fenditura  longitudinale.  Etna  dalle  4  alle  11  ani  eruzione,  che  andò 
scemando  nel  seguito  del  giorno  29-30.  Messina,  notte,  parecchie  scosse.  - 
30,  dalle  11  in  poi,  nelle  suddette  contrade,  agitazione  continua  del 
suolo,  con  forti  scosse.  -  Etna,  proseguono  i  fenomeni  eruttivi,  30-31 
Messina,  notte,  parecchie  scosse.  -  31,  £andazzo  ed  altri  villaggi,  scosse 
sempre  più  forti;  Etna,  proseguono  i  fenomeni  eruttivi;  Vesuvio  e  Strom- 
boli, sviluppo  non  ordinario  di  densi  vapori.  -  31  Agosto  al  1  Settembre, 
Messina,  notte,  parecchie  leggerissime  scosse.  -  Settembrej  1,  Bandazzo 
ed  altri  villaggi,  moltissime  forti  scosse  ;  Etna,  continua  V  eruzione.  - 
2,  Randazzo,  scosse  un  poco  più  rare,  ma  violente;  Messina,  poco  dopo 
Talba,  leggera  scossa  con  rombo;  Biposto,  5,15  a.  forte  scossa;  Siracusa, 
6  a.  leggera  scossa;  Etna,  segue  l'eruzione  con  forti  terremoti.  -  3,  Etna, 
Teruzione  continua,  producendo  forti  scosse  di  terremoto;  Bandazzo,  fie- 
quenti  scosse  leggere;  Castiglione,  FrancavìUa,  Moio  ed  altri  punti,  sen- 
sibili scosse;  Messina,  scosse  frequenti  e  qualcuna  forte;  Bandazzo,  sera, 
forte  scossa.  -  4,  Etna,  seguono  i  fenomeni  eruttivi;  Bandazzo,  terremoti 
più  rari;  alle  11  a.  forte  scossa.  -  5,  ^tna,  i  fenomeni  eruttivi  non  si 
presentano  imponenti;  Catania,  terremoti  frequenti;  Bandazzo,  2  p.  dop- 
pia forte  scossa.  -  6,  Bronte,  nel  territorio  abbassamento  di  terreno; 
scosse  continue*  Siracusa,  10  p.  leggera  scossa.  -  8,  Etna,  eruzione  ces- 
sata, continuano  i  terremoti  con  periodico  aumento  nella  notte.  -  9-15, 

Etna,  i  terremoti  sono  andati  sempre  scemando.  -  16,  Etna,  eruzione  e 
terremoti  del  tutto  finiti.  -  24,  Cosenza,  1  a.  leggera  scossa  ondulato- 
ria. *  26,  Etna,  rombi  e  fumo;  Bandazzo,  2,  o  2,30  p.  fortissima  scossa; 
Bandazzo,  6  ebrea  p.  altre  scosse  meno  intense;  Messina,  leggera  scossa.  - 
Ottobre^  7  Messina,  5  p.  circa,  scossa.  -  17,  Malta,  2  p.  forte  scossa, 
in  seguito  altre  più  leggere.  -  24  al  31,  Vesuvio,  sismografo  agitato.  - 
24,  Messina,  notte,  forte  scossa;  Capospartivento,  varie  scosse,  alenile 
molto  forti;  Catanzaro,  2  a.  due  scosse  forti;  Cosenza  2,10  a.  leggera 
scossa;  Oppido  Mamertino,  2,20  a.  scossa  molto  forte  in  tre  riprese.  - 
30,  Catanzaro,  scossa  più  leggera  di  quella  del  24.  -  Novembre  1,  Ca- 
tanzaro, leggera  scossa.  -  13,  Cosenza,  4,44  p.  due  scosse  ondulatoriei 
5,18  e  11,40  p.  altre  leggere  scosse. 


QUADRI  SINOTTICI 


73B3I 


FENOMENI  ENDOGENI  ITALIANI 


COL  CONFRONTO  DI  ALTRI  FENOMENI 


PER  IL  PRIMO  QUADRIMESTRE 

DELL'ANNO  METEOEICO   IStJI 


(DflMmbra  1 872-  Mftrxo  1 87^ 


AVVISO  Al.  LEGATORE 

Appresso  a  questo  frontespizio  si  debbono  legare  le  tavole 
degli  specchi  paginate  con  numerazione  romana  che  sono  sparsi 
nei  singoli  fascicoli. 

X, 


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I 
QUADRI  SINOTTICI  E  CRONOLOGICI 

DEI  FSNOXENI  ENDOGENI   ITALIANI 
COL    CONFRONTO    DI    ALCUNI    ALTRI    FENOMENI 


(da  collocarsi  come  appendice  alla  fine  del  volume) 

Sfhliirtinnitl.  Lo  scopo  di  questi  quadri  ò  il  dare  ordinato  e  completo 
1  catalogo  dei  fenomeni  osservati  in  Italia.  Di  questi  avverà  talvolta,  che 
iella  corrispondenza  ne  sarà  stata  già  publicata  la  descrizione  particola- 
vgfiiata.  In  questo  caso  nel  quadro  sinottico  sarà  citato  il  luogo  del  Bui- 
lettino,  ove  si  parlò  difibsamente  di  .«uel  fenomeno.  Ma  nel  quadro  tutti  i 
fraomeoi  prenaono  il  loro  posto  nell'ordine  cronologico,  e  per  mezzo  delle 
iinsioni  in  colonna  se  ne  agevolano  i  confronti  con  altri  dati  meteorologici 
id  astrooomici.  É  però  necessario  anteporre  al  quadro  alcuni  schiarimenti. 

Sulle  autorità  -  Avverto  che  nel  citare  la  fonte,  dalla  quale  attinsi  la 
aotizia,  adopero  it  carattere  corsivo  per  indicare  i  giornali. 

Sul  luogo  -  Per  quanto  mi  sarà  possibile  procurerò  indicare  i  feno- 
DfQi  anche  avvenuti  iuori  dell'Italia,  i  quali  meritino  di  essere  confrontati 
:oD  i  nostri.  Ma  per  non  confonderli  con  gl'Italiani,  tutto  ciò  che  si  rife- 
rire a  fatti  stranieri,  scriverò  in  corsivo. 

Sui  fenomeni,  -  Descrivendo  terremoti  ne  indicherò  la  forza.  Ma  acciò 
i  moUi  epiteti  che  sogliono  esser  dati  a  quel  fenomeno  non  sieno  applicati 
Wirbitrio  degli  osservatori,  senza  potervi  fondare  un  criterio  scientifico, 
ecco  i  termini  che  io  vado  ad  adoperare  corrispondenti  ad  un  grado  speciale 
della  intensità  sismica  rivelata  dagli  effetti  d'ella  scossa. 
1  Scossa  leggerissima  =  Avvertita  soltanto  dai  sismografi  o  da  un  sismologo. 
^    •    debole  =  Avvertita  da  più  d*uno. 

3    •    leggera  =  Avvertita  da  molti. 

^    '    aensìbile         =»  Scosse  seguita  da  tremolio  di  infissi  cristalli  e 

soprammobili. 
9    '     mediocre        =  Avvertita  generalmente  da  moltissimi. 
^    *     forte  =  Con  suono  di  campanelli,  oscillazioni  di  lampade, 

arresto  di  orologi. 
7    -     molto  forte    =  Con  caduta  di  calcinacci ,  suono  di  campane  da 

torre,  strepito. 
9    ■     fortissima      =  Con  caduta  di  fumaiuoli  e  lesioni  nei  fabbricati. 
9    '     rovinosa         a  Con  caduta  totale  o  parziale  di  qualche  edificio. 
w    t     disastrosa       =  Con  grandi  rovine  e  vittime. 

SuUe  pressioni  barometriche  -  Ninno  ignora  l' importanza  e  lo  scopo 
^i  questo  confronto.  Il  quale  è  ricavato  dalle  tavole  del  Bullettino  Ale- 
teorologico  Italiano  pubblicato  dal  Ministero  del  Commercio  ed  Agricoltura. 
^  massima,  media  e  minima  giornaliera,  ò  calcolata  sopra  quella  fra  le 
^  osservazioni  diurne,  che  rappresenta  la  minima  pressione  del  giorno  in 
^uno  osservatorio.  Ho  poi  tutte  le  osservazioni  di  tutti  i  luoghi  ridotte 
il  livello  del  mare,  onde  avere  un  termine  comparativo  comune.  Con  que- 
llo mezzo  si  può  paragonare  la  pressione  minima  avvenuta  nel  giorno  e 
^1  luogo  del  fenomeno  con  la  massima ,  media  e  minima  generale  della 
latieri  penisola  verificatasi  nel  giorno  medesimo. 

Allorché  non  si  conosce  la  pressione  del  luogo  del  fenomeno  vi  ap- 
pii'^  la  conosciuta  del  più  prossimo  osservatorio  meteorologico. 


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INDICE 

I>elle  Malterie  contenute  nel  Volnnse 

dell'  A.nno  I  isr^^ 


ARTICOLI 

PreiÌ2Ìone  e  programma  M.  S.  db  Rossi pag.      I 

Perìodo  sismico  rtallano  dol  1873*—  Ossìa  quadro  statistico  topografico  gior-i 
naliero,  del  namero  e  della  intensità  dei  terremoti  avvenuti  in  Italia 
neiranno  meteorico  1873  col  confronto  di  alcuni  altri  fenomeni 
M.  S.  DB  Rossi .    >       9 

Perìodo  sismico  italiano  del  1873  —  Quadro  statistico  topografico  gioma^ 
liero  del  numero,  e  della  intensità  dei  terremoti  avvenuti  in  Italia 
neir  anno  meteorico  1873,  col  confronto  di  alcuni  altri  fenomeni. 
{Contimui2ione  e  fine)  M.  S.  db  Rossi •     »      25 

Sullo  stato  sferoidale  delracqua  nelle  lave  incandescenti  —  Nota  communì- 

cata  dal  Prof,  Arturo  Issel »      57 

Odlenii  fenomeni  eruttivi  dell'Etna  nell'  intemo  del  Cratere  centrale  —  Rela- 
zione del  Prof.  Orazio  Silvestri 73 

Noti  con  altrb  notizie  sul  medesimo  argomento  M.  S.  de  Rossi  ...»      78 

Deirimoortanza  del  Buliettino  del  Vulcanismo  italiano  rispetto  alla  paleoetno- 

naia.  M  S.  db  Rossi »      93 

litmi  al  seppellimento  vulcanico  delle  necropoli  ed  abitazioni  arcaiche  albana 

Studi  del  Ch.  Prof.  Vircrow  e  risposte  ai  medesimi  di  M.  S.  de  Rossi    »      98 

Notizie  solla  eruzione  dell'Etna  del  29  Agosto  1874  communicate  dal  Prof. 

Orazio  Silvestri • »    105 

FeiMmsiii  concomitanti  reruzione  dell'Etna  nel  suolo  d'Italia.  Nota  del  Prof. 

M.  S.  DB  Rossi ...»     1 18 

Avvisatore  sismico  del  Conte  Antonio  Malvasia  di  Bologna  (con  figura)  .    »     138 

Aiiosismografo  orarie  ed  economico  inventato  e  descritto  dal   Professore 

M.  S.  DB  Rossi  (con  figura) 141 

STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALIANO 

Frammenti  di  vasi  in  terracotta  rinvenuti  entro  la  massa  del  peperino  nei  > 

colli  tusculani  M.  S.  db  Rossi  .^  .    .    .    * »      34 

^  basìlica  di  S.  Petronilla  presso  Roma,  testò  discoperta,  caduta  per  ter- 
remoto M.  S.  DB  Rossi «    .    •    •    »      62 

decenti  scoperte  paleotnologiche  nei  monti  Albani •    »    102 

BIBLIOORAFIA  CON  ANNOTAZIONI 

A.  Poftr.  -.  Rapports  entro  les  taches  solaires,  les  tremblements  de  terre 
aux  Antill^s  et  au  Mexique  et  les  eruptions  volcaniquee  sur  tout  le 

globe  M.  S.  DB  Rossi »      14 

Annotazione  —  Sul  medesimo  argomento  per  l'Italia  M.  S.  db  Rossi    .    .    »      15 
Bertelli  Prof.  Timotbo  B.  Appunti  storici  intorno  alle  ricerche  sui  pic- 
coli e  spontanei   moti  dei  pendoli   fatte   dal   secolo   XVII  in  poi. 

(Sunto  ae/rAUTORB  in  relazione  ai  moti  microsismici) »      46 

'"onte  Prof.  Pibtro.  Sperienze  comparative  sui  sismometri  fatte  nell'Os- 
servatorio di  Livorno  M.  S.  db  Rossi »      51 

Aimotazione  sul  medesimo  argomento  M.  S   de  Rossi »      53 

oE&piEKi  P.  Albssaiìdro,  Direttore  deirOsservatorio  metereologico  di  Ur- 


XXIV 

bino.  Nota  sullo  studio  della  perturbazione  elettrica  foriera  del  ter-> 

remoto  M.  S.  dk  Rossi V^E' 

Frango  Diego,  Coadiutore  all'Osservatorio  Vesuviano.  L'acido   carboaico 

del  Vesuvio.  Sunto  del  Prof.  Giuseppe  Bellucci » 

Nardoni  Leone  e  de  Rossi  C   M.  S.  Di  alcuni   oggetti  di  epoca  arcaica 

rinvenuti  neirinterno  di  Roma  M.  S.  de  Rossi » 

Prost.  Tremiti  dei  suolo  a  Nizza » 

Nota.  Sullo  stesso  argomento  M.  S.  db  Rossi      .    , » 

Bertelli  Prof.  Timoteo  Barnabita.  Osservazioni  tromometriche  e  sismiche. 

-  Lettere  airArmont'a,  10  Decembre  1873  e  10  Gennaio  1874  M*  S. 

DE  Rossi •     9 

Monte  Prof.  Pietro  Diret.  delFOsserv.  met.  di  Livorno.  -  Esperìenze  sai 

sismometri  M.  S.  db  Rossi     ...^.... » 

Bertelli  Prof.  Timoteo  Barnabita.  Risposta  ad  alcune  obiezioni  del  Prof. 

Pietro  Monte  intorno  ai  moti  microsismici  dei  pendoli  M.  S.  db  Rossi     * 
Monte  Prof,  Pietro  Diret.  dell'Oss.  di  Livorno.  Articolo  sotto  il  titolo 

Osservatorio  di  Livorno  con  la  data  8  Febraio  1874  M.  S.  db  Rossi     » 
Monte  Prof.  Pietro  Diret.  dell'Oss.  di  Livorno.  Sperienze  sui  sismometri. 

M.  S.  DB  Rossi •••     .     » 

Nota.  Sulla  controversia  Bertelli  e  Monte  *  M.  S.  db  Rossi      .     .    •     •     » 
Bertelli  (Psof.  P.  Timoteo)  Itomosismometro.  -  M.  S.   db  Rossi,  (con 

figura) .     .     .     • »    149 

Marinoni  (Prof.  Oav.  Camillo)  Il  terremoto  Sorano  del  Luglio  18*33.  Re- 
lazione della  commissione  scientifica  provinciale  composta  dei  Prof. 

Fbrrero  Traversini,  Marinoni.  -  Sunto  di  M.  S.  db  Rossi     .     •     »    150 

CORRISPONDÈNZA  PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 

Notizie  spettanti  al  Novembre  e  Decembre  1873  Gennaio  e  Ferraio  1874. 
Notizie  del  Vesuvio  1,  2,  11,22  Genn.* (Gtorna^t  e  pRor.  Luiei  Palmieri).     »      19 

Terremoto  di  Susa  del  19  Gennaio  1874.  (Lett,  P.  Dbnza) »      ^ 

Terremoti  del  4  e  5  Genn.  a  Ravenna,  Cogne.  (Leti.  P.  Dbnza)  .  .  .  •  >  36 
Nota  per  lo  stesso  a  Rocca  di  Papa  M.  S.  db  Rossi  ..•....»  37 
Periodo  sismico  di  Velletri  dal  Nov.  1873   al   Gennaio  1874.   (Lettere  di-- 

verse  del  Prof.  D.  1.  Galli  daW Osservatorio  Municipale  di  Velletri).     »     id. 
Nota  sul  medesimo  argomento  M.  S.  db  Rossi.     .•.......<      40 

Scosse  avvenute   altrove   in   coincidenza  di  giorno  ed  ora   colie  veliterne 

M.  S.  DE  Rossi     ...     : »      42 

Scosse  avvenute  altrove  in   coincidenza  di  giorno  e  non  di  ora  colle  ve- 

literne  M.  S.  de  Rossi »     43 

Nota  sul  medesimo  argomento  M.  S.  db  Rossi >      44 

Osservazioni  elettl^sismiche  negli  uffici  telegrafici  {Lett.  del  P.  A.  Sbrpibri)  •  66 
Notizie  false  e  rettificate  del  Vesuvio  {dai  giornali^  M,  E,  Barrau  e  Prof, 

L.  Palmieri) * »     i<l* 

Terremoto  di  Sora,  Rocca  Secca  e  Àlvito  del  6  e  7  Febbrajo  (Lett,  P.  Nico- 

LUCCI,  P.  Santoro,  E.  Tronconi •      6T 

Nota  sul  medesimo  argomento  M.  S.  db  Rossi »     là. 

Notizie  spettanti  al  marzo  aprile  e  maggio  1874. 

Notizie  rettificate  del  terremoto  di  San  Remo  ed  Arma  di  Taggia  del  14 

Marzo  1874  (Gtoma/t,  Lett.  A.  Issel  e  Prof,  P.  Rambaldi)      .    .     "      B3 
Pozzo  pericoloso  per  emanazione  di  carbonio  a  Mezzomorreale   in  Sicilia, 

scoperto  nell'Aprile  (Giornali) "      ^ 

Nota  sul  medesimo  argomento  M.  S.  db  Rossi «     i^' 

Attività  straordinaria  delle  mofete  nella  Solfatara  delle  Acque  Albule  piasse 

Tivoli,  verificata  il  26  Aprile  M.  S.  de  Rossi »     id. 

Mortalità  subitanea  di  topi  avvenuta  in  Follonica  il  6  Aprile  (Cromali  e 

ricerche)  M.  S.  de  Rossi »     ^ 


XXY 

Tfrremoto  in  Val  di  Susa  e  VaUesia  ai  9  Aprile  e  2  Maggio  {LeU.  P.  Denza  pag.  87 
Nkiùxie  rettificate  ìdIopoo  ad  una  nuova  grotta  termale  scoperta  presso  Mon* 

tecatini  (Giornali  Prof,  C,  Dksidbri  e  ricerche  di  M.  S.  db  Rosai).  «*  88 
Picoob  periodo   sismico  in  Calabria  nel  principio  d'Aprile  1874.  {Lett» 

Dù9U  Conti  e  giornali)    •    •    ^ "      ^^ 

Nc&  alilo  stesso  argomento  M.  S.  de  Rossi i    •    .     »      id. 

Ricc-ioparsa  per  terremoto  d*una  sorgente  scomparsa  prima  per  lo  stesso, 

nel  Bellunese  (Provincia  di  Belluno) •*      90 

.V'.'TIZIB  BPBTTAJ4TI  AL  GIUGNO,   LUGLIO,  OTTOBRE  E  DECEBCBRB   1874  ED  ALTRE 

Piccolo  periodo  sismico  del  sistema  Tulcanico  laziale  nel  Giugno  e  Luglio 

1&74.  ^  Notizie  di  M.  S.  dk  Rossi,  P.  LAYAGGi,Prof.  Galli      .    .     9     128 

PSDIE  NOTIZIE  SUL  TERREMOTO  DEL  7  OTTOBRE   1874. 

Bologna.  {Notizie^  dell* Osservatorio)  128  -  Notizie  communicate  dal  Gabi- 
netto Tromosismometrico  di  Bologna  del  Si^or  Conte  A.  Malva- 
sia. 128.  -  Firenze.  (Lett.  P.  T.  Bertelli  133.  -  Marradi.  ((Storna-  ' 
ti)  133.  -  Modena.  (Prof.  Ragona)  134.  -  Imola.  (Sig.  Conte  Fran- 
csaco  Toscani)  134.  -  Messina.  (Bull  della  Marina  8  Ottobre)  134.  - 
Forlt  e  Meldola  {Giornali)  134.  -  Nota.  -  M.  S.  de  Rossi  134. 

Cenni  e  rettifiche  intorno  ai  terremoti  italiani  del  24  Febraje  nelle  bar- 
che, del  7  Ottobre  nella  Toscana  e  Romagna  e  del  6  Decembre  1874 
nella  Terra  di  Lavoro  -  M.  S.  de  Rossi      .^\ *-     156 

Notizie  e  studi, intorno  al  Bulicame  di  Viterbo  (Lett.  del  Can,  Prof,  Si- 
mone Mbdichini  1873-74) 150 

11  terremoto  di  Alvito  e  valle  del  Lirì    nella   estate  del    1873.    Relazione 

Sig.  Prof.  PoTiTo  Santoro »     157 

Notizie  spettanti  al  Decembre  1872  e  Gen^iaio  1S73  (per  complemento 
del  quadro  sinottico  dei  fenomeni). 

ATTflJIimento  del  Genovesato,  —  (Giornale  di  Genova) *•      20 

f 'enodo  sismico  di  Porretta.  Dee.  1872  Genn.  1873.  (Bull.  Met.  del  Cam- 
pidoglio della  bo.  me,  C.  Soarpbllini,  Lett.  Lorenzini)    ....«•      id. 

Oscillazioni  di  suolo  nel  Genovesato  I  a  10  Genn.  (Gajg2etta  di  Genova).    •>      44 

Fcuoo  all'Etna  nel  Genn.  (Lett.  del  P.  0.  Silvestri  da  Catania)    ...    »      id. 

Tremiti,  rombi,  nebbia  nel  lago  Albano  prima  del  terremoto  del  19  Genn. 

(Notizie  attinte  sul  luogo  M.  S.  db  Rossi) «      id. 

Solfatara  di  Tivoli  nel  terremoto  del  19  Genn.  (Lett.  del  C.  Cogcanari)  .     <*      45 

Solfatara  delle  Frattocchie  presso  Roma  ai  19  Genn.  (Notizie  del  luogo).    •*      id. 

Piccola  eruzione  del  Vesuvio  25  Genn.  (Giornali  di  Napoli) ••      id. 

Altri  conati  eruttivi  del  Vesuvio  in  Genn.  (Lett.  del  Prof.  L.  Palmibhi).     «*      id. 
Notizie  straniere  ^  .     . »      92 

Notizie  compendiate'  di  terremoti  disposte  in  gruppi  topografici  per 
l*anno  meteorico  1874  cioà  dal  decembre  1873  al  novembre  1874 

A?Tei*tenza  68.  -  Veneto.  (Giornali  e  Lett.  D.  A.  Fulcis  e  P.  *.  Denza, 
Bertelli)  68,  90,  130,  162.  -  Lombardia  (Giornali)  69,  91,  130. 
162  -  Piemonte.  (LeU.  P.  F.  Denza  Bull,  met.)  69,  91,  131,  162  - 
Genovesato  e  Riviera  Ligure  (Gtorna^t  P.  Issel  Rambaldi)  70,  91, 
131,  162.  -  Emilia  e  Romagna  (Giornali  e  D.  Lorenzini)  70,  91, 
131,  162.  -Toscana  Lett.  Bertelli  Gtoma/t,  Bull.  Met.)  10,  91, 
13],  163.  -  Marche  ed  Umbria  (Lett.  Bellucci,  Campello,  Casali, 
Saladini,  Adriani  de  Bosis,  giornali,  Gualdoni,  P.  Ricci)  70,91, 

131,  164.  *  Province  romane  e  Terra  di  Lavoro.  (Lett.  Santoro, 
NicoLucci,  Tronconi,  Galli,  Lavaggi,  D.  C.  Quandel  e  notizie  della 
Direzione).  70,  91,  131,  164  -  Abbruzzi  (Lett.  Prof.  Casati)  72,  92, 

132,  164.  -  Campagna  Felice,  Puglie  e  province  limitrofe  (dai  Gior-- 
nati  P.  Mira,  P.  Mandarini.  P.  Denza,  Decina  Bull,  met,.  Pal- 
mieri) 72,  92,  165  -  Calabria  Sicilia  e  Malta  (dai  Giornali  Lett. 
Conti,  Bull.  Met.  P.  Pantucci  Silvestri,  72,  92,  165, 


XXVI 

QUADRI  SINOTTICI  DEI  FENOMENI  ENDOGENI  ITALIANI 
COL  CONFRONTO  DI  ALTRI  FENOMENI 

Specchio  ddi  fenomeni  endogeni  italiani  per  l'anno  meteorico  1873.  (Prtn- 

ctpto,  Decembre  1872).    .    .^  .......•....'.•  M 

N.  B.  Avendo  Tisto  che  per  comodo  degli  studiosi,  cotesti  quadri  dovreb- 
bero non  esser  sparsi  interrottamente  nel  volume,  ma  formar  un        X  P 
corpo  solo,  ho  deciso  publicarli  in  foglietti  separati  con  numera-  *  ■ 

zione  romana,  di  maniera  che  potranno  esser  legati  come  appendice 
alla  fine  del  volume  di  ciascun  anno  del  Bullettino.  E  perciò  ho 
dovuto  ripetere  la  parte  già  pubblicata  nei  fascicoli  I  e  II  a  pag.  21 
e  82  come  segue  unitamente  al  resto. 

Schiarimenti ^    .     .     . 

Quadri  di  Decembre  1872 II» 

Quadri  di  Gennajo  1873 IV 

Quadri  di  Febrajo V-? 

Quadri  di  Marzo XIVXS 

DlCHXARAZIOMB  DELLA   TAVOLA  LITOGRAFICA .      • 

Tavola  grafica  dxi  terremoti  italiani  18T3 • 


*    .1 

»  1 


-•    •    • 


À 


BULLETTINO 


DIL 


VULCANISMO  ITALIANO 


BULLETTINO 


DBL 


VULCAIISMO  ITALIMO 


PEi\IODICO 
GEOLOGICO  ED  ABCHEOLOGIGO 

per  rowervozione  e  la  storia  dei  fenomeni  endogeni 

nel  suolo  d'Italia 

BKDATTO 

DAL  GAY.  PROF.  MICHELE  STEFANO  DE  ROSSI 


ANNO   II. 


ROMA 

TIPOGRAFIA  DILLA  PACK 

Piazza  della  Pace  N.  35 

1874 


PREFAZIONE 


Intraprendo  ben  volentieri  in  quest'anno  1875  il  secondo 
Tolmne  della  presente  pubblicazione,  perchè  la  sua  importanza 
è  stata  già  riconosciuta  dal  favore  che  ha  incontrato  nel  mondo 
scientifico.  Il  BuUettino  del  Vulcanismo  italiano  redatto  al 
punto  di  vista  geologico  ed  archeologico  era  un  bisogno  per 
la  scienza  ed  un  vuoto  fra  le  pubblicazioni  speciali  e  proprie 
dell'Italia.  La  quale  come  è  classica  nei  suoi  monumenti,  così 
ò  pure  singolare,  verso  il  rimanente  dell'Europa,  nelle  manife- 
stazioni delle  forze  telluriche  endogene,  osservabili  nei  fenomeni 
del  vulcanismo.  Mancava  finora  un  periodico  che  raccogliesse 
le  notizie  dei  fenomeni  d'origine  vulcanica  e  tenesse  viva  l'at- 
tenzione dei  dotti  sopra  questo  campo  ricchissimo  per  la  scienza. 

Si  ò  compiuto  il  primo  anno  della  vita  di  questo  Bui- 
Iettino,  il  quale  anno  però  quanto  fu  prospero  nella  sua  vita 
scientifica,  altrettanto  non  lo  fa  nella  parte  finanziaria.  Io 
volli  stabilirne  il  prezzo  assai  modico  per  non  gravare  di  troppo 
gli  studiosi;  ma  la  natura  del  Bullettino  basata  sopra  l'atti- 
vità della  corrispondenza,  delle  escurzioni  e  della  compilazione 
di  quadri  statistici,  esige  una  spesa  a^sai  considerevole  e  molto 
maggiore  di  quella  che  apparisce  nei  fogli  di  stampa.  L'ab- 
bondanza anche  della  materia  mi  obbliga  mio  malgrado  di  ol- 
trepassare di  molto  il  numero  delle  pagine  promesse  nel  pro- 
gramma. Quindi  non  per  mira  di  guadagno,  ma  solo  per  giusto 
desiderio  di  alleviare  la  remissione,  quasi  sempre  certa  in  que- 
sta impresa  tanto  vasta,  sono  costretto  di  fare  appello  ai  dotti; 
acciò  col  prenderne  e  promuoverne  l'associazione,  ne  sieno  anche 
mecenati  come  ne  sono  stati  e  ne  sono  generalmente  fautori. 

▲mio  u.  VAsc.  I,  II,  HI.  1 


fB£PÀZlOKB 


Ma  il  sacrificio  mio  personale  e  Y  aggravio  pecuniario  da 
me  sostenuto  nel  primo  anno,  mi  è  stato  ben  compensato  dal 
largo  frutto  scientifico  raccolto  e  dalla  coscienza  d'aver  su- 
scitato 0  quasi  organizzato  una  schiera  di  osservatori  dei  fe- 
nomeni endogeni  in  Italia.  Non  mancavano  al  certo  studiosi  e 
dottissimi  cultori  di  quella  scienza  nella  nostra  penìsola;  ma 
mancava,  come  ho  detto  sopra,  un  centro  commune  che  ne  rac- 
cogliesse le  forze  e  ne  facesse  conoscere  ordinatamente  in  un 
sol  corpo  i  lavori.  Oltre  a  ciò  mancando  questo  centro  speciale 
di  attrazione  insieme  e  di  irraggiamento  della  attività  neces- 
saria, ne  seguiva  che  non  in  tutta  la  penisola  fossero  disse- 
minati gli  osservatori.  Perciò  molti  luoghi,  dove  proficui  studi 
sarebbero  stati  da  organizzare,  trovavansi  involontariamente  ab- 
bandonati dalla  scienza.  L' appello  fatto  per  mezzo  del  Bui- 
lettino  ha  servito  da  scintilla  a  suscitare  il  gusto  della  osser- 
vazione  dove  mancava.  Goeà  già  in  questo  solo  pruno  anno  ho 
avuto  il  piacere  di  veder  sorgere  qua  e  là  nuovi  cultori  dei 
nostri  studi,  impiantare  nuovi  istromenti  sismografici  in  mol- 
tissime regioni,  por  mano  a  rovistare  gli  archivi  e  le  biblio- 
teche per  riconquistare  fra  le  neglette  memorie  notizie  dei 
fenomeni,  che  avvennero  nelle  varie  parti  della  penisola;  e  fi- 
nalmente in  parecchi  luoghi  sorgere  direi  quasi  degli  osservatori 
per  la  nuova  scienza  della  meteorologia^  tellurica. 

n  numero  già  considerevole  di  questi  nuovi  colleghi  nella 
scienza  mi  impedisce  di  nominarli  partitamente,  ma  i  lettori 
del  Bullettino  già  li  conobbero  tutti  nella  viva  corrispondenza 
loro  pubblicata  nei  fascicoli  di  questo  periodico.  Ed  io  debbo 
render  grazie  ai  nuovi  ed  agli  antichi  cultori  della  scienza, 
sopratutto  per  la  benignità  colla  quale  gareggiando  di  attività 
e  di  cortesia  fra  loro  e  vecchi  e  nuovi  vollero  alimentare  le 
pagine  del  Bullettino  da  me  impiantato. 


PHtPktlCìiÉ 


Da  tali  premesse  ognuDo-  intende,  che  il  secondo  volarne 
del  BuUettino  incomincia  sotto  baoni  aaspicii  di  crescente  pro- 
sperità scientifica  e  che  promette  sempre  maggior  copia  di  no- 
tizie e  sempre  più  ricca  messe  di  dati  risultanti  da  stadi  fon- 
dati sopra  periodiche  osservazioni  dei  fenomeni.  Cod  per  esempio 
mentre  nel  Ballettino  del  passato  anno  io  suscitai  Fattenzione 
dei  dotti  sulle  variìEusioni  di  livello  osservate  dal  Lorenzini  nel 
suo  pozzo  di  Porretta,  subito  il  Bianconi  ed  il  Siciliani  a  Bo- 
logna ed  il  Desideri  a  Poscia  cominciarono  studi  ed  ossena- 
zioni  su  ciò,  che  in  parte  publicarono,  e  che  promettono  utili 
insegnamenti  nella  continuazione  delle  osservazioni.  Di  questo 
nuovo  soggetto  d'analisi  renderò  conto  particolareggiato  nel 
presente  volume. 

Nel  BuUettino  del  1874  molto  si  è  riferito  della  con- 
troversia nata  fra  il  Bertelli  ed  il  Monte  per  la  nuova  teoria 
proposta  dal  Bertelli  in  Italia  e  dal  D'Abbadie  in  Francia,  se- 
condo la  quale  la  terra  andrebbe  soggetta  periodicamente  con 
brevi  intenalli  a  commozioni  microscopiche  sensibili  alla  sua 
superficie.  L'importanza  di  questo  tema  non  potea  certo  &r 
mancare  l'interesse  dei  dotti  per  sifiìatta  ricerca.  Ma  pure  non 
credo  che  sia  stato  estraneo  l'incentivo  datone  dal  BuUettino 
allo  spargersi  di  questo  studio.  Comunque  ciò  sia  posso  pro- 
mettere,  che  nell'incipiente  anno,  per  cortesia  appunto  dei  cul- 
tori di  questo  nuovo  studio,  darò  regolarmente  in  tavole  sinot- 
tiche comparative  le  osservazioni  fatte  quotidianamente  in  vari 
punti  della  penisola,  dove  finora  furono  intraprese.  Quanto  que- 
ste tavole  comparative  potranno  illuminare  la  quistione  e  dar 
pascolo  ad  importantissimi  studi,  lo  vede  ora  solo  chi  come  me 
ne  ha  sotto  occhio  la  raccolta;  e  tutti  lo  vedranno  appena  lo 
Bpaào  mi  permetterà  di  dame  nel  BuUettino  un  primo  saggio 
comprendente  un  giusto  periodo  di  tempo. 


PREFAZIONE 


Non  mancherò  poi  nel  corso  del  presente  anno  di  pu- 
blicare  come  nel  passato  la  tavola  grafica  di  tutti  i  terremoti 
del  1874  secondo  il  loro  numero,  la  loro  intensità,  e  la  loro 
sede  topografica,  accompagnando  questa  tavola  coir  analisi  dei 
periodi  sismici,  che  essa  rappresenterà. 

Mi  auguro  infine  che  nell'anno  prossimo  si-  susciti  e  si 
organizzi  lo  studio  assiduo  e  diuturno  almeno  in  qualche  luogo 
delle  solfatare,  delle  mofete  e  delle  sorgenti  termali  e  minerali. 
Questo  studio  sopra  ogni  altro  sarebbe  proficuo  alla  scienza 
delle  forze  endogene,  ma  desso  ò  disgraziatamente  ancora  as- 
sai abbandonato  per  mancanza  di  mezzi  e  di  aiuti,  che  i  soli 
privati  non  possono  facilmente  procacciarsi.  Non  mancarono  in 
Italia  parecchi,  che  diedero  saggio  insieme  dell'importanza  di 
questi  studi  e  della  valentia  degli  autori  delle  isolate  memorie; 
e  della  buona  volontà  dei  medesimi  di  dedicarsi  a  questo  sta- 
dio. Ma  non  comparvero  finora  mecenati  di  tanta  forza,  che  ab- 
biano potuto  provvedere  allo  stabilimento  di  almeno  qualche  sta- 
zione  per  Tosservazione  regolare  e  per  l'analisi  chimica  periodi- 
camente eseguita  sui  gas  e  sulle  acque  provenienti  dal  suolo.  H 
tempo,  la  costanza  degli  studiosi,  l'insistenza  di  questo  BuUet- 
tino,  presto  o  tardi  certamente  &ranno  riempire  anche  questa  la- 
cuna nel  campo  dei  mezzi  necessari  al  progresso  della  scienza. 

Non  dimenticherò ,  ma  anzi  avrò  in  mira  costante  la 
parte  archeologica  di  questo  periodico.  Anche  in  questo  ramo 
il  buUettino  nostro  arrecò  i  suoi  frutti,  perchè  servi  di  sprone 
all'  impiantarsi  d' un'  altra  publicazione  speciale  per  la  Paleo- 
etnologia italiana,  n  nuovo  BuUettino  di  Paleoetnologia,  che  si 
ò  intrapreso  in  Parma  cominciando  dal  Gtonnajo  1875,  fornirà 
materia  ottima  ai  nostri  studi,  come  noi  ne  forniremo  alla  reda- 
zione della  publicazione  sorella.  Quindi  anche  in  questo  ramo  per 
il  nostro  secondo  volume  a  bene  sperar  òvvi  cagione. 


INTORNO  AD  UN  PROBABILE  DATO  SCIENTIFICO 

ATTO  A  FAR  PREVEDERE  LE  SCOSSE  DI  TERREMOTO 
Studi  del  Prof.  Michele  Stefano  de  Rossi  (1) 


Arduo  certamente  ed  ardito  progetto  è  Taffirontare  Tar- 
gomento  della  previsione  del  terremoto;  ma  perciò  appunto 
non  ne  potrà  essere  in  verun  modo  spregevole  il  tentativo. 
Testé  il  eh.  Prof.  Favaro  di  Padova  publicò  un  lavoro,  pre- 
gevolissimo al  punto  di  vista  storico  e  scientifico^  nel  quale 
dimostrò  che  molti  terribili  antichi  terremoti  furono  scientifi- 
camente pronunziati  da  filosofi  contemporanei  (2). 

Io  non  voglio  qui  fermarmi  ad  istituire  indagini  intomo 
al  dato  acquisito  dalla  esperienza  degli  antichi  :  osservo  però, 
come  implicitamente  fa  anche  il  Favaro,  che  se  quelli  sorpas- 
sarono in  ciò  la  scienza  moderna,  la  quale  si  vanta  giusta- 
mente d'aver  molto  progredito,  deve  la  scienza  odierna  fra  i 
suoi  mille  mezzi  'possedere  anche  quello  adatto  ad  un  scopo 
cosi  eminentemente  utile  all'umanità. 


(1)  Qaesta  trattazione  forma  la  conclusione  di  mia  efitesa  me- 
moria ora  da  me  pnblicata  negli  Atti  della  F.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei 
Scpra  %  tre  maggiori  terremoti  italiani  del  1874  j  deUa  quale,  come 
già  ho  promesso,  renderò  conto  nel  buUettino.  Ma  dalla  publicaziene 
dì  quella  memoria  ad  oggi,  quantunque  siano  decorsi  appena  yenti 
giorni,  già  nuovi  fatti  hanno  confermato  le  opinioni  emesse  nella  pre- 
detta conclusione.  Quivi  perciò  la  trattazione  ò  arricchita  dei  nuovi 
dementi  e  di  qualche  nuova  considerazione. 

(2)  Intorno  ai  mezzi  usati  dagli  antichi  per  attenuare  le  disa- 
strose conseguenze  dei  terremoti.  V.  Atti  del  K.  Istituto  veneto  Serie  IT 
Tom.  III.  Estratto  pag.  27. 


6  PREVISIONE  DEL   TERREMOTO 


Alla  scintilla  accesa  dal  Favaro  corrisponde  un  invito 
fittto  dal  Palmieri  ai  cultori  tutti  di  fisica  terrestre^  di  fissare 
cioò  i  loro  sguardi  sopra  un  fenomeno  da  esso  più  volte  in- 
dicato^ che  si  osserva  nel  Vesuvio.  Questo  invito  si  trova  fra 
le  notizie  publicate  dall'illustre  sentinella  vesuviana  in  occa* 
sione  del  terremoto  del  6  Decembre  1874.  Esso  dice  così  dopo 
narrato  il  fatto  della  scossa  avvenuta  nella  Terra  dì  Lavoro  : 
«  n  Sismografo  dell'  Osservatorio  Vesuviano  avea  secondo  il 
»  solito  presagito  da  qualche  giorno  qualche  scossa  lontana»  e 
»  l'ultimo  segnale  lo  avea  dato  alle  ore  2.19  pom.  È  singo- 
»  lare  come  questo  strumento  all'ora  dell'avvenimento  ad 
»  Isola  (1)  sia  rimasto  tranquillo,  mentre  quello  dellIJniTer- 
»  sita  in  Napoli  si  ò  agitato.  Questo  fenomeno  si  è  verificato 
»  più  volte  ed  ò  degno  di  essere  preso  in  molta  considerazione 
»  dagli  studiosi  della  dinamica  terrestre.  » 

L' osservazione  fatta  dal  Palmieri  sul  Vesuvio  corrispon- 
deva esattamente  con  quella  che  mi  era  contemporaneamente 
trasmessa  dal  mio  piccolo  osservatorio  sismico  sotterraneo  nel 
cratere  dello  spento  vulcano  laziale.  Anche  di  là  mi  si  faceva 
sapere  che  si  era  vista  una  straordinarissima  agitazione  noi 
pendolo  tromometrico  durante  il  giorno  5  Decembre  e  che  nel 
seguente  giorno  6  era  quasi  ristabita  la  calma»  tanto  che  il 
terremoto  sopraggiungeva  improvviso  a  turbarla  nel  mio  Si- 
smografo latino.  Quindi  n^n  potea  giungere  più  opportuno  l'in- 
vito del  Palmieri  allo  studio  di  un  fenomeno,  che  io  vedea  non 
esser  più  isolato  nel  solo  Vesuvio.  Parvenu  subito  vedere. tanto 
il  vulcano  attivo  campano»  quanto  lo  spento  laziale  essersi 
agitati  nei  giorni  precedenti  alla  scossa»  che  dovea  avvenire  in 


(1)  Da  questo  laogo  giunse  al  Palmieri  il  primo  dispaccio  tele- 
grafico. 


PBBTTSIONE  DEXi  TEBBEMOTO 


QD  punto  medio  fìu  loro;  ed  essersi  dipoi  calmati  quando  io 
forze  endogene  stavano  già  riunite  nel  luogo  destinato  all'espio* 
sione,  donde  poi  la  vibrazione  irraggiando  tutto  air  intomo  sa- 
rebbe tornata  a  sturbare  la  quiete  riguadagnata  poco  prima 
nelle  regioni  Tulcaniche  predette.  E  ciò  pareami  tanto  più  ve- 
risimile^ perchò  mi  tornò  alla  memoria  la  narrazione  fatta  da 
Yiduare  di  quanto  egli  stesso  osservò  due  giorni  prima  del 
celeberrimo  terremoto  di  Lima  nel  1824^  quando  giaceva  nel 
carcere  in  attesa  della  propria  fucilazione.  Questi  stando  co- 
ricato con  r  orecchio  a  terra  sentì  un  profondo  rumore  simile 
al  bollire  di  materie  fuse ,  lo  che  gli  suscitò  appunto  V  idea 
dell' inuninenza  di  un  terremoto.  Consigliò  a  tutti  di  fuggire 
e  ne  fu  stimato  impazzito;  ma  due  giorni  dopo  Lima  fu  di- 
stratta dal  terremoto  ed  il  prigioniero  evase  dal  carcere  fra  le 
lorine.  Non  ingiustamente  adunque  nel  fatto  del  6  Decembre^ 
sospettai,  che  una  agitazione  endogena  potesse  aver  investito  se 
non  tutta  almeno  grande  parte  della  penisola  italiana  fin  dai 
giorni  precedenti,  avendo  proporzioni  gradatamente  più  intense 
nelle  regioni  più  prossime  al  punto  dell'  esplosione.  Per  aver 
una  prima  verifica  di  questo  mio  supposto,  pregai  il  eh.  P.  Ber- 
telli, il  cL  Conte  Malvasia,  il  eh.  Prof.  Monte  ed  il  eh.  Prof. 
Qaidi  di  mandarmi  dalle  loro  stazioni  di  Firenze,  Bologna, 
Livorno  e  Pesaro  le  osservazioni  microscopiche  da  loro  fatte 
in  quei  giorni  sulle  oscillazioni  dei  pendoli  (1).  Le  risposte 


(1)  Il  eh.  Prof.  Dionte  fu  gentile  nel  comunicarmi  le  sue  osser- 
Tazìom,  quantunque  esso  non  crede  che  i  piccoli  moti  del  pendolo  siano 
dovuti  a  causa  sismica.  Intorno  a  ciò  ha  egli  scritto  parecchi  articoli 
ed  opuscoli.  Io  ho  riassunto  le  quistioni  su  ciò  in  questo  Bull,  n.®  II, 
III  e  V,  VI,  Anno  i874.  Quanto  prima  vedrà  la  luce  una  mia  me- 
moria neUa  quale  renderò  conto  degli  studi  fatti  da  me  su  questa  ma* 


8  PBETISIOKB  D9L  TRBSEMOTO 


furono  precisamente  quali  io  le  sperava  (1).  Tutte  accennavano 
a  molta  a^tazione  nel  giorno  4  e  5  e  ad  una  calma  relativa 
nel  giorno  6»  almeno  dal  mezzodì  fino  a  qualche  ora  dopo  il 
terremoto.  A  Livorno  ed  a  Firenze  l'agitazione  era. già  stata 
maggiore  nel  giorno  4  Decembre.  Ne  ciò  solamente;  ma  vi  si 
verificava  eziandio  la  differenza  preveduta  in  ragione  della  di- 
stanza dal  centro  sismico  che  dovea  tremare.  In  Firenze  ed  in 
Bologna  l'agitazione  fii  minore  assai  più  che  a  Bocca  di  Papa. 
Quella  di  Livorno  non  posso  paragonarla,  perchè  non  conosco  la 
misura  d'ingrandimento  del  microscopio  ivi  adoperato  dal  Prof. 
Monte. 

E  qui  debbo  deplorare  che  fin  ora  in  Italia  nelle  sole 
stazioni  ora  nominate  si  facciano  osservazioni  microscopiche  sui 
pendoli..  Perchè  se  in  molti  luoghi  diversi  se  ne  facessero,  e 
se  tutte  si  fossero  organizzate  col  medesimo  metodo  e  nelle 
medesime  condizioni,  potremmo  &cilmente  costruire  le  curve 
microsismiche  sulla  [carta  topografica  di  Italia,  come  si  fa  a 
Parigi  per  le  pressioni  barometriche  di  tutta  Europa.  Yedrenmio 
su  queste  curve  forse  determinarsi  un  centro  di  massimo  moto 
microscopico,  il  quale  allorché  eccedesse  certi  limiti,  che  Tespe- 
rienza  dovrebbe  indicare,  darebbe  il  segno  d'allarme  per  la 
regione  compresa  nel  massimo  dell' agitazione.  Ed  infatti  se 
sulle  pochissime  ossenazioni  che  possediamo  pel  6  Decembre 
volessimo  pur  tentare  la  prova  della  detta  curva,  il  circolo 
minore,  ossia  quello  della  massima  intensità,  si  chiuderebbe  fra 


teria,  dai  quali  mi  risulta  non  potersi  neU' odierno  stato  della  scienza 
riconoscere  altra  causa  che  la  sismica  capace  di  produrre  siffatti  moti 
del  pendolo. 

(1)  Nella  risposta  del  Guidi  mancano  per  equivoco  le  osserva- 
zioni  del  5  e  6  Decembre* 


PBBVISÌOKB   DKL  TERREMOTO 


i  monti  Albani  ed  il  Vesuvio  con  quella  nota  appunto  d' ec- 
eesso,  che  forse  pronunzia  il  prossimo  terremoto,  additandone 
anche  il  luogo  in  pericolo.  Questo  circolo  in  una  parola  ayrobbe 
potuto  disegnare  prima  dell' evento  Farei  del  terremoto  del  6 
Decembre,  il  quale  pure  costò  qualche  vittima  umana. 

Ha  ad  illuminarci  alquanto  più  su  questa  relazione,  che 
comparve  ai  6  Decembre  fra  i  moti  microscopici  dei  pendoli  ed 
il  vero  terremoto,  tentiamo  malgrado  la  somma  penuria  dei 
dati  di  esaminare  le  medesime  relazioni  cogli  altri  due  terre- 
moti maggiori  del  1874  cioò  con  quello  del  7  Ottobre  e  con 
l'altro  del  24  Febbraio.  Allorché  avvenne  il  terremoto  del  7 
Ottobre,  che  scosse  V  Apennino  di  Marradi  fra  la  Romagna  e 
la  Toscana,  già  fitcevansi  le  osservazioni  microscopiche  in  tutti 
i  luoghi  sopra  indicati.  Anche  per  questo  terremoto  la  tem- 
pesta microsismica  precedette  la  sensibile  e  disastrosa;  ma  pre- 
cedette di  due  giorni  intieri  e  la  calma  prenunziatrìce  immi- 
.nente  si  manifestò  fin  dal  giorno  6  Ottobre.  Sappiamo  che  il 
Sismografo  Vesuviano  cominciò  ad  agitarsi  ma  leggermente  nel 
giorno  4  Ottobre  e  continuò  nei  seguenti.  Nel  medesimo  giorno  4 
in  Bocca  di  Papa  l'agitazione  fu  grandissima  e  paragonabile 
solo  a  quella  che  vqpficavasi  durante  l'eruzione  dell'Etna  nel 
principio  di  Settembre.  Ciontinuò  quest'agitazione  anche  nel 
giorno  5  e  la  calma  quasi  perfetta  comparve  nella  sera  del  6 
e  poscia  nel  giorno  7,  cioè  nel  giorno  del  terremoto.  A  Fi- 
renze ed  a  Pesaro  avvenne  il  medesuno;  ebbero  cioè  questi 
luoghi  molta  agitazione'  nel  giorno  4  Ottobre.  A  Bologna  però 
che  è  il  luogo  più  prossimo  al  centro  della  scossa  (secondo 
però  la  topografia  fratturale  del  suolo),  l'agitazione  massima 
nùcroscopica  avvenne  nel  giorno  5  e  ra^unse  numeri  abba- 
stanza elevati  nella  scala  delle  oscillazioni.  Anche  qui  però 
come  in  Firenze  ed  in  Pesaro  tornò  la  calma  pruna  del  ter- 


10  PBKYISIONB  DBL   TERREMOTO 

remoto  e  solo  momenti  innanzi  al  terremoto  in  Bologna  ed  in 
Pesaro  essendo  state  fatte  le  osservazioni,  si  trovarono  i  pen- 
doli in  agitazione  affatto  anormale  e  nel  loro  genere  gigante- 
sca. È  chiaro  adunque  che  anche  nel  terremoto  del  7  Ottobre 
la  tempesta  microsismica  precedette  di  qualche  giorno  la  grande 
scossa  ed  in  alcuni  luoghi  massime  in  prossimità  del  centro 
sismico  raggiunse  proporzioni^  che  potevano  dare  il  segno 
d'allarme. 

Fochi  giorni  dopo,  cioè  ai  18  Ottobre,  altri  terremoti  suf- 
ficientemente intensi  agitarono  i  medesimi  luoghi  della  Roma- 
gna, che  erano  stati  scossi  ai  7  Ottobre.  Ma  noi  sappiamo  che 
in  quel  giorno  appunto  un  disastroso  terremoto  avveniva  nel- 
l'Asia a  Gabul.  Altri  terremoti  forti  e  ripetuti  avvennero  nel 
giorno  18  a  Malta  (1).  Non  conosco  per  quei  giorni  le  osser- 
vazioni di  tutte  le  stazioni  che  chiamerò  sismologiche,  ma  quelle 
che  conosco  confermano  la  legge  che  ora  trasparisce  dell'an- 
teriorità della  tempesta  microscopica.  Appunto  ai  16  e  17 
Ottobre  io  ebbi  ad  osservare  in  Bocca  di  Papa  agitazioni  gran- 
dissime e  superiori  alle  ordinarie.  Le  quali  agitazioni  furono 
seguite  da  una  calma  perfetta  nel  giorno  18,  quando  cioè  av- 
veniva il  forte  terremoto  in  Bomagna,  i  ripetuti  in  Malta  od 
il  disastro  predetto  nell'Asia.  Anche  a  Firenze  nel  giorno  16 
e  17  vi  furono  agitazioni  e  calma  nel  18;  non  so  peraltro  se 
le  agitazioni  furono  tanto  forti  quanto  a  Bocca  di  Papa^ 

Ai  2i  Febbraio  187é  nò  io  nò  il  Conte  Malvasia  ave- 
vamo cominciato  le  regolari  e  continue  osservazioni  dei  pen- 
doli. Conosco  però  quelle  del  Bertelli  fotte  a  Firenze  e  quelle 


(1)  n  Boll,  del  Ministero  della  marina  con  errore,  che  spessis- 
simo in  esso  avviene,  registrò  questa  scossa  di  Malta  colla  data  del  17 
Ottobre. 


PBETISIONE   DVli   TEBRBMOTO  11 

del  Guidi  fatte  a  Pesaro.  Il  terremoto  avvenne  alquanto  lon- 
tano da  queste  due  stazioni^  la  prima  delle  quali  punto  non 
r  avvertì  e  la  seconda  lo  sentì  appena  estremamente  debole. 
Ciò  non  ostante  in  queste  due  stazioni  l'agitazione  microscopica 
precedette  di  tre  giorni  la  scossa;  avvenne  cioè  nel  giorno  20 
del  mese^  dopo  il  qual  giorno  subentrò  la  calma^  cbo  sembra 
foriera  del  terremoto  prossimo  altrove. 

Dopo  r  esperienza  del  1874  esaminando  il  Gennaio  1875 
trovo  che  ai  22  di  questo  mese  una  nuova  tempesta  micro- 
scopica alquanto  eccessiva  invadeva  i  nostri  istromenti.^  Io  la 
ridi  in  Boma  e  solo  dalle  proporzioni  alquanto  forti  della  me- 
desima dissi  a  più  d'uno,  che  se  la  legge  intravveduta  era 
vera,  quantunque  ancora  non  conoscessi  le  osservazioni  di  Fi- 
renze e  di  Bologna,  si  potea  prevedere  un  massimo  sismico  di 
qualche  importanza  per  uno  dei  seguenti  giorni  23  o  24  Gen- 
nùo.  Infatti  il  23  Gennaio  avvennero  i  replicati  assai  forti  ter- 
remoti di  Forlì,  che  scossero  Tintìera  Bomagna.  Seppi  poi  che 
a  Firenze  ed  a  Bologna  appunto  nel  22  la  tempesta  microscopica 
avea  come  in  Boma  preceduto  le  scosse  predette.  Foco  dopo  cioò 
ai  26  una  nuova  agitsusione  eccessiva  mi  si  mostrò  poco  a  Boma 
e  molto  a  Bocca  di  Papa.  Sospettai  dì  nuovo  per  uno  dei  succes- 
siri  giorni  e  massime  per  il  27.  Mi  crebbe  il  sospetto  allorchò 
seppi  da  Firenze  e  da  Bologna  che  l'agitazione  era  stata  forte 
anche  in  quelle  stazioni  nello  stesso  giorno  26.  Foco  di  poi 
il  Malvasia  mi  annunziava  che  il  27  Gennaio  la  terra  era  stata 
in  contìnuo  moto  sulld  montagne  di  Monghidoro. 

La  medesima  coincidenza  si  è  rq>etuta  testò  nel  cadere 
del  Febbrsyo,  mentre  quest'artìcolo  era  già  sotto  i  torchi.  Ai 
18,  19^  20  e  21  Febbrajo  una  non  tanto  intensa  quanto  pro- 
lungata agitazione  microscopica  si  verificava  da  me  in  Boma 
e  dai  colleghi  in  Firenze  ed  in  Bologna.  Il  seguente  giorno 


12  PREVISIONE   DEL   TERREMOTO 

22  Febbrajo  la  calma  perfetta  era  subentrata  nelle  nostre  re- 
gioni,  mentre  forti  terremoti  avvenivano  a  Marsico  Nuovo 
neir  Italia  meridionale  ed  altre  leggere  scosse  nel  medesimo 
giorno  si  avvertivano  ad  Alvito. . 

Potrei  estendere  questi  confronti  riandando  addietro  nei 
terremoti  del  1973,.  ma  con  sempre  minore  chiarezza  di  risul- 
tati. Imperocché  per  quel  tempo  non  avrei  altri  dati  che  quelli 
del  Bertelli,  i  quali  essendo  isolati  in  Firenze  non  indichereb- 
bero altro  che  una  agitazione  più  o  meno  precedente  al  giorno 
del  terremoto  ed  una  calma  più  o  meno  decisa  nel  giorno  della 
scossa.  Questo  risultato  sarebbe  già  non  punto  spregevole  e 
concorderebbe  col  dato  più  volte  affermato  dal  Palmieri  e  da 
esso  dedotto  dai  segnali  del  suo  Sismografo.  Basti  intomo  a 
ciò  riferire  quanto  il  suUodato  illustre  Professore  scriveva  in 
occasione  del  vasto  terremoto  italiano  del  12  Marzo  1873:  «  H 
»  Sismografo  elettromagnetico  deirOsservatorio  Vesuviano,  che 
»  suole  annunziare  i  terremoti  alcuni  giorni  prima,  non  ha 
»  mancato  anche  questa  volta  di  fare  il  suo  ufficio:  esso  fu 
»  inquieto  nel  giorno  8  Marzo  fino  alle  10  ani  Ma  nel  giorno 
»  12  era  quasi  tranquillo  come  suole  avvenire  nel  momento 
»  che  la  sua  previsione  si  avvera.  »  (1) 

Ma  il  tentativo  che  io  propongo,  basato  sul  fatto  veri- 
ficato il  6  Deoembre,  aspira  a  scoprire  un  dato  più  preciso  nel 
confronto  di  molte  osservazioni  simultanee  fatte  in  regioni  di- 
verse, dalle  quali  ricavando  una  curva  grafica  arrivare  a  tro- 
vare il  centro  di  ogni  agitazione  e  seguire  il  movimento  dei- 
Tonda  sismica,  come  facciamo  dell'  onda  barometrica.  Dal  quadro 
delle  osservazioni  gentilmente  fornitomi  dai  singoli  osservatori 


(1)  Serpierì,  Bdazione  sol  terremoto  del  12  Marzo  1813  nel  sup- 
plemento alla  Meteorologia  italiana  1872  pag.  5. 


PBEVISIOMB  DBL  TEBBEMOTO  13 

io  veggo  benissimo^  che  come  coincìdono  i  periodi  di  agitazione 
in  tutti  i  luoghi;  queste  agitazioni  non  coincidono  nella  in- 
tensità che  raggiungono^  né  sempre  toccano  contemporanea- 
mente al  massimo  locale.  Veggo  anzi  parecchi  casi  nei  quali 
la  stazione  sismologica^  che  è  più  prossima  al  luogo  ove  av- 
viene poi  il  terremoto^  raggiunse  il  suo  massuno  più  tardi  delle 
altre  stazioni  ed  in  un  tempo  più  vicino  a  quello  dello  scoppio 
del  terremoto.  Dunque  in  un  vasto  e  molteplice  studio  fatto 
sopra  una  ricca  messe  di  osservazioni  microsismiche  vi  sarebbe 
certo  una  grandissima  probabilità,  di  scoprire  leggi  sismiche 
della  più  alta  importanza  ed  in  fine  l'arte  di  prevedere  il  ter- 
remoto. Da  tutto  ciò'  possiamo  facilmente  persuaderci^  che  la 
sismologia  è  una  scienza  la  quale  abbisogna  di  osservazioni 
quotidiane  e  continue,  e  che  è  sul  punto  di  entrare  in  una  nuova 
e  luminosa  fase  del  suo  progressivo  svolgimento. 

M.  S.  DB  Bossi 


BIBLIOGRAFIA 

iSSEL  (Prof.  Arturo)  Conclusioni  sommarie  di  una  memoria  intitolata  Sag- 
gio di  una  teoria  dei  vulcani.  V.  Nuova  Antologia  di  Firenze,  Gen- 
naio 1875  (Cenno  deirAutore). 

n  punto  di  partenza  del  sistema  che  ho  abbracciato  é  il  sappo* 
sto,  ammesso  da  quasi  tatti  i  ynlcanisti  moderni,  che  il  globo  sia  in 
massima  parte  solido  e  che  presso  la  sna  periferia  esistano  dei  vasti 
meati  pieni  di  materie  incandescenti,  probabilmente  semiliquide,  le  quali 
vanno  lentamente  raffreddandosi.  I  vulcani  sarebbero  altrettanti  spiragli 
situati  lungo  linee  di  frattnra  della  corteccia  terrestre ,  per  mezzo  dei 
quali  quei  meati  potrebbero  temporarìamente  comunicare  coU*esterno. 
Ciò  premesso,  ecco,  in  breve,  i  punti  essenziali  di  questo  sistema: 
1.°  Molti  corpi  liquidi  e  solidi  assorbiscono  certi  gas  ad  una  data 


14  filBLtOGUAFlÀ 


I  ■>    I  <  1    I  ■ 


temperatura  e  li  abbandcmano  in  parte  i^  temperatura  più  bassa.  I 
liquidi,  nei  quali  remissione  dei  gas  assorbiti  si  verifica  nell'atto  della 
solidificazione  o  di  poco  la  precede,  furono  dal  Gorini  denominati  più- 
ionici. 

2.*  La  quantità  di  gas  assorbita  da  un  liquido  varia  colla  natura 
chimica  del  gas  e  del  liquido ,  cresce  in  proporzione  della  pressione  e 
generalmente,  ma  con  poca  regolarità,  diminuisce  coli*  aumento  delta 
temperatura. 

3.^  La  quantità  di  gas  assorbita  da  un  solido  dipende  dalla  na- 
tura chimica  e  fisica  del  gas  è  del  solido ,  cresce  generalmente  colla 
temperatura  e  varia  in  modo  irregolare  colla  pressione. 

4.*  Le  lave  fluide  non  wmo  in  istato  di  perfetta  fusione  e  risul- 
tano di  un  magma  eminentemente  plutonico ,  formato  di  liquidi  e  di 
solidi.  Esse  assorbiscono,  ad  alta  temperatura,  Tidrogeno,  Tosageno  e 
forse  altri  gas  e  li  abbandonano  col  raffreddamento  ^  acquistando  cosi 
la  virtù  di  generare  vulcani. 

5.°  Insinuandosi  per  condotti  sotterranei  o  per  via  di  filtrazione, 
Tacqua  dei  mari,  dei  laghi,  dei  fiumi,  e  in  generale  quella  che  circola 
nella  corteccia  terrestre ,  penetra  bene  spesso  nei  focolari  dei  vulcani 
ed  ivi ,  in  presenza  della  lava  incandescente ,  si  decompone  nei  suoi 
elementi,  o  meglio  si  dissocia. 

6.^  L'ossigeno,  mercè  le  sue  energiche  afiinità,  ò  in  parte  sottratto 
dalle  lave  e  in  parte  assorbito;  Tidrogeno  è  quasi  tutto  assorbito. 

7.*  Procedendo  il  lento  raffreddamento  degli  ammassi  di  lava, 
questi  grado  grado  si  rapprendono  dalla  periferia  verso  il  centro.  In- 
tanto i  gas  assorbiti  si  svolgono  sotto  la  volta  solida  già  formata  e  si 
raccolgono  nello  spazio  rimasto  libero  pel  contrarsi  della  lava.  A  mi- 
sura che  la  solidificazione  si  estende,  cresce  la  copia  dei  gas  e  quindi 
la  loro  tensione,  per  effetto  della  quale  vien  ricomposta  parte  dell'acqua 
primitiva.  Di  quest'  acqua  si  impregnano  le  lave  prima  della  loro 
emissione. 

8.**  Giunta  la  tensione  al  suo  parossismo,  vince  la  resistenza  che 
le  oppongono  la  lava  stessa,  già  consolidata,  e  le  roccie  sovraincombenti; 


filBLlOOBÀFU  15 


i  gas  imprigionati  schiantano  allora  ogni  ostacolo,  si  aprono  una  ria  al- 
Tastemo,  per  mezzo  di  ano  o  più  crateri,  e  con  essi  erompono  lave  flaonti, 
materie  frammentarie  ecc. 

Fincbò  persiste  la  caosa  impellente,  si  riproducono  i  medesimi 
fenomeni,  con  variabile  intensitìt  e  ad  intervalli  più  a  meno  lunghi, 
dipendenti  dall'obliterarsi  degli  spiragli  vulcanici  e  dallo  sprigionarsi 
eoQ  maggiore  o  minore  veemenza  dei  gas  acclusi  nella  lava. 

9,®  Basta  che  la  proprietà  eruttiva  sia  una  volta  impartita  per- 
che  duri  per  tempi  lunghissimi,  forse  per  interi  periodi  geologici,  fino 
a  tanto,  cioè,  che  la  lava  non  sia  del  tutto  solidificata. 

10.®  L'idrogeno  si  svelge  dagli  spiragli  vulcanici  in  massima  parte 
sotto  forma  d'  acqua,  ma  combinato  anche  al  cloro,  al  solfo  e  al  car- 
bonio ed  altresì  allo  stato  libero.  In  quesV  ultima  condizione,  tostochè 
si  trovi,  ad  una  certa  temperatura,  in  presenza  dell'ossigeno  atmosferico, 
bracia  rigenerando  il  vapor  d'acqua.  Talvolta  la  combustione  è  lenta  e 
tranquilla  e  si  manifesta  con  lievi  fiamme  azzurre  all'orlo  del  cratere, 
talvolta  è  istantanea  e  si  effettua  con  vere  esplosioni  nel  camino  vulca- 
nico; d'onde  rombi  e  scuotimenti  che  accompagnano  le  eruzioni. 

11.®  Mentre  l'idrogeno,  combinato  coU'ossigeno  e  associato  al  cloro, 
si  sviluppa  prevalentemente  nel  centro  dell'apparato  eruttivo,  ov'ò  più 
energica  ed-  attiva  1'  accensione  vulcanica,  unito  invece  al  carbonio  ed 
anche  isolato,  si  svolge  di  preferenza  al  perimetro,  delle  regioni  vul- 
caniche, ove,  cioè,  giunge  in  contatto  dell'ossigeno  atmosferico  a  bassa 
temperatura. 

12.^  Allorché  l'idrogeno  viene  sviluppato  in  gran  copia,  se  ne  può 
forse  inferire  che  nel  focolare  ove  fu  elaborato,  l'ossigeno  era  deficiente 
0  la  pressione  si  manteneva  poco  energica. 

13.^  I  cloruri  alcalini,  che  verosimilmente  penetrano  nei  focolari 
vulcanici  colle  acque  provenienti  dal  mare,  si  scompongono  in  gran 
parte  e  direttamente  o  indii^ettamente  danno  origine  ad  addo  idrodo- 
rico,  che  poi  si  svolge  producendo  svariate  reazioni. 

14.^  Nelle  lave  già  emesse  dal  vulcano  il  plutonismo  si  manifesta 
ancora  colle  fumaruole  eruttive,  che  sono  veri  vulcani  piccolissimi,  i 


16  BIBLIOOBAFIA 


qaali  emettono  correnti  di  lava,  scagliano  bombo  e  lapilli  e  levano  il 
loro  cono  detritico  come  i  maggiori  (1). 

Siccome  la  cessazione  dello  stato  sferoidale  delFacqua,  nelle  lave, 
si  verifica  quando  queste  hanno  perduta  ogni  attività  e  sono  divenute 
solide  j  non  ò  ammissibile  che  le  fumaruole  eruttive  sieno ,  come  fu 
detto,  conseguenza  di  quel  fenomeno. 

15.°  Le  idee  suesposte  non  escludono  V  ipotesi  che  possano  aver 
luogo  accensioni  vulcaniche  senza  il  concorso  dell'  acqua.  Io  ritengo 
infatti  che  parecchie  sostanze  liquide  o  solide,  capaci  di  fornire  alle 
lave,  ad  una  data  temperatura,  idrogeno,  ossigeno  ed  addo  carbonico, 
possono  aver  provocato  fenomeni  eruttivi. 

16.^  Secondo  Offni  verosimiglianza,  1*  acqua  rimase  estranea  alla 
formazione  dei  vulcani  lunari,  ohe,  se  cosi  non   fosse  avvenuto,  essa 
dovrebbe  manifestare  la  sua  presenza,  alla  superficie  del  nostro  sa 
teUito  con  nubi  o  con  nebbie. 

La  teoria,  o  meglio  1*  ipotesi ,  che  venni  cosi  sommariamente  ab- 
bozzando, differisce  sotto  parecchi  punti  di  vista  dalla»  dottrina  pluto- 
nica del  prof.  Gorini.  Per  tal  riflesso  e  più  per  evitare  la  confusione 
che  quell*  aggettivo  (  già  pregiudicato  dal  senso  che  gli  attribuivano 
gli  antichi  geologi)  potrebbe  far  nascere  presso  gli  studiosi,  propongo 
di  distìnguerla  col  tìtolo  di  neo^^lutonica, 

I  tratti  essenziali  di  questo  sistema  sono  in  parte  originali  e 
nuovi,  in  parte  no.  Tolsi  a  prestito  dal  Gorini  e  da  Elie  de  Beaumont 
il  concetto  fecondo  del  plutonismo;  i  memorabili  esperimenti  di  Sainte- 
Claire  Deville  mi  suggerirono  V  idea  che  V  acqua  non  può  sussistere 
indecomposte  in  contetto  delle  lave  fluide,  quando  non  sia  soggette  ad 
una  pressione  enorme  (idea  che  fu  già  affacciate  da  Eouqué);  trassi  da 
Oay-Lussac  e  da  Pilla  talune  delle  mie  congetture  sull'ufficio  dell'  os- 
sigeno nei  focolari  vulcanici,  e  finalmente  fui  preceduto  da  Delanoue  nel- 
l'assegnare  all'idrogeno  una  parte  importantissima  nei  fenomeni  eruttivi. 

Abtubo  Issel. 


(1)  No  farono  visti ,  neir  nltiina  ornùone  Teaaviana ,  alsar  coni  di  40  m.  d*  aUona  e 
cocci  air  proiettili  a  ben  80  m.  di  dixtania. 


CORRISPONDENZA 

PEB  LE  NOTIZIE  E  DESCBIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Gennaio  1875 

GraMde  tonrem^to  mieroseopieo  oMiervafo  contom- 
peimaeameottt  in  Boma  ed  In  nrenae  ai  14  Gennaio 
laVI^.  (M.  S.  DB  Rossi  con  lettera  del  eh.  P.  Bertelli). 

I  lettori  del  Ballettino  già  eonoscono  in  che  consistono  le  osserra- 
zioni  microscopiche  dei  pendoli  e  le  discnssioni  intorno  alla  causa  che 
li  produce  (1).  Il  d'Abbadie  e  il  Bertelli  Tattrìbuiscono  a  microscopici 
morimenti  del  suolo.  H  Monte  sostiene  un*  opinione  contraria,  e  crede 
rare  Tolte  potere  essi  provenire  dalla  causa  predetta,  e  li  suppone  or- 
dinariamente provenire  da  causa  termica,  aerea  o  meccanica  accidentale. 
Le  esperienze  da  me  intraprese,  ed  alle  quali  ho  alluso  nel  primo  ar- 
ticolo, mi  inducono  a  riconoscervi  il  fenomeno  assolutamente  tellurico  e 
proveniente  da  causa  microsismica,  finché  non  venga  dimostrata  Fazione 
di  un  altro  agente  parimenti  tellurico.  Ciò  posto,  ecco  il  fatto  da  me 
osservato. 

A  di  14  gennaio  con  un'  alta  pressione  barometrica  si  presentò 
nn  fenomeno  al  tutto  nuovo  ed  inaspettato.  Alle  ore  4,15  pom.  io  era 
intento  alla  solita  osservazione.  Nel  resto  della  giornata  avea  visto  i 
pendoli  piuttosto  calmi  ;  in  queir  ora  osservai  un  qualche  movimento 
energico  ma  non  punto  straordinario.  Mentre  però  io  guardava,  il  mo- 
vimento si  accrebbe  in  proporzione  cosi  grande  e  con  tali  stranezze  di 
accrescimento  e  di  diminuzione  fino  all'istantanea  ed  improvvisa  fermata 
per  poi  ritornare  airoscillàzione  ed  ai  tremiti,  che  sembravano  moto  e 
quiete  prodotti  da  una  mano  invisibile.  Le  proporzioni  di  questi  moti  non 
abbisognavano  più  del  microscopio  per  essere  valutate  e  vedevansi  da  lungi 
ad  occhio  nudo.  Erano  desse  anzi  assai  superiori  a  quelle  che  producono 
talvolta  i  veri  molto  sensibili  terremoti.  Ma  terremoto  sensibile  non  era 
punto  avvenuto:  perciò  io  pensava  che  forse  una  qualche  causa  impre- 
vista e  puramente  accidentale  potesse  produrre  quel  movimento.  La 
chiusura  perfettissima  dell'istromento  escludeva  l'ipotesi  che  un  qualche 


(1)  V.  sopra  pag.  7  •  noU  1. 
▲HHO  IL  FA8C.  I,  II,  HI. 


18  C0RRtS^0NDBI^2^A 


animale  fesse  potato  penetrarri  dentro.  Intanto  non  bisognaTa  perdere 
rossenraaone.  H  fenomeno  oontinaò  nel  modo  descritto  per  drea  iin*ora 
e  meno,  cioò  dalle  4,15  alle  5,45  circa.  Dopo  qnest'ora  cominciò  a  di- 
minniroi  e  pian  pianino  a  cessare,  riprendendo  ogni  tanto  tigore,  finché 
nella  notte  e  nel  segnente  giorno  15  gennaio  la  calma  fa  ristabilita  qaaà 
perfettamente. 

Mentre  nel  giorno  segnente  io  meditaya  sol  fatto  osaerrato  e  stan 
persnadendomi,  malgrado  l' eridenza  del  contrario,  che  on  animale  od 
altra  canea  doveano  aver  prodotto  qael  motimento  del  pendolo,  che  sem- 
brava  additare  an  grande  ed  insensibile  terremoto,  mi  gianse  ona  let- 
tera del  eh.  P.  Bertelli,  colla  qaale  mi  descrivoTa  il  fatto  medesimo  da 
esso  Tednto  a  Firenze,  precisamente  dalle  4,15  alle  5,40  pom.  e  la  sua 
descrizione  era  tale,  che  non  sarebbe  stata  dirersa,  se  il  Bertelli  aTesse 
tonato  il  sao  occhio  al  mio  istromento  in  Boma. 

Credo  opportuno,  per  l'esattezza  dei  dati,  riferire  testnalmente  la 
lettera  del  eh.  P.  Bertelli  in  data  15  gennaio. 

«  Ieri  (14  genn.)  mentre  in  tatta  la  mattina,  ed  in  parte  del  pò- 
mencio,  cioè  sino  alle  3,27  (t  m.  di  Boma)  il  sismometro  si  era  mo- 
strato* assai  qaieto  ed  il  barometro  molto  alto,  dUmproyriso,  neirosser- 
yazione  delle  4,11  p.  si  manifestò  on  movimento  microsismico  straordinario 
nel  pendolo.  H  moto  ondnlatorìo  era  NNO-SSE  di  12*',1  in  valoi^  an- 
golare, e  con  osdUazioni  yerticali,  distinte  in  perìodi  di  pulsazione,  del- 
Tampiezza  angolare  di  9',1,  e  queste  continuarono  allo  stesso  modo  alle 
4,41  p.,  mentre  allora  il  moto  orizzontale  predominante  era  OSO-ENE 
27'*,2.  Queste  però  alle  5,42  p.  si  accrebbe  fino  a  42*\4  0-E,  ma  senza 
osdllasione  yerticale.  Il  moto  suddetto  poi  si  andò  mano  mano  indebo- 
lendo, conseryando  però  sempre  la  stessa  direzione  0-E,  fino  che  alle 
9,46  p.  si  ridusse  a  9**,1.  Durante  la  notte  scorsa  gli  istnimenti  non 
hanno  più  indicato  nessun'  altro  movimento  sismico  speciale,  e  questa 
mane  finora  (ore  9  a.)  il  tromometro  è  tranquillo.  Ieri,  e  più  oggi,  si 
osserva  un  notevole  abbassamento  nell'ago  magnetico,  il  quale  però  è 
senza  oscillazione,  e  cosi  fu  trovato  pure  ieri  alle  4,27,  5,53,  6,10,  7,33, 
9|32  pom.  (sempre  1  m.  di  Boma).  » 

Non  occorrono  molti  ragionamenti  per  vedere  in  questo  fatto  una 
prova  evidentissima  della  verità  della  emstenza  dei  piccoli  moti  tella- 
liei;  poiché  niun  altro  fisico  elemento,  per  quanto  la  scienza  oggi  co- 
nosce, potrebbe  produrre  un  contemporaneo  effetto  meccanico  in  Boma 
ed  a  Firenze.  Ma  un'  altra  conseguenza  discende  a  mio  avviso  chiaris- 
sima dal  fenomeno  osservato  ai  14  gennaio.  Tanto  io  in  Boma  quanto 


CORBISPONBENZA  19 


il  Bertelli  a  Firenze  yedemmo  accadere  un  movimento  negli  istromenti 
superiore  di  gran  langa  a  qaello  che  si  verìfica  anche  in  molti  veri 
tnremoti.  Dnnqne  an  movimento  microsismico  può  essere  maggiore  d'un 
rero  terremoto  ed  insieme  esser  insensibile  ed  innocuo. 

In  nna  parola  impariamo  da  qaesto  fatto  che  nna  successione  di 
fitte  vibrazioni  possono  tenere  lentamente  e  Inngamente  agitata  la  crosta 
terrestre.  Infatti  ciò  corrisponde  perfettamente  a  quanto  io  osservava 
nel  pendolo,  quando  pareami  mosso  da  una  mano.  Ogni  variazione  di 
moto  doveva  corrispondere  ad  un  nuovo  impulso,  e  lo  stesso  fermarsi 
improvvisamente  era  effetto  di  nuovo  impulso  a  contrattempo.  Lo  che 
ho  io  stesso  in  altre  occasioni  artificialmente  sperimentato  facendo  esplo- 
dere alcune  mine  in  qualche  prossimità  d*nn  pendolo  pscillante.  Lo  scuo- 
timento della  mina  talora  accresce,  talora  sospende  repentinamente  To- 
scillazione  del  pendolo.  Cosi  dunque  nel  fenomeno  del  14  gennaio  alcuni 
impulsi  tellurici  agitavano  il  pendolo,  altri  lo  arrestavano  o  ne  dimi- 
onivano  il  movimento. 

n  medesimo  avviene  negli  ordinarli  moti  microsiamici,  i  quali  in 
Qull^altro  differiscono  da  questo  straordinario,  che  nella  minor  loro  in- 
tensità. Concludiamo  adunque  che  la  terra  vibra  periodicamente  e  che 
i  terremoti  possono  talvolta  esser  insieme  grandi  e  insensibili;  del  quale 
genere  dobbiamo  augurarci  di  poterne  studiar  molti,  onde  giungere  pre- 
sto, scoprendo  le  leggi  sismiche,  a  prevedere  in  tempo  i  paurosi  e  di- 
sastrosi. Michele  Stefano  de  Bossi  / 

Terremoti  prmtMo  PEtna  e  conati  erattlvl  del  mede- 
■fano  vnlcaiia,  dal  V  al  HO  Genuala.  (NoHeie  raccolte  dai  gior- 
nàU  da  M.  S.  de  Bossi).  «  Nella  notte  del  7  alPS  Gennaio  in  Acireale 
e  suoi  dintorni  sono  avvenute  più  scosse  di  terremoto.  Si  ha  ragione  di 
credere  che  ripetano  la  loro  origine  dairintemo  lavorìo  dei  fuochi  del- 
l'Etna. La  prima  scossa  fu  avvertita  alle  9,10'  pom.,  non  dissimile  in 
nulla  a  due  brevi  e  ben  distinte  sotterranee  percosse.  Essa  fu  forìera  di 
nn  terremoto  di  ben  altra  intensità.  » 

«  Batteva  Tuna  meno  un  quarto  dopo  mezzanotte,  quando  da  molti 
che  si  trovavano  in  veglia  fu  udito  un  sotterraneo  rombo.  Ck)nsecutiva- 
mente  ebbe  luc^o  lo  scoppio  di  un  terremoto  gagliardo,  che  prolungossi 
per  più  secondi  e  le  cui  oscillazioni  si  confusero  a  tre  grandi  urti  da 
prodarre  dappertutto  scompiglio  e  spavento.  L*  uno  e  V  altro  si  provò 
dagli  abitanti;  molti,  uscendo  ali*  aperto,  si  rìversarono  per  le  strade  e 
per  le  piazze;  il  maggior  terrore  manifestossi  nei  quartierì.  Il  signor 
Sottoprefetto  rìunissi  allora  alla  popolazione,  i  BB.  carabinieri  attivarono 


20  COBBISPONDRNZA 


la  loro  porlnstrazione.  Le  ricoYQte  notizie  ci  fan  sicuri  che  qnesio  non 
fa  se  non  nn  terremoto  vulcanico  locale,  il  cni  centro  di  radiazione  si 
appalesò  nella  zona  superiore  del  territorio  ad  occidente  di  qnesta  città, 
specialmente  nella  contrada  denominata  Testa  di  vipera^  e  consecatì?a- 
mente  nelle  contìgue  Fossa  deìV  acqua  e  Jlfofomo.  Si  hanno  infatti 
nella  prima,  per  nn  miglio  attorno,  diyerse  fenditure  del  suolo,  l'atter- 
ramento di  varie  case  di  campag  na,  lo  scompiglio  ed  il  rovescio  di  molta 
mura  stradali  e  di  circonvallazione.  Le  altre  due  contrade  aoffersero  an- 
che danneggiamenti  di  questo  genere.  Il  terremoto  propagò  la  sua  oscil- 
lazione ad  Ad  Sant'Antonio,  Aci  Catena,  Pisano,  S.  Yenerina  ecc.  F<n-- 
tunatamente  non  si  hanno  a  lamentare  casi  di  morte;  ma  parlasi  solo  di 
peritoli  corsi  e  di  qualche  frattura  incontrata.  Alle  ore  7  e  un  quarto  ant. 
del  giorno  8  si  replicarono,  con  breve  intervallo,  altre  due  scosse,  ma 
lievi.  Vogliamo  augurarci  che  il  fenomeno  non  abbia  a  ripetersi.  » 

Da  Biposto  poi,  presso  Catania,  narrandosi  più  o  meno  le  medesimo 
notizie  per  ciò  che  riguarda  il  territorio  di  questo  Comune,  si  aggiunge 
che  in  un  piccolo  paese,  non  lungi  da  Acireale,  la  scossa  del  Venerdì  al 
tocco  fu  tanto  forte,  che  produsse  molti  danni,  cagionò  la  morte  di  otto 
persone,  e  credevasi  indizio  certo  di  prossima  eruzione  dell'Etna. 

Dopo  ciò  i  giornali  ci  narrano,  che  l'Etna  ai  19  Gennaio  accennava 
a  qualche  risveglio.  Nelb  sera  del  medesimo  giorno  i  fenomeni  divennero 
più  evidenti:  nella  mattina  poi  del  20  un  forte  rombo  con  fumo  denso  e 
vorticoso  usciva  dal  cratere  e  pareva  iniziare  una  grande  eruzione. 

Dopo  questi  fatti  null'altro  troviamo  narrato  dai  giornali  per  i  giorni 
successivi,  n  eh.  Prof.  Silvestri  prometteva  alla  Direzione  di  cotesto  Bui* 
lettino  di  raccogliere  le  notizie  e  di  fame  s(^getto  di  uua  communica- 
zione,  qualora  vi  fossero  state  notizie  importanti  da  aggiungere  alle  pub- 
blicate dai  giornali.  Nulla  finora  ci  pervenne  per  parte  dell'  illustre 
professore.  Stando  ai  dati  che  finora  conosciamo,  sembra  che  dopo  il  20 
Gomaio  l'Etna  si  sia  calmato,  e  l'attività  endogena  siasi  trasferita  sotto 
l'Apennino  di  Bomagna;  perchè  appunto  ai  20  Gennaio  colà  rinforzarono 
le  scosse,  le  quali  però  erano  cominciate  già  a  presentarsi  quasi  contem- 
poraneamente che  in  Sicilia,  doò  ai  9  ed  ai  10  di  (Gennaio. 

E  qui  giova  osservare  che  le  scosse,  avvenute  nella  notte  del 
giorno  8  in  Sicilia,  dovettero  leggermente  essere  risentite  anche  nel  si- 
stema vulcanico  laziale,  perchò  a  Frascati  il  Lavaggi  nell'osservazione 
del  mezzodì  dell'  8  Gennaio  trovò  nel  sismografo  tracce  di  scuotimenti 
avvenuti  nella  direzione  N-S.  Nella  sera  poi  dello  stesso  giorno  8  circa 
le  10,15  pom.  una  nuova  scossa  avveniva  nella  medesima  regione  la- 


CORRISPONDENZA  21 


ziale  ed  era  avvertita  in  Yellotri,  laogo  che  altre  volte  abbiamo  notato 
esser  sensibile  particolarmente  per  i  movimenti  procedenti  fra  N  e  S.  Il 
giorno  9,  come  abbiam  detto,  i  terremoti  apparivano  in  Bomagna  con 
qualche  forza.  Mi  sembra  perciò  non  senza  importanza,  che  le  scosse 
laziali  cadano  precisamente  nell'intervallo  di  tempo  fra  i  terremoti  di 
Sicilia  e  qnei  di  Romagna.  M.  S.  db  Bossi. 

Periodo  0lflniileo  di  Romagna  dal  90  al  tS  Gennaio 
(Lettera  del  eh.  prof.  Alessandro  Sbbpieri  da  Urbino) 

«  Volentieri  le  scrìvo  nna  breve  notizia  sai  pochi  dati  che  finora 
ho  potuto  raccogliere  sni  terremoti  ultimi  di  Forlì  nei  giorni  dal  20 
9I  28  gennaio.  Par  troppo  non  è  forse  sperabile  di  poter  raccogliere 
più  sicari  e  più  namerosi  dati,  perchè  le  scosse  farono  sempre  0  lievi 
0  di  forza  mediocre,  e  saccedendosi  talvolta  a  brevi  intervalli,  gli  os- 
servatori non  tenevano  registro  di  tatto,  né  tatti  prendevan  nota  della 
medesima.  Di  più  è  da  lamentare  che  i  nostri  più  bravi  colleghi,  il 
Big.  Antonio  Merlin!  e  il  Prof.  Vincenzo  Biatti,  non  avessero  in  qaei 
giorni  i  loro  orologi  regolati  perfettamente.  Ambedue  questi  egregi  cul- 
tori della  scienza  mi  hanno  comunicato  i  loro  registri  e  insieme  i  dubbi 
eie  correzioni  probabili  delle  ore  segnate.  Non  credo  in  questa  prima 
notizia  dover  entrare  nel  particolareggiato  e  spinoso  esame  di  tutti  i 
dati  e  massime  in  ciò  che  riguarda  le  ore.  Basta  per  ora  indicare  che 
questo  periodo  scìsmico  di  Bomagna  durò  nel  suo  massimo  dal  20  al  28 
Gennaio  e  che  durante  un  tal  tempo  si  sentirono  intomo  a  40  terre* 
moti  diskibuiti  in  gruppi  di  tre  0  cinque  in  breve  giro  di  ore. 

«  Dall'esame  poi  di  tatti  i  dati  riuniti  a  me  pare  che  i  movimenti 
avessero  la  loro  origine  nei  dintorni  appenninici  di  Forlì:  doveva  es- 
sere però  un  focolare  molto  esteso  e  di  poca  intensità  senza  alcuna  di- 
sposizione a  concentrarsi  ip  un  punto  solo.  Farei  volentieri  il  paragone 
di  un  gran  mare  in  burrasca  che  alza  le  sue  ondate  ora  in  un  punto, 
ora  in  an  altro.  Dae  0  tre  soli  di  quei  colpi  sembrano  propagati  sino 
a  noi.  Siffatta  condizione  di  cose  spiega  la  innocuità  di  tutte  quelle 
scosse:  e  la  romba  molto  frequente  che  udivano  a  Forlì,  senza  che  la 
scossa  successiva  avesse  grande  violenza,  conprova  forse  la  vicinanza 
dei  centri  di  agitazione.  Più  larghe  conclusioni  io  non  saprei  vedere 
probabili.  Non  ò  mancata  a  Forlì  qualche  buona  osservazione  di  feno- 
meni fisiologici  che  gentilmente  mi  ha  descrìtti  il  mio  egregio  e  bravo 
amico  Prof.  Pio  Vecchiotti.  Potrò  darne  contezza  in  altra  circostanza, 
0  quando  a  Lei  piacerà  ». 


22  COBRISPOKDEIYZA 


Notìzie  compendiate  di  terremoti,  disposte  in  gruppi  topografici^ 
dell'anno  meteorico  1875:  Deoembre  1874  e  Gennajo  1875. 


Veneto.  (Da  lett  Fulgis,  e  ^tomaZi)/Decembre  1874  -  Belluno, 
8,30  a.  rombo;  Santa  Croce  e  Vittorio,  scossa;  Tolmezzo,  9,15  a.  scossa.  - 
27,  Bollano  e  Alpago,  2,25  a.  circa,  scossa  leggerissima  ondulatoria  e 
a  Bellnno  con  rombo. 

Lombardia.  Deoembre  1874,  Oennajo  1875  -  Ninna  notìzia. 

Piemonte.  (Da  leti.  F.  Dxmza,  Giornali  e  Bull,  meieor.)  De- 
cembro,  1.  -  Ivrea,  Talsesia,  Tallo  d'Aosta,  Massino,  Cogne  e  Yarallo, 
8,35  p.  scossa;  sensibile  ad  Ivrea,  debole  a  Yarallo:  Oropa,  8,40  p. 
sensibile:  Biva  Taldobbia  e  Xlagna,  tre  movimenti  alle  8,45  p.,  8,55 
circa  e  il  terzo  qualche  istante  appresso:  Taldobbia,  9,20  p.  scossa 
forte:  Ivrea,  10,53  circa  p.  -  3,  Ivrea  e  gli  altri  luoghi  percossi  il  1* 
Dee,  5,45  a.  scossa  con  rombo.  -  9,  Moncalieri,  11,30  p.  debole  scossa 
ondulatoria.  -  13,  Stelvio,  scossa  fra  il  mezzodì  e  V  una  pom.;  Ivrea 
11  1|4  p.  scossa.  -  Oennajo  1875.  11,  Ivrea  8,55  a.  scossa  sussul- 
toria  con  rombo.  -  13,  Ivrea  4  a.  scossa  ondulatoria  più  leggera  del- 
Tantecedente. 

OenoTenato  e  riviera  Usure.  {Da  leti.  Prof.  Issel)  De- 
oembre 1874  -  Ninna  notizia.  -  Gknnajo  1875.  6,  Oenova  leggerissima 
scossa. 

Emilia  e  Bomasna.  (Da  buU.  mef.,  leU.  Lobikzini,  Malva- 
sia). Deoembre  1874  -  2,  Bavenna,  parecchie  leggere  scosse  ondula- 
torie. -  3,  Sassuolo,  8,27  a.  scossa  leggera  ed  istantanea.  -  4,  Bologna 
e  Porretta ,  4,38  a.  leggera  scossa ,  a  Porretta  forse  sussultoria ,  con 
abbassamento  del  livello  di  un  pozzo.  -  17,  Bologna,  12,45*23'',  leg- 
gerissima scossa.  -  Gennajo  1875.  9,  Portico,  10  p.  piuttosto  forte 
sussultoria.  -  10,  Portico,  9,00  a.  8,00  p.  e  12  di  notte  forti  scosse.  - 
11,  Portico,  tredici  piccole  scosse  dalla  mezzanotte  in  poi.  Bologna 
11,50  a.  piccola  scossa.  -  18,  Portico,  nella  notte  del  18  al  19  scossa 
piccola  coincidente  forse  con  altra  avvenuta  in  Boma.  -  20,  Cesena  e 
Forlì,  1,05  a.  non  leggera  scossa  seguita  da  altre.  Secondo  altre  let- 
tera parrebbe  che  questa  scossa  fosse  avvenuta  ai  21.  -  21 ,  Forlì, 
2,05  p.  scossa  più  gagliarda,  6  p.  ed  8  p.  scosse  leggere  con  rombi.  - 
22,  Foriì,  5  a.  leggera  scossa,  -  23,  Portico,  Bussi,  Forlì,  Faenza,  Ba- 
venna, Castel  Bolognese,  molte  e  forti  scosse  nella  notte  e  massime  nella 


conntavoHMvzji  23 


mattina  con  molto  spayento.  -  24,  Bimini,  Bavenna,  12  circa  ani  leg- 
gera scossa:  Bavenna,  3  ani  scossa:  Portico,  8  a.  scossa.  -  25,  Forlì, 
Bayenna,  Bimini,  da  mezzanotte  alle  7  a.  almeno  10  scosse  leggere.  - 

26,  Forlì ,  0,20  a.  scossa.  Bologna ,  1  a.  scossa.  Portico ,  8  a.,  scossa 
piuttosto  forte.  Bologna,  nelle  ore  pomeridiane  sensibile  moto  sismico.  - 

27,  S.  Andrea  in  Monghidoro ,  la  terra  ò  stata  in  contìnuo   moto.  - 

28,  Forlì,  2,25  e  2,32  p.  scosse  con  rombo. 

Tofleàna.  (Da  LeU,  Bsbtblli).  Decembre  1874  -  6,  Firenze, 
ore  4,55  p.  leggerissima  scossa.  -  Gennajo  1875. 14,  Firenze,  Moto  mi- 
croscopico straordinarissimo  del  tromometro  dalle  4,15  alle  5,40  in 
coincidenza  con  Boma. 

Marehe  ed  Umbria.  (LeH.  Guidi,  Dx-Bosi9  ,  Gasili  ,  Sala- 
Dixi,  Bellucci).  Decembre  1874  -  6,  Pesaro  ed  Ancona,  5  pont  pic- 
cola scossa.  -  Metà  del  mese  circa,  Bipatransone,  sera,  scossa.  -  15, 
Perugia,  1,30  e  2,30  a.  leggere  scosse.  -  Gennajo  1875.  2,  Penigia, 
11,54  a.  leggera  scossa.  -  23,  Camerino,  alle  12,30  ani  leggerissima 
scossa.  -  25,  Ascoli.  5  a.  scossa  istantanea. 

ProTlncle  Ramane  e  Terra  di  liavaro.  {JDa  bull  met^ 
lett.  Layaogi,  Galli,  {Osserv.  Db-Bossi).  Decembre  1874  -  5,  Boma, 
leggera  scossa.  Frascati,  traccia  al  sismografo  osservato  a  mezzodì.  6, 
Begione  da  Alyito  a  Boma,  ad  Aquila,  a  Napoli,  a  Terracìna  e  Vi- 
ierboi  grande  terremoto  annunciato  già  nel  fascicolo  di  Decembre  1874 
di  questo  BuUettìno.  Questa  scossa  fu  seguita  da  parecchie  altre  nella 
sera  e  nella  notte  seguente  nella  medesima  regione.  -  7,  Frascati,  moto 
nel  sismografo  osservato  a  mezzodì.  -  9,  Boma,  5,30  a.  circa  e  11,24 
a.  leggerissime  scosse ,  3,45  p.  scossa  leggerissima  sussultoria.  -  10, 
Boma,  leggerissime  scosse,  alle  9,25  p.  e  10,30  p.  circa.  -  11,  Boma, 
leggerissima  scossa  alle  7,15  a.  /circa.  -  13,  Boma,  9,31  a.  e  9,50  a.  leg- 
gerissime scosse.  -  16,  Telletri ,  9,36  p.  scossa  leggerissima.  -  18, 
Boma,  8,50  a.  circai  leggerissima  scossa.  -  19,  Boma,  8,30  circa  p.  e 
11,20  p.  scosse.  -  21,  Boma,  notte,  scossa  sussultoria.  -  22,  Terradna, 
notte,  forte  scossa  sussultoria  e  ondulatoria.  -  23 ,  Terracina ,  3  ant. 
scossa.  -  26,  Yelletrì,  9,15  p.  circa,  scossa.  •  27,  Yelletri,  12  meri- 
diane ,  leggerissima  scossa  ondulatoria.  -  29 ,  Boma ,  lievi  scosse.  - 
29  al  30,  Yelletrì,  notte,  leggera  scossa.  -  30,  Boma,  6  a.;  9,05  ani; 
1  p.  scosse;  30-31,  Boma ,  notte ,  scossa  leggera  ;  31,  Boma ,  8,30  a. 
circa,  altra.  -  Gennaro  1875.  1,  Boma,  notte,  scossa.  Bocca  di  Papa, 
8  a«  circa,  scossa;  9,30  a.  altra.  -  2,  Yelletrì,  seiEa»  scossa.  -  4,  Boma, 
9,45  p.  scossa  sussultoria.  -  8,  Frascati,  traccia  al  sismografo  esser- 


24  dORlltSÌ^ONDtiKZA 


yato  a  mezzodì.  Yelletri,  10,15  p.  piccola  scossa  e  traccia  al  asmo- 
grafo.  -  10,  Monte  Cavi,  10,30  a.  il  sism.  oscilla  risibilmente  e  traccia 
la  polvere.  Telletri,  il  sismografo  non  osservato  nel  giorno  alla  sera 
mostra  nna  traccia.  -  14,  Boma,  dalle  4,15  alle  5,45  moto  microscopico 
straordinarissimo  in  coincidenza  con  Firenze.  -  15-16,  Boma,  nella  notte 
dne  piccolissime  scosse.  -  18,  Roma,  9,10  pom.  leggerissima  scossa 
stissnltoria  (forse  coincide  con  altra  avvenuta  in  Portico  nella  notte). 
-  24,  Boma,  11,80  a.  scossa  leggerissima.  -  25,  Villa  S.  Lucia  presso 
Monte  Gassino ,  2,05  ant.  due  scosse.  -  31,  Boma ,  moto  microscopico 
assai  straordinario,  alle  2,40  p.  taluno  crede  aver  avvertito  una  scossa 
snssultoria. 

AbbrasBl.  (Da  Bull.  Mei.)  Decombre  1874  -  6,  Aquila,  4,55 
p,  scossa  leggera.  -  Gennajo  1875,  ninna  notizia. 

CJampainBa  P^Uee,  Paglie,  e  Prowinele  limltrafe.  {Da 
bull,  met.;  leti.  Santobo;  corrisp.  Bertelli;  da  leti.  Bossi,  Cblla  e 
giornali).  Decembre  1874  -  Vesuvio,  2  p.  scossa;  3,35  p.  altra  scossa. 
Durante  la  prima  decade  il  sismografo  dell*Osservatorto  Vesuviano  fn, 
quasi  sempre  leggermente  agitato.  -  2,  Vesuvio,  9,45,  terremoto.  -  4, 
Vesuvio,  4,46,  terremoto.  -  6,  2,19  p.  Vesuvio,  terremoto;  4,50  p.  Na- 
poli, mediocre  scossa.  -  7,  Potenza,  nel  giorno  due  leggere  scosse 
ondulatorie;  Isola  del  Liri,  Sora  e  contado,  più  scosse  anche  violenti; 
Al  Vito,  4,15  e  6,30  a.  leggere  scosse;  Marsioo  Nuovo,  6,40  p.  fortis 
sima  scossa  sussultoria  con  rombo;  Vesuvio,  7,48  p:  terremoto.  •  8, 
Àlvito,  leggerissime  ondulazioni.  -  9,  Sora  ed  Isola  del  Liri,  altre 
scosse  ;  Vesuvio ,  5,56  p.  scossa  di  terremoto.  -  12,  Vesuvio,  6,37  a. 
scossa  di  terremoto.  -  15,  Vesuvio,  1,4  a.  e  12,46  p.  scosse.  Queste 
due  ultime  scosse  del  Vesuvio  nel  Bullettino  del  Club  Alpino,  Oeniuyo, 
2^  decade,  per  errore  di  stampa  sono  indicate  come  avvertite  il  giorno 
2  ed  il  giorno  5.  -  18,  Vesuvio,  10,46  p.  scossa.  -  31,  Messina,  nel 
pomeriggio,  leggero  terremoto.  -  Gennaio  1875. 1,  Messina,  1,25  circa 
p.  forte  scossa.  -  5,  Vesuvio,  2^4  p.  scossa.! 

CalalMPlih  Slellto  e  Malto.  (Da  UH,  Conti,  Giornali).  De- 
cembre 1874  -  2  di  notte,  scossa  sussultoria;  7,30  ondulatoria.  -  Gen- 
najo 1875.  1,  Palermo,  12,51  p.  sensibili  scosse;  Noto,  12,55  p.  nel- 
rintervallo  di  un  quarto  d'ora,  tre  leggere  scosse.  -  7,  Acireale  e  din- 
tomi,  9,10  p.  due  percosse.  -  8,  Biposto  e  falde  dell'Etna,  Acireale 
ecc.  1,00  a.  circa,  scossa  rovinosa;  7,15  a.  altra  scossa.  -  19-20,  Etna 
conati  eruttivi.        « 


TEMPESTA  BAROMETRICA  TELLURICA  ED  ELETTRO-MAGNETICA 

Avvenuta  al  fine  di  Febbraio   1875 


NOTIZIE  ED    OSSERVAZIONI 


DEL    PROF.    M.    S.    DE    ROSSI 


Un  complesso  di  fenomeni  diversi  avvenne  nel  cader  del 
Febraio  di  quest'  anno.  La  tempesta  barometrica^  e  meteorica, 
'  non  che  la  magnetica,  fu  additata  già  nei  bollettini  meteoro- 
logici; alcuni  altri  fenomeni  elettrici  furono  sparpagliatamente 
annunziati,  i  fenomeni  tellurici  del  medesimo  periodo  non  fu- 
rono neanche  accennati.  Un  colpo  d'occhio  generale  su  tutti 
insieme  non  fu  da  veruno  intrapreso,  perciò  io  mi  propongo 
di  esaminare  il  complesso  di  questi  fenomeni  per  indagarne 
alquanto  le  mutue  relazioni. 

Ai  3  Marzo  il  Prof.  Domenico  Conti  scrivevami  da  Co- 
senza ciò  che  segue: 

»  Dopo  le  ripetute  cadute  di  neve  e  dopo  il  terremoto 
del  20  Febbraio,  il  23  e  24  molti  cacciatori  di  Pietrafitta, 
paese  che  i  suoi  monti  legano  alla  Sila,  andarono  a  divertirsi 
in  caccia  di  lepri.  Arrivati  nel  territorio  di  Aprigliano,  con- 
trada detta  con  adagio  volgare  Musso  di  Bove,  sul  vertice  di 
questo  monte,  passando  un  lepre,  lo  inseguivano  a  stento  fra 
un  metro  circa  di  neve.  Improvvisamente  si  avvidero  che  in- 
vece di  trovare  altra  neve,  quella  cerchia  che  comprende  il 
vertice  del  monte,  era  scoperta  dalla  neve.  Atterriti  corronp 
0  trovano  che  di  là  partiva  fumo  e  calorico.  Altri  dicono  che 

ANNO  U.  FASC.  IT,  V.  3 


26  TEMPESTA   BAkOUKTliiCA   TELLURICA 

vi  sia  stato  anche  trovato  un  foro  del  diametro  di  un  metro, 
nel  quale  foro  gìttando  una  pietra,  essa  cade  senza  sentirsi  il 
colpo  del  suo  arrivo  al  fondo.  Questo  secondo  fatto  non  lo  ga- 
rantisco, mentre  sono  certo  del  primo,  cioè  del  fumo  e  del 
calorico  eccessivo  emanato  dal  suolo.  I  paesani  di  quella  con- 
trada ne  sono  impensieriti.  Anche  qui  se  ne  parla  con  insi- 
stenza. La  prego  darmi  una  spiegazione  su  questo  fatto,  che 
mi  sembra  alquanto  curioso  e  nuovo.  » 

Il  fenomeno,  del  quale  il  Conti  mi  dà  gentile  comunica- 
zione, è  certamente  curioso  e  se  non  del  tutto  nuovo,  almeno 
tanto  straordinario,  da  meritare  certamente  una  speciale  con- 
siderazione. Esso  sembrò  agli  abitanti  del  luogo  una  minaccia 
di  catastrofe  vulcanica,  perchè  si  crede  generalmente  che  nei 
soli  vulcani  si  possano  manifestare  le  azioni  sotterranee;  e  tanto 
più  sembrava  tremendo  il  caso,  perchè  non  esistendo  ivi  traccia 
di  monte  ignivomo,  potea  temersene  V  apertura  d' un  nuovo. 

Ma  invece  a  mio  credere  il  fenomeno  dì  cui. si  tratta^ 
lungi  dair  indicarci  un  nuovo  vulcano,  serve  mirabilmente  a 
chiarire  vieppiù  le  relazioni- vicendevoli  delle  azioni  interne 
della  terra  colle  esteriori  e  meteoriche,  al  giuoco  delle  quali 
azioni  non  si  sottraggono  del  tutto  neanche  i  veri  vulcani. 

A  me  sembra  poter  paragonare  il  fenomeno  straordinario 
predetto  coir  ordinario  che  conosciamo  vicino  a  Roma  in  Mo- 
ncone. Ivi  in  una  montagna  detta  la  Scalinata  esiste  una 
cavità  denominata  il  Pozzo  Fornello  che  non  è  cratere  vul- 
canico ,  ma  dalla  quale  neir  inverno  esce  fumo  e  calore  ad 
ogni  mutare  di  tempo.  Questa  cavità  adunque  funziona  come 
un  barometro  perchè  nelle  mutazioni  meteoriche,  cioè  al  di- 
minuire della  pressione  barometrica,  emana  i  suoi  vapori.  Ciò 
significa  che  la  forza  colla  quale  i  detti  vapori  intemi  ivi  sono 
lanciati  verso  la  superficie,  è  tanto  limitata,  che  non  può  vin- 


ED  ELETTRO-MAGNETICA  27 


cere  ordinariamente  il  carico  deir  atmosfera  e  deve  attendere 
la  depressione  barometrica  per  dare  sfogo  alla  materia  gas- 
sosa ivi  racchiusa. 

È  pure  analogo  a  questo  fatto  ciò  che  si  osserva  nei  La- 
goni boraciferi  di  Toscana  in  Maremma,  dove  i  getti  violen- 
tissimi e  continui  del  vapore  d' acqua  misto  all'  acido  borico, 
aamentano  di  forza  e  di  volume  air  avvicinarsi  di  ogni  tem- 
pesta meteorica.  Anche  qui  è  evidente  perciò  il  favore  che  la 
depressione  atmosferica  produce  allo  svolgimento  ed  emissione 
del  gas.  Questo  medesimo  giuoco  barometrico  ho  io  osservato 
influire  moltissimo  ad  elevare  o  ritenere  compresse  le  emanazioni 
di  acido  carbonico  che  nelle  nostre  campagne  esistono  in  più 
luoghi.  Ho  infatti  a  questo  proposito  narrato  altrove  i  pericoli 
passati  trovandomi  con  altri  geologi  immerso  nell'acido  car- 
bonico entro  cavità  dove  ordinariamente  lo  strato  mefitico  non 
oltrepassava,  i  pochi  palmi  sopra  terra.  Lo  stesso  pericolo  cor- 
rono facilmente  colla  depressione  barometrica  i  contadini  che 
custodiscono  il  vino  in  una  grotta  presso  Sgtmrciarelli  sui 
monti  Tuscutani.  E  testé  apprendemmo  da  un  pregiato  lavoro 
dello  Scott  che  tre  quarti  delle  esplosioni  del  Grisoti  avve- 
nute nelle  miniere  di  Yorkshin  uqI  1871  e  72  coincidettero  con 
abbassamenti  barometrici.  (1) 

È  dunque  evidente  la  verità  di  ciò  che  è  già  naturalmente 
chiarissimo,  la  depressione  atmosferica  cioè  favorir  le  reazioni 
dei  gas  intemi  della  terra  in  modo  che  dove  i  getti  ne  sono 
sempre  copiosi,  essi  aumentano,  dove  sono  sempre  deboli  com  - 
pariscono  allora  soltanto.  Ciò  posto  la  logica  e'  insegna  che 
dove  esistesse  una  eAanazione  gassosa  estremamente  debole, 
questa  non  si  mostrerebbe  giammai  alla  superficie,  perchè  ne 


(1)  V.  Lee  Mondes  T.  XXXVI  pag.  683  29  Avril  1875. 


28  TRMPB8TA    BAROMETRICA  TELLUBlCA 


sarebbe  impedita  dalla  pressione  atmosferica  anche  alleggerita; 
ma  se  si  verificasse  un  caso  di  assai  straordinaria  depressione 
barometrica^  la  emanazione  gassosa  potrebbe  comparire  sul 
suolo  con  sorpresa  e  spavento  degli  abitanti.  Tale  appunto  io 
stimo  essere  stato  il  caso  avvenuto  testò  in  Calabria.  In&tti 
in  quei  giorni  colla  straordinarissima  caduta  di  neve  si  ebbe 
una  parimenti  straordinarissima  depressione  barometrica,  la 
quale  raggiunse  appunto  il  suo  massimo  neir  Italia  meridio- 
nale pochi  giorni  dopo  avvertito  il  nostro  fenomeno,  cioè  ai  2 
di  Marzo»  Dunque  io  non  dubito  che  sul  monte  di  Aprigliano 
forse  in  altri  tempi  di  maggiore  attività  endogena  abbia  esi- 
stito un  getto  di  gas  simile  a  quello  di  Moncone  e  che  sia 
scomparso  per  il  suo  indebolirsi,  riprendendo  però  il  suo  corso 
quante  volte  la  depressione  barometrica  alquanto  straordinaria 
glie  lo  permetta,  ovvero  s' incontri  in  coincidenza  con  un  pe- 
riodo di  speciale  attività  degli  agenti  intemi  che  alimentano 
quei  corsi  di  fluidi  elastici. 

Questa  spiegazione  io  scriveva  al  Conti  e  publicavasi  nei 
giornali.  Ma  saviamente  il  Conti  volle  chiarirne  il  valore  facen- 
do ulteriori  indagini  sul  luogo  del  fenomeno.  Quindi  mi  scriveva 
di  nuovo  «  Ho  voluto  rettificare  alla  lettera  il  fatto  da  me  rife- 
ritole e  da  lei  interpretato.  Ho  appurato  esser  tradizione  di  quelli 
che  abitano  la  contrada  che  dalla  apertura  descrittale  larga 
circa  un  metro,  si  ò  avuto  sempre  a  notare  di  tanto  in  tanto  un 
vapore  acquoso:  altri  dicono  solforoso  che  ascende  fino  a  quattro 

metri.  Attorno  all'  apertura  vegeta  neir  inverno  il  capelvenere 

» 

ed  altre  erbe.  » 

Essendo  così  giustificata  la  mia  [itfterpretazione  del  fe- 
nomeno tellurico  connesso  colla  depressione  atmosferica,  mi 
sfa  lecito  aggiungere,  che  quantunque  in  genere  siasi  dai  dotti 
riconosciuto,  che  tale  depressione  può  influire  nella  manifesta- 


EX)  ELKTTRO-MAONETiCA  •  29 


zione  delle  azioni  endogene^  niuno  però  finora^  per  quanto  io 
ricordo,  ne  ha  fatto  argomento  di  studio  speciale  ed  ordinato. 
I  giuochi  della  pressione  atmosferica  agiscono  sulla  crosta  ter- 
reste e  sotto  di  essa  in  modo  marayiglioso  che  sarebbe  assai 
istruttivo  studiare  particolareggiatamente.  Il  microscopio  ci  ha 
quasi  certificato,  che  la  terra  si  gonfia  e  si  deprime,  se  non 
in  conseguenza,  almeno  col  &yore  della  depressione  barome- 
trica. Io  ho  chiamato  V  attenzione  dei  dotti  sul  mutar  di  liyello 
che  fanno  i  pozzi  di  acqua.  Parecchi  con  me  si  sono  dati  a 
studiare  questo  fenomeno,  ed  anche  questo  segna  più  o  meno 
l'andamento  del  barometro  (1).  Gli  stessi  terremoti  dentro 
certi  limiti  si  trovano  coordinati  colla  depressione  baro- 
metrica, col  variare  del  livello  dei  pozzi  e  coi  rigonfiamenti 
0  ristringimenti  lenti  e  momentanei  della  superficie  'terrestre. 
Considerando  tutti  insieme  questi  dati,  il  fenomeno  descrittoci 
(Id  Conti  di  Cosenza  trova  una  naturalissima  ed  in  pari  tempo 
interessantissima  spiegazione.  Diviene  finalmente  un  luminoso 
esempio  delle  st'rette  ed  ignote  relazioni  che  passano  fra  la 
meteorologia  e  la  endo-dinamica  tellurica. 

Ma  queste  relazioni  si  manifestarono  assai  complesse  nel 
periodo  del  quale  ragioniamo;  perchè  ponendo  mente  ai  vari 
fenomeni  osservati  in  quei  giorni  non  potremo  non  intravvedero 
vincoli  di  molto  rilievo. 

Lasciando  da  parte  i  piccoli  terremoti  dai  quali  in  quel 
periodo  niun  giorno  andò  esente  nelF  una  o  neir  altra  parte 


(1)  y.  Bianconi  -  Variazione  del  livello  dell'acqua  dei  pozzi  per 
la  presàone  atmosferica.  —  Desideri  -  Saggio  di  osservazioni  sul  cam- 
biamento di  livello  dell'acqua  di  un  pozzo. — Degli  studi  interessantissimi 
di  quelli  autori  non  ho  potuto  ancora  parlare  nel  Bullettino  per  mancanza 
di  spazio.  Mi  lusingo  poterne  render  conto  in  uno  dei  prossimi  fascicoli. 


30  TRÌfPRSTA    BAROMKTBICA  TKLLUBTCA 


d' Italia  f  ò  da  notare  che  una  forte  scossa  ed  altra  meno  in- 
tensa avvennero  a  Marsico  naovo  nella  Basilicata  ai  22  e  23 
in  coincidenza  cioè  coir  eruzione  gassosa  di  Aprigliano.  Oltre 
a  ciò  i  movimenti  microscopici  dei  pèndoli  osservati  a  Boma, 
a  Bocca  di  Papa,  a  Bologna^  a  Firenze  ed  a  Livorno  furono 
grandissimi  in  quei  giorni  e  toccarono  più  volte  massimi  ve- 
ramente eccessivi  sopratutto  nel  25  Febbraio  e  nel  1  Marzo 
in  Roma.  Queste  oscillazioni  microscopiche  corrispondono  ge- 
neralmente ai  periodi  di  scuotimento  del  suolo  che  diciamo 
microsismici.  Dunque  l'agitazione  sismica  si  univa  in  quel 
periodo  agli  altri  fenomeni  sopra  riferiti.  Nel  27  Febbraio 
apprendiamo  dai  Bullettini  meteorologici  che  una  straordina- 
rissima perturbazione  magnetica  invase  le  nostre  terre  e  fu 
massimamente  osservata  in  Soma  airOsservatorio  del  Collegio 
Bomano  (1).  In  quel  medesimo  giorno  un  altro  singolare  fe- 
nomeno elettrico  un  fuoco  cioè  di  S.  Elmo  osserVavasi  a 
Monte  Gassino.  Eccone  la  descrizione  pubblicata  dal  Ch.  Prof. 
S.  Camposeo  (2). 

€  Nel  giorno  27  Febbraio,  circa  le  ore  5  pom.  cominciò 
a  spandersi  della  nebbia  su  Monte  Gassino  e  sulla  pianura 
sottoposta;  verso  le  7  li2  la  nebbia  era  molto  densa;  alle  8, 
acqua  dirotta.  A  quest'ora  la  bussola  del  telegrafo  cominciò 
ad  oscillare  ed  il  telegrafista  nei  trasmettere  un  dispaccio  a 
Gassino,  città  che  dista  di  qui  circa  3  chilometri,  vide  Y  ago 
della  bussola  segnare  da  45  a  50  gradi  di  corrente,  mentre 
ordinariamente  ne  segna  da  20  a  25;  e  nelle  altre  volte  che 
vi  ò  stata  la  nebbia,  ha  osservato  sempre  dispersione  di  cor- 


ei j  y.  Bull.  Met.  dell'  Oss.  del  GoU.  Romano  Marzo  1875. 
(2)   Y.   Bivista  scientìfico -indnstriale  di  Firenze.   Marzo   187ii 
pag.  37. 


ED   ELETTBO-MiGNETICA  SI 


rente.  Fece  domandare  al  telegrafista  di  Gassino  se  osservasse 
nalla  nelle  sue  macchine:  rispose  che  nel  parafulmine  della 
macchina  che  sta  in  corrispondenza  con  Roma  avvenivano  delle 
piccole  scariche  elettriche.  Alle  8  1(2  le  scariche*  avvenivano 
sul  parafalmine  della  linea  di  Napoli^  e  poi  su  quello  della 
linea  di  Atina^  che  sta  alle  falde  della  catena  degli  Appen- 
nini; e  le  scariche  erano  così  forti  che  alle  8  e  40  dovette 
escludere  le  macchine  e  mettere  i  fili  in  diretta  .comunicazione 
col  suolo.  A  quest'  ora  dovette  escludersi  anche  la  macchina  di 
qui  sopra  per  le  forti  e  continue  scariche. 

»  Alla  pioggia  si  unì  un  fortissimo  vento  con  molta  gran- 
dine, e  lampi  e  tuoni  in  molta  lontananza.  Tutto  ciò  durò 
circa  40  minuti.  Osservai  che  il  parafulmine  situato  sulla  cu- 
pola della  chiesa  era  illuminato  da  luce  fosforescente,  e  non 
solo  la  punta,  ma  anche  V  asta  ed  una  porzione  della  catena. 
Questo  fenomeno  principiò  alle  8  e  45  e  finì  alle  9  50.  Sulla 
punta  degli  altri  12  parafulmini  non  si  vide  nulla.  Però  e  da 
notare  che  il  parafulmine  della  cupola  si  eleva  molto  al  di 
sopra  degli  altri. 

»  Appena  la  nebbia  si  diradò  il  fenomeno  scomparve  benché 
continuasse  à  piovere:  alle  10  e  15  finì  la  pioggia;  alle  11  li2 
il  cielo  era  stellato.  La  mattina  seguente  osservai  il  paraful- 
mine del  telegrafo,  e  vidi  che  le  punte  aveano  perduto  la  do- 
ratura e  dei  segni  a  zig-zag  sulla  lamina  che  comunica  col 
suolo. 

»  I  contadini  delle  masserie  che  sono  qui  presso  mi  dis- 
sero che  una  mezz'ora  prima  che  cominciasse  la  grandine,  i 
buoi  muggivano  tanto,  da  far  paura,  e  facevano  ogni  sforzo 
per  svincolarsi.  Questo  fenomeno  del  ftioco  di  &  Elmo  è  la 
prima  volta  che  si  è  osservato  qui  sopra  dal  1828,  epoca  in 
cui  furono  messi  i  parafulmini. 


32  TEUPESTA  BADOMKTAICA   TELLURICA 


»  Se  qui  vi  fosse  nn  Osservatorio  meteorologpico^  si  potreb- 
bero fare  delle  importanti  osservazioni  ;  tanto  più  che  il  ter- 
remoto locale  qui  è  molto  fi^equente^  massime  dal  mese  di 
novembre  fino  a  tutto  aprile. 

»  n  maggior  numero  di  scosse  poi  avviene  in  dicembre 
e  gennaio  di  ogni  anno.  » 

Oltre  la  coincidenza  del  fenomeno  di  Monte  Cassino  con 
gli  altri  suddetti  di  cui  poscia  ragionerò  ^  due  fatti  sono  da 
notarQ  in  questo  fenomeno  che  interessano  le  nostre  ricerche. 
Il  primo  si  è  che  nelle  masserie  fu  notato  grande  disturbo 
negli  animali  che  come  ci  viene  descritto  sembra  simile  al- 
l' avvertito  da  essi  prima  dei  terremoti.  Ciò  avvalora  di  molto 
r  idea  del  Serpierì  e  mia  che  cioè  il  famoso  presentimento 
del  terremoto  osservato  negli  animali  sia  un  fenomeno  pura- 
mente elettrico  procedente  dall'efflusso  di  questo  fluido  nell'atto 
della  scossa  dalla  terra  verso  l'atmosfera  II  riveder  questo 
fenomeno  fisiologico  durante  una  vera  tempesta  di  elettricità 
atmosferica  sembra  giustificare  la  predetta  interpretazione.  II 
secondo  fatto  poi  rischiara  il  primo  e  ne  conferma  la  appli- 
cazione testò  fattane.  Io  trovo  molte  tracce  del  fuoco  di 
S.  Elmo  nei  luoghi  e  nei  periodi  di  terremoto.  Segnatamente 
nel  terremoto  di  Albano  presso  Boma  del  1829  descritto  dal 
Bassanelli  assai  ricca  è  la  serie  dei  fenomeni  elettrici  che  ap- 
parvero nei  mesi  che  durò  il  flagello.  Sopratutti  era  frequente 
il  fuoco  di  S.  Elmo*  Giacché  quantunque  il  Bassanelli  non 
lo  descriva  con  questo  nome,  ne  è  chiara  la  identità  (1).  Egli 
narra  che  i  pali  o  punte  di  ferro  conficcate  nel  suolo  spesso 
vedevansi  sormontate  da  una  fiammella.  Dunque  il  fuoco  di 


(1)  Bassanelli.  -  Leti  sai  terremoto  di  Albano  Giornale  Arca- 
dico T.  44. 


ED    Br4KTTB0-MAGNETICA  33 


S.  Elmo  ò  talvolta  comparso  col  terremoto  ed  ora  vediamo 
che  il  fuoco  di  S.  Elmo  come  il  terremoto  disturbano  simil- 
mente gli  animali.  È  quindi  evidente  una  relazione  ed  una 
connessione  fra  questi  due  fenomeni.  Oltre  a  ciò  non  sarà  sen- 
za importanza  che  il  lettore  confronti  i  disturbi  osservati  nel- 
r  officio  telegrafico  di  Gassino  durante  la  tempesta  elettrica 
ora  descritta,  con  i  similissimi  disturbi  osservati  testò  ad  Ur- 
bino nel  terremoto  del  18  Marzo.  Questo  fenomeno  ci  ò  de- 
scritto dal  Serpieri,  e  si  legge  fra  le  notizie  in  fine  del  pre- 
sente fascicolo.  L' analogia  è  tale  che  rivela  vieppiù  la  con- 
nessione predetta. 

Dando  poi  una  occhiata  al  fatto  di  Monte  Gassino  cumu- 
lativamente cogli  altri  fenomeni  elettrici,  meteorici  e  tellurici 
avvenuti  nel  medesimo  periodo  di  bassa  pressione  barometrica 
italiana,  non  possiamo  non  ravvisare  un  complesso  di  fatti  i 
quali  appunto  col  coincidere  nel  periodo  e  nella  regione  ita- 
liana  in  genere,  ma  non  poi  nel  giorno  preciso  nò  nel  luogo 
identico  della  penisola,  dimostrano  la  connessione  che  deve  esi- 
stere a  grandi  tratti  fra  i  fenomeni  tellurici  ed  i  meteorici.  Lo 
scoprire  le  leggi  di  queste  connessioni  sarà  frutto  avvenire 
d'una  copiosa  raccolta  di  fatti  confrontati  fra  loro  come  mi 
sono  studiato  di  fare  nel  presente  articolo. 

M.  S.  DK  Bossi 


BIBLIOGRAFIA 


Dei  lavori  finora  pubblicati  sulle  relazioni  fra  i  terremoti  e  le 
fratture  del  suolo.  Riassunto  e  note  di  M-  8.  de  Rossi 

Il  desiderio  di  esporre  con  qualche  predsione  lo  stato  della  scienza 
relatiTamente  alle  relazioni  fra  le  fratture  del  suolo  ed  i  terremoti,  mi  ha 
obbligato  nel  passato  anno  a  non  annunziare  a  suo  tempo  nò  riassumere 
il  pregOTolissimo  lavoro  del  Serpieri  sul  terremoto  del  12  Marzo  1873, 
essendomi  anche  sempre  mancato  lo  spazio  per  parlarne  convenientemente. 
là  importanza  e  la  novità  di  questo  studio  dal  quale  oggi  viene  tanta 
luce  alla  sismologia  non  mi  permetteva  di  analizzare  il  lavoro  del  Ser- 
pieri senza  premettere  un  cenno  sui  lavori  miei  che  avevano,  precedendo 
quello  del  mio  dotto  collega,  sparso  e  ricevuto  luce  grandissima  sul- 
r  argomento.  Dopo  la  pubblicazione  poi  dell'  opera  predetta  del  Serpieri 
avendo  io  avuto  occasione  di  ritornare  sul  medesimo  studio,  nuovi  passi 
si  sono  fatti,  sicché  ò  necessario  oggi  riassumerne  il  tutto  riunito  in 
solo  corpo.  Si  è  più  volte  dai  Geologi  e  massime  dal  Ponzi  affermato 
che  nei  terremoti  sono  in  giuoco  le  fratture  del  suolo  come  veicoli  e 
come  modificatori  delle  onde  sismiche.  Ninno  però  defini  in  che  dò  consi- 
stesse e  con  quali  leggi  meccaniche  ciò  accadesse.  Il  rinvenire  queste 
leggi  equivaleva  a  rinvenire  buona  parte  delle  misteriose  leggi  sismiche. 
Laonde  avendo  io  studiato  quest*  argomento  nella  storia  e  nella  topo- 
grafia dei  terremoti  erami  formato  un  giudizio  che  attendeva  verificare 
in  occasione  di  un  terremoto.  Esso  venne  ai  19  Gennaio  1873  e  forni 
argomento  alla  memoria  intitolata  come  segue. 

DE  ROSIil  11.  S.  Le  fratture  mdcanxche  laziali  ed  i  terremoti 
del  Gennaio  1873  (Atti  della  P.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei  T.  XXVI.) 

• 

In  questa  memoria  sopra  dati  unicamente  geologici  e  locali,  e  sopra 
la  posizione  topografica  dei  singoli  crateri  spenti  del  sistema  vulcanico 
laziale  ed  oltre  a  ciò  sulla  posizione  delle  odierne  solfatare  e  mofetp 
ho  rinvenuto  tutti  gli  assi  delle  fratture  del  suolo  proprie  del  sistema 
vulcanico  e  facenti  capo  al  centro  del  medesimo.  Ne  risulta  un  vero 
campione  di  ossatura  o  scheletro  delle  communicazioni  d*  un  sistema 
vulcanico  centrale  colla  superficie  estema. 


BIBLIOORAFU  35 


Si  esaminano  quindi  gli  effetti  e  le  onde  del  terremoto  sperimentate 
ai  19  Gennaio  nei  singoli  Inoghi  e  si  trova  che  queste  onde  furono  sem- 
pre parallelle  o  normali  od  anche  ambedue  insieme  verso  gli  assi  pre- 
detti delle  fratture.  Quindi  ne  venne  fuori  chiarissima  la  legge  mec- 
canica di  un  sollevamento  od  apertura  della  frattura  uell*  atto  del  ter- 
remoto. L' operarsi  di  questa  apertura  con  spinta  verticale  dal  centro 
deir  azione  ne  produce  diffondendosi  lungo  la  frattura  Tonda  parallela 
al  suo  asse.  Cessando  V  azione  sismica  il  ritorno  delle  parti  all'  equi- 
librio deve  produrre  l'onda  trasversale  ossia  normale  alla  prima.  Si 
formola  quindi  la  legge  dinamica  del  terremoto  che  allo  scuotimento 
di  una  linea  di  frattura  segue  Vondulazione  trasversale  de' suoi  labri, 

DE  ROSSI  11.  S.  Sulla  continuazione  del  Periodo  Sismico  vul- 
canico apennino  dal  Febbraio  all'  Aprile  1873. 

• 

In  questa  memoria  si  esamina  il  terremoto  del  12  Marzo  1873 
ed  il  gruppo  0  periodo  di  terremoti  fra  i  quali  esso  comparve.  L'ana- 
lisi di  questi  fenomeni  conduce  in  parte  alla  verifica  della  legge 
sopra  esposta,  ma  sopratutto  dimostra  la  connessione  fra  le  fratture 
dei  sistemi  vulcanici  italiani  e  le  fratture  del  sistema  montuoso  delle 
catene  appennine.  La  connessione  di  queste  fratture  e  dei  fenomeni  che 
altemativameqte  o  cumulativamente  visitano  i  monti  ed  i  vulcani  ci 
obligano  a  concludere  essere  una  sola  la  causa  endogena  che  agisce 
sotto  i  monti  e  sotto  i  vulcani,  od  esser  la  moderna  attività  vulcanica 
non  altro  che  T  odierna  manifestazione  e  complemento  dei  fenomeni 
che  sollevarono  le  catene  dei  monti. 

SBRPUSM  l'rof.  ALESSANDRO.  Rapporto  delle  osservazioni 
fatte  sul  terremoto  del  12  Marzo  1873.  -V.  Supplemento  alla  Meteorolo- 
gia Italiana  del  1872.  -  Il  terremoto  e  le  sue  leggi,  -  Lezione  popolare, 
(Seconda  Memoria)  Urbino  1874. 

Può  dirsi  che  il  primo  lavoro. contiene  l'analisi  minuta  e  quasi 
r archivio  delle  osservazioni,  le  quali  servono  di  base  al  più  libero, 
filato  e  semplice  ragionamento  svolto  nella  seconda  pubblicazione.  L'una 
e  r  altra  però  riunite  sono  tali  e  tanto  importanti ,  che  mi  sembrano 
essere  un  vero  modello  d' analisi  scientifica  d'  un  fenomeno.  La  quale 
analisi  se  similmente  fosse  stata  fatta  per  l' addietro,  assai  più  avrebbe 
già  progredito  la  scienza  sismica;  e  se  altri  la  imiterà  nell'  avvenire, 
mm  giganteschi  passi  saranno  assicurati  a  questa  scienza  oltre  i  gua- 


36  bibliografìa 


dagnati  per  l'opera  attuale  di  che  ragiono.  Quindi  stimo  ntìlissimo  per 
la  scienza  il  riepilogare  le  conclnsioni  e  mostrare  i  pregi  di  questi  stu- 
di, che  sono  presentati  dal  Serpieri,  aggiungendovi  anche  qualche  mia 
riflessione. 

Quattro  sono  i  principali  capi  delFanalisi  istituita  dal  nostro  autore 
sul  grandioso  fenomeno  del  12  Marzo.  1.®  Intorno  air  ora  del  fatto 
relativamente  alla  topografia  dei  luoghi  percorsi.  2.^  Intorno  alla  qualità 
e  varietà  delle  direzioni  sperimentate  nelle  ondulazioni.  8.*  Intorno  al 
presentimento  del  fenomeno  osservato  negli  animali.  4.^  Intorno  ai  fe- 
nomeni elettrici  e  magnetici  che  hanno  preceduto  ed  accompagnato  la 
tempesta  sismica.  Questi  due  ultimi  capi  d*  analisi  sono  piuttosto  una 
dimostrazione  della  importanza,  utilità  e  fecondità  dello  studio  da  fare 
su  quelle  due  categorie  di  fenomeni  e  tentativi  o  previsioni  di  sintesi, 
di  quello  che  vere  conclusioni,  per  le  quali  manca  tuttora  il  fondamento 
delle  sufficienti  ed  accurate  osservazioni.  I  due  primi  tapi  però  formano 
il  corpo  del  lavoro  e  con  risultati  veramente  meravigliosi.  Potrebbe 
parere  che  io  ammirassi  quelle  due  prime  parti,  peichè  in  esse  TAutore 
riesce  principalmente  a  confermare  con  la  luce  d^*  evidenza  assoluta 
la  teoria  meccanica  dei  terremoti  da  me  enunciata  sullo  studio  delle 
oscillazioni  laziali  del  Gennaio  1873  di  che  sopra  ho  riferito.  L'im- 
portanza della  teoria  in  sé  stessa  e  la  evidenza  della  conferma  che  essa 
riceve  dalla  grandiosità  del  fenomeno  del  Marzo,  toglie  questo  sospetto. 
Ma  è  veramente  un  caso  provvidenziale  e  raro  nella  scienza,  che  subito 
dopo  tentato  di  proporre  una  teoria,  sia  sopragiunto  un  fenomeno  raro 
anche  esso  ed  in  proporzioni  tali  da  confermarne  la  verità. 

Non  senza  grande  fatica  è  riuscito  il  Serpieri  ad  accertarsi  del- 
l' ora  precisa  nella  quale  avvenne  il  fenomeno  nelle  varie  regioni.  E 
ridotti  tutti  i  tempi  al  meridiano  di  Boma,  ne  formò  un  quadro  topo- 
grafico, ed  orario,  dal  quale  risultò  la  scoperta  di  due  focolari  o  centri 
di  movimento.  Uno  di  questi  centri  apparve  a  Ragusa  nella  Dalmazia, 
alle  ore  8  56'  e  diffuse  le  oscillazioni  progredendo  da  SE  verso  NO  con 
una  velocità  media  di  62  chilometri  per  minuto  primo.  L' altro  urtava 
nel  centro  apenninò  in  una  linea  da  Perugia  a  Spoleto  e  Norcia  alle 
ore  9  2'  diffondendosi  lungo  V  asse  apenninò  in  due  correnti  opposte, 
dirette  Tuna  verso  l'Italia  meridionale  l'altra  verso  la  settentrionale. 
Da  questa  corrente  centrale  suU'  asse  montuoso  diramavansi  gli  scuo- 
timenti verso  le  rive  dei  mari,  giungendo  quasi  tutti  ad  un  colpo 
suH'Adriatico  in  media  alle  9  4  V4  ed  al  Mediterraneo  alle  9  6  >^. 

La  vastità  dell'  area  percorsa  dal  terremoto  e  la  coincidenza  della 


^llftLlOGkAFIÀ  d? 


oscillazione  della  costa  Dalmata  fa  concludere  air  autore  doversi  questo 
terremoto  classificare  fra  gli  appellati  tellurici  dallo  Stoppani.  Il  Denza 
però  in  un  articolo  pubblicato  su  questo  terremoto  contradice  al  Ser- 
pieri  e  poggiandosi  anche  esso  sui  criteri  dati  dallo  Stoppani,  lo  clas- 
sifica fra  i  perimetrici  conseguenti  dal  vulcanismo  (1).  Le  ragioni  ad- 
dotte dal  Serpieri  per  giustificare  il  suo  giudizio  si  riassumono  nella 
vastità  deir  area  soossa  da  due  centri  di  commozione  contemporanea 
lontani  però  fra  loro,  e  nel  fatto  della  quiete  totale  dei  vulcani  e  pseudo- 
vulcani  deir  Italia,  Ma  a  dir  vero  la  quiete  del  vulcanismo  non  fu 
completa,  perchè  appunto  non  lungi  dal  centro  italico  della  scossa  in 
due  diverse ^salse  avvennero  piccole  eruzioni  contemporaneamente  o  pros- 
simamente al  terremoto.  Di  una  di  queste  eruzioni  ci  da  notizia  lo  stesso 
Serpieri,  e  la  descrive  avvenuta  nella  Salsa  di  S.  Paolo  presso  Jesi. 
Della  seconda  ebbi  io  contezza  dopo  la  publicazione  dei  miei  studi  sul 
terremoto  del  12  Marzo  dalla  cortesia  del-sìg.  Francesco  Coppi,  il  quale 
la  verificò  essere  avvenuta  nella  Salsa  di  Nirano.  Oltre  a  ciò  in  Roma  fu 
osservato  dai  barcaiuoli  del  Tevere  lo  spumeggiare  delle  acque  e  V  u- 
scirne  delle  bolle  come  se  fossero  in  ebollizione.  Osservo  eziandio  che 
il  terremoto  del  12  Marzo  si  trovò  preceduto  accompagnato  e  seguito 
da  molti  terremoti  veramente  vulcanico-perimetrici.  Quindi  io  crederei 
nella  divergenza  di  opinione  fra  il  Denza  ed  il  Serpieri  di  dover  riget- 
tare la  distinzione  teoretica  fra  terremoto  tellurico  e  terremoto  vulcanico 
perimetrico  riferendo  l' uno  e  V  altro  sempre  ad  una  unica  causa  tutta 
tellurica  e  varia  soltanto  negli  efifetti  in  proporzione  della  forza  e  del 
modo  con  che  si  è  manifestata.  In  questa  guisa  noi  conserveremo  la 
distinzione  data  dallo  Stoppani  fra  terremoti  tellurici  e  perimetrici  sol- 
tanto per  ciò  che  riguarda  Teffetto  ossia  la  quantità  di  superficie  scossa, 
ma  non  conserveremo  quella  distinzione  relativamente  alla  causa. 

Seguendo  il  Serpieri  nello  studio  delle  direzioni  delle  scosse  si  vede 
a  colpo  d*occhio,  esso  dice  nella  tavola  generale  delle  direzioni,  che  tutte 
le  stazioni  prossime  ali*  apennino  comprese  fra  le  latitudini  di  Yelletri 
e  di  Firenze  ebbero  il  terremoto  in  due  direzioni  successive  diverse. 
Inoltre  aggiunge,  che  fra  le  due  serie  di  scosse  fu  con  certezza  notato 
in  circa  20  di  quelle  stazioni  un  intervallo  di  sensibile  diminuzione  e 
in  qualche  luogo  anche  di  quiete.  Perciò  esser  da  dire  che  furono  real- 
mente due  terremoti  distinti,  nel  primo  dei  quali  prevalse  una  direzione 


(1)  Bullettino  dell'  OBBerratorìo  dì  Moncalieri,  Voi.  Vili,  n.  8  e  0. 
ìmko  u.  Fise.  IV,  V.  4 


38  DtBLIOGKAVlA 


vicina  alla  linea  di  SE  e  NO  e  nel  secondo  la  direzione  di  SO  a  N£ 
cioò  due  direzioni  incrociate  ad  angiolo  retto  e  perciò  facili  ad  essere 
nettamente  e  sicnramente  stabilite.  A  questa  osserrazione  assai  positiya 
TAntore  confronta  il  risultato  dello  studio  delle  ore  e  fa  notare  prin- 
cipalmente come  tatto  le  stazioni  da  Bimini  a  Pescara,  cioè  nna  linea 
di  240  chilometri,  ebbe  il  terremoto  ad  nn  colpo  Terso  le  ore  9  5'  qnasi 
che  il  terremoto,  che  fa  soli  60  chilometri  a  minato  primo,  fosse  caduto 
come  an  fulmine  su  tutta  quella  linea,  che  vuole  quattro  minuti  primi 
per  essere  percorsa  longitudinalmente  dall*  onda  sismica.  Dunque  con- 
chiude il  Serpieri,  le  onde  non  corsero  il  lido  nella  sua  lunghezza,  ma 
r  urtarono  di  fianco.  Ed  infatti  risalendo  coli*  ora  e  colla  topografia 
delle  valli  sulle  linee  di  vibrazione,  siamo  condotti  al  centro  già  indicato 
di  Norcia,  Spoleto,  Perugia.  E  qui  Fautore  entra  neir esame  partico- 
lareggiato della  orografia  apennina  ed  italiana,  mostrando  la  coinci- 
denza fra  le  vibrazioni  sismiche  e  lo  scheletro  delle  fratture  apennine 
e  vulcanico-apennine.  Quindi  considerando ,  esso  conclude,  «  V  impeto 
*  fatto  dalle  forze  vulcaniche  contro  le  inteme  fratture,  queste  tendono 

>  a  spaccare  la  mole  delle  terre  sovrapposte  ed  adiacenti.  Ma  le  giogaie 
»  col  loro  peso  prontamente  reagiranno  contro  gli  urti  laterali  ed  onde* 

>  geranno  avanti  indietro  allontanandosi  ed  avvicinandosi  con  alterna 

>  vicenda  alla  linea  di  frattura,  compiranno  cioò  una  serie  di  oscilla- 

>  zioni  trasversali  che  saranno  la  seconda  fase  del  terremoto,  e  si  prò- 
»  pagheranno  per  linee  perpendicolari  alla  linea  di  frattura.  E  correndo 
»  perciò  in  direzione  fra  loro  parallele  alla  linea  di  frattura  trabalzerà 
»  d*  un  tratto  come  percossa  dal  fulmine.  Ecco  spiegata ,  continua  il 

>  Serpieri ,  la  parte  più  maravigliosa  del  fenomeno,  ed  ecco  insieme 

>  stabilita  ai  12  Marzo  con  un  gran  numero  di  dati  sperimentati  la 

>  legge  di  geologia  dinamica,  che  il  de  Bossi  raccolse  pel  primo  dalle 
»  osservazioni  sui  terremoti  laziali  del  Gennaio  1873 ,  e  che  formolo 
»  nella  seguente  proposizione:  Allo  scuotimeiUo  di  una  linea  di  frMura 
»  segue  V  ondulcufione  trasversale  dei  suoi  labri,  » 

A  tutto  questo  il  Serpieri  aggiunge  una  luminosa  riprova  dedotta 
dallo  studio  analitico  di  100  terremoti  storicamente  conosciuti  ed  av- 
venuti in  Urbino.  Le  direzioni  dei  quali  ed  i  danni  arrecati  alla  con- 
trada confermano  pienamente  l'enunciata  teoria.  Questo  studio  storico 
del  Serpieri  ò  analogo  a  quello  che  io  altra  volta  ho  accennato  come 
fatto  da  me  sulle  rovine  degli  antichi  monumenti  romani,  massime  di 
quelli  che  sappiamo  positivamente  essere  stati  scompaginati  dal  terremoto. 

Da  ultimo  giustamente  osserva  e  prova  coir  esperienza,  che  la  mia 


BIBLIOGRAFIA  39 


leggo  dinamica  è  feconda  di  utile  applicazione  pei  precetti  che  se  no 
possono  dedarre  per  gli  architetti  ed  ingegneri.  Sapendo  essi  dalla  geo- 
logia dinamica  qnale  ò  la  parte,  dalla  quale  vengono  per  ciascun  luogo 
le  onde  del  terremoto,  debbono  orientare  le  loro  fabriehe  in  guisa,  che 
le  suddette  onde  non  vengano  giammai  a  colpire  parallelamente  ai  pie 
dritti  delle  volte,  ma  invece  si  presentino  normalmente  all'asse  delle 
medesime. 

Giusta  sarebbe  questa  rifiessione  del  Serpieri,  so  costantemente  una 
sola  fosse  l' onda  dei  terremoti:  ma  esso  stesso  analogamente  alle  mie 
osservazioni  ha  dimostrato,  che  le  onde  possono  esser  due  normali  fra 
loro.  La  prima  cioò  parallela  all'  asse  della  frattura  e  che  si  confonde 
con  la  parte  sussultoria  del  fenomeno,  la  seconda  poi  normale  alla  prima, 
cioè  r  oscillazione  trasversale  dei  labri  della  screpolatura  tornanti  al- 
l' equilibrio.  Se  i  piedritti  delle  volte  sono  orientati,  come  dice  il  Ser- 
pieri, normalmente  air  asse  della  frattura,  potranno  certamente  sottrarsi 
air  azione  più  terribile  dell'onda  trasversale;  ma  rimarranno  soggetti 
allo  spostamento  che  gli  cagionerà  la  prima  onda  ossia  la  parallela 
air  asse  della  frattura.  A  me  pare  che  il  precetto  architettonico  dovrà 
formolarsi  in  altro  senso  e  dovranno  gli  edifizi  nei  luoghi  soggetti  ai 
terremoti  per  lunga  esperienza,  presentare  all'  urto  di  qualsivoglia  delle 
due  onde  normali  del  terremoto  una  delle  diagonali  del  fabricato.  L'onda 
sismica  qualunque  essa  sia,  la  prima  cioò  o  la  seconda  sua  normale, 
passerà  allora  sotto  1'  edificio  sostenendone  essa  stessa  i  muri  opposti 
al  suo  passaggio  e  formanti  angolo  retto  fra  loro.  Non  è  soltanto  teore- 
tica questa  mia  proposta  di  legge  architettonica.  Essa  ò  eziandio  con- 
fermata da  qualche  osservazione  sui  monumenti.  Sul  quale  argomento 
però  attesa  appunto  la  sua  pratica  importanza  mi  propongo  di  tornare 
espressamente  e  nulla  ne  avrei  accennato  se  non  avessi  dovuto  modifi- 
care alquanto  il  principio  in  genere  ben  fondato  dal  Serpieri. 

Dovrei  ora  riepilogare  le  altre  due  parti  concernenti  ambedue  le 
ricerche  intomo  all'  elettricità  posta  in  giuoco  dal  terremoto.  Ma  poichò, 
ciò  non  tocca  la  quistione  delle  fratture  e  come  già  dissi,  l'autore  me- 
desimo raccogliendo  molti  fatti  di  quest'ordine  ad  altro  non  tende  che 
a  dimostrare  la  verità  degli  squilibri  elettrici,  i  quali  anche  precedono 
sensibilmente  i  terremoti,  e  perciò  la  somma  importarla  di  farne  soggetto 
di  speciale  studio,  stimo  aver  adempiuto  al  dovere  della  rivista  enco- 
miando la  proposta  indagine  e  la  ptova  tentata ,  e  sopratutto  poi  racco- 
mandando ai  fisici  tutti  di  corrispondere  all'appello  dell'illustre  Ser- 
pieri in  questa  materia  che  non  ò  solo  scientifica,  ma  di  pratica  utilità 


40  BIBLIOGRAPIi 


filantropica.  Oltre  a  ciò  su  questo  argomento  il  Serpieri  pubblicò  una 
speciale  nota  nella  Bifista  Scientifica,  della  quale  nota  fu  da  me  reso 
conto  nella  Bibliografia  del  Bullettino  nel  1874. 

DB  ROSSI  M.  S«  Analisi  dei  tre  maggiori  terremoti  italiani  av- 
venuti nel  1874  in  ordine  specialmente  alle  fratture  del  siu>lo,  V.  Atti 
della  P.  Àcc.  dei  Nuotì  Lìncei  T.  XXVIII. 

Di  questa  memoria  ho  più  volte  già  fatto  menzione  nel  Bullettino 
promettendo  sempre  di  dame  un  cenno  dal  quale  apparisse  per  lo  meno 
la  materia  trattata  e  le  conclusioni  stabilite;  giacché  V  abbondanza  delle 
notizie  raccolte  su  questi  fenomeni  mi  avea  vietato  pubblicarle  nel  Bui- 
lettino.  La  parte  poi  di  quel  lavoro  non  risguardante  lo  studio  delle 
fratture,  ma  analizzante  i  dati  relativi  alla  previsione  del  terremoto,  fa 
da  me  ampiamente  riassunta  ed  in  parte  accresciuta  nel  primo  fascicolo 
del  Bullettino  di  quest'  anno.  L-  analisi  è  istituita  sopra  i  terremoti  av- 
venuti ai  24  Febraio  nelle  Marche,  Umbria,  Toscana  e  Boma  ai  7  Ot- 
tobre nelle  Bomagne  e  Toscana,  ai  6  Decembre  nella  Terra  di  Lavoro, 
Napoli  e  Provincie  Bomane.  Bendendo  conto  qui  della  detta  analisi  in 
ordine  alle  fratture  non  posso  ripeterne  le  discussioni  colle  quali  ho 
ridotto  le  molte  notizie  a  dati  precisi  di  ora,  di  forza,  di  durata,  di 
qualità  e  di  direzione  delle  scosse.  Questi  dati  ho  paragonato  coli*  an- 
damento delle  fratture  conosciute  del  suolo  e  con  le  distanze  svolte  dalle 
medesime.  Queste  distanze  ho  confrontato  con  le  ore,  e  le  ore  con  le  di- 
stanze dei  luoghi  in  linee  rette.  Da  questi  confronti  risultarono  le  ve- 
locità delle  onde  sismiche,  le  quali  comparvero  varissime  e  strane  ap- 
plicando le  ore  alle  linee  rette;  regolari,  uniformi  e  graduali  distribuen- 
dole nelle  linee  delle  fratturo.  Lo  che  dimostra  con  nuovo  ed  evidrate 
argomento  esser  le  fratture  del  suolo  i  veri  ed  unici  veicoli  delle  onde 
sismiche  a  grandi  distanze. 

Inoltre  non  potò  .avvenire  per  caso  che  sopra  tre  fenomeni  '^fra  loro 
separatissimi  in  tempo,  in  regione  ed  anche  alquanto  in  intensità.  Tana- 
lisi  istituita  abbia  scoperto  le  medesime  leggi  ed  il  medesimo  modo  di 
espandersi  il  movimento  del  suolo.  Non  solo  noi  trovammo  che  il  ter- 
remoto si  espande  nelle  fratture  come  una  inondazione  nelle  depressioni 
del  terreno,  ma  trovammo  pur  anco  alcune  specialità  nel  modo  di  espan- 
dersi che  si  ripeter#no  in  tutti  i  tre  fenomeni  che  studiammo.  In  tutti  ve- 
demmo investita  in  punti  diversi  la  frattura  assiale  apennina  nelle  sue 
creste  più  alte  e  centrali.  In  tutti  verificammo  che  le  correnti  sismiche 
invasero  di  preferenza  uno  dei  due  versanti,  quasi  che  la  causa  del 
terremoto  oltre  il  moto  verticale  concepito  dal  sotto  in  su  nello  scop- 


BIBLIOGRAFIA  41 


piara  come  mina,  avesse  anche  in  se  medesima. un  altro  moto  di  cor* 
Tinte  diretto  trasversalmente  all'asse  apennino.  E  sa  questo  punto  ag- 
giungo che  vidi  una  speciale  tendenza  air  energia  nella  linea  del  me* 
ridiano.  Merita  anche  considerazione  il  fatto  che  le  tre  zone  assiali 
apennine  prescelte  per  centro  d'azione  in  ciascuno  dei  tre  terremoti, 
sono  tre  porzioni  dirette  ognuna  esattamente  dall'Est  all'Ovest.  Oltre 
a  ciò  in  ciascuna  di  esse  trovo  estesa  l' onda  più  energica  nel  versante 
appunto  che  apprestava  meglio  prolungate  fratture  nella  direzione  del 
Nord-Sud.  Tutti  cotesti  dati  che  ritornano  in  tutti  i  tre  terremoti  ana- 
lizzati in  questa  memoria  sono  positivi;  ma  quale  poi  sia  la  loro  im- 
portanza nello  studio  del  fenomeno  in  generale  ed  in  particolare  nel 
perìodo  sismico  del  1874  non  mi  sembra  disamina  da  tentare  per  ora. 
La  raccomando  allo  studio  dei  dotti  massime  nell'istoria  dei  passati 
terremoti.  Intanto  è  importantissimo  il  vedere  che  le  tre  porzioni  as- 
siali dell*  Apennino  ora  scosse  sono  state  ciascuna  altre  volte  centro  di 
simili  e  grandiose  agitazioni  sismiche. 

Quindi  parrebbe  trasparire  una  altra  nuova  legge  sismico-topografica 
che  fisserebbe  il  centro  dei  terremoti  costantemente  sotto  le  sommità 
assiali  delle  catene  dei  monti.  Anche  cotesto  è  un  punto  sul  quale  prima 
di  decidersi  conviene  concentrare  le  ricerche,  ma  già  da  molti  dati  si 
Tede  non  esser  punto  nò  inverisimile  nò  senza  esempio,  che  i  tenemoti 
avvertiti  anche  lontano  dalle  creste  dei  monti,  da  quelli  però  proven- 
gano direttamente:  e  taciti  o  deboli  nel  primo  loro  tratto  di  corsa,  ma- 
nifestino poi  l'energia  e  la  forza  più  o  meno  lungi  dal  punto  di  partenza. 

Finalmente  un'  altra  logge  connessa  colle  fratture  sembra  risul- 
tata  alquanto  più  positiva  e  chiara  dalle  analisi  fatte  in  questa  me- 
moria. Essa  si  riferisce  alle  velocità  trovate  assai  varie  nelle  di- 
Torse  onde  sismiche.  Sappiamo  dagli  studi  anteriori  ai  nostri ,  che  il 
terremoto  secondo  i  vari  esempi  che  ne  abbiamo  percorre  da  10  a  70 
ed  80  kil.  a  minuto.  Nei  nostri  terremoti  del  1874  abbiamo  visto  una 
certa  proporzione  fra  la  intensità  della  scossa  e  la  velocità  della  sua 
trasmissione.  I  primi  due  scuotimenti  quello  cioò  del  Febbraio  e  dell'Ot- 
tobre, corsero  nella  loro  massima  velocità  guadagnando  20  kil.  a  mi- 
nuto, il  terzo  del  Decembre  che  fu  più  energico  ne  scuoteva  30  a  mi^ 
Duto.  In  tutti  tre  però  le  correnti  secondarie  e  le  primarie  suddivise, 
percorrevano  il  suolo  con  una  velocità  che  fu  sempre  esattamente  la 
metà  delle  principali.  Nei  due  primi  fenomeni  queste  onde  minori  cor- 
sero 10  kil.  a  minuterò  nel  terzo  ne  abbracciarono  15.  Non  occorre  far 
notare  come  questo  dato  già  importante  in  se  medesimo,  colla  sua  re- 


42  BIBLIOGRAFIA 


golare  proporzione  in  ogni  senso,  aTTalori  la  teoria  che  riconosce  Tap- 
parato  del  terremoto  nelle  fratture  del  suolo.  E  da  ultimo  sembrami 
che  basti  accennare  come  a  questa  stessa  teoria  sia  dato  il  suggello  di 
prova  dal  fatto  costantemente  dimostrato  negli  specchi  delle  notizie,  che 
cioò  le  onde  sismiche  in  ciascun  luogo  sono  comparse  normali  o  pa- 
rallele 0  successifamente  in  ambedue  i  sensi  verso  Tasse  delle  fratture 
locali.  .       M.  S.  DE  Bossi. 

ED.  SVESS.  D>  Erdbeben  des  sudlichen  Jtalien,  (Dalle  Memorie 
dell'Accademia  Imperiale  delle  Scienze).  Vienna,  1874. 
Sunto  estratto  dal  Bullettino  del  R.  Comitato  fieologico  italiano.  Aprile  1875. 

Questo  lavoro  importantissimo  per  la  conoscenza  della  costituzione 
geologica,  come  anche  dell' attività  sismica  dell'Italia,  dividesi  in  tre 
partì  :  la  prima,  discorre  della  costituzione  geologica  della  Calabria,  e 

■ 

della  prossima  parte  dell*  isola  di  Sicilia.  Nella  seconda,  sono  descritti 
circonstanziatamente  i  terremoti  dell'Italia  meridionale,  deducendoli  dai 
documenti  che  vi  esistono.  Nella  terza,  si  tratta  dell'attività  sismica  del- 
l'Italia meridionale  e  si  fanno  interessanti  osservazioni  sulle  correlazioni 
fra  i  terremoti  ed  i  vulcani;  e  di  questo  daremo  qui  un  breve  cenno. 
I  centri  principali  dell*  attività  sismica  non  sono  distribuiti  a  caso 

neir  Italia  meridionale  ;  dopo  molto  tempo,  spesso  dopo  secoli,  una  de 
terminata  località  per  la  seconda  o  terza  volta  diviene  centro  di  una 

violenta  commozione,  e  la  direzione  e  la  natura  di  questi  moti  varia 

secondo  le  località.  Essi  si  possono  sempre  dividere,  relativamente  a  un 

focolare  centrale  di  eruzione,  in  scosse  radiali  e  periferiche. 

La  maggior  parte  delle  scosse  radiali  delle  Isole  Lipari  comprende 
la  linea  principale  sismica  delle  Calabrie,  o  la  linea  periferica  di  esse 
isole.  Una  seconda  linea  mólto  importante  trovasi  nella  Lucania,  e  coire 
da  Orsomarso  nella  parte  più  settentrionale  della  Calabria  al  Vulture: 
le  scosse  di  essa  hanno  il  carattere  di  scosse  in  una  linea  periferica. 

Una  prova  dello  stretto  rapporto  fra  i  vulcani  e  i  terremoti  si  trova 
spedalmente  nella  distruzione  dei  vulcani  sulle  linee  sismiche.  La  re- 
gione vulcanica  dell*  Italia  centrale  comprende  perciò  vulcani,  i  quali 
anch'oggi  sono  centri  di  terremoti,  ovvero  solo  raramente  o  mai  veri 
fenomeni  eruttivi  ;  finalmente  centri  abituali  di  terremoti,  nei  quali  non 
furono  mai  osservate  eruzioni  di  lava  o  cenere. 

Possiamo  in  conseguenza  distinguere  nell'Italia  meriodionale: 

1^  Gruppi  vulcanici,  che  comunicano  a  grandi  distanze  scosse  ra- 
diali. Come  le  Lipari,  l'isola  di  Pantellaria,  e  forse  anche  alcune  lo- 
calità sottomarine  nel  Mare  Jonio. 


B1BU00BAFIA  43 


2^  Tnlcaoi  isolati  sopra  una  linea  periferica.  L*  Etna,  il  Vesuvio, 
Sooca  Monfina,  i  Monti  Albani,  e  forse  anche  il  Vulture. 

3^  Vulcani  isolati  sopra  una  linea  radiale:  Isola  Giulia. 

Non  è  ancora  bene  definito  se  1  Campi  Flegrei  e  le  Isole  di  Ponza 
debbano  ritenersi  come  gruppi  vulcanici  del  primo  ordine. 

Si  può  facilmente  comprendere  perchò  nei  centri  eruttivi  del  primo 
ordine,  come  nelle  Lipari,  i  gruppi  vulcanici  tengano  il  luogo  dei  vul* 
cani  isolati,  quando  si  confronta  il  complesso  della  attività  vulcanica 
della  zona  tirrenica  col  sistema  delle  fratture  concentriche  e  radiali 
che  vengono  generate  dallo  sprofondarsi  di  una  crosta  solida,  come  ad 
esempio,  le  fratture  radiali  che  si  produssero  presso  Gerocarne  in  Ca^ 
labrìa^  in  causa  del  terremoto  del  1713.  Si  intende  facilmente  che  verso 
il  centro  della  regione  che  ha  subito  tale  fenomeno,  le  fratture  radiali 
aprentisi  verso  il  basso,  si  attraversano  più  volte  reciprocamente,  e 
formano  una  rete  irregolare,  .che  può  dare  origine  ad  un  sistema  vul- 
canico assai  complesso.  Certamente  un  sistema  di  fratture  radiali  pu^ 
prodursi  anche  sopra  a  vulcani  isolati  periferici,  però  questi  sistemi 
radiali  in  vulcani  periferici  non  hanno  mai  condotto  alla  formazione  di 
gruppi  vulcanici. 

Queste  vedute  vengono  rappresentate  in  un  profilo  ideale  dalle  Li- 
pari fino  all'Aspromonte  in  Calabria.  L'Autore  paragona  quindi  con 
questo  taglio  le  diverse  opinioni  state  emesse  sulla  origine  dei  terremoti. 

L'Autore  fa  poscia  il  tentativo  di  applicare  all'Austria  Inferiore 
le  osservazioni  fatte  nella  grandiosa  zona  sismica  dell'  Italia  meridionale. 
Al  nostro  centro  delle  Isole  Lipari  corrisponderebbero  colà  i  dintorni 
di  Neustadt  nel  mezzo  di  una  depressione  della  regione  alpina. 

Finalmente  havvi  una  osservazione  che  forse  potrà  gettare  qualche 
luce  sulla  costituzione  intima  delle  catene  montflose.  Dove  la  linea  prin- 
cipale calabrese  raggiunge  la  zona  del  flysch  dei  monti  Peloritani,  tro- 
vasi r  unico  punto  nel  quale  siasi  formato  un  vulcano  periferico,  l' Etna: 
dove  la  linea  di  frattura  della  Lucania  esce  dalla  zona  del  /?yscA  del- 
TApennino,  trovasi  l'unico  punto  di  essa  sul  quale  siasi  formato  un 
vulcano,  il  Vulture:  dove  nell'Austria  Inferiore  la  linea  Eamp  esce 
dalla  zona  del  flysch  delle  Alpi  Noriche,  trovasi  l'abituale  punto  di 
partenza  dei  più  violenti  terremoti  in  quelle  regioni  presso  Altlengbach. 

La  deduzione  più  importante  però  si  è,  che  dovunque  i  terremoti 
si  manifestano  in  punti  determinati,  e  secondo  linee,  le  quali  in  quanto 
sono  linee  periferiche,  corrispondono  per  lo  più  colle  linee  evidenti  di 
frattura,  o  con  quelle  di  separazione  dèlie  catene  montuose. 


CORRISPONDENZA 


PEB  LE  NOTIZIE  E  DESCBIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  ai  Febrajo,  Marzo,  Aprile  e  Maggio   1875 


Oontlnaaslone  del  periplo  slmile*  M  lifniiai^iia  r 
miMMlnie  del  terremoti  del  19  Marae ,  SO  Aprile  é  € 
Vacillo.  {NotUie  riunite  dj  M.  S.  Db  Rossi  e  Utt.  del  Ch.  P  Ales- 
sandro Serpikri). 

Dopo  i  fatti  narrati  nell'ultimo  fascicolo  relativi  alle  scosse  avve- 
nute in  Bomagna  nel  Gennajo ,  devesi  riferire  come  nel  Febrajo  non 
cessasse  ponto  il  fenomeno  nella  medesima  regione.  Le  scosse  del  Fe- 
brajo fnrono  poche  e  deboli,  spesseggiarono  solo  alquanto  fra  il  7  ed 
il  10  di  quel  mese,  intrecciandosi  sempre  con  altre  scosse  concomitanti 
qnel  periodo  in  altre  partì  della  penisola.  Nel  Marzo  la  Romagna  fu 
mai  sempre  tranquilla  fino  al  18,  quantunque  nel  resto  di  Italia  ser- 
peggiasse il  terremoto  debole  e  saltuario.  Nel  17  Marzo  i  piccoli  ter- 
remoti delle  diverse  regioni  italiane  cominciarono  a  spesseggiare  senza 
che  ninno  potesse  avvedersi  ciò  che  prenunzìavano  essendone  av- 
venute a  Perugia,  a  Viterbo,  a  Yelletrì,  a  Belluno  ed  in  chi  sa  quanti 
altri  luoghi  dai  quali  non  si  è  avuta  notìzia.  Nella  notte  dal  17  al  18, 
parecchie  piccole  scosse  furono  avvertite  nella  Romagna  medesima;  fin- 
ché intomo  airi  ani  del  18  una  terrìbilissima  scossa  urtò,  direi  quasi 
con  la  celerità  del  lampo,  V  intiera  Romagna,  V  Umbria  e  le  Marche, 
diffondendosi  poi  anche  nel  Veneto ,  nella  Toscana ,  negli  Abbruzzi  e 
nelle  provincie  romane.  Il  punto  principalmente  devastato  fu  la  costa 
adriatica  di  Cervia,  Cesenatico  e  Bimini.  É  impossibile  riassumere  la 
estesissima  copia  delle  notizie  raccolte  ;  nò  potendolo  lo  farei ,  prima 
che  il  Serpieri  ne  abbia  pubblicato  il  resoconto,  che  con  grande  cura 
si  è  posto  a  compilare.  Accennerò  soltanto  le  tre  caratteristiche  spe- 


CORTtlSPONDBKZA  45 


clali  di  qnesto  terremoto,  che  mi  parve  intravvedere  sulle  prime  72 
notìzie  che  io  raccol^  da  44  località.  Esse  furono:  V  la  velocità  straor- 
dinarissima delle  onde  sismiche  :  2®  V  evidente  solidarietà  dell*  intera 
penisola  italiana  nel  fenomeno  localizzato  nelle  Bomagne;  3®  V  avere 
esso  corrisposto  ai  dati  proposti  da  me  nel  primo  articolo  del  BuUettino 
di  quest'anno  per  la  previsione  del  terremoto.  Non  mi  dilungo  a  svol- 
gere questi  punti  nella  presente  breve  notizia  e  riassumo  più  volentieri 
ciò  che  intomo  a  questo  fenomeno  mi  scriveva  il  Serpieri  nel  primo 
momento  dopo  il  fatto ,  e  testò  mentre  lavora  al  resoconto  predetto. 
Fra  le  prime  notizie  del  Serpieri  n^erita  speciale  ricordo  ciò  che  si  ri- 
ferisce ai  fenomeni  elettrici.  «  Io  mi  era,  dice  egli ,  non  so  come  de- 

>  slato  un  minuto  innanzi  che  venisse  il  terremoto.  Qualche  alterazione 

>  certo  mi  sorprendeva  per  farmi  desto  spunto  in  quel  momento.  - 
»  Venne  il  terremoto  e  poco  dopa'  il  telegrafista  Luigi  Agosti  egregio 

>  gentilissimo  impiegato  si  mise  in  relazione  diretta  con  Ancona.  Ora 
»  quando  Ancona  taceva,  notò  con  sorpresa  che  Tàncora  era  improvvi- 
»  samente  a  brevi  intervalli  attratta;  precisamente  come  spesso  accade 
»  durante  un  temporale.  Non  trascurò  di  prender  nota  del  bel  feno- 

>  meno  e  di  farci  diligente  attenzione  per  restame  ben  persuaso.  Inoltre 
»  osservò  il  galvanometro  e  vide  l'escursione  di  circa  4®  ogni  volta  che 
>Ia  macchina  dava  quei  colpi.  La  deviazione  era  dalla  stessa  parte 
>dove  va  l'ago,  allorché  invia  qualche  dispaccio.  » 

In  altra  lettera  il  Serpieri  mi  dice  :  «  Eccole  un  cenno  del  poco 

>  che  finora  ho  potuto  raccogliere  di  lume  sul  terremoto  del  18  Marzo, 
»  e  badi  che  quantunque  vedo  un  buon  fondamento  a  ciò  che  sto  per 
»  esporle,  questo  non  ò  ancora  il  definitivo  risultato  di  tutti  i  dati  fra 
»i  quali*  me  ne  restano  ancora  parecchi  da  appurare.  » 

«Come  nel  1873  vi  fu  un  radiante  lineare  fra  Spoleto-Firenze, 
»  cosi  ora  un  altro  radiante  lineare  sembra  mostrarsi  presso  a  poco 
»  Fermo-Firenze.  Ella  vede  che  è  appunto  un'  altra  catena  Apennina, 

>  Quando  ciò  io  vidi  per  mezzo  a  queste  cifre,  indovinai  e  pensai  che 

>  appunto  r Apennino  dovea  da  Firenze  avere  una  diramazione  speciale 
»  verso  Camerino  e  Fermo.  Le  cifre  sismologiche  mi  svelarono  una  ca- 
»tena  montana,  che  sulla  carta  poi  ritrovai.  Da  questo  radiante  son 
«partite  le  onde  furiose  verso  il  lido  Adriatico  e  dove  sono  terreni 
»  meno  connessi  e  saldi,  dove  penso  io  cessino  le  schiene  mioceniche  e 
»  plioceniche,  o  per  meglio  dire  dove  queste  si  coprono  dei  terreni  al- 
^luvionali,  ivi  è  stato  il  più   grande   conquasso.  Perciò  le  rovine  di 

>  Cervia  e  Cesenatico,  e  quelle  minori  di  Bimini.  > 


46  COBRISPONDENZA 


«Ho  riscontrato  qualche  libro  di  antiche  memorie  sui  terremoti 
)>  di  Bimini  ed  altre  memorie  mi  hanno  favorito  da  Kimini  alcuni  dotti 
»  ed  egregi  miei  amici.  Si  srela  il  gran  fatto  che  il  terremoto  del  18 
y^  marzo  fu  eguale  ai  maggiori  terremoti  antichi.  Tutto  ciò  compro- 
»  vero  coi  debiti  documenti.  » 

Non  occorre  dimostrare  come  il  giudizio  formato  dal  Serpieri  nella 
prima  analisi  dei  fatti  concordi  pienamente  con  le  conclusioni ,  sulle 
quali,  come  sopra  ho  riferito,  io  richiamava  l'attenzione  dei  dotti  nella 
memoria  sopra  i  tre  maiggiori  terremoti  italiani  del  1874.  Anche  la 
costante  somiglianza  di  tutti  i  grandi  terremoti  del  medesimo  luogo, 
fu  da  me  dimostrata  nella  memoria  sulle  fratture  vulcaniche  Laziali. 

Nel  rimanente  del  Marzo  e  nel  seguente  Aprile  fino  al  giorno  20, 
si  tomo  più  0  meno  allo  stato  sopradescritto  del  Febbraio  e  del  mezzo 
Marzo.  Ai  20  di  Aprile  però  un  nuovo  massimo  sismico  si  manifestò 
nella  Bomagna  con  un  abbastanza  forte  terremoto  alle  8,25  ant  Questo 
fu  in  tutto  simile  al  testò  descritto  del  18  Marzo  tranne  nella  forza 
che  fu  assai  minore.  Fu  sensibile  anche  nelle  Marche,  languidissimo 
nella  Toscana  ed  appena  avvertito  dagli  istrumenti  nelle  regioni  più 
lontane.  Anche  in  questo  si  dovette  verificare  una  straordinaria  celerità 
nelle  onde  sismiche  ovvero  una  grande  moltiplicità  di  punti  urtati 
contemporaneameiite  perchè  pochissima  e  quasi  nulla  è  la  differenza 
delle  ore  nelle  varie  località  d'onde  mi  pervennero  notizie.  In  generalo 
tutta  la  regione  indicata  fu  sorpresa  dal  terremoto  fra  le  8, 25  e  le 
8,26  del  t  m.  di  Boma. 

Finalmente  dopo  una  nuova  tregua  non  perfetta,  come  negli  altri 
descritti  intervalli  fra  le  grandi  scosse ,  una  nuova  ripresa  di  agita- 
zione si  manifestò  non  tanto  colla  forza  quanto  colla  frequenza  dei 
movimenti  nel  5,  nel  6  e  nel  7  Maggio.  Il  piccolo  massimo  fa  speri- 
mentato nel  terremoto  delle  11,09  pom.  del  giorno  6.  Questo  terremoto 
che  fu  debole  in  proporzione  degli  altri,  ma  alquanto  intenso  a  Lojano 
in  Bomagna,  ebbe  di  speciale  il  comparire  in  vari  punti  di  Italia  con- 
temporaneamente ed  a  grandi  distanze.  Imperocché  mentre  in  Romagna 
fu  generalmente  avvertito  fino  anche  a  Firenze,  nel  resto  delle  regioni 
limitrofe  e  lontane  ninno  lo  senti  ;  fu  poi  avvertito  ad  Anagni  nelle 
Provincie  romane  ed  a  Cosenza  nella  Calabria.  In  questo  come  in  mol- 
tissimi altri  casi  si  rinnovò  il  fatto  di  vedere  Cosenza  mai  sempre 
sensibile  alla  massima  parte  dei  terremoti  italiani  dovunque  essi  av- 
vengano. 

M.  S.  De  Bossi. 


C0KRISP0KDKN2ÌA  47 


Notizie  compendiate  di  terremoti,  disposte  in  gruppi  topografici, 
dell'anno  meteorico  1875:  Febbraio  e  Marzo. 


Veneto.  (Da  leti.  Fulcis,  Fa  varo  e  Bull,  tnet.)  Fébl^raio  -  Ninna 
notìzia  -  Marzo  -  15,  Tolmezzo,  2,51  p.  leggera  scossa  -  17,  Bellnno  8 
a.  leggera  scossa  -  18,  Padova,  1  a.  e  3  a.  leggere  scosse;  Veneto  1 
ani  leggera  scossa.  (Y.  sopra  notizie). 

liombardla*  Febbraio  e  Marzo^  ninna  notizia. 

Piemonte.  (Da  leti.  Malvasia,  e  BtM.  mei.)  Fibrato  11, 
Oropa,  7,30  leggerissima  scossa;  ed  altra  alle  9  p.  fortissima;  Ivrea  9 
p.  leggera  scossa  •  13,  Ivrea,  11J7  p.  leggera  scossa  -  14,  Oropa,  5,35 
a,  6,45  a,  2,45  p.  leggerissime  scosse;  Ivrea,  5,45  a  forte,  tra  le  6,50 
e  le  6,55  a.  altra  mediocre  -  15,  Ivrea,  11  p.  leggera  scossa  -  16,  Ivrea, 
avanti  giorno  leggera  scossa  -  17,  Ivrea,  tra  le  11  p.  e  mezzanotte, 
leggera  scossa  -  23,  Oropa,  3,38  a.  leggera  scossa  -  27,  Moncalieri, 
mattino,  l^gerissima  scossa  -  fine  del  mese,  in  alcnne  località  della 
Talsesia,  alcnne  leggere  scosse  •  Mareo^  ninna  notizia. 

GenavcMito  e  rivira  Unurc.  Febbraio  e  Marzo  *  Ninna 
notizia. 

Emilia  e  Roiuasna.  (Da  ìetU  Malvasia  ,  Lobinzini  ,  Sib- 
pisBi  -  Corrisp.  Bertelli,  BtM.  met.  e  giornali)  Febbraio  1875  - 
6,  Bologna,  12,28*56'*  p.  leggerissima  scossa  snssnltoria  -  7,  Bolo- 
gna, 9,39  a.  ed  8,18*13**  p.  leggerissime  scosse  -  7  all'  8,  Cesena,  nella 
notte  leggerissima  scossa  -  8,  Bologna  12,54*10**  p.  leggerissima  scossa  • 
11,  Bologna,  4,19*3**  p.  leggerissima  scossa;  -  Forlì,  7  p.  mediocre  scos- 
sa -  16,  Forlì,  prosegnono  leggere  scosse  -  Marzo  18,  Emib'a  e  fio- 
magna,  1  ant.  forte  scossa  (Y.  sopra  notizie)  -  25,  Sassnolo,  3,15  a,  cir- 
CAf  leggera  scossa. 

IWeana.  {Da  corrisp.  Bertelli  e  ffiomàli.)  Febbraio  1875, 
Ninna  notizia  -  Marzoy  18  Firenze  e  contorni,  1  ant.  leggera  scossa. 
(Y.  sopra  notizie). 

Marche  ed  Vmlirla.  (Da  lett.  Berti,  Bruti,  Saladini,  BeL' 
LUCCI,  Guidi,  giornali  e  coirri^.  Bertelli)  FebbraiOj  ninna  notizia  - 
Marzo  6,  Camerino,  e  Matelica,  circa  il  mezzodì,  mediocre  scossa,  Fé* 
ragia,  11,55  a.  mediocre  scossa  -  7,  Pemgia,  circa  mezzanotte  e  allò  8,45 
>)  leggere  scosse;  9,24 a.  romba  Innghissima  -  17,  Pemgia,  10,15  p. 


«so  »-  «eosaft- 
1.  a.  4  »»  9-^^   -4  XJmbt 

.     23.  Campetto.  ». 

^*  l,:'i    ?•  -  •':    =  "^ff**  «Bdioc»  *<«!»;  ^geta   scossa, 
>a4iv>».  4«i    uv/ity»^^  -..»--      _  ^^  forte  mo« ^    l  ju  «  ^'*^ 


W.IH.,  :v.K.    V.  '-**«-^^**^*  *;;^oae  sb««««fi«»^^  debole  8C08S» 
.».s -4  .wt.te,  \vomA.^«^*^"'r^^-^so)S»-  .  iliuna  nota»» 


?^.  vo**^^ -«*  - '"'^ 


I 


FENOMENI  AORORALl  E  SISMICI 

NELLA  REGIONE  LAZIALE 

CONFRONTATI 

COI  TERREMOTI  DI  CASAMICCIOLA,  NORCIA  E  LIVORNO 


Notizie  ed  osservazioni  del  Prof.  M.  S.  de  Rossi. 


Ginstamente  si  pone  ora  grande  stndio  noli'  esaminare  le 
relazioni  fra  i  fenomeni  sismici  e  gli  elettrici.  Perciò  stimo 
di  molto  momento  il  far  conoscere  il  caso  singolare  verificatosi 
sai  monti  Albani  nel  Luglio  decorso,  di  una  serie  cioè  di 
luci  aurorali,  due  delle  quali  assai  brillanti  e  rosse  conco- 
mitanti un  periodo  di  minimi  terremoti  e  confrontare  i  me- 
desimi coi  terremoti  avvenuti  nell'  Umbria,  neir  Isola  d'Ischia 
ed  a  Livorno  durante  lo  stesso  periodo.  Di  questi  terremoti 
laziali  pochissimi  sono  stati  sensibili  ed  avvertiti  da  qualche 
persona;  la  massima  parte  di  essi  fu  indicata  soltanto  dai  si- 
smografi diversi,  che  ora  in  buon  numero  stanno  su  questi 
monti,  sorvegliati  da  diligenti  osservatori.  I  lettori  del  Bui- 
lettino  già  sanno,  che  gli  apparecchi  miei  in  Boma  e  in  Bocca 
di  Papa,  ed  i  sismografi  custoditi  dai  Padri  Passionisti  in 
Monte  Cavo,  dal  Galli  in  YeUetri,  dal  Lavaggi  in  Frascati, 
formano  una  rete  di  istrumenti  abbastanza  importante,  perchè 
rianita  in  una  sola  regione.  I  cultori  della  meteorologia  sanno 
bene  come  sia  fenomeno  straordinarissimo  presso  di  noi  quello 
delle  aurore  boreali.  Porse  veramente  per  V  addietro  veruno 

ANNO  n.  ?A80.  YI,  TQ,  Yin.  5 


50  FIUOIONI  AUBO&ÀLI  B  SISXICI 

vi  prestò  attenzione;  e  sarà  pereiò  che  il  fenomeno  sembra  ora  { 
più  che  mai  angolare.  Infatti  da  che  il  Galli  in  Yelletri  ha 
stabilito  r  Osservatorio  meteorologico,  qualche  rara  loco  au- 
rorale viene  da  esso  talvolta  annunciata.  Ma  è  pur  vero  che 
il  veder  quel  fenomeno  ripetuto  sette  volte  nel  breve  giro  di 
un  mese,  giustifica  lo  stimarlo  caso  eccezionale.  A  persuadersi 
poi  che  tale  singolarità  sia  veramente  connessa  col  periodo 
sismico,  basta  porre  rocchio  sullo  specchio,  che  qui  presento, 
del  movimento  dei  terremoti  in  Italia  nel  Giugno,  nel  Luglio 
e  neir Agosto.  In  esso  chiaro  si  vede  come  i  gruppi  dei  ter- 
remoti trasportandosi  d'una  in  altra  regione,  allorché  sog- 
giornarono lungamente  nel  Lazio  durante  il  Luglio,  furono  j 
accompagnati  dallo  spesseggiare  delle  luci  aurorali  da  me  os-  ^ 
servate  in  Bocca  di  Papa.  Queste  luci  apparvero  a  N  ed  a  \ 
NE,  mostrarono  talvolta  i  raggi  rossastri  e  furono  più  o  meno 
brillanti,  tanto  da  esser  visibilissime  malgrado  la  luce  della 
luna.  Furono  specialmente  vive  quelle  che  vedemmo  nelle  sere 
del  6  e  del  15  Luglio.  Ed  è  pure  curioso  a  notare  come  il 
terremoto  di  Gasamìeciola  (Ischia)  avvenuto  nel  medesimo  pe- 
riodo fu  pure  accompagnato  da  luce  d'apparenza  fosforescente 
ossia  aurorale  (1). 

La  probabilità  di  una  connessione  fra  le  aurore  boreali 
ed  i  terremoti  è  stata  più  volte  da  altri  notata;  ed  ò  perdo 
che  nei  quadri  sinottici  di  tutti  i  fenomeni  endogeni,  che  io 
publico  in  questo  BuUettino,  accuratamente  registro  i  feno* 
meni  aurorali.  È  troppo  breve  il  tempo  finora  rappresentato 
nei  miei  specchi  per  poterne  trarre  qualche  conseguenza  cer- 


(1)  Yeggasi  appresso  fra  le  notizie  e  descrizioni  dei  fenomeni,  la 
relazione  del  Bertelli  sul  terremoto  di  Casamieciola  avvenuto  il  IS 
Lnglio  1875. 


KItLA  RX0IO1ÌE  LAZIALE  51 


tìssima.  Ma  pure  esaminando  la  pluralità  dei  casi»  sembra  che 
le  aurore  si  sostituiscano  ai  terremoti  durante  un  periodo  si* 
smico,  ed  appariscano  perciò  più  facilmente  nei  giorni  esenti 
dal  movimento  tellurico.  Anzi  fatta  la  statistica  esatta  e  com^ 
parativa  fra  le  aurore  ed  i  terremoti  per  il  tempo  compreso 
negli  specchi  finora  da  me  publicati^  vediamo  che  sopra  211 
^'omi,  in  139  sere  fii  vista  la  luce  aurorale  in  qualche  luogo 
d'Italia  e  93  giorni  furono  visitati  dal  terremoto.  Di  questi 
93  giorni  però  circa  la  metà  (46)  ebbero  terremoto  ed  aurora, 
mentre  due  terzi  delle  aurore  avvennero  senza  terremoto,  ossia 
possiam  dire  apparentemente  in  sostituzione  di  questo. 

Ho  detto  che  apparentemente  l'aurora  si  è  sostituita  al  ter- 
remoto, perchè  non  sappiamo  ancora  qual  relazione  esista  fra 
i  due  fenomeni;  ma  stando  ai  dati  numerici  si  può  dira  con 
verità»  che  tale  sostituzione  avvenga  di  fatto.  Imperocché  fra 
aurore  e  terremoti  tutti  i  giorni  quasi  sono  visitati  dall'  uno 
0  dair  altro  fenomeno,  restandone  nella  nostra  serie  soltanto 
25  privi  di  ambedue.  È  pure  notevole  in  questo  computo,  che 
dei  46  terremoti  avvenuti  nel  medesimo  giorno  nel  quale  apr 
parve  un'aurora,  più  della  metà  (27)  agitarono  o  la  medesima 
regione  od  una  regione  vicina  a  quella,  nella  quale  apparve  il 
fenomeno  aurorale.  Anche  questo  fatto  mi  sembra  da  tener  d'oc* 
Ohio;  perchè  paragonato  coli'  altro  della  sostituzione  nella  plu- 
ralità dei  casi,  sembrami  poter  indicare  che  sotto  Fazione  di 
nna  medesima  forza  endogena  si  promuovano  ambedue  le  ma- 
nifestazioni, producendosene  or  l' una  or  1-  altra,  e  talvolta  per 
abbondanza  di  forza  anche  ambedue. 

In  ogni  modo  essendo  cosa  notissima,  che  i  terremoti  sono 
spesso  accompagnati  da  luci  aurorali;  ed  essendo  pur  certo, 
che  le  aurore  boreali  non  compariscono  facilmente  nei  monti 
Albani;  il  vedere  spesseggiare  ivi  questo  fenomeno  durante  un» 


52  FBNOlCKia  iUBOftlLI  S  SISMICI 

periodo  sismico,  ò  argomento  gravissimo  per  stabilire  l' esi- 
stenza dell'  intima  connessione  fra  i  dae  fenomeni,  la  quale 
finora  potevamo  soltanto  sospettare. 

Nello  specchio  che  segue  merita  speciale  osservazione  il 
salto  fatto  dai  terremoti  di  Livorno,  che  furono  piuttosto  forti» 
e  che  quasi  direi  fuggirono  dal  Lazio,  dove  gli  antecedenti  ed 
i  seguenti  li  richiamavano.  È  caso  da  me  già  notato  altre 
volte,  che  il  massimo  d' un  periodo  sismico  si  manifesta  lungi 
dal  luogo  dove  il  detto  periodo  si  sta  svolgendo.  Ho  anche 
altre  volte  notato,  che  quasi  a  mostrare  la  concatenazione  de- 
gli scuotimenti,  che  da  una  regione  passano  ad  un'  altra»  av- 
vengono terremoti  nelle  regioni  intermedie  durante  il  frat- 
tempo che  corre  fra  V  ultima  scossa  del  luogo  abbandonato  e 
la  prima  del  luogo  nuovamente  investito.  Così  nel  caso  pre- 
sente è  interessante  vedere,  che  mentre  a  Livorno  la  prima 
scossa  del  pomeriggio  del  31  arrivava  improvvisa  e  le  ultime 
scosse  antecedenti  accadevano  nel  Lazio  durante  le  ore  po- 
meridiane del  giorno  30,  la  mattina  del  31  medesimo  il  eh. 
march.  Eroli  registrava  una  scossa  a  Narni,  cioè  in  un  punto 
della  regione  intermedia  fra  il  Lazio  e  Livorno.  Ed  è  pure 
meritevole  di  nota  al  medesimo  punto  di  vista  il  ritorno  del- 
l' attività  sismica  in  partenza  da  Livorno  verso  il  Lazio.  In 
questa  contrada  non  fu  avvertito  veruno  dei  forti  terremoti  av- 
venuti a  Livorno  nel  dì  31  Luglio.  Neppure  si  sentì  la  pic- 
cola scossa  del  1  Agosto,  ma  vi  fu  avvertita  l'ultima  Livornese 
debolissima  sentita  nel  mattino  del  2  Agosto,  dopo  il  qual 
dì  le  scosse  tornarono  per  alcuni  giorni  nei  monti  Albani. 

Un  simile  salto  d'  un  altro  massimo  spettante  al  mede- 
simo periodo  erasi  già  verificato  ai  13  di  Luglio  nel  forte 
terremoto  di  Gasamicciola.  Anche  quel  giorno  rimase  libera  la 
contrada  latina  da  ogni  genere  di  movimento;  mentre  nei  giorni 


KUiLÀ  BSOIOìra  LAZIALB  53 


antecedenti  e  segnenti  il  13  Luglio  era  stata  scossa  ripetuta- 
mente. E  non  è  senza  importanza  in  questo  esame  topografico 
dei  terremoti  l'avvertire,  che  fin  dal  giorno  9  la  forza  sismica 
accennava  a  voler  dirigersi  verso  l'Italia  meridionale,  coU'ur- 
tare  leggermente  la  città  di  Caserta.  Anche  nel  Giugno  era 
avvenuto  il  medesimo.  Imperocché  i  tenemoti  prima  oscillando 
a  gruppi  alternati  &a  il  Lazio  ed  il  Veneto,  sfuggivano  poi 
per  tre  giorni  a  sfogare  il  loro  massimo  sotto  la  valle  del 
Nera,  urtando  Norcia  e  le  Marche,  come  appresso  descrivo  nella 
Corrispondenza.  Ricomparvero  poscia  i  movimenti  alternati  e 
farono  allora  fra  l'Umbria,  il  Lazio  e  la  Calabria,  finché  col 
principiare  di  Luglio  cominciò  il  perìodo  tutto  laziale  accom- 
pagnato dalle  aurore. 

Ma  torniamo  ai  terremoti  di  Livorno,  i  quali  sembrarono 
del  tutto  locali  e  secondo  che  ci  assicura  il  Monte,  non  fu- 
rono preceduti  da  agitazione  veruna  dei  pendoli.  Infatti  an- 
che il  Bertelli  a  Firenze  ed  il  Malvasia  a  Bologna  non  eb- 
bero a  notare  agitazione  veruna  nei  giorni  antecedenti  a  questo 
terremoto  Livornese.  Questo  fatto  sembra  contradire  alla  legge 
da  me  intravveduta  e  proposta  come  probabile,  secondo  la  quale 
i  terremoti  di  qualche  entità  sarebbero  d' ordinario  pronunziati 
dalla  agitazione  microscopica  dei  pendoli  uno  o  due  giorni  in- 
nanzi al  loro  scoppio.  Quando  anche  il  terremoto  di  Livorno 
non  fosse  stato  pronunziato,  non  per  questo  la  mia  logge  pro- 
babile sarebbe  contradetta;  perchè*^  ognuno  intende  a  quante 
eccezioni  si  debba  far  luogo  ad  una  legge  che  si  intravvede  e 
che  si  sta  cercando  in  qual  modo  debba  esser  formolata  sulla 
esperienza  e  sulla  osservazione  dei  fatti.  Ma  in  realtà  invece 
la  mia  legge  nel  caso  presente  ci  ha  appunto  rivelato  uno  di 
quei  fatti  importantissimi,  sui  quali  dobbiamo  fissare  le  nostre 
indagini,  per  scoprire  le  ascose  1  oggi  del  misterioso  fenomeno. 


54  FENOMBin  ÀUBOBÀLI  E  SISMICI  HBLLA  BEGIOMB  LiZIiLS 

Già  r  esame  dei  yeri  terremoti  benché  minimi  ci  ha  dimo- 
strato^ che  il  periodo  sismico  del  Luglio,  stanziava  nella  re- 
gione latina,  e  che  il  terremoto  di  Livorno  fii^  quasi  dal 
luogo  dove  dovea  farsi  sentire.  Questo  giudizio  medesimo  è 
confermato  appunto  dalle  osservazioni  microscopiche,  le  quali* 
mentre  non  prenunciarono  il  terremoto  in  Toscana,  lo  minac- 
ciarono invece  secondo  la  mia  legge  probabile  precisamente 
nella  regione  Laziale.  I  pendoli  che  chiamiamo  tromometrici 
agitaronsi  di  molto  (secondo  la  proporzione  estiva)  in  IU)ma, 
in  Yelletri  ed  in  Bocca  di  Papa  nella  mattina  e  nel  pome- 
riggio del  giorno  80  Luglio  antecedente  al  terremoto  di  Li- 
vorno. Anzi  in  Bocca  di  Papa,  dove  ora  io  dimoro  per  la  vil- 
leggiatura, e  perciò  le  osservazioni  possono  fitrsi  più  spesso, 
la  predetta  agitazione  continuò  diminuendo  fino  a  tutta  la 
mattina  del  31  e  cessò  a&tto  dopo  il  mezzodì  poco  prima 
cioè  dei  terremoti  di  Livorno  che  cominciarono  alle  6,30. 

Altrettanto  precisamente  veggo  nelle  osservazioni  del  Gralli 
essere  avvenuto  a  Yelletri.  Dunque  veramente  i  terremoti  che 
scoppiarono  a  Livorno  furono  preparati  od  almeno  prenunciati 
dai  moti  microscopici  nella  regione  latina;  e  ci  si  manifesta 
cosi  una  forma  o  proprietà  speciale  delle  forze  endogene  ap- 
plicate alla  sismica,  di  prepararsi  cioè  in  un  luogo  per  ma- 
nifestarsi in  un  altro.  Questa  proprietà  delle  forze  sismiche  è 
analoga  in  ciò  alle  forze  agenti  nelle  eruzioni  vulcaniche,  le 
quali  talvolta  fanno  il  medesimo  giuoco.  Io  stesso  feci  notare 
altra  volta  che  l'eruzione  celeberrima  avvenuta  sul  Vesuvio 
ai  24  Aprile  1872,  presentossi  all'Etna  la  sera  antecedente. 

Possano  questi  fatti  e  queste  osservazioni  suscitare  nei 
dotti  il  desiderio  già  sempre  crescente  di  unirsi  a  moltiplicare 
le  osservazioni,  per  indagare  le  leggi  che  dominano  nelle  ma- 
nifestazioni sismiche,  che  io  vorrei  chiamare  correnti  sismiche. 


55 


TOPOGRAFIA  SISMICA  ITAUANA 
del  oiTifirno ,  iLinariio ,  Agouto  xsves 


Giugno 

4 

6 

9 
10 
12 
14 
15 

16 

17 
18 
22 
23 
24 
27 
28 
29 
30 
Luglio 

2 

3 

6 

7 

8 
9 

10 

Il    11 


li 


o 


La. 
La. 


X£2imX3M:OXI 


nell'Umbria 
e  nelle  MarclM 


Roma 
Roma 

Frascati 

Roma 

Roma 


Todi 


Roma 


Roma 


La. 


Roma 

Monte  Cavo 
Roma 
Roma 
Velletri 
Frascati 
Roma 
Roma 
)  Monte  Cavo 
Velletri 


Ascoli 

Narni 

Narni 

Norcia 

Marche 

Marche 


Città  di  Castello 


Città  di  Castello 


Narni 


Camerino 
Narni 


Belluno 
Belluno 
Belluno 
Bologna 


Moncalieri 
Cosenza 

Cosenza 

Firenze 


Caserta 


56 


et 
"S  et 

XJBRRSJIIOXX                   II 

DATA 

3  •* 

1 

•t  o 

nel 

nell'Umbria 

in 

Lazio 

e  nelle  Marche 

altre  regioni 

Luglio 

13 

— 

Gaflamiociola  (1) 

U 

— 

Boma 

— 

15 

La. 

16 

La. 

Bocca  di  Papa 

— 

19 

Boma 

— 

on     l 

; 

Boma 

d\)     ì  — 

Bocca  di  Papa 

21 

Bocca  di  Papa 

— 

22 

— 

Bocca  di  Papa 

— 

25 

La. 

Yelletri 

26 

Camerino 

— 

27 

Boma 

— 

— 

30    ' 

Boma 

Bocca  di  Papa 

^^■^■M 

31 

— 

Nami 

Livorno 

Agosto 

1 

— 

— 

Livorno 

2 

« 

Bocca  di  Papa 

Livorno 

3 

La. 

— • 

M- 

Boma 

Bocca  di  Papa 

5       — 

Boma 

— 

19       — 

Bocca  di  Papa 

* 

(1)  In  Casamieciola  (Iscfa 

lia)  dorante  il  terremoto  fti  OReervata 

nna  In 

ce  fosfi 

Dresoente. 

M.  S.  DE  Bossi 


RIFLESSIONI  E  PROPOSTE 


BXLiTIYE 


AGLI  ISTRUMENTI  SISMOGRAFICI 


Debbo  nella  bibliografia  di  questo  fascicolo  far  conoscere  pa-^ 
lecchi  nuovi  ingegnosissimi  istrumenti  sismografici.  Secondo  l'uso 
stabilito  debbo  anche  nelle  riviste  astenermi  dalle  critiche  e  dagli 
elogi.  Ma  d'altra  parte  avuto  riguardo  all'importanza  della  materia,, 
veggo  l'opportunità  di  esporre  alcune  riflessioni  dirette  a  ricordare 
e  raccomandare  agli  inventori  di  apparecchi  sismografici,  che  fortu- 
natamente si  moltiplicaDO,  quali  sono  i  veri  odierni  bisogni  della 
scieuza  sisipica.  Tanto  il  Palmieri  nella  publicazione  del  suo  Sismor 
grafo  portatile,  di  cui  appresso  si  ragiona,  quanto  io  nella  publi- 
cazione del  mio  Autosismografo^  abbiamo  notato  il  difetto  princi- 
pale e  generale  di  tutti  gli  apparecchi  finora  immaginati,  che  possono 
indicare  una  sola  scossa,  abbisognando  mai  sempre  di  essere  rior- 
dinati per  servire  di  nuovo.  Oltre  a  ciò  in  tutti  esistono  più  o  mena 
attriti  capaci  di  paralizzare  la  sensibilità  dell'istromento.  Il  Palmieri 
applicando  la  corrente  elettrica  al  pendolo  sismografico  vinse  assai 
felicemente  fin  dal  1856  le  due  dificoltà  predette;  e  compose  il  ce- 
lebre sismografo  vesuviano,  sempre  pronto  a  registrare  senza  consumo 
di  forza  meccanica,  qualunque  numero  di  scosse  potesse  ripetersi  in 
breve  giro  di  tempo.  Il  Ynirabile  apparecchio  del  Palmieri  però  nel 
vincere  i  predetti  ostacoli  ne  incontrava  un  altro  che  ora  si  fa  ogni 
dì  pih  grave  per  le  nuove  esigenze  della  scienza  sismica.  Il  nuovo 
difetto  è  il  costo  enorme  dell'istromento,  del  quale  perciò  non  pò 
trebberò  fornirsi,  che  gli  osservatori  di  primissimo  ordine.  Intanto 
il  progredire  della  scienza  dimostrando  la  somma  saltuarietà  del 
terremoto  e  la  necessità  di  seguirlo  in  tutte  le  sue  manifestazioni 
per  conoscerne  gli  andamenti,  domanda  che  gli  apparecchi  sismo- 
Rrafici  siano  collocati  non  solo  negli  osservatorii  anche  d' infimo 
grado,  ma  eziandio  vorrebbe  che  quasi  in  ogni  villaggio  fosse  af- 
fidato un  istrumento  alla  cura  di  qualche  intelligente  osservatore. 


:58  BIFLESSIOBI  E  PROPOSTB 


Pu  in  vista  di  questo  bisogno  nascente,  che  il  Palmieri  con  ottima 
divisamente  pensò  a  rendere  portatile  il  suo  sismografo  elettrico, 
immaginando  di  recarlo  seco,  dove  il  manifestarsi  di  un  periodo 
sismico  avesse  colla  sua  persona  chiamato  lo  studio  e  le  ricerche 
scientifiche.  Non  occorre  dimostrare  quanto  ciò  sia  insufficiente; 
massime  dopo  che  le  statìstiche  sismiche,  pubblicate  nel  mio  bal- 
lettino, hanno  fatto  toccare  con  mano  che  i  terremoti  importanti 
per  la  scienza  formano  gruppi  di  pochi  giorni  e  settimane,  dietro 
i  quali  sarebbe  impossibile  di  correre  con  l' istrumento  portatile. 
Questo  istromento  portatile  adunque,  sempre  assai  costoso,  rimane 
opportuno  soltanto  per  quei  casi  rari  di  terremoti  forti  e  reiterati 
nella  stessa  regione,  che  spaventando  domandano  il  soccorso  della 
scienza,  la  quale  poi  dovrà  giungere  sul  luogo  con  notevole  ritardo 
«  dopo  passata  la  parte  pih  attiva  del  periodo  dei  movimenti. 

Dietimo  queste  riflessioni  ognuno  intende,  che  gli  sforzi  dei 
sismologi  inventori,  oggi  debbono  esser  diretti  ad  ottenere  i  pregi  del 
sismografo  Vesuviano  del  Palmieri  con  una  spesa  minima  e  nulla 
se  fosso  possibile.  Oltre  a  ciò  sarebbe  un  servigio  anche  più  grande 
reso  alla  scienza  medesima,  se  gli  apparecchi  sismografici  di  pre- 
cisione si  potessero  comporre  con  oggetti  d'uso  comune  e  domestico, 
di  maniera  che  se  il  comparire  d'un  terremoto  forte  indica  l'arrivo 
d'un  perìodo  sismico  in  un  luogo  sprovvisto  d'osservatorio  e  di  sis- 
mografo, possa  questo  esser  montato  in  breve  ora,  con  grande  van- 
taggio della  scienza  e  beneficio  della  popolazione.  Fu  in  vista  di 
queste  considerazioni,  come  anche  dissi  nel  publicarlo  (1),  che  io 
immaginai  l'Autosismografo  orario  ed  economico,  il  quale  appunto 
può  esser  composto  con  oggetti  che  trovansi  alla  mano.  Non  è  per 
raccomandare  il  mio  istrumento,  nò  per  (liticare  gli  altri  ingegno- 
sissimi inventati,  che  io  propongo  quasi  cti  nuovo  il  mio  apparec- 
chio. Ma  lo  ripresento  ai  cultori  della  sismica  per  riferire  dopo 
l'esperienza  sulla  sua  ottima  riuscita  e  sulle  modificazioni  intro- 
dottevi; dalle  quali  apparisce  come  i  sismologi  pih  abili  di  me  po- 
tranno 0  migliorando  il  mio  congegno  o  inventandone  altri,  col 
medesimo  intendimento  però,  far  vieppiù  progredire  la  sismologia. 

Ma  prima  di  render  conto  del  mio  apparecchio,  voglio  riassu- 
mere con  ordine  numerico  ascendente  secondo  l'importanza  loro  i 
dati  scientifici  che  debbonsi  ottenere  da  un  istromento  sismografico 


(1)  Bau.  del  Vale.  lUl.  Anao  I.»  pag.  141. 


BELATITI  AGLI  IStBUlCBHTI  SISXOOBAFICI  59 

qualunque.  II  congegno  sarà  tanto  piti  pregevole  e  perfetto  quanti 
più  dati  della  ecala  che  io  propongo  esso  arrm  a  precisare  col 
minimo  dispendio. 

l.""  Semplice  indicazione  di  una  scossa  avvenuta. 

2."*  Ora  della  medesima. 

3."  Ripetizione  indefinita  delle  scosse. 

é.""  Qualità  della  scossa  cioè  se  sussultoria  od  ondulatoria. 

b/"  Piano  della  ondulazione. 

6.''  Intensità  o  forza  del  moto. 

T.""  Durata  delle  onde  sismiche. 

8."*  Bombo  d'onde  venne  il  primo  impulso. 

Questa  scala  della  importanza  dei  dati  potrebbe  a  mio  parere 
ntilmente  esser  tenuta  d'occhio  e  seguita  dai  raccoglitori  delle 
notizie  relative  a  qualche  terremoto;  aggiungendovi  però  qualche 
ricerca  sul  suono  di  questo  fenomeno,  ossia  della  romba,  e  sui 
feoomeni  elettrici,  fisiologici  e  meteorici,  che  accompagnarono  il 
movimento. 

Tornando  ora  sull'argomento  dei  sismografi  vengo  alle  propoete 
che  sopra  ho  promesso,  seguendo  l'ordine  e  la  scala  dei  dati  pre- 
detti da  ricercarsi. 

1.^  Semplice  indieoMione  di  una  scossa  avvenuta.  Questo  dato 
è  il  pih  importante  ed  insieme  il  piti  facile  ad  ottenersi  senza  spesa 
veruna.  È  conosciotissimo  il  metodo  del  sismografo  del  Cavalieri» 
osato  generalmente  finora  negli  osservatorii,  quello  cioè  di  un  pen- 
dolo munito  di  una  punta  d 'ago,  che  peschi  in  una  sabbia  o  poi* 
vere  spianata  (cipria  o  licopodio);  sicché  oscillando  il  pendolo  debba 
lasciare  una  traccia.  Questo  istramento  semplicissimo  presenta 
molte  difficoltà  pratticbe  nella  esecuzione,  le  quali  però  scompari- 
ranno servendosi  per  custodia  del  pendalo  di  una  campana  di  lume 
a  petrolio  prolungata  quanto  si  vuole  con  tubo  di  latta  od  an  che 
di  carta.  Siffatta  custodia  si  afiSgge  alla  parete  medesima,  nella 
quale  sta  infisso  il  sostegno  qualunque  del  pendolo.  Ad  impedire 
superiormente  l'ingresso  dell'aria,  può  avvilupparsi  ìì  tubo  ed  il 
sostegno  del  pendolo  con  una  pelle  di  guanto.  Ognuno  intende  che 
nella  campan  a  di  lume  a  petrolio  potrà  al  disotto  adattarsi  la  cor- 
rispondente macchinetta  del  lume.  Ivi  la  viera,  che  fa  scorrere  la 
calzettina,  potrà  ottimamente  servire  ad  innalzare  ed  abbassare  un 
piattello  contenente  la  polvere;  e  permettere  così  il  riordinamento 
della  polvere  medesima  dopo  una  scossa,  senza  agitare  il  pendolo 


60  BivLissiora  X  PBOPOsn 

6  rintiero  ìstramenta  Questo  congegno,  osservato  piti  volle  nel 
giornot  potrà  indicare  anche  in  qaal  perìodo  della  giornata  avvenne 
lo  scotimento.  Risponderìt  anche  al  postulato  4.^  e  5.^  Imperocché 
nelle  scosse  sussnltorie  Tesperienza  ha  dimostrato,  che  suole  allar- 
garsi semplicemente  e  rotondamente  il  foro  fatto  dall'ago  nella  pol- 
vere. È  poi  chiaro,  che  nelle  scosse  alquanto  sensibili  la  direnone 
della  traccia  darìt  il  piano  deiroscillazione  sismica.  Questi  stessi 
risultati  possono  ottenersi  con  altri  congegni  ugualmente  semplici; 
fra  i  quali  è  da  raccomandarsi  sopra  ogni  altro  il  pendolo  termi- 
nato in  una  punta  moUeggiante  di  talco,  poggiata  sopra  un  vetro 
affumicato.  Nei  predetti  congegni  però  vi  ò  sempre  l'ostacolo  di 
un  qualche  attrito,  il  quale  benché  minimo,  l'esperienza  mi  ha 
dimostrato  paralizzare  moltissimo  la  sensibilità  del  pendolo.  Per- 
ciò ad  ottenere  anche  questo  solo  primo  dato  senza  attriti,  è  utilis- 
simo il  pendolo  da  me  immaginato  per  l'autosismografo,  che  è  ar- 
mato di  quattro  fili  con  ago  discendente  sul  vetro  affumicato,  come 
vedesi  nella  figura,  trascurando  il  resto  della  meccanismo,  nella|K>r- 
zione  8  n  P  n'  T. 

2.°  Ora  della  scossa.  Il  secondo  dato  di  massima  importanza 
è  chiaro  dover  essere  il  sapere,  oltre  all'esistenza  del  terremoto 
avvenuto,  Fora  precisa  nella  quale  si  manifestò.  Ad  ottenere  questo 
dato  pih  0  meno  si  prestano  assai  convenientemente  tutti  gli  ap- 
parecchi diversi  immaginati  dai  sismologi  ed  esistenti  in  molti 
osservatorii  e  gabinetti.  Ma  qui  comincia  ad  entrare  l'ostacolo  del 
dispendio  alla  diffusione  di  siffatti  istrumenti  in  grande  scala. 
Perciò  non  saprei  abbastanza  lodare  gli  sforzi  del  Malvasia  e  del 
Mensini,  i  quali  hanno  immaginato  istrumenti  a  ciò  di  grandis- 
sima precisione  e  delicatezza,  ed  insieme  di  un  costo  minimo. 
Specialmente  al  punto  di  vista  economico  sono  da  lodare  le  due 
Spie  sismica  ed  ortosismiea  del  Mensini,  descritte  nella  biblio- 
grafia di  questo  stesso  fascicolo,  e  che  costano  pochissime  lire.  Oli 
stessi  epiteti  dati  a  cotesto  spie  indicano,  che  esse  sono  anche 
capaci  di  rispondere  al  postulato  4.''  e  S.""  Per  ciò  che  riguarda 
la  direzione  delle  ondulazioni  è  pure  ottimo  ed  abbastanza  econo- 
mico il  congegno  del  Malvasia.  Quindi  chiunque,  volendo  coadiu- 
vare gli  studi  sismici,  può  impiegarvi  qualche  danaro,  non  si  di- 
parta da  questi  due  predetti  istrumenti. 

3.^  Ripetizione  indefinita  delle  scosse.  Ottenendo  in  un  istru- 
mento  oltre  i  dati  precedenti,  che,  come  abbiam  visto,  q  nasi  neces- 


BEGATIYS  AGLI  ISTSUHEHTI  SISHOaBlFICI  61 


sanamente  si  associano  al  4.^  ed  al  5.^  anehe  l'altro  della  ripeti- 
zione delle  ecosse,  si  può  dire  di  possedere  nn  apparecchio  qaaai 
perfetto;  perchè  esso  registrerebbe  tatti  i  postulati  di  massima 
importanza  nello  studio  dei  terremoti.  Gli  ultimi  dati  6.^  7.^  e  8.^ 
quantunque  utilissimi,  interessano  però  maggiormente  i  terremoti 
alquanto  forti;  i  quali  poi  essendo  fortunatamente  rari,  raramente 
pure  e  singolarmente  soltanto  debbono  essere  studiati.  Ho  detto 
pih  volte  infatti,  che  il  vero  problema  meccanico,  da  risolversi 
ora  relativamente  agli  apparecchi  sismografici  consiste  nell'imma- 
gioate  un  istrumento  economico,  che  registrando  i  moti  sismici 
non  perda  l'attitudine  a  segnarne  parecchi  successivamente.  È  in- 
negabile  che  a  questo  postulato  rispondono  maravigliosamente  i 
sismografi  del  Palmieri  fiSBo  e  portatile.  Essi  sono  poi  superiori 
ad  ogni  altro,  anche- per  la  delicatezza  e  sicurezza  della  registra* 
zione  telegrafica.  I  pregi  adunque  del  sismografo  Vesuviano  dovreb  - 
bere  essere  ottenuti  con  meccanismi  pih  accessibili  e  meno  com- 
plicati. Il  mio  autosismografo,  quale  io  lo  pubblicai,  e  quale  qui 
lo  riproduco  nel  disegno  senza  descriverlo,  certamente  raggiunge 
in  grandissima  parte  il  desiderato  scopo.  Un  pendolo  armato  da 
quattro  fili  caricati  di  un  ago  (P,  n,  n'  e,  (^)  a  contatto  dì  una  bilancia 
(X,  T,  B,  L,)  ed  un  orologio  ordinario  ovvero  a  globo  girevole  (H) 
sono  oggetti  tanto  comuni,  poco  costosi  e  facili  ad  esser  messi  in- 
Bieme  entro  una  nicchia  nel  modo  rappresentato  dalla  figura,  che 
niuna  difficoltà  dovrebbe  impedirne  la  diffusione.  Quanto  alla  de- 
licatezza e  precisione  ne  risponde  finora  la  mia  esperienza;  ma  mi 
lusingo,  che  tra  breve  potranno  attestarla  tutti  coloro  che  vorranno 
provarlo.  Kon  occorre  che  ripeta  e  dimostri,  come  il  mio  autosis- 
mografo sì  trovi  sempre  pronto  a  registrare  qualunque  numero  di 
i>cosse;  e  come  possa  essere  composto  in  breve  ora,  dove  l'apparire 
un  primo  terremoto  determini  l'opportunità  di  montare  un  sismo- 
grafo. Nella  citata  pubblicazione  fattane  spiegai  anche  come  il 
mio  istrumento  sia  pieghevole  a  mille  variazioni  suggerite  dall'op- 
portunità e  dai  mezzi  che  si  hanno  alla  mano.  Per  esempio  non 
avendo  in  pronto  una  bilancia  o  mancando  un  orologio  adattato, 
sarebbe  facilissimo  il  sostituire  agli  aghi  n\  e'  due  pennelli  e 
l'appendere  una  lunga  striscia  di  carta  al  peso  di  un  orologio,  fa- 
cendola passare  sotto  le  punte  dei  predetti  pennelli. 

Ma  in  questo  autosismografo  ho  potuto  introdurre,  una  modi- 
ficazione assai  importante,  la  quale  a  mio  credere  lo  pareggia  col 


62  «nnsion  b  pboposti 

oeleb«irìmo  TeauTiano  in  qnanto  all'effetto,  mentre  da  altra  psite 
rimanendo  assai  ecoDomico  può  egaalmeDte  oBser  composto  eoa 


<^efti  quasi  d'nso  domestico  od  almeuo  d'uso  cornane.  Ti  ho  ap- 
plicato il  sistema  telegrafico  nei  segni  senza  uao  speciale  appa- 
recchio elettrico.  Tutù  conoscono  le  piccole  ed  ecosomieissìme 


BILATIYI  AOLI  IBTRUXKHTI  SISMOORAFICI  6S> 


sonerie  elettriche,  che  sogliono  adoperarsi  nelle  abitazioni,  nelle  lo* 
cande  e  negli  nfBci,  e  che  trovansi  perciò  nel  commercio  nnita* 
mente  alle  relative  pile  elettriche.  Alla  cruna  degli  aghi  n'  e'  ho* 
legato  un  sottilissimo  filo  metallico,  il  quale,  essendo  sostenuta 
verticalmente  sopra  Tago  da  un  qualunque  appiccagnolo  e  stando 
assai  lento,  può  non  disturbare  menomamente  la  mobilità  ver^ 
ticale  dell'ago  predetto,  mentre  essendo  unito  ad  uno  dei  poli 
della  pila,  tì  conduce  la  corrente  elettrica.  Al  di  sotto  degli 
aghi  invece  della  bilancia  X  e  del  vetrino  T,  vi  ho  collocato  piat- 
tini contenenti  una  piccola  quantità  di  mercurio,  nella  quale  va 
ad  immergersi  la  punta  dell'ago,  allorché  discende  per  effetto  del- 
l' oscillazione  del  pendolo.  Nel  mercurio  essendo  immerso  l' altra 
reoforo  è  chiaro  che  il  circuito  elettrico  rimane  chiuso  dall'  im- 
mersione predetta  dell'ago  nel  mercurio.  Allora  la  soneria  elettrica, 
di  commercio  darà  il  suo  segnale;  ed  avendo  al  martellino  aggiunta 
un  pennello  tinto  d'inchiostro  tipografico,  questo  segnerà  le  oscil- 
lazioni sia  in  una  carta  portata  dal  peso  d'un  orologio,  sia  sulla, 
mostra  stessa  girevole  di  un  orologio  a  palla.  Questa  disposizione 
del  circuito  elettrico  è  in  parte  anche  migliore  della  adoperata, 
nel  sismografo  Vesuviano.  Poiché  in  questo  apparecchio  la  predetta, 
corrente  passa  per  il  filo  stesso  del  pendolo  sismografico,  mentre 
nel  mio  autosismografo  il  pendolo  sismografico  ne  rimane  affatta 
estraneo.  La  delicatezza  di  questo  apparecchio  che  funziona  già 
da  pih  mesi  in  Boma  ed  in  Bocca  di  Papa  è  tanto  grande,  che 
ho  potuto  constatare  molte  volte,  che  esso  dà  segnali  contempo- 
raneamente, alle  oscillazioni  alquanto  notevoli  osservate  in  un  altra 
pendolo  tromometrico  col  microscopio.  I  terremoti  ultimi  di  Livorno,, 
come  ho  detto  di  sopra,  non  furono  preceduti  da  segnale  veruna 
in  Toscana;  furono  però  preceduti  da  una  agitazione  microscopica 
dei  pendoli  in  Boma,  in  Yelletri  ed  in  Bocca  di  Papa.  Intanto  il 
telegrafo  deirautosismografo  in  Boma  nel  pomeriggio  del  giorno  30 
dette  moltissimi  segnali  di  agitazione.  Moltissimi  altri  periodi  di 
agitazione  insensibile  ho  potuto  in  Boma  sorprendere  con  questa 
semplicissimo  ed  economico  mezzo,  che  francamente  oso  dire  esser 
destìDato  a  rendere  grandissimi  servigi  alla  sismologia,  se  essendo- 
bene  accolto  dai  dotti  sarà  assai  generalmente  diffuso  e  perfezionate 
L^  Qualità  della  scossa^  cioè  se  stissulioria  od  ondulatoria. 
In  tatti  gli  apparecchi  sismografici,  compreso  quello  del  Palmieri,, 
é  neeessario  un  congegno  speciale  per  i  movimenti  sussultorìi.  Uà 


^4  RIFLESBtOm  B  PB0P08TS 


pendolo  sorretto  da  una  spirale  è  il  mezzo  piti  oomnnemente  adot- 
tato per  esplorare  i  moti  sussultorii,  i  quali  poi  vengono  registrati 
sia  per  mezzo  della  corrente  elettrica,  sia  venendo  la  punta  del 
pendolo  in  contatto  di  un  vetro  affumicato.  Ma  poiché  la  molla 
spirale  è  già  un  oggetto  difficilmente  reperibile  fuori  di  una  offi- 
cina meccanica,  consiglierei  un  altro  congegno  da  comporsi  piii 
facilmente.  Un  semplice  chiodo  alquanto  grosso  conficcato  nel  muro 
può  sostenere  nel  mezzo  una  bacchetta  orizzontale  moUeggiante  di 
acciaio  o  di  osso  di  balena.  Alle  due  estremità  di  questa  bac- 
chetta possono  raccomandarsi  due  capi  di  un  filo  portante  un  peso 
^on  un  ago  nel  modo  stesso  come  neirautosismografo  pende  il  filo 
^  e  l'ago  n*  dal  sostegno  S  e  dal  pendolo  P.  I  due  punti  S  e  P 
rappresentano  in  questo  caso  le  estremità  predette  della  bacchetta 
moUeggiante.  Egli  è  chiaro  che  negli  urti  sussultorii  il  peso  farà 
cedere  le  estremità  della  molla,  le  quali  ravvicinandosi  alquanto 
faranno  discendere  il  peso  e  l'ago  con  moto  anche  moltiplicato,  lo 
che  gioverà  moltissimo  ad  ottenerne  il  segnale  grafico.  Questo  se- 
gnale potrà  farsi  o  semplicemente  sopra  un  vetro  affumicato  ed 
inclinato  come  in  T  dell' autosismografo ,  ovvero  potrà  chiudere 
^nch'  esso  con  circuito  elettrico;  ovvero  anche  segnare  sopra  una 
-carta  speciale  tirata,  come  si  è  detto  di  sopra,  dal  peso  di  un  oro- 
logio. Per  i  moti  sussultorii  deve  essere  anche  assai  delicata  la 
^^ia  Ortosismica  del  Mensini,  della  quale  appresso  si  ragiona.  Ma 
questa  dopo  dato  un  segnale,  rimane  inetta  a  ripeterne  altri  senza 
«essere  rimontata. 

Ò."*  Piano  della  ondulazione.  Abbiamo  visto  ragionando  del 
primo  dato,  quanto  sia  facile  ottenere  anche  questo  con  i  sismometri 
i  piti  elementari.  Questo  dato  acquista  importanza  nei  terremoti  di 
qualche  intensità.  Perciò  non  sarà  un  gran  danno,  se  gli  stru- 
menti non  sieno  capaci  di  ripeterne  più  volte  l'indicazione.  Nel- 
r autosismografo  il  piano  dell'oscillazione  Tiene  indicato  dagli 
Aghi  n'  m'  opposti  a  quelli  che  fanno  scender  la  bilancias  Appli- 
cando a  questo  istrumento  la  corrente  elettrica  possono  disporsi 
tanti  elettromagneti,  quanti  fili  ed  aghi  si  collocano  secondo  la 
rosa  de'  venti:  cosicché  altrettanti  pennelli  potranno  indicare  i  di- 
versi rombi  delle  diverse  oscillazioni. 

6.^  Intensità  o  forza  del  moto.  E  ben  difficile  nello  stato 
odierno  delle  nostre  cognizioni  relative  ai  terremoti  il  poter  con* 
•statare  per  mezzo  degli  istrumenti  la  intensità  dei  movimenti  si- 


BELATITI  IOLI  ISTBTrtfEKTI   SISMOORAFICI  65 

smici.  L'esperienza  ci  dimostra,  che  i  segni  dati  dai  sismografi 
non  sono  punto  generalmente  proporzionati  alla  intensità  delle 
scosse.  Spesso  avviene,  che  una  scossa  quasi  insensibile  produca 
un  segno  relativamente  grande;  e  per  contrario  che  in  un  terre- 
moto forte  si  ottenga  un  segnale  relativamente  piccolissimo.  Spesso 
nel  medesimo  terremoto  piti  sismografi  non  danno  segni  propor- 
^onali  fra  loro;  e  perfino  talvolta  taluno  rimane  immobile.  In  que- 
sto medesimo  fascicolo  vengono  citati  parecchi  casi,  che  fanno  a 
questo  proposito.  In  una  parola  è  studio  da  farsi  quello  della  re- 
lazione che  passa  fra  l' intensità  dei  terremoti  e  la  proporzione  dei 
segni,  che  ne  risultano  sui  sismografi.  In  generale  vediamo,  che 
la  diversità  di  lunghezza  e  dì  peso  nei  pendoli  li  rende  diversa- 
mente sensibili  ai  vari  terremoti.  Perciò  finché  gli  studi  non  fac- 
ciano la  luce  su  ciò,  io  stimo  opportuno  non  interessarsi  dell'in- 
tensità dei  terremoti  minimi;  ma  ricercarla  soltanto  nei  terremoti 
più  0  meno  sensibili,  per  mezzo  degli  effetti  materiali  che  produce, 
secondo  la  scala  di  questi  da  me  proposta  ed  adottata  nelle  de- 
scrizioni [lei  movimenti  sismici  (1). 

T.""  Durata  delle  onde  sismiche.  Difficilissima  è  l' apprezia- 
zione  di  questo  dato;  ed  essa  può  unicamente  essere  fissata  per 
mezzo  di  un  congegno  speciale.  Il  Palmieri  ne  ha  formato  parte 
del  suo  ingegnosissimo  sismografo  fisso.  Volendo  però  ottenere 
questo  dato  (negli  odierni  studi  non  molto  importante),  nell'auto- 
sismografo,  od  in  qualunque  altro  congegno,  basta  disporre  lo 
svolgimento  della  carta,  sulla  quale  vengeno  tracciati  i  segni  in 
guisa,  che  ad  ogni  minuto  secondo  se  ne  svolga  una  porzione 
sensibile. 

S.""  Rombo  d' onde  venne  il  primo  imptilso.  —  Anche  questa 
notizia  h  desiderabile  nei  terremoti  di  qualche  intensità.  E  per 
quanto  io  so,  niun  sismografo  dei  finora  conosciuti  e  pubblicati 
può  darlo  in  maniera  veramente  sicura.  Certamente  l' avvisatore 
sismico  del  Malvasia  e  la  spia  del  Mensini  hanno  fatto  un  buon 
passo  su  ciò;  ma  non  credo  che  gli  attriti  siano  così  perfettamente 
yiaìì  in  questi  congegni,  da  esser  sicuri,  che  la  palluccia  cada 
per  effetto  del  primissimo  impulso.  Per  questo  dato  ie  proporrei 
un  metodo  assai  semplice  e  che  ho  montato  soltanto  da  pochi  giorni  « 


(1)  V.  l^  ftwieolo  di  qaest*  aiifio  del  Ball.o  Ynìe.  Itàl. 
AHNO  U.  FASC.  VI,  VII,  Vili. 


66  BIFLBS8I0NI  X  FEOPOSTB 


e  che  perciò  non  ha  potuto  fanzionare  ancora  sotto  V  azione  del 
terremoto;  ma  dalie  prove  fatte  sembra  dover  ottimamente  riuscire* 
Consiste  V  apparecchio  in  un  piccolo  pendolo,  nel  quale  il  peso  h 
un  ago  calamitato  da  bussola.  Attorno  ad  esso  sta  un  cerchio  di 
ferro,  il  cui  raggio  è  il  limite  della  forza  attrattiva  della  calamita 
adoperata  per  peso.  Egli  è  chiaro,  che  un  minimo  impulso,  ricevalo 
da  questo  pendolo,  abbrevierà  dal  rombo  donde  proviene  l'urto,  la 
distanza  fra  il  cerchio  ed  il  pendolo.  Ne  seguirà  quindi  l'attra- 
zione, ed  il  pendolo  rimarrà  aderente  al  cerchio,  precisamente  da 
quella  parte,  dalla  quale  venne  il  primo  urto  del  suolo. 

Presentando  queste  riflessioni  e  proposte  relative  agli  istru- 
menti  sismografici,  spero  aver  fatto  cosa  utile  non  solo  per  esporre^ 
i  veri  bisogni  odierni  della  scienza  sismica;  ma  anche  per  aver 
riassunto  quasi  V  odierna  statistica  dei  mezzi  che  possediamo  per 
questo  studio;  conseguentemente  credo  aver  tracciato  un'  istruzione 
assai  utile  per  chi  volesse  coadiuvarci  nelle  osservazioni  sismologiche. 

M.  S.  DE  Bossi 


BIBLIOGRAFIA 


Palmieri  Prof.  IjoIitI*  ^^  sismografo  portatile,  V.  Atti  déirAe- 
cademia  Fontaniana  di  Napoli  1874. 

L'Autore  persuaso  delle  imperfezioni  intrinseche  a  tutti  i  sismo- 
metri  meccanici  che  non  sono  capaci  di  indicare  pih  di  una  sola 
scossa,  nel  1856  immaginò  un  sismografo  elettro-magnetico,  nel 
quale  la  forza  della  corrente  fa  il  lavoro  dei  segni,  anche  quando 
le  agitazioni  del  suolo  siano  insensibili;  e  trovasi  sempre  pronto 
a  ripetere  i  suoi  segnali  in  qualunque  ora.  Per  tal  modo  il  suo 
strumento  ha  i  pregi  che  seguono:  l,""  si  può  rendere  sensibile 
quanto  si  vuole:  2,^  segna  l' ora,  la  durata  e  la  natura  di  ciascuna 
scossa:  3,^  misura  1*  intensità  delle  scosse.  Questo  sismografo,  di- 
venuto già  celebre  e  detto  Vesuviano,  viene  chiamato  dall'Autore 
fisso  per  distinguerlo  da  un  altro  basato  sul  medesimo  principio,. 


BIBLIOaBAFIÀ  67 


ma  alqaanto  modificato  per  renderlo  partatiUy  e  che  forma  V  og- 
getto della  presente  memoria. 

Tatto  l'istnimento  si  compone  di  due  parti  distinte;  Tana 
serve  a  dare  i  segni ,  l' altro  a  registrarli.  È  un  telegrafo  che  si 
compone  di  manipolatore  e  di  macchina  scrivente;  e  nel  quale  il 
telegrafista  è  il  terremoto.  Le  scosse  sussultorie  possono  essere 
indicate  da  due  congegni  diversi.  Il  primo  ò  un*  elica  portante  un 
peso  con  una  punta  di  platino,  che  scendendo  urtata  dal  terremoto 
in  un  sottoposto  bagno  di  mercurio  chiude  il  circuito  elettrico.  II 
secondo  è  una  molla  orizzontale  terminata  in  un  martelletto,  il 
qaale  oscillando  fa  il  medesimo  ufficio. 

Per  le  scosse  ondulatorie  un  pendolo  terminato  in  punta  di 
platino,  immerge  questa  sua  estremità  in  una  goccia  di  mercurio 
resa  annulare  per  mezzo  di  una  protuberanza  nel  fondo  del  reci- 
piente, che  la  contiene.  La  forma  annulare  del  mercurio  permette 
alla  punta  di  platino  di  starvi  immersa  senza  contatto.  E  chiaro 
però  che  qualunque  minima  oscillazione  determina  quel  contatto 
sulla  superficie  del  mercurio  e  per  conseguenza  la  chiusura  di  un 
circuito.  Qui  l'Autore  spiega  l'opportunità,  che  secondo  esso  si 
trova  nella  forma  annulare  della  goccia  di  mercurio,  mediante  la 
quale  esso  dice  che  il  suo  sismografo  rimane  esente  dalle  oscil- 
lazioni microscopiche  del  pendolo,  che  crede  indipendenti  dai  mo- 
vimenti del  suolo.  Non  riassumo  questa  parte,  perchè  sopra  di 
essa  dovrò  ritornare  in  altro  fascicolo  di  questo  BuUettino,  par- 
lando appunto  delle  oscillazioni  microscopiche. 

Il  descritto  fin  qui  ò  l'apparato  manipolatore  e  l'ufficio  del 
terremoto  telegrafista.  Neil'  apparecchio  registratore  poi  la  corrente 
trova  gli  elettromagneti  disposti  in  guisa,  che  le  lore  ancore  pro- 
lungate in  forma  di  leve  terminanti  in  matite,  nell'essere  attratte 
fanno  strisciare  le  matite  sopra  tre  tamburri,  i  quali  tengono  il 
posto  delle  sfere  delle  ore,  dei  quarti  e  dei  secondi  sulla  matita 
dì  un  orologio.  Un  braccio  di  leva  congiunto  agli  elettromagneti 
fa  anche  scattare  una  soneria,  per  chiamare  all'osservazione  in 
caso  di  movimento.  L' osservazione  più  utile  a  farsi  si  è  quella  di 
un  pendolo  rovescio,  ossia  composto  di  un  filo  rigido  di  metallo 
sostenente  un  cono  leggerissimo  di  metallo  e  nel  mezzo  un  glo* 
bette  corsoio  di  ottone.  Questo  vibrerà  visibilmente  ad  ogni  mi- 
nima scossa. 

Per  conoscere  poi  nei  terremoti  ondulatorìi  di  maggiore  entità 


BIBLIOOUFIÀ 


la  direzione  del  morìmeiito,  stanoo  applicate  alla  palla  dal  pen- 
dolo sismo^raGco,  secondo  la  rosa  dei  Tenti,  otto  asticelle  di  Tetro 
scorreroli  orÌEZontalmeute,  le  quali  al  primo  urto  ricevuto  uellV 
-  scillare  del  pendolo  debbono  spostarsi,  e  lasciar  Tedere  cosi  quale 
è  stato  r  asse  maggiore  del  moTimento. 

M.  S.  DE  Bossi 

HBSSINI  JACOPO  -  La  spia  iismùta,  nuovo  apparecchio  ami- 
satore  éUi  terremoti.  (V.  RìtìiU  BcìeDtificft  del  Conte  Ouìdo  VimamU, 
FirsDifl,  Maggio  1875). 

Godo  di  poter  pubblicare  il  disegno  di  questo  ìngegnosissiiao 
istrumento;  e  percib  volentieri  ne  riproduco  la  brcTe  descrizione 
fattane  dall'Autore  medesimo. 

Dalla  descrizione  e  dal  disegno  seguente  si  riconoscerà  U 


IT' 


BIBLIOGRAFIA  6^ 


grande  semplicità  di  questo  strumento  il  quale  pertanto  presenta 
una  grande  eonvenienza  economica  non  costando  che  poche  lire. 

Nel  centro  di  una  specie  di  piatto  metallico  a  di  forma  ovale 
e  delle  dimensioni  di  0,20  per  0,25  circa,  il  cui  piano  è  legger- 
meiite  inclinato  all'orizzonte,  si  innalza  verticalmente  una  sottile 
asta  cilindrica  in  ottone  nella  quale  viene  assicurato  un  piccolo 
tronco  di  cono  ì>  di  circa  tre  centimetri  di  diametro  alla  sua  base 
inferiore,  in  modo  da  lasciar  libera  per  2  o  3  millimitri  la  punta 
superiore  dell'asta,  il  cui  diametro  è  circa  2  millimitri. 

Al  di  sopra  di  questa  vien  collocata  una  palla  in  ferro  e  del 
peso  di  circa  100  grammi. 

È  chiaro  che  ad  ogni  pih  piccola  scossa  la  palla  deve  sortire 
dalla  sua  posizione  di  equilibrio  e  strisciando  sulla  superficie  del 
cono  cadere  nel  piatto  sottostante. 

Siccome  poi  questa  superficie  trovasi  ricoperta  di  uno  strato 
di  nero  fumo,  la  palla  lascierà  sopra  di  essa  una  traccia  che  in- 
dicherà la  parte  dalla  quale  è  caduta. 

E  qui  mi  piace  far  notare  che  la  linea  tracciata  da  essa,  ca- 
dendo sul  nero  fumo,  sai^  più  o  meno  lunga  secondo  che  la  scossa 
sarà  stata  più  o  meno  forte;  tanto  che  si  potrebbe  dire  che  la  S]^ia 
accenna  pure  approssimativamente  la  importanza  della  sismica 
oscillazione. 

Per  maggior  sicurezza  poi  al  di  sotto  del  tronco  di  cono  e 
assicurate  alla  base  inferiore  di  un  piccolo  corpo  cilindrico  r,  tro* 
vansi  alcune  strisele  di  orpello  le  quali  vanno  a  fermarsi  sopra 
un  cerchio  in  ottone  m  n  assicurato  a  quattro  braccia  che  parto- 
no  dai  bordi  del  piatto.  La  palla  nel  cadere  ò  obbligata  a  passare 
nell'interno  del  cerchio  e  quindi  ad  abbassare  una  di  queste  striscie. 
In  questo  modo  viene  una  seconda  volta  indicata  la  parte  dalla  quale 
è  caduta;  quest'  aggiunta  si  rende  poi  necessaria  pel  caso  speciale 
che  la  palla,  per  una  forte  scossa,  saltasse  al  dì  là  della  super- 
ficie conica,  e  quindi  non  strisciasse. 

Siccome  poi  tutto  il  sistema  può  girare  sopra  a  sé  stesso  in- 
torno all'  asta  metallica  verticale,  così  è  possibile  orientarlo  per 
mezzo  di  una  bussola.  Le  indicazioni  dell'  orientamento  potranno 
essere  segnate  sul  piccolo  cilindro  r.  Così  dalla  parte  da  cui  è  ca- 
duta la  palla  si  potrà  argomentare  la  direzione  della  scossa. 

Una  volta  che  la  palla  ò  caduta  nel  piatto,  viene,  dai  bordi 
di  questo,  necessariamente  avviata  verso  un  apertura  in  essi  pra- 


70  BIBLIOGRAFIA 


ticata.  Davanti  a  questa  sta  orizzontalmente  aa  piccolo  disco  i  il 
quale  è  imperniato  normalmente  air  apertura  stessa  e  appoggia 
r  estremità  opposta,  formata  a  guisa  di  punta  p,  sopra  una  lin- 
guetta metallica  /  fissata  pure  al  piatto. 

La  palla  che  è  obbligata  a  passare  sopra  al  disco  fa  cedere 
col  proprio  peso  la  linguetta  e  la  obbliga  ad  abbandonare  la  sua 
posizione  orizzontale.  La  punta  allora,  colla  quale  termina  il  disco, 
cadendo  lascia  libero  il  pendolo  di  un  orologio,  il  quale  conseguen- 
temente comincia  a  muoverai  all'atto  stesso  in  cui  è  avvenuta  la 
scossa. 

Finalmente  la  palla  vien  raccolta  da  un  bussolotto  in  latta  h 
che  termina  alla  parte  superiore  a  guisa  di  imbuto. 

L' orologio  a  cui  è  stato  impresso  il  movimento  può  esser  ca- 
ricato in  modo  che  ne  scatti  dopo  due  o  tre  battute  di  pendolo 
la  soneria,  onde  dar  avviso  della  scossa  avvenuta.  Oppure  anche 
la  palla  stessa  che  cade  nel  fondo  del  bussolotto,  può,  col  proprio 
peso,  far  pressione  sul  bottone  di  un  campanello  elettrico  ivi  col- 
locato e  dare  allora  l'avviso  a  qualunque  distanza. 

Il  bussolotto  in  latta  è  assicuralo  al  piatto  nella  parte  inferiore. 

Tatto  l'apparecchio  si  fissa  per  mezzo  di  una  staffa  in  ferro  s, 
che  parte  pure  dal  piatto,  al  muro  o  ad  un  mobile  qualunque. 

Si  pensi  però  che  lo  strumento  dovendo  non  misurare  ma  an- 
nunziare la  scossa  deve  essere  collocato  a  preferenza  dove  possa 
risentire  pih  prontamente  e  pih  facilmente  anche  le  piti  piccole 
oscillazioni.  Sta  però  all'osservatore  adoperare  ogni  mezzo  per  pro- 
teggerlo in  modo  che  la  palla  non  possa  cadere  per  oscillazioni 
che  non  sieno  prodotte  da  terremoto.  Ma  in  quanto  al  miglior 
modo  di  collocarlo  aspetto  l'autorevolissima  opinione  dei  distinti 
professori  Pittei  e  Bertelli  che  avendo  già  acquistata  poi  loro  Os- 
servatori la  piccola  Spia,  dovranno  in  questi  giorni  metterla  a 
posto. 

Chiuderò  avvertendo  che  alle  due  Spie  costruite  pei  sopra  no- 
minati Professori  è  già  stata  applicata  una  modificazione  che  con- 
siste nel  potere,  ove  piaccia,  cambiare  il  sistema  che  libera  il 
piccolo  pendolo  con  altro  che  invece  lo  ferma.  E  ciò,  più  special- 
mente, per  chi  voglia  applicare,  la  sveglia  elettrica.  Però  il  tempo 
ristrettissimo  mi  ha  reso  impossibile  far  disegnare  e  quindi  de- 
scrivere questa  utile  e  forse  importante  modificazione. 


BIBLTOQBÀFIA  71 


MEIWSIM  JMLGOPO  «-  La  spia  ortosismica^  nuovo  apparecchio  av-- 
citatore  dei  terremoti  sussultori  (V.  Rivista  scientifica  come  sopra,  Ago- 
ito  1875). 

La  spia  ortosismica  è  destinata  a  servire  esclusivamente  pei 
terremoti  snssultori.  Sono  dolente  di  non  poterne  dare  il  disegno, 
anche  perchè  lo  spazio  mi  vieta  di  riprodurre  la  descrizione  fat- 
tane dairAutore.  Cotesto  istrnmento  è  simile  al  sopradescrìtto  per 
ciò  che  riguarda  il  modo  dMndicare  che  è  la  caduta  di  una  pal- 
Inccia  entro  un  imbuto.  Il  movimento  sussultorio  poi  cagiona  la 
predetta  caduta  nel  modo  seguente.  L'istrumento  ha  due  parti 
sospese  ciascuna  ad  un  pesante  pendolo;  e  ciò  afSne  di  renderle  in- 
sensibili ai  moti  ondulatori,  i  quali  si  smorzano  nel  peso  predetto. 
La  prima  parte  consisté  in  un  piatto  simile  a  quello  d'una  bilan- 
cia, forato  pel  passaggio  della  palla,  che  vi  è  trattenuta  sull'orlo 
da  una  piccola  leva,  che  è  connessa  con  la  seconda  parte  dell'ap- 
parecchio. In  questa  seconda  parte  dalla  grave  massa  pendolare 
scende  una  spirale,  avente  all'estremità  un  peso  che  poggia  sull'altra 
estremità  della  leva  e  ne  cagio^ia  lo  spostamento  ad  ogni  allungarsi 
della  spirale  predetta.  Egli  è  chiaro  che  l'allungamento  della  spiralo 
è  prodotto  da  qualunque  vibrazione  sussultoria  e  conseguentemente 
spostata  la  leva  cade  come  si  è  detto  la  palluccia  nell'  imbuto  ad 
indicare  l'avvenuta  scossa. 

Hi  PIMA  -  Giornale  di  Chimica  e  scienze  affini  diretto  dal.Cav. 
Prof.  Silvestro  Zinno,  colla  collaborazione  di  molti  distinti  scienziati,  - 
Napoli  1875.  Anno  III. 

Quantunque  non  sia  nostro  uso  il  fare  annunzi  e  riviste  com- 
plessive di  periodici,  ma  soltanto  degli  articoli  in  essi  contenuti  che 
riguardano  la  niateria  propria  del  bullettino,  volentieri  raccoman- 
diamo ai  nostri  lettori  questo  periodico.  Imperocché  in  esso  tanto 
frequentemente  si  leggono  notizie  che  interessano  i  fenomeni  endo- 
geni, e  sopratutto  descrizioni  ed  analisi  di  acque  minerali,  lo  studio 
delle  quali,  assai  trascurato  finora,  non  si  saprebbe  mai  abba- 
stanza raccomandare  per  la  fisica  del  globo. 

M.  S.  DB  Bossi 


CORRISPO  NDENZA 


PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Maggio,  Giugno,  Luglio  ed  Agosto  1875 

Terremoto  del  91  Mastio  avvenuto  la  Toflieann,  BaM» 
Ila,  e  lioiubardla.  (LetL  del  F.  Cecchi,  Bertelli,  Monte,  Bàqona^ 
Sbbpiebi,  Desideri,  Fàyabo  ed  àliri).  Dopo  il  terremoto  del  16  Mag- 
gio fa  ealma  sismica  perfetta  in  tatta  la  penisola.  Ma  giunto  il  giorno 
20,  dne  terremoti  in  Sassuolo  d'Emilia  annniftiarono  la  ripresa  dell'  at- 
tività sismica  nell'Italia  superiore.  Infatti  poche  ore  dopo,  doò  suonata 
appena  mezzanotte  alle  1,86'  del  giorno  21  una  forte  ed  estesa  yi~ 
brazione  di  suolo  si  fa  sentire  dall'uno  all'altro  mare,  cioò  da  Spezia 
a  Venezia.  Volendo  dare  nn  ragguaglio  di  questa  scossa,  prescelgo  la 
descrizione  fattane  dal  Prof.  P.  Filipjy)  Gecchi  di  Firenze,  per  poscia 
riassumerne  le  altre  in  brevi  parole. 

«  Mi  affretto  a  darle  notizia  del  terremoto  avvenuto  nella  notte 
del  21.  Esso  è  stato  molto  debole,  ma  però  assai  sensibile.  É  stato  sol- 
tanto ondulatorio  ed  ha  a\uto  la  direzione  da  nord-ovest.  L' isosismo- 
grafo  grande  nel  quale  la  palla  del  peso  di  tre  chilogrammi  sta  attaccata 
ad  un  filo  metallico  della  lunghezza  di  sei  metri,  ha  tracciato  sul  vetro 
coperto  di  nero-fumo  un  segno  di  piccola  ampiezza,  ma  però  sensibile 
e  assai  distinto;  un  piccolo  pendolino,  che  consiste  in  una  palla  di  ot- 
tone del  diametro  di  tre  centimetri,  pendente  da  un  filo  non  più  lungo 
di  12  millimetri,  ha  tracciato  sul  vetro  coperto  di  nero-fumo  un  segno 
della  lunghezza  di  millimetri  sette  e  tre  quarti  nella  direzione  sopra 
indicata  da  nord-est  a  sud-ovest. 

«  Il  sismografo  per  le  oscillazioni  verticali  (ortosismografo)  non  ha 
tracciato  un  segno  distinto,  dimodoché  non  posso  dire  che  vi  sia  stato 
movimento  sussultorio.     " 

«  Il  terremoto  è  stato  preceduto  da  una  romba  che  faceva  un  ru- 
more somigliante  a  quello  di  un  colpo  di  vento  fortissimo,  come  mi  è 
stato  narrato  da  una  persona  degnissima  di  fede ,  che  a  queir  ora  si 
trovava  a  passare  per  la  via  dei  Pucci.  Di  più,  questa  stessa  persona 
racconta  di  avere  udito  anche  il  battere  del  martello  di  una  porta  di 


GORBISPONDENZÀ  78 


un  palazzo:  lo  che,  attesa  la  posizione  di  quella  strada,  sta  assai  in 
accordo  colla  direziene  del  terremoto  indicata  dal  mio  sismografo.  Le 
scosse  sono  state  due,  e  la  seconda  è  stata  assai  più  sensibile  della 
prima.  L*ora  del  terremoto  fu  il  tocco  e  36  minuti.  » 

11  Bertelli,  intorno  alla  medesima  scossa,  scrivevami:  «  Alle  1,36* 
circa  del  t.  m.  di  Firenze  si  ò  sentita  una  mediocre  scossa  nel  piano 
NNO-SSE  a  piccole  vibrazioni  ondulatorie  rapide  prolungate,  le  quali 
declinando,  sono  terminate  con  qualche  moto  di  sobbalso  alquanto  forte.  > 

Il  Monte  di  LiYomo  notava  alle  1,44'  due  piccole  scosse  ondu- 
latorie SO-NE  prive  di  romba.  Tutti  i  pendoli  si  agitarono  follemente 
tranne  un  solo  lungo  9  metri.  Il  sismografo  appena  si  mosse.  Suona- 
rono campanelli,  e  nessun  danno  ebbe  a  lamentarsi. 

Il  Bagona  a  Modena  avvertiva  il  fenomeno  alle  1,37'  parimenti 
distinto  in  in  due  piccole  scosse  vicinissime  fra  loro,  dirette  fra  N  e  S 
durate  complessivamente  5". 

Ometto  per  necessità  d'esser  breve  le  altre  notizie,  che  si  vedranno 
negli  specchi  a  suo  tempo. 

IVota  sul  terremoto  del  9t  Magato  (M.  S.  db  Rossi).  Consi- 
derando le  ore  date  per  questo  terremoto,  osservo  che  nella  linea  da 
Firenze  a  Spezia  ossia  nel  versante  Mediterraneo  dell'  Apennino,  esse 
tutte  concordano  dentro  circa  quattro  minuti,  tranne  quella  di  Pescia. 
Fra  queste  sono  sicurissime  ed  esattissime  le  ore  di  Firenze  e  di  Li- 
vorno. Merita  fede  anche  quella  di  Spezia  perchè  data  dal  telegrafo.  Le 
altre  furono  tutte  più  o  meno  bene  accertate  e  la  concordanza  loro  pre- 
detta dentro  quei  limiti  ne  garantisce  anche  non  poco  l'esattezza  rela- 
tiva. Sarebbe  però  dif&cile  fra  quelle  ore  riconoscere  un  andamento  qua- 
lunque di  velocità  sismica,  sopratutto  se  si  congiunga  l'esame  dell'ora 
con  quello  della  intensità,  la  quale  essendo  varia  ma  senza  ordine  li- 
neare veruno,  non  sembra  prestarsi  a  farci  conoscere  il  centro  del  ter- 
remoto in  un  punto  qualunque  di  questo  versante.  Nell'opposto  ver- 
sante Adriatico  dell'Apennino,  troviamo  l'indicazione  dell'ora  più  bassa 
di  tutte  e  di  garantita  esattezza,  poiché  provfene  dall'osservazione  del 
Ragona  nell'osservatorio  di  Modena.  QuesVora  1,37'  t.  m.  di  Roma  sem- 
bra additare  un  punto  assai  più  degli  altri  prossimo  al  centro  sismico 
del  giorno.  Infatti  parrebbe  confermato  questo  giudizio  dalle  scosse 
che  precedettero  quella  di  cui  ragiono,  le  quali  avvennero  in  Sassuolo 
nel  giorno  20  Maggio.  Ma  la  debole  intensità  dell'urto  sperimentato  a 
Modena  e  per  contrario  la  maggiore  gagliardia  delle  scosse  in  altri  punti 


74  GORBISPOlirDBNZA 


fra  loro  distaDti,  non  favoriscono  Tidea  d*an  centro  limitato.  Nel  ver- 
sante Adriatico  conosciamo  Torà  di  Urbino  e  di  Milano  meritevoli  di 
fidacia:  qneste  sono  le  1,45*  ant.  cioè  ore  non  dissimili  dalle  indicate 
nel  versante  Mediterraneo.  Ma  come  ho  detto  le  distanze  di  tatti  i  punti 
(aventi  ore  certe  e  simili)  da  nn  qualsivoglia  centro  comune  sono  di- 
versissime, più  diverse  poi  ne  sono  le  intensità.  Quindi  mi  sembra  chiaro 
«he  il  pnnto  di  partenza  della  scossa  fu  lineare  e  che  corrisponda  con 
la  cresta  centrale  Apennina  dai  monti  Sillani  dominanti  la  Spezia  fino 
al  monte  Guerrino  deminante  la  regione  di  Firenze.  Oltre  a  ciò  le  ca- 
tene incrocianti  con  questa  linea  assiale  e  le  valli  corrispondenti  furono 
invase  da  corrente  sismica  di  diversa  forza.  Quanto  alla  velocità  delle 
onde,  come  altre  volte  ho  veriflcato,  pare  anche  qiftsta  volta  essere  stata 
duplice:  cioè  molto  più  celere  nel  versante  Adriatico  e  molto  più  lenta 
nel  Mediterraneo,  supposto  il  radiante  da  me  assegnato  nella  cresta  dei 
monti  Apennini.  La  scarsità  delle  notizie  non  permette  ragionamenti 
più  solidi,  ma  è  bello  vedere  che  le  esposte  conclusioni  le  quali  mi 
paiono  le  sole  probabili  sui  dati  raccolti,  coincidono  perfettamente  con 
quello  che  il  Serpieri  ed  io  veniamo  verificando  nei  terremoti  che  pos- 
sono meglio  essere  analizzati. 

Periodo  slsinico  nel  luieiiio  del  flnme  IVera  dal  i5 
«1 19  eiui^no  {Corr.  Bertelli,  March.  Liberati,  Conte  Sàlìdini,  Prof. 
Saktoni,  March.  Erou  etc.).  Sarebbe  lungo  e  noioso  il  riferire  1  parti- 
colari di  queste  scosse.  Biassumendone  però  i  dati  topografici  e  crono- 
logici ne  apparirà  qualche  fatto  meritevole  di  attenzione  nello  studio 
della  sismica.  I  terremoti  furono  in  tutto  8  ovvero  10.  Avvennero  i  primi 
a  Nami  nella  mattina  e  nella  sera  del  15  e  del  16.  Nella  notte  poi 
dal  16  al  17|  o  secondo  altri  dal  15  al  16,  quattro  scosse  abbastanza 
sensibili  urtarono  Norcia  e  più  fortemente  Cascia,  secondo  che  mi  scrive 
il  Prof.  Seleuco  Santoni  da  Norcia.  Dopo  ciò  nel  pomeriggio  del  17  e 
nella  prima  ora  ant.  del  18  altre  scosse  più  forti  ebbero  centro  nei 
monti  fra  Camerino  e  Visse,  e  diramaronsi  fino  a  Macerata  ed  Ascoli 
nelle  Marche.  É  da  notare  che  Nami,  la  quale  pati  le  prime  scosse  e 
le  più  leggere,  sorge  nel  fine  della  valle  della  Nera;  Norcia  e  Cascia 
ohe  furono  agitate  dalle  seconde  e  più  sensibili,  sono  situate  sopra  una 
valle  incrociante  con  quella  della  Nera  a  monte  di  Narni;  finalmente 
Visse  e  Camerino,  che  subirono  Turto  più  forte,  siedono  sui  monti  dal 
cui  versante  occidentale  scaturisce  lo  stesso  fiume  Nera.  Non  è  da  porre 
in  questione  se  la  valle  della  Nera  e  V  altra  proveniente  da  Norcia^ 


COBEISPOVDKNZA  75 


dano  0  no  fratture  del  saolo,  tanto  ne  è  nota  ed  evidente  in  ciò  la  co- 
stitazione  geologica.  Gli  assi  di  qneste  valli-fratture  sono  diretti  dal 
Nord  al  Sud  e  dairEst  ali  'Ovest.  Nelle  scosse  predette  dominarono  le 
vibrazioni  appnnto  fra  Sud  e  Nord  e  fra  TEst  e  l'Ovest  Danqne  tatto 
concorre  a  farci  riconoscere  nn  soggiorno  temporaneo  e  speciale  della 
forza  sismica  fra  le  fratture  di  quella  contrada.  Ma  l'ordine  delle  scosse 
seguito  nel  tempo  e  nell'intensità,  da  Narni  a  Yisso,  sembra  pure  ad- 
ditare che  il  centro  di  azione  di  questa  forza  saliva  sotterra  secondo  il 
corso  della  Nera,  ed  impiegava  tre  giorni  a  percorrere  tutta  quella  valle- 
frattura. 

Qneste  osservazioni  se  non  hanno  una  grande  importanza  nel  caso 
presente,  meritano  però  molta  considerazione  per  indagare  se  se  ne  ri* 
peta  la  verifica.  Lo  studio  della  sismica  con  esse  diverrebbe,  come  so- 
pra ho  già  detto,  lo  studio  di  correnti  sismiche  sotterranee. 

M.  S.  DE  Rossi. 

Terremoto  In  CoMunieelolo  (Isehla)  avvenuto  II  tS 
Loglio  {Lettera  del  P.  T.  Bsrtblli).  «  À  Casamicciola  (Ischia)  ad 
ore  1,30  ant.  forte  detonazione  prolungata  come  di  tuono  o  di  can- 
none (circostanza  che  ivi  ordinariamente  precede  i  terremoti  quando 
accadono,  come  affermano  persone  prattiche  del  luogo)  ed  appresso 
forte  terremoto  ondulatorio  a  vibrazioni  assai  rapide  dirette  principal- 
mente dalla  montagna  maggiore  d' Ischia  alla  solfatara  di  Napoli;  ma 
anche  trasversalmente  a  questa  direzione.  Quindi  segui  un  piccolo  rialzo 
di  suolo  al  quale  succedette  un  rapido  e  forte  abbassamento,  in  modo 
da  sembrare  alle  persone  come  se  il  terreno  si  sprofondasse;  dopo  di 
che  tutto  tornò  in  calma.  Questo  terremoto,  il  quale  pare  non  si  esten- 
desse che  a  pochi  comuni  posti  circolarmente  intorno  alla  montagna, 
durò  circa  3",  ma  però  mise  molto  spavento  agli  abitanti  che  fuggi- 
rono dalle  case,  senza  che  queste  soffrissero  danno  o  suonassero  cam- 
panelli. Molti  forestieri,  che  erano  ivi  ai  bagni,  abbandonarono  l'isola. 
Durante  il  fenomeno,  alcuni  dicono  d'  aver  veduto  uno  splendore  fo- 
sforescente. Il  cielo  era  sereno  e  l'aria  tranquilla.  Tutte  queste  notizie 
ho  raccolto  oralmente  da  un  mio  collega,  che  si  trovava  presente.  » 

Penomenl  di  Uvorno  dol  B§  Lavilo  ol  t  Agooto  (Art 
del  Prof.  P.  Monte  ,  pubblicato  dai  giorftali  ;  Notieie  di  giornali^  e 
LeU,  dei  Prof,  A.  SKapisai  e  T.  fiiaTBLLi.  riassunte  da  M.  S.  dk  Bossi). 

>  Ieri  31  Luglio,  alle  ore  6  e  minuti  35  pom.  si  ebbe  una  prima 


76  CORBISPONDKVZA 


»  scossa  di  terremoto  snssnltorio,  an  po'  forte;  in  se^ito  se  ne  ebbero 
»  altre  due  molto  più  deboli;  finalmente  a  ore  7  e  minuti  15  circa, se 
»  n*  ebbe  nn'  altra,  intensa  come  la  prima.  Questi  moTimenti  forono  me- 
»  scolati  con  altri  ondulatori,  indicati  dal  sismografo  comune;  la  di- 
»  rezione  dell*  onda  fu  da  sud-ovest  a  nord -ovest  L'ampiezza  del  moto 
»  ondulatorio  ò  di  due  millìmetri  circa. 

»  Ieri,  feci  l'osservazione  dei  sismometri  a  ore  4  pom.  e  tutti  erano 
»  perfettamente  tranquilli. 

>  Nei  giorni  precedenti  non  si  ebbe  nessun  indizio  del  terremoto 
»  negli  stromenti;  questo  fenomeno  la  scienza  non  può  ancora  preve- 

>  derlo;  le  dicerie  di  terremoti  o  maremoti,  che  debbano  avvenire,  sono 
»  fole  di  cervelli  deboli.  Oggi  gli  stromenti  sono  di  nuovo  tranquilli 
»  e  possiamo  essere  sicuri  che  tutto  ò  finito.  É  stato  un  terremoto  te- 
»  talmente  locale  per  Livorno.  Nelle  città  vicine  non  si  ò  sentito  as- 

>  solutamente  nulla.  Se  gli  ultimi  disastri,  avvenuti  per  terremoti  in 
»  paesi  lontani,  non  avessero  messo  troppa  paura  anche  presso  di  noi, 
»  i  moti  d' ieri  sarebbero  passati  quasi  inavvertiti,  tanto  era  debole  la 
»  loro  intensità;  la  nostra  popolazione  si.  allarma  troppo  facilmente. 
»  I  terremoti  forti  sono  terribili,  non  e*  è  dubbio,  ma  bisogna  ricordarsi 
»  che  i  forti  sono  rarissimi  e  quindi  non  dobbiamo  tremare  pet  un  pe- 
»  ricolo  che  ò  solo  tra  le  cose  possibili;  questa  rifiessione  semplicissima 
»  dovrebbero  farla  tutte  quelle  persone,  che  muoiono  di  paura  al  sen- 
»  tire  di  un  terremoto,  che  ò  da  rìdere. 

»  Li  1  Agosto  1875. 

»  Prof.  Pietro  Monte.  » 

Nei  giornali  poi  dei  primi  d'Agosto  leggevansi  queste  altre  notizie: 
»  Sabato  sera  dallo  ore  6  alle  7  1^2  si  sentirono  in  Livorno  5  scosse 
»  di  terremoto.  Allarmarono  un  poco  la  popolazione,  ma  non  vi  fa  al- 
»  cuna  disgrazia.  Domenica  sera  alle  8  si  senti  un'  altra  piccola  scossa 
»  e  Lunedi  mattina  alle  ore  2.  Pare  che  fosse  locale,  poiché  a  Pisa  e 
»  nelle  colline  adiacenti  non  fu  sentito  alcuna  scossa  di  terremoto.» 

Il  Bertelli  intorno  al  medesimo  fenomeno  mi  scriveva  dal  Collegio 
della  Querce  in  Firenze  cosi: 

»  Le  scosse  di  Livorno  del  giorno  81  furono  sussultorìe  ed  onda* 
latorie,  e  si  estesero  ad  una  piccolissima  zona  con  diversa  intensità,  cioè 
più  forti  nelle  adiacenze  della  dttà  verso  Bocca  d'Amo,  piccolissime 
airArdenza  e  nulla  a  Montenero.  A  Firenze  il  tromometro  si  mantenne 
tranquillo,  e  cosi  il  dedinometro.  Durante  il  terremoto  apparve  al  di 
fuori  del  molo  nuovo,  presso  i  massi  della  scogliera  una  zona  d'acqua 


C0BB1SP0KDENZA  77 


di  diverso  colore  con  moto  di  corrente,  che  faceva  sbatacchiare  il  ti- 
mone della  barca  nella  qnale  si  trovavano  i  nostri  convittori.  Da  nn*al- 
ira  barchetta  dentro  il  porto  si  vide  nel  mare  sollevarsi  della  schiama 
a  gallozzole.  Alenne  persone  che  erano  a  bagnarsi  nelP  Ardenza  sen- 
tirono come  rialzarsi  improvvisamente  il  livello  dell'acqua,  come  se  la 
spiaggifty  snlla  qnale  posavano  i  piedi,  si  spingesse  verso  il  mare;  del 
«he  forte  si  spaventarono.  » 

Volentieri  conchindo  la  relazione  dei  fatti  osservati  nel  terremoto 
di  Livorno,  riportando  la  seguente  lettera  del  Prof.  Alessandro  Ser- 
pieri,  la  quale  contiene  nn  ben  meritato  elogio  alla  nostra  telegrafia; 
e  mostra  V  altezza,  alla  qnale  sono  per  giungere  gli  studii  sisinici  in 
Italia: 

»  La  Direzione  Generale  dei  telegrafi  mi  dà  avviso  deir  osserva- 
zione fatta  air  ufficio  telegrafico  di  Livorno  sulP  ultimo  terremoto  ivi 
avvenuto.  Ecco  in  breve  quanto  mi  fa  sapere: 

»  1."  Il  terremoto  del  31  Luglio  fu  notato  a  7,15*  pom.  a  ^uel- 
r  ufficio.  Fu  forte  e  romorosissimo . 

»2.^  L* ufficiale  di  Livorno,  che  allora  corrispondeva  con  Genova, 
prontamente  annunciò:  terremoto,  terremoto,  terremoto,  sospendendo  il 
dispaccio!  Genova  stette  in  attenzione,  ma  nessun  fenomeno  soprag- 
giunse. Infatti  abbiamo  saputo  che  il  moto  fu  tutto  parziale  per  Li- 
vorno. 

»  £  giusto  che  mandiamo  un  pubblico  elogio  ai  bravi  impiegati 
di  Livorno  e  di  Genova,  che  fecero  prontamente  il  loro  dovere  in  quella 
circostanza.  Non  si  stanchino  essi  e  gli  altri  di  seguire  le  prescrizioni 
date:  non  può  mancare  qualche  bella  occasione  che  metta  in  chiaro 
stupendi  fenomeni.  L*  Italia  è  la  prima  a  dare  quest*  esempio,  e  dovrà 
la  prima  raccoglierne  il  frutto.  » 

PenfMncao  elettrico  mìmmàmo  di  Civlteveechla  M¥ve- 
■vto  ai  A  Ajgttim  (Leti,  del  S^f.  Ing.  Anoblo  Db  Ahdriib.) 

»  Era  il  mattino  del  4  Agosto,  la  pioggia  cadeva  a  torrenti;  mare 
burrascoso;  lampi  e  tuoni  spaventevoli  e  frequentissimi;  vento  domi- 
nante 8£  impetuoso;  io  avea,  per  una  certa  osservazione  del  tutto 
estranea  alle  sismometriche,  drcondaio  di  filo  di  rame  finissimo  co- 
perto di  seta  nna  vecchia  bussola  marina,  ed  avea  posto  nn  oapa 
del  filo  di  rame  in  eottannieazione  eoa  una  punta  di  ferro  sospesa  da 
un  lungo  bastone  fuori  della  loggia,  e  V  altro  capo  in  contatto  col 


78  COKBISPOMDEKZA 


»  Nonostante  tanta  elettricità  accnmalata,  la  rosa  de*  Tenti  della 
l)ns80la  non  dava  segni  di  elettricità  ed  era  immobile. 

»  Verso  le  3  di  sera  mentre  il  cielo  era  tnttora  coperto  e  pioTeva  leg- 
germente con  vento  e  mare  non  più  tanto  minacciosi,  io  stava  intento  alla 
solita  osservazione  del  pendolo  che  si  agitava  fortemente.  Mi  vanno  gli 
occhi  ove  teneva  la  bnssola,  e  mi  avveggo  con  somma  sorpresa  susta 
ad  nn  certo  timore,  che  la  magnete  era  perturbata^  e  sensibilmenie 
si  discostava  dal  suo  meridiano  magnetico.  Cercai  allora  conoscerne  la 
tensione  e  la  qualità  deir  elettro;  ma  mi  fu  impossibile  attesa  la  poca 
sensibilità  della  magnete,  e  la  mancanza  di  un  istrumento  atto  a  tali 
osservazioni. 

»  Dopo  qualche  minuto,  quasi  ad  un  tempo,  pendolo  e  rosa  dei 
venti  tornarono  al  loro  stato  di  perfettissima  quiete.  Tolsi  subito  le 
communicazioni  temendo  una  forte  scarica. 

»  Ora  mi  dica,  v*  è  dunque  una  relazione  intima  e  diretta  tra  il 
movimento  sismico  o  la  deviazione  della  magnete,  o  forse  ò  una  strana 
combinazione  ?  Strana  combinazione  incominciando  insieme,  e  terminando 
insieme  il  loro  movimento?!» 


Notizie  compendiate  di  terremoti,  disposte  in  gruppi  topografici, 
dell'anno  meteorico  1875:  Aprile,  Maggio  e  Giugno. 

Veneto  {Da  leti.  FuLcisj  Aprile  -  Ninna  notizia  -  Maggio  21, 
-  Veneto.  1,30  a.  circa  terremoto  (Y.  sopra  Notizie).  -  Giugno  9,  Bel- 
luno, 10,10*  a.,  9,88'  p.  e  11,55  p.  leggere  scosse  -  10,  Belluno,  S 
ani  debole  scossa  -  12,  Belluno,  3,5*  p.  e  9,48  p.  leggere  scosse. 

lieinliMrdiM  Aprile  -  Ninna  notizia  -  Maggio^  21,  Lombardia, 
1,30  circa  a.  terremoto,  (Y.  sopra  notizie)  -  (Tifico  -  Ninna  notizia. 

Piemonle  {Da  Bull  met)  Aprile^  8,  Domodossola,  2,30  p.  leg- 
gera scossa  -  Maggio  i  17,  Pinerolo,  scossa  -  21,  Piemonte,  1,80  a. 
drca,  terremoto,  (Y.-  sopra  notizie)  -  Giugno^  22,  Moncalieri,  8  p.  de- 
bole scossa. 

Oenovesato  e  Rfriera  lif^vre  *  ApHie^  Maggio  e  Giugno^ 
ninna  notizia. 

Emilia  e  Roniai^iia  {Da  leti.  Malvasia,  Sbepiekl  Qttidi,  Magfaki 


OOBBISPOMDIÌIZA  7^ 


e  Oiamàli)  -  ApriUj  2,  Bologna,  4,55*,32**  a.  leggerissima  scossa  - 
5.  Bologna,  tra  le  6,88  e  le  6,40  a.  ed  alle  5,34  p.  leggerissime  scosse  - 
14.  Bologna,  3,31\18"  p.  e  3,34*  p.  leggerissime  scosse  -  20.  Bimini,. 
3,30  a.  piccola  scossa;  Bologna,  8,25*^8*'  a.  leggera  scossa;  Castel 
Bolognese,  8,23  a.  sensibile;  Castiglion  de' Popoli,  8,30  a.  circa,  fortjs 
scossa;  Bavenna,  8,23  a.  scossa;  Bimini  8,25  a.  mediocre  scossa;  Cese- 
natico, 8,20  a.  fortissima  scossa;  Cerria,  8,30  a.  fortissima  scossa;  Pe- 
saro, 8  a.  scossa;  Faenza,  8,28  a.  scossa;  Forlì,  8,25  a.  scossa  -  28. 
Bayenna,  3  a.  circa,  sensibile  -  Maggio j  6,  Bologna,  11,4*,26*'  p.  forte- 
scossa;  Porretta  11  p.  leggerissima  scossa;  Loiano,  11,10  p.  scossa  - 
7.  Faenza,  11,45  p.  due  scosse;  forse  anche  a  Lugoe  a  Forlì;  Loj ano,, 
tra  le  7,45  e  le  8,45  p.  leggerissima  scossa  -  10.  Bavenna,  prime  ore 
ant.  due  leggere  scosse  -  14.  Bologna,  4,31',4"  p.  leggerissima  scossa- 
lo, id.  10,50*,40'*  a.  leggerissima  -  20.  Sassaolo,  11,30  a.  e  4,40  p. 
leggerissime  scosse  -  21.  Emilia,  1,30  a.  circa,  terremoto  (Y.  sopra 
Dotizie);  Porretta,  1,47  a.  scossa  -  26.  Bologna,  9,05*,36*\  a.  légge- 
rissima  scossa  -  27.  Bologna,  12,45  e  5  a.  dne  leggerissime  scosse  - 
28.  Bologna,  2,1*,5"  p.  debole  scossa  -  Giugno^  14,  Bologna,  11,14 
p.  leggera  scossa. 

Toseana  {Da  leti.  Bxbtxlli  e  Bull,  met,)  -  Aprile^  20,  Firenze^ 
8,25  a.  circa,  debole  scossa;  Alvemia,  8,23  a.  piccola  scossa  -  28-29. 
Firenze,  notte,  leggerissima  scossa;  Livorno,  notte,  straordinarissimo- 
moto  sussnltorio  nel  pendolo  ->  Maggio,  5,  Firenze,  10,57  p.  e  11  p. 
leggerissime  scosse  -  6.  Firenze,  11  p.  leggerissima  scossa;  Marradi,. 
scossa  -  16.  Marradi,  10  a.  tre  forti  scosse  -  20.  Palmaria,  sera,  scossa  - 
21.  Toscana,  1,30  a.  circa,  terremoto  (Y.  sopra  notizie)  -  QiugnOj  29^ 
Firenze,  3,10  p.,  3,30  p.  e  4,00  p.  lievissime  scosse. 

Marehe  ed  llmlirla  (Da  leti.  Berti,  Serpie&i,  Saladimi,  Eboli^ 
J>iiTm-L]B£BATi,  Casali,  Patbizi,  Corrisp.  Bibtblu  e  Bull,  mei.)  - 
Aprile^  15,  Camerino,  10,30  a.  scossa  leggera  ed  istantanea  -  20.  Ur- 
bino, 8,25  a.  leggera  scossa;  Camerino,  1,55  a.  leggera,  8,28*,80*'  altra 
•'ggera-  25.  Camerino,  12  merid.  leggera  scossa;  Urbino,  5,35  a.  (?)» 
leggerissima  scossa  -  28.  Camerino,  6,53  p.  piccola  scossa  -  30.  Ca- 
merino, 9,37  a.  leggerissima  scossa  -  Maggio,  2,  Camerino,  1,40  a» 
l')ggera  scossa  -  3.  Camerino,  7,28  p.  leggera  scossa  -  6.  Urbino, 
llj^Vi  P«  Heve  scossa;  Temi,  9,30  p.  scossa  -  21.  Urbino,  1,45  a. 
leggerissima  scossa  -  Giugno  j  2,  Todi,  11  p.  leggera  scossa,  prima 
<^'lle  11,15  altre  due  più  leggiere  -  14.  Ascoli,  8  p.  drca,  leggera 
scossa  -  15.  Narni ,  4,30  a.  leggera   scossa  -  16.  Narni ,  9  p.  circa,. 


80  CORBISPONDINZA 


leggera  scorsa  -  17.  Macerata,  8,34  p.  leggera  scossa;  Bipatransone, 
3,35  p.  e  11  p.  doe  leggere  scosse;  Ascoli,  3,27  p.  scossa;  Camerìno> 
3,32  p.  leggera  scossa;  SansoTerino,  3,30  p.  scossa  sensibile;  Filol- 
trano,  3,50  p.  mediocre  scossa  -  18.  Macerata,  0,45  a.  mediocre  scossa; 
Bipatransone,  0,40  a.  leggera  scossa;  Ascoli,  0,30  a.  sensibile  scossa; 
Camerino,  0,40  a.  leggera  scossa;  Sansevorino,  0,45  a.  scossa  note?ole; 
Filottrano,  0,30  a.  leggera  scossa  -  24.  Città  di  Castello,  0,30  a.  me- 
diocre scossa  -  28.  Cerreto,  2,30,  scossa  -  30.  Nami,  8,30  a.  leggera 
scossa. 

Priiirlncle  romane  e  Terra  di  LavtNro  {Da  leti,  Qalu  e 
notUne  della  Direzione  )  -  Aprile j  16,  Boma,  7,41  a.  leggerissima 
scossa  -  27.  Yelletri,  5  e  9,15  a.  leggeri  tremolìi  -  Maggio^  6,  Anagni, 
tarda  sera,  quattro  diverse  sensibili  scosse  •  7.  Yelletri,  8,2r,30"  a. 
sensibile  scossa  -  8.  Yelletri,  tra  le  7  e  le  8  a.  debole  scossa  -  11. 
Boma,  5,57',30'*  p.  leggerissima  scossa,  7,28  p.  altra  leggerissima  - 
12.  Boma,  notte,  molte  piccolissime  scosse,  7,30  a.  leggerissima;  Civi- 
tavecchia, 4,10  p.  leggerissima  scossa  -  21  mattina.  Frascati,  traccia 
al  sismografo  -  25.  Yelletri,  notte,  debole  scossa  -  27.  Yelletri,  mat- 
tino, leggerissima  scossa  -  30,  Frascati,  traccia  al  sismografo  nelFos- 
servazione  del  mezzodì  -  OiugnOy  6,  Boma,  3,30  p.  leggerissima  scossa; 
Frascati,  leggerissima  traccia  al  sismografo,  all'osservazione  de)  mezzodì. 

Alibrussl  -  Aprile  Maggio  e  Oiugno  -  Ninna  notizia. 

Caiiepii^npa  Pellce,  Paf^lto  e  l*rovinele  Mmitraffe  {Da 
Bull,  met,  "  Aprile,  4,  Yesavio,  3,40  a.  scossa  -  Maggio.  28,  Yesa- 
vio,  4,10  a.  scossa  -  Giugno,  ninna  notizia. 

Calabria,  Sieilia  e  Malte  (Da  leti.  Conti,  da  Bt$ll.  met  e 
Giornali)  -  Aprile,  9,  Cosenza,  2,5*  p.  dna  piccole  scosse  -  Maggio, 
6,  Cosenza,  11,14  p.  debole  scossa  -  11.  Cosenza,  12  merid.  mediocre 
scossa  -  15.  Cosenza;  6,50  p.  forte  scossa  -  17.  Cosenza,  9,50  p.  de- 
bole scossa  -  21.  Cosenza,  1,45  a.  scossa,  11  pom.  altra  leggerissima- 
29,  Messina,  7  p.  forte  scossa  ;  Beggio  di  Calabria ,  6,45  p.  leggera 
scossa  -  Giugno,  23,  Cosenza,  1,15  a.  leggerissima  scossa  -  27.  Co- 
senza, 11,40  p.  leggera  scossa. 


STORIA  DEL  VDLCANISMO  ITALIANO 


Sugli  studi  e  sugli  scavi  fatti  da(  Sig.  Sohliemann 
nella  necropoli  arcaica  Albana. 

BEJLAZIONE  DI  M.  S.  DE  BOSSI 


Quantunque  sommamente  mi  dispiaccia  di  criticare  severamente  un 
artìcolo  testò  pubblicato  nei  giornali  inglesi  e  tédescbi  dal  Sig.  Schlie- 
mann,  intomo  a'  suoi  studi  e  scavi  nella  necropoli  albana;  deve  in  me 
prevalere  il  desiderio  di  illuminare  i  non  pratici  della  materia;  perchè 
non  stimino  veri  risultati  della  scienza  e  della  esplorazione,  ciò  che  non 
è  punto  frutto  nò  deiruna,  nò  dell'altra.  Nel  predetto  ar^tìcolo  io  non 
sono  nominatamente  contradetto,  ma  lo  scopo  di  esso  ò  il  dimostrare 
falsi  i  fatti  ed  erronei  i  giudizi  da  me  pubblicati^  intomo  alle  scoperte 
di  stoviglie  arcaiche  rinvenute  fra  gli  strati  vulcànici  dei  colli  albani. 
Intorno  alle  quali  scoperte  fin  dal  1817  fu  osservato  ed  anche  giuri- 
dicamente dimostrato,  che  erano  tombe  sottoposte  a  strati  vergini  di  pe 
perino  vulcanico.  Ma  la  critica  moderna,  non  acquietandosi  su  quelle 
vecchie  indagini,  trovò  nel  Ponzi  e  nel  Pigorini  valenti  ed  abili  scm- 
tatori  dei  fatti;  i  quali  dichiararono  in  speciali  memorie  ed  osservazioni 
confermata  con  nuovi  trovamenti  l'antica  esperienza.  Unitamente  al  Ponzi 
e  ài  Pigorini  esaminai  anche  io  la  questione;  ed  avendo  continuato  poi 
per  lunghi  anni  a  tener  dietro  ad  ogni  nuova  scoperta,  non  che  a  rac- 
cogliere memorie  sul  passato,  ho  sempre  meglio  e  ripetutamente  dimo- 
strato essere  state  le  stoviglie  albane  il  più  delle  Tolte  rinvenute  sepolta 
dalle  eruzioni  del  vulcano.  Oltre  a  ciò  ho  provato  esser  sommamente 
probabile  che  le  ultime  erazioni  del  sistema  vulcanico  albano  siano  av- 
venute soltanto  nei  primi  secoli  di  Eoma.  Dopo  ^ò  ninno ,  tranne  lo 
ScUiemann,  ha  posto  in  dubbio  il  fatto  del  trovamento  delle  stoviglie 
albane  avvenuto  almeno  molte  volte  sotto  gli  strati  del  peperino;  solo 
alcuni  hanno  dubitato  se  il  seppellimento  sia  stato  cagionato  direttamente 

AKNO  II.  FASC.  IX,  X,   XI,  XII.  7 


82  STORIA  DKL  VULCANISMO  ITALUHO 


dalla  eruzione.  Si  ò  sospettato  cioè  che  potessero  i  fittili  essere  stati 
introdotti  sotto  gli  strati  artificialmente,  OT?ero  che  il  peperino  sopra- 
stante non  fosse  di  formazione  geologica  erultiva,  ma  soltanto  recente 
impasto  di  detrito  con  acqaa.  É  evidente  però  che  il  Sig.  Schliemann 
combatte  ciò  che  non  ha  mai  letto,  e  non  conosce  pnnto  non  solo  le  mie 
pubblicazioni,  ma  nessuna  delle  altre  moltissime  fatte  intomo  al  me- 
desimo argomento  dai  1817  in  poi,  e  si  erige  in  giudice  sopra  quistìoni, 
delle  quali  al  suo  orecchio  è  giunta  soltanto  un  eco  imperfetto.  Se  cosi 
non  fosse,  egli  non  potrebbe  ignorare  o  trascurare  alcuni  dati  elementari 
della  storia  romana  e  della  topografia  laziale  mille  volte  citati  in  queste 
trattazioni;  né  si  studierebbe  di  stabilire  senza  discussione  una  data  prei- 
storica pel  traforo  deiremissaiìo  del  lago  albano,  mentre  la  storia  romana 
la  precisa  nel  quarto  secolo  di  Roma;  nò  fonderebbe  tale  antichità  dell*e- 
missario  sulla  necessità  dei  debordamenU  del  lago  stesso,  che  esso  crede 
ignoti  nella  tradizione,  mentre  la  storia  ci  conserva  la  memoria  appunto 
dell'ultimo  di  essi  che  determinò  i  Romani  a  praticare  il  traforo  del- 
Temissario;  né  forse  ricercherebbe  la  città  di  Alba  dove  ninno  finora, 
non  senza  ragione,  pensò  di  collocarla. 

Non  più  elevate  sono  le  cognizioni  geologiche  ed  idrauliche  dello 
Schliemann.  Esso  d  parla  della  ricchezza  delle  sorgenti  del  lago  albano, 
che  sono  notoriamente  poverissime;  ci  descrive  il  sistema  vulcanico  laziale 
come  un  triangolo  di  tre  crateri,  ignorando  la  forma  concentrica  dei 
diversi  sistemi  di  crateri  corrispondenti  ai  diversi  periodi  della  attività 
vulcanica;  *rignoranza  dei  quali  dati  gli  fa  concepire  come  assurda  la 
coesistenza  del  tempio  di  Giove  Laziale  sul  monte  Cavo  con  Fattività 
eruttiva.  Egli  non  sa  ehe  Fattività  eruttiva  poteva  esistere  in  crateri 
non  assai  prossimi  al  tempio,  ma  spettanti  allo  stesso  vulcano;  nò  co- 
nosce poi  la  fase  speciale  di  emissione  di  fango  e  di  cenere  esistita  nei 
crateri  anche  prossimi  per  posizione,  ma  lontani  per  livello  dal  monte 
Cavo.  Questa  fase  di  attività  non  ignea  fu  quella  appunto,  mediante  la 
quale  sarebbe  avvenuto  il  seppellimento  delle  stoviglie  arcaiche  albano. 

Digiuno  adunque  delle  cognizioni  necessarie  a  trattare  la  quistione, 
ed  evitando  i  veri  punti  da  discutere,  egli  afferma  semplicemente  che 
iuUo  prona  il  fnileàno  essersi  spento  in  epoche  preistoric/ie  ^  e  perciò 
anteriori  alFetà  della  supellettile  albana.  Questo  ò  ciò  che  si  riferisce 
agli  studi  dello  Schliemann;  esaminiamo  ora  il  valore  delle  esplorazioni 
e  scavi  fatti  dal  medesimo. 

Il  mio  giudice  nel  decorso  Ottobre  venne  a  chiedermi  dove  e  come 
avrebbe  potuto  verificare  le  mio  scoperte,  dicendo  che  per  quanto  avea 


STOBIÀ  DRL  YITLCANISUO  ITALIANO  83 

_  • _  ■    _        ■  _     _  __       ■     ■  -  -,— --  -||-,-r  ■  ■!-■  ■  ■!    M^M     I     ^M^^^^—     MI  JBJIB  ■■■!  ■ 

chiesto  ai  contadini  nulla  a?ea  potato  saperne.  Io  gli  fni  largo  .di  in- 
dicazioni e  di  insegnamenti,  dai  quali  dovea  apprendere,  ciò  che  non 
ayea  letto  nei  libri,  non  conoscersi  cioè  finora  nei  colli  albani  in  verun 
luogo  uno  strato  pieno  di  stoviglie  e  di  altri  avanzi  primitivi,  ma  sol- 
tanto incontrarsene  dei  gruppi  disseminati  a  distanza,  costituenti  talvolta 
una  tomba  e  talvolta  probabilmente  una  dimora:  non  potersi  perciò  spe- 
rare giammai  la  certezza  d*una  scoperta,  ma  solo  la  probabilità,  rom* 
pendo  la  roccia  in  una  vasta  estensione  di  terreno,  come  appunto  suol 
farsi  nel  piantare  ivi  le  vigne.  Oltre  a  ciò  lo  condussi  nel  luogo  dove 
eransi  fatte  parte  delle  recenti  scoperte,  cioò  in  vigna  Meluzzi.  Quivi 
gli  indicai  la  molta  distanza  che  si  frapponeva  fra  i  punti  di  rinveni- 
mento, ed  ij)  conseguenza  gli  additai  l'area  non  piccola  da  scavare,  dove 
intatti  erano  tuttora  gli  strati  vulcanici.  Ivi  incominciò  i  lavori  e  li 
prosegui  sopra  una  limitatissima  zona  lunga  circa  20  metri  e  larga 
appena  uno.  Fra  la  terra  vegetale  della  superficie  trovò,  come  era  na- 
tarale,  frantumi  di  stoviglie  arcaiche,  misti  a  terrecotte  e  perfino  a  cocci 
nostri  contemporanei.  Stava  fra  quella  terra  il  prodotto  degli  scavi  an- 
teriormente fatti  ivi  presso  per  piantare  la  vigna,  e  gli  avanzi  appunto 
delle  scoperte  da  me  illustrate.  Ciò  bastò  al  momentaneo  indagatore  per 
pronunciare  la  sua  sentenza,  il  cui  valore  può  gii^dicare  il  mondo  scien- 
tifico. Quanto  ai  mille  testimoni  interrogati  dallo  Schliemann,  secondo 
che  esso  dice,  i  quali  tutti  hanno  affermato  le  stoviglie  trovarsi  sopra 
non  sotto  il  peperino,  osservo  in  primo  luogo  che  sono  una  falange 
alquanto  superiore  al  necessario  e  all'uopo,  e  certamente  difficile  a  ri- 
trovare sui  luoghi  dell'esplorazione.  Jn  secondo  luogo  sono  essi  contadini, 
i  quali  difficilmente  erano  capaci  d'intendere  ciò  che  si  ricercava  da  loro, 
e  quale  risposta  potesse  essere  del  migliore  loro  interesse.  Ma  malgrado 
i  mille  testimoni,  il  Sig.  Schiliemann  confessa,  che  il  proprietario  della 
vigna,  Sig.  Meluzzi  (unico  intelligente  relativamente  agli  altri),  diceva 
aver  trovato  i  vasi  sotto  allo  strato  vulcanico.  Aggiunge  poi  il  nostro 
avversario,  che  i  lavoratori  del  proprio  scavo  erano  tutti  concordi  nel- 
l'affermare  di  avere  incontrato  mai  sempre  i  vasi  sopra  non  sotto  al  pe- 
perino. Ma  io  ricordo  bene  che,  allorché  visitai  il  suo  scavo,  il  solo 
lavorante  che  interloquì  in  mia  presenza  disse  aver  esso  stesso  nell'anno 
antecedente  rotto  il  peperino  in  una  vigna  ed  avervi  trovato  sotto  un 
dolio  con  altri  vasi  minori,  insomma  una  delle  solite  tombe  arcaiche 


Del  resto  le  descrizioni  delle  scoperte  e  le  analisi  dei  fatti  verificati 
da  me,  dal  Ponzi,  dal  Pigorini  e  da  altri,  trovansi  nelle  mie  pubblica- 


84  STORIA  DEL  VOLCANISVO  ITALIANO  ^ 

zioni  ed  in  quelle  degli  altri  citati.  Né  mi  ricuso  di  discutere  ed  ana- 
lizzare di  naoTO  i  medesimi  fatti  e  le  medesime  scoperte  con  metodo 
più  rigorosamente  scientifico,  al  quale  però  non  corrispondendo  certa 
mente  gli  odierni  studi  delio  Schliemann,  intendo  su  questi  con  esso 
finita  ogni  discussione. 


CORRISPONDENZA 

PEB  LE  NOTIZIE  E  DESCBIZIONE  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Settembre,  Ottobre,  Novembre  1875 

ed  altre  anteriori.- 

Peii«inciil  eleUroHrifliniel  alla  Martlnlea  nel  Settoni- 
lire  i89J^.  Leggiamo  nei  Coti^tes  Bendua  de  VAcdes  Scimces  di 
Parigi  del  18  Ottobrp  una  lettera  di  M.  Bi?et  in  data  21  Settembre 
sui  terremoti  della  Martinica;  la  quale  benché  non  narri  fenomeni  italiani, 
giova  riassumere  per  Timportanza  dei  fatti  che  contiene,  ralatifi  alla 
elettricità  posta  in  giuoco  dal  Terremoto.  Le  scosse  cominciarono  ai  17 
Settembre  p.  p.  sembrando  tutte  provenire  dal  Nord  unitamente  coi  rombi 
che  si  dileguavano  verso  Sud  e  giungevano  fin  alle  piccole  Antille.  M. 
Destieuz  capo  deirufficio  Telegrafico  di  Fort  de  France  ha  osservato 
che  tutte  le  scosse  sono  state  precedute  da  fenomeni  elettrici  di  molta 
intensità. 

Il  galvanometro  comunica  con  la  terra  per  mezzo  di  un  blocco 
di  ferro  di  50  chil.  situato  a  due  metri  sotterra  e  collegato  all'istro- 
mento  mediante  un  conduttore  formato  da  fll  di  ferro,  di  rame  e  di 
zingo.  ' 

n  giorno  17  alle  10,  25  ant.  Tago  calamitato  del  galvanometro  dopo 
d^esser  stato  straordinariamente  deviato,  divenne  come  pazzo  e  finalmente 
si  puntò  verso  terra.  Toccando  le  viti  che  erano  in  contatto  col  suolo 
M.  Destieuz  le  trovò  elettrizzate  fino  al  punto  di  produrre  una  scarica 
nell'atto  del  contatto.  Alle  10,  53  ant  accadeva  la  prima  scossa  e  poco 
dopo  Tago  riprendeva  tranquillamente  la  sua  posizione  normale  verso 
il  Nord. 


OOBBIBPONDB192A  85 


Alle  12|  17  pom.  apparre  nuova  agitazione  nelPago  che  crebbe  finché 
alle  2|45  la  doTiazione  divenne  assai  sensibile  con  attrazione  Terso  il 
molo.  Dopo  ciò  alle  8  avveniva  una  forte  scossa. 

Alle  4  ricompariscono  i  movimenti  dell'ago; ed  il  terremoto  toma 
a  farsi  sentire  alle  6  pom.  Nel  giorno  seguente  alle  2, 25  pom.  V  ago 
Tiene  attratto  fortemente  verso  la  terra  ed  alle  8  pom.  segno  il  terre- 
moto. Poco  dopo,  cioò  alle  4,  l'ago  sembra  pazzo  e  quasi  saldato  a  terrai 
il  terremoto  ritarda  ma  urta  più  fortemente  alle  5, 55  pom.  Questo  fe- 
nomeno ha  continuato  nei  giorni  seguenti  innanzi  a  ciascuna  scossa;  in 
conseguenza  di  dò  M.  Bivet  crede  che  siffatti  fenomeni  possano  fornire 
il  mezzo  finora  sconosciuto  di  prevedere  la  scossa  di  terremoto. 

Intorno  a  questi  fenomeni  è  pure  interessante  ciò  che  aggiunse 
M.  Saint  Glaire  de  Ville  da  una  lett.  di  Dagneau  da  Guadalupa.  I  ter- 
remoti di  Martinica  non  furono  punto  avvertiti  in  Ouadalupa,  ma  invece 
8i  notarono  perturbazioni  ed  aumenti  di  emissione  di  gas  nelle  solfa- 
tare dei  monti.  Oltre  a  ciò  si  nota  che  ai  7  Settembre  un  orrendo  colpo 
di  vento  istantaneo  avea  urtato  la  Martinica  e  la  Guadalupa  insieme 
facendo  parecchie  vittime.  H.  S.  d.  B. 

n  Vc0a¥io  minaccia.  Il  professor  Palmieri  pubblica  le  se- 
gnenti  notizie,  23  Novembre. 

«  n  Yesuvio  dopo  U  suo  lungo  riposo  accenna  lentamente  ad  un 
nuovo  periodo  eruttivo.  Neirintemo  del  gran  cratere  dell'ultimo  incendio 
verso  SSE  ò  avvenuto  uno  sprofondamento  con  emanazione  di  un  fumo 
nerìccio.  Gli  strumenti  alFOsservatorio  hanno  anch'  essi  leggiero  risen- 
timento. Di  quanto  questi  primi  indizii  preceder  debbopo  le  maoifesta- 
zioni  ignee,  non  è  possibile  a  dire.  Nel  mese  di  dicembre  del  1854  un 
fenomeno  simile  si  verificò  sul  cratere,  e  l'eruzione  eccentrica  con  copiose 
lave  si  manifestò  nel  maggio  dell'anno  seguente.  » 

IVnora  apertura  nel  eratere  di   Possnoll.  (Oiamàli 

déUa  prima  decade  di  Novenne.  Alla  solfatara  di  Pozzuoli  a  poca 
distanza  dalla  bocca  principale  di  emissione  e  quasi  nel  mezzo  dell'e- 
stinto cratere  si  è  aperta  una  nuova  bocca  di  notevole  ampiezza,  dalla 
quale  vien  fuori  acqua  bollente;  il  calore  di  questa  sale  a  100  gradi. 
IVotlxIe  0  stadi  mal  Balleame  di  Viterbo.  (Lett.  dei  Prof. 
Canco  SiMONS  Medichini).  Cominciano  le  osservazioni  fatte  al  Bulicame 
dopo  il  nove  novembre  1874,  essendo  già  pubblicate  le^  antecedenti  a 
tal  giorno  (1).  Per  maggior  semplicità  tralascio  di  notare  le  osserva - 


(!)  V.  Bull,  del  Val.  It.  Ann.  I.  tàac.  XI  e  XII. 


86  C0BRT8P0ND8>ZÀ 


1874 
24  noy. 

70, 

C. 

57%  9C. 

molto  qaasi  nullo 

27    » 

4S 

0 

570,4 

"            poco 

29    » 

10« 

580 

moltiss.  quasi  nallo 

1  dee. 

15«> 

560 

»              »        Bussate  sorg.  2*  ad  IJ/J 

chi!,  dal  Bulicame  62.<> 

11     > 

70 

580 

massimo    molto 

25    » 

40 

580,3 

molto        poco 

I 

zioni  termometriche  fatte  nei  diversi  punti  della  cosi  detta  caldara,  e 
porrò  una  sola  osservazione,  cioè  quella  fatta  alla  sorgente  principale,  0 
quella  fatta  airnscita  principale  delPacqna  dalla  caldara  aumentando  un 
grado,  avendomi  cosi  ammaestrato  Tesperienza,  come  altra  volta  avvertii. 
.  Un  fenomeno  curioso  è  accaduto  il  6  e  il  7  Ottobre  1875,  cioò  il 
forte  e  forse  momentaneo  abbassamento  e  rialzamento  di  temperatura 
accompagnato  da  non  dubbio  aumento  di  acque  sorgenti.  Quando  il  6 
a  sera  feci  Tosservazione  tornava  da  una  escursione,  nella  quale  avea 
osservato  parecchie  sorgenti  di  acque  termali  a  me  sconosciute.  Sono 
disseminate  in  gran  numero  nel  tratto  basso  della  pianura  che  separa 
i  due  centri  vulcanici  cimino  e  vulsinico,  tratto  che  colla  sua  testa  sud 
si  avncina  alla  montagna  viterbese.  Sono  dove  più,  dove  meno  calde, 
dove  più,  dove  meno  cariche  di  minerali.  In  alcun  luogo  è  veramente 
enorme  la  quantità  de*  gassi  che  si  sviluppano  non  sempre  fetenti.  In 
qualche  altro  le  sorgentine  formano  piccoli  coni  di  calcare,  che  a  primo 
aspetto  sembrano  vulcanetti  fangosi.  Pare  che  qualche  sorgente  dia  acqne 
calcarifiche  a  larghe  intermittenze,  perchè  scavando  la  prima  croata  cal- 
care si  trova  sotto  uno  strato  torbaceo  formato  da  giunchi  semicarbo- 
nizzati, più  sotto  un  altre  strato  calcare  e  cosi  via  via,  come  accenna 
il  bastone  conficcato.  Dal  foro  di  questo  ebbi  acqua  solfurea  nerastra 
a  50®  C.  É  in  mezzo  a  un  terreno  paludoso  pieno  di  giunchi  e  di  mal- 
vavischi,  del  diametro  di  circa  ^  di  chilometro.  Di  simili  terreni  acqui- 
trinosi ve  ne  ha  parecchi.  In  tutta  la  pianura  poi  sono  jsparsi  banchi 
di  poco  travertino,  ma  pur  varii  fra  loro,  in  qualche  luogo  di  molta 
potenza,  specialmente  dove  non  si  vede  più  sorgente  solfureo-calcare. 
Mi  pare  che  per  tutto  il  travertino  giaccia  sul  tnfa. 

Ecco  ora  le  osservazioni.  Ma  noto  prima  che  nel  fase.  XI,  XII  del 
Bull,  del  Vulcanismo  An.  I  pag.  156  dovea  essere  scritto  Sorg.  1^ 
Eil  1  dal  Bulicame  non  da  Viterbo. 


Tsmperatii-  ld.deirtcqtta  Quantiti      Fetore 
ra  tfeirarla    •org.prino.  tfeleaise    ac.  Mros. 


OOBBISPOHDBVZA 


87 


TenMrttn- 
ra  MlParìa 

M.deirao9ia  Ounrtlt* 

Fttore 

torg.prliio 

.  «tloasM 

ac.  Idroa. 

' 

1875 
3  genn. 

9^ 

570,5 

moltias. 

« 

Bussate  1*  sorg.  a  1  Kil.  dal 

Bui.  520,  2;  2»  62o,  4. 

IO     > 

110 

580,8 

« 

m 

17     > 

HO 

580,5 

molto 

— 

24     » 

9» 

590,1 

moltias. 

poco 

19  marzo 

90 

580,5 

medioc. 

w 

2  magg. 

13°,  5 

580 

poco 

pochiaa. 

31      » 

200 

610 

molto 

molto! 

1 

20  giugno 

170,8 

60»,  8 

medioc. 

pochiu. 

22  luglio 

230 

.610 

^t^m 

— 

8  agosto 

210,5 

610,  « 

moltisB. 

pochiaa* 

19  seti. 

220,4 

610 

n 

w 

• 

30     > 

200 

600 

» 

moltiu. 

6  ottob. 

170 

580 

molto 

poco 

cresciuta  1*  acqua  visibil- 
mente. 

7      » 

220 

600,9 

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8      » 

180 

600,3 

« 

W 

Notizie  compendiate  di  terremoti,  disposte  in  gruppi  topografici, 
deirànno  meteorico  1876;  Luglio,  Agosto,  Settembre, 

Ottobre  e  Novembre. 


Veoelo.  Da  nolieie  Falcia.  Luglio^  Agosto  e  Settembre  -  ninna 
notizia  -  OUobre,  10,  Sellano,  7,46  p.  14  Vittorio  9,30  p.  -  24,  Bellu- 
no, 9,13  p.  -  Novembre  -  ninna  notizia. 

li^mliardla*  Corriep,  Bertelli.  Luglio  -  ninna  notizia  -  Agosto^ 

9 

2,  Monza,  10  a.,  12,80  p.  Settembre^  Ottobre  e  Novembre  ninna  notìzia. 

Piemonte.  Da  notme  P.  Denza  e  Bull.  met.  Luglio^  9,  Mon- 
calieri,  notte,  scosse  -  23,  Vercelli,  1,55  a,  scossa  -  Agosto^  6,  Mon- 
calieri,  mezzanotte,  perturbazione  sismometrica  -  24,  Stelyio,  4  a.  cir- 
ca -  Seltembrej  3,  Mondovi,  0,40  ant.  -  Ottóbre^  10,  Moncalieri,  6  pom.  - 
12,  Moncalieri,  mattino  -  13,  Sacra  san  Michele,  5,18  pom.  -  Novem- 
bre-mvjoA  notizia. 

C^enoveMite  e  riviera  llf^iire.  Da  notùM  di  BuU.  met.  Lu- 
glio e  Agosto  -  ninna  notìzia  -  Settembre^  3,  Savona,  0,30  ani  -  Ot- 
tobre e  Novembre  -  ninna  notìzia. 

Emilia  e  Romagna.  Da  lettere  Malvasia  e  Bagona  -  LugliOy 
Agosto  e  Settembre  -  ninna  notìzia  -  Ottobre,  6,  Forlì,  Faenza,  Imo- 


88  C0BBIBP0KDRN8À 


la  11,40  a.  -  7,  Bologna,  4,55,56  •  11,  Campagnola  e  Corvegio,  1,45  a.; 
Ooastalla  e  Modena,  2,20  a.  -  28  -  25  Bologna,  ayyiso  sismico  della 
calamita.  Novembre  20,  Bolog^  1,55,53  p. 

ToMana.  Ba  leti.  Monte,  Ceochi,  Bertelli  BufL  mei.  e  giar.  làh 
glia:  29,  Empoli,  8,85  p.  -  81,  LiTorno,  6,45  p.  •  Agosto^  1  Liror-- 
no,  8  p.  -  2,  Livorno,  2,  a.  -  Settembrej  1,  Empoli,  9,45  a.  -  Otto- 
bre. 10,  Firenze,  2,50  p.  -  Novembre  -  9,  Firenze,  sera  traoda  al  asm. 
18  matt  id. 

Mardbe  ed  VwàhHm.  Daleti.  Erdi,  Berti  e SerpieiL  lA»glio,S, 
Camerino,  1,15  p.  -  9,  Kami,  8,  a.  e  poco  prima  di  giorno  -  26,  Came- 
rino, 8,86  a  -  81,  Kami,  0,02  e  0,05  a,  -  Agosto^  Settembre^  ninna  no- 
tizia -  Ottobre^  17|  Monte  Fortino,  prime  óre  della  notte  *  81,  Monte 
Fortino,  altra  scossa  -  Novembre^  11,  Urbino,  10  p.  circa  -  14,  Nar- 
ni  8  %  pom.  - 15  Urbino,  5  ^  a,  circa  - 21,  Urbino,  circa  8  Vt  pom. 

Provinole  romane  a  Terra  41  lAvarà.  Da  ìett.  Galli, 
Lavaggi,  Pereira  e  notixie  deUa  diregUme.  Luglio^  2:  Monte  Cavo, 
11  p.  -  8,  Boma,  2,20  p«  dne  scosse  -  6,  Bocca  di  papa,  notte,  Vel- 
letri,  5,80  p.-  7-8,  Frascati^  faccia  al  sismografo  incerta  -  8,  Boma, 
6,80  e  7,20  pom.  -  9,  Boma,  5,00  p.  e  6,00  p:  Caserta,  8,26  p.  - 10, 
Monte  Cavo,  dalla  mezz*  ora  alle  2  pom.:  Velletri',  verso  la  mezzanotte  - 14, 
Boma,  5,05  a.,  6,10  a,  e  7,00  a.  -  16,  Bocca  di  papa,'sera  -  19,  Boma, 
4,50,  5,55,  e  6,25  p.  -  20,  Boma,  2,55  e  8,20  a,  4,00  e  5,05  p:  Bocca 
di  papa,  8,05  a.  -  21,  Bocca  di  papa,  8,80  p.  -  25,  Yelletrì,  pomerig- 
gio -  27,  Boma,  4,15,  4,80,  5,25,  5,50,  6,50,  7,20  ani;  3,10  pom.  - 
80,  Boma,  5,00,  5,55,  6,05 ,  6,50  pom.:  Bocca  di  papa,  8,45  a.  —  Agosto^ 
2,  Bocca  di  papa,  notte  -  4,  Boma,  5,50,  6,35  e  6,40  ant:  Bocca  di 
papa,  1,00  p.:  Velletri,  9,00  a.  -  5  o  6,  Boma  5,00,  e  6,05  -  6,  Velletri, 
pomeriggio  -  1849,  Bocca  di  papa,  mezzanotte  circa  —  Settembre,  2, 
Boma,  10,25  p.  e  11,20  p.:  Ariccia,  7,55  a.:  Bocca  di  papa,  fra  6,00 
e  6,30  pom.  rombo:  Velletri,  10,30  p.  11,44  p.  -  8,  Velletri,  0,06  a.  e 
0,86  a.:  Boma,  0,20  a.:  Bocca  notte:  Ariccia,  8,51  e  9,10  pom.  -  4, 
Ariccia,  7,88  e  7,41  a.:  Monte  Cavo,  5,53  cirba  pom.  -  8,  Velletri,  5,45  a. 
e  pomeriggio:  Ariccia,  2,45  p.  -  9,  Ariccia,  7,29  a,  1,59  e  5,05  pom.  - 
10,  Ariccia,  9,45  p.  -  11,  Ariccia,  fra  le  7,17  e  le  8,14  a.  e*  9,55  p. 
-  12,  Ariccia,  12,29  e  12,80  p.  - 14,  Aricda,  0,28  p.  8,18  p.  e  9,01  p.: 
Boma,  sera  -  17,  Boma,'  5,55  e  7,15  a.  -  18,  Boma,  6,15  a.  -  22,  Boma, 
4,55,  5,30  alle  6,00;  6,20  alle  6,50  ani  rr  23,  Boma,  7,02  a.:  Aricela, 
5,19  e  9  ant  -  24-25,  Velletri,  notte  -  25,  Ariccia,  1,40  p.  -  28,  Vel- 
letri notte  —  Ottobre.  1,  Bocca  di  papa,  2,45  p.:  Aricela,  6,54  e  9,30  p. 


C0BBI8P0NDENZA  89 


•  2,  Ariccia,  10^0  a.  2,28,  4,45,  6,44,  7,08  pom.  -  2-3,  Alvito,  Terso 
mezzanotte  -  8,  Arìccia,  8,86  p.  -  4,  Alvito,  2,  ant:  Bocca  di  papa  e 
Konte  Cavo,  notte:  Boma,  8,20,  dalle  4,00  alle  4,80,  4,45  alle  7,15,  8,00 
ani:  -  Aricda,  4,85  p.  •  8,  Ariccia,  6,50  e  8,11  pom.  -  9,  Arìccia,  4,30 
p.  -  9-10,  Monte  Cavo,  notte  -  10,  Frascati,  all'osservazione  del  mez- 
zodì, traccia  al  sismografo:  Arìccia,  5,80  a.,  1,20  e  8,10  p.  -  11,' Bocca 
di  papa,  potte;  id.  fra  le  7,00  e  7,80  p.  e  8,15  p.:  Boma,  notte,  5,25 
e  6,20  ani,  1,00  p.:  Axiccia,  2,05  p.  -  11-12,  Bocca  di  papa,  notte  - 

12,  Yelletri,  leggera  scossa;  Monte  Compatri,  fra  le  11  e  le  12  p.  - 

13,  Frascati,  traccia  al  sismografo  nell*osservazione  fatta  a  mezzodì  - 

14,  Boma,  9,15  circa  pom.  -  15,  Ariccia,  6,86  pom.;  6,40  p.  rombo, 
e  7,28  p.  -  15-16,  Ariccia,  notte  -  17-18,  Monte  Cavo;  notte  -  19,  Be- 
rna, 5,45  a.  -  20  Bocca  di  papa,  1,00  ani  e  7,30  pom.  -  21,  Bocca 
di  papa,  circa  mezzodì:  Boma,  5,85,  5,50, 10,45  pom.  -  22,  Ariccia,  5,06, 
onero  8,06  ani;  Yelletri,  leggera  scossa  -  24,  Frascati:  Boma,  4,45  a. 
12,40  p.  e  6,25  p.  -  25,  Boma,  8,45  p.  -  26,  Boma,  2,40,  8,25,  8,80 
e  10,10  ani  -  28,  Boma,  8,50  e  4,40  ani  -  29,  Boma,  12,26  p.  —  No- 
vembre^  1,  Frascati  traccia  al  sism.  -  2,  Bocca  di  papa,  7,15,  a.  - 
4,  Tivoli  e  Mandela,  0,20  ani  -  7,  Boma,  1,46  a.  -  8,  Boma,  6,20  p.  - 
9,  Boma,  9,15  ani  -  10,'  Boma,  11,45  ani  -  11,  Boma,  9,00  ani  e 
10,11  a.  -  15,  Boma,  3,30  pom.  -  24,  Boma,  11,45  ani  e  8,15  p. 

AliliniBBl.  LugliOf  Agosto^  Settembre^  Ottobre  e  Navembre, 
nitma  notizia. 

GAnapa^iMi  V^il^i»^^  Polito  e  Province  limitrofe.  J)a 
Cbrrùp.  Bertelli  Luglio^  18,  Casamicciola,  1,80  a.  Agosto^  Settembre^ 
OUobre  e  Novembre  -  ninna  notizia. 

Colalirla,  HìMim  e  Malta.  Da  Idi.  Conti.  Luglio  e  Agosto  - 
ninna  notizia  -  Settembre^  22,  Cosenza,  5,50  a.  -  26,  id.  10,18  ani  - 
29  il  2  p.  circa  -  Ottobre^  26,  Cosenza,  11,12  p.  31,  Catanzaro  11,15  p.  - 
J^otea^e  -  ninna  notizia. 


90 


ioni  microsoopiche  delle  osclliazioni  spontanee  dei  p 


Afvertenza.  Nella  pre 
fazione*  al  corrente  Vo- 
lume li  di  questo  Bui- 
lettino  ho  promesso,  la 
pubblicazione  dei  movi- 
menti microscopici  dei 
pendoli  osservati  in  di- 
verse città  d*Italia.  Que- 
sto genere  di  osservazio- 
ni interpolatamente  fat 
te  dai  nsici  nel  XVI  e 
XVII  secolo  ed  anche  al- 

Suanto  nei  tempi  nostri 
al  d*Abbadie  e  dal  Par- 
nisetii,  metodicamente 
fu  testò  ripreso  dal  Ber- 
telli in  Firenze,  che  ne 
dedusse  la  teoria  dei 
movimenti  microscopi- 
ci e  periodici  del  suòlo. 
Questi  fu  imitato  dal 
Monte  in  Livorno  cui 
parve  .  però  doversene 
trarre  tutt' altre  con- 
clusioni ed  escludere 
affatto  la  causa  tellu- 
rica. L' intraprese  in 
terzo  luogo  il  prof.  Lui- 
gi Guidi  m  Pesaro,  sen- 
za però  pubblicarne  ve- 
run  risultato.  Venni  io 
in  quarto  luogo  ad  in- 
traprendere le  medesi- 
me osservazioni  nello 
scopo  di  confrontare  i 
dubhii  del  Monte  con  i 
risultati  del  Bertelli;  e 
collocai  perciò  in  Rocca 
di  Papa  i  miei  pendo- 
li in  condizioni  diverse 
ed  eccezionali  massime 
sotterra,  come  ho  rife- 
rito in  una  memoria 
della  quale  nella  biblio- 
girafla  di  questo  fasci- 
colo darò  un  riassunto. 
Dopo  di  me  il  Conte  An- 
tonio Malvasia  di  Bo- 
logna si  dedicò  a  simili 
osservazioni  di  concerto 
col  Berilli  e  con  me, 


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22 
23 
24 
25 
26 
27 
28 
29 
30 
81 


ROMA 

M.   8.   DB  ROSSI 


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10,40. I...I 

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10,40 1 


ROCCA  DI  PAPA 

M.   S.    DK  KUSSl 


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91 


JUdalDecembre  M74  al  Maggio  1875  espresse  in  decimi  di  mill. 


FIRENZE 

P.  r.  BBRTBLU 


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LIVORNO 

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3,00. 

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7,00.... 

3,00. 

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7,00 

3,00 

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7,00. 

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3,00 

7,00. 

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3,00. 

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3,00 

7,00. 

3,00 

7.00 

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7,00 

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7,00 

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7,00. 

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3.00 

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7,00. 

3,00. 

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BOLOGNA 

CONTK  A.  MALVASIA 


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4,15. I...I...I. 

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12,00. I...I...I...I. 

8,00 1...1...I...I.. 

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4,00 1...I...I 

9,00 1...I...I... 

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9,00 1...I 

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9,00 1...I...I...I...I. 

4,00. I...I...I... 

10,20. (...|  . 

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12,10^ I...I...I...1. 

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12,00. I...I.. 

8,00 1. 

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8,00. 

9,00. I...I. 

4,00. I...I.. 

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4,00 1... 

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12,00 

8,00 1...I...I. 

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9,00. |...|...|...|...|...| 

4,00 .I...I...I 

9,00. 4...I...I...I 

»,00. I...'. 


Osservazioni  mìorosoopiiAs  dette  oscitlazioni 


ni.  Quindi  io  medeumo 
•tabilii  un  duplice  oa~ 
•erratono  per  siffatti 
moti  tnioruacopici  in 
Roma,  Mttem  e  nel- 
l'abitato. I'  rìaultati  da 
me  eapoati  nella  me- 
moria Bopracltata  e  la 
corriapondenia  attiva- 
mente nutrita  fra  i  più 
paasionati  cultori  dn^li 
studi  aiemici  in  Italia, 
preeto  aoceae  in  quasi 
tutti  il  desiderio  di  eoa- 
trìbuire  all'edificio  del- 
la scienia  colle  oaser- 
Tatìoni  microacopiche. 
Ma  quantunque  moltis- 
•imi  lieno  per  essere  i 
DUO*!  osseiratori,  pi 
mi  fra  questi  a  metterai 
all'opera  furono  il  Ber- 
ti in  Camerino,  il  Galli 
in  Velletri  e  il  Conti  it 
Cosenza,  i  quali  fin  dal- 
l' Aprile  di  queat'annc 
hanno  potuto  comincia- 
re a  fornire  il  loro  cou- 
tiORente  di  osserratio-- 
ni.  E  qui  debbo  rendere 
pubbliche  graxie  a  tutti 

Sueati  brari  cultori  del- 
i  scienis,  di  aver  volu- 
to acconsentire  al  desi- 
darlo  da  me  loro  esprea 
so,di  voler  riunire  tutte 
le  loro  osaervaiioni  ii 
tavole  comparative,  Jdt 
pubblicarti  nel  pr 
te  Bullettino.  Ma 
che  queste  tavole 
bono  contenere '|aol tan- 
to le  oaservaiioni  .aen- 
■a  punto  pregiudicarne 
le  mterpretauoni,  esse 
verranno,  «otto  il  tito- 
lo di  oMerviui(Mi  dei 
movimenti  mieroscopit 
d«i  perxdoli.  Oggi  Irai 
predetti   osaerratori  il 


ROMA 

.    S.    DB   ROSSI 


ROCCA  DI  PAPA 

H.    S-    DK   BOBBI 


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93 


MU  DMembr»  1674  al  Marzo  1075  espresse  in  derimì  di  mi!!. 


FIRENIE 

P.  T.  BERTELLI 


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LIVORNO 

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BOLOGNA 

COMTE   A.   MALVASIA. 


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9,00 1,. 

9,00 1... 

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9,00 1...I...I...I. 

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8,00 1...I...I 

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12,20. I...I...I 

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4,00 1. 

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1,00 ■ 

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4,00 

9,10.... 


ìnho  n.  FA8C.  n,  X,  XI,  xn. 


94 


Ossénrazioni  microscopiche  delle  osdllazioiii  spontanee  dei 


nolo  Monte  dissente  dal 
Bertelli  e  da  me  n*>U 
r attribuir  cotesti  moti 
a  cause  uou  ^sùmiche. 
In  avvenire  potrebbero 
altri  abbracciare  la  me- 
desima sentenza;  ed  in 
ogni  modo  moltiplican- 
dosi gli  osservatori  può 
questo  studio  entrare  in 
ftf  si  diverse  che  non  pre- 
vediamo. Quindi  il  mio 
Bullettino,  essendo  de- 
stinato a  taccogliere 
fatti,  non  dee  confonde 
re  questi  con  le  inter- 
pretazioni che  io  od  al- 
tri poliamo  dare  sui 
fatti  medesimi.  Colle  ta- 
vole adunque  qui  con- 
fiungo  soltanto  alcune 
ichiin*azioni  necessarie 
al  .servirsene,  astenen- 
domi da  ogni  giudizio. 
In  articoli  speciali  poi 
tanto  io  quanto  i  miei 
colleghi  publicheremo 
nel  Pullettiuo  od  altro- 
ve 'le  nostre    opiuioui. 

In  qnesto  fuscirolo  io 
ne  rngionerò  nella  No- 
ta alla  Bibliografia. 

Il  presente  specchio 
comprende  il  I"  quadri- 
m«fstre  dell'Hnno  meteo- 
rico 1875, e  rnppr-psenta 
quelle  fra  le  stiizioui 
citate  che  hanno  potuto 
fornirmi  un  registro  re- 
golare e  completo  di 
osservazioni  non  inter- 
rotte. Sono  indicati  i 
due  massimi  movimen- 
ti sorpresi  in  ciascun 
giorno  e  Torà  nella  qua- 
le si  videro.  La  li  neo- 
la  nella  colonna  delle 
ore  indica  esser  manca- 


io  e 


1 
2 

3 
4 

5 

6 

7 

8 

9 

10 

11 

12 

13 

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17 
18 
19 
20 
21 
22 
23 
24 
25 
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27 
28 


ROMA 

M.   8.  DB  ROSSI 


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10,30 

1,40 

9.40 

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10,40 

11,40 

12,15 

10,15 

1,15 

1,00 

12,00 

5,30. 

9,00 

1,10 

9,30 

10.00 

11,00 

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10,30 

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3,00. 
10.00. 

2.20. 

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12,30. 


ROCCA  DI  PAPA 

M.  8.   DB  ROSSI 


12 J...I..J...I...I 

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12 


95 


dot  dal  De^finibre  1874  al  Marzo  1875  espresse  in  decimi  di  mill. 


FIRprZE 

P.  T.   BERTELLI 


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3,00 1. 

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3,00 1...I...I...I. 

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7,00. 
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B0L06NA 

CONTE  A.  MALVASIA 


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9,00. 

4,00. I. 

9,00. 

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4,00. 

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12,18. I...I ...!.. 

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9,05. I...I. 

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12,03 |.. 

9.00 1.. 

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9,05. I...I...I...U.4...I... 

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12,06 1...I.. 

9,oa 

8.03.........I...I...I. 

9,20 1...I...I 

12,22. U..I...I...I 


Oeservarioni  mlorosoopiohe  delle  osoitlazionl  spontanee  dei  peal 


ta  r  oBBervuione.  Per 
inizio  poi  de!  punti 
delle  lrii<-o1e  vi^i'ticali 
Ti«tl0  In  torto  modo 
riprodotta  ti  pò  grafica- 
menta  la  porzioas  df 
scala  micrometrica  dU 
TÌia  io  decimi  di  nil). 
percona  dal  pendole 
o>cillaDt«.  Cosi  ai  rea- 
de  viaibile  all'  occhio 
ta  corra  riaalt>Dt«  dal- 
le aropieiie  Tane  del- 
le   OBcillazioui.  La   li- 


ORBia  il  decimo  di  n 
i  punti  indicano  le  fra- 
ziooi  dell'uniti  divi» 
io  decimi  fino  alla  pri' 
ma  uniti,  e  poscia  in 
quarti.  Ho  oiviao  la 
prima  unità  in  decimi 
per  rendere  visibili  i 
pìccoli  movimenti  in- 
feriori al  decimo  di 
mill,;  ho  poi  ridotto  in 
quarti  le  altre  fniioni 

1  pendoli  usati  nelle 
iliveree  stazioni  non  io 
no  nniformi.  Fincbè  non 
sia  adattata  una  tuie 
uniformiti  non  si  potri 
I-agi  onare  sulla  vari  e  ti 


«il. 

Iasione  dominanti  aell( 
diverse  stagioni. 

Coir  uniformiti  dei 
pendoli  si  potrà  poi  in- 
trodurre la  registrazio- 
ne dei  movimenti  ic 
valori  angolari.  Sicché 
questo  specchio  deve 
ora  considerarsi  soltan- 
to come  un  primo  sag- 

P arati  ve  che  deve  nel- 
avvenire  essere  assai 
modificato  e  mi(>tiorH(o, 


ROMA 

8.    DB  KOSai 


ROCCA  DI  PAPA 

M.   B.   DE  BOSSI 


11,00.... 

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97 


oli  dal  Oecembre  1874  al  Marzo  1876  espresse  in  decimi  di  milL 


FIRENZE 

P.  T.   BERTKLLI 


LIVORNO 

P.   P.    MONTE 


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BOLOGNA 

CONTE  A.   MALVASIA 


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3,58 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI 


Intorno  ai  lavori  pubblicati  nell'anno  1874  e  1875 
sulle  oscillazioni  microscopiche  dei  pendoli. 

Introdnmlone.  —  Le  tavole  rappresentanti  un  saggio  della 
comparazione  fra  le  osservazioni  microscopiche  del  moto  dei  pendoli, 
eseguite  nei  vari  luoghi,  ci  pongono  sotto  gli  occhi  un  fatto  ossia  un 
fenomeno,  sul  quale  prima  di  ragionare  conviene  riassumere  ciò  che 
finora  intorno  al  medesimo  si  è  acquistato  e  discusso  nell'arena  scien- 
tifica. Oià  nel  fascicolo  II  e  nel  IX  deiranno  passato  ho  reso  conto  dei 
Inveri  pubblicati  fino  alla  prima  metà  deiranno  1874  (1).  Le  ul- 
time pubblicazioni  allora  riassunte  furono  quelle  nelle  quali  il  Monte 
detcrmiuò  tre  cause  non  sismiche  delle  oscillazioni  microscopiche, 
0  l'altra  che  dedicò  specialmente  alla  questione  dello  spostamento 
microscopico  della  verticale  del  pendolo.  Anche  per  questo  rifiutò 
la  causa  sismica,  adducendo  le  esperienze  e  le  ragioni  sulle  quali 
concludeva  che  provenisse  da  causa  termica  allorché  esso  è  dura- 
turo, e  da  causa  meccanica  aerea  allorché  è  solo  momentaneo.  Le 
tre  cause  suddette  delle  oscillasioni,  secondo  il  Monte,  sarebbero, 
1^  il  vento,  che  scuotendo  i  fabbricati,  li  farebbe  oscillare  insieme 
al  suolo  (elastico).  2^  Le  correnti  generate  specialmente  per  squi- 
librio di  temperatura  nei  tubi  di  custodia  dei  pendoli^  3®  I  tremiti 
del  suolo  (elastico).  La  nota  da  me  aggiunta  alla  bibliografia  pre- 
detta svolgeva  le  ragioni  e  le  esperienze  relativamente  alla  causa 
soltanto  delle  oscillazioni  spontanee  dei  pendoli,  che  dimostrava 
dover  generalmente  esser  sismica,  ma  potere  in  taluni  luoghi,  come 


(1)  y.  Anno  I,  pag.  46-55  e  pag.  1^-127. 


BIBLIOaRÀFU  CON  ÀHHOTAZIOKI  99 

Livorno,  per  speciali  condizioni  geologiche  e  meteoriche,  compli- 
carsi con  altre  cause  puramente  accidentali,  locali  e  meccaniche. 
A  questo  punto  fu  lasciata  la  controversia  nei  citati  fascicoli  del 
Ballettino,  ed  ora  nel  riprenderla  non  posso  tacere  che  esiste  già 
no  bellissimo  riassnnto  della  quistione  microsismìca  e  di  quasi 
tutti  i  lavori  fatti  su  quella,  compilato  dal  dotto  Prof.  Antonio 
Favaro  di  Padova  (1).  In  questo  riassunto  trovasi  una  importante 
nota  speciale  sul  fenomeno  dello  spostamento  della  verticale  (2), 
nella  qual  nota  l'A.  riferisce  notizie  e  dati  sperimentali  che  sono 
certamente  assai  utili  allo  svolgimento  della  quistione.  Ma  per  ciò 
che  riguarda  il  riassunto  generale  delle  opere  scritte  intorno  alla 
materia,  stimo  opportuno  riprodurre  i  riassunti  dei  Favaro  per 
quelle  delle  quali  qui  cade  di  dover  parlare. 

BERTELLI  (P.  0.  Timoteo).  Osservazioni  microsismiche  fatte  al  Collegio 
alla  Querce  presso  Firenze  nell'anno  meteorico  1873,  e  risposta  ad  alcune 
obbiezioni  intomo  alle  medesime  (Aiti  della  Pontificia  Accademia  dei  IVuoot 
Lincei,  Sessione  VII,  5  Luglio  1874.  -  Riassunto  del  Prof.  Antonio  Favaro* 

II  Bertelli  in  questo  suo  lavoro  imprende  a  difendere  contro 
le  obbiezioni  del  Monte,  le  osservazioni  da  lui  fatte  al  Collegio  alla 
Querce  presso  Firenze.  E,  relativamente  alle  supposte  tré  cause  di 
vibrazione  dei  pendoli,  delle  quali  si  ò  tenuto  parola  come  di  agenti 
i  quali  airinfuori  di  cause  sismiche,  produrrebbero  le  oscillazioni 
dei  pendoli,  egli  afferma  con  tutta  asseveranza,  sostenuto  dalla 
esperienza  propria  e  da  quella  di  altri  osservatori,  che  la  supposta 


(1)  Nuovi  studi  intomo  ai  mezzi  usati  dagli  antichi  per  attenuare  le 
disastrose  conseguenze  del  terremoto.  V.  Atti  del  R.  Istituto  Veneto  di 
scienze  e  lettere.  Voi.  I,  Serie  II.  Questo  eruditissimo  lavoro  del  Favaro 
fa  seguito  all'altro  pubblicato  col  medesimo  titolo  e  nei  medesimi  atti  nel 
decorso  anno.  L*uno  e  l'altro  lavoro,  meritando  un'analisi  particolareggiata, 
a  cagione  della  importanza  loro,  non  hanno  trovato  ancora  spazio  nel  limi- 
tato nostro  Bnllettino,  malgrado  il  desiderio  sommo  di  farlo  gustare  ai 
lettori  del  medesimo.  I  quali  però  speriamo  non  dovranno  ancora  molto 
aspettare  la  predetta  anidisi. 

(2)  V.  loc.  cit.  Appendice,  nota  C. 


100  hìhtlOQtkPlk  CÓK  AHNOtAZIOld 


inflnenca  non  è  ammissibile,  j>er  lo  meno  riguardo  alle  vibrazioni 
pib  ampie  del  pendolo  stesso,  notando  ancora  come  il  piA  delle 
voUe  anche  nelle  piccole  oscillazioni  osservò  non  esservi  coinci* 
cidenza  e  proporzionalità  colle  cause  indicate,  potendosi  del  resto 
regolare  la  massa  e  la  lunghezza  del  pendolo  in  modo  che  il  me- 
desimo non  risenta,  per  quanto  è  possibile,  nel  luogo  dove  si  os- 
serva, l'effetto  di  vibrazioni  eterogenee.  Molte  sono  le  esperienze  e 
le  osservazioni  addotte,  onde  appoggiare  la  sostenuta  indipendenza, 
e  tali  da  non  lasciar  verun  dubbio  a  tale  proposito  (1),  risultando 
dimostrato,  per  ciò  che  si  riferisce  al  vento,  non  esservi  nel  tro- 
mometro  del  Bertelli,  alcuna  proporzionalità  o  relazione  di  moto 
fra  le  varie  velocità  orarie  del  vento  e  le  ampiezze  corrispondenti 
del  moto  pendolare  (2):  giungendosi  relativamente  gli  effetti  delle 


(1)  NelFesporre  il  risultato  delle  osservazioni  microscopiche  deiranno 
meteorico  1873,  alla  pagina  23  nell'  estratto,  osserva  il  Bkrtelu  che  la 
corrispondenza  completa  fra  gli  abbassamenti  barometrici  ed  i  moti  mi- 
crosismici non  si  può  esigere  da  una  serie  di  esservazioni  fatte  interpola- 
tamente  circa  14  volte  al  giorno  e  per  lo  più  soltanto  dalle  6  ant.,  alle  10 
pom.  Infatti  accadendo  assai  spesso  che  il  moto  microsismico  segna  con 
qualche  ritardo  l'abbassamento  barometrico  e  che  inoltre  nei  giorni  di  agi- 
tazione del  tromometro  le  oscillazioni  maggiori  si  manifestino  quasi  d'im- 
provviso ed  a  brevi  intervalli,  parecchi  di  questi  fenomeni  dovettero  sfug- 
gire all'osservazione  sia  nel  lungo  intervallo  della  notte,  sia  anche  talora 
di  giorno  nel  tempo  trascorso  da  una  osservazione  all'altra:  nondimeno  dal- 
l'osservazione delle  curve  rappresentative  annesse  alla  citata  memoria  puossi 
riconoscere  in  generale  l'accordo  accennato,  sebbene  talvolta  alterato  in  oc- 
casione dei  forti  e  frequenti  teiremoti  avvenuti  nel  1873.  Nonostante  però 
questo  lungo  e  straordinario  periodo  sismico,  nelle  curve  tromometrìche 
apparisce  ben  distinto  il  periodo  relativo  della  quiete  estiva  da  quello  del- 
Tagitazione  invernale,  nel  qual  tempo,  prescindendo  anche  dalle  maggiori, 
più  frequenti  e  repentine  variazioni  barometriche,  che  vi  corrispondono, 
sembra  inoltre  più  sensibile  e  più  spiccato  l'accordo  e  la  regolarità  dei 
moti  barosismici. 

(2)  É  mestieri  però  avvertire  come  il  chiarissimo  Bbrtblu  non  esclada 
che  per  circostanze  speciali  possa  in  qualche  luogo  manifestarsi  la  pro- 
porzionalità indicata,  anzi  in  particolare  riguardo  agli  Osservatorii  situati 
sulla  riva  del  mare  ritiene  cosa  probabile  e  che  meriterebbe  di  essere  ci- 
mentata coll'esperienza  che,  oltre  alcune  speciali  condizioni  geologiche  del 


BIBUOGRÀHA  OOH  AimOTAZIONI  101 


correnti  nei  tubi  alle  segaenti  conclasioni:  1."*  la  massima  diiFe- 
renta  diurna  di  temperatura  si  riduce  sempre  a  pochi  gradi,  e 
da  una  osservazione  all'altra  spesso  si  è  trovata  o  nulla  o  solo  di 
qualche  decimo  di  grado;  2.^  Non  vi  e  alcuna  relazione  fra  le  tem- 
perature suddette  e  1* aumento  o  la  diminuzione  del  moto  tromo- 
metrico  del  pendolo;  finalmente  per  ciò  che  riguarda  i  tremiti,  i 
moti  meccanici  o  sonori,  riportandosi  moltissimi  fatti  di  urti  dati 
contro  il  piedestallo,  contro  lo  zoccolo,  e  persino  contro  la  colonna 
di  ghisa  che  regge  i  pendoli,  fino  all'altezza  di  due  metri  dal  pa- 
vimento, senza  che  il  pendolo  mostrasse  alcuna  oscillazione,  né 
orizzontale^  né  verticale,  entro  il  limite  insensibile  di  y^^Q  cioè  di 
millim.,  non  ostante  che  il  mercurio  posato  sul  piedestallo  si  in- 
crespasse visibilmente  ad  ogni  percossa.  A  maggiore  conferma  del 
sostenuto  principio  di  indipendenza  dalle  cause  accidentali  cioè  e 
locali,  aggiunge  il  Bertelli  alcune  importanti  dichiarazioni  favori- 
tegli dal  chiariss.  prof.  Pietro  Parsinetti,  direttore  dell'Osserva- 
torio del  Seminario  di  Alessandria  di  Piemonte,  riguardo  alle  sue 
belle  esperienze  sui  moti  spontanei  dei  pendoli,  dalle  quali  risul- 
terebbe inoltre  dimostrato  che,  per  alcune  fabbriche  e  posizioni 
speciali,  airisolamento  del  punto  di  sospensione  dei  pendoli  si  può 
forse  supplire  colla  lunghezza  e  peso  dei  medesimi,  sicché  i  loro 
moti  rimangano  ancora  indipendenti  dalle  vibrazioni  locali  ordinarie. 
Per  quanto  poi  si  riferisce  allo  studio  delle  deviazioni  del  filo 
a  piombo  dalla  verticale  (1);  quantunque  questo  non  abbia  costi- 
tuito l'oggetto  principale  delle  sue  ricerche,  pure  il  Bertelli  notò 
sempre  quelle  deviazioni  piii  considerevoli,  le  quali  per  ampiezza 


suolo,  le  onde  marine  spinte  ad  urtare  contro  le  spiaggie  possano,  simul- 
taneamente al  soffiare  del  vento,  far  vibrare  per  qualche  tratto  le  mede- 
sime, specialmente  se  si  riflette  che  talora  esse  non  sono  realmente  che 
vette,  fianchi  o  altipiani  di  monti,  i  quali  hanno  il  loro  declivio  più  o  meno 
ripido  che  si  prolunga  sotto  il  piano  dei  flutti,  verso  i  più  bassi  fondi  del  mare. 
(1)  Cfr.  anche  a  tale  proposito:  Comptes  rendìis  hebdomadaires  des 
séances  de  VAcadémie  des  sciences*  Tome  LXXX,  n.  10,  Paris,  1875, 
pag.  685-686: 


102  BIBLIOOBAFJA  CON  ANUOTAZIONI 


straordinaria  e  lentezza  di  moto  non  si  potevano  in  alcao  mddo 
attribuire  ad  urti  o  vibrazioni  oscillatorie,  a  difetti  deiristrnmento, 
ad  azione  termica  graduale,  compiendosi  esse  talora  in  pochi  se- 
condi, benché  sempre  in  tempo  assai  maggiore  di  quello  proprio 
dell'oscillazione  del  pendolo  osservato.  Avverte  ancora  il  nostro 
autore,  come  anche  presso  gli  astronomi  si  trovino  tuttora  nell'os- 
servazione della  verticale  molte  inesattezze  ed  irregolarità  non  bene 
spiegate.  Del  resto,  ammessa  la  costanza  della  linea  geometrica  del 
filo  a  piombo  per  uno  stesso  luogo,  si  può  sempre  per  via  di  li- 
velli correggere  qualunque  errore  appena  sensibile,  prodotto  dalla 
varia  dilatazione,  contrazione  o  inflessione  dei  fabbricati  e  del  suolo 
stesso:  infatti  gli  spostamenti  del  pendolo,  sieno  essi  attribuiti  a 
causa  endogena,  ovvero  ad  azione  termica  esteriore,  non  importe- 
rebbero una  vera  deviazione  della  linea  verticale  della  gravità  nel 
luogo  di  osservazione,  ma  piuttosto  una  variazione  dello  strato 
terrestre,  mentre  la  verticale  resta  al  posto  suo,  variazioni  delle 
quali  non  si  accorgono  gli  astronomi,  andandone  esenti  i  loro  ri- 
sultati per  le  correzioni  di  livello  da  loro  fatte.  Senonchè  nel  caso 
dei  movimenti  termici  dei  fabbricati,  apparisce  tosto  o  poco  ap- 
presso, una  proporzionalità  fra  il  moto  pendolare  ed  il  moto  termico, 
mentre  invece  nei  moti  microsismici  non  si  verifica  punto  questa 
legge  di  dipendenza. 

MONTE  (Prof.  Pietro,  Direttore  dell'Osservatorio  Meteorologico  di  Livorno). 

Altre  esperienze  sulla  verticale,  in  data  7  Settembre  1874.  —  Terze  espe- 
rienze sulla  verticale  in  data  8  Decembre  1874.  -  Y.  Oazjtetta  Livornese 
n.  1046. 

In  questi  brevi  articoli  TA.  spiega  più  particolareggiatamente 
di  quello  che  avea  fatto  nei  precedenti  il  metodo  da  esso  seguito 
nello  sperimentare  il  fatto  dello  spostamento  della  verticale  del 
pendolo.  Quindi  espone  come  paragonando  la  curva  termometrica 
con  la  curva  formata  dai  predetti  spostamenti  invernali  ed  estivi, 
si  renda  manifesta  la  stretta  relazione  che  passa  fra  questo  feno- 
meno visto  nel  pendolo  e  le  contrazioni  o  dilatazioni  termiche  dei 
mun.  M»  s*  D*  Bto 


BIBLIOOBAFIÀ  OOK  AHMOTAZIONI  108 


MONTE  (Prof.  PIftro).  Fallacità  dei  sismometri  isolati.  Articolo  in  data 
U  G«iiiiaio  1875. 

L'À.  chiama  sismometri  isolati  i  pendoli  pendenti  da  un  pi- 
lastro 0  colonna  elevato  dal  suolo  senza  contatto  coi  muri  o  colle 
fondazioni  dell'edificio  circostante.  Egli  osserva  coiresperienza  che 
i  pendoli  così  collocati  sono  quattro  volte  pih  mobili  di  quello  che 
i  pendoli  dipendènti  dai  muri  di  un  fabbricato,  il  quale  può  invece 
essere  considerato  come  un  grande  pilastro  a  larghissima  base.  Il 
pendolo  isolato  perciò»  secondo  TA.,  potrebbe  oscillare  per  effetto 
di  combinazioni  chimiche  funzionanti  a  poca  profondità  nel  suolo, 
per  azione  termica  alla  superficie,  per  urti  ripetuti,  per  squilibri' 
idrostatici  la  cui  esistenza  ed  importanza  si  manifesta  nelle  varia- 
zioni di  livello  dei  pozzi.  Finalmente  ritorna  sulla  inverosimiglianza 
altre  volte  citata  della  esistenza  di  moti  tellurici  microscopici  non 
avvertiti  dagli  astronomi  nel  puntare  i  loro  strumenti. 

H.  S.  D.  R. 

DE  ROSSI  (Cav.  Prof.  Michele  Stefano).  Primi  risultati  delle  osserva, 
zioni  fatte  in  Roma  ed  in  Rocca  di  Papa  sulle  oscillazioni  microscopiche 
dei  pendoli.  -  Esperieuze  e  ragionamenti.  -  V.  Atti  della  PonHf.  Accad, 
dei  Nuovi  Lincei,  Ann.  XXVIII,  Sess.  II.  24  Gennaio  1875.  -  Riassunto 
del  Prof.  Antonio  Favaro. 

A  suffragare  i  risultati  enunciati  dal  Bertelli,  concorse  efBca- 
cernente  questo  scritto  del  De  Bossi,  che,  penetrato  della  impor- 
tanza della  controversia  per  gli  studi  della  fisica  terrestre,  rico- 
nosciuta l'opportunità  che  taluno  tentasse  esperimenti  nuovi  in 
condizioni  eccezionalmente  e  scrupolosamente  ricercate  per  chiarire 
il  problema,  vi  si  dedicò  con  animo  scevro  da  qualsiasi  prevenzione. 
Rimandando  alla  citata  memoria  per  i  particolari,  mi  studierò  di 
riassumere  qui  brevemente  lo  scritto  nel  quale  si  contiene  il  risul- 
tato di  sette  in  ottomila  osservazioni  fatte  dal  Luglio  1874  al  Feb- 
braio 1875. 

V  osservatorio  sismico  istituito  dal  de  Bossi  nella  sua  villa 
estiva  di  Bocca  di  Papa,  è  posto  sul  versante  esteriore  del  centrale 
cratere  vulcanico  laziale,  a  pih  che  700  metri  sul  livello  del  mare. 


101  BIBLIOOBÀFU  OOK  ÀNIIOTAZIONI 


langi  da  ogni  strada  e  da  qualunque  passaggio  di  carri,  neirin- 
terno  di  due  grotte.  L'una  di  queste  è  scavata  nella  lava»  ed  alla 
profobdità  del  decimo  strato  della  lava  istessa,  sta  sospeso  diret 
tamente  dalla  roccia  un  pendolo.  Nell'altra  grotta  scavata  entro 
potenti  strati  di  minuta  scoria  assai  compatta,  pendono  parimenti 
dalla  roccia  cinque  pendoli  variamente  combinati,  uno  di  essi  in 
tutto  simile  a  quello  adoperato  dal  Bertelli  in  Firenze,  ed  altri 
quattro  pih  leggieri  e  piti  corti.  Oltre  a  ciò  un  altro  pendolo  collocò 
il  de  Rossi  in  opportune  condizioni  dentro  il  fabbricato  della  sua 
casa  di  villeggiatara  nei  luogo  istesso,  per  istabilire  utili  confronti 
fra  le  osservazioni.  Tutti  i  pendoli  di  questo  molteplice  osservatorio 
sono  poi  riparati  ermeticamente  e  vengono  osservati  con  uà  ottimo 
microscopio  dairesterno  del  tubo  di  vetro  che  custodisce  ciascuno. 
Nò  pago  di  ciò,  volendo  studiare  le  differenze  fra  le  oscillazioni  che 
si  sarebbero  verificate  nel  tranquillo  osservatorio  sotterraneo  di 
Bocca  di  Papa,  e  le  oscillazioni  che  si  sarebbero  verificate  nella 
sua  abitazione  in  città,  in  luogo  continuamente  frequentato  dai 
carri  e  vetture,  ed  in  mezzo  agli  scuotimenti  ordinarii,  sceltovi  un 
luogo  solido  e  tranquillo  per  quanto  si  poteva,  vi  collocò  un  nuovo 
pendolo.  Da  ultimo  per  completare  i  confronti,  approfittando  delle 
catacombe  romane,  vi  stabilì  un  nuovo  osservatorio,  le  cui  favore- 
voli condizioni  eccedono  di  gran  lunga  tutte  le  descritte  finora. 

Troppo  lungo  tornerebbe  qui  riferire  anche  per  sommi  capi  la 
esposizione  dei  fatti  risultanti  dalle  osservazioni,  ed  i  ragionamenti 
che  a  proposito  di  esse  istituisce  il  cb.  de  Bossi:  riferiamo  per- 
tanto sommariamente  le  conclusioni.  Bimane  per  esso  anzitutto 
provata  la  esistenza  delle  perfette  calme,  alternanti  con  perìodi  di 
agitazione,  assolutamente  indipendenti  dal  giro  delle  ore  e  dallo 
stato  meteorico  dell'atmoi^fera:  oltre  a  ciò  le  medesime  calme  ed 
agitazioni  non  diversificano  per  essere  gli  strumenti  collocati  sot* 
terra  o  negli  edifizii;  si  tratta  adunque  d'una  causa  intermittente 
e  che  non  sembra  vento,  nò  meccanica  propria  degli  edifizii,  quella 
che  produce  le  microscopiche  agitazioni.  Il  modo  di  oscillare  dei 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI  105 


m 

pendoli*  ossia  la  somma  variabilità  delle  ampiezze  e  delle  celerità, 
il  repentiao  manifestarsi  ed  arrestarsi,  il  trasportarsi  momentaneo 
del  centro  d'oscillazione,  ossia  della  verticale,  non  possono  attri- 
buirsi che  a  correnti  d*aria  nei  tubi,  o  a  movimenti  del  suolo,  esclu- 
dendosi le  prime,  le  quali  non  potendo  essere  derivate  dai  venti 
impetuosi,  perchè  con  questi  non  coincidevano  le  osservate  agita- 
zioni, non  possono  pure  ritenersi  effetti  di  tranquilli  squilibri  del- 
l'aria negli  ambienti.  A  confermare  nella  indipendenza  delle  oscil 
lazioni  in  questione  dalle  correnti  aeree,  contribaisce  efficacemente 
la  contemporaneità  (1)  perfetta  del  loro  alteraaro  colle  calme  in 
casa  e  sotterra  in  Bocca  di  Papa,  in  Soma,  in  Firenze,  in  Bologna 
e  perfino  spessissimo  colle  indicazioni  del  sismografo  fesnviano,  non 
potendosi  concepire  piccole  e  locali  correnti  aeree  in  anione  conti- 
nuata per  tali  distanze  topografiche. 

Le  dette  osservazioni  resero  puro  evidente  il  fatto  apparente- 
mente strano  della  non  coincidenza  dei  massimi,  svelando  anzi  talora 
una  legge  inversa;  e  finalmente  si  vide  non  essere  costante  la  pro- 
porzione di  sensibilità,  ossia  la  capacità  di  agitazione  nei  varii 
pendoli,  verificandosi  identicamente  questo  fatto  per  i  terremoti. 
Esiste  adunque  una  analogia  fra  i  due  fenomeni,  che  difficilmente 
si  potrà  dimostnure  fortuita  (2). 


(!)  Questa  contemporaneità  venne  completamente  messa  in  luce  nell'oc- 
casione d'un  grande  terremoto  microscopico  osservato  ad  un  tempo  in  Roma 
ed  ìq  Firenze  addi  14  Gennaio  1875  {BuUettino  del  vulcanismo  italiano y  ecc. 
Anno  II,  1875,  pag.  17-19)  ed  ancora  in  quella  di  un'altra  tempesta  mi- 
crosismica osservata  contemporaneamente  addì  28  Mar/o  1875  pure  a  Roma 
ed  a  Firenze  (Primi  risultati  delle  osservajsioni  fatte  in  Roma  ed  in  Rocca 
di  Papa^  ecc.  del  cav.  prof.  Michele  Stefano  de  Rossi  pag.  21-22). 

(2)  È  noto  ai  sismologi  come  il  sismografo  del  Cavallebi  sia  appunto 
Uasato  sopra  questo  fenomeno.  Questo  fisico  ordinò  infatti  nel  suo  istru- 
mento  molti  piccoli  pendoli  di  lunghezze  diverae  per  vedt're  quale  di  questi 
aveva  concepito  oscillazione  maggiore  durante  il  terremoto,  si  trovava  ap- 
punto che  ora  l' uno  ora  l' altro  era  stato  spostato  dalla  scossa ,  non  mai 
tutti  ugualmente,  nò  in  ragione  diretta  della  loro  lunghezza.  Il  Catallb&i 
tì  riconobbe  la  bella  legge  del  sincronismo  o  dissincronismo  degli  impulsi 
ANNO  U.  FASC.  IX,  X,  XI,  XII.  9 


106  BIBUOORAriA  OOM  ANKOTAZIOMI 


Infine  la  relazione  quantunque  non  rigorosa  colla  pressione  ba- 
rometrica, si  rese  tuttavia  piìi  sensibile  che  non  a  Firenze  ed  a 
Bologna,  comprendendo  anche  talvolta  le  variazioni  minori. 

MONTE  (Prof.  D.  Pietro).  Osserratorio  di  Livorno,  -  Considerazioni  sai 
sismometri,  in  data  23  Maggio  1875.  -  Estratto  dalla  Gajgzetla  Livomeu 
4  6  5  Giugno  1S75. 

Il  eh.  Prof.  Monte  in  questo  scritto  discute  nuovamente  la 
quistione  dei  moti  microsismici,  e  sostiene  la  sua  opinione  contra- 
ria all'esistenza  dei  medesimi,  analizzando  e  confutando  con  ogni 
cortesia  la  mia  memoria  ora  riassunta  dal  Favaro.  E  poiché  nella 
nota  che  ho  promesso  a  conclusione  di  questa  bibliografia,  dovrò 
con  ordine  rispondere  al  chiaro  collega  per  spargere  la  maggior 
luce  possibile  sulla  quistione,  mi  sarebbe  allora  necessario  tanta 
parte  ripetere  del  riassunto  che  qui  dovrei  dare,  che  stimo  oppor- 
tuno rimettere  il  tutto  alla  nota  citata.  m.  s.  d.  b. 

BOUQUET  DE  LA  GRAVE.  V.  Comptes  rendus  n.  11.  22  Marzo  1875, 
pag.  725. 

M.  Bouquet  de  la  Graye,  rendendo  conto  della  missione  rice 
vuta  di  osservare  il  passaggio  di  Venere  dall'isola  di  Gampbel,  e 
dopo  averne  descritto  lo  sfortunato  esito,  descrive  gli  altri  stadi  e 
lavori  coi  quali  si  è  compensata  alla  meglio  la  non  riuscita  nello 
scopo  principale.  Fra  gli  altri  studi  si  descrive  quello  sulle  maree 
e  sulla  gravità,  a  proposito  dei  quali  FA.  aggiunge  cosi:  a  Queste 
ultime  osservazioni  del  pari  che  lo  studio  dei  livelli  dei  nostri  ca- 


ossia  delle  onde  sismiche,  le  quali,  disse  egli,  se  vibrano  con  onde  simili 
a  quelle  cui  è  disposto  il  pendolo  in  ragione  della  lunghezza,  daranno  a 
questo  un  impulso  relativamente  forte,  se  l'onda  sismica  ò  diversa,  il  pen- 
dolo sarà  più  inerte  e  restio  ad  ubbidire  al  colpo  ricevuto  {Resoconti  del 
R.  Istituto  Lombardo  di  sciente  e  lettere^  1857). 

Un  simile  efkiio  fu  riscontrato  dal  db  Rossi  nelle  oscillazioni  micro- 
scopiche. 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI  107 


Bocchiali  meridiani,  ci  hanno  posto  nella  via  di  scoprire  Qn  fatto, 
earìoso.  Non  solo  1*  isola  di  Campbel  è  sof^getta  a  dei  terremoti, 
ma  ancora  essa  manifesta  movimenti  allorché  la  grande  onda  viene 
a  rompersi  sulla  costa.  » 

»  Io  pensai  che  sarebbe  stato  interessante  di  studiare  questo 
Quovo  fenomeno.  L'istrumento  che  fu  presto  costruito  si  componeva 
d'an  filo  d'acciaio  portante  un  peso  al  quale  era  saldato  un  ago. 
Ogni  movimento  del  peso  era  amplificato  da  una  leva  per  240  volte. 
Facendo  poi  passare  una  corrente  elettrica  in  questo  pendolo  mol- 
tiplicatore che  terminava  al  disotto  di  una  cupola  di  stagno  amal- 
gamata potevansi  registrare  le  oscillazioni  regolari  di  ^/^oo  ^^  ^^^' 
limetro.  Io  mi  propongo  di  ripetere  qui  in  Parigi  queste  osservazioni 
con  un  pendolo  che  possa  amplificare  assai  più  i  movimenti  per 
tentare  di  registrare  le  variazioni  del  filo  a  piombo.  » 

BERTELLI  (P.  D.  Timoteo).  Della  realtà  dei  moti  microsismici,  eri  os- 
servazioni sui  medesimi  fatte  nell'anno  1873-1874  nel  Collegio  alla  Querce 
presso  Firenze. 

MELZI  (P.  D.  Camillo,  barnabita).  Sulla  ralazione  dei  moti  tromometrici 
e  le  velocità  del  vento.  -  V.  Atti  della  Pontificia  Accademia  dei  Nuovi 
Lincei.  Anno  XXVIII,  Sessione  IV.  21  Marzo  1875.  -  Riassunto  del  Pro- 
fess.  Antonio  Fa  varo. 

Questa  pubblicazione  fatta  sulla  interessantissima  controversia 
consiate  in  due  scritti  associati  Tuno  del  Bertelli  e  l'altro  del  Melzi. 

In  quest'ultimo  viene  in  particolare  trattato  della  relazione  dei 
moti  tromometrici  e  le  velocità  del  vento,  intendendosi  specialmente 
a  combattere  l'opinione  del  Monte,  il  quale  ancora  neirultimo  scritto 
citato  sostiene  l'urto  del  vento  essere  principale  causa  delle  grandi 
vibrazioni  pendolari.  Sono  circa  700  le  osservazioni  simultanee  sul- 
r  anemometro  e  sul  tromometro,  delle  quali  è  data  relazione,  no* 
tando  le  sole  osservazioni  in  cui  il  tromometro  era  fermo,  ed  i  ri- 
sultati consegnati  in  apposita  tavola  sono  tali  da  dimostrare  come 
molte  volte  il  vento  non  abbia  assolutamente  nulla  affatto  mosso 
il  tromometro,  sebbene  in  tali  circostanze  da  dover  produrre  questo 


108  BIBLIOOBÀFIÀ  CON  ANNOTAZIONI 

effetto  se  potesse  realmente  produrlo.  Senonchè  la  discassione  delle 
700  osservazioni  suddette  ha  messo  io  luce  un  altro  fatto  il  quale 
vale  a  conferma  dell'assunto:  in  un  quadro  vennero  registrati  in 
18  gruppi  i  periodi  di  calma  perfetta  del  vento,  avvenuti  nel  pe- 
riodo dell'osservazione,  ed  in  ben  quattordici  di  essi  si  riscontra- 
rono delle  vere  oscillazioni  microscopiche,  le  quali  non  potranno 
per  certo  attribuirsi  al  vento,  che  mancava  totalmente.  Di  una  im- 
portanza decisiva  ò  poi  il  primo  dei  lavori  testò  citati,  inteso  par- 
ticolarmente a  combattere  una  asserzione  dell'illastre  Palmieri,  il 
quale  in  un  suo  recente  lavoro  letto  all'Accademia  Pontaniana  di 
Napoli,  descrivendo  il  sismometro  portatile,  dice  che  questo  per- 
mette al  pendolo  di  compiere,  senza  toccare  il  mercurio,  quelle 
piccole  oscillazioni  tanto  accuratamente  studiate  dal  P.  Bertelli  e 
dal  Monte,  il  quale'  a  ragione  le  reputa  indipendenti  dalle  agita- 
zioni del  suolo.  E  poiché  il  Palmieri,  tenendo  parola  del  suo  ap- 
parecchio, soggiunge  che  la  maniera  di  pendolo  da  lui  usato  va 
esente  dalle  minime  vibrazioni  del  pendolo  ordinario,  e  che  quando 
il  suolo  è  agitato  anco  da  moti  leggerissimi,  le  vibrazioni  degli 
apparecchi  souo  sempre  più  o  meno  cospicue,  ma  non  microscopiche, 
così  ritenendo  il  Bertelli,  che  quest'ultima  circostanza  della  man- 
canza di  moti  microscopici  nei  suoi  pendoli  abbia  influito,  almeno 
come  prova  negativa  discordante,  a  fargli  abbracciare  l'opinione 
che  i  detti  moti  microscopici  non  siano  d'origine  endogena,  ma 
bensì  accidentale  o  locale,  colla  scorta  di  esperienze  da  lui  fatte, 
spiega  questa  apparente  anomalia. 

Bimossa  questa  difficoltà,  passa  il  Bertelli  ad  esaminare  la 
questione  messa  in  campo  dal  Monte,  asserendo  che  le  variazioni 
di  temperatura  fossero  causa  delle  oscillazioni  microscopiche  dei 
pendoli  nel  caso  in  cui  qnesti  siano  isolati,  come  si  verifica  a  Fi- 
renze, a  Bocca  di  Papa  ed  a  Bologna,  bisognerebbe  che,  come  a 
Livorno,  tosto  o  poi  si  trovasse  una  qualche  proporzionalità,  o  al- 
meno qualche  relazione  fra  i  salti  maggiori  di  temperatura  ed  il 
moto  tromometrico.  Ora  questa  relazione  non  esiste  punto,  neper 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI  109 


dcuDo  dei  tre  osservatorii  menzionati,  né  per  altri  parecchi  che  si 
ranno  stabilendo.  Né  soltanto  per  ciò  che  si  riferisce  al  tremo- 
metro  del  Bertelli  si  limitarono  le  sperienze  alle  ordinarie  varia- 
zioni di  temperatura,  ma  si  ebbe  ricorso  a  riscaldare  con  bracieri 
la  vetrata  entro  la  quale  si  contiene  Tapparecchio,  fino  a  produrre 
nel  pendolo  un  allungamento  di  12  divisioni  della  scala,  e  ciò  non 
ostante  nella  mezz'ora,  nella  quale  durò  il  riscaldamento,  tanto 
orizzontalmente  che  verticalmente  il  pendolo  si  mantenne  immobile. 
Di  somma  importanza  è  pure  un'  altra  sperienza  addotta  dal 
Bertelli,  onde  studiare  Tefifetto  di  vibrazioni  locali  al  tutto  straor- 
dinarie, sopra  gli  apparati  del  tromosismometro,  la  quale  fu  ese- 
guita per  mezzo  del  passaggio  al  trotto  di  due  batterie  di  cannoni 
sopra  una  strada  ciottolata  molto  stretta,  fiancheggiata  da  alte 
fabbriche  una  delle  quali  è  appunto  il  palazzo  Malvasia,  ove  gli 
strumenti  sono  a  circa  6  metri  dalla  strada  stessa.  Il  moto  micro- 
scopico, che  aveva  il  pendolo  prima  dell'esperienza,  era  quasi  cir- 
colare, e  tale  si  mantenne  anche  dòpo  il  passaggio  tanto  della 
prima  che  della  seconda  batteria,  conservando  pure  lo  stesso  piano 
di  oscillazione  Est-Ovest  che  già  aveva.  Le  osservazioni  poi  fatte 
sul  tromosismometro  in  tale  occasione  condussero  inoltre  a  provare: 
1/"  che  le  oscillazioni  vibratorie  locali  anche  fortissime,  come  pure 
le  impulsioni  istantanee  ed  a  strappo  dei  terremoti,  mentre  sono 
talora  abbastanza  sensibili  ai  piani  superiori  delle  case,  non  lo 
sono  sempre,  né  egualmente  a  pianterreno,  e  nemmeno  ad  alcuni 
sismometri  delicati.  2.°  che  in  particolare  F  oscillazione  verticale 
nell'ortosismometro  avendo  assunta  una  ampiezza  di  mezzo  milli- 
metro, che  non  ritornò  a  zero  se  non  8  minuti  dopo,  nei  due  pen- 
doli lunghi  del  tromosismometro  ebbe  luogo  probabilmente  una 
risoluzione  di  moto,  del  quale  la  sola  componente  verticale  si  ma- 
nifestò sulla  spirale  dell'ortosismometro;  mentre  nel  pendolo  del- 
Tisosismometro  producendosi  per  la  componente  orizzontale  un  modo 
di  vibrazione  presso  la  massa  pendolare,  anche  per  questa  ragione 
fsso  non  rimase  alterato  no'  suoi  movimenti. 


110  BlBLlOOtlAFIA  CON  ANNOTAZIONI 

Molte  e  molte  altre  cose  interessantissime  potrebbero  trarsi 
dalla  detta  Memoria  del  Bertelli,  specialmente  in  ordine  al  nessun 
effetto  cbe  sulle  oscillazioni  pendolari  producono  le  yariazioni  or- 
dinarie e  spontanee  di  temperatura,  cbe  si  compiono  giornalmente 
neirinterno  della  vetrata  del  sismometro:  ma  me  ne  asterrò,  poiché, 
a  mio  giudizio,  quelle  fin  qui  esposte,  provano  ad  esuberanza  la 
indipendenza  dei  moti  pendolari  dalle  cause  meccanicbe  o  locali, 
od  in  altre  parole  dimostrano  la  realtà  dei  moti  microsismici.  Devo 
qui  confessare,  cbe  all'esame  della  controversia  io. mi  era  accinto 
con  Tanimo  completamente  scevro  da  prevenzioni;  non  avevo  mai 
per  lo  innanzi  eseguite  esperienze,  i  cui  risultati  avessero  in  certo 
modo  potuto  disporre  in  me  il  terreno  pib  favorevole  all'  una  od 
all'altra  delle  diverse  conclusioni;  e  le  poche  rudimentali  esperienze, 
cbe  i  miei  scarsi  mezzi  mi  permisero  di  fare,  se  mi  confermarono 
da  un  lato  nell'opinione  in  cbe  ero  venuto,  per  il  semplice  studio 
della  questione»  non  mi  condussero  neppure  dall'altro  ad  alcuno 
di  quei  risultati  tanto  splendidi  da  impegnare  l' amor  proprio  di 
chi  li  raggiunge  ad  abbracciare  quel  partito  cbe  ad  essi  è  con- 
forme (1). 

MONTE  (Prof.  Pietro).  Osseryatorio  di  Livorno.  -  Del  sismometro  sua- 
Rultorio.  Art.  in  data  15  Settembre  1875  nella  Qaszetta  Litomese  n.  1318. 

In  questo  articolo  TA.  descrive  il  suo  sismometro  sussultorio 
al  quale  recentemente  ba  portato  alcuni  migli oraaienti  e  del  quale 
ha  costruito  un  campione  in  grandi  proporzioni.  Esso  consiste  in 


(1)  Prima  di  finire  desidero  di  enunciare  un*idea  che  si  lega  all'insieme 
del  presente  lavoro,  ed  alla  quale  mi  riservo  dare,  ove  se  ne  presenti  l'op- 
portunitA,  conveniente  sviluppo  in  appresso.  Tale  è  la  seguente.  Il  fatto 
dei  moti  microsismici,  che  precedono  e  susseguono  un  terremoto  propria- 
mente detto,  può  trovare  una  facile  spiegazione  in  pressoché  tutte  le  teorie 
esposte  relativamente  alle  cause  delle  forti  commozioni  telluriche.  É  questa 
una  circostanza  che  mi  limito  a  segnare,  giacché  il  suo  sviluppo  non  è  di 
questo  luogo. 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI  111 


ODE  verga  metallica  orizzontale  caricata  d*un  peso  all'estremità  e 
congegnata  in  guisa  che  col  suo  vibrare  chiuda  un  circuito  elet- 
trico, e  per  conseguenza  registri  i  propri  movimenti.  Questo  ìstru- 
mento  è  così  sensibile,  che  dice  VA.  «  segua  tutti  i  giorni  un  nu- 
»  mero  stragrande  di  scosse  sempre  in  ore  non  molto  dissimili: 
»  nello  spazio  di  poche  ore  si  contano  60  o  70  o  piti  scosse  sus- 
»  saltorie,  anzi  talora  il  numero  è  indefinito.  »  Lo  che  quantun- 
que sembri  favorire  Tipotesi  della  continua  vibrazione  del  suolo, 
dimostra  il  contrario,  potendosi  conoscere  esattamente  le  cause 
immediate  dei  movimenti  di  questo  apparato.  Siffatte  cause  sono, 
secondo  il  Monte,  1.^  il  calore,  perchè  i  moti  sono  mai  sempre 
pomeridiani,  quando  cioè  il  sole  riscalda  i  muri  del  fabbricato, 
contorcendoli  e  dilatandoli  :  2.^  il  calore  stesso  che  agisce  sulla 
verga  metallica  facendola  piegare,  e  chiudere  così  il  circuito  elet- 
trico; S.""  i  tremiti  meccanici  del  suolo  pel  passaggio  dei  veicoli. 
Da  tutto  ciò  conchiude  esser  sommamente  fallaci  le  indicazioni 
sismometriche,  ed  esser  sempre  più  dimostrato  che  i  terremoti  mi- 
croscopici osservati  dal  Bertelli  e  da  altri,  per  la  massima  parte 
non  esistono,  ma  sono  oscillazioni  pendolari  termiche  e  meccaniche. 

M*  S.  D.  A. 

DE  ROSSI  (Michele  Stefano).  Relazione  sulle  norme  e  sugli  istrumenti 
(economici  per  le  osservazioni  microsismiche,  proposti  dal  P.  T.  Bertelli  e 
M.  S.  de  Rossi.  -  Y.  Atti  delV  Accademia  Pontificia  dei  Ntuwi  Lincei^ 
Ann.  XXVIII,  Sess.  VI.  23  Maggio  1875.  -  Riassunto  deirAutore. 

I  minimi  ed  insensibili  terremoti  che  possiamo  dire  microsco- 
pici sono  un  fenomeno,  della  esistenza  del  quale  né  la  ragione  né 
la  esperienza  ci  permettono  di  dubitare.  Perciò  sembrami  poter 
stabilire  che  le  controversie  recèntemente  agitate  intorno  alle  teorie 
microsismiche  prodotte  dal  nostro  collega  il  eh.  Prof.  D.  Timoteo 
Bertelli,  non  pongono  in  dubbio  la  esistenza,  in  natura  dei  terre- 
moti microscopici,  ma  soltaato  la  loro  maggiore  o  minore  frequenza, 
e  le  leggi  che  in  questo  fenomeno  intravedono  il  Bertelli  medesimo 
e  coloro  che  lo  hanno  seguito  nella  interpretazione  dei  fatti  speri- 


112  BIBLIOGBÀFIÀ  CON  ÀNNOTAZIOm 

meutali.  Il  eh.  Prof.  Pietro  Monte  che  sopra  ogni  altro  si  è  mo- 
strato restio  ad  ammettere  le  suddette  teorìe  microsismicbe,  ha 
più  d'una  volta  annunciato  terremoti  insensibili  da  lui  medesimo 
verificati  neiragitazione  straordinaria  e  visibile  del  pendolo.  Anche 
a  me  consta  nella  mia  esperienza  che  molte  volte  una  agitazione 
notevole  vista  col  microscopio  nel  pendolo,  mentre  sensibilmente 
non  avvertiva  verun  movimento,  coincideva  però  con  un  terremoto 
lontano,  anche  lontanissimo,  con  la  dovuta  differenza  di  tempo  per 
la  trasmissione  dell'onda  sismica.  Se  ci  mancassero  siffatti  dati 
sperimentali,  la  sola  ragione  basterebbe,  come  ho  detto,  a  farci  te 
ner  per  certo  che  alcuni  terremoti  minimi  ed  insensibili  debbono 
talvolta  avvenire.  Imperocché  tanto  la  poca  forza  di  un  impulso 
sismico  menomissimo,  quanto  il  passaggio  di  un'onda  sismica  che 
si  dilegua  a  cagione  della  sua  lontana  provenienza,  possono  tanto 
debolmente  far  vibrare  il  suolo,  che  soltanto  il  microscopio  possa 
renderci  avvisati  di  quel  moto  che  i  sensi  non  arrivano  ad  avvertire. 
Ciò  posto,  indipendentemente  dal  desiderio  di  verificare  e  svol- 
gere le  predette  teorie  microsismiche,  parmi  che  la  scienza  dovrebbe 
prender  cura  di  indagare  un  fenomeno  che  certamente  esiste,  e  che 
finora  è  sfuggito  alle  indagini  scientifiche  come  ai  sensi.  Ed  un 
tale  studio,  indipendentemente  sempre  dalle  predette  teorie,  si  può 
francamente  asserire  dover  riuscire  oltremodo  importante  e  ferace 
di  dati  per  la  sismologia,  perchè  egli  è  chiaro  che  come  i  terremoti 
leggeri  ma  sensibili  sono  oltremodo  più  frequenti  dei  forti  e  dei 
rovinosi,  cosi  nella  medesima  proporzione  possiamo  ritenere  che  i 
terremoti  microscopici  provenienti  dalla  doppia  causa  sopraesposta, 
debbano  avvenire  anche  assai  più  frequentemente. 

La  sismologia  adunque  per  completare  i  suoi  elementi  abbiso- 
gna di  ricerche  speciali  intorno  ai  terremoti  microscopici.  L'espe- 
rienza ha  dimostrato  essere  il  pendolo  l'istrumento  pih  adatto  ad 
osservare  le  minime  vibrazioni  del  suolo.  Quindi  dato  anche  e  non 
concesso  che  le  obbiezioni  proposte  dal  Monte  contro  le  teorie  mi- 
crosismiche del  Bertelli  giungessero  a  modificarle,  rimarrebbe  sem- 


BIBLlOdRÀHÀ  con  ANNOTAZIONI  113 

pre  nelPosservazione  microscopica  dei  pendoli  un  vasto  campo  di 
studio  che  comprenderebbe  indubitatamente  i  terremoti  micro- 
scopici. 

Ad  eseguire  tali  osservazioni,  il  Bertelli  costruì  uno  speciale 
istramento  che  chiamò  IVomometro  e  del  quale  abbiamo  altra  volta 
parlato.  Dalle  cose  sopra  riferite  si  è  vista  anche  la  tendenza  o 
meglio  la  necessità  d' accrescere  il  numero  degli  osservatori,  alla 
moltiplicazione  dei  quali  sarebbe  stata  certamente  d'ostacolo  la 
mole  ed  il  costo  del  tromometro  suddetto.  Quindi  proposi  al  Ber- 
telli di  porci  d' accordo  per  progettare  agli  studiosi  una  unità  di 
metodo  nelle  osservazioni  ed  una  semplicità  congiunta  colla  mas- 
sima economia  degli  istrumenti.  Con  questi  intendimenti,  dopo 
maturo  esame  e  discussione  fra  noi,  il  Bertelli  ed  io  convenimmo 
nel  proporre  quanto  segue. 

Nel  progettare  siffatto  metodo  noi  non  intendiamo  punto  di 
vincolare  la  libertà  ed  il  genio  degli  osservatori  nel  variare  le  espe- 
rienze, ma  intendiamo  solo  di  proporre  una  specie  di  unità  di  mi- 
sura, alla  quale  riferendoci  tutti,  divengano  i  nostri  studi  facili  e 
paragonabili  fra  loro. 

Essendo  il  primo  scopo  da  ottenere  la  moltiplicità  delle  osser- 
vazioni, bisognava  cercare  il  giusto  mezzo  fra  le  condizioni  pih 
opportune  alla  collocazione  e  proporzione  dei  pendoli  e  la  comodità 
deirosservatore.  Quindi  quantunque  sarebbe  desiderabile,  che  tutti 
i  pendoli  da  osservarsi  fossero  collocati  o  sotterra  od  almeno  a  pian- 
terreno ed  in  contatto  diretto  col  suolo;  pure  essendo  evidente  che 
questa  condizione  è  difficilmente  praticabile  nella  pluralità  dei  casi 
e  sopratutto  ne  scapiterebbe  la  facilità  di  fare  spesso  le  osserva- 
zioni, conviene  contentarsi  di  raccomandare  il  pendolo  alle  pareti 
della  casa  abitata.  Si  osservi  però  che  nella  casa  stessa  devesi 
ricercare  un  punto  interno  e  solido  quanto  più  si  può  e  sarà  da 
rinunciare  alle  esperienze  di  questo  genere,  se  la  infelice  colloca- 
zione e  costruzione  deiredificio  lo  rendesse  soverchiamente  soggetto 
alle  vibrazioni  ordinarie  provenienti  dalla  via  e  dall'uso  della  do- 


]  14  BIBLI06BÀFIÀ  CON  ÀNNOTAZIOKI 

mestica  abitazione.  Si  troverebbe  in  ottime  condizioni  chi  potesse 
collocare  sotterra  un  pendolo  da  osservare  solo  raramente  e  quando 
le  indicazioni  del  pendolo  collocato  dentro  casa  più  comodamente 
indicassero  V  opportunità  di  fare  osservazioni  piti  esatte  e  sicure 
neirintemo  del  suolo  naturale. 

Dopo  la  scelta  del  luogo  ò  di  massima  importanza  la  scelta 
del  peso  e  della  lungezza  del  filo.  Egli  è  chiaro  cbe  osservando  di 
ora  in  ora  con  lungo  e  pesante  pendolo,  è  sperabile  di  non  perdere 
del  tutto  le  sue  oscillazioni.  Ma  un  pendolo  di  tali  proporzioni 
non  può  facilmente  esser  collocato  nell'interno  di  un'abitazione. 
Dietro  il  consiglio  dell'esperienza,  abbiamo  veduto  che  la  lunghezza 
di  m.  1,50  col  peso  di  100  gr.  è  sufficientissima,  purché  sia  spesso 
fatta  l' osservazione ,  a  sorprendere  i  principali  periodi  di  movi- 
mento. Ad  assicurare  vieppiù  l'identità  delle  condizioni  dell'istru- 
mento,  si  sono  stabilite  le  norme  seguenti: 

1.^  Il  sostegno  del  pendolo  deve  essere  afSsso  ad  un  muro  mae- 
stro e  giammai  ad  un  solaio  o  ad  un  tramezzo  qualsiasi.  Il  detto 
sostegno  sia  pure  di  qualsivoglia  materia  purché  solida  e  rigida, 
come  il  marmo,  il  vetro,  il  ferro.  Il  vetro  ed  il  marmo  sarà  pre- 
feribile come  piti  sicuro  contro  le  variazioni  di  temperatura.  Deve 
però  essere  in  ogni  modo  profondamente  infitto  nel  muro,  e  spor- 
gendone pochi  centimetri,  abbia  un  foro  all'estremità,  dalla  quale 
passi  il  filo  pendolare. 

2.^  Il  filo  aia  metallico;  e  può  essere  facilmente  in  tutti  di 
identica  grossezza,  se  si  adoperi  quello  che  trovasi  nel  commercio 
avvolto  in  rocchetti.  Esso  deve  esser  eccessivamente  fino  ed  appena 
capace  di  sostenere  il  peso  di  100  gr.  (1). 

S.""  11  peso  normale  dei  100  gr.  può  facilmente  essere  identico 
in  tutti,  stabilendo  di  adoperare  il  pezzo  da  100  gr.  che  si  usa 
legalmente  nelle  bilance  di  commercio. 

4.^  A  questo  peso  si  aggiunga  di  sotto  un  piccolo  ago  da  cu- 


(])  Di  questo  genere  opportunissimo  trovasi  dai  gallonari  col  n.^  36. 


BIBLIOGRAFIA  CON  ANKOTAZIOin  115 


ciré  lungo  circa  4  centimetri,  il  quale  deve  esser  sulla  punta  mi- 
rato dal  microscopio. 

S.""  Dal  punto  di  sospensione  alla  estremità  dell'ago  predetto, 
sia  la  lunghezza  complessiva  del  filo,  peso  ed  ago  m.  1,50. 

6.^  Un  tubo  di  latta  o  di  ferro  deve  custodire  questo  pendolo 
dall'aria  e  nella  parte  inferiore  esso  deve  esser  chiuso  entro  un 
tubo  di  cristallo  di  diametro  assai  piccolo  acciò  la  punta  dell'ago 
possa  esser  mirata  da  vicino  dal  microscopio. 

1."  Il  microscopio  deve  contenere  nell'oculare  una  scala  micro- 
metrìca,  la  cui  proporzione  deve  esser  conosciuta  dall'osservatore 
acciò  possa  sapere  quale  relazione  passa  fra  l'ampiezza  del  moto 

« 

osservato  e  la  vera  grandezza  del  medesimo. 

8.^  AI  disotto  del  pendolo  così  conformato  deesi  collocare  una 
measola  sulla  quale  poter  situare  il  microscopio,  almeno  secondo 
quattro  delle  otto  direzioni  della  rosa  dei  venti,  onde  poter  vedere 
osservando  quale  ò  il  piano  della  oscillazione. 

Questi  sono  gli  estremi  stabiliti  e  mediante  i  quali  ognuno 
può  anche  senza  l'aiuto  di  verun  meccanico,  purché  sia  provvi- 
sto di  un  microscopio  fornito  di  scala  micrometrica,  comporre  un 
tromometro  e  fare  osservazioni  sufiScienti  e  paragonabili  (1).  Ma 
poiché  é  indispensabile  d'esser  provvisti  di  un  microscopio,  e  sif- 
fatto microscopio  può  anche  essere  dei  pih  volgari  ed  economici, 
abbiamo  immaginato  un  modo  semplicissimo  e  poco  costoso  per 
congiungere  il  detto  microscopio  comune  con  un  apparecchio  spe- 
ciale che  facilita  di  molto  e  rende  assai  pih  esatte  le  osservazioni. 
Veggasi  la  fig.  1*  la  quale  rappresenta  il  progettato  tromometro 
economico.  Ivi  si  vede  la  parete  A,  dalla  quale  pende  il  filo  pen- 
dolare per  mezzo  del  fulcro  B.  Il  pendolo  P  (peso  da  commercio 


(I)  Si  avverta  bene  che  eoa  questi  mezzi  si  può  mirare  soltanto  ad  os- 
servare i  periodi  di  oscillazione  e  la  loro  intensità  relativa.  Chi  poi  volesse 
fare  osservazioni  più  delicate,  tanto  sulla  direzione  dei  movimenti  che  sulle 
deviazioni  della  verticale,  dovfebbe  munirsi  di  apparecchi  meglio  costruiti. 


.A. 


r  TF , 


'^''rh  --''1  V'fg 


'ti-  f 

TaOMOMETB,!         ECONOMICI 


BlBLlOOaA^IA  con  AKNOTAZrOìJl  11? 

di  100  gr.)  in  luogo  dell'ago  sopra  descrìtto  porta  una  piccola 
asticella  terminata  in  un  dischetto  nella  cui  faccia  inargentata  e  vol- 
ta verso  terra  è  incisa  una  croce  finissima.  Questa  appendice  del  peso 
penetra  entro  una  scattola  o  custodia  di  cristallo  che  contigue  un 
prisma  D,  il  cui  ufScio  è  di  presentare  T  immagine  del  disco  in 
posizione  verticale  all'obbiettivo  del  microscopio  E  (1).  Uno  spec- 
chio concavo  F  mobile  in  ogni  verso  può  raccogliere  la  luce  da 
qualunque  punto  si  trovi  e  proiettarla  sul  disco,  anche  attraverso 
al  prisma  diafano.  Tutto  l'apparecchio  sta  raccomandato  con  viti  M 
ad  una  lastrina  N  di  marmo,  la  quale  può  essere  fissata  nel  muro 
solidissimamente. 

Per  cotesta  disposizione  dell' istrumento  ognuno  intende  che 
posto  l'occhio  al  microscopio  si  vedrà  a  prima  vista  quale  è  il 
piano  dell'oscillazione  della  croce,  senza  ricercarlo  con  ripetute  os- 
servazioni e  spostamenti  del  microscopio.  La  fig.  2*  rappresenta 
il  micrometro  e  la  croce,  ossia  ciò  che  apparisce  all'occhio  di  chi 
guarda  nel  microscopio.  Questo  poi  essendo  girevole  dentro  l'anello  0 
che  lo  tiene  connesso  alla  scattola,  potrà  dall'osservatore  esser  gi- 
rato in  guisa  da  far  coincidere  la  linea  della  scala  micrometrica 
coU'asse  maggiore  dell'oscillazione.  AH'  estremità  della  scala  mi- 
crometrica intema  corrisponde  esteriormente  una  freccia  od  un  in 
dice  qualunque  X  (Y.  fig.  20  il  quale  collocato  che  sia  il  micro- 
scopio secondo  Tasse  predetto  della  oscillazione,  si  troverà  fermato 
e  rivolto  con  la  punta  della  freccia  verso  una  delle  lettere  della 
rosa  dei  venti  incise  sulla  fascia  Q.  Questa  fascia  è  mobile  anche 
essa  per  essere  però  fissata  nell'atto  della  collocazione  dell' istru- 
mento in  modo  che  trasporti  nella  posizione  verticale  la  rosa 
dei  venti  come  apparisce  trasportata  dal  prisma  la  croce  oriz- 
zontale incisa  sul  disco  pendente  dal  peso.  Il  pregio  precipuo  di 
questo  istrumento  non  si  limita  soltanto  alla  sollecitudine  e  fa- 


(I)  Questa  disposizione  fu  già  ideata  ed  applicata  dal  P.  Bertelli  al 
suo  Tromosismometro. 

4NN0   II.   FA8C.   IX;  X,  XI,  XII.  10 


US  6tÉU0OBÀ^Il  coi)  ÀHVOtÀZtOKt 

cilità  dell'ossenrasione,  ma  giova  ad  assicarare  la  precisione  della 
ossenraiione  medesima.  Imperocché  non  è  raro  il  caso  che  la  oscil- 
laiione  del|  pendolo  muti  di  piano  e  d'intensità  nel  frattempo  stesso 
che  scorre  nel  replicare  le  osservazioni  secondo  piani  diversi. 

Un'altra  costruzione  anche  pih  semplice  ho  io  fatto  eseguire 
servendomi  dei  microscopi  predetti  volgari  di  commercio  con  tutto 
intiero  il  loro  supporto  e  per  conseguenza  con  assai  maggiore  van- 
taggio economico.  Questa  seconda  foggia  di  tromometro  normale 
è  rappresentata  dalla  figura  3.^  Il  pendolo  custodito  e  sostenuto, 
come  si  è  detto,  sostiene  Fago  semplice  indicato  da  principio.  La 
custodia  C  terminante  in  una  porzione  affinata  di  cristallo  C*  viene 
a  poggiare  nel  mezzo  del  supporto  comune  B  del  microscopio.  Ma 
questo  supporto  è  affidato  ad  una  colonna  SS'  sulla  quale  può  gi- 
rare circolarmente.  La  colonna  S  sta  fissata  sopra  un  disco  di 
pietra  T  sul  quale  e  incisa  la  rosa  dei  venti.  L'indice  T  connesso 
con  la  porzione  S'  della  colonna,  e  che  fa  corpo  perciò  col  micro- 
scopio, addita  sulla  rosa  dei  venti  la  posizione  nella  quale  si  col- 
loca il  microscopio  nell'atto  della  osservazione.  Il  lume  Y  e  lo 
specchio  a  illuminano  direttamente  il  campo  del  microscopio,  sul 
quale  perciò  si  disegnerà  nettissimamente  l'ombra  dell'ago  pen- 
dente del  pendolo.  È  facile  intendere  come  girando  il  microscopio 
tenendovi  l'occhio^  prestamente  potrà  l'osservatore  fermarsi  sul 
punto  ove  vede  roscillazione  di  maggiore  ampiezza,  con  che  avrà 
trovato  il  piano  della  oscillazione  medesima;  il  cui  rombo  sarà 
contemporaneamente  additato  dall* indice  T*  sulla  rosa  incisa  nel 
disco  di  pietra  T. 

Volendo  rendere  pih  pregevole  e  perfetto  questo  medesimo  tro- 
momefarO)  si  può  costruire  la  colonna  C  vuota  nell'  intemo,  come 
dimostra  la  figura.  In  questo  vuoto  allora  potrà  esser  contenuta 
senza  contatto  veruno  con  le  pareti  inteme  della  colonna  SS',  un'asta 
di  vetro  Y  infissa  direttamente  nella  base  di  pietra  T.  Cotesta  nuova 
colonnina  Y  potrà  portale  un  ago  verticale  la  cui  punta  fissa  do- 
vrà travani  a  piombo  e  eouiddente  con  la  punta  d'ago  pendente 


BIBUOOBAFIÀ  CON  ANNOTAZIONI  119 


dal  pendolo.  Quando  questa  combinazione  sia  solidamente  costruita 
servirà  abbastanza  anche  a  valutare  gli  spostamenti  del  pendolo* 
della  sua  verticale  ordinaria  ed  apprezzare  cosi  un  altro  ordine  di 
fenomeni  di  interesse  tutto  speciale,  quantunque  le  indagini,  delle 
qaali  ci  occupiamo  in  queste  proposte,  non  si  diriggano  a  siffatta 
ricerca. 

Ogni  osservatore  conoscendo  il  rapporto  fra  la  propria  scala  mi- 
crometrica ed  il  vero,  essendo  data  la  lunghezza  del  pendolo  a 
m.  1,50  potrà  fornirsi  di  una  tavola  di  riduzione  dei  valori  assoluti 
sul  micrometro  nei  corrispondenti  valori  angolari. 

BERTELLI  (Preff.  D.  Timotee)*  Tromometro  a  prisma  proposto  per  le  os- 
Bervazionì  microsismìche  dal  P.  Bertelli  e  dal  P.  de  Rossi  (V.  Bull.  Me-- 
teorolagico  delVOss.  del  R.  Coli,  Carlo  Alberto  in  Moncalieri^  Ottobre  1875. 

Il  Bertelli  chiama  tromometro  a  prisma  il  primo  descritto  fra 
i  due  istrumenti  sopra  indicati,  pei^  distinguerlo  dal  secondo  pih 
semplice  a  microscopio  girevole,  e  perchè  ueiruso  del  prisma  pel 
rovesciamento  deirimmagine  conserva  uno  dei  principali  pregi  del 
grande  tromometro  da  esso  prima  inventato.  In  questo  scritto*  che 
ha  lo  stésso  scopo  della  relazione  mia  testé  riassunta,  vi  sono  spe- 
cificate molte  particolarità  relative  alla  costruzione  ed  al  colloca- 
mento dell'apparecchio  che  hanno  una  importanza  ed  utilità  speciale. 
Sopratatto  credo  utile  per  comodo  degli  studiosi  qui  riferire  alcune 
cose  dal  Bertelli  scritte  relativamente  alla  riduzione  delle  ampiezze 
d'oscillazione  osservate  a  valore  angolare  per  servirsene  nel  regi- 
strare tutti  in  modo  uniforme. 

«  I  valori  ii^Wampiezea  e  della  deviazione  della  verticale  dalla 
»  linea  di  fiducia  centrale  nel  micrometro ,  si  possono  convertire 
>  volendo,  in  valori  angolari  per  mezzo  della  formola 

206265 

•  =  n  X  ' , 

rx 

»  nella  quale  n  rappresenta  il  numero  degli  spazietti  interi  del  mi- 


120  BIBUOOBAFIA  OOV  AnOTAZIOII 

»  crometro«  ovvero  dei  qnarti  dei  medesimi;  r  è  la  langhexza  del 
»  pendolo  espressa  in  millìmetri  dal  ponto  di  sospensione  del  pen- 
»  dolo  fisso  al  dischetto  d'argento  che  vi  ò  sotto.  Nel  pendolo  nor- 
»  male  si  ha  r^lSOO  millimetri,  giacché  la  distanza  dal  ponto 
»  di  sospensione  al  dischetto  d'argento  h  di  metri  1^1,  meno  10 
»  millimetri.  La  lettera  x  esprime  il  numero  di  spaiietti  intieri 
»  del  micrometro  (diviso  in  decimi  di  millimetro),  i  quali  si  te- 
»  dono  nel  microscopio  contenuti  in  nn  solo  millimetro  vero  di  nna 
»  scala  metrica  posata  sul  'porta  oggetti  del  microscopio  stesso. 
»  Nei  microscopi  di  commercio  (i  quali  sono  finora  acquistati  per 
»  uso  dei  tromometri  normali  dall'ottico  Sbisà  e  al  magazzino  Bo- 
»  bert  di  Firenze)  si  ha  x  =  35.  In  questo  caso  adunque,  facendo 
»  n  »  1,  si  ha  che  per  ogni  spazietto  del  micrometro,  il  valore  an- 
»  gelare  ò  : 


205265  206265        ^_^    . 

=  o  ,93  circa. 


1500  X  35  52150 


»  Ora,  prendendo  il  doppio,  triplo,  quadniplo,  ecc.  di  questo 
»  valore  angolare,  e  così  le  frazioni,  si  possono  avere  tutti  i  valori 
»  angolari  corrispondenti  a  tutte  le  ampiezze;  e  così  comporre  una 
»  Tavola  di  riduzione,  la  quale  serva  sempre,  senza  bisogno  di  fare 
»  pih  alcun  calcolo  a  fine  di  ottenere  immediatamente  il  valore 
»  an$;olare. 

• 

>  N.  B.  Nella  Tavola  basta  soltanto  tener  conto  dei  decimi 
»  di  secondo.  » 

M.  S.  D.  B. 


THE  LATE  COLLIERY  EXPLOSION.  Brano  di  articolo  anoaimo  pubblicato 
nel  giornale  The  Engineer  del  17  Decembre  1875. 

AvvEBTENZA.  —  Gredo  far  cosa  grata  ai  lettori  per  fornire  loro 
tutti  gli  elementi  relativi  alla  quìstione  microsismica,  riprodacendo 


BIBUOGBAFIÀ  CON  ANNOTAZIONI  121 


ana  parte  d'an  articolo  testé  pubblicato  in  Inghilterra  in  occasione 
delle  ultime  e  numerose  deplorevoli  esplpsioni  nelle  miniere  del 
carbon  fossile  quasi  contemporaneamente  avvenute  in  più  luoghi 
nel  principio  di  Decembre.  È  chiaro  che  chi  scrisse  quell'articolo 
non  conosceva  i  nostri  studi  microsismici  italiani.  Ed  è  pur  bello 
vedere^  che  mentre  lo  scrittore  di  questo  articolo  sospettava  la  con- 
temporaneità di  movimenti  mìcrosismici ,  che  non  sapeva  se  esi- 
stessero allora,  colle,  esplosioni  suddette,  io  in  Italia  vedendo  le 
ripetute  esplosioni  coincidere  con  un  periodo  di  straordinario  mo- 
vimento microsismico,  concepiva  sospetto  di  una  possibile  relazione 
fra  i  due  fenomeni  ed  intraprendeva  ricerche  in  proposito,  fra  le 
quali  mi  pervenne  l'articolo  che  riferisco. 

M.  s.  D.  B. 

• 
«  Può  eziandio  essere  attribuito  il  sincronismo  delle  esplosioni 

nelle  miniere  di  carbon  fossile  ad  un'altra  causa  la  cui  natura  il  pro- 
gresso della  fisica  terrestre  ha  solo  di  recente  cominciato  a  far  cono- 
scere. È  ora  positivo  che  oltre  i  ben  noti  movimenti  della  crosta 
terrestre,  che  chiamiamo  terremoti,  hanno  luogo  continuamente  dei 
piccoli  movimenti  o  vibrazioni,  dovuti  tutti  al  medesimo  principio, 
cioè  al  grande  ristringimento  dell'  interno  del  nostro  pianeta  ed 
all'abbassamento  della  crosta  esterna  sopra  Vinterno  che  più  pron- 
tamente si  ristringe.  Questi  piccoli  movimenti  per  salium^  quan- 
tunque della  stessa  natura  dei  piccoli  terremoti,  non  attraggono 
l'attenzione,  e  possono  molto  raramente  essere  osservati  senza  l'a- 
iuto di  istrumenti  molto  precisi.  Dopo  lo  stabilimento  in  varie 
parti  del  mondo  di  osservatorii  per  istudiare  i  fatti  del  magne- 
tismo terrestre,  è  stato  ripetutamente  osservato  che  i  magneti  so- 
spesi sono  stati  spostati  ad  intervalli  variabili,  tanto  nell'inclina- 
zione che  nella  declinazione  in  circostanze  che  non  permettevano 
di  accagionarne  l'azione  magnetica,  e  il  Dottore  Lloyd,  oggi  diret- 
tore del  Trinity  di  Dublino,  fu  il  primo,  crediamo,  ad  attribuire 
con  ragione  questi  movimenti  a  dislocazioni  nella  crosta  terrestre 


122  BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI 


che  accadono  vicino  alla  superficie,  ma  però  troppo  leggere  per  es- 
sere vedute  o  sentite.  Che  questi  movimenti,  per  quanto  piccoli, 
possono  produrre  cambiamenti  momentanei  o  permanenti  nella  pres* 
sione  continua  dei  materiali  sovrastanti  i  filoni  di  carbon  fossile, 
od  anche  dislocare  il  carbone  stesso,  quantunque  in  un  modo  troppo 
lieve  per  attrarre  Tattenzione,  sufSciente  però  per  variare  la  dif- 
fusione del  gas  infiammabile  dalla  sua  massa,  pub  difScilmente 
porsi  in  dubbio.  Che  movimenti  così  lievi  da  rimanere  inavvertiti, 
sommati  insieme  però  producano  un  notevole  effetto  nelle  miniere 
di  carbone,  è  cosa  notissima  agringegneri  delle  medesime,  i  quali 
sono  familiari  col  fatto  che  nelle  miniere  abbandonate  lo  schisto 
durissimo  ed  asciutto  sopra  il  quale  riposa  il  carbone,  è  spesso 
gradatamente  sollevato  dalla  pressione  superiore  delle  colonne  di 
carbone  lasciate  per  sostenere  la  volta  in  modo  tale,  che  camere 
e  gallerie  vengono  interamente  riempite  ed  ostruite  dal  materiale 
nel  detto  modo  spinto  nelle  medesime;  tali  fatti  crediamo  vennero 
per  la  prima  volta  notati  dal  Sig.  Buddle.  > 

«  Dalle  ricerche  del  Sig.  Perrey  ed  altri  sismologi  risulta  molto 
probabile  che  i  pih  grandi  movimenti  interni  della  crosta  terrestre, 
cioè  i  terremoti  osservabili,  si  producano  più  spesso  l'inverno  che 
Testate.  Se  così  è,  i  minori  movimenti  interni  della  stossa  natura 
sono  probabilmente  soggetti  alla  stessa  legge,  e  possiamo  vedere 
una  relazione  con  quella  supposta  causa,  se  è  vera,  come  spesso 
si  è  asserito,  ma  giammai  crediamo  finora  completamente  provato 
che  le  esplosioni  delle  miniere  di  carbone  in  Inghilterra  accadano 
pih  spesso  l'inverno  che  in  qualunque  altra  stagione.  » 

,  Annolaslonc  sollo  «tato  odierno  deUe  riecrehe  mt- 
cr«Milnailehe.  —  Dopo  la  lunga  esposizione  dello  stato  della  con- 
troversia sulla  causa  dei  movimenti  miscroscopici  dei  pendoli,  è 
necessario  conchiudere  con  qualche  osservazione  diretta  a  consta- 
tare lo  stato  odierno  della  scienza  intorno  a  questo  argomento.  Ve- 
rumente  poir^  sembrare  che  ayendo  io  già  esprQS9a  la  mia  opinione 


BlBIilOORAFIA  CON  ANNOTAZIONI  123 


ìd  una  delle  memorie  analizzate  in  questa  bibliografia,  non  possa 
essere  abbastanza  imparziale  nella  finale  conclusione.  Ma  comunque 
ciò  sia,  io  esporrò  i  miei  ragionamenti  ed  il  lettore  giudicherà  a 
sao  talento. 

Primieramente  dovrei  accettare  o  ribattere  le  osservazioni  fatte 
dal  Monte  contro  le  esperienze  ed  i  ragionamenti  da  me  esposti 
nella  Memoria  sui  primi  risultati  ottenuti  dalle  ricerche  microsco- 
piche fatte  in  Boma  ed  in  Bocca  di  Papa.  Assai  spinoso,  arido  e 
lango  per  il  lettore  sarebbe  il  condurlo  all'analisi  di  ogni  singolo 
argomento  o  punto  toccato  dal  Monte.  Essendo  però  necessario  svol- 
gere in  ogni  lato  la  interessante  e  grave  discussione  per  il  bene 
della  scienza,  ho  presentato  air  Accademia  dei  Nuovi  Lincei  una 
particolareggiata  analisi  delle  difficoUà  propostemi  dal  eh.  collega 
Profl  Monte.  In  questa  analisi  ho  ripetuto  testualnlente  tratto  per 
tratto  il  lavoro  del  suddetto  autore,  aggiungendo  a  ciascuno  le  ri- 
flessioni ed  i  fatti  che  mi  sembrano  risolvere  le  proposte  difScoltà 
e  problemi.  Qui  invece  mi  pare  di  poter  rispondere  brevemente  ri- 
ducendo a  sommi  capi,  o  piuttosto  classificando  gli  appunti  fattimi 
dal  cortese  mio  avversario  ed  amico. 

La  sentenza  si  riassume  dunque  a  mio  avviso  in  questo  as- 
sioma. Non  doversi  ammettere  la  causa  sismica  nei  moti  pendolari 
microscopici,  quantunque  apparentemente  pih  semplice  e  bella, 
perchè  altre  cause  ha  egli  constatato  che  agiscono  in  questo  fe- 
nomeno. Le  altre  cause  sono  il  vento,  il  calore,  i  moti  meccanici 
artificiali  e  gli  squilibri  idrostatici,  e  queste  cause  o  agiscono  sui 
fabbricati  entro  i  quali  stanno  i  pendoli  o  agiscono  sulla  terra 
stessa  e  sulle  rocce  per  muovere  i  pendoli  collocati  sotterra.  In 
conseguenza  di  ciò  i  risultati  da  me  ottenuti  nelle  osservazioni 
fatte  sotterra  in  Boma  ed  in  Bocca  di  Papa  non  sono  abbastanza 
capaci  di  dimostrare  che  i  movimenti  vengano  da  causa  endogena 
piuttosto  che  da  azione  esteriore.  E  qui  prima  di  tutto  osservo  che 
allorquando  il  Monte  ammetta  esser  la  terra  che  vibra  per  azioni 
chimiche  pih  o  meno  superficiali,  per  squilibri  idrostatici  od  altro. 


12i  BIBLIOOSAFIÀ  COH  ANROTUBIONI 

la  qaistione  si  riduce  alla  ricerca  della  profondità  della  causa,  ma 
mostra  di  ammettere  esser  la  terra  che  si  muoire.  Anche  io  ho 
concluso  nella  mia  memoria  che  ammetto  il  movimento  microsi- 
smico come  il  pili  razionale  ed  insieme  il  piU  dimostrato  dai  fatti 
finora  conosciuti,  fioche  però  non  si  giunga  a  scuoprire  con  mag- 
giore precisione  la  natura  del  fenomeno  da  noi  studiato.  Un'altra 
riflessione  sembrami  che  risponda  cumulativamente  a  tutti  gli  ar- 
gomenti addotti  dal  Monte.  Egli  si  ostina  a  riconoscere  nel  calore, 
i*el  vento  e  negli  altri  agenti,  altrettante  cause  capaci  di  maovere  i 
pendoli.  Ni  un  dubbio  che  qnelle  cause  dove  e  quando  possano  agire, 
Siene  capaci  di  produrre  il  fenomeno.  Ma  egli^  dovrebbe  dimostrare 
con  esperienze  dirette  che  1  movimenti  periodici  da  noi  studiati 
dipendano  tutti  da  talune  di  quelle  cause.  Quando  afferma  che  i 
i  suoi  appareccHi  si  muovono  al  pomeriggio  perchè  il  sole  riscalda  il 
fabbricato,  ci^  dimostra  che  i  suoi  istrumenti  stanno  sotto  quel- 
Tazione,  non  che  i  miei  esperimenti  nei  quali  ho  descritto  le  pre- 
cauzioni adoperate  erano  soggetti  a  quella  influenza  solare.  Simil- 
mente applicati  sono  gli  altri  argomenti  del  Monte  e  neir  ìstessa 
'  guisa  potrei  io  risponder  loro.  Ed  infine  il  mio  collega  in  questo 
studio  attaccando  partitamente,  e  come  ho  detto,  questo  o  quello 
dei  miei  risultati,  non  ferisce  il  complesso  dei  miei  dati,  dai  quali 
risulta  il  forte  della  dimostrazione.  Comunque  egli  creda  che  agi- 
scano il  calore,  il  vento  e  gli  altri  agenti  nei  fabbricati  o  sotterra, 
non  dimostra  intanto  in  qual  modo  e  per  qual  legge  questi  pos- 
sano concertarsi  ad  agire  contemporaneamente  sopra  e  sotto  terra 
in  luoghi  tanto  prossimi  quanto  lontani  fra  loro.  Insomma  il  difetto 
fondamentale  che  io  trovo  nel  ragionamento  del  Monte  consist-e  in 
ciò  che  egli  propone  spiegazioni  assai  verosimili  e  scientifiche  del 
fenomeno  in  generale,  le  quali  spiegazioni  però  possono  applicarsi 
soltanto  ai  fatti  che  si  verificassero  avvenire  nelle  condizioni  da  lai 
proposte.  Ma  la  teoria  microsismica  non  è  fondata  sopra  tutti  fatti 
di  quel  genere,  ed  invece  tanto  io  quanto  il  Bertelli  ci  siamo  stu- 
diati di  esaminarli  in  altre  condizioni,  delle  quali  abbiamo  anche 


BIBUOGRAFU  CON  ▲NMOTAZIONl  125 

reso  conto,  ed  alle  quali  il  nostro  amico  o  non  risponde  ed  almeno 
non  si  oppone  col  forte  dei  suoi  argomenti. 

Ma,  come  ho  detto,  la  discussione  particolareggiata  degli  ar- 
gomenti del  Monte,  quantunque  interessante,  mi  trarrebbe  assai 
in  lungo  con  soverchio  tedio  del  lettore.  D'altronde  la  gravità  della 
materia  e  la  cortesia  del  chiaro  mio  oppositore  non  permettendo  che 
lasci  senza  esame  ogni  singolo  passo  della  memoria  del  Monte,  come 
ho  pur  detto  io  dedico  a  questa  discussione  amichevole  ed  unicamente 
scientifica  un'apposita  memoria  (1). 

Lasciando  quindi  ora  la  discussione  della  causa  del  fenomeno, 
volgiamoci  a  considerare  alquanto  gli  specchi  rappresentanti  le  03* 
servazioni  microscopiche  dei  pendoli  del  primo  quadrimestre  del- 
l'anno meteorico  1875.  Primieramente  faccio  notare  che  non  mi  sem- 
bra doversi  finora  far  verun  assegnamento  sul  mostrarsi  il  moto 
pìh  continuo  ed  ampio  in  taluna  delle  stazioni  a  preferenza  di  altre. 
In  questo  dato  dovendo  certamente  influire  la  varia  lunghezza  e 
peso  dei  pendoli,  non  si  potranno  stabilire  indagini  finché  non  siasi 
ottenuta  Tunità  di  misura  generale  in  tutti  gli  osservatore. 

Incominciando  appunto  dall'esaminare  l'andamento  osservato  dal* 
Monte  in  Livorno,  ognuno  vede  nelle  masse  delle  oscillazioni  che 
esse  8*  ingrandiscono  e  diminuiscono  in  mirabile  armonia  con  |la 
stazione  del  Bertelli  di  Firenze.  Dei  casi  eccezionali  di  disaccordo 
che  sono  però  assai  rari,  facilmente  se  ne  conosce  la  causa.  Avendo 
io  rappresentato  due  massimi  verificatisi  in  ciascun  luogo,  quando 
il  massimo  avviene  fuor  di  misura  isolatamente  nel  corso  della 
giornata  per  effetto  forse  anche  di  arrivo  di  onda  propagata  da 
lontano  terremoto,  non  può  comparire  in  tutte  le  stazioni,  tranne  il 
caso  raro  anche  esso  che  gli  osservatori  si  trovino  all'ora  medesima 
all'osservazione.  Infatti  quando  per  caso  ciò  avviene  anche  i  massimi 
isolati  si  combinano,  come  si  vede  per  esempio  ai  14  di  Gennaio  per 
Roma  e  Firenze.  Guardando  poi  le  altre  due  stazioni  vicine  ma  sem- 

(1)  V.  Atti  della  Pont.  Àcc,  dei  Nuovi  Lincei^  Auau  XXIX,  Sessione  II, 
da  pubblicarsi  quanto  prima. 


126  BIBUOGBAFU  OOV  ÀimOTAZIOn 

pre  abbastanza  distanti  fra  loro  cioè  Boma  e  Bocca  di  Papa;  il  me- 
desimo &tto  della  armonia  dei  perìodi  di  movimento  si  fa  evidente 
malgrado  la  scarsità  delle  osservazioni  fatte  in  Bocca  di  Papa. 
Anche  qui  non  mancano  le  eccezioni  fra  le  quali  è  specialmente 
notevole  quella  del  26  Gennaio.  In  questo  giorno  il  pendolo  a  Bocca 
di  Papa  si  agitò  fortemente  in  armonia  con  Firenze,  Bologna,  e 
Livorno  mentre  in  Boma  fu  relativamente  tranquillo.  Tranne  que- 
sto caso  singolare  nel  rimanente  di  quattro  mesi  tutti  i  periocU 
di  moto  e  di  calma  coincidono  contemporaneamente  in  Boma  ed 
in  Bocca  di  Papa.  Se  poi  osserviamo  cumulativamente  le  quattro 
stazioni  finora  esaminate  di  Boma-Bocca  e  Livorno-Firenze  trove- 
remo moltiplicarsi  alquanto  le  differenze  rimanendo  però  raccordo 
generale  delle  masse  dei  perìodi  di  calma  e  di  quiete.  E  finalmente 
osservando  la  stazione  di  Bologna  che  sembra  assai  mobile  anche 
nelle  sue  calme,  la  vediamo  assai  concordante  con  le  oscillazioni 
di  Firenze  e  di  Livorno.  Insomma  ò  chiaro  da  questo  primo  sag- 
gio di  confronti  quantunque  incompleti  che  V  alternanza  delle  calme 
e  dei  movimenti  del  pendolo  giunge  quasi  contemporanea  a  grandi 
distanze  e  perciò  addita  una  causa  unica  e  potente  che  agisce  io 
assai  vasta  estensione.  Oltre  a  ciò  si  fa  manifesto  che  la  causa 
produttrìce  dei  movimenti  non  può  dipendere  dai  moli  meccanici 
locali,  nò  dalla  temperatura,  delle  quali  cause  la  prima  agendo  sem- 
pre pih  0  meno  ugualmente  non  dovrebbe  permettere  V  esistenza 
delle  calme;  o  piuttosto  potrebbe  dirsi  che  i  piccoli  moti  delle 
calme  rappresentino  la  potenza  massima  di  questi  urti  meccanici. 
Finalmente  la  temperatura  basta  guardare  la  varietà  delle  ore 
nelle  quali  i  massimi  sono  comparsi  per  persuadersi  che  non  vi  ò 
relazione  fra  questi  e  la  massima  potenza  dei  salti  di  temperatura. 
Finalmnete  la  relazione  di  questi  moti  colla  velocità  del  vento 
che  il  Monte  sospetta,  non  possiamo  indagarla  sui  nostri  quadri; 
ma  bastano  oramai  a  mostrarne  1*  indipendenza  nel  continente  non 
solo  l'osservazione  costante  da  me  e  da  altri  assicurata,  ma  sopra- 
tutto il  lavoro  speciale  su  ciò  publicato  dal  eh.  P.  Melzi. 

M.  S.  Ds  Bossi 


QUADRI  SINOTTICI 


DBI 


FENOMENI  ENDOGENI   ITALIANI 

COL  CONPBONTO  DI  ALCUNI  ALTEI  FENOMENI 

Per  II  20  quadrimestre  dell'enne  meteeriee  1878 
Aprile-Luglie  1878. 


AYYISO  AL  LEGATORE 


Debbono  esser  rivnìti  nel  legare  U  Tolume  appresso  a  questo  frai- 
tespizìo  i  foglietii  con  nitiiierazkne  romana  distribaiU  nei  dirersi  fasdoolì. 


I. 


QUADRI  SiNOTTiCi  E  CRONOLOGICI 

DRl  FENOMENI   ENDOGENI  ITALIANI 
GOL    CONFBONTO    DI    ALCUNI    ALTRI    FENOMENI 


Nel  volume  del  primo  anno  cotesti  quadri  sinottici  com- 
presero i  primi  quattro  mesi  deir  anno  meteorico  1873 ,  cioè 
dal  Decembre  1872  a  tutto  Marzo  1873.  Sono  dolente  di  dover 
incominciare  la  continuazione  dei  medesimi  quadri  sinottici 
1873  col  rettificare  una  svista,  la  quale  rese  erronei  tutti  i  dati 
barometrici  dell'  ultimo  mese ,  cioè  del  Marzo.  Fu  adoperato 
inavvertitamente  un  foglio  errato  delle  riduzioni  di  tutte  le 
pressioni  barometriche  italiane  ridotte  a  0  ed  al  livello  del 
mare^  deducendole^  come  già  si  è  detto  nel  principio  di  quegli 
specchi,  dai  buUettini  meteorici  del  Ministero  di  Agricoltura. 
In  quel  buUettino  le  pressioni  sono  ridotte  soltanto  a  zero,  e 
gli  errori  avvennero  nel  riportarli  al  livello  del  mare.  Quivi 
perciò  prima  della  continuazione  degli  specchi  ripeto  correg- 
gendo tutti  i  dati  della  pressione  barometrica  del  Marzo  1873. 

Dopo  ciò  ripeto  anche  la  scala  delle  intensità  dei  terre- 
moti, secondo  la  quale  negli  specchi  vengono  attribuiti  gli 
epiteti  ai  singoli  terremoti;  e  ciò  servirà  a  coloro  che  non 
avessero  nelle  mani  il  primo  velame  di  cotesto  BuUettino, 
ove  essa  fu  per  la  prima  volta  adattata. 


Data  Looghl         Prattiona 

Muso    eiia  aunrana   baramatrica     — 


1873      0  tarramata 


lacala 


itAlickne 


MASSIMA 


J 
2 

3 
4 
5 

6 
7 
8 
9 

10 

11 


Roma 


Veaayio 

Cosenza 

Ivrea 

Cosenza 

Campeìlo 


755.9 


7604 
762.2 
754.8 
758.0 
752.6 


Catanz.  752.6 
Regg.C.  753.6 
Mondo7i759'.3 
Guantai.  758.1 
VeUetri  757.4 
Cosenza  757.3 
Chieti  757.8 
Cosenza  761 .3 
Cosenza  762. 2 
Cosenza  758.  ) 


ChìeU  749.2 
Mantova750.6 
Camer.  753.9 
Camer.  754.6 
Biella  755.0 
Ancona  754.3 
Udine  755.9 
Pa1ermo758.3 
Aosta  759.4 
Torino  755.8 


Palermo  746.2 
Vicenza  747.7 
Catanz.  750.0 
Catanz.  750.1 
Catanz.  752.6 
Vicenza  751.2 
Benev.  754.1 
Vicenza  755.4 
Vicenza  756.5 
Catanz.  753.6 


Regg.C.755.6    Firenze  750.8    Vicenza  745.8 


IL 


Data         LuooM         PrMtiOM 
lUno    die  mìrooo  baromètrica 
187t    {I  tarrtmolo       locala 


X^x*os8ionl  itnUa.ae 


752.0 


12        Gampello  752.8 

Anagni  754.4 

Caatol  Gand.  752,7 

Rocca  di  Papa  752.7 

Frascati  752.7 

Monte  Poreio  752.7 

Paleatrìna  754.4 

Zagarolo  754.4 

Piglio  754.4 

Roma  752.7 

Ciciliano  752.7 

Tivoli  752.7 

M.te  Rotondo  752.7 
Filetto(Chieti)  752.0 

Nazzano  752.7 

Chieti  752.0 
Pescara 
P.toS.Giopgio 
S.  Benedetto 
Gialia  Nova 
Torre  Pusleri 
Popoli 
Ortona 
Vasto 
S.  Salvo 

Perugia  '  752.8 

Camerino  750.8 

Siena  751.1 

Livorno  750.4 

Pisa  750.4 

Ancona  751.1 

Urbino  750.0 

Firenze  751.0 

Fiesole  751.0 

Genova  748.1 

Nirano  748.8 

Modena  748.8 

Parma  749.0 

Alessandria  747.1 

Piacenza  747.9 

Mantova  748.8 

Padova  748.9 

13  Fabriano  746.6 
Ancona  749.5 

14  Roma  752.9 

15  Roma  760.9 

16  Roma  761.7 

17  Siena  759.1 

18  Moncalipri  752.0 
Mondovl  752.0 


Cosenza  756.0    Ancona  751.1    Biella    746.8 


Regg.C,756.6  Ancona  749.5  Biella     742.7 

Regg.C.758.4  Aosta    751.7  Vicenza  745.0 

Cosenza  762.5  Brescia  759.8  Biella    757.3 

Cosenza  764.4  Roma     761.7  Vicenza  759.0 

Cosenza  764.0  Mondovi760.9  Genova  757.7 

Velletri  759.9  Domod.  754.7  Genova  749.7 


III. 


OaU        LuMhl         PreMkme 
Vano    eh»  SlìUroiio  iMroiMtriM 
187S     li  torrtmoto        locale 


Pressioni  itulUì^ue 


MASSIMA 


MENA 


18 

19 

20 

21 

22 

23 

23-24 

24 

25 

26 

27 

28 

29 


30 
31 


Roma 
Sieoa 


751.0 
750.5 


Cosenza 
Roma 

Perugia 

Roma 

Cosenza 

Camerino 

Cosenza 

Roma 

Penna 

Vesuvio 

Roma 


756.9 
756.5 

761.1 
756.2 
755.3 
756.9 
760.3 
760.4 
759.3 
761.4 
761.5 


Cosenza  757.0  Chieti    751.5  Vicenza  746.6 

Reggio  756.4-  Perugia  751 .3  Vicenza  745.9 

Velletri  756.9  Urbino  753.6  Biella    750.5 

Chieti    757.7  Alessan.755.4  Benev.    753.2 

Brescia  759.1  Vicenza  756.5  Benev.    753.9 


Venezia  763.8 
MantOTa763.1 
Venezia  761.1 
Ouaàtal.760.1 
Mantova761.5 
Chieti    762.7 


Roma    760.8  Catanz.  757.9 

Camer.  760.3  Catanz.  755.6 

Napoli   756.8  Palermo  751.2 

Napoli   755.5  Palermo750.9 

Genova  758.4  Benev.    754.9 

Camer.  759.3  Regg.C.756.3 


Venezia  763.1    Aosta     760.5    Catanz.  7^.9 
Velletri  762.3    Camer.  759.4    Catanz.  756.6 


2 
3 
4 


SCALA  DELLE  INTEMSITÀ  DEI  TERREMOTI 
Acciò  i  molti  epiteti  che  sogliono  esser  dati  ai  terremoti 
non  siano  applicati  dall'arbitrio  degli  osservatori,  senza  potervi 
fondare  un  criterio  scientifico,  ecco  i  termini  che  io  adopero 
corrispondenti  ad  un  grado  speciale  dell'intensità  sismica  ri- 
velata dagli  effetti  della  scossa. 

1  Scossa  leggerissima  —  Avvertita  soltanto  dai  sismografi  o  da  un   si- 
smologo. 

—  Avvertita  da  più  d'ano. 

—  Avvertita  da  molti. 

—  Seguita  da  tremolio  di  infissi,  cristalli  e  sopram- 
mobili. 

—  Avvertita  p^eneralmente  da  moltissimi ,  seguita 
nelle  cittÀ  da  un  tocco  di  qualche  raro  cam* 
panello. 

—  Con  suono  più  o  meno  generale  di  campanelli, 
oscillazioni  di  lampaae,  arresto  di  orologi 
nelle  città;  e  nelle  campagne  tremito  visibile 
0  sensibile  degli  alberi  e  degli  arbusti. 

molto  forte  —  Con  caduta  dì  calcinacci,  suono  di  campane  da 

torre,  strepito,  spavento  abbastanza  generale 
senza  danni. 

fortissima    —  Con  caduta  di  fumaiuoli,  lesioni   nei   fabbricati, 

fuga  dalle  abitazioni. 

rovinosa       —  Con  caduta  totale  o  parziale  di  qualche  edificio. 

disastrosa    —  Con  grandi  rovine  e  vittime. 


6 


debole 

leggera 

sensibile 

mediocre 


forte 


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9 
10 


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Ondulatoria.  < Forse  ner  errore  nel  Bull, 
mei.  del  MiniBt.  d'^Àgrie,  ecc.  viene  no- 
taU  airora  1,  10  ant.) 

Bull.  mei. 

Sussul.  ondul.  con  rombo.  Santoro. 
Id. 

Schmidt. 

Colpo  sotterraneo  spiccatissimo,  ma  cupo 
e  sordo  seguito  dai  latrati  dei  cani  in 
forma  di  lunchi  ululati.  La  scossa  pel 
fu  avvertita  da  parecchi.  De  Bossi. 

Ondulatoria.  Arrecò  costernasione.  Falcia 
e  Giornali. 

Sussult.  ondul.  con  rombo.  Santoro. 

Ad  ora  Incerta  nella  notte.  Forse  coin- 
cide con  quella  di  Alvito  alla   mena- 
notte.  De  Bossi. 

Sussult.  ondul.  con  rombo.  Santoro. 

Crediti  dubbia.  Schmidt. 

De  Bossi. 

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Densa. 

Suss.  ond.  con  rombo.  Santoro. 

Tronconi. 

I  giornali  dicono  essere  stato  il  suolo  In 
continuo  movimento  di  quando  in  quan- 
do-Altri dicono  che  non  ftirono  oscil- 
Iasioni  di  f  nolo,  ma  semplici  detonazioni 
di  poco  momento:  tantoché  tornava  la 
fiducia  negli  abitanti,  che  abbandona- 
vano le  baracche  di  legno,  eiornali. 

Schmidt. 

Sussult.   ondul.   preceduta  e  seguita  da 
rombo.  Santoro. 
Id. 

Avvertita  da  più  d*  uno.  de  Boaai. 

Preceduta  da  rombo  come  cannonata.  Fui- 
eis  e  Oiomali, 

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INDICE 


Delle  Materie  oontenute  nel  Volume 

delP  ^nno  XX  187^ 


ARTICOLI 
Prefazione    .    •    .    «    , pag.      1 

futorno  ad  un  probabile  dato  scientifico  atto  a  far  prevedere  le 

scosse  di  terremoto  -  Studi  dei  Prof.  Cav.  M.  S.  de  Rossi.  „  5 
Tempesta  barometrica,  tellurica  ed  elettro-magnetica  avvenuta 

alla  fine  di  Febbraio  1875.  -  Notizie  ed  Osstrrv'izioni  del  Prof. 

M.  S.  DB  Rossi f,      25 

Fenomeni  aurorali  e  sismici  nella  regione  laziale,   confrontati 

coi  terremoti  di  Casamtcciola,  Norcia  e  Livorno.  -  Notizie 

ed  osservazioni  del  Prof.  M.  S.  de  Rossi ,,      4\) 

Topografia  sismica  italiana  del  Giugno,  Luglio  e  Agosto  1875. 

-  M.  S.  DB  Rossi ' „      55 

Riflessioni  e  proposte  relative  agli    istrumenti   sismografie!.  - 

M.  S.  DB  Rossi „      57 

STORIA  DEL  VULCANISMO  ITALIANO 

Sugli  studi  e  sugli  scavi  fatti  dal  Sig.  Schliemann  nella  necro* 

poli  arcaica  Albana.  -  Relazione  di  M.  S.  de  Rossi   .     •        ,,      81 

BIBLIOGRAFIA  CON  ANNOTAZIONI 

IssEL  Prof.  Arturo.  -  Conclusioni  sommarie  di  una  memoria 
intitolata;  Saggio  di  una  teoria  dei  vulcani.  (  Cenno  del" 
rAuTORE) „      13 

Dei  lavori  finora  pubblicati  sulle  relazioni  fra  i  terremoti  e  le 

fratture  del  suolo.  -  Riassunto  e  note  di  M.  S.  db  Rossi.        ,«      34 

Db  Rossi  M.  S.  -*  Le  fratture  vulcaniche  laziali  ed  i  terremoti 
del  Gennaio  1873.  (  Atti  della  P.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei 
T.  XXVI) „      34 

De  Rossi  M.  S.  -  Sulla  continuazione  del  Perìodo  Sismico  vul- 
canico apennino  dal  Febbraio  all'Aprile  1873 

Sbrpibri  Prof.  Alessandro.  -  Rapporto  delle  osservazioni  fatte 
sul  terremoto  del  12  Marzo  1873.  (V.  Supplemento  alla  Afe- 
teoroloaia  Italiana  del  1872)  -  Il  terremoto  e  le  sue  leggi  - 
(Seconda  Memoria.  Urbino  1874) pag.    35 

De  Rossi  M.  S.  -  Analisi  dei  tre  maggiori  terremoti  italiani 
avvenuti  nel  1874  in  ordine  specialmente  alle  fratture  del 
suolo.  (V.  Ani  della  P.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei  T.  XXYIII),        „      40 

Ed.  Suess.  -  Die  Erdbeben  des  siidlichen  Italien.  {Balle  Memo 
rie  deir Accademia  Imperiale  delle  Scienze),  Vienna  1874.  - 
(Sunto  estratto  dal  Bulletiino  del  R.  Comitato  Geologico 
Ualiano.  -  Aprile  1875 ,i      42 

Palmieri  Prof.  Luigi.  -  11  sismografo  portatile.  (V.  Atti  del- 

P Accademia  Pontaniana  di  Napoli^  1874) if      ^ 


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XXX  INDIGB 


Mbnsini  Iìloopo.  -  La  «pia  sismica  *  Nuovo  apparecchio  avvi- 
satore dei  terremoti.  (V.  Ricista  scientifica  del  Conte  Guido 
ViMsacATi,  Firenze,  Maggio  1875) pag.     68 

Mensini  Iacopo.  -  La  spia  ortosisoiica,  nuovo  apparecchio  av- 
visatore dei  terremoti  sussultori.  (  V,  Rivista  scientifica 
come  sopra.  Agosto  1875 „       71 

Il  Pikia.  -  Giornale  di  Chimica  e  Scienze  affini,  diretto  dal  Gav. 
Prof.  Silvestro  Zinno,  con  la  collaborazione  di  molti  di- 
stinti scienziati  -  Napoli  1875,  Anno  III. ,,       71 

la  torno  ai  lavori  publicati  nel  1874  e  1875  sulle  oscillazioni  dei 

pendoli.  *  Introduzione.  -  M.  S.  db  Rossi ,,       99 

Bertelli  P.  D.  Timoteo.  -  Osaervazioni  microaismiche  fatte  al 
Collegio  alla  Querce  presso  Firenze  nelFanno  meteorico 
1873,  e  rìspoeta  ad  alcune  obbiezioni  in  tomo  .alle  mede- 
sime. -  Atti  della  Pontificia  Accademia  dei  nuovi  Lincei» 
Sessione  VII,  5  Luglio  1874.  -  Riassunto  del  Prof.  Anto- 
nio Favaro •    •    •    •        „       99 

Monte  Prof.  Pietro,  Direttore  deirOsservatorio  Meéeorologico 
di  Livorno»  -  Altre  esperienze  sulla  verticale,  in  data  7 
Settembre  1874.  -  Terze  esperienze  sulla  verticale  in  data 
8  Decembrt)  1^4.  -  V«  Gazzetta  Livornese  n.  1046.  -M. 
S.  DE  Rossi 9,      102 

Monte  Prof.  Pietro.  -  Fallaci tà  dei  sismometri  isolati*  Arti- 
colo in  data  24  Gennaio  1875.  r  M.  S.  de  Rossi    ...        „      102 

De  Rossi  Cav.  Prof.  Michele  Stbpako.  -  Primi  risaltati  delle 
osservazioni  fatte  in  Roma  ed  in  Rocca  di  Papa  sulle  oscil- 
lazioni microscopiche  dei  pendoli.  -  Esperienze  e  ragiona- 
menti. -  V.  Atti  della  Pontif.  Accad.  dei  Nì40t>i  Lincei^ 
Ann.  XXVIII,  Sess.  II,  24  Gennaio  1875.  -  Riassunto  del 
Prof.  Antonio  F avaro „     103 

Monte  Prof.  D.  Pietro.  -  Osservatorio  di  Livorno.  -  Consi- 
derazioni sui  sismometri,  in  data  23  Maggio  1875. -Estratto 
dalla  Gazzetta  Livornese  4  e  5  Giugno  1875 ,,     106 

Bouquet  de  la  Grave.  -  V.  Comptes  rendìu,  n.  1 1 ,  22  Marzo 

1875,  pag.  725 106 

Bertelli  P.  D.  Timoteo.  -  Della  realtà  dei  moti  microsismici, 
ed  osservazioni  sui  medesimi,  fatte  nell'anno  1873-18^74  nel 
Collegio  alla  Quei*ce  presso  Firenze  e 

Melzi  P.  D.  Camillo,  barnabita.  -  Sulla  relazione  dei  moti 
tromometrici  e  le  velocità  del  vento.  -  V.  Atti  della  Poti- 
tificia  Accademia  dei  Nuovi  Lincei.  Anno  XXVIII,  Ses- 
sione IV,  21  Mai-zo  1875.  -  Riassunto  del  Profess.  An- 
tonio Favaro y,     107 

Monte  Prof.  Pietro.  -  Osservatorio  di  Livorno.  -  Del  sismo- 
metro  sussultorio.  -  Art.  in  data  15  Settembre  1875  nella 
Gazzetta  Livornese  n.  1318 ,,     110 

Db  Rossi  Michele  Stefano.  -  Relazione  sulle  norme  e  sugli 
istrumenti  econòmici  per  le  osservazioni  microsismiche, 
proposti  dal  P.  T.  Bertelu  e  M.  S.  de  Rossi.  -  V.  Atti 
delV Accademia  Pontificia  dei  Nuovi  Lincei,  Ann.  XXVID, 
Sess.  VI,  23  Maggio  1875.  -  Riassunto  dell'Autore    .     .        „     HI 

Pkhtklli  P.  D.  Timoteo.  -  Ti-oraometi-o  a  prisma.  -  V.  Bull, 
Meteorologico  del  R.  Collegio  Carlo  Alberto  in  Moncatieri^ 
Ottobre  1875.  -  M.  S.  db  Rossi ,,119 


INDICI  XXXI 


Tbb  iatb  colliert  SXPL0810N.  -  Brano  dì  articolo  anonimo  nel 

giornale  The  engineer  del  17  Decembre  1875 pag.  120 

AimOTAZlONE   SULLO    STATO    ODIERNO    DELLE    RICERCHE    MlCR08l«- 

8M1CBE.   -  M.   S.   DE  Rossi i*      1*2*2 

CORRISPONDENZA  PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 

Notizie  spettanti  al  Gennaio  1875. 

Grande  terremoto  microscopico  osservato  contemporaneamente 
in  Roma  ed  in  Firenze  ai  14  Gennaio  1875.  (M.  S.  de  Rossi 
cvn  lettera  del  eh*  P.  Bertelli) ^«       17 

Terremoti  presso  l'Etna  e  conati  eruttivi  del  medesimo  vulcano 
dal  7  al  20  Gennaio.  (NoHjte  rctceolte  nei  giornali  da  M. 
S.  DE  Rossi)  .    ' «>       1^ 

Perìodo   sismico  di  Romagna   dal  20  al  28  Gennaio.  (  Lettera 

del  eh.  Prof,  Alessandro  Serpi  eri  da  Urbino)  ....        ,«      21 

Notizie  spettanti  al*  Febbraio,  Marzo,  Aprile  e  Maggio  1875. 

Continuazione  del  Periodo  sismico  di  Romagna  e  massime  dei 
terremoti  del  18  Marzo ,  20  Aprile ,  6  Maggio.  (  Notisie 
riunite  di  M.  S.  db  Rossi  e  leu*  di  A.  Srrpibri    ...        ».      44 

NouziE  spettanti  al  Maggio,  Giugno,  Luglio  ed  Agosto  1875. 

Terremoto  del  21  Maggio  avvenuto  in  Toscana.  Emilia  e  Lom- 
bardia (  Lett.  del  P.  Cecchi  ,  Bertelli  ,  Monte,  Ragona, 
Serpieri,  Desideri,  F avaro  ed  altri).    . ii      72 

Nota  sul  terremoto  del  21  Maggio  (M.  S.  de  Rossi).     ...         «,      ^^ 

Periodo  sismico  nel  bacino  del  fiume  Nera  dal  15  a)  18  Giugno 
(Corrtsp,  Bertelli,  March.,  Liberati,  Conte  Saladini,  Prof. 
Santoni,  March.  Eroli  ecc.) ,,      74 

Terremoto  in  Gasamicciola  (Ischia)  avvenuto  il  13  Luglio  (Lett. 

del  P.  Bertelli) n      75 

Fenomeni  di  Livorno  dal  31  Luglio  al  2  Arrosto.  (Art.  del  Prof. 
P.  Monte,  pubblicato  dai  gioTTiali;  NotÌ2ie  di  giornali  e 
lett,  dei  Prof.  A.  Serpieri  e  T.  Bertelli) ,,      75 

Fenomeno  elettrico  sismico  di  Civitavecchia,  avvenuto  ai  4  Ago- 
sto. (Lett.  delVlngegn,  Angelo  Db  Andrkis) ,,      77 

Notizie  spettanti  al  Settembre,  Ottobre,  Novembre  1875  ed 
anteriori. 

Fenomeni  elettro  sismici  alla  Martinica  nel  1875.  (Comptes  Ren* 
dus  de  l'Ac.  des  Sciences  di  Parigi  del  18  Ottobre.  -  Let- 
tera di  M.  RivET  in  data  21  Settembre) ,,      84 

Il  Vesuvio  minaccia.  (NotiJtie  pubbliccUe  dal  professor  Palmieri 

ai  23  Novembre) m      85 

Nuova  apertura  nel  cratere  di  Pozzuoli.  (Giornali  della  prima 

decade  di  Novembre) i  •       85 

Notizie  e  studi  sul  Bulicame  di  Viterbo.  (Lett.  del  Prof.  Canco 

Simone  Medichini) .        n      ^8 

Osservazioni  microscopiche  delle  oscillazioni  spontanee  dei  pen- 
doli dal  Decembre  1874  al  Marzo  1875  espresse  grafica- 
mente in  decimi  di  mill ti      ^^ 

Schiarimento.  (M.  S.  db  Rossi) n      >v; 

Roma.  (M.  S.  de  Rossi) «t      '/^ 

Rocca  di  Papa.  (M.  S.  de  Rossi) »      ivi 

Firenze.  (P.  F.  Bertelli) n      ivi 


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BULLETTINO 


DEL 


VULCAKJSMO  ITALIANO 


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PERIODICO 
GEOLOGICO  ED  ABOHEOLOGICO 

per  r  osservazione  e  la  storia  dei  fenomeni  endogeni 

nel  suolo  d' Malia 

è 

REDATTO 

DAL  GAY.  PROF.  MICHELE  STEFANO  DE  ROSSI 


<*|«>- 


ANNO    III. 


ROMA. 

TIPOGRAFIA  DELLA  PACE 

•Piazza  della  Pace  N.  35 

1876 


(  I 


INDICE 


Delle  Materie  oonten-ate  nel  Volume 
deir  Anno  HI.  IST^e 


ARTICOLI 

Prifaiiono  (M.  S.  db  Rossi)  .    « pag.      1 

Qaadro  statistico  topografico  giornaliero  dei'  terremoti  ayyenuti 
in  Italia  nelVanno  meteorìco  1674  col  confronto  di  alcUni 
altri  fenomeni  compilato  da  M.  S.  de  Rossi.  Parte  I.  •  ,,  3 
Quadro  statistico  topografico  giornaliero  dei  terremoti  aTrenati 
in  Italia  nell'anno  meteorico  1874,  col  confronto  di  alcuni 
altri  fenomeni,  compilato'  dà  M.  S.  db  Rossi.  Parte  II.    .       ,,      17 

I  terremoti  di  Romagna   dal   Settembre  1874  al  Maggio   1876 

comparati  coi  movimenti  sismici  del^  intiera  penisola.  Os- 
senrazioni  del  Prof.  M.  S.  db  Rossi      ...*...       „      33 

II  meccanismo  del  vulcano   attivo  Stromboli,  di  Robert  Mal- 

UCT  M.  A.,  F.  R.  S.  —  Traduzione  per  cura  del  Prof.  0. 
Silvestri  (coh  tavola)    ', «^      53 

I  terremoti  ed  il  nuovo  osservatorio  sismico  di  Gorleone  in  Si- 
cilia -  Lettere  del  Sig.  Francesco  Paolo  Crbscihànno,  Capo 
dell'ufficio  telegrafico;  ed  osservazioni  del  Prof.  M .  S.  de  Rossi       ,,      07 

Sopra  due  grandi  perdite,  che  ha  fatto  la  vulcanologia.  Cenni 
del  Prof.  Orazio  Silvestri  in  memoria  di  Carlo  Sainte- 
Claire-Deville  e  Wolfgangò  Sartorius  di  Waltershausen  .       .,     1^ 

BÌBLIOfiMnA  CON  ANNOTAZIONI 

BiANOOMi  Dott.  Antonio.  -  Variazione  del  livello  dell'acqua  dei 
pozzi  per  la  pressione  atmosferica.  V.  Memorie  dell* Acca- 
demia delle  Scienze  delV  htiiuto  di  Bologna.  Serie  IH. 
Tomo  V    •    .    .    - „        8 

Desideri  Prof.  Carlo.  -  Saggio  delle  osservazioni  sul  cambia- 
mento di  livello  dell'acqua  di  un  pozzo  in  Pescia.  V.  i?t- 
vista  Scient^O'industriale  di  Fitenjie.  Luglio  1874    .    .        ,,        9 

Ragona  Prof.  DoitENloo  Dirett.  del  R*  Osa.  di  Modena.  -  Nota 
relativa  ad.  una  cronaca  di  Fiumalbo.  -  V.  JRttnsta  scienti-- 
fica  di  Firenze  .....    4 „      \% 

Sbrpibri  Prof.  P.  A.  ^  Determinazione  delle  basi  e  delle  leggi 


yi  INDICI 


del  grande  terremoto  avvenuto  in  ItaHa  nella  notte  17-18 

Mano  1875 pag.     21 

Fa  VARO  Prof.  A.  -  Sopra  due  nuovi  aismametrì*  -  (Sm  einfor 
cher  Srdbebenmesser  von  ProC  E.  STAHiASBaKR;  e  Descri-- 
jiione  dei  tré  apparecchi  autografici  elettremagnetici  ideati 
dal  Prof.  Ettork  Oiuuani) .       «»     23 

Favaro  Prof.  A.  -  Intorno  ad  alcuni  studi  del   Dott.  Schmidt 

sui  terremoti.  -  (Erdbeben  von  Doct.  J.  F.  Julius  Sghhidt)       ,,     27 

Galli  Prof.  D.  Ignazio  e  Drruooi  Ingegn.  Paoifioo.  -  Meteo- 
rologia della  ProTinoia  romana  con  applicazioni.  -  Pubbli- 
cazione mensile  dell'Osservatorio  meteorologico  municipale 
di  Velletri „     29 

Skrpieri  P.  a.  •  Sul  terremoto  avvenuto  in  Italia  la  notte  del  17 

al  18  Marzo.  -  Prime  note  e  riflessioni.    ..••••       „      46 

Db  Rossi  Prof.  M.  S.  -  Discussione  sopra  le  conclusioni  di  un 
articolo  del  eh.  Prof.  P.  Mokis  di  Livorno,  intitolato:  Con- 
siderazioni sui  sismometri , „      46 

Dbnza  P.  Francesco.  -<  Il  terremoto  del  18  Marzo  1875  e  le 

vicende  meteorologiche  che  T  accompagnarono     ....        „      46 

Favaro  Prof.  Antonio.  -  Di  alcuni  fenomeni  che  accompagnano 

i  terremoti  e  dei  mezzi  atti  ad  attenuarne  gli  effetti    .    .        ,,      47 

Palmieri  Prof.  Luigi.  -  Del  peso  specifico  delle  lave  vesuviane 

nel  più  perfetto  stato  di  fusione   .......•••       ,|      47 

Pavia  Ambrogio.  -  Considerazioni  sui  terremoti  e  sulle  mac- 
chie solari „      47 

Ragona  Prof.  Domenico.  -  Pioggia  rossa  caduta  in  Termini-Ime - 

rese  (Sicilia)  il  25  Marzo  1876 .        „      48 

Zecchini  Pierviviano  -  Lett  al  Cav.  Giustiniano  Nicolucgi, 
sul  saggio  di  una  teoria  dei  Vulcani  pubblicato  dal  Prof. 
Arturo  Issel *...'.       ,,      48 

Zarlenga  R.  -  Breve  aanotacione  ni  terremoti. della  valle  di 

Sora  del  1873 ,,48 

Sauno  Fr.  -  Il  gruppo  delle  isole  Eolie i      49 

Analisi  deirOltvina  del  Vesuvio i^      49 

Analisi  della  Vesuviana*     •    «    •    .    • '•       i,      49 

Coppi  Prof.  Francesco.  -  Brevi  note  sulle  sabe  modenesi  •    .       „      49 

Perret  Alex.  -  Sur  la  fréquence  des   tremblements  de  terre 

relativement  à  Tage  de  la  lune „      49 

Struever  'G.  -  Studi  sui  minerali  del  Lazio.  Parte  I.  »  (Sunto 
estratto  dal  ButUtHno  del  £•  Comitato  Geologico  Italiano,  - 
Maggio  e  Giugno  1876) „      94 

Grablovftz  Giulio.  -  Nuova  teoria  sismica  delle  maree.  -  Breve 

esposizione.  -  (Sunto  del  Prof.  Antonio  Favabo)    ...       „      95 


iHDioa  VII 


GORRISPONDEIiZA  PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 

Nonns  spbttamti  al  Dbcbmbrb  1875,  Gbnuaiq  1876, 

Vaito  terremoto  Qeiritalia  media  e  meridionale  awanuto  ai  6 

Decembre  1875  {Primo  esam^  delle  notUie  raccolte  da  M.  S.    pag. 

DB  Rossi) ....,••.•       n      13 

Cronaca  vesaviana  (Lett.  e  BulleUini  del  Prof.  Lmoi  Palboeu)       „      i4 

Conati  erattÌTi  dell'Etna.  IPai  giornali) „      15 

Nuotì  osservatori  ed  osservatori}  in  Italia  e  notizie  sismiche  di 

Fermo  e  Spoleto.  ^(Lett,  del  Prof.  Arpago  Ricci  di  Spo' 

letOf  e  del  Prof.  D.  Robx&to  Papiri  di  Fermo)  ....       n      ^^ 

NonZIB  SPBTTANTI  AL  MaRZO  B  API|UfS   1876. 

Cronaca  vesuviana.  (Dai  giornali  e  Prof.  L.  Paliobbi^  •    •    •        „      50 

NOTIZIB  SPBTTAMTI  AL  MaRZO,  ApRILB  B  MaGQIO   1876. 

Borrascfli  elettrosismica  a  Castrovillari,  15  Marzo  1876  (Art.  del 

Prof.  A.  Sbrpibri  nel  Bull.  Telegr.^  Aprile  1876;  ...       „      80 

Sai  medesimo  fenomeno  in  Cosenza  (Lett.  del  Dott.  Dombnioo 
Conti  al  eh.  P.  A.  Sbochi,  estratta  dal  Bull.  met.  delVOse. 
del  CoU.  Rom.  Marzo  1876; >>      SI 

Annotazione  con  notizie  di  Livorno,   Porretta  e  Roma  (M.  S. 

DB  RoSSIy  LORBNZINI,  MoMTB) i»        8i 

Continoazione  del  periodo  sismico  di  Spoleto  e  segnatamente 
della  scossa  del  22  Maggio  1876.  (Oteervazioni  di  M.  S. 
DB  Rossiy  e  lett.  del  Prof.  Arpaqo  Rigci^ „      83 

Patti  ed  osservazioni  sismiche  nel  Maggio,  Luglio  e  Settembre 

in  Narni.  (Lett.  del  Prof.  D.  Robcbo  Fagioli^     ....       „      86 

Duplice  periodo  sismico  contemporaneo  nel  Monte  Baldo   nel 

Veneto  e  a  Corleone  in  Sicilia,  dall'Aprile  al  Giugno  .    .       „      89 

Notizie  compbndiatb  di  terremoti,  disposte  in  gruppi  topo- 
grafici,  dell'anno  meteorico  1876:  Decembre  1875,  e 
Gennaio-Maggio  1876 „      89 

—  Giugno-Novembre  1876 •' i»    122 

QUADRI  SINOTTICI  E  CRONOLOBICI  DEI  FENOMENI  ENDOGENI  ITALIANI 
COL  CONFRONTO  DI  ALTRI  FENOMENI  DELL'ANNO  METEORICO  1878 

Avvertenza  e  schiarimenti I 

Quadri  di  Agosto  1873 H-Vm 

Quadri  di  Settembre  1873 VIII-XV 

Quadri  di  Ottobre  1873 XV-XVH 

Quadri  di  Novembre  1873  .     .     .    / XVIl-XIX 

Quadri  di  Decembre  1873  ....    ' XIX-XXII 


TIII  INDIO! 


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Qaadrì  di  Gennaio  1874 pag.      XVIUXXVI 

Quadri  di  Febbraio  1874    ... .        XXVI-XXIX 

Quadri  di  Marzo  1874 XXIX-XXXH 

Quadri  di  Aprile  1874    ..• XXXfl-XXXlV 

Quadri  di  Maggio  1874 .    .    , .   XXXIV-XXXV 

Quadri  di  Giugno  1874 XXXVI^XXXVII 

Quadri  di  Luglio  1874 XXXVII.XXXyiII  (1) 

Quadri  di  Agosto  1874 XXXVIII-XXXIX 

Quadri  di  Settembre  1874 « XL 

Quadri  di  Ottobre  1874 XLH 

Quadri  di  Novembre  1874   ...    i    ........    .         XLVI 

Dichiarazione  della  tavola  grafica  dei  terremoti  del  1874:    .     .        n      16 
Tavola  grafiea  doi  terremoti  ItaNanl  del  1874. 


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PREFAZIONE 


opo  un  biennio  di  vita  di  questo  periodico  è  ora  di  vo- 
se le  sue  publicazioni  corrispondano  al  programma.  La 

del  volume  in  ambedue  gli  anni  oltrepassa  le  100  pa- 
promesse.  Nella  materia,  quantunque  ninna  delle  sezioni 

bilite  sia  stata  trascurata,  mancò  lo  svolgimento.  Sopra 
[la  Storia  del  Vulcanismo  Italiano  fu  sacrificata  perchè 

ente  trattata,  e  la  Bibliografia  rimase  arretrata  e  man- 
.  Oltre  a  ciò  le  Tavole  sinottiche  sembrano  progredire  len- 
nte  non  essendo  ancora  finito  V  anno  1873.  Tutto  ciò  dimo- 
ehe  la  materia  abbonda  e  le  proporzioni  del  BuUettino, 
kunque  allargate  oltre  il  dovere,  sono  meschine  per  abbrac- 
1  tutta.  Se  dunque  il  BuUettino  si  mostra  insufficiente 
kto  alla  vastità  del  campo  che  imprese  a  coltivare  con  ciò 
m  manifesta  la  propria  utilità  in  confronto  della  sua  man- 
.  anteriore.  Il  BuUettino  potrebbe  meglio  conseguire  il  suo 
\j  se  avesse  mezzi  per  allargare  di  più  le  sue  publicazioni. 
gli  mancano  certo  né  la  materia,  né  la  spontanea  colla- 
none  dei  dotti,  né  Fattività  cortese  dei  corrispondenti.  È 
larsità  degli  abbonati  che  non  permette  di  largheggiare. 
Non  mancando  però  il  buon  volere  ed  il  fermo  proposito, 
vore  del  mondo  scientifico  che  compensa  i  sacrifici,  l' im- 
potrà vivere  e  prosperare  adattandosi  alle  circostanze. 
E  per  ovviare  prontamente  agli  inconvenienti  dello  spazio 

lamentati  introdurrò  nella  bibliografia  un  nuovo  sistema, 
ondo  i  riassunti  delle  opere  dai  semplici  annunzi  delle 

ime.  In  questi  secondi  procurerò  di  esser  pronto  e  com- 

AMNO   IH.  FA  se.    I.  1 


PBEFA2I0MR 


pleto  il  più  possibile;  ai  primi  farò  luogo  secondo  Topportu- 
nìtÀ  delia  materia»  senza  attenermi  all'ordine  loro  cronologico 
In  questa  guisa  la  bibliografia  certamente  migliorerà,  ma  mi 
occorre  la  cooperazìone  dei  dotti  e  sopratutto  degli  autori  nel 
farmi  prontamente  conoscere  i  loro  lavori. 

Per  le  Tavole  sinottiche  poi  debbo  in  primo  luogo  far 
notare  che  Tanno  1873  fu  eccezionale  per  il  numero  dei  ter- 
remoti avvenuti  in  Italia  e  che  V  inesperienza  dello  spazio 
occupato  dalle  descrizioni  loro  mi  lasciò  publicarle  in  forma 
alquanto  verbosa  e  senza  sopprimere  alcuni  particolari  di  im- 
portanza secondaria.  Cosi  essi  hanno  assorbito  uno  spazio  ecces- 
sivo. In  quest'anno  riducendo  alla  parte  essenziale  i  fatti  e 
dedicando  qualche  pagina  di  più  alle  tavole  sinottiche,  vorrei 
ottenere  non  solo  di  compire  il  1873»  ma  eziandio  di  pubbli- 
care il  1874;  potendo  così  le  tavole  sinottiche  servire  anche 
di  indice  per  il  quadro  grafico  dell'anno  medesimo. 

Finalmente  in  quest'anno  comparirà  assai  più  perfezionata 
la  publicazione  delle  osservazioni  microscopiche  dei  movimenti 
del  pendolo  nelle  varie  regioni  d' Italia.  Di  questo  nuovo  stu- 
dio nell'anno  decorso  per  molte  ragioni  ho  potuto  dare  appena 
un  saggio.  In  quest'anno  però  e  per  l'essersi  di  molto  molti- 
plicati gli  osservatori,  e  per  i  concerti  presi  coi  medesimi  sul 
modo  di  publicare  i  risultati  de'  loro  studi»  posso  assicurare  che 
questo  nuovo  campo  di  ricerche  nato  e  cresciuto  in  Italia,  si 
mostrerà  ubertoso  e  fornirà  ricca  messe  all'  indagine  dei  dotti. 

Sembrami  per  mia  parte  di  non  mancare  di  impegno  e 
di  industria  per  rendere  ogni  anno  migliore  questa  publica- 
sdone,  e  corrispondere  così  al  favore  che  le  dimostrano  tutti  i 
cultori  della  Geologia  o  della  Fisica  terrestre. 


A&iCHSLB   Stefano  de  Rossi 


QUADRO  GENERALE 

Statistico  Topografico  Giornaliero 

DEI  TERREMOTI  AVVENUTI  IN  ITALIA 

NELUANNO  METEORICO  1874 

COL  CONPRONTO  DI  ALCUNI  ALTRI  PENOBiENI 

COMPILATO  DA  M.  8.  DE  ROSSI 


Esame  generale  del  Quadro 

Allorché  nel  principio  del  1874  pubblicai  il  primo  quadro 
grafico  e  statistico  rappresentante  il  movimento  del  suolo  ita- 
liano durante  l'anno  1873 ,  accompagnai  quello  specchio  con 
un  esteso  articolo  per  &r  rilevare  i  dati  che  risultavano  da 
quel  nuovo  modo  di  esaminare  la  serie  dei  terremoti  (1).  Oggi 
presentando  un  simile  quadro  grafico  relativo  al  medesimo  fe- 
nomeno per  Tanno  1874,  stimo  opportuno  di  limitare  le  os- 
servazioni sul  quadro  1874  ai  punti  soltanto  prìncipalissimi, 
lasciandomi  il  campo  assai  più  vasto  e  fruttuoso  in  seguito 
all'esame  complessivo  di  un  intiero  triennio.  Ognuno  vede  come 
i  ragionamenti  basati  sopra  una  statistica  di  &ttì  divengano 
ben  fondati  e  sicuri  ricavandoli  dal  triennio  piuttosto  che  dal 
biennio.  Con  ciò  credo  aver  sufficientemente  giustificato  la  poca 
estensione  che  son  per  dare  alle  mie  parole,  nelle  quali  toc- 


(1)  Periodo  sismico  italiano  del   1878,  V.  BuU.  del  Vale.  Ita- 
liano anno  1  jOennaio  1874, 


QUADRO  OKKIBALS 


cherò  alquanto,  particolareggiatamente  solo  ì  punti  che  nel- 
r  anno  1874  lasciai  quasi  privi  di  illustrazione.  Non  mancherò 
peraltro  di  fornire  ed  in  parte  ripetere  tutte  le  indicazioni  che 
servano  a  chiarire  il  metodo,  secondo  il  quale  lo  specchio  gra- 
fico fii  compilato;  acciò  chi  volesse  studiarne  i  dati  possa  fa- 
cilmente trame  ampio  profitto. 

I  dodici  ^mesi  dell'  anno  meteorico  Decembre-Novembre, 
formano  le  dodici  colonne  verticali  dello  specchio  suddivise  in 
altrettanti  quadrellini  o  piuttosto  colonne  di  quadrellini  cor- 
rispondenti ai  singoli  giorni  di  ciascun  mese.  In  sei  zone  oriz- 
zontali poi  si  divide  la  materia  graficamente  disposta,  di  modo 
che  la  serie  verticale  dei  quadrellini  di  ciascun  giorno  rima- 
nendo divisa  in  sei  parti  presenta  soi  diversi  capi  di  osserva- 
zioni. Anzi  la  sesta  zona  contenendo  due  generi  di  fenomeni 
chiamati  a  confronto  dei  fatti  sismici,  possiamo  dire  essere 
sette  i  capi  della  nostra  analisi  grafica. 

La  prima  zona  rappresenta  il  numero  delle  scosse  avver- 
tite in  Italia^  o  {piuttosto  delle  quali  ho  avuto  notizia  per  cia- 
scun giorno.  Ogni  quadratino  coperto  nero  addita  una  scossa 
avvenuta  nella  penisola.  È  chiaro  che  lo  svolgimento  orizzontale 
di  questa  zona  darà,  insieme  il  numero  totale  dei  terremoti 
italiani  e  la  loro  distribuzione  in  gruppi,  che  formeranno  una 
vera  curva  di  massima  e  minima  frequenza  del  nostro  feno- 
meno. In  questa  zona  potremo  adunque  studiarne  il  perìodo. 

Salta  agli  occhi  il  massimo  sismico  verificatosi  nel  prin- 
cipio di  Settembre  e  continuato  poscia  neirOttobre  e  Novembre. 
Altro  massimo  minore  si  ebbe  nel  Dicembre  1873  ed  il  mi- 
nimo annuale  delle  scosse  cadde  dal  mezzo  Aprile  al  mezzo 
Agosto.  Per  ciò  che  riguarda  il  perìodo  nel  quadro  dell'antece- 
dente anno  1873  feci  notare  un  massimo  mensile  con  un  pe- 
rìodo di  ritorno  della  attività  sismica  in  un  giro  circa  decadico. 


DEI  TBBBSHOTI  AyyKITOTI  IK  ITALIA 


La  medesima  osservazione  potrebbe  farsi  anche  nel  quadro 
presente,  ma  non  tanto  chiaramente  quanto  nel  quadro  pas- 
sato^ e  perciò  rimetto  la  trattazione  e  l' analisi  di  questo  dato 
all'esame  più  esteso  del  triennio. 

La  seconda  zona  rappresenta  le  fasi  della  luna.  Intorno 
alle  relazioni  di  queste  con  i  movimenti  del  suoloi  anche  testò 
il  Perrey  ha  presentato  all'Accademia  delle  Scienze  di  Parigi 
un  importante  lavoro.  Ih  esso  sono  discusse  le  predette  rela- 
zioni sopra  una  scala  assai  più  vasta^  che  non  è  il  corso  nostro 
di  un  anno,  e  perciò  mi  astengo  dall'esame  di  questo  punto 
contentandomi  per  ora  di  fornire  al  Perrey  i  dati  nostri  ita- 
liani diligentemente  raccolti  e  classificati  come  elemento  non 
ispregevole  da  collocare  nella  serie  degli  altri  da  esso  esaminati. 

Yiene  in  terzo  luogo  la  zona  rappresentante  convenzio- 
nalmente la  intensità  dei  terremoti.  Questa  perchò  possa  anche 
essa  porci  sotto  gli  occhi  i  suoi  periodi  e  renderceli  parago- 
nabili col  numero  degli  scuotimenti  di  suolo,  ho  dovuto  come 
neir  anno  passato  arbitrariamente  dividere  in  dieci  gradi  de- 
dotti dagli  effetti  del  fenomeno.  Siffatta  scala  ò  la  medesima  • 
adoperata  nel  passato  anno:  ma  coli' esperienza  ho  potuto 
completarla  in  quanto  ai  fatti  che  possono  fornire  un  criterio 
per  la  determinazione  del  grado.  Perciò  tornerò  a  pubblicarla 
nella  dichiarazione  della  tavola.  Nel  quadro  grafico  si  rappre- 
senta la  forza  della  scossa  col  tingere  in  nero  tanti  quadrellini 
quanti  gradi  della  scala  convenzionale  furono  sorpassati  dal 
terremoto.  Quivi  si  vede  ciò  che  già  appariva  nel  1873;  cor- 
rispondere cioè  r  aumento  della  forza  all'  accumularsi  del  nu- 
mero delle  scosse.  Si  vede  però  eziandio  talvolta  la  forza  so- 
stituita al  numero  nel  rappresentare  il  massimo  di  un  periodo 
sismico.  Anche  questo  punto  vuol  essere  meglio  analizzato 
sopra  l'esperienza  di  un  triennio. 


6  QUADRO  OEN'KRALB 


La  quarta  e  la  quinta  zona  rappresentano  la  distribuzione 
topografica  del  fenomeno  sismico.  La  quarta  dimostra  per  cia- 
scun giorno  quali  regioni  e  quanta  parte  delle  medesime  fu 
urtata  nel  senso  della  longitudine.  La  quinta  ìndica  lo  stesso 
nel  senso  delia  latitudine.  In  questa  porzione  delia  tavola  gra- 
fica noi  vediamo  a  colpo  d*  occhio  la  vastità  della  estensione 
in  superficie  dei  terremoti  considerevoli  ed  insieme  vediamo 
come  le  piccole  scosse  si  distribuiscano  ora  saltando  d*una  in 
altra  regione,  ora  fermandosi  qualche  tempo  in  una  sola  od  in 
due  diverse,  ora  alternandosi  con  una  certa  regolarità.  Vediamo 
ivi  quali  sono  i  luoghi  preferiti  dal  fenomeno  è  perciò  quali 
sono  i  centri  di  commozione.  Uno  studio  accurato  di  questa 
topografia  potrà  col  tempo  esser  ferace  di  risultati.  Uà  intanto 
e  neiralternanza  e  nella  contemporaneità  delle  scosse  apparisce 
già  così  chiara  V  identità  ed  unicità  del  sistema  od  apparec- 
chio sismico  italiano,  che  la  ripetizione  delle  osservazioni  non 
farà  credo  altro  che  confermare  questo  dato  e  questo  canone 
scientifico  della  unità  della  causa  producente  i  terremoti  e  della 
unità  pure  dell'apparecchio,  nel  quale  si  espande  quella  forza 
che  ora  in  un  punto  ed  ora  in  un  altro  elegge  il  centro  della 
sua  attività. 

La  sesta  zona  contiene  la  curva  barometrica,  secondo  l' os- 
servazione fatta  a  mezzodì  neirOsservatorio  del  Collegio  Ito- 
mano.  In  questa  curva  intendo  rappresentare  soltanto  Tanda- 
mento  generale  diurno  delia  pressione  atmosferica  in  un  punto 
circa  medio  dell'  Italia,  onde  dimostrarne  i  periodi  delle  bur- 
rasche. Molti  hanno  affermato  e  molti  hanno  negato  un'  intima 
connessione  fra  i  terremoti  e  la  pressione  atmosferica.  Nella 
illustrazione  del  quadro  grafico  del  1873  dimostrai  come  dai 
dati  del  quadro  medesimo  appariva  evidente  una  qualche  con- 
nessione fra  i  due  fenomeni,  ma  connessione  che  non  li  legava 


UEI  TRBBEMOTI  ÀWEITTm  IN  ITALU 


insieme  come  causa  ed  effetto.  Esponeva  allora  alcuni  miei 
punti  di  vista,  che  trovo  confermati  dalle  osservazioni  delineate 
nella  tavola  grafica  del  1874.  Ma  anche  in  questa  materia 
come  nel  resto  sospendo  ora  l'addentrarmi  di  più,  per  ripren- 
derne la  trattazione  coir  esperienza  eziandio  del  1875. 

Finalmente  havvi  un  punto  che  fu  assai  poco  trattato 
tato  nella  illustrazione  del  quadro  grafico  del  1873  e  che  in 
questo  del  1874  trova  svolgimento,  massime  in  seguito  degli 
studi  da  altri  intrapresi  intorno  a  tale  materia.  Nel  citato  qua- 
dro io  tentai  per  il  primo  di  stabilire  un  confronto  costante 
fra  i  fenomeni  sismici,  la  curva  barometrica  e  le  variazioni  di 
livello  di  un  pozzo  in  Torretta.  Questo  pozzo  soleva  essere  os- 
servato dal  Lorenzini  nelle  occasioni  di  scuotimenti  sismici, 
perchè  lo  trovava  assai  sensibile  ai  moti  tellurici.  Infatti  essen- 
do cosa  nota  neir  istoria  dei  terremoti  grandiosi  il  dissecca- 
mento ed  il  rigonfiamento  delle  acque  dei  pozzi,  l'osservazione 
del  Lorenzini  diretta  alle  piccole  variazioni  causate  dai  pic- 
coli terremoti  poteva  divenire  utile  alla  sismologia.  Dietro  il 
mio  consiglio  come  riferii  nel  decorso  anno  il  Lorenzini  intra- 
prese osservazioni  quotidiane  indipendentemente  dal  terrenioto. 
Allorché  io  pubblicai  il  citato  quadro  soli  cinque  mesi  erano 
decorsi  da  che  il  Lorenzini  faceva  osservazioni  giornaliere,  ma 
furono  però  i  cinque  mesi  della  massima  attività  sismica  ita- 
liana recentemente  verificata.  L'attività  risiedeva  nel  Veneto; 
quindi  il  Lorenzini  non  se  ne  trovava  estremamente  lontano. 
Questo  fenomeno  come  ognuno  vede  merita  speciale  discus- 
sione massime  in  conseguenza  che  dopo  il  Lorenzini  anche 
altri  si  è  occupato  di  studiarlo,  come  apparisce  dalla  biblio- 
grafia. Perciò  vi  dedicherò  la  seconda  parte  di  questa  illustra- 
zione del  quadro  grafico. 

M.  S.  Bs  Bossi 


BIBLIOGRAFIA 


BIANCONI  (Mt  tetHrft).  VariaiioiM  dal  IìtsUo  deU' acqua  dei  poni 
par  la  preMione  atmosferica.  V.  MemarU  dell*  Accademia  deOe  Sdefnzt 
deir  Istituto  di  Bologna.  Serie  ni.  Tomo  Y. 


Fa  scopo  dello  studio  del  compianto  Bianconi  immaturamente  ra- 
pito al  bene  della  scienza  ed  all'  onore  della  patria ,  il  yeriBcare  e 
confrontare  in  Bologna  i  fenomeni  di  Tariaà<me  di  IìtcUo  ossenrati  dal 
Lorenzini  in  Porretta  e  pubblicati  dal  de  Rossi.  Scelse  perciò  un  pozzo 
nel  quale  non  si  attingeva  r  acqua  e  poscia  nella  seduta  del  30  Aprile 
1874  deir  Istituto,  riferiya  i  seguenti  risultati  delle  sue  osservazioni. 

Intraprese  egli  le  ossenrazioni  giornaliere  ai  88  Febbraio  le  pro- 
seguì sino  a  tutto  il  89  Aprile,  ed  erano  da  lui  ripetute  quattro  Tolte 
al  giorno  e  nelle  ore  precisamente  in  cui  alPOssenratorio  Astronomico 
si  notano  le  yariazioni  barometriche,  e  ciò  per  potere  con  più  preci- 
sione mettere  a  confronto  le  oscillazioni  barometriche  collo  stato  del 
liyello  deir  acqua  di  quel  pozzo. 

Il  Bianconi  quindi  fa  notare,  come  per  siflhtte  ricerche,  sieno  pro- 
pid  quei  lassi  di  stagione  in  cui  non  cade  pioggia,  la  quale  poi  dopo 
essere  giunta  ai  serbatoi  che  alimentano  i  pozzi  può  yenire  alterando 
le  ossenrazioni  che  si  praticassero  sul  lirello  delle  acque  stesse.  Esso 
poi  sotto  questo  rapporto  è  stato  faYorìto  dalla  stagione  giacché  per 
quasi  i  primi  iO  giorni  tale  causa  modificante  non  è  Tenuta  a  distur- 
bare le  sue  osservazioni.  Poscia  passa  alla  dettagliata  descrizione  dei 
risultati  ottenuti  messi  a  confronto  colle  variazioni  barometriche,  e  tali 
oscillazioni  sì  barometriche,  che  del  liTello  delP  acqua  del  pozzo  sono 
rappresentate  in  sistema  grafico. 

Esso  quindi  riepiloga  questo  primo  periodo  di  osservazioni  nel 
modo  seguente.  «  Incominciando  le  due  linee,  la  barometrica  e  la  pu- 
»  teale  con  analoga  saliui  si  incontra  un  primo  punto  comune  di  mas- 
»  Simo  abbassamento  agli  11  Marzo  i  quali  punti  di  concordi  abbas- 


BIBLIOGÀFIA 


9  samenti  8i  rinnoTano  nei  giorni  IB  e  80  Marzo  e  6  Aprile.  I  massimi 
»  innalzamenti  o  punti  culminanti  delle  due  linee  si  trovano  poi  coin- 
B  cidere  in  ambedue  le  linee  nei  giorni  14,  17,  82,  87  Marzo  e  7 
9  Aprile. 

3»  La  stagione  poscia  cangiò  e  divenne  piovosa  per  parecchi  giorni, 
»  e  quindi  si  incominciava  un  periodo  in  cui  le  oscillazioni  del  pelo 
s  d\acqua  per  la  pressione  atmosferica  potevano  essere  larvate  dal- 
^  r  affluire  delle  acque  in  copia  entro  al  pozzo.  Notato  come  nei  primi 
»  giorni  di  pioggia  si  trova  un  accordo  fra  la  pressione  atmosferica  ed 
»  il  livello  dell'  acqua,  in  cui  certamente  non  poteva  ancora  farsi  sen- 
9  tire  Fazione  della  pioggia,  tale  accordo  poi  cessò  dal  14  Aprile  in 
»  coi,  il  barometro  innalzatosi,  il  livello  puteale  sentiva  la  influenza 
»  deir  accrescersi  delle  acque  per  la  pioggia  caduta.  Dopo  un  cerio 
»  lasso  dì  tempo  e  cioè  dopo  cinque  giorni  le  linee  tornarono  a  mo- 
9  strare  giorno  per  giorno  i  rapporti  consueti  fra  le  variazioni  di 
»  pressione  ed  il  livello  deir  acqua  del  pozzo.  » 

Dopo  avere  accennato  di  sfuggita  qualche  idea  per  ispiegare  que- 
sto fatto  della  sensibilità  del  livello  deir  acqua  puteale  alle  variazioni 
atmosferiche,  conchiude  dicendo  a  sperare  di  aver  potuto  stabilire  colle 
9  presenti  ricerche  quanto  basta,  perchè  d'ora  in  avanti  negli  studi 
>  che  si  faranno  intomo  alle  commozioni  del  suolo  in  relazione  coi 
»  mutamenti  che  subiscono  i  pozzi  ;  farà  d' uopo  tener  calcolo  della 
»  variabilità  dei  pozzi  stessi  in  dipendenza  dello  stato  barometrico 
^  deir  atmosfera.  » 

DESIDERI  (Prof.  Carlo).  Saggio  delle  Osservazioni  sul  cambiamento  di 
livello  nell'acqua  di  un  pozzo  in  Poscia.  V.  Rivista  Scientifico-industriale 
di  Firenze.  Luglio  1874. 

Quasi  contemporaneamente  al  Bianconi  l'egregio  Prof.  Carlo  Desi- 
deri di  Poscia  impressionato  dall'  importanza  del  fenomeno  puteale  da 
me  segnalato  nella  publicazione  del  quadro  sismico  del  1873  intra- 
prendeva studi  simili  a  quelli  del  Bianconi.  Questi  ebbe  il  felice  pen- 
siero di  fare  e  far  fare  osservazioni  simultaneamente  in  tre  pozzi  diversi 
collocati  in  luoghi  non  lontani  ma  neppure  vicini  fra  loro.  Presto  egli 


10  BlfiLlOORlFU 


si  avTide  della  importanza  e  dello  srolgimento  che  aTrebbe  potato 
prendere  questo  studio  al  quale  decise  di  dedicarsi  con  ogni  cura. 
Volle  però  intanto  pubblicare  un  primo  saggio  delle  sue  ossenranoni. 
Scelse  perciò  i  pochi  giorni  che  corrono  dal  85  al  30  Maggio  1871  per 
formare  un  quadro  grafico  comparativo  delle  due  curre  barometriche 
e  puteale.  Le  sue  conclusioni  non  differiscono  da  quelle  dd  Bianconi, 
ma  anzi  sono  alquanto  pii!t  precise  o  particolareggiate  e  mentre  atten- 
diamo la  pubblicazione  degli  ulteriori  studi  del  Desideri  mi  gode  Tanimo 
di  riportare  la  figura  delle  prime  corre  da  esso  pubblicata  e  le  parole 
colle  quali  conclude  il  suo  importante  primo  Saggio  delie  oswrwaiom. 

«  Stando  all'  esame  delle  curve,  il  rapporto  fra  le  variazioni  del 
»  pozzo  e  quelle  del  barometro  verrebbe  subito  manifesto  e  parrebbe 
»  che  il  primo  tenda  a  crescere  col  calar  del  secondo  e  viceversa.  Si 
»  direbbe  però  che  il  barometro  anticipi  sempre  di  qualche  ora  sul 
»  pozzo  le  sue  variazioni.  Ed  invero  noi  troviamo  che  mentre  dalle  8 
»  antimeridiane  del  25  alle  10  antimeridiane  del  26  il  barometro  crebbe 
9  ed  il  pozzo  calò  rapidamente,  questo  dalle  10  antìm.  del  S6  alle  8 
D  pom.  del  87  die  segno  di  aver  sentito  l'abbassamento  del  barometro, 
D  in  quel  periodo  verificatosi,  solo  col  diminuire  la  rapidità  del  suo 
»  decrescimento,  e  non  cominciò  a  decrescere  se  non  dalle  8  antim. 
»  alle  8  pom.  del  87,  spazio  di  tempo  durante  il  quale  il  barometro 
»  né  crebbe  né  calò.  Il  pozzo  durò  il  suo  incremento  fino  alle  5'/^ 
»  pom.  per  tornare  a  calare  col  crescere  del  barometro  il  quale  già 
D  circa  tre  ore  prima  aveva  ricominciato  il  suo  moto  ascendente. 
>  Dalle  5/^  pom.  del  27  alle  8  pom.  del  31  il  pozzo  calò  sempre  con 
»  velocità  variabile  e  non  manirestò  di  aver  sentito  il  leggero  abbas- 
»  samento  del  barometro,  verificatosi  dalle  10  antim.  alle  8  pom.  del  30, 
»  se  non  col  rimanere  quasi  costante  dalle  W/^  antim.  alle  i  pom. 

»  Propriamente  si  direbbe  che  la  pressione  atmosferica  non  abbia 
»  azione  immediata  che  sulla  velocità  degli  accrescimenti  ed  abbas- 
y>  samenti  del  pozzo,  e  che  gli  uni  per  cambiarsi  negli  altri  abbian 
»  bisogno  d' un  certo  tempo,  quasi  che  V  acqua,  per  esser  ricacciata 
9  dentro  o  per  nuovamente  scaturire,  indugi   onde  vincere  una  resi- 


BIBLIOGUFU 


>  steoza  dovuta  forse  alla  strettezza  della  scaturigiae  ed  alla  forza 
"  TÌTa  che  la  massa  dell'acqua  aveva  precedentemente  acquistala  per  ] 
»  la  velocità  di  efflusso  nel  verso  contrario. 

>  Con  duli  sì  poco  numerosi  sarebbe  leinerìtà  il  volere  uzzardarej 


12  BIBLIOGIUnÀ 


»  in  miodo  positivo  alcuna  ipotesi  sulla  cagiono  del  fenomeno;  ciò  non 
»  può  farsi  se  non  dietro  Faccurato  studio  dei  resaltati  di  molteplici 
9  e  srariate  esperienze  ripetute  da  molti  in  luoghi  differenti.  Io  senza 
»  punto  pretendere  di  volere  contrastare  il  merito  a  chi  pel  primo 
n  iniziò  tal  genere  di  studi,  fui  mosso  a  pubblicare  questo  saggio 
n  dietro  la  considerazione  che  se  per  la  scarsezza  dei  dati  non  vale 
»  né  può  valere  a  formulare  un'  ipotesi,  può  valere  a  confermare  un 
»  fatto  la  cui  importanza  è  incalcolabile,  può  valere  ad  aumentare  la 
»  probabilità  che  il  fenomeno  sia  comune  per  tutte  le  sorgenti  in  gè- 
»  nerale,  e  soprattutto  in  fine  può  valere  ad  invogliare  altri  più  abili 
»  di  me  a  variare,  moltiplicare  le  osservazioni,  e  così  a  poco  per  volta 
»  da  un  lato  spander  luce  sopra  la  natura  del  nuovo  fenomeno,  dal- 
»  r  altro  coadiuvare  ai  nobili  sforzi  del  Prof,  de  Rossi  trasmettendogli 
»  regolarmente  i  resultati  di  quelle  osservazioni  acciocché  ei  possa 
»  studiare  qual  nesso  esista  fra  il  nuovo  fenomeno  e  la  manifestazione 
»  di  certe  forze  endogene  della  terra  ». 

RA60NA  (Prof.  Domenieo  Dirett.  del  R.  Oss.  di  Modena).  Nota  relativa 
ad  una  cronaca  di  Fiumalbo.  V.  Rivista  scientifica  di  Firenze, 

La  cronaca  comprende  gli  anni  dal  1880  al  18i8  e  fu  redatta  dal 
Dott.  Domenico  Brugioni,  bizzarro  medico  di  Fiumalbo,  commune  presso 
Modena  suirApennino.  L'A.  promette  pubblicare  e  commentare  varie 
annotazioni  storiche  e  politiche  della  cronaca  predetta,  quantunque  i 
giudizi  dello  scrittore  sieno  talvolta  falsi  ed  incompleti.  Intanto  VX.  ci 
dà  un  saggio  della  parte  relativa  alla  fisica  terrestre  ed  alla  meteoro- 
logia. Non  scarsa  è  la  serie  dei  terremoti  registrati  nella  cronaca.  In- 
torno ai  quali  è  interessante  l'osservazione  del  Ragona  che  dice  a  tutti 
»  i  terremoti  segnalati  nella  cronaca  mancare  di  corrispondenza  in  Mo- 
»  dena,  come  altresì  tutti  i  terremoti  nello  stesso  periodo  avvenuti  in 
»  Modena  anche  i  più  intensi  non  carrispondere  in  Fiumalbo.  » 

Nota*  —  Sarebbe  questo  un  caso  simile  al  verificato  in  Monte 
Cassino,  i  cui  frequenti  terremoti  non  sono  avvertiti  al  di  là  del  sot- 
toposto fiume  Rapido,  come  viceversa  i  provali  al  di  là  del  Rapido 
non  colpiscono  d'ordinario  il  Monte  Cassino.  m.  s.  p.  r. 


CORRISPONDENZA 


PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 


Notizie  spettanti  al  Decembre  1875  e  Gennaio  1876. 

Vasto  tenremoto  nell'Italia,  media  e  uteri- 
dionale  aTr-venuto  ai  O  r>eoeiuLl>x*e  IS'?'^  (Primo 
esame  delle  notizie  raccolte  da  M.  S.  de  Rossi).  —  È  inulile  ripetere 
gli  episodi!  di  questo  terremoto,  del  quale  parlarono  tutti  i  giornali. 
Quindi  tutti  sanno  come  esso  avvenne  intorno  alle  3,30  ant.  e  spiegò 
la  massima  sua  forza  nel  gruppo  Garganico  e  verso  Napoli  producendo 
spavento  e  danni  non  lievi,  e  perfino  qualche  vittima  umana.  Tutti  pure 
sanno  che  nel  versante  mediterraneo  fu  avvertito  da  Palermo  a  Roma, 
e  forse  anche  fino  a  Viterbo,  e  nel  versante  adriatico  giunse  fino  a 
Parma  nell'Emilia.  Impossibile  sarebbe  qni  svolgere  l'analisi  scientifica 
dei  fatti,  la  quale  se  non  sarà  intrapresa  da  veruno  de'  dotti  che  Iro- 
vansi  sul  teatro  principale  del  fenomeno,  ne  farò  io  stesso  soggetto  di 
studio.  Intanto  però  sembrami  necessario  dare  un  cenno  dei  dati  che 
sembrami  rilevarsi  dal  primo  esame  dei  fatti.  La  grande  scossa  fu  pre- 
nunciata,  come  altre  volte  ho  osservato,  da  grande  tempesta  micro- 
sismica durata  più  giorni.  Nel  giorno  i,  ma  più  assai  nel  5,  in  tutta 
la  regione  che  fu  poscia  scossa  dal  grande  terremoto,  oltre  air  accre- 
scersi della  burrasca  microscopica  comparvero  molti  veri  piccoli  terre- 
moti, dei  quali  gli  a  me  noti  avvennero  a  Rologna,  Urbiuo,  Yelietri, 
Roma,  Subiaco  e  Sora.  Potrebbe  dirsi  che  si  preparava  un  parosismo. 
La  scossa  poi  del  6  ebbe  questo  di  speciale,  a  mio  credere,  che  cioè 
urtò  tutta  la  regione  predetta,  non  già  con  un  solo  terremoto  che  si 
propagò  regolarmente,  ma  in  tre  e  quattro  riprese  distanti  piii  minuti 
TuDa  dalFaltra,  di  modo  che  tutte  le  scosse  avvennero  deatro  lo  spazio 
dì  forse  circa  20  minuti,  avendo  ciascuna  scelto  un  punto  speciale  del- 


14  GOBRISPOlfDmaA 


Turea  predella  per  rèndersi  piti  sensibile.  Se  questo  mio  giudizio  non 
è  erroneo  e  non  sarà  contradetto  dagli  studi  più  accurati,  avremo  fatto 
un  altro  passo  nella  cognizione  del  modo  di  agire  di  questo  fenomeno,  e 
perciò  ci  arvicineremo  sempre  di  più  alla  determinazione  delle  leggi 
sue  dinamiche. 

Oronaoa  vesuviana.  {Leit,  e  BuìletHm  del  Prof.  Luiei 
Palmieri,  dopo  i  fatti]. 

18  Decembre.  Lo  sprofondamento  del  cratere  del  187S  cominciò 
a  mostrare  il  fuoco  intemo  per  riverbero  sul  copioso  fumo  che  emana 
da  esso.  Tutto  fu  preveduto  ed  annunziato  dai  miei  apparecchi.  — 
19  Decembre.  Dopo  la  maggiore  attività  del  cratere  e  delle  indicazioni 
di  ieri,  il  fuoco  è  apparso  neirintemo  del  cratere.  Un  nuovo  periodo 
eruttivo  dunque  è  cominciato  le  cui  fasi  non  si  possono  prevedere,  e 
e  probabilmente  sarà  lungo.  Per  ora  il  fuoco  si  vede  soltanto  ascen- 
dendo sulla  cima  del  monte.  I  giornali  di  Napoli  aggiungono  che  la 
sera  del  18  vedevansi  piccole  fiamme  e  che  la  mattina  del  19  il  nero 
pino  era  imponente.  —  80  Decembre.  Il  fuoco  aumenta  gradatamente 
d'intensità  dentro  al  cratere.  Gli  apparecchi  sono  inquieti.  Visitato  il 
cratere  alle  3  pom.  si  trovò  l'eruzione  procedere  con  grande  tranquil- 
lità ed  il  fuoco  star  molto  profondo.  —  21  Decembre.  L'attività  del  cra- 
tere si  mantiene  la  stessa.  Gli  apparecchi  sono  leggermente  turbati, 
niente  accenna  ad  un  prossimo  incremento.  —  ii  Decembre,  Il  cratere 
fu  visitato  questa  notte.  Nulla  di  nuovo;  il  fuoco  è  a  grande  profon- 
dità e  giunge  appena  a  rischiarare  il  copioso  fumo.  Non  avvenendo 
qualche  fenditura  laterale  del  cono,  passerà  lungo  tempo  prima  che 
appariscano  le  lave.  Gli  apparecchi  continuano  ad  essere  leggermente 
inquieti.  Al  mezzodì  di  questo  giorno  il  cratere  si  è  alquanto  più  ani- 
mato e  gli  apparecchi  sismici  divengono  più  risentiti.  —  i3  Decem- 
bre. n  cratere  serba  quasi  lo  stesso  grado  di  attività.  Si  vedono  globi 
di  fumo  bianco  e  rossiccio  senza  cenere  né  proiettili  e  non  si  ode 
verun  remore.  Gli  apparecchi  stanno  come  nei  giorni  antecedenti.  — 
ti  Decembre.  Le  condizioni  del  Vesuvio  sono  come  ieri.  Riassumendo 
le  osservazioni  fatte  nei  giorni  decorsi,  il  Palmieri  scriveva  alle  8,30 


C0SBI8P0NDXNZA  15 


del  giorno  84,  che  a  una  nuoya  bocca  si  mantiene  con  la  sua  modesta 
e  silenziosa  attività.  Coloro  che  ascendono  sul  cono  pel  solito  sentiere 
non  giungono  a  discernere  il  chiarore  del  fuoco  interno  di  questa  bocca, 
per  la  gran  copia  di  fumo  che  loro  si  para  davanti.  » 

»  Noi  deirOsservatorio  teniamo  altro  camino:  ascendiamo  dal  lato 
di  N.  0.  e  scendiamo  addirittura  nell'ampio  cratere  del  187S,  acco- 
standoci senza  pericolo,  almeno  per  ora,  fin  sulForlo  della  nuova  bocca, 
la  quale,  per  alcune  prove  fatte  dall'alunno  delPOsservatorio,  sig.  Bra- 
cale,  risulterebbe  di  una  profondità  di  oltre  300  metri.  » 

»  Se  la  laya  che  ora  splende  nel  fondo  dì  questo  baratro  giungerà 
ad  elevarsi  fino  alPorlo  del  medesimo,  dopo  di  aver  riempito  il  fondo 
del  vecchio  cratere,  si  verserà  sul  cono  per  la  parte  dove  noi  entriamo. 
Lo  sforzo  dovrà  essere  allora  di  circa  100  atmosfere,  al  quale,  se  in 
qualche  punto  le  pareti  del  cono  non  resìstessero,  si  avrebbe  l'uscita 
della  laya  dai  fianchi  o  dalla  base  del  cono,  come  tante  volte  è  inter- 
Tenuto:  Non  solvm  per  eraterem.  sed  per  ima  morUis  latera.  » 

»  Gli  apparecchi  sismici  dell'Osservatorio,  salvo  piccole  Yariazioni, 
conservano  la  medesima  attività,  la  quale  sebbene  sia  moderata,  pure 
sembra  superiore  a  quella  che  corrisponder  dovrebbe  alla  quasi  man- 
canza di  dinamismo  nel  cratere.  » 

ii  Gennaio  1876.  Gli  apparecchi  sismici  da  ieri  sono  più  risentiti, 
e  l'attività  del  cratere  è  divenuta  maggiore.  —  S6  Gennaio,  Le  indi- 
cazioni degli  apparecchi  sismici  sono  a  riprese  alquanto  vivaci  e  l'e- 
nergia del  cratere  anche  essa  |ad  intervalli  si  rende  maggiore.  Alle 
sigizie  per  le  più  l'attività  dei  crateri  del  Vesuvio  si  aumenta. 

Oonatl  eruttivi  dLell'Stna*  [Dai  giornali).  Verso  le 
7  pom.  del  giorno  19  Decembre  fu  osservato  che  nella  parte  orientale 
del  Mongibello  usciva  da  un  cratere  secondario  un  fumo  assai  denso 
e  rossastro.  Ad  Acireale  fu  poi  osservato  ancora  che  oltre  al  fumo  usci- 
yano  yarie  fiamme.  Nella  medesima  città  alle  10,15  pom.  fu  sentito 
un  terremoto  ondulatorio  di  poca  forza. 


Dichiarazione  delia  tavola  dei  teiTemoli  italiani  dell'anno  meteerice  1874. 

Lo  scopo  di  questo  quadro  è  il  oottoporra  ad  un  colpo  d'occhio  il  nu- 
mero, rintensità,  la  vastità  e  la  distribuzione  topografica  nel  suolo  d'Italia 
dei  terremoti  per  ciascun  giorno  dell'anno,  ponendovi  a  confronto  le  hai 
deUa  luna,  la  curva  barometrica  e  le  variazioni  di  livello  in  un  pozzo  di 
Porretta  riconosciuto  sensibile  alle  oscillazioni  sismiche. 

Numero  Mie  scosse.  —  Per  ogni  scossa  conosciuta  in  Italia  in  ciascun 
giorno  ò  tinto  un  quadititino;  cosi  il  numero  dei  quadratini  coperti  rappre- 
senta la  sonuna  delle  scosse  verificate  inr  Italia  in  ciascun  giorno.  I  terre- 
moti notturni  ad  ora  incerta,  attribuisco  al  giorno  che  segue  la  notte.  Per- 
chè fino  alla  mezzanotte  ò  più  difiicile  che  l'ora  rimanga  incerta. 

Allorché  si  hanno  notizie  di  scosse  in  un  luogo  senza  indicazione  di 
ora,  mentre  per  altri  luoghi  si  hanno  indicazioni  più  precise  sull'ora,  per 
non  accrescere  il  numero  delle  scosse  senza  certezza,  si  suppongono  le  scosse 
senza  ora  coincidere  colle  meglio  determinate;  e  cosi  figurano  per  un  solo 
terremoto  nella  statistica  numerica. 

Quando  le  notizie  indicano  le  scosse,  in  modo  vago  dicendosi  d*un  mese 
o  giorni  passati  in  continue  scosse,  ovvero  si  indica  un  numero  approssi- 
mativo dentro  un  tratto  di  tempo,  dò  un  valore  numerico  a  queste  notizie 
secondo  l'insieme  della  descrizione  che  se  ne  fa. 

Intensità  delle  scosse,  —  La  scala  convenzionale  della  forza  delle  scorse 
da  me  immaginata,  conta  10  gradi,  i  quali  nel  quadro  gi^afico  sono  rap- 
presentati da  altrettanti' quadratini,  che  sono  tinti  per  ciascun  giorno  in  nu- 
mero corrispondente  alla  forza  del  massimo  terremoto  di  quel  giorno.  Questa 
scala  trovasi  descritta  nel  principio  delle  Tavole  Sinottiche. 

Quando  non  si  ha  veruna  indicazione  relativa  alla  intensità  di  una 
scossa,  la  valuto  leggerissima* 

I  semplici  rombi  sotterranei  sono  pure  valutati  per  scosse  leggerissime. 

Terremoti  secondo  le  latitudini  e  le  longitudini,  —  Ciascun  quadra- 
tino corrisponde  a  10  minuti  di  grado  in  latitudine  od  in  longitudine  presa 
dal  meridiano  di  Roma.  Le  frazioni  inferiori  ai  10*  non  compariscono  e 
non  hanno  importanza  in  questa  distribuzione  topografica  approssimativa. 
Le  tavole  sinottiche  con  una  carta  geografica  d'Italia  possono  fornirò  l'in- 
dice del  quadro. 

AUorchò  la  latitudine  o  la  longitudine  di  un  luogo  cade  precisamente 
nel  numero  intiero  10',  20'  ecc.  ovvero  nell'intiero  del  grado  40,  41  ecc. 
nel  quadro  ho  tinto  in  nero  il  quadratino  rappresentante  dall'  V  al  10*  e 
dall' 11'  al  20'  ecc. 

Pressione  barometrica.  —  La  curva  barometrica  rappresenta  la  serie 
delle  osservazioni  fatte  al  mezzodì  nell'osservatorio  del  Collegio  Romano, 
ridotta  a  0  ed  al  livello  del  mare. 


QUADRO  GENERALE 

Statistico  Topografico  Giornaliero 

DEI  TERREMOTI  AVVENUTI  IN  ITALIA 

NELUANNO  METEORICO  1874 

COL  CONFRONTO  DI  ALCUNI  ALTRI  FENOMENI 

COMPILATO   DA   IN.   S.  DE  ROSSI 


(  Coniinuojtione  V.  pag,  2^1) 

» 

IL 

Esame  speciale  della  curva  delle  variazioni  di  Livello  del  Pozzo  di 
Porretta  osservato  dal  Sig.  Demetrio  Lorenzim'  nell'anno  1 874. 

Volendo  riferirò  sul  progresso  e  suirodierno  stato  di  que- 
sto nuovissimo  studio,  sembrami  necessario  qui  ripetere  ciò  che 
ne  scrissi  nel  lavoro  relativo  al  1873  (1). 

<  Osservando  la  curva  risultante  dalle  misure  di  livello 
»  trasmessemi  dal  Lorenzini  dal  27  Giugno  al  30  Novem- 
»  bre  1873  nel  qual  periodo  di  tempo  con  assiduità  mirabile 
»  esso  fece  giornalmente  e  personalmente  il  suo  scandaglio 
»  (maniando  due  sole  volte  all'  osservazione),  trovasi  quella 
»  curv^  meritevole  di  speciale  considerazione  e  sopratutto  me- 
»  rite^le  di  confronto  colle  altre  parti  del  nostro  quadro 
»  sismico. 

«Non  possiamo  certamente  trascurare  in  questo  esame 
»  Telemento  della  stagione  per  ciò  che  riguarda  l'afflusso  delle 


(1)  Y.  Atti  deUa  P.  Acc.  do  Y.  Lincei  T.  XXVII  Sessione  I. 

ANNO  III.   7A8C.  I.  2 


jg  (QUADRO  GKNEllAtiJl 


.  H  «ri  H  ■■ 


»  acque  circolanti  sotterra.  Quindi  il  vedere  nel  generale  delr 
»  l'andamento  della  curva,  le  acque  basse  nell'Agosto  Settembre 
»  ed  Ottobre  corrisponderebbe  alla  magra  estiva  delle  soigentu 
»  Ma  il  rapido  salto  del  Novembre  non  corrisponde  in  tempo  col  | 
»  ritomo  delle  acque  di  pioggia  ai  serbatoi  ai  quali  non  giunge 
»  sì  presto  la  infiltrazione.  Studiando  piuttosto  par/aalmente 
»  le  variazioni  veggo  che  dal  principio  delle  osservaziom  fino 
»  al  10  Settembre  sembra  coincidere  con  piccolo  precedere  la 
»  curva  barometrica  e  la  puteale  di  Torretta.  Dopo  quel  giorno 

*  si  dipari»  del  tutto  dall'  andamento  della  pressione  atmo- 

»  sferica  colla  quale  perciò  sembra  esser  stata  forse  fortuita  . 
»  la  coincidenza  prima  verificata.  Dunque  per  quanto  si  può 
»  giudicare  da  un  cotì  breve  periodo  di  osservazione,  la  pres- 
»  sione  barometrica  ed  il  solito  regime  delle  sorgenti  sembrano 
»  cause  estranee  alle  variazioni  verificate  dal  Lorenzini  nel 
»  pozzo  del  suo  laboratorio.  Volgendo  l' occhio  invece  alla  di- 
»  stribuzione  topografica  dei  terremoti,  troviamo  che  allorquando 
»  il  periodo  sismico  soggiornava  con  mag^or  frequenza  ed  in- 
»  tensità  in  regioni  non  lontanissime  della  Torretta,  il  pozzo 
»  del  Lorenzini  si  mostrava  in  magra  e  viceversa  allorché  di- 

*  pari,ivan8i  i  terremoti  dal  Veneto  o  da  altre  regioni  prossime, 
»  r  acqua  risaliva.  Infatti  la  massima  magra  del  semestre  pre- 
»  cedette  di  due  giorni  la  più  forte  tempesta  sismica  cto  colpì 
»  più  da  vicino  di  ogni  alti»  la  regione  di  quella  città,  l^pcossa 
»  cioè  del  17  Settembre.  L'esperienza  generica  del  p^sato^vuta 
»  dal  Lorenzini  nelle  sue  diligenti  osservazioni,  è  pnre  cdstan- 
»  temente  l' abbassarsi  dell'acqua  ad  ogni  scossa  di  terremoto. 
»  Basti  per  ora  l' aver  constatato  il  fatto  lasciando  lo  studio 
»  della  interpretazione  della  causa  e  del  suo  legame  colle  fasi 

sismiche  al  tempo  nel  quale  avendo  raccolto  maggior  numero 
di  dati  i  ragionamenti  potiranno  svolgersi  più  sicuramente  ». 


» 
» 


DBI  TBBBBMOTI  AVVBMUTI  IN  ITALU  19 


dome  ognuno  vede  chiaramente  in  queste  riferite  parole, 
il  mio  giudizio  basato  sopra  un  breve  lasso  dì  tempo  fu  come 
pure  lo  dichiarai  totalmente  provvisorio  e  mi  appellava  alla 
continuazione  dello  studio,  sopratutto  poi  alla  cooperazione  dei 
dotti  osservatori  sparsi  in  altre  regioni.  Io  notava  il  fatto  di 
una  certa  coincidenza  da  principio  con  la  curva  barometrica  la 
quale  poi  perdendosi  sotto  forse  V  azione  tellurica  degli  scuo- 
timenti sismici,  mi  ìnduceva  a  sospendere  il  giudizio  sulle  re- 
lazioni con  la  pressione  barometrica  per  volgere  l'animo  alla 
alla  parte  sismica  sulla  quale  T esperienza  generale  suddetta 
e  la  particolare  locale  del  Lorenzini  richiamava  T  attenzione. 
Saviamente  però  il  testé  compianto  ed  egregio  giovane  Prof. 
Antonio  Bianconi  pensò  che  la  condizione  speciale  del  terri- 
torio Porretano  invaso  pienamente  dall'  attività  delle  forze  en- 
dogene manifeste  nelle  fontane  ardenti  e  nelle  celebri  acque 
minerali,  ed  il  periodo  speciale  e  breve  delle  osservazioni  da 
me  esaminate  avesse  potuto  troppo  nascondere  l'azione  del- 
r  atmosfera  sul  pozzo,  la  cui  azione  e  dovea  esistere  e  sarebbe 
stato  assai  importante  di  definire.  Volle  perciò  intraprendere 
speciali  osservazioni  in  un  suolo  più  tranquillo  ed  in  stagione 
più  calma.  Quasi  contemporaneamente  al  Bianconi  anche  il 
Sig.  Prof.  Carlo  Desideri  intraprese  simili  osservazioni  in  Po- 
scia. Dei  risultati  ottenuti  da  questi  due  esploratori  si  è  già 
reso  conto  nella  bibliografia  di  questo  buUettino.  £ssi  ambe- 
due trovaronsi  concordi  nel  rinvenire  una  stretta  relazione  fra 
la  pressione  barometrica  ed  i  cambiamenti  del  livello  puteale. 
Dopo  questi  risultati  delle  osservazioni  del  Bianconi  e  del 
Desideri  riescirà  dunque  oltremodo  importante  l'esaminare  il 
pozzo  porrettano  del  Lorenzini  suU'  ostenzione  di  un  anno  in- 
tiero quale  apparisce  nel  mio  quadro  grafico  e  sismico  del  1874. 
In  esso  poi  potendo  anche  riprendere  il  confronto  coi  terremoti 


20  QUADKO  OBHSBALB 


potremo  esaminare  anche  la  specialità  già  nota  del  pozzo  por- 
rettane  tanto  sensibile^  per  la  sua  collocazione  topografica,  ai 
fenomeni  di  commozione  tellurica.  Per  le  ragioni  sopra  indi- 
cate nel  quadro  generale  per  tutta  V  Italia,  io  rappresento  la 
Gurya  di  Boma  presso  quella  del  pozzo  di  Torretta  la  quale 
come  giustamente  osserva  il  Bianconi  nella  sua  memoria  non 
ò  rigorosamente  conveniente.  Ma  nella  esposizione  scritta  ed 
in  cifre  delle  osservazioni  fatte  dal  Lorenzini  che  altrove 
ho  pubblicato  (1),  troverà  chi  voglia  tutte  le  osservazioni 
barometriche  fatte  giornalmente  dal  Lorenzini  in  Torretta  con 
l'aggiunta  anche  dello  stato  del  cielo,  lo  che  potrà  fornire  ali- 
mento a  molti  e  variati  studi  e  confronti. 

Basta  gittare  una  occhiata  sulle  dette  curve  barometrica 
e  puteale  porrettana  per  persuadersi  a  prima  vista  del  mirabile 
accordo  fra  la  depressione  barometrica  e  l'innalzamento  del- 
l'acqua nel  pozzo.  L'andamento  della  magra  e  della  piena 
sorgiva  conseguente  la  stagione  non  disturba  la  manifestazione 
dell'accordo  predetto  come  sospettò  il  Bianconi.  Ognuno  vede 
che  Tasse  medio  della  curva  sta  alto  nella  stagione  ricca  di 
di  acqua  e  sta  basso  nella  corrispondente  magra  estiva.  L'oscil- 
lazione poi  del  livello  sopra  e  sotto  questa  media  in  ogni  sta- 
gione segue  il  barometro.  Non  mancano  però  innalzamenti  ed 
abbassamenti  dell'acqua;  i  quali  si  manifestano  in  senso  con- 
trario al  favore  barometrico  ;  innalzamenti  di  acqua  cioè  coin- 
cidenti con  alta  pressione  ed  abbassamenti  contemporanei  a 
basse  pressioni.  In  questi  casi  è  notabile  che  vi  si  vede  pre  - 
valere  nello  squilibrio  l'influenza  della  causa  sismica  o  vul- 
canica.  Il  più  grande  di  questi  salti  dell'acqua  contrario  alla 
legge  ordinaria,  apparisce  appunto  durante  l' eruzione  ed  i  ter- 


(1)  Atti  della  P   Acc.  de  V.  Lincei  T.  XXVIII  Sessiono  VII. 


DEI  TEBBISMOTI   AVVENUTI  IN  ITALIA  21 


remoti  dell'Etna  nel  principio  di  Settembre  e  durante  la  mas- 
sima magra  estiva  delle  sorgenti.  Ma  in  generale  devosi  os- 
servare, che  Tanno  1874  non  fu  come  il  1873  tempestoso  per 
i  terremoti;  e  sopratutto  essi  non  avvennero  forti  e  numerosi 
in  vicinanza  di  Torretta  tranne  che  nell'Ottobre,  nel  qual 
tempo  infatti  apparisce  un  salto  nella  stessa  linea  assiale  me- 
diana della  curva  puteale  manifestamente  indipendente  dal- 
l'afflusso delle  acque  piovane.  E  qui  non  voglio  andare  più 
oltre  bastandomi  d'aver  dimostrato  cogli  studi  massime  del 
Bianconi  e  del  Desideri  l'influenza  della  pressione  atmosfe- 
rica nel  livello  dei  pozzi.  Quanto  all'  elemento  sismico  ne  sarà 
assai  più  luminoso  e  concludente  lo  studio  nel  quadro  del  1875; 
nel  quale  essendo  stata  assai  travagliata  la  Eomagna  dal  ter- 
remoto, il  pozzo  di  Torretta  dovrà  manifestare  più  chiaramente 
quali  sieno  le  sue  relazioni  col  detto  fenomeno. 

M.  S.  DE  Bossi 


BIBLIOGRAFIA 


SERPIERI  (Prof.  P.  Alessandro).  Determinazione  delle  basi  e  delle  leggi 
del  grande  terremoto  avvenuto  in  Italia  nella  notte  17-18  Manco  1875. 
V.  Rendiconti  del  R,  Istituto  Lombardo  di  scienze  e  lettere,  lì  Novem- 
bre 1875. 

L'Autore  dopo  compito  lo  studio  del  grande  terremoto  avvenuto 
in  Italia  nella  notte  del  17  al  18  Marzo  1876,  ne  espose  i  principali 
risultamenli  ottenuti  al  R.  Istituto  Lombardo,  mentre  la  completa  ana- 
lisi di  tutte  le  osservazioni  raccolte  dovrà  pubblicarsi  nel  Supplemento 


22  BIBLTOOBAFIA 


alla  Meteorologia  Italiana.  Questo  cenno  degli  sludl  fatti  dal  Serpicri 
su  quel  fenomeno  mi  sembra  di  tale  importanza  che  quantunque  sia 
stato  pubblicalo  già  f ra  i  rendiconti  dcW  Lstìtuto  Lombardo  e  sia  stato 
subito  riprodotto  dalla  Rivista  Scientifica  di  Firenze ,  il  nostro  Ballet- 
tino del  Vulcanismo  italiano  non  possa  contentarsi  di  darne  solo  una 
rivista.  Esso  è  già  per  sé  stesso  un  ristretto  dcir  ampio  lavoro  che 
attende  la  luce,  ed  è  perciò  ancora  che  non  si  potrebbe  riassumere 
senza  sformarne  il  contenuto.  Mi  sono  quindi  deciso  di  darlo  per  esleso 
ai  miei  lettori  quale  lo  scrisse  T  illustre  autore.  Mi  riservo  poi  di  far 
conoscere  ed  annoiare,  se  occorrerà,  il  lavoro  principale  appena  sarà 
pubblicato.  M.  S.  d.  R. 

«  I  dati  di  osservazione  furono  raccolti  da  100  stazioni,  sparse  sulle 
due  spiaggie  deir  Adriatico,  e  nelle- regioni  settentrionali  e  centrali 
della  penisola;  e  lutti  potei  molto  bene  accertarli  e  correggerli  per 
mezzo  di  moltiplicate  circolari  e  lettere  inviate  ai  signori  osservatori, 
che  corrisposero  alle  mie  ricerche  con  somma  premura  e  gentilezza. 
In  quanto  poi  alle  stazioni  più  danneggiate,  che  furono  Rimiui,  Ce- 
senatico e  Cervia,  le  visitai  in  persona  :  e  potei  scoprire  le  forme 
più  speciali,  già  da  me  sospettate,  che  prese  il  fenomeno  lungo  quella 
spiaggia. 

Ecco  la  serie  dei  fatti  e  delle  leggi,  che  ho  potuto  stabilire,  lun- 
gamente fagionando  sui  dali  di  osservazione: 

1.  Il  terremoto  nella  Dalmazia  e  neir  Istria  è  apparso  all'istesso 
preciso  minuto  (circa  12°^^*.  61'],  in  cui  principiava  il  movimento  nella 
penisola  italiana. 

8.  II  terremoto  nella  Dalmazia  e  neir  Istria  corse  dalle  basse  alle 
alte  latitudini  sulla  linea  SE-NO. 

3.  Il  detto  terremoto,  segnalato  sull'altra  spiaggia  deirAdriatico, 
somiglia,  per  più  caratteri,  a  quello  che  scosse  la  spiaggia  medesima 
il  18  Marzo  1873. 

4.  Air  ora  stessa  di  Zara,  Fola  e  Fiume,  cioè  intorno  a  iV^.  51', 
avveniva  la  prima  l\ise  del  terremoto  in  Italia  su  Camerino,  Urbino 
e  più  paesi  intermedi. 


BlBLIOGAFtA  23 


5.  Questi  primi  moti  geosismici  italiani  ebbero,  come  in  Dalmazia, 
il  loro  avviamento  e  la  principule  direzione  da  SSE  e  SB. 

6.  Molte  lievi  ondulazioni  concomitanti  dovettero  modificare  i  loro 
andamenti  secondo  le  condizioni  dei  luoghi. 

7.  I  primi  centri  di  scuotimento  alla  superficie  terrestre  [focolare 
0  radiante  sismico]  occupavano  una  linea  diretta  da  Camerino  verso 
NO,  là  quale  era  molto  avanzata  verso  Firenze.  Questa  linea  fu  col- 
pita direttamente  dalle  forze  endogene. 

8.  La  catena  appenninica  che  sta  a  levante  del  Tevere  fu  questa 
Tolta  la  prima  ad  essere  spinta  dalle  forze  endogene;  come,  nel  1873, 
la  prima  a  ricevere  Turto  diretto  delle  forze  endogene  fu  T  altra  ca- 
tena che  sta  a  ponente  del  Tevere. 

9.  Dura  forse  anche  ai  nostri  giorni  Tantico  lavoro  delle  forze 
sotterranee,  tendenti  a  sollevare  Y  Appennino  centrale?  Non  è  forse 
chiuso  ancora  il  periodo  del  suo  sollevamento?  I  terremoti  maggiori 
che  scuotono  la  penisola,  son  forse  tutti  quanti  collegati  colla  segreta 
e  non  mai  spenta  dinamica,  che  dette  origine  alle  catene  dei  nostri 
monti? 

10.  La  corrente  delle  forze  endogene  sali  da  grande  profondità, 
come  si  argomenta  dagli  urti  contemporanei  avvenuti  in  Italia  e  in 
Dalmazia;  ed  il  ramo  che  venne  a  urtare  il  suolo  italiano  aveva  nel 
suo  fianco  di  levante  (verso  Urbino)  il  maggior  nerbo  di  sue  forze. 

11.  La  corrente  dinamica,  che  da  grande  profondità  salì  a  scuoter 
le  terre  italiane  poste  fra  Camerino  e  Firenze,  doveva  essere  incli- 
nata alla  superficie,  e  forse  faceva  colForizzonte  un  angolo  tra  60°  e  70®. 

Questa  singolare  deduzione  deriva  dallo  studio  delle  direzioni  no- 
tate alla  superficie,  e  dal  piccolo  ritardo  delle  scosse  avvenute  verso 
Firenze,  rispetto  a  quelle  avvenute  verso  Camerino. 

12.  II  radiante  (linea  primamente  scossa  Camerino-Firenze)  lanciò 
al  lido  adriatico  gagliarde  ondulazioni  moventi  da  SO  a  NE,  sicché  la 
spiaggia  balzò  tutta  d'un  colpo  verso  il  mare  fra  12^^.  64'  e  12®".  68', 
cioè  tre  o  quattro  minuti  primi  dopo  i  moti  dell' Appennino. 

13.  In  questo  momento  (12"".  SS')  avvenucro  sulla  spiaggia  me- 


2i  ttlBLIOORAflA 

desima  Tiolenlissimi  moti  dì  sussulto:  e  gli  oggeiti  che  oscillavano  per 
SO-NE  a  causa  delle  ondulazioni  sopra  indicate  (§.  18],  dovettero  ac- 
crescere grandemente,  per  effetto  dei  sussulti  sopravvenuti,  Tampiezza 
di  loro  oscillazione. 

14.  Quei  sussulti  erano  inclinati  all'orizzonte  per  modo  da  far  sal- 
tare gli  oggetti  verso  N  o  NO. 

Avendo  da  me  per  tutto  riscontrate  (nella  visita  che  feci  in  per- 
sona a  quelle  ciltà  del  lido)  evidentissime  prove  di  forti  moti  da  SE, 
e  notando  che  generalmente  non  erano  stali  avvertili,  dovetti  pensare 
che  formarono  essi  tutt'  una  cosa  coi  sussulti,  e  che  perciò  i  sussulti 
avevan  lale  inclinazione  alPorìzzonte  da  dare  una  componente  diretta 
prossimamente  da  SE  a  NO. 

15.  Si  disvela  in  quei  sussulti  Fistantanea  formazione  di  un  se- 
condo radiante  nella  zona  Rimini-Cervia:  radiante  di  spaventosa  po- 
tenza, animato  da  correnti  endogene  parallele  a  quelle,  che  3'  innanzi 
vennero  a  scuotere  le  basi  della  catena  appenninica,  posta  a  levante 
del  Tevere. 

Cosi  quella  spiaggia  fu  per  un  momento  investita  da  due  terre- 
moti simultanei  sovrapposti. 

16.  Il  radiante  riminese,  tanto  più  vigoroso  del  primo,  subita- 
mente animatosi  quando  i  raggiamenti  del  primo  giunsero  a  scuotere 
quella  spiaggia,  forse  si  destò  per  Y  occasione  di  quei  medesimi  rag- 
giamenti, come  se  essi  avessero  a  un  tratto  fatorito  lo  sfogo  di  grandi 
forze  latenti  sotterranee,  ivi  da  gran  tempo  accumulate. 

17.  L'ordine  delle  fratture  vulcaniche,  che  si  manifestano  con  eru- 
zioni varie  lungo  il  piede  orientale  delPAppcnnino,  fuorché  per  lungo 
tratto  nel  litorale  riminese,  spiega  forse  il  secolare  periodo  di  grandi 
concussioni  sismiche  che  hanno  luogo  in  quel  paese.  Perchè  può  es- 
servi lungo  accumulamento  di  forze,  capaci  poi  di  erompere  per  lievi 
occasioni. 

18.  Nelle  provincie  venete  giunsero  evidenti  raggiamenti  laterali, 
lanciati  dal  limite  Gorentino  del  primo  radiante. 

Per  questa  serie  di  proposizioni,  il  terremoto  del  1876  resta  per- 


filbLIOGltAFlA  25 


feltamenle  determinalo,  come  già  lo  fu  l'altro  del  1873.  Inoltre  ven- 
gono illustrati  parecchi  punii  teorici,  che  interessano  la  scienza  ge- 
nerale sismologica;  quali,  per  esempio:  a)  la  formazione  dei  radianti 
geosismici,  la  loro  origine  e  il  loro  modo  di  operare,  intorno  a  che 
già  più  cose  furono  scritte  dal  professor  Stefano  de  Rossi,  da  me 
stesso  e  dal  signor  tenente  Luigi  Gatta  {La  Sismòhgia  ed  U  Magneti- 
mo  terrestre  -  Supplemento  alla  Meteorologia  italiana,  anno  1874,  con 
una  bella  carta  geografica,  che  rappresenta  il  radiante  del  Marzo  1873); 
b)  yien  pure  quasi  discoperto  e  stabilito  Tabito  sismico  dei  nostri  Ap- 
pennini; e)  si  conferma  una  curiosa  colleganza  dei  terremoti  italiani 
con  quelli  di  Dalmazia ,  mostrandosi  per  la  seconda  yolta  simultanei 
e  formati  di  ondulazioni  tra  loro  parallele  ;  e,  infine,  d)  si  presenta 
il  fenomeno  nuovissimo  della  subitanea  animazione  di  un  radiante,  per 
eOetto  delle  ondulazioni  lanciate  da  un  altro.  —  Tutte  queste  cose 
spero  di  avere  abbastanza  dimostrate  nelle  lunga  Memoria  che  com- 
parirà nel  Supplemento  alla  Meteorologia  italiana]  ma  forse  vengono 
sufficientemente  dichiarate  anche  dalla  semplice  esposizione  qui  fatta. 

Kln  elofaelier  EntbebeomeMer  von  Prof,  E.  STAHLBERaBR. 
(Jahrìntch  d.  K.  K,  geologischen  ReichsanstalU  Jahrg.  1871  XXI  Bd.  N,  2). 

Deserlzlone  del  tre  apparecehi  autograttel  elettro- 
niagoeilei  ideati  dal  Prof.  Ettore  Giuliani.  (Atti  del  R.  IsU  d^Inco^ 
raggiamenfo  di  Napoli,  2»  Serie,  T.  XIL  Napoli  1875). 

liapra  due  naoirl  sfaiiiionietrl.  Nota  del  Prof.  A.  Favaro. 
(Rivista  Scientifico-industriale.  Anno  Vili.  Marzo  IS16.)  Sunto  dell' AtUore. 

Noi  intendiamo  qui  di  dare  un  cenno  sommario  intorno  a  due  nuovi 
strumenti  sismografici,  Tuno  dei  quali  proposto  fin  dal  1871  dal  Prof. 
Slahlberger,  Taltro  testé  premiato  dal  R.  Ist.  d'Incorag.  di  Napoli. 

II  primo  anziché  un  sismografo  propriamente  detto  potrebbe  più 
giustamente  chiamarsi  :  modo  opportuno  di  disporre  alcuni  apparati  di 
un  gabinetto  di  fisica  onde  ottenere  uno  strumento  atto  a  somministrare 
talune  fra  le  principali  indicazioni  relative  ai  terremoti.  In  un  vaso  cilin- 
drico di  poca  altezza  e  piuttosto  ampio  pescano  due  fili  di  platino,  uno 
dei  quali  diretto  secondo  Tasse  del  vaso  arriva  quasi  fino  al  fondo, 
mentre  l'estremità  inferiore  del  secondo  é  rin torta  in  un  cerchio  pa- 

AHNO  ni.   FASC.  II.  3 


26  BIBLIOGRAFIA 


rallelo  al  fondo  del  Taso.  Nel  vaso  si  trova  mercurio  in  quantità  suf- 
ficente  perchè  esso  raggiunga  senza  però  toccarlo  in  alcun  modo  il 
cerchio  di  platino,  che  può  essere  messo  perfettamente  orizzontale  me- 
diante apposite  viti.  Il  sistema  testé  descritto  insieme  ad  un  apparec- 
chio scrittore  di  Morse  è  inserito  nel  circuito  di  una  pila  galvanica  e 
disposto  in  modo  che  la  leva  scrivente  istessa  incominciando  a  muo- 
versi mette  in  movimento  il  roteggio,  movimento  il  quale  cessa  quando 
la  leva  si  arresta.  Duranle  la  quiete  la  leva  sta  ferma,  alla  minima 
scossa  per  il  movimento  del  mercurio  si  chiude  A  circuito  e  la  leva  fa 
un  segno  sulla  striscia  di  carta  che  si  svolge.  Un  orologio  a  contatto 
elettrico  somministra  Telemenlo  del  tempo  con  opportuna  disposizione 
la  quale  permette  di  ottenere  l'indicazione  di  qualunque  frazione  d'ora 

L'altro  strumento  inventato  dal  Prof.  Giuliani  consta  delle  parli 
seguenti  :  Sopra  due  molle  a  balestra  messe  in  croce  e  fissate  a  solido 
pilastrino  a  base  quadrata  si  appoggia  una  vasca  di  ferro  mobilissima 
contenente  del  mercurio.  Quattro  verghelte  rigide  metalliche  orizzon- 
tali terminate  inferiormente  in  punte  d'acciaio,  che  mercè  viti  possono 
portarsi  a  tenuissima  distanza  dalla  superficie  del  mercurio  sono  col- 
locate in  modo  che  ciascheduna  corrisponda  ad  uno  dei  quattro  punti 
cardinali.  Un  tubo  di  vetro  pescando  alquanto  nel  mercurio  e  facen- 
done deprimere  al  di  dentro  la  superficie  per  capillarità,  fa  si  che 
non  possa  giungere  a  contatto  colla  punta  d'acciaio  se  non  quando 
riceya  un  certo  impulso  in  quel  senso.  Vi  sono  poi  due  sistemi  di  pile: 
l'uno  debole,  il  cui  polo  positivo  comunica  col  fondo  della  vasca  e  il 
negativo  si  divide  in  quattro  tratti  di  filo  metallico,  che  vanno  a  metter 
capo  rispettivamente  a  quattro  rilievi  telegrafici,  i  cui  circuiti  si  chiu- 
dono ogni  qualvolta  la  superficie  del  mercurio  agitata  sollevandosi  tocca 
una  delle  quattro  punte  d'acciaio:  da  una  seconda  e  più  valida  pila 
parte  una  corrente  che  entra  nel  circuito  d'una  tra  quattro  elettro-ca- 
lamite allorché  si  abbassa  l'ancora  del  corrispondente  rilievo,  ed  allora 
una  matita  raccomandata  all'ancora  d'una  leva  ad  arco  segna  un  tratto 
sulla  carta  avvolta  attorno  ad  un  cilindro,  che  ruota  con  apparecchio 
d'orologeria  nel  tempo  che  si  Tuole  per  averne  più  distinti  i  segnali. 

Se  avvenga  una  scossa  di  terremoto  sussultoria,  la  superficie  del 
mercurio  sollevandosi  d'un  colpo  toccherà  contemporaneamente  le  quat- 
tro punte  d'acciaio  e  chiudendo  i  circuiti  di  tutti  e  quattro  i  rilievi 
farà  A  che  la  corrente  della  forte  pila  animi  contemporaneamente  tutte 
e  quattro  le  elettro-calamite  e  quindi  le  quattro  matite  segnino  quattro 
tratti  sopra  una  sola  linea  retta,  ossia  lungo  una  stessa  generatrice  del 


BIBLIOGRAFIA  27 


cilindro.  Che  se  il  moto  è  ondulatorio,  il  mercurio  oscillando  secondo 
un  piano  parallelo  alla  direzione  della  scossa,  altematÌTamente  ioccherà 
0  le  due  punte  collocate  nel  meridiano  terrestre,  o  le  d«e  altre  collo- 
cate nella  linea  E.  0.,  e  quindi  sulla  carta  le  matite  segneranno  o  due 
soli  tratti  su  due  generatrici,  o  quattro,  ma  due  sulla  stessa  genera- 
trice e  due  sopra  un'  altra.  Quanto  ai  piccolissimi  moti,  questi  non 
varrebbero  a  produrre  il  contatto  fra  il  mercurio  e  le  punte  d'acciaio, 
a  motivo  della  capillarità  che  li  attenua  nei  tubi  contenenti  i  fili. 

Il  Prof.  Giuliani  crede  poi  ancora  che  col  suo  apparecchio  sarebbe 
almeno  in  parte  somministrato  il  dato  relativo  alPorigine  dell'impulso, 
perciò  che  dei  tratti  alternativi  che  le  due  o  le  quattro  matite  segne- 
rebbero sopra  diverse  generatrici  del  cilindro,  quelli  che  sarebbero  se- 
gnati i  primi  indicherebbero  Torigine  della  scossa  verso  un  punto  op- 
posto a  quello  in  cui  avviene  il  primo  contatto  di  una  delle  punte. 


(Stadlen  aber  Erdbebéo  von  Dr.  J.  F.  Julius  Sohmidt.  Di- 
rekior  der  Sternwarte  zu  Atken,  Im  Anschluss  an  des  Verfassers  jungst 
erschienenes  Werk  <  Vulkanstudien  ^.  Leip;cig,  1875. 

lotoroo  ad  «leuol  stadi  del  Doti.  Selinildt  sai  terre- 
moti per  Antonio  Fa  varo.  Firenze  1876.  Sunto  dell'Autore. 


La  nuova  opera  dello  Schmidt,  direttore  dell' Osservatorio  astro- 
nomico è  particolarmente  intesa  allo  studio  dei  terremoti  in  Oriente. 
Molti  celebri  terremoti  di  questa  contrada,  favorevolissima  agli  studi 
di  sismologia,  non  erano  per  verità  sfuggiti  a  Perrey  ed  a  Mallet  nei 
loro  cataloghi  ormai  celebri:  Io  Schmidt  tuttavia  ebbe  il  merito  di  con- 
tribuire efficacemente  a  che  una  eletta  schiera  di  osservatori  prendesse 
ad  occuparsi  del  fenomeno  ogni  qualvolta  si  presentava:  gioverà  poi 
aggiungere  che  nel  difficile  compito  egli  era  stato  preceduto  da  Bar- 
biani  che  osservò  a  Zante  per  40  anni  ed  i  cui  lavori  furono  già  usu- 
fruiti dal  Perrey,  da  v.  Gonzenbach  che  tenne  nota  dei  terremoti  di 
Smirne  per  ben  30  anni,  da  Mansell  che  si  era  in  particolare  occu- 
pato di  quelli  di  Chalkis  e  da  Wild  che  aveva  studiato  i  terremoti  di 
Kourbatzi  in  Eubea  per  il  corso  di  veni' anni.  Con  questi  e  simili  aiuti 
potè  lo  Schmidt  nel  corso  di  IS  anni  compilare  un  elencx)  di  circa 
3,000  terremoti  per  una  così  piccola  porzione  di  territorio,  dei  quali 
ben  3,600  circa  finora  quasi  sconosciuti  e  circa  180  da  lui  stesso  osservati. 

Ma  non  è  del  ricco  catalogo  dello  Schmidt  che  qui  vogliamo  in 


28  BIBLIOGRAFIA 


particolare  modo  occuparci,  quantunque  esso  occupi  la  maggior  parte 
del  volume  del  quale  si  è  superiormente  riferito  il  titolo,  ma  piuttosto 
dello  studio  che  egli  istituì  sopra  i  materiali  raccolti  onde  trame  conclu- 
sioni le  qunli  interessano  Tindirizzo  dato  oggi  alle  ricerche  sismologiche. 

Anzitutto  dalla  discussione  dei  terremoti  aTrenuti  nello  spazio  di 
circa  un  secolo,  dal  1776  al  1873,  rimane  confermata  una  legge  de^ 
dotta  dal  Perrey,  secondo  la  quale  la  frequenza  dei  terremoti  sarehbe 
maggiore  nel  perigeo  che  non  nelP apogeo  della  luna.  Un'altra  legge 
dedotta  ugualmente  dal  Perrey  {intorno  alla  frequenza  dei  terremoti 
rimarrebhe  leggermente  modificata  secondo  Io  Schmìdt  nel  senso  se- 
guente :  a)  Un  massimo  dei  terremoti  all'epoca  della  luna  nuova;  — 
b)  Un  altro  massimo  due  giorni  dopo  il  primo  quarto;  —  e)  Una  di- 
minuzione di  frequenza  all'epoca  del  plenilunio;  —  d)  La  minima  fre- 
quenza nel  giorno  dell'ultimo  quarto. 

Onde  rintracciare  in  seguito  se  una  qualche  relazione  esista  fra 
la  frequenza  dei  terremoti  e  la  posizione  della  terra  rispetto  al  Sole, 
lo  Schmidt  studiò  la  frequenza  relativa  di  tali  fenomeni  nei  diversi 
mesi  dell'anno,  limitando  le  sue  investigazioni  ai  terremoti  avvenuti 
in  Oriente  dal  1200  al  1873  e  trovò: 

Massimo  -  S6  Sett.  e  17  Genn.  —  Minimo  -  3  Die.  e  13  Giugno. 

Enumerando  poi  secondo  il  catalogo  di  Schmidt  soltanto  i  giorni 
di  terremoti  dal  1774  al  1873  si  trova  : 

Massimo  -  1  Marzo  e  1  Ottobre  —  Minimo  -  7  Luglio  e  15  Die. 

E  tenendo  conto  di  tutti  i  terremoti,  dei  quali  è  rimasta  memoria 
in  Oriente  dai  tempi  più  antichi  fin  al  1873,  si  trova: 

Massimo  -  3  Gennaio  —  Minimo  -  8  Luglio. 

Vale  a  dire  la  frequenza  sismica  è  massima  al  perielio,  minima 
all'afelio. 

Anche  la  relazione  fra  la  frequenza  dei  terremoti  e  le  diverse  ore 
del  giorno  venne  studiata  dallo  Schmidt,  che*la  dedusse  dalle  singole 
scosse  dei  terremoti  d'Oriente  comprese  nel  suo  catalogo  per  il  pe- 
riodo 1774-1873.  Una  accurata  analisi  diede  per  risultato,  che  la  mas- 
sima frequenza  dei  terremoti  si  verifica  intorno  alle  8  e  mezzo  antim. 
e  la  minima  nelle  meridiane,  cioè  verso  il  tocco. 

La  questione  relativa  ad  una  probabile  connessione  fra  la  frequenza 
dei  terremoti  e  le  variazioni  nella  pressione  atmosferica  fu  maestrevol- 
mente studiata  dal  nostro  Autore,  il  quale  si  giovò  dei  dati  da  lui 
stesso  raccolti  specialmente  in  Atene  dal  18S8  al  1873.  Con  moltissime 
precauzioni,  che  l'angustia  dello  spazio  non  ci  permette  di  numerare, 


BIBLIOGRAFIA  29 


potè  lo  Schmid!  conchiudere  che  i  terremoti  sono  piii  rari  colle  alte 
pressioni,  più  frequenti  colle  basse. 

Facendo  astrazione  da  qualsiasi  ipotesi,  lo  Schmidt  interroga  in 
seguito  le  osservazioni  delle  quali  disponeva,  onde  discoprire  se  un 
qualche  nesso  esista  fra  i  terremoti  ed  i  fenomeni  elettrici.  Anche  in 
questa  indagine  è  degna  di  ammirazione  la  diligenza  colla  quale  pro- 
cedette r  illustre  astronomo,  giungendo  a  scoprire  che  il  massimo  as- 
solato di  frequenza  dei  fenomeni  elettrici  avvenne  in  Oriente  verso  la 
metà  di  Ottobre,  o  qualche  giorno  più  tardi  :  il  minimo  nella  prima 
settimana  di  marzo.  Confrontando  questo  risultato  con  quello  preceden- 
temente registrato  per  la  frequenza  dei  terremoti,  si  trova  che  i  mas- 
simi dei  terremoti  e  delle  burrasche  temporalesche  avvengono  in  epoche 
poco  diverse,  mentre  manca  qualsiasi  coincidenza  per  i  minimi. 

In  fine  lo  Schmidt  si  è  studiato  di  confrontare  T  andamento  pe- 
riodico dei  massimi  e  minimi  dei  terremoti  avventi  in  Oriente  dal  1600 
al  1873  con  quello  dei  massimi  e  minimi  delle  macchie  solari  trovati 
da  Wolf.  n  confronto  non  dà  a  conoscere  alcuna  coincidenza,  poiché 
la  metà  delle  date  non  concorda:  fatto  però  riflesso  agli  errori  proba- 
bili d'ambe  le  parti,  molte  modificazioni  dovrebbero  introdursi,  ma  lo 
Schmidt  non  approfondisce  tali  ricerche,  pago  soltanto  d' aver  accen- 
nato alla  possibilità  di  tali  periodi.  Deve  però  avvertirsi  che  alcuni 
Atà  noti  terremoti  coincidono  coi  massimi  dei  periodi  di  Wolf,  altri 
come  quelli  di  Siena  (1746),  Rodi  (1863)  vengono  a  cadere  nei  tempi 
dei  minimi  ed  i  grandi  terremoti  ellenici  del  1837, 1853, 1858, 1861 
1867  non  cadono  negli  estremi  della  curva  rappresentativa.  A  questo 
proposito  ed  in  via  di  conclusione  gioverà  ricordare  che  Kluge  ha  preso 
particolarmente  in  considerazione  questo  argomento  e  PoSy  giunse  al 
risultato  per  il  quale  i  massimi  ed  i  minimi  dei  periodi  undecennali 
delle  macchie  solari  e  del  magnetismo  terrestre  hanno  uua  evidente  rela- 
zione coi  terremoti,  il  quale  risultato  ebbe  la  conferma  delle  ricerche  del 
de  Rossi  in  Italia  per  lo  stesso  periodo  studiato  dal  Poèy  nelF America. 

Ileteoroloi^la  della  Prov.  romaoa  eoo  applleaslonl.  - 

Pubblicazione  mensile  deW Ossero,  meteorologico  Municipale  di  Yelletri, 

Redattori  di  questo  nuovo  periodico  sono  il  Prof  D.  Ignazio  Galli 
Direttore  delPOss.  Municipale  di  Yelletri  e  l'Ingegnere  Pacifico  Ditucci. 
\mbedue  sono  noti  ai  lettori  di  questo  Bullettino  del  Vulcanismo.  La 
publicazione  che  essi  hanno  intrapresa,  quantunque  diretta  ai  progresso 
e  alla  diffusione  della  scienza  meteorologica  ed  alle  sue  applicazioni  agri" 


30  BIBLIOGBÀFIA 


cole,  sarà  eminentemente  utile  allo  studio  dei  fenomeni  endogeni.  Impe- 
rocché avendo  stabilito  nella  proTincin  nna  rete  assai  ricca  dì  piccoli 
osservatorii  succursali  massime  pluviometrici^  hanno  anche  provveduto 
alla  ricerca  delle  notizie  di  fenomeni  endogeni  e  sopratutto  alle  osser- 
vazioni sismiche.  Tutti  coloro  che  tengono  dietro  alle  notizie  raccolte 
in  questo  buUeitino  del  Vulcanismo  hanno  dovuto  avvedersi  quanto 
frequenti  sieno  i  fenomeni  endogeni  limitati  in  ristrette  contrade:  quindi 
comprenderanno  l'importanza  della  moltiplicazione  degli  osservatorii. 


CORRISPONDENZA 

PER  LE  NOTIZIE  E  DESCRIZIONI  DEI  FENOMENI 


Wuovt  oMerratorl  ed  omnerTatorlI  lo  Italia  e  notlmle 
•lumlebe  di  Fermo  e  lipoleto.  (Da  leti.  Prof,  àrpago  Ricci  di 
Spoleto  e  Prof.  Don  Roberto  Papiri  di  Fermo), 

È  cosa  certamente  grata  ai  lettori  del  Bullettino  del  Vulcanismo 
italiano  Tessere  informati  del  progresso  che  fa  in  Italia  la  organizza- 
zione delle  osservazioni  regolari  di  fenomeni  endogeni;  la  quale  orga- 
nizzazione è  uno  degli  scopi  principali,  a  cui  io  ho  mai  sempre  mirato 
massime  poi  con  lo  sprone  d^una  publicazione  periodica.  Molte  volte 
ho  già  avuto  occasione  di  nominare  i  nuovi  cultori  di  questi  studi,  e 
tutti  vedono  nella  statistica  dei  fenomeni,  come  crescano  mensilmente 
i  nomi  dei  corrispondenti.  Ora  parecchi  fra  gli  antichi  osservatori  meglio 
organizzano  i  loro  studi  col  provvedersi  di  nuovi  istrumenti,  e  parecchi 
novelli  studiosi  intraprendono  le  ricerche  e  le  esperienze  necessarie. 
Fra  i  noti  il  Denza  in  Moncalieri,  il  Malvasia  in  Bologna,  il  Monte 
a  Livorno,  il  Desideri  a  Pescia,  il  Marchese  Battaglini  a  Rimini,  il 
Guidi  a  Pesaro,  il  Galli  a  Yelletri,  il  Conti  a  Cosenza  si  sono  prov- 
veduti dei  nuovi  tromometri  normali  proposti  dal  Bertelli  e  da  me  per 
le  osservazioni  dei  movimenti  microscopici  del  pendolo.  Oltre  a  questi 
molti  altri  hanno  ridotto  i  loro  pendoli  alle  proporzioni  b  forme  nor- 
mali ;  cosicché  tra  breve  incominceremo  ad  avere  osservazioni  compa- 
rabili fra  loro  sopra  una  scala  assai  più  estesa  che  per  il  passato,  li 
Favaro  poi  in  Padova  ed  il  Galli  in  Velletri  hanno  contemporaneamente 
immaginato  ciascuno  nel  proprio  circondario  e  regione  di  farsi  centri 
di  una  rete  speciale  di  osservazioni,  organizzando  un  servizio  speciale 
di  corrispondenza  locale  coi  luoghi  loro  limitrofi ,  profittando  de'  loro 


COBRISPONDENZA  31 


allievi,  coile^hi  ed  amici,  che  nella  regione  della  dimora  sogliono  es- 
sere numerosi.  In  questa  guisa  insensibilmente  si  formano  i  nodi  di 
uaa  Tasta  rete  di  studi,  che  non  può  non  dare  i  suoi  frutti.  Presto 
0  tardi  tutti  questi  corrispondenti,  diciam  cosi,  di  secondo  ordine,  che 
faranno  capo  ai  primari,  saranno  provveduti  di  piccoli  e  semplici  sismo- 
grati  non  costosi,  di  maniera  che  le  loro  osservazioni  possano  avere 
un  appoggio  nei  dati  d'un  qualche  apparecchio.  E  qui  debbo  anche 
far  menzione  del  favore  che  a  questi  studi  con  ottimo  esempio  comin- 
ciano a  prestare  alcuni  municipi!  e  sindaci  italiani.  Il  Municipio  di 
Yelletri  e  già  mecenate  eflicacissimo  degli  sforzi  del  Galli.  II  sindaco 
di  Nami  parimenti  deve  essere  citato  con  grande  lode,  perchè  è  fra 
i  primi  a  proteggere  e  condiuvare  l'attività  colla  quale  il  Prof.  D.  Ro- 
meo Fagioli  si  è  dedicato  alle  osservazioni  meteorologiche  e  sismiche. 
Si  è  visto  nei  passati  Bullcttini  quanto  specialmente  importante  si  di 
mostri  voler  esser  la  stazione  di  Narni  ne^li  studi  sismici;  giacché 
dìù  volle  ho  potuto  constatare  le  agitazioni  del  suolo  comparire  in 
Narni  nel  frattempo  che  decorre  fra  le  agitazioni  alquanto  diuturne  nelle 
province  romane  ed  il  trasferirsi  delle  medesime  nella  Toscana.  Sem- 
bra forse  che  in  Narni  possa  rivelarsi  una  strada  sismica.  Questi  primi 
dati  li  dobbiamo  alle  osservazioni  procurateci  dal  Ch.  M.>*  G.  Eroli, 
ed  a  lui  pure  dobbiamo  il  primo  impulso  dato  alla  solerzia  del  Fagioli. 

Altri  due^  professori  dei  Licei  delle  nostre  provincie  sono  già  be- 
nemeriti, e  vieppiù  lo  saranno  fra  breve,  degli  studi  sismici.  Sperano 
(|uesti  poter  presto  perfezionare  le  loro  individuali  industrie  coli  essere 
torniti  di  un  qualche  istromenlo;  lo  che,  appena  otterranno  in  quaJche 
modo,  non  mancherò  di  annunciare  per  onore  loro  e  di  chi  gii  sarà 
mecenate;  e  perchè  l'esempio  sproni  altri  ad  imitarli.  L'uno  è  il  Prof. 
Seleuco  Santoni  di  Norcia,  l'altro  è  il  Prof.  Arpago  Ricci  di  Spoleto. 
Il  primo  ci  ha  raccolto  già  notizie  sismiche  importanti;  ed  il  secondo 
che  Gn  dal  1873  avea  raccolto  dati  preziosi  sul  terremoto  del  12  Marzo, 
ora  ha  composto  una  cronaca  con  osservazioni  opportune  sopra  uno 
speciale  periodo  sismico,  che  ha  tormentato  la  città  di  Spoleto  nei  primi  * 
di  Aprile.  In  non  più  di  13  giorni  avvennero  ivi  20  o  30  scosse,  la 
massima  delle  quali  alle  12,20  p.  del  giorno  4  fu  di  tal  forza,  da  far 
cadere  perfino  alcuni  fumajoli.  li  Ricci  ha  verificato  che  il  focolare  o 
centro  ai  questo  periodo  di  scuotimenti  risiedeva  nei  monti  Martani  si- 
tuati a  Sud  Ovest  di  Spoleto.  So  anche,  che  in  una  delle  notti  di  questo 
periodo  sismico  in  un  casino  di  campagna  presso  Spoleto  il  padrone 
che  vi  dimorava  numerò  fino  a  24  scosse  seasibili.  Niun  giornale  ha 
[parlato  di  questo  fatto  abbastanza  notevole  a  me  annunziato;  e  senza 
rindustria  del  Prof.  Ricci  la  scienza  avrebbe  perduto  questo  dato. 

Un  vero  nascente  osservatorio  poi  si  è  fondato  mercè  gli  indivi- 
duali sforzi  del  Prof.  D.  Roberto  Papiri  in  Fermo.  Anche  qaiesta 
stazione  ha  subito  dato  i  suoi  frutti  alla  scienza.  Il  Papiri  attratto  ai 
nostri  studi  dai  vederne  lo  svolgimento  ed  i  risultati  dalle  publicazioni 
che  se  ne  fanno  in  Italia  e  massime  da  questo  bullettino,  appena  vide 
apparire  una  serie  di  scosse  telluriche  in  Fermo,  che  ne  fu  senza  danni 


32  GOBBISt'ONDEKSSÀ 


agitato  nel  Gennaio  decorso,  non  esitò  un  istante  a  raccogliere  i  falli 
ed  a  costruirsi  alla  meglio  un  sismografo.  Inratti  potè  fornire  al  nostro 
bullettino  la  cronaca  dei  fenomeni  bene  accertati,  che  troveranno  il  loro 
luogo  nelle  tavole  statistiche  Intanto  per  appagare  la  giusta  curiosila 
dei  lettori  dirò  solo  che  durante  13  giorni  dal  ^2  Gennaio  al  3  Feb- 
braio, non  meno  di  trentacinque  furono  le  scosse,  che  quantunque  lievi, 
col  loro  ripetersi  sgomentarono  non  poco  la  popolazione.  Anche  di  questo 
gruppo  importantissimo  di  fenomeni  appena  forse  uno  o  due  terremoti 
sarebbero  stati  conosciuti  senza  le  cure  del  Papiri,  e  ognuno  intende 
còme  questi  gruppi  di  agitazioni,  più  o  meno  decadicamente  dimoranti 
ora  in  uno,  ora  un  in  altro  luogo  delTApennino,  formino  un  fatto  che  può 
essere  un  principio  ed  un  barlume  di  legge  sismica  da  indagare.  Questo 
primo  risultato  animò  il  Papiri;  e  quanto  prima  e  meglio  potè,  volle 
fornirsi  di  un  Autosismografo  per  le  scosse  di  terremoti  e  di  un  tro- 
mometro  economicamente  combinato  per  le  osservazioni  microscopiche. 
Alle  ^uali  appena  dato  mano  sopraggiunse  la  grande  tempesta  meteo- 
.ric«i  aella  tìne  di  Marzo.  Questa,  come  sempre,  fu  accompagnata  da 
burrasca  microsismica  e  sismica;  e  ne  fanno  fede  i  quotidiani  terre- 
moti che  dal  mezzo  Marzo  al  mezzo  Aprile  hanno  visitato  T  Italia.  Gli 
osservatori  microscopisti  del  pendolo  sanno  bene  quanta  occupazione 
hanno  dato  loro  gli  strumenti  in  questo  tempo.  Due  agitazioni  però 
assai  straordinarie  furono  sorprese  col  microscopio  in  questo  periodo, 
runa  a  Velletri  dal  Galli  nella  sera  delPS  Aprile;  e  l'altra,  veramente 
eccessiva,  fortunatamente  toccò  in  sorte  al  novello  osservatore  di  Fermo. 
Questo  avvenne  la  sera  del  24  Marzo  e  raggiunse  V  enorme  cifra  di 
1.'  57."  9  in  V.  a. 

Debbo  infine  rendere  onore  a  due  altri  dotti  che  intraprendono  ora 
siffatti  studii  e  che  voglio  sperare  potranno  pure  fornirsi  di  istromenti. 
Essi  sono  il  sig.  Dott.  Domenico  Seghetti  in  Subiaco  ed  il  Prof.  Stefanp 
Camposeo  residente  in  monte  Cassino.  Se  non  mi  fossi  già  troppo  di- 
^  lungato,  anche  di  questi  nuovi  collaboratori  potrei  esporre  qualche  lavo- 
*  ro,  ma  il  molto  più  che  ne  spero  mi  fa  certo  che  dovrò  presto  parlarne 
più  lungamente.  Nulla  io  debbo  concludere  dopo  questa  esposizione,  per- 
chè ess^i  incoraggisca  coi  fatti  narrati  non  solo  i  nuovi  studiosi  a  prose- 
guire, ma  molli  altri  a  dedicarsi  a  dar  mano  all'opera  scientifica  e  filantro- 
pica insieme  delle  osservazioni  dei  fenomeni  tellurici  d'origine  endogena. 


I  TERREMOTI  DI  ROMAGNA 

DAL    SETTEMBRE    1874  AL   MAGGIO   1875 

COMPARATI 

coi  movimenti  sismici  dell'  intiera  penisola 


OSSERVAZIONI  DEL  PROF.  MICHELE  STEFANO  DE  ROSSI 


II  titolo  dì  questo  articolo  già  spiega  abbastanza  lo  scopo 
del  medesimo.  Esso  considera  complessivamente  la  serie  dei 
terremoti  italiani  formanti  il  periodo  che  toccò  il  suo  massimo 
principale  nel  terremoto  del  18  Marzo  1875  il  quale  fu  testé 
isolatamente  analizzato  dal  Serpieri.  Le  notizie  dei  fatti  re- 
lativi a  questo  periodo  furono  da  me  ordinate  e  discusse  in  una 
memoria  portante  in  parte  questo  medesimo  titolo  (1).  Ma  di  essa 
non  ho  parlato  nel  Bullettino  perchè  attendeva  la  pubblica- 
zione della  vasta  memoria  del  Serpieri  sopra  il  detto  massimo 
di  questo  periodo;  stimando  opportuno  riunire  nel  medesimo 
fascicolo  l'analisi  bibliografica  di  quel  punto  speciale  con  uno 
sguardo  generale  sul  periodo  cui  esso  apparteneva.  Nella  ci- 
tata mia  memoria  potranno  i  lettori  trovare  l'analisi  e  la  di- 
scussione particolareggiata  delle  notizie.  Qui  basterà  riferire 
il  quadro  sinottico  topografico  che  ne  ho  ricavato  e  le  conclu- 
sioni alle  quali  fui  condotto  dall'esame  del  medesimo. 


(1)  T.  Atti  della  Pont.  Acc.  dei  Nuovi  Lincei  Anno  XXVIII 
Sess.  IV. 

ANNO  in.  FA8C.  Ili  E  F^.  4 


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